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san tommaso d’aquino, Appunti di Italiano

san tommaso d’aquino vita e pensiero

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 03/10/2022

Giulymg
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S. TOMMASO DAQUINO
LA RISCOPERTA DI ARISTOTELE
Nell’Alto Medioevo era conosciuto e studiato solo l’Organon di Aristotele, vale a dire l’insieme dei
trattati di Logica, non erano noti invece i libri di Metafisica e di Fisica. La filosofia medievale, fino
all’XI secolo, aveva valorizzato soprattutto il pensiero di Platone, che era sembrato più facilmente
conciliabile con la dottrina cristiana. Nel XII secolo, invece, attraverso i rapporti con il mondo islamico
(rapporti conflittuali, con le Crociate, ma anche rapporti di scambio economico e culturale), giunsero
in Occidente tutte le opere di Aristotele, che erano state scoperte, tradotte e commentate dai
filosofi arabi musulmani (tra i filosofi musulmani i più importanti interpreti e commentatori di
Aristotele furono Avicenna e Averroè). Nei secoli XI-XII nacquero in Europa anche le Università, e
all’interno di esse lo studio della filosofia assunse una grande importanza (come introduzione allo
studio della teologia). La filosofia insegnata nelle Università medievali, caratterizzata da sistematicità
e rigore logico, venne chiamata “scolastica”. Tra i docenti e gli studenti di filosofia e teologia delle
Università europee la “nuova” filosofia di Aristotele suscitò grandissimo interesse, sia perché essa
costituiva appunto una novità, sia perché essa appariva molto solida dal punto di vista razionale.
Tuttavia la filosofia di Aristotele appariva incompatibile con il cristianesimo, soprattutto per due
punti: 1) Dio non vi è presentato come Creatore, e il mondo viene considerato eterno; 2) la teoria
dell’anima come forma del corpo rende problematica l’immortalità dell’anima individuale (anche se
Aristotele affermava l’immortalità dell’intelletto agente). Anche il forte naturalismo del pensiero
aristotelico faceva sì che molti filosofi e teologi cristiani guardassero con sospetto alla filosofia di
Aristotele e preferissero sempre il pensiero di Platone, più spirituale e religioso. Per questo gli
Statuti dell’Università di Parigi vietarono la lettura delle opere di Aristotele nei corsi di filosofia, ma
il divieto venne ben presto infranto e dimenticato. San Tommaso d’Aquino fu il filosofo e teologo
cristiano che “raccolse la sfida” del pensiero di Aristotele e che lo studiò e lo valorizzò, realizzando
una nuova sintesi tra cristianesimo e aristotelismo. Tommaso fece questa scelta per due
motivazioni: 1) in primo luogo egli era convinto che se il pensiero di Aristotele era davvero razionale,
non poteva essere in contrasto con la fede cristiana, e quindi si poteva realizzare una sintesi tra
aristotelismo e cristianesimo correggendo quei pochi elementi dell’aristotelismo che, essendo in
contrasto con il cristianesimo, sarebbero risultati insostenibili anche dal punto di vista razionale. 2)
in secondo luogo Tommaso pensava che Aristotele, con il suo naturalismo, con la sua valutazione
positiva dell’esperienza, era molto più vicino al cristianesimo dello spiritualismo platonico. Infatti è
vero che la dottrina cristiana afferma che Dio è “puro spirito”, però afferma anche che la materia
è creata da Dio, e inoltre afferma che il Figlio di Dio si è fatto uomo, assumendo un corpo
materiale. Quindi per il cristianesimo la materia non può essere considerata “il male”, mentre lo
spiritualismo platonico considera negativamente la materia e la dimensione corporea. Per
Tommaso era particolarmente urgente mettere in evidenza la differenza tra il cristianesimo (che
pone all’origine di tutto lo spirito, ma non condanna la materia), e il platonismo (che invece condanna
la materia e la considera causa prima del male), perché al suo tempo si stava diffondendo l’eresia
dei Catari, i quali condannavano appunto la materia e la corporeità, e predicavano un’ascesi
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S. TOMMASO D’AQUINO

