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seconda guerra mondiale, Dispense di Storia

L'ideologia del nazismo e la sua applicazione in Germania durante il governo di Hitler. Vengono analizzati i concetti di Volk, purezza razziale, Lebensraum e la discriminazione degli ebrei. Viene descritto il processo di eliminazione degli oppositori del nazismo e la repressione attraverso i campi di concentramento. Viene inoltre analizzata la politica estera di Hitler e la formazione dell'Asse Roma-Berlino. Infine, viene sottolineata la differenza tra il nazismo e gli altri regimi totalitari.

Tipologia: Dispense

2021/2022

In vendita dal 03/08/2022

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Hitler espose il suo progetto del Mein Kampf (la mia Battaglia) per un governo autoritario e per la
grandezza della Germania. Già alla metà degli anni Venti, Hitler aveva teorizzato una società politica
basata sul concetto di Volk (popolo). Lo stato era concepito come una “comunità di popolo” fondata
sulla purezza biologica, cioè sulla razza dei suoi appartenenti. La condizione imprenscindibile per
rinnovare la potenza della Germania era a suo parere l’omogeneità razziale dei tedeschi (ariani).!
Il diffondersi del nazionalismo e del razzismo finì per giustificare il dominio coloniale dell’ “uomo
bianco” sui “popoli inferiori”. !
Si diffuse così un’immagine stereotipata dell’uomo ariano e gli abitanti del Nord-Europa furono
considerati i discendenti di un’antica razza superiore alle altre. Tutti gli altri dovevano perciò essere
espulsi dalla comunità di popolo.!
Hitler considerava un elemento di debolezza la presenza della comunità ebraica, importante
soprattutto nell’impegno economico. !
Il progetto di purificazione ha altri due elementi:!
Il ricongiungimento all’interno dei confini della Germania delle popolazioni di lingua tedesca!
La conquista di uno “spazio vitale” (Lebensraum) !
Questo piano prevedeva l’ “evacuazione” di ebrei e slavi. In questo modo la Germania avrebbe
rafforzato i suoi confini orientali per difendersi da qualsiasi possibile tentativo di espansione da parte
del comunismo bolscevico. !
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Nel corso delle campagne elettorali nessuno considerò mai seriamente l’idea di Hitler. Una volta giunto
al governo egli diede il via alla sua volontà di rovesciare il sistema parlamentare. Una volta ottenuta la
carica di Cancelliere, Hitler chiese a Hindenburg lo scioglimento immediato del Reichstag e di indurre
nuove elezioni. A febbraio lo storico edificio del Reichstag andò distrutto in un incendio. È probabile
che i colpevoli dell’attentato furono i nazisti, ma essi riversarono comunque la responsabilità ai
comunisti, spingendo così Hindenburg a firmare un decreto d’urgenza che sospendeva i diritti dei
cittadini. !
Alle elezioni la Nsdap prese il 44% dei voti, non raggiungendo comunque la maggioranza assoluta. Per
raggiungere ciò i deputati furono minacciati di violenze personali e in questo modo Hitler ottenne
l’appoggio dei cattolici per il varo di una legge che gli conferì i pieni poteri per quattro anni,
cancellando la democrazia tedesca.!
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Ebbe così iniziò l’opera di “allineamento”:!
La Costituzione fu sospesa!
I sindacati e i partiti furono sciolti!
I governi furono sciolti e le autonomie locali sacrificate in nome dell’accentramento amministrativo !
Si tennero in seguito nuove elezioni politiche, cui nessun oppositore del nazismo potè partecipare: la
Nsdap ottenne il 92%. !
Quando Hindenburg morì, Hitler diventò capo del Paese, del governo e delle forze armate. La carica di
presidente fu sostituita dal titolo di Führer, per non mancare di rispetto a Hindenburg, e capo del Terzo
Reich.!
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Nel 1934 Hitler si liberò di ogni possibile oppositore al nazismo. A preoccuparlo erano le SA e quindi
egli ne ordinò l’eliminazione violenta nella cosiddetta “notte dei lunghi coltelli”, approfittando di
eliminare tutti coloro che lo avevano ostacolato.!
A eseguire gli ordini furono le SS, che diressero le Gestapo (polizia segreta) e i campi di !
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Hitler'FihreidellaGermanida
Repressione
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Hitler espose il suo progetto del Mein Kampf (la mia Battaglia) per un governo autoritario e per la

grandezza della Germania. Già alla metà degli anni Venti, Hitler aveva teorizzato una società politica

basata sul concetto di Volk (popolo). Lo stato era concepito come una “comunità di popolo” fondata

sulla purezza biologica, cioè sulla razza dei suoi appartenenti. La condizione imprenscindibile per

rinnovare la potenza della Germania era a suo parere l’omogeneità razziale dei tedeschi (ariani).

