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Salute e benessere del corpo, Guide, Progetti e Ricerche di Educazione fisica

Relazione sulla salute e sul benessere del corpo con approfondimenti da vari siti web

Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche

2019/2020

Caricato il 13/10/2021

Utente sconosciuto
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Relazione sulla salute e sul benessere fisico
Nel 1948 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha propostouna definizione di
“salute”come«uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non semplicemente assenza di
malattia o infermità». Nonostante questa definizione abbia avuto un importante ruolo nel formulare una
visione della salute e, in alcuni casi, anche delle politiche sanitarie che tenessero conto di fattori sociali,
relazionali e psicologici, oggi è oggetto di crescente criticismo. La maggior parte del criticismo deriva
dall’utilizzo del termine “completo”.Infatti, considerare la salute come qualcosa che ci può essere solo
“completamente” porta allalogica conseguenzache la maggior parte di noi non sia definibile in salute per la
maggior parte del tempo.
Tra lenuove propostedi definizione, una particolarmente promettente sembra essere quella del Comitato
sulla Salute olandese: l’idea innovativaè quella di definire la salute in termini dinamici, come«l’abilità di
adattarsi e di autogestire la propria salute». Questa definizione si basa sulle capacità di far fronte alle
avversità, di mantenere e ripristinare un proprio equilibrio e senso di benessere. Una volta adottata, resta da
declinare questa definizione neitre domini della salutegià definiti dall’OMS:fisico, mentale e sociale.
L’Italia è uno dei paesi dove si vive più a lungo. Ma per i nati nell’anno del Covid-19 l’aspettativa di vita si
accorcia di 1,3 anni rispetto al 2019, a 82,4 anni.La stima è ancora provvisoria e ci dice quanti anni in
media può vivere un neonato in una società in cui il tasso di mortalità è immaginato costante. In altre
parole, come se la mortalità che si è registrata nell’anno del Covid19 rimanessero invariate fino
all’estinzione della coorte dei nati nel 2020. Lo scenario statistico, da leggere con tutte le cautele del caso, è
stato costruito partendodai dati settimanali sui decessi registrati in tutti i paesi europei e comunicati a
Eurostat. Il calo dell’aspettativa di vita alla nascita dei nati italiani nell’anno del Covid19 non è il
peggiore:peggio è andata per la Spagna (-1,6 anni) e la Bulgaria (-1,5),seguite da Lituania, Polonia e
Romania (-1,4 anni). Solo in tre Paesi l’aspettativa di vita alla nascita è cresciuta anche nell’anno della
pandemia: Danimarca, Finlandia e Norvegia (tra 0,1 e 0,3 anni). Il passo indietro dell’aspettativa di vita alla
nascita degli italiani ci riporta sui valori medi stimati nel 2011 ed è il più significativo degli ultimi anni,
perlopiù caratterizzati da un incrementale miglioramento della stima. Ma non si tratta del primo
decremento.'Tra il 2014 e il 2015 la media era infatti scesa da 82,3 anni a 82,7 anni, per poi rimbalzare
l’anno successivo, nel 2016, a 83,4 anni,uno in più della sopravvivenza immaginata per chi è venuta l
mondo sotto il segno del coronavirus.
Il progresso scientifico e tecnologico ha raggiunto oggi un notevole sviluppo, esso ha apportato
miglioramenti considerevoli nella vita dell’uomo ma ha provocato pure un’alterazione dell’equilibrio
naturale i cui effetti potrebbero essere catastrofici in un prossimo futuro poi non molto lontano. La storia ci
insegna che l’uomo non ha mai fermato la sua avanzata tecnologica scientifica raggiungendo via via una
qualità di vita sempre migliore e improntata alla comodità. Ha creato, sulla base della propria intelligenza,
ciò di cui la natura lo aveva fatto sprovvisto: non sapeva volare ed ha creato mezzi che lo facessero al posto
suo, non sapeva vedere al buio ed ha fatto si che anche in assenza del sole ci potesse essere luce. Ovvi sono
così gli innumerevoli aspetti positivi che si potrebbero considerare al riguardo ma la realtà che ci si proietta
davanti non è poi così rosea. C’è chi pensa che questo sviluppo sia negativo, sostenendo che i prodotti
artificiali non siano del tutto sicuri, lamentandosi della loro relativa possibilità di inquinare l’ambiente.
Parallelamente alla diffusione di internet e deisocial media, che sono diventati uno strumento di
comunicazione globale, si sta verificando una tendenza ad un uso eccessivo o inadeguato di
questetecnologieche potrebbe portare allo sviluppo di una nuova dipendenza, quella da Internet, i cui
sintomi sono simili a quelli del disturbo da dipendenze da sostanze. Numerose ricerche si sono concentrate
sulladipendenza da Internete hanno messo in luce che l’utilizzo della rete può indurre dipendenza
psicologica e sviluppare disturbi psicopatologici. A tal proposito, si riscontra una condizione pervasiva e
morbosa con sintomi quali:craving, assuefazione, astinenza, in relazione ad abitudini incontrollabili e
inarrestabili e mancanza dicontrollo. L’utilizzo dei social media e di internet potrebbero costituire dei
diversivi per la monotonia quotidiana, per la noia, la solitudine e gli stressor.
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Relazione sulla salute e sul benessere fisico