LA RISCOPERTA DI ARISTOTELE

Nell’Alto Medioevo era conosciuto e studiato solo l’Organon di Aristotele, vale a dire l’insieme dei trattati di Logica, non erano noti invece i libri di Metafisica e di Fisica. La filosofia medievale, fino all’XI secolo, aveva valorizzato soprattutto il pensiero di Platone, che era sembrato più facilmente conciliabile con la dottrina cristiana. Nel XII secolo, invece, attraverso i rapporti con il mondo islamico (rapporti conflittuali, con le Crociate, ma anche rapporti di scambio economico e culturale), giunsero in Occidente tutte le opere di Aristotele, che erano state scoperte, tradotte e commentate dai filosofi arabi musulmani (tra i filosofi musulmani i più importanti interpreti e commentatori di Aristotele furono Avicenna e Averroè). Nei secoli XI-XII nacquero in Europa anche le Università, e all’interno di esse lo studio della filosofia assunse una grande importanza (come introduzione allo studio della teologia). La filosofia insegnata nelle Università medievali, caratterizzata da sistematicità e rigore logico, venne chiamata “scolastica”. Tra i docenti e gli studenti di filosofia e teologia delle Università europee la “nuova” filosofia di Aristotele suscitò grandissimo interesse, sia perché essa costituiva appunto una novità, sia perché essa appariva molto solida dal punto di vista razionale. Tuttavia la filosofia di Aristotele appariva incompatibile con il cristianesimo, soprattutto per due punti: 1) Dio non vi è presentato come Creatore, e il mondo viene considerato eterno; 2) la teoria dell’anima come forma del corpo rende problematica l’immortalità dell’anima individuale (anche se Aristotele affermava l’immortalità dell’intelletto agente). Anche il forte naturalismo del pensiero aristotelico faceva sì che molti filosofi e teologi cristiani guardassero con sospetto alla filosofia di Aristotele e preferissero sempre il pensiero di Platone, più spirituale e religioso. Per questo gli Statuti dell’Università di Parigi vietarono la lettura delle opere di Aristotele nei corsi di filosofia, ma il divieto venne ben presto infranto e dimenticato. San Tommaso d’Aquino fu il filosofo e teologo cristiano che “raccolse la sfida” del pensiero di Aristotele e che lo studiò e lo valorizzò, realizzando una nuova sintesi tra cristianesimo e aristotelismo. Tommaso fece questa scelta per due motivazioni: 1) in primo luogo egli era convinto che se il pensiero di Aristotele era davvero razionale, non poteva essere in contrasto con la fede cristiana, e quindi si poteva realizzare una sintesi tra aristotelismo e cristianesimo correggendo quei pochi elementi dell’aristotelismo che, essendo in contrasto con il cristianesimo, sarebbero risultati insostenibili anche dal punto di vista razionale. 2) in secondo luogo Tommaso pensava che Aristotele, con il suo naturalismo, con la sua valutazione positiva dell’esperienza, era molto più vicino al cristianesimo dello spiritualismo platonico. Infatti è vero che la dottrina cristiana afferma che Dio è “puro spirito”, però afferma anche che la materia è creata da Dio, e inoltre afferma che il Figlio di Dio si è fatto uomo, assumendo un corpo materiale. Quindi per il cristianesimo la materia non può essere considerata “il male”, mentre lo spiritualismo platonico considera negativamente la materia e la dimensione corporea. Per Tommaso era particolarmente urgente mettere in evidenza la differenza tra il cristianesimo (che pone all’origine di tutto lo spirito, ma non condanna la materia), e il platonismo (che invece condanna la materia e la considera causa prima del male), perché al suo tempo si stava diffondendo l’eresia dei Catari, i quali condannavano appunto la materia e la corporeità, e predicavano un’ascesi