Il diffondersi del nazionalismo e del razzismo finì per giustificare il dominio coloniale dell’ “uomo

bianco” sui “popoli inferiori”.

Si diffuse così un’immagine stereotipata dell’uomo ariano e gli abitanti del Nord-Europa furono

considerati i discendenti di un’antica razza superiore alle altre. Tutti gli altri dovevano perciò essere

espulsi dalla comunità di popolo.

Hitler considerava un elemento di debolezza la presenza della comunità ebraica, importante

soprattutto nell’impegno economico.

Il progetto di purificazione ha altri due elementi:

  • Il ricongiungimento all’interno dei confini della Germania delle popolazioni di lingua tedesca
  • La conquista di uno “spazio vitale” (Lebensraum)

Questo piano prevedeva l’ “evacuazione” di ebrei e slavi. In questo modo la Germania avrebbe

rafforzato i suoi confini orientali per difendersi da qualsiasi possibile tentativo di espansione da parte

del comunismo bolscevico.

Nel corso delle campagne elettorali nessuno considerò mai seriamente l’idea di Hitler. Una volta giunto

al governo egli diede il via alla sua volontà di rovesciare il sistema parlamentare. Una volta ottenuta la

carica di Cancelliere, Hitler chiese a Hindenburg lo scioglimento immediato del Reichstag e di indurre

nuove elezioni. A febbraio lo storico edificio del Reichstag andò distrutto in un incendio. È probabile

che i colpevoli dell’attentato furono i nazisti, ma essi riversarono comunque la responsabilità ai

comunisti, spingendo così Hindenburg a firmare un decreto d’urgenza che sospendeva i diritti dei

cittadini.

Alle elezioni la Nsdap prese il 44% dei voti, non raggiungendo comunque la maggioranza assoluta. Per

raggiungere ciò i deputati furono minacciati di violenze personali e in questo modo Hitler ottenne

l’appoggio dei cattolici per il varo di una legge che gli conferì i pieni poteri per quattro anni,

cancellando la democrazia tedesca.

Ebbe così iniziò l’opera di “allineamento”:

  • La Costituzione fu sospesa
  • I sindacati e i partiti furono sciolti
  • I governi furono sciolti e le autonomie locali sacrificate in nome dell’accentramento amministrativo

Si tennero in seguito nuove elezioni politiche, cui nessun oppositore del nazismo potè partecipare: la

Nsdap ottenne il 92%.

Quando Hindenburg morì, Hitler diventò capo del Paese, del governo e delle forze armate. La carica di

presidente fu sostituita dal titolo di Führer , per non mancare di rispetto a Hindenburg, e capo del Terzo

Reich.

Nel 1934 Hitler si liberò di ogni possibile oppositore al nazismo. A preoccuparlo erano le SA e quindi

egli ne ordinò l’eliminazione violenta nella cosiddetta “notte dei lunghi coltelli”, approfittando di

eliminare tutti coloro che lo avevano ostacolato.

A eseguire gli ordini furono le SS, che diressero le Gestapo (polizia segreta) e i campi di

Lideologiadelnazismopieni

poteri

a

Hitler

Hitler'FihreidellaGermanida

Repressione

concentramento. Nei Lager furono costretti ai lavori forzati i “diversi”, cioè tutti coloro che non si

uniformavano al nazismo.

Hitler diede avvio alla discriminazione degli ebrei. Nel 1935 vennero emanate le “Leggi di Norimberga”,

dove gli ebrei vennero definiti “razza inferiore” dal punto di vista biologico e sociologico. Gli ebrei

vennero privati della cittadinanza, del diritto al voto, della pratica professionale e dei loro beni. Furono

inoltre impediti i matrimoni misti.

La legge sulla cittadinanza escludeva dal godimento dei diritti non solo le razze “inferiori”, ma anche

tutti i potenziali oppositori del nazismo. Durante la “notte dei cristalli” del 1938 furono bastonati e

uccisi ebrei e incediate le sinagoghe.

La “soluzione finale” che venne adottata nel 1942-45 fu lo sterminio biologico-razziale di tutti gli

indesiderati.

Le Chiese si uniformarono al nazismo. Nel 1933 il Vaticano firmò un concordato che assicurava ai

cattolici la libertà di culto. La condanna degli orrori della dittatura giunse nel 1937, quando papa Pio XI

denunciò le violenze naziste.

Un esempio di uomo che seppe ribellarsi fu il teologo protestante Bonhoeffer, che morì impiccato in un

campo di concentramento. Grandi roghi in piazza mandarono in fumo libri e opere d’arte degli autori

sgraditi al nazismo.

In politica estera, il primo obiettivo di Hitler era restituire alla Germania la sua posizione di grande

potenza. Egli non aveva scrupoli nel denunciare l’ingiustizia dei trattati di pace e delle durissime

condizione imposte alla Germania.

