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Scienze: cellula animale e vegetale, Sintesi del corso di Scienze Umane

Sintesi della cellula animale e vegetale con tutti i suoi organuli.

Tipologia: Sintesi del corso

2025/2026

Caricato il 30/06/2026

lia-izzo
lia-izzo 🇮🇹

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RIASSUNTO DI BOTANICA
DIFFERENZA TRA CELLULA VEGETALE ED
ANIMALE
La cellula vegetale è l’unità fondamentale degli organismi vegetali ed è una cellula eucariotica,
cioè dotata di un vero nucleo e di organuli delimitati da membrane. Possiede molte strutture in
comune con la cellula animale, ma presenta anche caratteristiche specifiche che le permettono di
svolgere funzioni tipiche delle piante, come la fotosintesi e il mantenimento della rigidità cellulare.
La struttura più esterna della cellula vegetale è la parete cellulare, composta principalmente da
cellulosa e da altre sostanze polisaccaridiche. La parete cellulare ha numerose funzioni: protegge la
cellula dagli urti e dagli agenti esterni, conferisce sostegno meccanico ai tessuti vegetali, determina
la forma della cellula e impedisce l’eccessivo rigonfiamento dovuto all’ingresso di acqua per
osmosi. Inoltre, permette la comunicazione tra cellule attraverso piccoli canali chiamati
plasmodesmi, che consentono il passaggio di sostanze e segnali. Nelle cellule adulte può formarsi
una parete secondaria, più spessa e ricca di lignina, che aumenta la resistenza e il sostegno.
Subito sotto la parete si trova la membrana plasmatica, formata da un doppio strato fosfolipidico
con proteine immerse. La membrana ha permeabilità selettiva, quindi controlla l’ingresso e l’uscita
delle sostanze mantenendo costante l’ambiente interno della cellula. Partecipa inoltre alla
comunicazione cellulare, al riconoscimento di segnali chimici e al trasporto attivo e passivo delle
molecole.
All’interno si trova il citoplasma, una matrice semifluida costituita principalmente da acqua, sali
minerali, proteine ed enzimi. Nel citoplasma avvengono molte reazioni metaboliche fondamentali e
sono sospesi gli organuli cellulari. Il movimento del citoplasma, chiamato ciclosi, favorisce la
distribuzione delle sostanze nutritive e degli organuli all’interno della cellula.
Il nucleo è l’organulo più importante per il controllo cellulare. È delimitato da una doppia
membrana nucleare con pori che regolano gli scambi con il citoplasma. Nel nucleo è contenuto il
DNA organizzato in cromatina e cromosomi. Le sue funzioni comprendono il controllo delle
attività cellulari, la regolazione della sintesi proteica e la trasmissione dell’informazione genetica
durante la divisione cellulare. All’interno del nucleo si trova il nucleolo, sede della produzione dei
ribosomi.
I ribosomi sono piccoli organuli privi di membrana formati da RNA ribosomiale e proteine. Sono la
sede della sintesi proteica, cioè assemblano gli amminoacidi per formare proteine secondo le
istruzioni contenute nell’RNA messaggero. Possono trovarsi liberi nel citoplasma oppure associati
al reticolo endoplasmatico rugoso.
Il reticolo endoplasmatico è un sistema di membrane interne. Il reticolo endoplasmatico rugoso,
ricoperto di ribosomi, sintetizza e trasporta proteine destinate alla secrezione o alle membrane
cellulari. Il reticolo endoplasmatico liscio, privo di ribosomi, sintetizza lipidi, partecipa alla
detossificazione di sostanze nocive e immagazzina calcio.
L’apparato di Golgi, chiamato nelle cellule vegetali anche dittiosoma, è formato da cisterne
membranose sovrapposte. Riceve proteine e lipidi dal reticolo endoplasmatico, li modifica, li
seleziona e li indirizza verso la loro destinazione finale. Nelle cellule vegetali è importante anche
nella produzione di polisaccaridi destinati alla parete cellulare.
I mitocondri sono organuli delimitati da una doppia membrana. La membrana interna forma pieghe
chiamate creste, che aumentano la superficie disponibile per le reazioni metaboliche. I mitocondri
svolgono la respirazione cellulare, processo attraverso il quale l’energia contenuta nel glucosio
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RIASSUNTO DI BOTANICA