estrema, che doveva portare all’estinzione totale della vita sulla terra. I Catari si presentavano come i “veri” cristiani, quindi Tommaso voleva far capire che in realtà essi erano molto lontani sia dall’insegnamento di Gesù Cristo, sia da una rappresentazione razionale della realtà. Il risultato della sintesi di Tommaso è una filosofia cristiana, che riconosce in Dio l’origine di tutta la realtà, ma nello stesso tempo valorizza l’uomo e la natura, riconoscendone l’autonomia. RAGIONE E FEDE, FILOSOFIA E TEOLOGIA Per S. Tommaso, come per S.Agostino e per S.Anselmo d’Aosta, la fede e la ragione non si escludono a vicenda e non possono contraddirsi, anzi si integrano in un rapporto in cui la fede orienta e guida la ricerca razionale, e la ragione chiarisce e conferma la fede. Tuttavia Tommaso approfondisce il rapporto fra fede e ragione distinguendone rigorosamente i ruoli e gli ambiti. Ragione e fede sono due modi diversi di conoscere: la ragione si basa sull’evidenza intrinseca della verità, la fede si basa sull’autorità di Dio che si rivela. Perciò la filosofia, fondata sulla ragione, e la teologia, fondata sulla fede, sono due scienze diverse e autonome. Non tutte le verità, soprattutto per quanto riguarda Dio, sono raggiungibili con la sola ragione. Il mistero di Dio in se stesso (la natura di Dio, la Trinità) è conoscibile solo per mezzo della fede (cioè credendo alla rivelazione) e, poiché Dio è il fine ultimo dell’uomo, la rivelazione si è resa necessaria perché l’uomo potesse conoscerlo e conseguirlo. Altre verità, come per esempio l’esistenza e l’unicità di Dio, possono essere conosciute dalla ragione autonomamente, “con le sue sole forze”. Tra le verità di fede e le verità di ragione non si può dare vera contraddizione, Dio infatti è la sorgente sia della verità rivelata sia della nostra natura razionale per mezzo della quale conosciamo la verità; è quindi falsa la dottrina della “doppia verità” e della irriducibile antinomia tra i risultati della ricerca filosofica e i risultati della ricerca teologica. Filosofia e teologia sono dunque distinte, ma possono intrecciarsi e aiutarsi reciprocamente. La filosofia può aiutare la teologia in tre modi: 1) può dimostrare con la sola ragione alcune verità come l’esistenza di Dio e l’immortalità dell’anima che costituiscono dei “preambula fidei” cioè preparano alla fede (non si può credere in ciò che Dio ha rivelato se non si crede che Dio c’è); 2) la filosofia può chiarire, mediante similitudini e analogie, le verità di fede; 3) la filosofia può ribattere le obiezioni che sono mosse alla fede sul piano razionale, dimostrando che sono false o infondate. D’altro lato la teologia può offrire alla filosofia una guida nella sua ricerca; infatti alcune verità, di per sé raggiungibili con le sole forze della ragione, sarebbero raggiunte solo da pochi, con difficoltà e con molti errori, se non si avesse l’aiuto della rivelazione divina. Alla base di questa concezione circa i rapporti tra ragione e fede (autonomia e distinzione da un lato, consonanza e reciproco aiuto dall’altro) sta una convinzione profonda di Tommaso espressa nel principio “la grazia non abolisce la natura, ma la perfeziona”, il che significa che la rivelazione divina non rende inutile l’esercizio della ragione (che è la caratteristica propria della natura umana), ma piuttosto la porta a perfezione orientandola e completandola. LA CONCEZIONE METAFISICA DELL’ESSERE COME SOMMA PERFEZIONE Nella sua filosofia , Tommaso riprende e utilizza tutta una serie di concezioni aristoteliche: ad esempio la dottrina dell’atto e della potenza, della materia e della forma, della sostanza e degli accidenti, delle quattro cause ecc. Ma il suo pensiero non può essere ridotto a un puro e semplice

