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Robotica e robotica educativa: storia, applicazioni e vantaggi, Guide, Progetti e Ricerche di Pedagogia

Questo testo illustra la definizione di robot e robotica, la storia dei primi robot umanoidi e industriali, le applicazioni della robotica educativa e i suoi vantaggi didattici. Inoltre informazioni sui benefici per bambini con bisogni speciali e la configurabilità e modularità dei robot come strumenti facilitatori dell'apprendimento.

Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche

2019/2020

In vendita dal 06/03/2020

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2.1 I robot e la robotica umanoide: storia e prospettive
Il termine robot indica un’apparecchiatura artificiale in grado di compiere serie più o meno
complesse di azioni in base a comandi che gli vengono impartiti e alla sue funzioni; essi
possono essere guidati da dispositivi esterni o programmati in modo da agire autonomamente
(Oxford English Dictionary, 2016). Ai robot vengono solitamente affidati i compiti di
sostituire o aiutare l’uomo, come nel caso della fabbricazione, costruzione o manipolazione di
materiali pericolosi e pesanti, nel caso di azioni da eseguire in ambienti inadatti all’uomo o
per sostituirsi all’uomo liberandolo da impegni (Oxford English Dictionary, 2011). Lo studio
e la realizzazione dei robot è oggetto del settore disciplinare definito robotica. La robotica ha
il compito specifico di studiare, progettare graficamente e realizzare i diversi robot; essa si
occupa della loro applicazione pratica nelle attività di produzione industriale, di ricerca
scientifica e tecnologica; controlla i sistemi computerizzati per il controllo, i feedback
sensoriali e l’elaborazione delle informazioni da parte dei robot (Enciclopedia Treccani,
2018). Il primo robot umanoide fu ideato e costruito da un ingegnere di Londra, Alan Herbert
Reffell, e dal capitano William H. Richards nel 1928: Eric, il robot umanoide, era in grado di
alzarsi e sedersi, sollevava a comando il braccio, girava la testa e parlava 1. Qualche anno più
tardi, nel 1954, George Devon progettò il primo robot realmente programmabile: nel 1961 la
General Motors lo introdusse nella sua fabbrica diventando, così, il primo robot industriale
ad entrare in funzione e gettando le basi per la moderna industria della robotica2. A partire da
questi primi prototipi, il mondo della robotica è andato costantemente ampliandosi,
raggiungendo risultati e livelli fino a poco tempo fa impensabili. Oggi sono presenti modelli
di robot umanoidi sempre più simili per fattezze e attitudini a quelle umane e la progettazione
continua nel tentativo di riprodurre macchine antropomorfe in grado di interagire con l’uomo
e adattarsi all’ambente circostante (Enciclopedia Treccani, 2018)3. La progettazione di robot
sempre più complessi e sofisticati ha portato diversi studiosi a scorgere la possibilità di
utilizzarli in maniera feconda anche in ambito educativo (Quill, & Bursnahn, 2017): «la la
robotica educativa può essere intesa come uno strumento e una strategia didattica che, da un
lato, esercita un’influenza nell’aumento della motivazione e della socialità e, dall’altro, riesce
a stimolare diverse abilità: cognitive, visuo-percettive e motorie» (Pennazio, 2015:156). Le
applicazioni della robotica educativa sono molteplici dall’utilizzo nei diversi livelli di
1 Per ulteriori informazioni consultare il sito www.refell.org.uk
2 Si veda il sito www.invent.org
3 Le tipologie di robot umanoidi sono complesse e molteplici: molti paesi, tra i quali spiccano il Giappone, la Francia, gli
Stati Uniti e l’Italia, stanno lavorando assiduamente alla realizzazione di nuovi modelli. Per un maggiore approfondimento si
veda il sito internet Robotiko (www.robotiko.it/robotica-umanoide/).
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Scarica Robotica e robotica educativa: storia, applicazioni e vantaggi e più Guide, Progetti e Ricerche in PDF di Pedagogia solo su Docsity!