DIFFERENZA TRA CELLULA VEGETALE ED

ANIMALE

La cellula vegetale è l’unità fondamentale degli organismi vegetali ed è una cellula eucariotica, cioè dotata di un vero nucleo e di organuli delimitati da membrane. Possiede molte strutture in comune con la cellula animale, ma presenta anche caratteristiche specifiche che le permettono di svolgere funzioni tipiche delle piante, come la fotosintesi e il mantenimento della rigidità cellulare. La struttura più esterna della cellula vegetale è la parete cellulare, composta principalmente da cellulosa e da altre sostanze polisaccaridiche. La parete cellulare ha numerose funzioni: protegge la cellula dagli urti e dagli agenti esterni, conferisce sostegno meccanico ai tessuti vegetali, determina la forma della cellula e impedisce l’eccessivo rigonfiamento dovuto all’ingresso di acqua per osmosi. Inoltre, permette la comunicazione tra cellule attraverso piccoli canali chiamati plasmodesmi, che consentono il passaggio di sostanze e segnali. Nelle cellule adulte può formarsi una parete secondaria, più spessa e ricca di lignina, che aumenta la resistenza e il sostegno. Subito sotto la parete si trova la membrana plasmatica, formata da un doppio strato fosfolipidico con proteine immerse. La membrana ha permeabilità selettiva, quindi controlla l’ingresso e l’uscita delle sostanze mantenendo costante l’ambiente interno della cellula. Partecipa inoltre alla comunicazione cellulare, al riconoscimento di segnali chimici e al trasporto attivo e passivo delle molecole. All’interno si trova il citoplasma, una matrice semifluida costituita principalmente da acqua, sali minerali, proteine ed enzimi. Nel citoplasma avvengono molte reazioni metaboliche fondamentali e sono sospesi gli organuli cellulari. Il movimento del citoplasma, chiamato ciclosi, favorisce la distribuzione delle sostanze nutritive e degli organuli all’interno della cellula. Il nucleo è l’organulo più importante per il controllo cellulare. È delimitato da una doppia membrana nucleare con pori che regolano gli scambi con il citoplasma. Nel nucleo è contenuto il DNA organizzato in cromatina e cromosomi. Le sue funzioni comprendono il controllo delle attività cellulari, la regolazione della sintesi proteica e la trasmissione dell’informazione genetica durante la divisione cellulare. All’interno del nucleo si trova il nucleolo, sede della produzione dei ribosomi. I ribosomi sono piccoli organuli privi di membrana formati da RNA ribosomiale e proteine. Sono la sede della sintesi proteica, cioè assemblano gli amminoacidi per formare proteine secondo le istruzioni contenute nell’RNA messaggero. Possono trovarsi liberi nel citoplasma oppure associati al reticolo endoplasmatico rugoso. Il reticolo endoplasmatico è un sistema di membrane interne. Il reticolo endoplasmatico rugoso, ricoperto di ribosomi, sintetizza e trasporta proteine destinate alla secrezione o alle membrane cellulari. Il reticolo endoplasmatico liscio, privo di ribosomi, sintetizza lipidi, partecipa alla detossificazione di sostanze nocive e immagazzina calcio. L’apparato di Golgi, chiamato nelle cellule vegetali anche dittiosoma, è formato da cisterne membranose sovrapposte. Riceve proteine e lipidi dal reticolo endoplasmatico, li modifica, li seleziona e li indirizza verso la loro destinazione finale. Nelle cellule vegetali è importante anche nella produzione di polisaccaridi destinati alla parete cellulare. I mitocondri sono organuli delimitati da una doppia membrana. La membrana interna forma pieghe chiamate creste, che aumentano la superficie disponibile per le reazioni metaboliche. I mitocondri svolgono la respirazione cellulare, processo attraverso il quale l’energia contenuta nel glucosio

