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Sandro Botticelli- vita e opere
Tipologia: Slide
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Vita
l l'Adorazione dei Magi (1475) in Santa Maria Novella. Botticelli inserì un cortigiano dei Medici, Cosimo il Vecchio, i suoi figli Piero e Giovanni, mentre Lorenzo il Magnifico, Giuliano de' Medici e altri personaggi della corte medicea sono ritratti tra gli astanti, disposti ai lati, raccordate dalle figure dei due Magi in primo piano al centro. Nel Ritratto di Giuliano de' Medici (1478), si notano ancora certe influenze fiamminghe, come la porta semiaperta sullo sfondo e la posa del soggetto, un richiamo al cromatismo e all'energico linearismo del Pollaiolo, ma la novità è rappresentata dalla tortora in primo piano che suggerisce una maggiore introspezione psicologica.
Cappella sistina
Il ritorno nella cerchia medicea In generale negli affreschi della Sistina Botticelli risultò più debole e dispersivo, con difficoltà nel coordinare le forme e la narrazione, generando un insieme spesso frammentario, forse a causa dello spaesamento del pittore. Tornato a Firenze, Botticelli dovette manifestare la sua decisione di non tornare a Roma, impegnandosi in nuove commissioni per la sua città. L'anno successivo, nel 1483, Botticelli ricevette la commissione medicea per quattro pannelli da cassone con le storie di Nastagio degli Onesti, tratte da una novella del Decameron. Forse commissionate da Lorenzo il Magnifico, erano un regalo per il matrimonio celebrato tra Giannozzo Pucci e Lucrezia Bini nello stesso anno. Nel 1483 partecipò al programma decorativo avviato da Lorenzo il Magnifico, la decorazione della villa di Spedaletto, presso Volterra, dove vennero radunati i migliori artisti sulla scena fiorentina dell'epoca: Pietro Perugino, Domenico Ghirlandaio, Filippino Lippi e Botticelli. Gli affreschi, che avevano carattere mitologico, andarono perduti nel XVII secolo danneggiati da un incendio e successivamente scialbati; ne restano scarse tracce.
Il Neoplatonismo I pensatori che facevano parte di questo circolo avevano trovato che la filosofia antica, in particolar modo quella platonica, ere stata caratterizzata da una profonda e sviluppata componente religiosa. L’idea del neoplatonismo fiorentino non è ben definita, ma un vago essere al di là rispetto alla natura e alla storia. L’idea è al di là del tempo, il Cristianesimo preesisteva, come idea, alla venuta storica di Cristo, e quindi c'era anche nell'antichità greca e romana. I temi mitologici classici furono interpretati alla luce della rivelazione di Dio e alla stessa filosofia platonica fu attribuita grande religiosità. Secondo il neoplatonismo fiorentino poi, l’universo è dominato da due estremi, Dio e la materia, all’anima dell’uomo è quindi affidata una funzione mediatrice: ad essa spetta avvicinare l’uomo a Dio e per compiere questo cammino deve essere guidata dalla forza naturale dell’amore. Anche la bellezza assieme all’amore però svolge funzione mediatrice tra l’uomo e Dio: l’uomo studia la natura nella sua bellezza, nella sua armonia, e da essa ricava canoni, misure , proporzioni, che gli servono per la rappresentazione della bellezza. Per questi motivi in Botticelli la bellezza ideale è perfetta, essenziale ed importantissimo è il disegno, la linea di contorno, in quanto è nel disegno che meglio si definisce l’idea, il disegno è materializzazione dell’idea, e quindi ciò che è più prossimo al puro pensiero. Per gli stessi motivi la prospettiva tanto analizzata e utilizzata dagli artisti quattrocenteschi precedenti viene quasi a sire lasciando spazio ad una sublimazione della realtà.
La Primavera Le ure mitologiche della Primavera sono state ormai identificate con certezza: a destra Zefiro, il vento della Primavera afferra Flora, che dopo aver invano tentato di sfuggirgli diventa sua sposa. Dalla loro unione nasce la Primavera, che dispensa fiori. Al centro, incorniciata da una nicchia, sta Venere, sopra la quale c’è Cupido nell’atto di lanciare una delle sue frecce verso le tre Grazie, che danzano sulla sinistra dell’opera. Chiude la composizione Mercurio che con il suo caduceo tocca le nuvole, forse tentando di allontanarle. L’interpretazione del quadro risulta tuttavia difficile: forse esso è una celebrazione di Venere, che essendo nel dipinto rappresentata casta e completamente vestita rappresenterebbe l’amore spirituale, o forse si può leggere il dipinto come il percorso dall’amore passionale ed irrazionale, identificato con Zefiro, all’amore spirituale, divino, impersonificato dalla ura di Mercurio, attraverso l’amore umano delle tre Grazie, percorso reso possibile dalla dea Venere. Le ure quindi, sono ure ideali, e sono rappresentanti di una bellezza ideale. Non sono quindi dipinte ricercando la massa, il volume, la concretezza del corpo, ma sono determinate da linee flessuose ed eleganti. Anche il colore delle ure, quasi eburneo, sta a ricercare una bellezza ideale e non contingente. La prospettiva poi, è quasi completamente eliminata con l’allinearsi dei tronchi paralleli, con il ricamo di foglie sullo sfondo, con i fiori di cui è cosparso il praticello, elemento di imitazione degli arazzi fiamminghi. I personaggi, infine, appaiono isolati nello spazio da soli o a gruppi, ma in realtà sono legati tra di loro da un moto a forma di onda che ha nella ura di Venere il suo centro.
Stile Quello di Botticelli è uno stile strano, personalissimo, che trova corrispondenze nell’ambito senese o nordico, ma sulle quali non si può sapere se ci siano stati contatti diretti. Le fondamentali caratteristiche dello stile di Sandro Botticelli sono: la ricerca di un armonioso equilibrio compositivo, in cui sceglie soprattutto composizioni ritmiche; un disegno sottile e dinamico, con una linea precisa e ondeggiante che modula i contorni delle figure e le alleggerisce. La linea per è fondamentale, perché tutto nelle sue opere è basato sui percorsi e i movimenti sinuosi del suo disegno. Le forme appaiono leggere, senza peso, sembrano come ritagliate da questi contorni così sottili e incisivi. Gli sfondi non hanno profondità. I colori sono spesso freddi e innaturali: anche questi sono astratti. La pittura di Botticelli è quella di un mondo immaginario che vive solo nel pensiero e non nella realtà. E’ piena di riferimenti e significati complessi, legati all’elité culturale mediceo, che oggi risultano misteriosi. Nell’ultima produzione si affacciò il dilemma nel contrasto tra il mondo della cultura umanistica, con le sue componenti cortesi e paganeggianti, e quello del rigore ascetico e riformatore di Savonarola, che portò l’artista a un ripensamento e a una crisi mistica che si legge anche nelle sue opere. I soggetti si fanno sempre più introspettivi, quasi esclusivamente religiosi, e le scene diventano più irreali. In questa crisi però si trova anche il seme della rottura dell’ideale di razionalità geometrica del primo Rinascimento, in favore di una più libera disposizione dei soggetti nello spazio che prelude la sensibilità di tipo cinquecentesco.