Somiglianza perché l’essere di Dio si comunica alle creature, quindi le leggi dell’essere valgono sia per Dio sia per le creature; dissomiglianza perché comunque c’è una radicale differenza fra Dio, in quanto Egli è l’essere, e le creature, in quanto esse hanno l’essere per partecipazione. Da ciò si ricava che noi possiamo conoscere qualcosa di Dio perché possiamo attribuire a Dio le proprietà positive dell’essere; però nello stesso tempo dobbiamo essere consapevoli che Dio possiede le proprietà positive dell’essere in modo completamente diverso dalle creature (in modo eminente, cioè perfetto e infinito); quindi la natura intima di Dio rimane per noi inconoscibile. TRASCENDENTALI: con questo termine Tommaso indica le proprietà dell’essere, cioè le proprietà che competono ad ogni ente, anche se in grado diverso. I principali trascendentali sono l’UNO, il VERO e il BUONO (a questi si può aggiungere il BELLO): l’UNO indica l’unità che caratterizza ogni ente (p.e. un organismo è formato da parti che però sono collegate tra di loro in modo da formare un individuo); il VERO indica la conoscibilità e la razionalità dell’ente; il BUONO indica la positività e l’amabilità dell’ente. Anche Dio è uno, vero e buono, ma in modo infinito e perfetto, quindi in un modo che sfugge alla capacità di comprensione della ragione umana. Emerge da quanto detto finora che una certa conoscenza di Dio è possibile, ma questa conoscenza è inevitabilmente limitata e imperfetta. Come abbiamo già detto possiamo conoscere razionalmente l’esistenza di Dio: Tommaso respinge la prova ontologica o a priori di Anselmo: egli è d’accordo con Anselmo che l’idea di Dio implichi necessariamente l’esistenza, ma, diversamente da Anselmo e dalla tradizione agostiniana, non ritiene che nella mente umana sia innata o impressa l’idea di Dio. Per Tommaso l’uomo con la ragione può giungere a Dio solo a posteriori, partendo cioè dalle creature. Tommaso indica “cinque vie” (cinque argomentazioni) con cui si può affermare razionalmente l’esistenza di Dio: tutte queste argomentazioni sono già state formulate dai filosofi greci, a conferma del loro carattere razionale, non fideistico. 1) EX MOTU: La prima via parte dalla considerazione del movimento e del mutamento, inteso aristotelicamente come passaggio dalla potenza all’atto. Secondo Aristotele e secondo Tommaso tutto ciò che si muove e muta, è mosso da altro (il passaggio dalla potenza all’atto richiede l’intervento di un ente già in atto); ma se ciò che muove è esso stesso mutevole rimanda ad un altro movente, e questo a un altro ancora. Ma non si può procedere all’infinito perché in una serie di moventi di cui l’uno sia la causa dell’altro, il risalire all’infinito significherebbe non trovar mai il perché del mutamento; il processo all’infinito sposta il problema e non lo spiega, vale a dire non trova la ragione ultima del mutamento. Bisogna dunque affermare l’esistenza di un primo movente (o motore) in se stesso immutabile. E questo è Dio. (Questa prova risale ad Aristotele). 2) EX CAUSA: La seconda via si basa sulla concatenazione delle cause efficienti. Ogni ente è causato da una causa efficiente, la quale rimanda a un’altra causa efficiente e così via. Ma poiché non è possibile risalire all’infinito nell’ordine delle cause (per le ragioni già esposte), deve esistere una causa efficiente prima, non causata da altro, che è Dio. (Questa prova è una variante della prima e risale sempre ad Aristotele). 3) EX POSSIBILI ET NECESSARIO: La terza via parte dall’analisi del possibile (o contingente) e del necessario: tutti gli enti nel mondo nascono e muoiono, e quindi sono contingenti, cioè possono essere o non essere. Ma se di fatto esistono, devono aver ricevuto l’essere da un ente di per sé necessario. (Questa