viene trasformata in ATP, la principale forma di energia utilizzabile dalla cellula. Possiedono anche un proprio DNA e possono replicarsi autonomamente. Una delle caratteristiche più evidenti della cellula vegetale è il grande vacuolo centrale, delimitato da una membrana detta tonoplasto. Il vacuolo contiene acqua, sali minerali, zuccheri, pigmenti, sostanze di riserva e prodotti di rifiuto. Le sue funzioni sono molteplici: mantiene la pressione interna della cellula e quindi la sua rigidità, accumula sostanze nutritive, contribuisce alla crescita cellulare aumentando di volume e partecipa alla degradazione di sostanze tossiche o inutili. In alcune cellule contiene pigmenti che contribuiscono alla colorazione di fiori e frutti. I cloroplasti sono organuli tipici delle cellule vegetali fotosintetiche e appartengono alla famiglia dei plastidi. Sono delimitati da una doppia membrana e contengono clorofilla all’interno di membrane interne chiamate tilacoidi, organizzati in pile dette grana. Nei cloroplasti avviene la fotosintesi clorofilliana: l’energia luminosa viene utilizzata per trasformare acqua e anidride carbonica in glucosio, con liberazione di ossigeno. Questa funzione rende gli organismi vegetali autotrofi, cioè capaci di produrre autonomamente sostanze organiche a partire da sostanze inorganiche. I cloroplasti possono inoltre accumulare amido temporaneo. Nella cellula vegetale sono presenti anche altri plastidi con funzioni differenti: i cromoplasti, che contengono pigmenti responsabili dei colori di fiori e frutti, e i leucoplasti, coinvolti nell’accumulo di sostanze di riserva come amido, lipidi o proteine. Le principali differenze tra cellula vegetale e animale riguardano quindi la presenza della parete cellulare, dei cloroplasti e del grande vacuolo centrale nella cellula vegetale. La cellula animale, invece, è priva di parete cellulare e cloroplasti, possiede vacuoli piccoli e presenta una forma più irregolare e flessibile. Inoltre, la sostanza di riserva tipica delle cellule vegetali è l’amido, mentre nelle cellule animali è il glicogeno. Nelle cellule animali sono generalmente presenti i centrioli e numerosi lisosomi, mentre nelle cellule vegetali queste strutture sono assenti o poco sviluppate. In conclusione, la cellula vegetale è una struttura altamente specializzata, capace non solo di svolgere le normali funzioni cellulari, ma anche di produrre energia attraverso la fotosintesi e di garantire sostegno e rigidità all’intero organismo vegetale. Proprio la presenza di parete cellulare, vacuolo centrale e cloroplasti rappresenta l’elemento distintivo fondamentale rispetto alla cellula animale.

sono privi di organuli delimitati da membrane, quindi non possiedono mitocondri, cloroplasti, reticolo endoplasmatico o apparato di Golgi. La membrana plasmatica delimita la cellula e regola gli scambi con l’esterno, mentre esternamente è quasi sempre presente una parete cellulare che conferisce protezione e rigidità. Nei batteri la parete è formata principalmente da peptidoglicano. Nel citoplasma sono presenti soltanto ribosomi, che svolgono la sintesi proteica. Alcuni procarioti possiedono strutture aggiuntive, come flagelli per il movimento, pili per l’adesione e capsule protettive. La riproduzione dei procarioti avviene principalmente per scissione binaria, un processo semplice e rapido in cui una cellula si divide in due cellule figlie geneticamente identiche. Dal punto di vista nutrizionale, alcuni procarioti sono autotrofi, cioè capaci di produrre autonomamente sostanze organiche tramite fotosintesi o chemiosintesi, mentre altri sono eterotrofi e ricavano nutrimento da sostanze organiche presenti nell’ambiente. Gli organismi eucarioti, invece, presentano cellule molto più complesse e organizzate. Appartengono a questo gruppo protisti, funghi, piante e animali. La caratteristica principale della cellula eucariotica è la presenza di un vero nucleo delimitato da una membrana nucleare, all’interno del quale è contenuto il DNA organizzato in cromosomi lineari. Nel citoplasma sono presenti numerosi organuli delimitati da membrane, ciascuno specializzato in una funzione precisa. I mitocondri svolgono la respirazione cellulare e producono ATP, il reticolo endoplasmatico sintetizza proteine e lipidi, l’apparato di Golgi modifica e trasporta le sostanze, mentre i ribosomi producono proteine. Nelle cellule vegetali sono presenti anche i cloroplasti, sede della fotosintesi clorofilliana, e il grande vacuolo centrale che contribuisce al mantenimento della rigidità cellulare. Le cellule eucariotiche possono essere unicellulari, come alcuni protisti, oppure pluricellulari, come piante e animali. Negli organismi pluricellulari le cellule si differenziano e si organizzano in tessuti e organi con funzioni specifiche. La riproduzione può avvenire sia per mitosi, che produce cellule geneticamente identiche, sia per meiosi, che porta alla formazione dei gameti e introduce variabilità genetica. Dal punto di vista evolutivo, gli eucarioti derivano probabilmente da antichi procarioti attraverso un processo chiamato teoria endosimbiontica. Secondo questa teoria, alcuni batteri primitivi sarebbero stati inglobati da altre cellule senza essere digeriti, instaurando una relazione di vantaggio reciproco. Da questi batteri si sarebbero originati mitocondri e cloroplasti, che infatti possiedono caratteristiche simili ai procarioti, come DNA proprio e capacità di replicarsi autonomamente. Le differenze principali tra procarioti ed eucarioti riguardano quindi la presenza del nucleo, la complessità interna e gli organuli cellulari. I procarioti sono più semplici, piccoli e privi di compartimentazione interna, mentre gli eucarioti sono più grandi, complessi e specializzati. Inoltre, nei procarioti il DNA è libero nel citoplasma, mentre negli eucarioti è racchiuso nel nucleo. Anche la riproduzione differisce: semplice e rapida nei procarioti, più complessa negli eucarioti. In conclusione, procarioti ed eucarioti rappresentano due modelli fondamentali di organizzazione della vita. I procarioti costituiscono le forme più semplici e antiche, mentre gli eucarioti hanno sviluppato una maggiore complessità strutturale e funzionale, permettendo l’evoluzione di organismi pluricellulari altamente specializzati come le piante e gli animali

PIANTE A TALLO.

