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Imprese e mercati risposte aperte, Panieri di Economia

Imprese e mercati risposte aperte

Tipologia: Panieri

2019/2020

In vendita dal 30/09/2020

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IMPRESE E MERCATI

LEZIONE 5: LA TEORIA NEOCLASSICA

  1. Le ipotesi alla base della teoria neoclassica sono: la perfetta razionalità degli operatori, coincidenza tra proprietà e gestione e completezza dei contratti e informazione simmetrica, inoltre secondo questa teoria la determinazione del prezzo e del prodotto avviene sulla base dell’assunto di massimizzazione del profitto da parte della singola impresa.
  2. A metà del XIX l’idea che il valore di un bene dipenda dai costi di produzione viene contestata, ritenendo che il prezzo di un bene dipenda dalla domanda espressa per esso. In particolare il valore che un soggetto attribuisce ad un prodotto dipende dall’utilità marginale, visto che questa decresce con l’aumento delle unità consumate anche il prezzo deve ridursi per aumentare la quantità domandata, si spiega così l’inclinazione negativa della curva di domanda.
  3. Secondo la teoria neoclassica la struttura di un mercato di concorrenza perfetta e la più desiderabile tra le strutture di mercato poiché permette un’opportuna remunerazione dei fattori della produzione e un contributo efficiente anche per il consumatore.

LEZIONE 7: IL MONOPOLIO

  1. L’indice di lerner misura il potere di mercato esercitato da un venditore.
  2. Si parla di monopolio naturale quando una sola impresa per ragioni di tipo strutturale o per la particolare tecnologia del settore, trova conveniente produrre solo a condizione di servire tutta la domanda. A differenza del monopolio puro nel caso di monopolio naturale le possibili allocazioni di mercato sarebbero meno desiderabili sotto il profilo del benessere sociale.
  3. Indice di Lerner: L=P-MC/P, l’indice assume valori compresi fra 0 e 1 nel caso di concorrenza perfetta L=0, nel caso di monopolio L sarà compreso tra 0 e 1. L’indice è uguale al margine di profitto per ogni unità venduta.
  4. L’equilibrio di un mercato di monopolio determina un livello di produzione inferiore ad un prezzo ad un prezzo più alto rispetto a un equilibrio di mercato di concorrenza. Entrambi accettano però la stessa condizione di uguaglianza MC=MR. Inoltre l’equilibrio di monopolio comporta una perdita per il benessere sociale quantificata nella perdita della rendita del consumatore. In concorrenza perfetta P=MC mentre in monopolio P>MC.
  5. Le caratteristiche di un mercato di monopolio sono: ci sono molti compratori e un solo venditore, esistono notevoli barriere all’entrata e all’uscita del mercato, il bene o servizio è unico e non ha sostituti e la funzione domanda del mercato e dell’impresa coincidono. Queste condizioni fanno si che il monopolista scelga o il prezzo o la quantità garantendo un profitto extra.
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  7. rappresentazione.
  8. grafico
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  10. Il potere esercitato da un venditore sul mercato può essere misurato con l’indice di Lerner
  11. individua l’indice di Lerner uguale a 0 un mercato di concorrenza perfetta, e uguale a 1 un mercato monopolistico.

