Anteprima parziale del testo
Scarica Salute e malattia dicotomia e più Schemi e mappe concettuali in PDF di Antropologia Culturale solo su Docsity!
2. SALUTE E MALATTIA: UNA COPPIA AMBIGUA Negli stessi to in cui Basaglia sviluppa le:stie riflessioni e avvia il suo impegno politico-terapeutico (i primi anni sessanta del S cento), Ernesto de Martino avverte e segnala molto chiara nOvS schi di rimanere intrappolati nel gioco di rimandi tra le due defi pri ni. Egli ritiene che per affrontare le esperienze umane di salute un lattia non sia sufficiente una pur utile relativizzazione culturale: l’ope- razione necessaria per comprendere la stessa variabilità culturale delle categorie di salute e malattia è quella di demolire la distinzione stes- sa. Senza questa condizione preliminare, l’antropologia resterebbe subalterna a una visione naturalista e biologista, che taglia i ponti con i processi culturali, sociali e politici, ed è destinata a considerare la diversità delle forme e delle pratiche culturali connesse al malessere non come un importante patrimonio di saperi e di esperienze, ma come “superstizioni”, “errori”, “false credenze irrazionali”, poiché lontane dall’oggettiva “verità scientifica” 5. ” Per de Martino, infatti, l'opposizione salute/malattia è una «dop- pia menzogna, che introduce nell’antropologia una serie di equivoci, di deformazioni e di interpretazioni errate [...). Non si tratta di “spiegare il sano con il malato”: un tentativo del genere sarebbe già malattia. [...] Il giudizio di sanità o malattia è un giudizio storico, e non può prescindere dalla considerazione storica del rapporto fra comportamento e ambiente storico» (de Martino, 1977, p. 18). Per uscire dall’izzpasse, de Martino suggeriva di assumere dunque come criterio per distinguere il sano dal malato non la “realtà”, ma la “realtà storica”. In quest'ottica va considerata anche la “rappresentazione magica della malattia” di cui parla de Martino nel libro Sud e magia, apparso nel 1959. A partire da una ricerca etnografica d’équipe, condotta ne- gli anni quaranta e cinquanta in alcuni paesi della Lucania, egli svi- luppa ulteriormente la sua teoria della “crisi della presenza” (cfr. PAR. 1.3), osservando le esperienze esistenziali e sociali concrete dalle quali si generano le rappresentazioni culturali e le pratiche simboliche della malattia, anche in rapporto ai saperi della biomedicina, della teologia e della religione cattolica. Nella Lucania degli anni cinquanta, la no- zione di “malattia” è intrecciata con quella di “fascinazione”, termine che indica «un senso di dominazione, un essere agito da una forza altrettanto potente quanto occulta, che lascia senza margine l’autono- mia della persona, la sua capacità di decisione e di scelta» (de Marti- no, 1959 p. 13). Inquadrando nella configurazione culturale della fa- scinazione l’esperienza della malattia, de Martino esplora una dimen- sione sociale e storica più ampia di quella delineata dallo spazio bio- medico e da quello religioso. La “malattia”, osservata nel contesto lu- 81 ANTROPOLOGIA MEDICA cano, è pensabile all’interno di un allargato sistema di APPrESeNy;; ni e pratiche simboliche che mette in rapporto il corpo, la socie mondo naturale e sovrannaturale $, Il malessere, la sventura, l'info l nio vengono rappresentati in un sistema simbolico che coinvolge sn tà immateriali, inoggettivabili e sovrannaturali, immaginate come m mìni della magia o della religione cristiana, sia nelle sue forme cole; istituzionali sia in quelle popolarizzate. La sua analisi culturale del rappresentazioni, dei saperi e delle pratiche connesse all’esperien, del malessere punta dunque a scomporre il concetto di “malati nella dialettica fra la “presenza” e la sua “crisi”, e a rilevare l’idiom corporeo attraverso il quale tale dialettica si rende manifesta e quindi manipolabile, nelle pratiche rituali, mediche o religiose. Un simile approccio antropologico era evidentemente destinato a superare la separazione secolare, risalente alla medicina ippocratia fra la malattia vissuta dal malato e la malattia definita dal medico, ch caratterizza la prospettiva biomedica 7. Infatti, nello stesso 1959, anno in cui appariva il volume Sud e magia, de Martino avviava la ricerca sul tarantismo, a lungo preparata, come abbiamo visto (cfr. PAR. 19), proprio su un progetto “irriduzionista”, cioè in critica con il riduzio nismo delle definizioni biomediche di “malattia” e in linea con l'ipo- tesi che le forme della sofferenza fisica, narrate nei racconti biografici o eseguite nelle metafore della danza, fossero l’espressione corporea di una condizione diseguale. È attraverso tale percorso che l’antropo- logo giunge successivamente a criticare la separazione salute/malattia definendola “doppia menzogna”. Alla luce delle sue ricerche etnogra. fiche fondate sulla dialettica fra la “presenza” e la sua “crisi” 5, le de- finizioni di “malattia” e di “salute” perdono il carattere di nozioni rigide e opposte l’un l’altra e assumono significati intrecciati e mute- voli. Dopo la ricerca sul tarantismo pugliese, condotta con la presen- za, tra gli altri, di un medico psichiatra, de Martino giunge a conside rare assurda, dal punto di vista scientifico, anche la separazione fra le discipline umanistiche e le discipline biomediche e psichiatriche, poi- ché entrambe si occupano del vivente. Tale separazione appare di suoi occhi al tempo stesso come una causa e un effetto della scissione salute/malattia: La irrelata cesura di competenze, metodi e fini fra psicopatologo e storio- grafo ha trascurato il rapporto dialettico fra sanità e malattia mentale favo- rendo la immaginazione dualistica di due mondi, quello dei sani e quello dei malati [...]. Ora la distinzione fra sanità e malattia, la lotta della sanità con- tro la malattia, la vicenda dell’ammalarsi e del guarire, non soltanto ha luogo oltre questi confini e questi limiti, ma concerne l’uomo in generale, anzi è 82