Le piante a tallo, chiamate anche tallofite, sono organismi vegetali caratterizzati da un corpo vegetativo semplice detto tallo, che non è differenziato in veri organi come radice, fusto e foglie. Questa organizzazione primitiva fa sì che tutte le funzioni vitali vengano svolte dall’intero organismo, senza la presenza di tessuti complessi specializzati come nelle piante superiori.

Le piante a tallo comprendono soprattutto le alghe, i funghi e i licheni, anche se oggi, dal punto di vista sistematico, non tutti vengono considerati veri vegetali. In botanica tradizionale, però, vengono studiati insieme perché condividono l’organizzazione a tallo. Questi organismi vivono prevalentemente in ambienti acquatici o molto umidi, poiché la mancanza di strutture specializzate rende difficile limitare la perdita di acqua. Il tallo può avere forme molto diverse: può essere unicellulare, come in alcune alghe microscopiche (es. Chlorella ), oppure pluricellulare e molto sviluppato, come nelle alghe marine (es. Ulva lactuca , detta lattuga di mare). In alcuni casi il tallo è filamentoso, laminare o ramificato. Non essendoci veri tessuti conduttori, il trasporto delle sostanze avviene principalmente per diffusione da cellula a cellula. Le alghe rappresentano il principale gruppo di organismi a tallo autotrofi. Sono organismi fotosintetici grazie alla presenza di clorofilla e di altri pigmenti fotosintetici. Vivono soprattutto in acqua dolce o marina e costituiscono la base delle catene alimentari acquatiche, producendo grandi quantità di ossigeno tramite fotosintesi. Le alghe possono essere unicellulari, coloniali o pluricellulari. In base ai pigmenti vengono distinte in alghe verdi, alghe brune e alghe rosse. Le alghe verdi possiedono clorofilla a e b (es. Ulva o Chlorella ) e sono considerate le più vicine alle piante terrestri; le alghe brune contengono fucoxantina (es. Fucus ) e sono diffuse soprattutto nei mari freddi; le alghe rosse possiedono ficoeritrina (es. Porphyra ), un pigmento che permette loro di vivere anche a notevoli profondità. I funghi, pur essendo tradizionalmente inseriti tra le tallofite, sono organismi eterotrofi, cioè incapaci di svolgere fotosintesi. Il loro corpo è formato da filamenti chiamati ife, che nel loro insieme costituiscono il micelio. I funghi assorbono sostanze nutritive dall’ambiente e possono essere saprofiti, parassiti o simbionti. La loro parete cellulare è composta principalmente da chitina, a differenza delle piante che possiedono cellulosa. Esempi sono il Saccharomyces cerevisiae (lievito), l’ Agaricus bisporus (champignon) e la Candida albicans. I licheni sono associazioni simbiotiche tra un fungo e un’alga oppure un cianobatterio. In questa simbiosi il fungo offre protezione, acqua e sali minerali, mentre l’alga o il cianobatterio produce sostanze organiche attraverso la fotosintesi. I licheni sono molto resistenti e riescono a vivere in ambienti estremi, come rocce, tronchi e regioni fredde. Sono anche importanti indicatori biologici dell’inquinamento atmosferico, poiché sono molto sensibili alle sostanze tossiche presenti nell’aria. Esempi sono Xanthoria parietina e Lecanora. Le piante a tallo si riproducono sia sessualmente sia asessualmente. La riproduzione asessuata può avvenire tramite frammentazione del tallo o produzione di spore. Nella riproduzione sessuata avviene invece l’unione di cellule sessuali, con formazione di uno zigote. In molte alghe si osserva alternanza di generazioni, cioè il susseguirsi di una fase aploide e una diploide nel ciclo vitale. Dal punto di vista evolutivo, le piante a tallo rappresentano forme vegetali più semplici rispetto alle piante superiori o cormofite, che possiedono veri organi e tessuti specializzati. Tuttavia, hanno avuto un ruolo fondamentale nell’evoluzione della vita sulla Terra, soprattutto le alghe fotosintetiche, che hanno contribuito all’arricchimento dell’atmosfera di ossigeno. In conclusione, le piante a tallo sono organismi caratterizzati da una struttura semplice e non differenziata in organi veri e propri. Comprendono alghe, funghi e licheni, organismi molto diversi tra loro ma accomunati dalla presenza del tallo. Nonostante la loro semplicità strutturale, svolgono un ruolo ecologico fondamentale negli ecosistemi acquatici e terrestri e rappresentano un importante passaggio evolutivo verso le piante più complesse.

