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Il concetto di comportamento assertivo, i presupposti che lo sostengono, come sviluppare questa abilità e come affrontare i pensieri disfunzionali che possono ostacolarlo. Viene inoltre presentato un training assertivo e le sue fasi, oltre a diverse strategie e tecniche da utilizzare per migliorare le capacità relazionali, autostima e autoefficacia.
Tipologia: Sintesi del corso
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Cos’è? È la capacità di esprimere in modo chiaro e efficace le proprie emozioni ed opinioni, senza prevaricare né essere prevaricati. Negoziazione come strumento principale per risolvere i conflitti interpersonali. Il comportamento assertivo – si esprime attraverso la capacità di utilizzare lo stile relazionale e le modalità di comunicazione più adeguati in base al contesto relazionale e all’obiettivo per cui ci si sta relazionando. Si esprime anche attraverso la comunicazione non verbale, mostrando interesse nell’ascoltare le persone con cui si parla. Qual è l’obiettivo? È migliorare le relazioni sociali, quindi ridurre le proprie componenti aggressive e passive per coltivare una visione e quindi una relazione equa e rispettosa di sé e dell’altro. Cosa implica? Un’onesta espressione dei propri bisogni, desideri, emozioni, opinioni; adeguatamente e coerentemente alla situazione specifica in cui ci si trova; senza provare particolare imbarazzo, senso di colpa o rabbia; in relazione ai propri obiettivi. Un individuo è assertivo quando: ha ben chiaro cosa desidera, agisce per ottenerlo, rispetta i diritti degli altri, non si sente in colpa, mantiene una buona opinione di sé anche nel caso gli sia difficile o impossibile raggiungere ciò che desidera. Quando non riusciamo ad avere uno stilo assertivo: tendiamo ad assumere un comportamento prevalentemente aggressivo o passivo. Il presupposto dei comportamenti assertivi RICONOSCIMENTO DEI DIRITTI PROPRI E DELL’INTERLOCUTORE, che permettono di agire in base ai principi di LIBERTA’ e RESPONSABILITA’. I diritti assertivi sono legati ai concetti di autostima (valutazione che la persona ha di sé stessa e di sé stessa nella relazione con gli altri) e autoefficacia, e il legame è di tipo circolare. I diritti assertivi rientrano nei “diritti inviolabili della persona” e vanno al di là di aspetti culturali e sociali. L’autostima è il valore che diamo a ciò che ci riguarda e a come ci vediamo. È basata sulla combinazione di:
C’è un’interdipendenza e un’influenza reciproche tra: Il nostro comportamento Le nostre idee/elaborazioni cognitive Le reazioni fisiologiche Le emozioni Le modalità con cui noi interagiamo sono determinate in gran misura dal nostro modo di interpretare la realtà. Sviluppare un comportamento assertivo non vuol dire solo saper padroneggiare delle abilità sociali, ma vuol dire anche “pensare” assertivamente!
Analisi di alcuni problemi specifici: sollecitare i partecipanti a lavorare su situazioni reali che hanno portato un disagio di media intensità (aiutare ad esplorare emozioni, obiettivi, pensieri e comportamenti) Identificare le alternative desiderate: cercare di capire cosa di diverso avrebbe voluto fare/dire/provare il partecipante in quella situazione (aiutarlo a focalizzarsi su cose che sarebbero potute essere diverse ma che “dipendono da lui”, non dagli altri) Sperimentare soluzioni: ricercare in gruppo nuovi comportamenti, parole, modalità relazionali, interpretazioni, anche simulandole all’interno di esercitazioni. Lavori di gruppo: esercitazioni per sperimentare le nuove modalità relazionali Apprendimento vicario: ascolto e osservazione diretta degli altri Modeling: il formatore stesso fa vedere ai partecipanti il comportamento che disidera insegnare Simulate e role playing: si ricostruisce una situazione e si sperimentano sia i comportamenti problematici sia quelli assertivi Giochi: si favorisce l’apprendimento con modalità ludiche favorendo anche la memoria Feedback informazionale: si danno feedback e suggerimenti costruttivi, si ripetono consegne o si fanno approvazioni verbali Autofeedback: il formatore aiuta il partecipante a darsi un feedback a seguito di un’esperienza o di un’esercitazione Condividere informazioni: si danno dispense o contenuti utili ad approfondire alcuni concetti relativi all’assertività Ristrutturazione cognitiva: si favoriscono altri punti di vista rispetto ad una situazione (ad esempio con simulazioni e brainstorming) Accento sulle responsabilità individuale: si pone l’attenzione sul “tu”, su