2.1 I robot e la robotica umanoide: storia e prospettive Il termine robot indica un’apparecchiatura artificiale in grado di compiere serie più o meno complesse di azioni in base a comandi che gli vengono impartiti e alla sue funzioni; essi possono essere guidati da dispositivi esterni o programmati in modo da agire autonomamente (Oxford English Dictionary, 2016). Ai robot vengono solitamente affidati i compiti di sostituire o aiutare l’uomo, come nel caso della fabbricazione, costruzione o manipolazione di materiali pericolosi e pesanti, nel caso di azioni da eseguire in ambienti inadatti all’uomo o per sostituirsi all’uomo liberandolo da impegni (Oxford English Dictionary, 2011). Lo studio e la realizzazione dei robot è oggetto del settore disciplinare definito robotica. La robotica ha il compito specifico di studiare, progettare graficamente e realizzare i diversi robot; essa si occupa della loro applicazione pratica nelle attività di produzione industriale, di ricerca scientifica e tecnologica; controlla i sistemi computerizzati per il controllo, i feedback sensoriali e l’elaborazione delle informazioni da parte dei robot (Enciclopedia Treccani, 2018). Il primo robot umanoide fu ideato e costruito da un ingegnere di Londra, Alan Herbert Reffell, e dal capitano William H. Richards nel 1928: Eric, il robot umanoide, era in grado di alzarsi e sedersi, sollevava a comando il braccio, girava la testa e parlava^1. Qualche anno più tardi, nel 1954, George Devon progettò il primo robot realmente programmabile: nel 1961 la General Motors lo introdusse nella sua fabbrica diventando, così, il primo robot industriale ad entrare in funzione e gettando le basi per la moderna industria della robotica^2. A partire da questi primi prototipi, il mondo della robotica è andato costantemente ampliandosi, raggiungendo risultati e livelli fino a poco tempo fa impensabili. Oggi sono presenti modelli di robot umanoidi sempre più simili per fattezze e attitudini a quelle umane e la progettazione continua nel tentativo di riprodurre macchine antropomorfe in grado di interagire con l’uomo e adattarsi all’ambente circostante (Enciclopedia Treccani, 2018)^3. La progettazione di robot sempre più complessi e sofisticati ha portato diversi studiosi a scorgere la possibilità di utilizzarli in maniera feconda anche in ambito educativo (Quill, & Bursnahn, 2017): «la la robotica educativa può essere intesa come uno strumento e una strategia didattica che, da un lato, esercita un’influenza nell’aumento della motivazione e della socialità e, dall’altro, riesce a stimolare diverse abilità: cognitive, visuo-percettive e motorie» (Pennazio, 2015:156). Le applicazioni della robotica educativa sono molteplici – dall’utilizzo nei diversi livelli di (^1) Per ulteriori informazioni consultare il sito www.refell.org.uk (^2) Si veda il sito www.invent.org (^3) Le tipologie di robot umanoidi sono complesse e molteplici: molti paesi, tra i quali spiccano il Giappone, la Francia, gli Stati Uniti e l’Italia, stanno lavorando assiduamente alla realizzazione di nuovi modelli. Per un maggiore approfondimento si veda il sito internet Robotiko (www.robotiko.it/robotica-umanoide/).

istruzione per stimolare la curiosità dei bambini e potenziarne le competenze, al suo utilizzo nel casi di disabilità motoria e intellettiva. 2.2 La robotica educativa: possibilità ed utilizzo La robotica educativa offre grandi vantaggi dal punto di vista didattico: non solo essa consente di migliorare i percorsi terapeutici ed educativi di bambini con bisogni speciali ma può anche arricchire i tradizionali percorsi didattici in ambito scolastico^4. La robotica è un potente strumento per studiare e comprendere meglio l’universo che ci circonda e la nostra stessa mente: studiare e applicare la robotica è importante per imparare un nuovo metodo di ragionamento e sperimentazione del mondo (Rossini et. al., 2012). Quando si parla di robotica educativa si può, infatti, intendere da un lato l’idea di costruire, programmare o imparare ad utilizzare un robot a scuola e dall’altro la possibilità di apprendere informazioni con un metodo diverso da quelli tradizionali, attraverso macchine intelligenti^5. Lo studio e l’applicazione della robotica promuovono nei giovani le attitudini creative, comunicative e cooperative, favorendo, inoltre, atteggiamenti di interesse e di apertura anche verso le tradizionali discipline di base (Rossini et. al., 2012). L’impiego dei robot, in particolare, consente ai giovani di apprendere più rapidamente e facilmente proprio perché consente loro di interagire con oggetti concreti, tridimensionali, che si muovono nello spazio e nel tempo e sono in grado di riprodurre vari aspetti del comportamento umano o animale (Pennazio, 2015). I robot possono essere, infatti, degli straordinari motivatori in grado di catturare l’interesse dei più piccoli e farli interagire meglio attraverso dei percorsi personalizzati. In questo caso i robot agiscono da strumenti facilitatori dei processi di apprendimento favorendo la gestione autonoma delle attività, il lavoro di gruppo e permettendo a ognuno di esprimere competenze e creatività (Pennazio, 2015). Il robot può quindi costituire un’importante strumento da utilizzare all’interno di percorsi educativi: occorre tenere, però, presente che l‘utilizzo del robot non può e non deve sostituirsi alla presenza di insegnanti ed educatori, al contrario il robot assume propriamente la funzione di mediatore sociale in grado di supportare e sollecitare le interazioni tra il gruppo di bambini e gli adulti coinvolti (Traverso et. al., 2013). Il presupposto fondamentale per ogni intervento educativo è, infatti, quello di riuscire a creare uno spazio e un tempo di dialogo tra adulto – genitore, insegnante, educatore

  • e il bambino. In questo contesto in cui occorre trovare un equilibro tra gli obiettivi didattici e i desideri del bambino, i robot offrono una possibilità di mediazione tra i due poli della relazione soddisfacendo da un lato le esigenze educative degli adulti e dall'altro la voglia di (^4) Per ulteriori informazioni consultare il sito https://www.robotiko.it/robotica-educativa-come-costruire-un-robot/ (^5) Si veda il sito https://www.robotiko.it/robotica-educativa-come-costruire-un-robot/