PIANTE A CORMO

Le piante a cormo, chiamate anche cormofite o piante superiori, sono organismi vegetali caratterizzati da un corpo differenziato in veri organi: radice, fusto e foglie , tutti collegati tra loro a

l’energia luminosa. Nello stroma avvengono le reazioni che portano alla sintesi del glucosio a partire da acqua e anidride carbonica. La funzione principale dei cloroplasti è quindi trasformare energia luminosa in energia chimica, producendo sostanze organiche e liberando ossigeno. Sono presenti soprattutto nelle cellule delle foglie, come ad esempio nel Phaseolus vulgaris (fagiolo). I cromoplasti sono plastidi specializzati nella sintesi e nell’accumulo di pigmenti diversi dalla clorofilla, come carotenoidi e xantofille, che conferiscono colori gialli, arancioni e rossi a fiori e frutti. Non sono coinvolti nella fotosintesi, ma hanno una funzione importante nell’attrazione degli animali per l’impollinazione e la dispersione dei semi. Un esempio è il colore rosso del pomodoro (Solanum lycopersicum) o l’arancione della carota (Daucus carota) , dovuto all’accumulo di carotenoidi nei cromoplasti. I leucoplasti sono plastidi incolori, presenti soprattutto nei tessuti non esposti alla luce, come radici, semi e tuberi. Hanno funzione principalmente di riserva. A seconda del tipo di sostanza accumulata si distinguono in amiloplasti (accumulano amido, come nella patata Solanum tuberosum ), oleoplasti (accumulano lipidi) e proteinoplasti (accumulano proteine). La loro funzione è quindi quella di immagazzinare sostanze nutritive utilizzate dalla pianta durante la crescita o la germinazione. In conclusione, i plastidi rappresentano organuli fondamentali delle cellule vegetali perché permettono funzioni essenziali come la fotosintesi, la colorazione degli organi vegetali e l’accumulo di sostanze di riserva. La loro capacità di differenziarsi in cloroplasti, cromoplasti e leucoplasti rende le cellule vegetali altamente specializzate e adattate alla vita autotrofa.

TEORIA ENDOPLASMATICA ED ORIGINE DEI

PLASTIDI.

La teoria endosimbiontica (spesso chiamata anche teoria endosimbiotica) spiega l’origine evolutiva di alcuni organuli fondamentali delle cellule eucariotiche, in particolare mitocondri e plastidi. Secondo questa teoria, questi organuli deriverebbero da antichi batteri liberi che sono stati inglobati da una cellula eucariotica primitiva senza essere digeriti, instaurando invece una relazione di simbiosi vantaggiosa per entrambi gli organismi. In base a questa ipotesi, circa 1,5–2 miliardi di anni fa una cellula eucariotica ancestrale avrebbe inglobato un batterio aerobio in grado di utilizzare l’ossigeno per produrre energia. Questo batterio sarebbe poi diventato il precursore dei mitocondri , responsabili oggi della respirazione cellulare e della produzione di ATP. Successivamente, in un’altra fase evolutiva, alcune cellule eucariotiche avrebbero inglobato anche un batterio fotosintetico, simile ai moderni cianobatteri. Questo batterio, invece di essere digerito, avrebbe instaurato una relazione simbiotica stabile

con la cellula ospite, diventando il precursore dei plastidi , in particolare dei cloroplasti , responsabili della fotosintesi clorofilliana nelle piante e nelle alghe. Le prove a sostegno della teoria endosimbiontica sono diverse. Sia i mitocondri sia i cloroplasti possiedono un proprio DNA circolare , simile a quello dei batteri, e si replicano per scissione binaria , indipendentemente dalla divisione della cellula ospite. Inoltre, presentano doppia membrana , caratteristica compatibile con un’origine da inglobamento: una membrana interna di origine batterica e una esterna derivata dalla cellula ospite. Anche la dimensione e alcuni aspetti biochimici, come la sensibilità ad alcuni antibiotici, sono simili a quelli dei procarioti. Per quanto riguarda i plastidi , la teoria endosimbiontica spiega la loro origine a partire da antichi cianobatteri fotosintetici. Da questi progenitori si sarebbero poi differenziati i diversi tipi di plastidi presenti oggi nelle cellule vegetali: i cloroplasti , specializzati nella fotosintesi; i cromoplasti , coinvolti nella sintesi e accumulo di pigmenti; e i leucoplasti , deputati alla funzione di riserva. In conclusione, la teoria endosimbiontica rappresenta una delle spiegazioni fondamentali dell’evoluzione delle cellule eucariotiche. Essa chiarisce come organuli essenziali come mitocondri e plastidi non siano originati “da zero” all’interno della cellula, ma derivino da antichi organismi procariotici diventati parte integrante della cellula ospite attraverso un lungo processo evolutivo di simbiosi stabile.