Nel 1933 annunciò l’uscita della Germania dalla Società delle Nazioni.

Nel 1934 promosse un tentativo di colpo di stato dei nazisti austriaci, ma il mancato appoggio

dell’esercito e il movimento delle truppe italiane sul confine ne decretarono il fallimento.

Nel 1935 Hitler riarmò la Marina e l’esercito.

Nel 1936 la Germania occupò con le sue truppe la zona demilitarizzata della Renania. Nello stesso

anno si formò l’Asse Roma-Berlino: in cambio dell’accettazione dell’impresa etiope, Mussolini ritirò la

sua opposizione al nazismo.

I tre sistemi presentano significative differenze. Molti studiosi hanno sottolineato che il nazismo fu un

fenomeno sui generis.

Lo storico Mosse ha posto l’accento sul fatto che l’ampiezza della definizione di totalitarismo rischia di

diminuire le differenze, non solo tra fascismo e nazismo, ma anche tra fascismo e comunismo. Solo

nell’ideologia marxista è stata accettata l’idea che la rivoluzione bolscevica abbia assunto caratteri

totalitari.

Lo studioso polacco Pomian afferma che sono due i caratteri dei regimi in questione:

  • Sono dei regimi rivoluzionari, la cui legittimità risulta dal presentare la loro politica come

futurocentrica, cioè proiettata verso il futuro

  • Si contrappongono alla moderna democrazia, imponendo alle masse un credo comune tramite la

presentazione sia di esempi da ammirare (il capo) sia di bersagli da odiare

Lo storico Nolte afferma che il fascismo fu invece un fenomeno antimodernista e per nulla proiettato

verso il futuro. Secondo lui il fascismo nacque come reazione al comunismo-bolscevico, tanto che i

gulag sono considerati gli antecedenti dei Lager. La tesi di Nolte è stata accusata di cercare una

La

persecuzione

degliebrei

Le

Chiese

Lapolitica

estera

Paragone nazismo

fascismo e

comunismo testo

10.1 LA GUERRA IN SPAGNA

Nel 1936 in Spagna ci fu un'insurrezione popolare contro la repubblica guidata dal generale

Francisco Franco. L'insurrezione portò a una guerra civile che durò 3 anni. La superiorità

militare dei seguaci di Franco fu decisiva per l'esito della guerra e così il generale instaurò al

termine del conflitto un regime autoritario di destra.

La Spagna si trasformò nel campo di battaglia tra i regimi democratici e le dittature europee.

Il conflitto saldò il rapporto tra la Germania di Hitler e l'Italia del Duce, entrambi decisi ad

aiutare Franco. Mussolini per paura della nascita di un focolaio antifascista inviò un corpo di

spedizione mentre il Führer aveva l'obiettivo di testare i propri armamenti come carrarmati e

aerei. Possiamo infatti ricordare il disastro di Guernica, cittadina spagnola bombardata dai

raid tedeschi e immortalata su tela da Pablo Picasso.

Francia e Inghilterra decisero di non intervenire per paura di una vittoria comunista in Spagna

e formarono così il comitato di "non intervento". Gli aiuti alla repubblica spagnola arrivarono

dall'URSS e dalle Brigate internazionali, formate da volontari antifascisti gestite dal

Komintern con l'obiettivo di difendere l'Europa dal fascismo.

10.2 GLI ULTIMI DUE ANNI DI PACE IN EUROPA

La Germania firmò con Giappone e Italia il patto anti-Komintern.

Il Giappone dopo l'accordo lanciò un'offensiva in Cina conquistando la Manciuria con lo

scopo di creare un vasto impero asiatico.

Hitler seppe avvalersi della debolezza della Società delle Nazioni e della acquiescenza di

Francia e Germania stringendo l'alleanza con l'Italia instaurando l'asse Roma-Berlino. Ancora

una volta la scelta dei governi democratici fu scaturita dal timore dello scontro con le forze

tedesche. Tale atteggiamento viene definito politica dell'appeasement o "pacificazione". Il

primo ministro britannico Chamberlain e il presidente del consiglio francese Daladier

decisero di soddisfare le aggressive pretese di Hitler, la loro speranza era di evitare la guerra.

Il primo obiettivo dell'espansionismo tedesco era l'annessione dell'Austria. Così nel marzo del

1938 le truppe del Reich occuparono l'Austria. L'Anschluss (annessione) fu confermata da un

plebiscito popolare senza spargimenti di sangue.

