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Schopenhauer: Filosofia, Rappresentazione e Volontà, Appunti di Filosofia

La filosofia di Arthur Schopenhauer, dalla nascita dell'opposizione all'hegelismo fino alle influenze orientali e classiche. Schopenhauer si distanzia da Hegel e Kant, costruendo una filosofia rappresentativa basata sulla volontà irrazionale. La rappresentazione e la volontà sono analizzate attraverso la critica della ragion pura e la noia della vita.

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 11/06/2021

giorgiamaddalo15
giorgiamaddalo15 🇮🇹

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Tutto parte da Hegel che ha delineato due passaggi filosofici molto importanti, la nascita
della destra e della sinistra hegeliana, la nascita dell’opposizione all’hegelismo. I massimi
oppositori dell’hegelismo sono Schopenhauer e Kierkegaard. Ma quali sono le caratteristiche
fondamentali che li rendono così tanto oppositivi? Schopenhauer costruisce una filosofia di
base irrazionalista, andando a rompere con la tradizione panlogistica che Hegel ha battezza-
-to. Kierkegaard, invece, strutturerà una filosofia che partirà dalle categorie opposte rispetto
alle categorie fondamentali della filosofia di Hegel.
Schopenhauer, quindi, non facendo affidamento sicuramente ad Hegel, per costruire il suo
sistema filosofico prende come punto di riferimento un altro grande filosofo, Kant. Questa
scelta determinerà il fatto che Schopenhauer non sceglie di costruire un sistema di base
concettualistico, ma bensì rappresentativo.
All’interno della filosofia di Arthur Schopenhauer possiamo, però, definire altre due influenze,
fatta esclusione per quella di Kant, ovvero quella delle filosofie orientali (divinità, paradisi, …)
e delle etiche classiche. Un altro filosofo che viene preso in considerazione è Platone, so-
-prattutto per quanto riguarda il rapporto che c’è tra il principio metafisico, chiamato volontà,
e la realtà sensibile. Kant è, quindi, determinante per comprendere la prima parte della sua
visione del mondo, mentre Platone lo è per quanto concerne la seconda parte.
Per Schopenhauer, ad Hegel la sua filosofia era servita per essere celebrato come filosofo
dello stato, quindi lui aveva costruito un sistema che potesse riflettere perfettamente l’idea
della conservazione dello stato tedesco del I e del II Reich.
con impostazione soggettivistica della
gnoseologia si intende il rapporto soggetto -
oggetto.
Fra le ascendenze ci sono anche gli illumini-
-sti, relativamente alla scienza, soprattutto a
tutte quelle scoperte scientifiche riguardanti
la biologia, l’anatomia e la chimica umana.
Non parliamo, invece, del romanticismo co-
-me ascendenza, in quanto è in tutto e per
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Tutto parte da Hegel che ha delineato due passaggi filosofici molto importanti, la nascita della destra e della sinistra hegeliana, la nascita dell’opposizione all’hegelismo. I massimi oppositori dell’hegelismo sono Schopenhauer e Kierkegaard. Ma quali sono le caratteristiche fondamentali che li rendono così tanto oppositivi? Schopenhauer costruisce una filosofia di base irrazionalista, andando a rompere con la tradizione panlogistica che Hegel ha battezza- -to. Kierkegaard, invece, strutturerà una filosofia che partirà dalle categorie opposte rispetto alle categorie fondamentali della filosofia di Hegel. Schopenhauer, quindi, non facendo affidamento sicuramente ad Hegel, per costruire il suo sistema filosofico prende come punto di riferimento un altro grande filosofo, Kant. Questa scelta determinerà il fatto che Schopenhauer non sceglie di costruire un sistema di base concettualistico, ma bensì rappresentativo. All’interno della filosofia di Arthur Schopenhauer possiamo, però, definire altre due influenze, fatta esclusione per quella di Kant, ovvero quella delle filosofie orientali (divinità, paradisi, …) e delle etiche classiche. Un altro filosofo che viene preso in considerazione è Platone, so- -prattutto per quanto riguarda il rapporto che c’è tra il principio metafisico, chiamato volontà, e la realtà sensibile. Kant è, quindi, determinante per comprendere la prima parte della sua visione del mondo, mentre Platone lo è per quanto concerne la seconda parte. Per Schopenhauer, ad Hegel la sua filosofia era servita per essere celebrato come filosofo dello stato, quindi lui aveva costruito un sistema che potesse riflettere perfettamente l’idea della conservazione dello stato tedesco del I e del II Reich. → con impostazione soggettivistica della gnoseologia si intende il rapporto soggetto - oggetto. Fra le ascendenze ci sono anche gli illumini- -sti, relativamente alla scienza, soprattutto a tutte quelle scoperte scientifiche riguardanti la biologia, l’anatomia e la chimica umana. Non parliamo, invece, del romanticismo co- -me ascendenza, in quanto è in tutto e per