STRUTTURA, FUNZIONE E FORMAZIONE DELLA

PARETE PARETE CELLULARE.

La parete cellulare è una struttura tipica delle cellule vegetali, situata all’esterno della membrana plasmatica. È una componente fondamentale perché conferisce alla cellula rigidità, protezione e forma, ed è una delle principali caratteristiche che distingue la cellula vegetale da quella animale. Dal punto di vista della struttura , la parete cellulare è formata principalmente da cellulosa , un polisaccaride organizzato in microfibrille molto resistenti. Oltre alla cellulosa, sono presenti anche emicellulose e pectine, che contribuiscono a formare una matrice che tiene unite le microfibrille. In alcune cellule, soprattutto quelle più mature o specializzate, si forma anche una parete secondaria , più interna rispetto a quella primaria, più spessa e spesso impregnata di sostanze come la lignina , che aumenta ulteriormente la resistenza e la rigidità (come nei tessuti legnosi). La parete cellulare non è una struttura completamente continua: è attraversata da piccoli canali chiamati plasmodesmi , che mettono in comunicazione le cellule adiacenti e permettono il passaggio di sostanze e segnali, garantendo una coordinazione funzionale tra le cellule del tessuto. Per quanto riguarda le funzioni , la parete cellulare ha un ruolo fondamentale nel sostegno meccanico della pianta, permettendole di mantenere la forma e di crescere in altezza. Protegge inoltre la cellula da stress meccanici e da agenti esterni, e soprattutto impedisce che la cellula si rompa quando entra acqua per osmosi, regolando così il fenomeno della pressione interna. Contribuisce anche a determinare la direzione di crescita della cellula e partecipa alla comunicazione tra cellule tramite i plasmodesmi. La formazione della parete cellulare avviene durante la divisione cellulare. Dopo la mitosi, nella fase di citodieresi, si forma inizialmente la lamella mediana , una struttura ricca di pectine che separa le due cellule figlie. Successivamente, ogni cellula inizia a costruire la propria parete primaria , depositando cellulosa grazie all’attività di complessi enzimatici presenti nella membrana

ENERGIA E METABOLISMO: FOTOSINTESI

CLOROFILIANA.

La fotosintesi clorofilliana è il processo attraverso il quale le piante, le alghe e alcuni batteri sono in grado di trasformare l’energia luminosa del Sole in energia chimica, immagazzinata sotto forma di glucosio. È quindi il principale meccanismo di produzione di materia organica negli ecosistemi e rappresenta la base della vita sulla Terra. Questo processo avviene all’interno dei cloroplasti , organuli tipici delle cellule vegetali, che contengono la clorofilla , un pigmento verde capace di catturare l’energia luminosa. Nei cloroplasti si distinguono due zone principali: i tilacoidi , dove avvengono le reazioni dipendenti dalla luce, e lo stroma , dove si svolgono le reazioni di sintesi del glucosio. La fotosintesi si può riassumere con una reazione globale in cui acqua e anidride carbonica , in presenza di luce e clorofilla, vengono trasformate in glucosio e ossigeno. L’equazione semplificata è: 6 CO ₂ + 6 H O + energia luminosa → C H₂ ₆ ₁₂O ₆ + 6 O₂ Dal punto di vista funzionale, la fotosintesi si divide in due fasi principali. La fase luminosa avviene nei tilacoidi e richiede direttamente la luce: qui l’energia luminosa viene convertita in energia chimica sotto forma di ATP e NADPH, e viene liberato ossigeno come prodotto di scarto derivante dalla scissione dell’acqua. La fase oscura (o ciclo di Calvin), che avviene nello stroma, non richiede direttamente la luce e utilizza ATP e NADPH per fissare l’anidride carbonica e sintetizzare glucosio. La funzione principale della fotosintesi è la produzione di sostanze organiche , in particolare glucosio, che rappresenta una fonte di energia per la pianta. Il glucosio può essere utilizzato immediatamente per la respirazione cellulare oppure trasformato in amido per la riserva energetica. Inoltre, la fotosintesi ha un’importanza fondamentale a livello globale perché produce ossigeno , indispensabile per la respirazione della maggior parte degli organismi viventi. Dal punto di vista del metabolismo, la fotosintesi è un processo anabolico , cioè costruisce molecole complesse (glucosio) a partire da molecole semplici (CO ₂e H O), utilizzando energia esterna (luce solare). Si contrappone quindi alla₂ respirazione cellulare, che è invece un processo catabolico. In conclusione, la fotosintesi clorofilliana è un processo fondamentale delle cellule vegetali che avviene nei cloroplasti e consente di trasformare energia luminosa in energia chimica. Essa permette alle piante di essere organismi autotrofi e rappresenta la base energetica di quasi tutti gli ecosistemi terrestri e acquatici.