Successivamente il Führer si concentrò sulla questione della minoranza tedesca dei Sudeti

presenti nei confini della Cecoslovacchia. Hitler richiese l'annessione dei Sudeti alla

Germania. Tali richieste del comandante tedesco aumentarono la paura della guerra sino alla

convocazione della conferenza di Monaco, che si svolse nel 1938 con la presenza del Regno

Unito, Francia, Italia e Germania ma non della Cecoslovacchia. Chamberlain e Daladier

concessero il territorio dei Sudeti alla Germania. L'annuncio dell'accordo fu visto come una

pacificazione e un allontanamento dalla guerra da tutti i paesi europei ("la pace del nostro

tempo").

La Germania si afferma dunque come "Stato guida" della destra europea. Così nel '

Mussolini decise di uniformare la sua politica interna a quella tedesca emanando

provvedimenti a discriminazione razziale (rastrellamenti). Nel 1939 il Duce intraprese una

politica espansionistica per emulare la Germania e estendere la propria influenza sui Balcani

occupando l'Albania. Il 22 maggio del 1939 Italia e Germania firmano il "Patto d'acciaio",

che trasforma l'asse Roma-Berlino in un'alleanza militare. Tale patto prevedeva che ciascuna

delle parti intervenisse obbligatoriamente a fianco dell'altra in caso di conflitto.

Hitler rivendicò Danzica e l'adesione della Polonia al patto Anti-Komintern sfruttando

l'instabilità internazionale. Questa volta Francia e Inghilterra si decisero a intervenire e

dichiararono che avrebbero difeso i confini della Polonia, abbandonando la politica

dell'appeasement e iniziando le trattative col paese da difendere e con l'URSS. Tuttavia le

trattative fallirono per la diffidenza tra i paesi democratici e il regime di Stalin.

Il leader russo scelse così di cedere alle proposte del Führer e nell'agosto del 1939 la

Germania e l'Unione Sovietica firmarono il patto di non aggressione Molotov-Ribbentrop.

L'accordo metteva Hitler al sicuro da una guerra su due fronti e all'URSS la sicurezza sulla

propria frontiera occidentale e la possibilità di espandersi. Il patto coinvolgeva due regimi che

incarnavano idee opposte e fu l'eliminazione dell'ultima opportunità di contenere

l'aggressività hitleriana tramite vie diplomatiche. Hitler riversò le sue divisioni corazzate in

Polonia il 1°settembre del 1939 e due giorni dopo, il 3 settembre Francia e Regno Unito

dichiararono guerra alla Germania, l'Italia proclamò la sua non belligeranza. La Seconda

guerra durò sei anni, dal 1° settembre 1939 al 2 settembre 1945.

1939: L'assalto alla Polonia mise la popolazione in condizioni disastrose. Il 18 settembre la

guerra nel paese era terminata senza l'intervento di Francia e Inghilterra.

I successi conseguiti da Hitler nel corso della prima parte della WW2 erano frutto di una

nuova tattica di combattimento detta Blitzkrieg (guerra lampo), concepita per accorciare il

tempo delle campagne militari assicurando il rapido controllo dei terreni conquistati. Gli

eserciti europei si trovano impreparati a fronteggiare questa nuova tattica di guerra. Nello

stesso anno l'Italia si trovava impreparata alla guerra nonostante la firma del Patto d'acciaio.

L'esercito mancava di carri armati pesanti, l'artiglieria era quella della prima guerra mondiale

e l'aviazione non poteva reggere il confronto con quella europea, solo la marina poteva

considerarsi efficiente. Così con il consenso di Hitler, il Duce nel Settembre del 1939 dichiara

la "non belligeranza" italiana.

1940: Nei primi mesi del 1940 i tedeschi annetterono Danimarca e Norvegia così da

assicurarsi il controllo del mar Baltico. L'URSS impose contemporaneamente il proprio

protettorato sulla Finlandia annettendo parte del territorio del paese. Tuttavia in questi primi

mesi di guerra non accadde nulla di rilevante, si parla dunque di drôle de guerre ossia "strana

guerra" poiché tutto sembrava rimanere in sospeso. La situazione cambiò quando l'esercito

tedesco attaccò Belgio, Paesi Bassi e Francia, il cui esercito era posto sul confine detto linea

Maginot e fu travolto in poco tempo. Le forze alleate inglesi dovettero ritirarsi lasciando in

Francia il loro armamento. I francesi dovettero capitolare e firmarono il 22 giugno del 1940

l'armistizio per volere del Fhürer. La Francia venne divisa in territorio settentrionale e

atlantico sotto la diretta amministrazione tedesca, mentre il sud conservò un'autonomia

solamente formale.