LEZIONE 8: TEORIA NEOCLASSICA CONCORRENZA MONOPOLISTICA

  1. In concorrenza monopolistica la funzione domanda è più elastica rispetto a quella del monopolio poiché se l’impresa opera delle variazioni di prezzo non si modifica immediatamente la domanda dei consumatori che effettueranno una valutazione sulle caratteristiche del prodotto offerto rispetto a quello dei concorrenti presenti sul mercato.
  2. Le caratteristiche del mercato di concorrenza monopolistica sono: è un mercato in cui sono presenti molti compratori e venditori, non esistono barriere all’uscita e all’entrata del mercato e i beni offerti sono differenziati e possono essere presenti asimmetrie informative.
  3. Il mercato di concorrenza monopolistica è inefficiente dal punto di vista allocativo perché l’impresa nel lungo periodo realizza soltanto un profitto normale come accade per il mercato di concorrenza perfetta ma la differenza è che nel mercato di concorrenza monopolistica l’impresa vende ad un prezzo superiore al costo marginale.
  4. L’efficienza allocativa è una condizione di efficienza che riguarda la distribuzione ottimale di beni e servizi all’interno dell’economia, la condizione che garantisce l’efficienza allocativa e che tutti i beni siano venduti al loro costo di produzione in modo che coloro i quali siano disposti a pagare almeno il costo di produzione di quell’unità di quel dato bene possano consumarlo. L’efficienza produttiva riguarda l’efficienza in termini economici, se una certa combinazione produttiva porta alla massima produttività si ha efficienza produttiva cioè lo sfruttamento ottimale degli input.
  5. come 2
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  7. Condizioni breve periodo: per il motivo che ogni impresa vende un prodotto differenziato non esiste la funzione domanda del mercato. L’impresa massimizza il profitto producendo la q in corrispondenza del punto di tangenza tra MC e MR. Si realizza un così un extraprofitto che corrisponde all’area C1, P1, B, D. Questa circostanza attrae potenziali entranti, accrescendo il numero d’imprese sul mercato , spostando a sinistra la funzione D e MR.
  8. L’impresa che opera in concorrenza monopolistica nel lungo periodo, così come accade per le imprese in concorrenza perfetta, realizza soltanto un profitto normale. In concorrenza monopolistica, a differenza del mercato di concorrenza perfetta, l’impresa vende ad un prezzo superiore rispetto al costo marginale, per questo motivo il mercato si presenta inefficiente dal punto di vista allocativo così come accade per il monopolio.

LEZIONE 11: TEORIA ECONOMICA DEI COSTI DI TRANSAZIONE

  1. Secondo Coase l’impresa esiste perché è economicamente più efficace creare al proprio interno una struttura che svolga alcune transazioni piuttosto che al mercato, imprese e mercato sono quindi due istituzioni alternative, quindi l’assetto d’impresa è stabilito sulla base dei contratti che essa stipula.
  2. I costi di transazione antecedenti sono inerenti alla ricerca del contraente e alla conduzione della trattativa mentre quelli successivi alla stipulazione del contratto riguardano il controllo dell’esecuzione del contratto.
  3. Coase ritiene che alcune transazioni tra gli attori economici avvengano all’interno dell’impresa mentre altre avvengano nel mercato. Questa teoria ammette che i soggetti assumono decisioni in deficit di informazioni. Conviene ricorrere al mercato tutte le volte che le informazioni necessarie alla realizzazione di un contratto completo sono semplici da reperire e in numero esiguo, altrimenti conviene ricorrere ad altre formule di collaborazione, fino alla forma estrema dell’impresa.

LEZIONE 13: OLIGOPOLIO NON COOPERATIVO

  1. Per oligopolio non cooperativo si intende un tipo di mercato nel quale le imprese pur consapevoli dell’interdipendenza, assumono decisioni in modo indipendente, senza cercare accordi più o meno palesi.
  2. I modelli statici analizzano le interazioni senza considerare la dinamicità del processo, mentre i modelli dinamici analizzano le interazioni tenendo conto delle azioni passate e delle prospettive future.
  3. Nel caso di oligopolio visto che le imprese presenti sul mercato sono poche esiste una forte interdipendenza strategica che obbliga le imprese ad effettuare scelte strategiche sulla base delle aspettative di reazione delle concorrenti.
  4. Nel oligopolio non cooperativo le imprese assumono decisioni in modo indipendente senza cercare accordi più o meno palesi, mentre questi accordi vengono cercati dalle imprese nell’oligopolio cooperativo.
  5. L’oligopolio è una forma di mercato che presenta le seguenti caratteristiche: presenza di poche imprese dal lato dell’offerta, il bene prodotto è omogeneo o differenziato anche solo formalmente, la domanda è di tipo atomistico. Inoltre sono presenti barriere all’entrata o all’uscita anche se queste non risultano insuperabili, inoltre può presentarsi informazione imperfetta, ma in misura intermedia rispetto alla concorrenza perfetta e al monopolio, essendoci poche imprese sul mercato vi è una forte interdipendenza strategica che obbliga le imprese ad effettuare le scelte strategiche sulla base delle aspettative di reazione delle concorrenti.