REAZIONI LUCE DIPENDENTI

Le reazioni luce-dipendenti rappresentano la prima fase della fotosintesi clorofilliana e avvengono nelle membrane dei tilacoidi dei cloroplasti. Sono chiamate “luce-dipendenti” perché necessitano direttamente dell’energia luminosa per svolgersi. La loro funzione principale è trasformare l’energia della luce in energia chimica sotto forma di ATP e NADPH , molecole che verranno utilizzate nella fase successiva della fotosintesi (ciclo di Calvin). Durante questo processo viene anche liberato ossigeno (O )₂. Il processo inizia quando la clorofilla , contenuta nei fotosistemi (fotosistema II e fotosistema I), assorbe la luce solare. L’energia luminosa eccita gli elettroni della clorofilla, che vengono trasferiti lungo una catena di trasporto degli elettroni situata nella membrana dei tilacoidi. Nel fotosistema II avviene la fotolisi dell’acqua , cioè la scissione delle molecole di H O in protoni (H ), elettroni (e ) e ossigeno (O ). Gli elettroni sostituiscono quelli₂ ⁺ ⁻ ₂ persi dalla clorofilla, mentre l’ossigeno viene liberato nell’ambiente come prodotto di scarto. Gli elettroni liberati percorrono la catena di trasporto, rilasciando energia che viene utilizzata per pompare protoni all’interno del lume del tilacoide. Questo crea un gradiente elettrochimico di protoni. Il ritorno dei protoni attraverso l’enzima ATP sintasi permette la sintesi di ATP a partire da ADP e fosfato inorganico: questo processo è chiamato fotofosforilazione. Nel fotosistema I, gli elettroni vengono nuovamente eccitati dalla luce e trasferiti al NADP , che si riduce formando⁺ NADPH , una molecola ricca di energia e potere riducente. In sintesi, le reazioni luce-dipendenti servono a:  produrre ATP (energia),  produrre NADPH (potere riducente),  liberare ossigeno. In conclusione, questa fase della fotosintesi è fondamentale perché converte l’energia luminosa in energia chimica utilizzabile, che verrà impiegata nella fase successiva per la sintesi del glucosio

REAZIONI LUCI INDIPENDENTI

Le reazioni luce-indipendenti , chiamate anche ciclo di Calvin o fase oscura della fotosintesi , rappresentano la seconda fase della fotosintesi clorofilliana e avvengono nello stroma dei cloroplasti. Sono definite “luce-indipendenti” perché non utilizzano direttamente la luce, ma dipendono dai prodotti delle reazioni luce-dipendenti, cioè ATP e NADPH.

a quattro atomi di carbonio, da cui il nome “C4” (come ossalacetato , che viene poi convertito in malato o aspartato ). Questo composto C4 viene poi trasportato nelle cellule della guaina del fascio vascolare , dove viene decarbossilato, liberando CO. In questo modo si crea un’alta₂ concentrazione di CO ₂ proprio vicino alla RuBisCO , che può così avviare il ciclo di Calvin in modo molto efficiente, riducendo la fotorespirazione. Dopo il rilascio della CO , il ciclo di Calvin avviene normalmente nelle cellule della₂ guaina, producendo zuccheri come nelle piante C3. Il composto a tre atomi di carbonio rimasto viene riportato nelle cellule del mesofillo per rigenerare il PEP, consumando ATP. Il principale vantaggio del metabolismo C4 è quindi la maggiore efficienza fotosintetica in condizioni di alte temperature e scarsa disponibilità d’acqua , perché consente di mantenere gli stomi più chiusi, riducendo la perdita di acqua per traspirazione. In conclusione, il metabolismo C4 rappresenta una strategia evolutiva avanzata che migliora la fotosintesi concentrando la CO ₂nelle cellule dove avviene il ciclo di Calvin, rendendo queste piante particolarmente adatte ad ambienti caldi e aridi.