L'unica forza che si opponeva alla Germania nazista era l'Inghilterra, guidata da Winston

Churchill che rifiutava ogni possibile compromesso di pace. Hitler allora progettò nell'estate

del '40 l'invasione delle isole britanniche, ma dovette desistere perché la sua aviazione

militare non riuscì a piegare la resistenza della Royal Air Force. Senza il controllo dei cieli

diventò impossibile per i tedeschi condurre con successo un'avanzata via terra. Così in

inverno Hitler decise di intensificare i bombardamenti contro gli inglesi per indurli alla resa

incontrarono a bordo di un incrociatore vicino l'isola di Terranova dove firmarono una

dichiarazione nota come Carta Atlantica ove erano illustrati i principi di democrazia, libertà e

cooperazione tra Stati che avrebbero regolato il mondo dopo la conclusione del conflitto.

Spostandoci verso oriente, il Giappone, già membro del patto anti-Komintern aveva aderito al

Patto d'acciaio, diventato così Patto Tripartito (asse Roma-Berlino-Tokyo). La politica

espansionistica nipponica in Cina aveva provocato ulteriori inasprimenti nei rapporti con gli

USA che avevano sospeso le forniture di materie prime indispensabili alle industrie

nipponiche (come le sanzioni che sta facendo ora la Nato contro la Russia). Così il governo

giapponese decise di progettare un attacco agli statunitensi. Il 7 dicembre 1941 aerei decollati

dalle navi nipponiche bombardarono la flotta americana nel pacifico a Pearl Harbor. In

risposta gli USA dichiararono insieme al Regno Unito guerra al Giappone, e dunque

Germania e Italia fecero lo stesso nei loro confronti. La guerra diventa mondiale.

1942: La firma della Carta Atlantica aveva posto le basi per la conferenza del 1942 che si

concluse con la dichiarazione delle "Nazioni Unite", un'alleanza antifascista composta da 26

Stati che si impegnarono a sconfiggere le forze nemiche. Le forze statunitensi ebbero i primi

grandi successi contro i giapponesi nelle battaglie aereo-navali del Mar dei Coralli e delle

Isole Midway, inoltre con lo sbarco di Guadalcanal occuparono una base essenziale per le

future operazioni militari in Nuova Guinea.

La più grave conseguenza dell'intervento statunitense fu il fallimento del Blitzkrieg. Tuttavia

nel 1942 l'Europa continentale restava ancora nelle mani di Hitler. Nella primavera del 1942

l'esercito tedesco tentava nuovamente l'attacco. L'offensiva a sud-est aveva un solo obiettivo:

privare Stalin del suo territorio e delle sue risorse per costringerlo alla resa. L'attacco fu

travolgente con l'intenzione di raggiungere i pozzi petroliferi del Caucaso in direzione di

Stalingrado, l'avanzata tedesca rappresentò il punto di massima penetrazione della Germania

in Oriente, il piano dei tedeschi era molto complicato: creare una gigantesca manovra a

tenaglia per raggiungere Iran e Iraq attraverso il Caucaso così da ricongiungersi alle truppe

italo-tedesche provenienti dall'Egitto e con quelle Giapponesi, conquistando con una sola

manovra Asia, Africa e Europa. Tuttavia i sovietici intrapresero una grande manovra di

accerchiamento e i tedeschi non riuscirono a rompere le loro linee. Alle fine all'inizio del

1943 per via di fame, malattia e freddo i soldati tedeschi furono costretti ad arrendersi. Su

tutto il fronte orientale la Germania e i suoi alleati arretravano.

Nell'estate del 1942 gli italiani e l'Africakorps erano penetrati in Egitto arrivando ad

El-Alamein dando così l'impressione di poter raggiungere il Canale di Suez. La mancanza di

uomini e rifornimenti blocco tuttavia l'avanzata e il 23 ottobre l'armata inglese lanciò la

controffensiva ad El-Alamein costringendo gli italo-tedeschi alla ritirata e all'abbandono

dell'Africa, ormai in mano ai britannici. Le forze dell'asse avevano perso per sempre il

controllo del Mediterraneo.

1943: ( La guerra dichiarata da Mussolini alterò profondamente la vita sociale, politica ed

economica dell'Italia. La partecipazione al conflitto si risolse in un disastro. Le truppe non

riuscirono a condurre una "guerra parallela" per via della carenza di armi più moderne,

dell'addestramento inadeguato e inoltre l'incapacità dei comandi impedì vittorie significative.

L'Italia dovette costantemente ricorrere all'aiuto tedesco anche se l'andamento sui fronti della

Grecia, dell'Africa e della Russia fu comunque disastroso. La ritirata in Russia e quella sul

fronte africano causarono il veloce sgretolamento del consenso del Duce.)

Nel gennaio 1943 l'avanzata dell'armata russa oltre Stalingrado spinse gli italiani alla fuga.