come il partecipante può agire in prima persona Homework: si assegnano compiti per l’incontro successivo in modo da permettere una generalizzazione degli apprendimenti ad altri contesti Verifiche: si valuta anche in itinere il lavoro fatto in modo da poter eventualmente ricalibrare la direzione del percorso TECNICHE DI COMUNICAZIONE ASSERTIVA DA INSEGNARE NEL TRAINING: o Disco rotto: ripetere in modo fermo e tranquillo la propria posizione utilizzando le stesse parole o riformulando (“Non sono interessato”) o Annebbiamento: ammettere ciò che è vero nelle critiche ricevute (“Si, di quello che hai detto concordo sul fatto che…”). Riguarda critiche generali, si annebbiano questioni rispetto ad altre. o Affermazione negativa: ammettere i propri errori di fronte ad una critica ricevuta (“Hai ragione a dire che io…”). Riguarda a critiche che ci riguardano in prima persona. o Indagine negativa: chiedere informazioni sulla critica ricevuta, in modo da poterla capire meglio (“mi puoi aiutare a capire meglio dove ho sbagliato?”) o Messaggi in prima persona: parlare di sé, delle proprie emozioni e non di quelle dell’altro (“quando mi parli così, io non mi sento ascoltata”) o Problem solving: definire il problema, cercare le possibili soluzioni, scegliere quella che sembra migliore, discuterne la messa in atto, valutarla a posteriori. SITUAZIONI IN CUI E’ NECESSARIA UNA COMUNICAZIONE ASSERTIVA:
Esprimere le proprie idee, pensieri, opinioni: parlare in prima persona e mantenere la coerenza tra comunicazione verbale e non verbale Fare una richiesta: dire chiaramente l’oggetto della richiesta, senza premesse troppo lunghe e senza giustificarsi o adulare Rifiutare una richiesta: assumersi la responsabilità del rifiuto, senza cercare scuse e rimanendo focalizzati sul problema (possibile uso del “no-ma-si”) Fare una critica costruttiva: parlare in prima persona, focalizzarsi sul comportamento e non sulla persona, parlare delle conseguenze Ricevere una critica: analizzare in modo oggettivo il nostro comportamento, chiedere chiarimenti e vederla come una possibilità di miglioramento Proteggersi dall’ingerenza altrui: se qualcuno insiste, si possono usare tecniche come il disco rotto o l’annebbiamento.. ASSERTIVITA’ IN ETA’ EVOLUTIVA L’assertività non è innata, ma si sviluppa. Il bambino apprende l’assertività sia dall’ambiente, sia in risposta all’ambiente. Perciò uno stile relazionale e comunicativo assertivo contribuisce ad uno sviluppo positivo del bambino. Molto bambini che presentano disturbi internalizzanti (disturbi d’ansia e disturbi dell’umore) o esternalizzanti (disturbo da deficit di attenzione e iperattività, disturbo della condotta, disturbo oppositivo provocatorio) presentano stili relazionali e comunicativi anassertivi. Per quanto riguarda i disturbi internalizzanti, ci sono divere evidenza del rapporto tra anassertività-passività e problematiche psicologiche. Tra i bambini con disturbi esternalizzanti spesso si trova uno stile relazionale e comunicativo fortemente orientato all’aggressività, e questo comporta che spesso provano isolamento, rifiuto, impopolarità, sono malvoluti. Al di là di quale sia l’origine della problematica del bambino, una migliore interazione sociale basata sull’assertività è un buon punto di partenza per aiutare il bambino a sentirsi meglio, per rafforzare lo sviluppo positivo del bambino e può contribuire a prevenire l’insorgere di problemi più gravi nell’adolescenza e nell’età adulta. Modello socio-cognitivo dell’adattamento sociale del bambino secondo Crick e Dodge (1994): Processo di 6 fasi in cui l’informazione viene prima decodificata e interpretata e in seguito vengono chiariti gli obiettivi personali, quali le azioni che possono essere messe in atto. Tali azioni comportamentali possono essere codificate come passive, aggressive o assertive. Questo processo circolare è influenzato dai contenuti mentali, influenzati a loro volta dalla disposizione biologica e dalle esperienze sociali raccolte durante la vita. I bambini aggressivi mostrano dei deficit o delle distorsioni in ogni fase dell’elaborazione dell’informazione. I bambini passivi tendono a percepire le situazioni sociali in modo poco preciso e in situazioni ambigue tendono ad interpretazioni distorte (propenderanno a spiegare un accaduto tramite un proprio fallimento). Critiche al modello: non tiene conto delle emozioni provate dal soggetto e del ruolo che esse rivestono nell’elaborazione dell’informazione sociale. Esse influiscono sulla scelta dell’obiettivo comportamentale.