LEZIONE 15: IL MODELLO DI STACKELBERG

  1. Il modello di Stackelberg nell’ambito del ’oligopolio non cooperativo si fonda sull’ipotesi che solo una delle due imprese in gioco consideri la reazione del concorrente a fronte dell’immobilità dell’altra.
  2. I fondamenti del modello di Stackelberg sono che l’impresa A consideri le possibili reazione del concorrente mentre l’impresa B continui a scegliere il livello di produzione compatibile con la massimizzazione del profitto considerando la produzione di A come data. A tal proposito l’impresa A dovrebbe scegliere il livello di produzione che massimizzi il proprio profitto considerando le possibili reazioni di B.
  3. Il modello di Stackelberg si configura come un modello leader-follower perché l’impresa A sceglie la quantità da vendere in considerazione della più probabile reazione di B. Il Leader cioè l’impresa A sceglie la quantità da produrre che non potrà più essere modificata, mentre il follower sceglie dopo aver osservato le mosse del leader.
  4. Per modello Leader-follower si intende un modello in cui il leader sceglie la quantità da produrre che non potrà più essere modificata mentre il follower sceglie dopo aver osservato le mosse del leader.
  5. L’equilibrio di stackelberg attraverso le curve di reazione si spiega: se A che sceglie per prima sceglie quanto output produrre sapendo che B reagisce lungo la sua funzione di reazione, mentre B che sceglie dopo A sa che A manterrà costante l’output che ha già prodotto, allora A è in grado di scegliere il punto lungo la funzione di reazione di B che rappresenta il suo ottimo, questo segna il punto di equilibrio.

LEZIONE 16: IL MODELLO DI BERTRAND

  1. Nel modello di Bertrand l’impresa si occupa di fissare il prezzo di vendita, senza che ciò importi cambiamenti di strategia da parte dei concorrenti, i consumatori effettuano le scelte di acquisto solo sulla base del prezzo. Attraverso delle fasi di aggiustamento del prezzo le imprese arrivano a fissare un prezzo pari al costo marginale, con conseguente divisione del mercato.
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  3. Le conclusioni alla quale giunge il modello di Bertrand sono: questo modello senza dimostrare l’inesistenza di mercati intermedi al monopolio e alla concorrenza perfetta in realtà la conclusione e dovuta all’ipotesi di omogeneità del prodotto, anche se si può sviluppare un modello di Bertrand nel caso di prodotto differenziato. Il paradosso che emerge dall’analisi del modello e che sono sufficienti due imprese per replicare le condizioni della concorrenza perfetta.
  4. Se confrontiamo il modello di Bertrand e quello di Cournot vediamo quest’ultimo arrivi a dimostrare che un piccolo aumento della quantità venduta non ha effetti sul profitto cioè la competizione sul prezzo sembra costringere le imprese a ridurre continuamente il prezzo di vendita fino ad un valore pari al costo marginale.