Migliaia di soldati dovettero attraversare le distese ghiacciate della Russia e morirono per via

del freddo, della fame e delle ferite. In Italia la situazione peggiore nel corso del '43 a causa

dei bombardamenti massicci sulle maggiori città. Il fronte interno mostrò segnali di

cedimento. Ricordiamo gli scioperi operai di marzo 1943, motivati da ragioni economiche e

trasformati in manovre politiche contro la guerra e il fascismo. Il 10 luglio 1943 gli alleati

statunitensi e inglesi sbarcarono in Sicilia e in poco tempo conquistarono l'isola. Durante una

seduta del Gran Consiglio fascista, venne richiesto al re (ovviamente non da parte dei fascisti)

il ripristino della legalità costituzionale e la riassunzione da parte della corona delle proprio

prerogative. Così il 25 luglio Mussolini fu arrestato e imprigionato sul Gran Sasso, cadde il

fascismo. Il governo fu affidato a Pietro Badoglio che dichiarò sciolto il fascismo e annunciò

la continuazione della guerra a favore dei nazisti. Tuttavia intraprese negoziati segreti con gli

anglo-americani.

I tedeschi avevano già formulato l'"Operazione Achse" per neutralizzare le forze armate

italiane nel caso del crollo del regime fascista e di un abbandono dell'alleanza da parte degli

italiani. Il governo Badoglio sperando che l'appoggio anglo-amricano tutelasse governo e

monarchia accettò al termine delle trattative segrete con gli alleati la firma dell'armistizio.

L'annuncio dell'uscita dalla guerra da parte dell'Italia fu dato l'8 settembre. Il re, la sua corte e

Badoglio abbandonarono Roma mentre i tedeschi portarono a compimento l'"Operazione

Achse". Il centro nord della penisola cadde nella mani dei nazisti che liberarono Mussolini e

lo misero a capo di un nuovo regime: La Repubblica sociale italiana con capitale a Salò. Il

meridione era invece nelle mani degli alleati e sotto la giurisdizione del Regno del Sud di

Vittorio Emanuele III.

La Resistenza italiana ebbe il suo preludio militare nella difesa di Roma e nelle "Quattro

giornate di Napoli" in cui il popolo reagì contro i tedeschi costringendoli all'abbandono. Il 9

settembre si formò il Comitato di liberazione nazionale (CLN), un organo clandestino che

chiamava gli italiani alla resistenza contro le forze tedesche, ebbe inizio così la Resistenza

che fu una guerra di liberazione nazionale e di rinnovamento politico e sociale ma anche una

guerra civile. Il 13 ottobre Badoglio dichiarò guerra alla Germania e partecipò con le proprio

forze armate alla liberazione della nazione. La Repubblica di Salò raccolse i consensi non

solo dei fascisti più anziani ma anche di molti giovani. La violenza di questo neofascismo

contro la Resistenza e gli ebrei italiani fu immensa. Il fanatismo antiebraico fu sancito nella

carta costituente di Salò scritta a Verona. La cittadinanza agli ebrei venne revocata e vennero

inviati verso i campi di concentramento, questa fu la fase più acuta della persecuzione

antisemita. Anche in Italia ci furono campi di concentramento e sterminio, ne è un esempio la

risiera San Sabba di Trieste.

1944: Dopo la battaglia di Stalingrado apparve evidente che la sconfitta dei nazisti da parte

dell'URSS era solo questione di tempo. Ci fu dunque una lenta ma inesorabile avanzata dei

sovietici. Un aiuto fondamentale all'URSS venne dato dal fronte italiano. In Italia gli

anglo-amricani liberarono Roma nel giugno 1944.

e il 9 agosto su Nagasaki. Truman scelse questa via, pensano gli storici, per risparmiare

vittime all'esercito americano e per intimidire l'URSS, altra grande vincitrice del conflitto.

Con l'ingresso in guerra contro il Giappone anche dei sovietici l'impero orientale si piegò alla

capitolazione. La resa, fu firmata il 2 settembre 1945 e sancì la fine della Seconda guerra

mondiale.

L’attuazione della “soluzione finale” provocò il più drammatico degli stermini della popolazione civile.

Gli ebrei di ogni paese conquistato furono sottoposti alla stessa procedura subita in Germania. In un

secondo momento, gli ebrei furono rinchiusi nei ghetti polacchi oppure deportati nei numerosi campi di

concentramento. In quest’ultimi erano costretti ai lavori forzati e andavano incontro alla morte per

sfinimento, malattie, freddo e denutrizione.

Gli ebrei venivano selezionati all’arrivo, dividendoli in coloro che erano ancora in grado di lavorare dagli

altri, destinati invece a morire nelle camere a gas e nei forni crematori.

Si trattò di un vero e proprio genocidio, cioè la cancellazione di un intero popolo, e di un etnocidio,

cioè la distruzione di un patrimonio culturale. Questo fenomeno è passato alla storia come Olocausto

oppure Shoah. Nei campi di concentramento furono non solo ebrei, ma anche quelli che erano

considerati “sub uomini”.

