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Il saggio illustra come la depressione sia un fenomeno da sempre esistito e trattato
Tipologia: Appunti
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In molti credono che la depressione sia un disturbo sviluppatosi durante i secoli più recenti, come risposta ai ritmi incessanti e all’avvento della tecnologia, la quale, rendendo tutto molto più veloce, ci porta a vivere la quotidianità freneticamente. Ma, in realtà, la depressione è nata e cresciuta con l’uomo, e questo lo sappiamo grazie alle tante testimonianze pervenuteci soprattutto da quelle culture antiche, le quali riportano cambiamenti dello stato d’animo e del comportamento delle persone, che oggi verrebbero diagnosticati come un disturbo depressivo. I primi riferimenti si possono rintracciare in Omero e finanche nell’Antico Testamento; ma è con Ippocrate che troviamo definizioni più precise: I cosiddetti “mali dell’anima”, secondo il medico greco, furono considerati come una vera e propria malattia e come tale studiati. Quest’ultimi, ma è logico che si intende la depressione, è frutto di una sostanza che agisce sul cervello, definita come mélas cholé , ovvero bile nera. Da qui il termine melanconia. Sulla stessa scia di Ippocrate, troviamo Aristotele, il quale mise in evidenza il rapporto tra malinconia e attività creativa sottolineando, dunque, come poeti, Filosofi e artisti soffrissero questo male più della gente comune. Le ricerche e gli studi continuarono culminando, poi, con Sigmund Freud e Karl Abraham, i quali ovviamente formarono il profilo di questa malattia dal punto di vista più clinico e patologicamente approfondito. La malinconia ha trovato spazio anche nell’ambito letterario, creando dei veri e propri topoi letterari trattati dei più grandi scrittori di tutte le epoche, tra cui Leopardi e Baudelaire se non addirittura Seneca. Quest’ultimo approfondì il concetto del mal di vivere, o tedium vitae se si vuole essere più precisi, nessun capolavoro il “ De tranquillitate animi ”, anticipando, per certi versi, il pensiero di grandi filosofi. Secondo Seneca, l’uomo era tediato da un certo affanno, un dolore che lo allontanasse da se stesso e dal mondo circostante, influenzato soprattutto dalla vita affaristica, forense o politica che conduce. Un rimedio a tale malessere era per il saggio storico unico e solo: Maggiore fiducia in se stessi, e trasformare quello stato
d’animo in una forza vitale che lo avrebbe condotto alla “ tranquillitas ”. Approdando a tempi più contemporanei, non si può fare a meno di citare “ Spesso il male di vivere ho incontrato ” di Montale, una poesia appartenente alla raccolta “ Ossi di seppia ”, la quale paragona la depressione a “ arrivo strozzato che gorgoglia“ o dall’incartocciarsi di una foglia; una sensazione che secondo Montale potrebbe portare addirittura al suicidio. Ad interessare il fenomeno della depressione troviamo inoltre gli artisti, i quali con diverse pennellate hanno saputo rendere con maestria quella sensazione di vuoto e di smarrimento; Tra i tanti non posso che citare Edvard Munch e Vincent Van Gogh. Ma l’arte non solo rappresenta il disturbo in questione, e anche un mezzo, una medicina per curarlo esiste, infatti, l’arte-terapia: Approvata dall’organizzazione mondiale della sanità, permette attraverso lo stimolo dei sensi di ridurre vari sintomi, compreso ovviamente la malinconia. Grazie, poi, allo sviluppo della scienza ed in particolare della psicanalisi sono state scoperte tante altre forme di aiuto, come la cromoterapia e la pet-terapy, frutto di studi molto più recenti. Per quanto, però, la ricerca e lo sviluppo continuino a non fermarsi il fenomeno della depressione prosegue a manifestarsi, contando numeri molto alti, soprattutto durante questo infelice periodo pandemico. Alice Guido, V A Cambridge