LEZIONE 18: MERCATO E INDUSTRIA

  1. Per collusione si intende uno strumento utilizzato nei mercati oligopolistici per superare incertezze e instabilità derivanti dal interdipendenza.
  2. Il cartello è una forma di collusione è rappresenta un accordo tra imprese appartenenti allo stesso settore, che tendono ad impedire l’ingresso nel mercato di altre imprese. Nella maggior parte dei casi il cartello nasce perché le principali imprese di un settore stabiliscono la quantità massima che ognuna deve produrre.L’output complessivo del cartello è posto ad un livello deliberatamente inferiore a quello socialmente ottimo, praticando un prezzo superiore al costo marginale. Molto spesso le imprese cooperano tra di loro per ridurre il rischio d’impresa.
  3. L’incertezza è uno dei fattori di maggior rilievo nella decisione di colludere. La collusione è indirizzata al miglioramento dell’informazione, tutte le imprese hanno la necessità di conoscere il mercato di riferimento quindi hanno bisogno di informazioni che riescono ad ottenere più facilmente se inserite in un cartello.
  4. Si presenta il fenomeno del free riding quando un’impresa indipendentemente produce una quota maggiore di un’impresa che partecipa a un cartello, ottenendo un profitto più alto. L’impresa che aderisce al cartello riduce il proprio livello di produzione per far aumentare il prezzo ma allo stesso tempo l’impresa indipendente beneficia di questo aumento del prezzo senza nessun onere in termini di rinuncia al profitto.
  5. Il cartello risulta più facile da controllare e risulta più agevole l’eventuale impostazione di politiche di repressione quando le imprese che vi aderiscono sono poche. La possibilità di applicare sanzioni si soggetti che non rispettano il cartello è un fattore di grande importanza per la stabilità. Un tipo di sanzione spesso utilizzata è la riduzione del prezzo da parte di tutte le imprese aderenti all’accordo in modo da colpire pesantemente il concorrente sleale, provocando l’uscita dal mercato.
  6. Per switching cost si intende i costi di cambiamento sostenuti dai compratori che cambiano fornitori. Un esempio possono essere i costi sostenuti per cambiare istituto di credito o anche semplicemente un internet provider.

LEZIONE 20: FORMAZIONE DEL PREZZO NEL CARTELLO

  1. I fattori che spingono alla collusione sono la capacità di predisporre contratti chiari e completi, la possibilità di raggiungere un accordo sui profitti, incertezza e variabilità ambientale, controllo sul cartello e sanzioni.
  2. Un accordo sui profitti è molto difficile perché definendo le quote di produzione in base all’efficienza dell’impresa, ogni impresa otterrebbe risultati diversi e le imprese con i profitti più bassi potrebbero non essere d’accordo a meno di prevenire meccanismi di compensazione.
  3. l’osservazione della realtà mostra una forte instabilità dei cartelli e pochi casi di successo di questo accordo. Spesso l’opportunità di sviluppare concorrenze non di prezzo a non aderire o a non tener fede al cartello.
  4. Il cartello è particolarmente instabile quando gli acquirenti possono esercitare un un potere di mercato e stringere accordi con i singoli produttori inducendoli a non prestare fede al cartello. Inoltre se il mercato è poco concentrato dal lato della domanda gli ordini sono molto consistenti e quindi è alta la tentazione ad abbandonare il cartello praticando prezzi più convenienti per ottenere l’ordine. In periodi di crisi i cartelli sono più instabili, con la riduzione dei volumi di domanda le imprese sono spinte a ridurre i prezzi per mantenere inalterati i livelli di produzione soprattutto se devono fronteggiare costi fissi rilevanti. La stabilità dei cartelli è minacciata anche dalla normativa esistente in tutti i paesi industrializzati.
  5. Il cartello è quasi universalmente avversato dalle normative nazionali, quindi in caso di mancato rispetto dell’accordo non esistono strumenti di giustizia esperibili da parte dei membri “traditi”. Gli accordi di fissazione dei prezzi sono illegali e quindi devono essere ben congegnati per non generare sospetto alle autorità statali di controllo.

LEZIONE 22: INDUSTRIA E MERCATI

  1. Un settore produttivo si definisce sulla base del numero di imprese presenti, sulle dimensioni di queste, sulle barriere all’uscita o all’entrata esistenti e sul grado di differenziazione del prodotto.
  2. La sostituibilità tra i prodotti si misura attraverso l’elasticità incrociata della domanda, se assume valori elevati si tratta di beni strettamente sostituiti, due beni dovrebbero essere considerati come parte della medesima industria; se assume valori negativi ed elevati si tratta di beni complementari anche in questo caso due beni dovrebbero essere considerati come parte della medesima industria.
  3. Per dimensione geografica del mercato si intende l’analisi delle reazioni sulle modifiche dei prezzi in un definito ambito geografico.