IL METABOLISMO ACIDO DELLE CRASSULECEE

(CAM)

Il metabolismo acido delle Crassulacee (CAM) è una particolare variante della fotosintesi presente in piante adattate ad ambienti molto aridi e caldi , come deserti o zone con forte escursione termica. È tipico delle Crassulaceae (da cui il nome), ma si trova anche in altre piante come cactus (Opuntia) , ananas (Ananas comosus) e alcune orchidee. La caratteristica principale del metabolismo CAM è la separazione temporale delle fasi di fissazione della CO : le reazioni avvengono in momenti diversi della giornata₂ per ridurre la perdita d’acqua. Durante la notte , quando le temperature sono più basse e l’umidità è maggiore, gli stomi si aprono. In questa fase la CO ₂ entra nella foglia e viene fissata dalla PEP carbossilasi , formando un composto a 4 atomi di carbonio, come l’ ossalacetato , che viene poi trasformato in malato. Il malato viene accumulato nei vacuoli sotto forma di acido malico, da cui deriva il termine “acido”. Durante il giorno , invece, gli stomi si chiudono per evitare la perdita d’acqua. L’acido malico viene trasportato fuori dal vacuolo e decarbossilato , liberando CO₂ all’interno della cellula. Questa CO ₂ viene quindi utilizzata nel ciclo di Calvin , che avviene nei cloroplasti, producendo glucosio come nelle altre piante. Il principale vantaggio del metabolismo CAM è la forte riduzione della traspirazione , perché l’apertura degli stomi avviene di notte e non di giorno. Questo

rende le piante CAM particolarmente efficienti nel conservare acqua e quindi perfettamente adattate ad ambienti secchi e desertici. Dal punto di vista energetico, il metabolismo CAM è però più costoso rispetto al metabolismo C3, perché richiede energia aggiuntiva per accumulare e trasformare l’acido malico. In conclusione, il metabolismo acido delle Crassulacee è un adattamento evolutivo che consente alle piante di sopravvivere in ambienti aridi, grazie alla fissazione notturna della CO ₂e alla sua utilizzazione diurna, ottimizzando così il risparmio idrico senza rinunciare alla fotosintesi.

LA FOTORESPIRAZIONE: CRESCITA E SVILUPPO

DELLA CELLULA

Fotorespirazione La fotorespirazione è un processo metabolico che avviene nelle piante durante la fotosintesi e rappresenta una sorta di “fotosintesi inefficiente”, perché consuma energia e riduce la produzione di zuccheri. Si verifica quando l’enzima RuBisCO , invece di legare la CO ₂(come nella fotosintesi normale), lega l’ ossigeno (O )₂. Questo avviene soprattutto in condizioni di alta temperatura , bassa concentrazione di CO₂ e stomi chiusi (quindi scarsa disponibilità di anidride carbonica). Quando la RuBisCO utilizza l’ossigeno, si forma un composto che non porta alla produzione di zuccheri, ma a una serie di reazioni che coinvolgono cloroplasti, perossisomi e mitocondri. Il risultato finale è la perdita di carbonio sotto forma di CO₂ , senza produzione di energia utile. Per questo motivo la fotorespirazione è considerata un processo sfavorevole per la pianta , perché:  consuma ATP,  consuma potere riducente,  riduce la produzione di glucosio. Tuttavia, ha anche un possibile ruolo di protezione : può aiutare a prevenire danni alle cellule quando c’è eccesso di luce e poco CO ₂disponibile. Crescita e sviluppo della cellula vegetale La crescita della cellula vegetale è l’aumento irreversibile delle sue dimensioni e avviene principalmente grazie a due processi: divisione cellulare (mitosi) e distensione cellulare. Nelle cellule vegetali, la crescita è strettamente legata al comportamento del vacuolo centrale. Durante lo sviluppo, il vacuolo aumenta di volume accumulando acqua e sostanze, esercitando pressione contro la parete cellulare. Questo fenomeno contribuisce all’allungamento della cellula e alla sua espansione.

I tessuti adulti o definitivi derivano invece dalla differenziazione dei meristemi e hanno perso la capacità di dividersi. Si specializzano in funzioni diverse e si dividono in vari tipi:  Tessuti di rivestimento (dermici) : come l’epidermide, che protegge la pianta e regola gli scambi gassosi tramite gli stomi.  Tessuti fondamentali (parenchimi) : svolgono funzioni di fotosintesi, riserva e riempimento. Ad esempio il parenchima clorofilliano nelle foglie.  Tessuti meccanici (di sostegno) : come collenchima e sclerenchima, che conferiscono rigidità e sostegno alla pianta.  Tessuti conduttori (vascolari) : xilema e floema, che trasportano rispettivamente linfa grezza (acqua e sali minerali) e linfa elaborata (sostanze organiche prodotte dalla fotosintesi). L’organizzazione dei tessuti permette alle piante di formare organi specializzati , come radici, fusto e foglie, ciascuno con funzioni specifiche ma interconnessi tra loro. In conclusione, l’organizzazione cellulare nelle piante parte da cellule semplici che, attraverso la differenziazione, danno origine a tessuti specializzati. Questi tessuti lavorano in modo coordinato per formare organi complessi, garantendo crescita, sostegno, nutrizione e sopravvivenza dell’intero organismo vegetale