Nel 1948 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha proposto una definizione di “salute” come «uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non semplicemente assenza di malattia o infermità». Nonostante questa definizione abbia avuto un importante ruolo nel formulare una visione della salute e, in alcuni casi, anche delle politiche sanitarie che tenessero conto di fattori sociali, relazionali e psicologici, oggi è oggetto di crescente criticismo. La maggior parte del criticismo deriva dall’ utilizzo del termine “completo”. Infatti, considerare la salute come qualcosa che ci può essere solo “completamente” porta alla logica conseguenza che la maggior parte di noi non sia definibile in salute per la maggior parte del tempo. Tra le nuove proposte di definizione, una particolarmente promettente sembra essere quella del Comitato sulla Salute olandese: l’ idea innovativa è quella di definire la salute in termini dinamici, come «l’abilità di adattarsi e di autogestire la propria salute». Questa definizione si basa sulle capacità di far fronte alle avversità, di mantenere e ripristinare un proprio equilibrio e senso di benessere. Una volta adottata, resta da declinare questa definizione nei tre domini della salute già definiti dall’OMS: fisico, mentale e sociale. L’Italia è uno dei paesi dove si vive più a lungo. Ma per i nati nell’anno del Covid-19 l’aspettativa di vita si accorcia di 1,3 anni rispetto al 2019, a 82,4 anni. La stima è ancora provvisoria e ci dice quanti anni in media può vivere un neonato in una società in cui il tasso di mortalità è immaginato costante. In altre parole, come se la mortalità che si è registrata nell’anno del Covid19 rimanessero invariate fino all’estinzione della coorte dei nati nel 2020. Lo scenario statistico, da leggere con tutte le cautele del caso, è stato costruito partendo dai dati settimanali sui decessi registrati in tutti i paesi europei e comunicati a Eurostat. Il calo dell’aspettativa di vita alla nascita dei nati italiani nell’anno del Covid19 non è il peggiore: peggio è andata per la Spagna (-1,6 anni) e la Bulgaria (-1,5), seguite da Lituania, Polonia e Romania (-1,4 anni). Solo in tre Paesi l’aspettativa di vita alla nascita è cresciuta anche nell’anno della pandemia: Danimarca, Finlandia e Norvegia (tra 0,1 e 0,3 anni). Il passo indietro dell’aspettativa di vita alla nascita degli italiani ci riporta sui valori medi stimati nel 2011 ed è il più significativo degli ultimi anni, perlopiù caratterizzati da un incrementale miglioramento della stima. Ma non si tratta del primo decremento. Tra il 2014 e il 2015 la media era infatti scesa da 82,3 anni a 82,7 anni, per poi rimbalzare l’anno successivo, nel 2016, a 83,4 anni, uno in più della sopravvivenza immaginata per chi è venuta l mondo sotto il segno del coronavirus. Il progresso scientifico e tecnologico ha raggiunto oggi un notevole sviluppo, esso ha apportato miglioramenti considerevoli nella vita dell’uomo ma ha provocato pure un’alterazione dell’equilibrio naturale i cui effetti potrebbero essere catastrofici in un prossimo futuro poi non molto lontano. La storia ci insegna che l’uomo non ha mai fermato la sua avanzata tecnologica scientifica raggiungendo via via una qualità di vita sempre migliore e improntata alla comodità. Ha creato, sulla base della propria intelligenza, ciò di cui la natura lo aveva fatto sprovvisto: non sapeva volare ed ha creato mezzi che lo facessero al posto suo, non sapeva vedere al buio ed ha fatto si che anche in assenza del sole ci potesse essere luce. Ovvi sono così gli innumerevoli aspetti positivi che si potrebbero considerare al riguardo ma la realtà che ci si proietta davanti non è poi così rosea. C’è chi pensa che questo sviluppo sia negativo, sostenendo che i prodotti artificiali non siano del tutto sicuri, lamentandosi della loro relativa possibilità di inquinare l’ambiente. Parallelamente alla diffusione di internet e dei social media , che sono diventati uno strumento di comunicazione globale, si sta verificando una tendenza ad un uso eccessivo o inadeguato di queste tecnologie che potrebbe portare allo sviluppo di una nuova dipendenza, quella da Internet, i cui sintomi sono simili a quelli del disturbo da dipendenze da sostanze. Numerose ricerche si sono concentrate sulla dipendenza da Internet e hanno messo in luce che l’utilizzo della rete può indurre dipendenza psicologica e sviluppare disturbi psicopatologici. A tal proposito, si riscontra una condizione pervasiva e morbosa con sintomi quali: craving , assuefazione, astinenza, in relazione ad abitudini incontrollabili e inarrestabili e mancanza di controllo. L’utilizzo dei social media e di internet potrebbero costituire dei diversivi per la monotonia quotidiana, per la noia, la solitudine e gli stressor.