tutto la sua corrente di pensiero, a tutti gli effetti. Schopenhauer viene considerato un filosofo romantico perché in lui sono presenti molte tematiche del romanticismo, in primis il famoso desiderio inappagato (perlopiù leopardiano), oppure la noia e il tedium vitae. Il nome di una delle opere di Schopenhauer è “Il mondo come volontà e rappresentazione” (la premessa è la rappresentazione) → La rappresentazione kantianamente equivale al fe- -nomeno, quindi è una conoscenza apparente; con la volontà, Schopenhauer si allontana da Kant, perché Kant si ferma al concetto limite (limite di conoscenza, relativamente al noume- -no), al contrario di Schopenhauer che il noumeno (=volontà) ce lo spiega. Nel mondo come rappresentazione, Schopenhauer ci spiega come l’uomo guarda al mondo secondo una sua rappresentazione, quindi ci troviamo ancora nell’ambito delle conoscenze irrazionali. Quindi quando l’uomo si rapporta al mondo, attraverso la rappresentazione, ha del mondo una visione apparente, quindi irreale, illusoria. Nel mondo come rappresentazio- -ne, Kant è il primo riferimento schopenhaueriano, anzi si può dire addirittura che il mondo come rappresentazione è, in piccolo, una critica della ragion pura, e siccome quest’ultima si sviluppa attraverso tre gradi di conoscenza (estetica, analitica e dialettica), anche l’opera di Schopenhauer si svilupperà attraverso questi tre gradi di conoscenza. La filosofia della prima parte di Schopenhauer, quindi, ci dice che l’uomo dialoga col mondo, attraverso principi gnoseologici, legati alla rappresentazione; attraverso tre gradi di cono- -scenza → la sensazione (=estetica trascendentale), l’intelletto (=analitica trascendentale) e la ragione (=dialettica trascendentale). Ma c’è una novità che, non vede più nettamente separati sensazione e intelletto, bensì vede separati in modo netto intelletto e ragione. Da Kant, prende anche il concetto che vede tempo e spazio come condizioni a priori di sen- -sibilità, ma aggiungendo la questione illuminista (fisiologia) che ci dice che sensazione e intelletto sono chiaramente prodotti dai sensi, i quali sono mediati da spazio e tempo, ma sono possibili perché i corpi degli animali hanno il sistema nervoso centrale. Schopenhauer, infatti, accosta gli animali alla fisiologia, perché nota che i corpi degli uomini hanno delle chiare analogie con i corpi degli animali. Quando parliamo dell’intelletto, in Schopenhauer troviamo sempre il concetto dell’apperce- -zione trascendentale, dell’io penso e delle categorie, queste ultime però riassunte in una sola (causalità). A presiedere, fisiologicamente, l’intelletto c’è la massa cerebrale, posseduta anche dagli animali (→ anche gli animali intelligono), il che sta a significare che la sensazio- -ne e l’intellezione sono proprie dell’uomo tanto quanto dell’animale. Da un punto di vista, invece, conoscitivo la ragione è l’unico strumento di conoscenza proprio dell’essere umano, ma per Schopenhauer è proprio la presenza della ragione, la fonte della nostra sofferenza e infelicità ad esempio in Leopardi, nell’ultimo canto del “Pastore errante”, il pastore invidia le pecore perché non soffrono quello che il poeta chiama “tedium vitae”). Al contrario degli animali, quindi, che non rielaborano la realtà attraverso la ragione. Quest’ultima è, quindi, vista come uno strumento negativo, attraverso il quale noi cerchiamo di leggere una realtà che razionale non è e questo ci porta alla nostra sofferenza. Schopenhauer è convinto, infat- -ti, che la realtà sia dominata da un principio metafisico irrazionale ed è anche convinto che la presunzione umana cerchi di leggere questa realtà, dominata da un principio razionale, attraverso uno strumento inadeguato (ragione). “Noi non siamo una testa alata senza corpo, ma noi siamo anche e soprattutto corpo”