prova si basa sulla distinzione tra essenza ed esistenza ed era già stata formulata dal filosofo arabo Avicenna). 4) EX GRADU: la quarta via parte dai gradi di perfezione che troviamo nelle cose. Negli enti troviamo diversi gradi di perfezione: vi sono diversi gradi di unità, di verità, di bene, di essere e di tutte le altre perfezioni. Vi sarà dunque anche il grado massimo di tali perfezioni, l’essere sommamente perfetto, da cui derivano tutti i gradi minori di perfezione, e questo è Dio. (Questa prova risale a Platone). 5) EX FINE: la quinta via parte dalla considerazione della finalità che si riscontra negli enti naturali privi d’intelligenza. In altri termini si tratta di spiegare la regolarità, l’ordine, l’organizzazione finalistica di enti privi d’intelligenza: occorre ammettere l’esistenza di un principio ordinatore intelligente, che è Dio (questa prova risale a Socrate e Platone). Le cinque vie portano ad affermare l’esistenza di un primo essere immutabile, causa prima, necessario, sommamente perfetto, ordinatore intelligente. Esso non è ancora il Dio cristiano a cui si può arrivare solo con la fede. La ragione tuttavia può ancora dire qualcosa su Dio procedendo per via negativa e per via affermativa. Per via negativa possiamo escludere da Dio (sommamente perfetto) tutte le imperfezioni delle creature. Per via affermativa possiamo attribuire a Dio, in modo eminente, come abbiamo già detto, le perfezioni presenti nelle creature: così possiamo attribuire a Dio, per esempio, l’intelligenza. Ma diciamo che Dio è intelligente per analogia (l’intelligenza di Dio è simile a quella delle creature, perché l’intelligenza delle creature deriva da Dio, ma l’intelligenza di Dio è soprattutto dissimile da quelle delle creature, perché è eminente, cioè infinita e perfetta, e quindi in se stessa incomprensibile per l’uomo. La teoria di Tommaso cerca quindi di dar ragione sia della conoscibilità di Dio, sia del carattere approssimativo e imperfetto di tale conoscenza. Scrive in proposito Sofia Vanni Rovighi: “Si sa qualcosa di Dio, altrimenti non se ne parlerebbe, neppure per negarlo: ma il nostro saper di lui è un non-sapere: Dio è il Deus absconditus, e si capisce che ci sia chi accentua di più il carattere di sapere e chi accentua di più quello di non-sapere, anche fra gli interpreti di Tommaso”. LA CREAZIONE Le cinque vie permettono di affermare l’esistenza di Dio come causa e intelligenza ordinatrice del mondo, quindi come creatore. Secondo Tommaso si può conoscere razionalmente anche che la creazione avviene per libera volontà di Dio e non per necessità. Infatti se Dio creasse il mondo necessariamente ciò implicherebbe che anche l’esistenza del mondo è necessaria: sarebbe quindi negata la contingenza della realtà terrena, che secondo Tommaso è invece un dato di fatto (le creature sono contingenti perché, di fatto, possono essere o non essere, e infatti nascono e muoiono). 5 In secondo luogo un mondo che deriva necessariamente da Dio sarebbe anche un mondo che non è distinto da Dio (non ci sarebbe più la grande differenza tra l’essere necessario del Creatore e l’essere contingente delle creature); abolendo questa distinzione il mondo diventerebbe una parte o un aspetto di Dio (panteismo), ma questo per Tommaso è irrazionale perché ci condurrebbe ad attribuire a Dio le imperfezioni delle creature. Se Dio ha creato tutte le cose con un atto di libera volontà, tutte le cose sono in se stesse buone: Tommaso su questo è perfettamente d’accordo con Agostino, però egli estende il principio della bontà delle creature fino ad affermare che le cose create hanno una loro “natura”, cioè una capacità di agire propria,

sia l’unica forma del corpo è dimostrato dall’autocoscienza dell’uomo: «é lo stesso identico uomo quello che ha coscienza sia di conoscere 6 intellettivamente, sia di sentire; e il sentire implica il corpo». Vale a dire che l’io ha coscienza di essere sempre lo stesso sia quando pensa o ragiona, sia quando percepisce qualcosa attraverso i sensi corporei. L’uomo, nella visione tomista, risulta così profondamente unitario. Un’unica anima intellettiva penetra di sé tutta la realtà umana, compreso il corpo e le funzioni corporee. L’uomo non ha quindi delle parti in cui è puramente materia, o animale, poiché tutto in lui è permeato da un unico principio informatore, che è di natura razionale. La sua dignità di uomo si esprime in tutti i livelli del suo essere, e caratterizza tutte le forme del suo agire, anche quelle biologicamente in comune con piante e animali. Riguardo al problema della spiritualità e immortalità dell’anima Tommaso lo risolve affermando che l’anima è sì la forma del corpo ma non esaurisce le sue funzioni nell’informare il corpo, e quindi ha un suo essere proprio, indipendente dal corpo. Ciò è dimostrato, secondo Tommaso, dal fatto che l’anima, quando conosce i concetti universali e le realtà immateriali, opera indipendentemente dal corpo. L’anima pertanto è incorporea e spirituale, per sé sussistente, e di conseguenza immortale.