Per danno ambientale la Direttiva intende: a. danno alle specie e agli habitat naturali protetti , vale a dire qualsiasi danno che produca significativi effetti negativi sul raggiungimento o il mantenimento di uno stato di conservazione favorevole di tali specie e habitat. L'entità di tali effetti è da valutare in riferimento alle condizioni originarie, tenendo conto dei criteri dettati dalla medesima direttiva; b. danno alle acque , ossia qualsiasi danno che incida in modo significativamente negativo sullo stato ecologico, chimico o quantitativo o il potenziale ecologico delle acque interne (sia superficiali che sotterranee), nonché sullo stato ambientale delle acque marine; c. danno al terreno , vale a dire qualsiasi contaminazione del terreno che crei un rischio significativo di effetti negativi sulla salute umana a seguito dell'introduzione diretta o indiretta nel suolo, sul suolo o nel sottosuolo di sostanze, preparati, organismi o microrganismi nel suolo. Il legislatore nazionale ha dato attuazione alla Direttiva con la parte VI del D.Lgs. n. 152/2006. Tuttavia, una prima definizione di danno all'ambiente è stata data Legge 8 luglio 1986, n. 349 , “Istituzione del Ministero dell'ambiente e norme in materia di danno ambientale”, che lo definisce come "compromissione dell'ambiente attraverso un qualsiasi fatto doloso o colposo in violazione di disposizioni di legge o di provvedimenti adottati in base a legge". La definizione di danno ambientale è contenuta nell'art. 300 del Codice, che cerca di tener conto delle definizioni di "danno" e "danno ambientale" fornite dalla direttiva. L'art. 300, comma 1, definisce "danno ambientale" qualsiasi deterioramento significativo e misurabile, diretto o indiretto, di una risorsa naturale o dell'utilità assicurata da quest'ultima (si tratta quindi di una definizione che riproduce, nella sostanza, quella di "danno" dettata dalla direttiva). Coltivare la terra e nutrirsi dei suoi prodotti è da sempre un’attività che l’uomo svolge tenendo in considerazione le condizioni climatiche e ambientali tipiche del territorio. Con il progresso e le moderne tecnologie l’uomo ha pian piano superato i limiti imposti dall’ambiente, aumentando così le pressioni sull’ambiente stesso. L’uomo, quindi, ha modificato il paesaggio per renderlo più produttivo, trasformando il suolo in campi coltivati, bonificando zone umide, terrazzando pendii, convertendo le foreste in pascoli. L’agricoltura ha un’influenza sull’ambiente nella misura in cui ne utilizza le risorse e produce sostanze - naturali e chimiche - che vengono poi immesse nei diversi comparti ambientali, suolo, acqua e atmosfera. Per coltivare, ad esempio, un campo di mais , oltre all’energia proveniente dal sole , occorre il suolo con i suoi sali minerali e le sostanze nutritive, l’ acqua per irrigare, il fertilizzante chimico per sostenere la crescita delle piante; serve, poi, che il mais sia protetto dagli attacchi di insetti, funghi e parassiti, cosa che in natura avviene grazie alla presenza di altri organismi animali e vegetali che si nutrono di questi insetti. L’uomo spesso, però, interviene per evitare che la coltivazione venga attaccata e mangiata dai parassiti con insetticidi molto potenti e nocivi per tutto l’ambiente e per l’uomo. L’immissione di queste sostanze nell’ambiente e l’utilizzo delle risorse naturali alterano gli equilibri naturali e rendono fragile l’ambiente, che cerca di compensare gli effetti determinati dall’attività agricola, così come gli effetti prodotti da ogni attività antropica. Qualora si verifichino, però, delle condizioni di forti cambiamenti climatici , soprattutto a scala mondiale, siano essi causati da eccessivi input da parte dell’attività dell’uomo, o siano conseguenza di una naturale evoluzione del pianeta, i sistemi agricoli diventano incapaci di mantenere gli alti livelli di produzione richiesti, poiché dipendono direttamente dalle condizioni del suolo, dell’atmosfera e dell’acqua. Essere in buona salute significa sentirsi bene - fisicamente, mentalmente e nelle relazioni interpersonali - e sapersi prendere cura di se stessi e degli altri. L'OMS - Organizzazione Mondiale della Sanità - definisce la promozione della salute come un processo che consente alle persone di esercitare un maggiore controllo sulla propria salute e di migliorarla. Partendo da due questioni fondamentali, ovvero come si crea salute e cosa possiamo fare per restare sani il più a lungo possibile, la promozione della salute opera per motivare le persone a scegliere uno stile di vita sano in maniera consapevole e autonoma. Affinché questo avvenga, è