che le idee siano presenti nelle cose, mentre il secondo credeva nel fatto che la volontà sia presente nelle cose, attraverso delle vere e proprie oggettivazioni di volontà. Il rapporto che vi è tra ragione e volontà e un rapporto illusione e verità ed è qui che entrano in gioco le influenze orientali. In una delle filosofie orientali studiate da Schopenhauer, vi era una divinità che ingannava l’uomo, perché si diceva che gli mettesse davanti agli occhi un velo→Il velo di Maya. Il compito di Schopenhauer era strappare questo velo, cioè dare all’uomo la possibilità di conoscere. L’essenza stessa della nostra coscienza è legata al nostro corpo e l’insieme di coscienza e corpo si traduce in volontà. La nostra essenza è la volontà, perché la volontà è il principio che ispira tutte le cose; tutto è volontà e tutte le forme vi- -venti sono condizionate dalla volontà. Si può dire che la condizione dell’esistere stesso è la volontà. Il contrasto tra la ragione e la volontà de- -termina il pessimismo: noi siamo volontà e siamo mossi dal desiderio, il quale, il più delle volte, è inappagato. Il fatto che l’uo- -mo desideri e che la maggior parte delle volte non resti appagato, determina in lui la sofferenza. Nel momento in cui riusciamo ad appaga- -re un desiderio, a quest’ultimo se ne so- -stituirà un altro. Per questo la gioia che proviamo in quel momento, in realtà, è solo una momentanea cessazione del dolore. “La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente fra il dolore e la noia, passando attraverso l’intervallo fugace, e per di più illusorio, del piacere” Tutto soffre: dal fiore che appassisce per mancanza di acqua all’animale ferito, dal bimbo che nasce al vecchio che muore. Tutti soffrono, ma l’uomo di più, in quanto dota- -to di ragione, infatti Schopenhauer ci dice: “Più intelligenza avrai, più soffrirai”; “Chi aumenta il sapere, moltiplica il dolore”. Paradossalmente, per Schopenhauer, l’inconsapevolezza è, quin- -di, un vantaggio.

Una soluzione che egli propone è una sorta di catarsi attraverso 3 forme: ● Arte → se si fa o si apprezza un’opera d’arte si coglie il senso profondo e irrazionale di quell’opera ed è come se si emergesse dall’angoscia e ci si liberasse. Però tutto ciò è temporaneo perché finito il momento, si ripiomba nella normalità. La più alta for- -ma d’arte per Schopenhauer è la musica, considerata “metafisica in suoni”. ● Etica → si basa sull’idea che attraverso la comprensione dei mali altrui e nell’aiutare l’altro, troviamo sollievo dalla nostra stessa sofferenza. Si basa sulla compassione che deriva dal greco “Cum”+”Pathos”. ● Scienza → l’individuo si nega come tale e supera i propri istinti e la propria personali- -tà, liberando se stesso da ogni forma di volontà. Al termine di questo percorso è possibile negare la volontà, giungendo al nulla interiore. Schopenhauer è considerato “mistico senza Dio”, in quanto ha formulato un percorso di sal- -vezza senza l’aiuto di un ente divino.