LEZIONE 27: DISTRETTO INDUSTRIALE

  1. Nel distretto rurale si ha una forte integrazione tra attività agricola e attività connesse.
  2. Il distretto agroalimentare è un sistema produttivo con un’elevata interdipendenza tra le imprese agricole presenti.
  3. Il decreto legislativo 228 del 2001 ha identificato due nuove tipologie di distretto: il distretto rurale e il distretto agroalimentare.
  4. Gli elementi distintivi del distretto sono: la prossimità spaziale delle imprese e l’elevata specializzazione produttiva inoltre a questi due elementi è possibile aggiungere la formazione di un unico mercato del lavoro e una rete di fitti contatti tra le imprese.
  1. L’indice di HH si basa sulla somma dei quadrati delle quote di mercato di tutte le imprese del settore. Assume valore pari a 1 nel caso estremo di unico monopolista, mentre nel caso limite di imprese di uguali dimensioni l’indice assume valore di 1/N. è un indice di determinazione complessa, perché richiede la disponibilità dei dati dimensionali di tutte le imprese presenti nell’industria.
  2. L’elasticità rispetto al prezzo è la sensibilità della quantità di un bene domandata in seguito alla variazione del prezzo di tale bene.
  3. Le barriere all’entrata di un determinato settore sono fondamentali nella concentrazione del lato dell’offerta. Nelle imprese con alti margini di redditività è maggiore l’incentivo all’ingresso e ciò riduce la concentrazione.
  4. Impresa guida che riesce a presenziare il mercato in modo autonomo, avendo sviluppato competenze in tutti i campi di interesse. Impresa trainata che imita i concorrenti o si adatta alle strategia che essi adottano. Impresa specializzata in cui è presente un elevato know how ma con riferimento a poche attività. Impresa bloccata sono imprese di subfornitura che sopravvivono seguendo le sorti dei loro clienti.

LEZIONE 29: LE BARRIERE ALL’ENTRATA

  1. Le tipologie di barriere all’entrata che è possibile individuare sono: economie di scala, vantaggio costo assoluto, differenziazione del prodotto, costi di cambiamento, esternalità di rete e barriere legali: Un esempio di economie di scala sono il minor prezzo di acquisto delle materie dai fornitori all’aumentare della quantità acquistata, Un esempio di differenziazione di prodotto è un consumatore disposto a pagare di più per acquistare un profumo di una determinata marca, un esempio di costi di cambiamento possono essere quelli dovuti al cambiamento di internet provider , un esempio di barriere legali può essere un autorizzazione che serve per entrare in un settore, , Un esempio di esternalità di rete è quando più utenti possiedono telefono più prezioso diventa quel telefono per gli altri utenti.
  2. Le economie di scala possono scoraggiare l’ingresso se soltanto le imprese con dimensioni elevate possono sostenere costi dovuti alla presenza nel settore. Le imprese presenti sul mercato proprio a causa della struttura dello stesso possono godere di benefici in termini di costo che scoraggiano l’ingresso di nuove realtà. Il potenziale entrante nel caso in cui decida per l’ingresso nel mercato ha due opzioni: entra nel mercato con una produzione su larga scala rischiando una ritorsione delle imprese già presenti, e un repentino crollo dei prezzi. Accede al mercato con una produzione di entità minima che può risultare non sostenibile dati gli elevati costi per entrare.
  3. Le barriere all’entrata rappresentano un vantaggio per le imprese già presenti nel mercato perché a causa della struttura del mercato possono godere di benefici in termini di costo che scoraggiano l’ingresso di nuove realtà.
  4. L’impresa ha un vantaggio assoluto di costo quando la sua funzione LRATC si colloca più in basso rispetto a quella del potenziale entrante. Questa situazione si potrebbe verificare quando l’incumbement è più efficiente del potenziale entrante.