“Capire cosa succede durante il sonno significa anche comprendere la sua struttura: il sonno non è una condizione omogena ma è caratterizzato da continue variazioni dell’attività elettroencefalografica (EEG), vegetativa (pressione arteriosa, respirazione, frequenza cardiaca), ormonale e mentale. Sulla base dell’attività EEG sono state individuate due fasi principali di sonno, che si alternano ciclicamente durante la notte: la fase REM e la fase NREM ”. “La fase NREM occupa in genere circa il 75% del sonno totale ogni notte e si divide a sua volta in 3 stadi:  Stadio 1, addormentamento: è lo stato crepuscolare di transizione fra la veglia e il sonno leggero, normalmente molto breve, rappresenta il 5% del sonno totale. E’ caratterizzata da un lieve rallentamento dell’attività EEG e da lenti movimenti degli occhi, che si possono notare sotto le palpebre chiuse.  Stadio 2, sonno leggero: copre circa il 45% del sonno totale. La frequenza cardiaca rallenta, i muscoli si rilassano, sull’EEG compaiono elementi particolare come i “fusi del sonno” e i “complessi K”.  Stadio 3, sonno profondo: copre circa il 25% del sonno totale. In questa fase la frequenza cardiaca rallenta ulteriormente, la pressione arteriosa si abbassa di circa il 20% rispetto alla veglia, il respiro è molto regolare, le onde cerebrali sono molto lente ed ampie. “Il sonno NREM ha una funzione di recupero e di ristoro sull’organismo: durante questa fase il sistema vegetativo è in una condizione di quiete, viene prodotto l’ormone della crescita GH, viene attivata la sintesi proteica e la funzione immunitaria, vengono “archiviati” i ricordi a lungo termine”. È certo che restano ancora molte lacune nella comprensione dieta-salute. Sembra quasi certo però che controllo del peso e attività fisica possano ridurre il rischio di molti tumori. L'attività fisica giornaliera è sicuramente la base nella nuova piramide alimentare. La nuova piramide alimentare sarà quindi: esercizio giornaliero, consumo moderato di calorie totali. Sempre cibi integrali (pane, pasta riso ecc.). A quasi tutti i pasti oli vegetali. Verdura e frutta in abbondanza. Moderate quantità (1-3 porzioni/giorno) di fonti proteiche salutari (noci, legumi, pesce, carne magra, uova) e alcolici (a meno di controindicazioni quali: donne gravide, disturbi epatici, pancreatici, scompenso cardiaco congestizio, miocardiopatia idiopatica, malattie neurologiche degenerative). Ancora minore il consumo di prodotti caseari (2-3 porzioni al giorno). Consumo minimo di: cereali raffinati (inclusi zucchero e patate), burro, carne rossa (grassa). Niente grassi idrogenati.