La Resistenza italiana si avvalse di un lungo processo di maturazione politica che coinvolse un numero

sempre più grande di cittadini. Nel 1943 si raggrupparono sulle montagne dell’Italia centro-

settentrionale formazioni di combattenti volontari, che si opponevano ai tedeschi con azioni di

sabotaggio e guerriglia.

Nelle file dei partigiani le brigate più numerose furono quelle comuniste, chiamate Brigate Garibaldi, e

quelle azioniste, chiamate Brigate di Giustizia e Libertà.

La Resistenza assunse valori diversi:

  • Per la sinistra, la guerra di resistenza assumeva un aspetto di classe, poiché doveva servire a

rivoluzionare i rapporti sociali esistenti

  • Per i moderati, la Resistenza appariva appariva come una “guerra patriottica” volta a salvare il Paese

dalla dominazione nazi-fascista

I partigiani combatterono contro le truppe regolari della Repubblica sociale italiana, le quali

considerava i partigiani stessi traditori dell’alleanza Italia-Germania.

La responsabilità dello scoppio della guerra ricadde sul nazismo e questo giudizio è stato confermato

dalla storiografia. Oggi molti storici ricollocano la Seconda guerra mondiale in un più ampio conflitto

ideologico, che nel Novecento coinvolse regimi democratici, comunisti e fascisti. Tuttavia, nessuno

storico può affermare che nulla di tutto ciò sarebbe accaduto se non ci fosse stato il nazismo.

La certezza delle colpe tedesche fu al centro del processo di Norimberga (1945-46) che vide imputati

gli alti gerarchi del nazismo. Gli alleati decisero di processarli e di sottoporli a giudizio del Tribunale

militare internazionale (Imt), una corte composta da magistrati americani, inglesi, francesi e sovietici.

I capi d’imputazione furono quattro:

  • Complotto politico
  • Crimini contro la pace —> violazione dei trattati internazionali e scatenamento di una guerra di

aggressione

  • Crimini di guerra —> violazione delle convenzioni internazionali
  • Crimini contro l’umanità—> persecuzione e sterminio degli ebrei

La difesa degli imputati si basò su due tesi:

  • Rifiuto di riconoscere la legittimità della corte, perché formata da Paesi che si erano comunque

macchiati di gravi atrocità di guerra

  • I militari e i funzionari civili erano obbligati ad obbedire agli ordini ricevuti

Il processo si concluse con la condanna degli imputati a morte o a pene detentive. In occasione del

processo di Norimberga furono affermati due principi:

  • L’impossibilità di sfuggire alla responsabilità individuale

Il genocidio degli

ebrei

LaResistenzaitaliaderesponsabilitàdellague

Subito dopo la caduta del fascismo il 25 luglio 1943, si formò il governo provvisorio guidato da

Badoglio e i partiti tornarono all’opera nel comitato di liberazione nazionale. Vittorio Emanuele III era

considerato il primo responsabile dell’avvento del fascismo e nel 1944 il comitato chiese l’abdicazione

immediata del sovrano e la convocazione di un’assemblea costituente, la quale però si scontrò con

l’opposizione di Badoglio.

Con la “svolta di Salerno“ Togliatti, segretario del partito comunista, sostenne che la necessità era

quella di lottare tutti insieme per sconfiggere il fascismo e il nazismo. Vittorio Emanuele III allora si fece

da parte in favore del figlio Umberto e i partiti decisero di rinviare l’esame della questione istituzionale.

Nel 1944 nacque un nuovo governo Badoglio. I partiti politici d’emergenza erano:

  • Democrazia cristiana guidata da De Gasperi, politicamente moderata e interclassista (composta da

diverse classi sociali)

  • Partito comunista italiano guidato da Togliatti, il quale chiedeva all’Italia una democrazia antifascista

e progressiva

  • Partito socialista italiano guidato da Nenni, il quale difendeva gli interessi della classe lavoratrice
  • Partito d’azione che voleva un’Italia progressista e capace di tutelare gli interessi dell’intera

cittadinanza

  • Partito liberale Italiano, al quale vi aderirono Croce e Einaudi
  • Partito repubblicano Italiano
  • Partito monarchico

Il figlio di Vittorio Emanuele III, Umberto, assunse il titolo di luogotenente del regno.

Contemporaneamente Badoglio si ritirò e nacque un nuovo governo guidato da Bonomi. Con un

decreto egli stabilì che dopo la guerra un referendum popolare avrebbe deciso il futuro istituzionale

dell’Italia: i cittadini avrebbero scelto tra monarchia e repubblica. Venne creata un’assemblea

costituente, incaricata di dare al nuovo Stato la sua legge fondamentale.

La situazione economica dell’Italia alla fine della seconda guerra mondiale era gravissima. Per le strade

prosperava il mercato illegale della “borsa nera“ (mercato clandestino dei generi alimentari di cui il

governo aveva ordinato il razionamento). L’inflazione elevatissima riduceva quasi a zero il valore della

lira e dunque il potere d’acquisto dei salari e stipendi. La disoccupazione si impennò e il numero dei

senzatetto era altissimo. A sostenere l’Italia arrivarono gli aiuti economici degli USA.

In Italia si assisteva a una spaccatura politico-geografica del paese:

  • Le forze moderate prevalevano al sud, poiché non erano stati scalfiti dal fascismo
  • Le forze di sinistra prevalevano al Nord, dove si diffondevano le idee politiche e gli stili di vita più

moderni.

Nel giugno 1945 nacque il primo governo del dopo guerra guidato da Parri, esponente del partito

d’azione. L’alta tensione tra le forze di destra e di sinistra portarono già alla sua caduta nel dicembre

dello stesso anno. Il successore fu De Gasperi, il quale ebbe principalmente due compiti:

  • Fornire una soluzione alla questione istituzionale
  • Guidare il paese nell’opera di ricostruzione economica

Subito dopo l’abdicazione, il figlio del sovrano diventò re con il nome di Umberto II. Il 2 giugno 1946 gli

italiani furono chiamati a scegliere in un referendum istituzionale se mantenere la monarchia o dare vita

a una nuova Repubblica. La Repubblica conquistò la maggioranza dei voti e lo stesso giorno si tennero

le elezioni per l’assemblea costituente.

Dai

governi

Badoglio

alla

fine

della

guerra

La

nascita

della

Repubblica

Allo scoppio della guerra fredda tra USA e Russia, si inasprirono sempre di più le tensioni interne. La

democrazia cristiana appoggiava la politica statunitense, mentre il partito comunista le scelte

sovietiche. Le tensioni tra i membri del governo esplosero e il risultato di tutto ciò fu l’esclusione di

comunisti e socialisti dall’esecutivo.

Per risolvere i problemi economici dell’Italia e riavviare il mercato, Einaudi varò alcune misure

deflazionistiche, come il contenimento dei prezzi e salari, che comportarono la caduta dell’inflazione.

La costituzione entrò in vigore il 1 gennaio 1948. Questa è composta da 139 articoli:

  • Articoli 1-12 —> principi fondamentali
  • Articoli 13-54 —> diritti e doveri dei cittadini
  • Articoli 55-139 —> ordinamento della Repubblica

Diritti inviolabili = sono diritti assoluti, ovvero garantiti verso chiunque, e indisponibili, cioè non possono

essere irrinunciabili e venduti

Diritti inalienabili = i diritti che devono essere riconosciuti ad ogni persona per il solo fatto di

appartenere al genere umano, indipendentemente dalle origini, appartenenze o luoghi ove la persona

stessa si trova.

Tra i diritti inalienabili troviamo:

  • Diritti politici —> elettorato attivo e passivo, partecipazione alla vita politica
  • Diritti civili —> identità, onore, pensiero, religione
  • Diritti sociali —> lavoro, alloggio, salute, istruzione

L’entrata in vigore della costituzione consentì di fissare le prime elezioni politiche il 18 aprile 1948. Il

risultato fu lo straordinario successo della democrazia cristiana. Il partito comunista italiano rimase

imprigionato nello stereotipo che vedeva i comunisti inadatti a governare.

Le elezioni del 2 giugno sono state particolarmente importanti anche perché si è trattato del

primo voto libero dopo vent’anni di dittatura e sono le prime elezioni a suffragio universale, in

quanto il diritto di voto venne esteso anche alle donne.

La Costituzione è la legge fondamentale di uno Stato che si occupa dell’organizzazione e della

divisione dei poteri dello Stato, e di regolare i diritti e i doveri fondamentali dei cittadini.

I componenti dell’Assemblea, che doveva creare la nuova legge fondamentale, erano uniti da ideologie

comuni, come i valori di libertà e tolleranza che avevano caratterizzato la Resistenza. I padri costituenti

aspiravano a dare al paese un assetto fondato su basi democratiche, come la convivenza nazionale.

Per modificare la Costituzione occorre una legge costituzionale che deve essere approvata da

larghissime maggioranze parlamentari. L’autorizzazione definitiva è chiesta al popolo attraverso un

referendum.

Alcune parti della Costituzione sono immodificabili, per esempio la forma di governo repubblicana e le

norme costituzionali che stabiliscono principi fondamentali e libertà fondamentali della persona.

Il principio lavorista è inteso sia come strumento di realizzazione della personalità umana, sia come il

diritto e il dovere di partecipare e contribuire al progresso della società.

Democrazia indiretta = il potere di prendere decisioni spetta al popolo, attraverso alcune persone

scelte con le elezioni

Democrazia diretta = referendum, proposte di leggi e petizioni

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