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nazismo hitler e cose brutte, Appunti di Storia

nazismo hitler e cose antipatiche

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 28/11/2023

zangtumbtumb
zangtumbtumb 🇮🇹

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Il nazismo è stato definito un sistema politico totalitario . Cosa significa? Che il partito
nazista e il suo capo, Adolf Hitler, riuscirono a dominare in modo completo e totale la società
tedesca, la sua politica, la sua cultura, l’economia, nonché la vita (e come vedremo anche la
morte) dei tedeschi per un lungo periodo: parliamo infatti di un dominio assoluto che dal
1933 costituisce una delle più grandi sfide alla democrazia e al liberalismo. Ciò che
il nazismo voleva era la morte di ogni teoria, di ogni pensiero libero. Il volere del proprio
leader carismatico Adolf Hitler era l’unica ispirazione dei tedeschi nella Germania nazista.
Il nazismo traeva ispirazione dal fascismo, riproponendo e rielaborando molti elementi del
modello fascista, ma portandoli a conseguenze più estreme. In ultima analisi, ciò che Adolf
Hitler (e quindi il nazismo) voleva più di ogni altra cosa era l’eliminazione di tutti i nemici del
popolo ‘ariano’.
Il suo primo contatto con il Partito dei Lavoratori Tedeschi, una formazione antisemita e
nazionalista, è nel 1919: con loro Adolf Hitler inizia a sviluppare doti di grande oratore,
denunciando l’ingiustizia del trattato di Versailles.
Hitler stava diventando una vera e propria sensazione: pur di sentirlo parlare, un buon
numero di tedeschi si iscriveva al suo partito. Un partito che si stava evolvendo in fretta: nel
1921 cambia nome, ed è ormai ufficialmente la NSDAP, Partito Nazional Socialista dei
Lavoratori Tedeschi - in altre parole il partito nazista, che già allora riconosce Hitler come
leader. In una Germania in condizioni economiche disastrose, nel 1923, il partito conta
già 56.000 membri, e moltissimi sostenitori.
Tra l’8 ed il 9 novembre del 1923 Adolf Hitler, che all’epoca ammirava molto Mussolini, tenta
di coinvolgere il governo Bavarese in un’impresa ispirata alla Marcia su Roma: il putsch di
Monaco. Il tentativo è anche ricordato come Putsch della birreria, essenzialmente perché
partiva da un’enorme birreria situata al centro della città bavarese, dove si stava svolgendo
un comizio di Gustav von Kahr, un vecchio politico reazionario. Il piano di Adolf Hitler era
semplice: entrare nella birreria durante il comizio, aizzare la folla, occupare i palazzi del
potere, e poi marciare verso Berlino con l’appoggio dell’esercito, dello stesso von Kahr e
delle forze di polizia.
Adolf Hitler era sicuro dell’appoggio di Ludendorff, un generale della Prima Guerra
Mondiale piuttosto influente, ma non quello di von Kahr, tantomeno poteva fidarsi in quel
momento delle forze dell’ordine. Seguito da una ventina di seguaci, tenta comunque
l’impresa, irrompendo nella birreria con una pistola, gridando e proclamando l’inizio di una
‘rivoluzione nazionale’. Tra i 2.000 ed i 3.000 nazisti il mattino dopo marciano verso il
ministero della difesa bavarese, ma vengono fermati dai poliziotti in uno scontro a fuoco: c’è
qualche morto, 4 poliziotti e 16 nazisti.
Adolf Hitler è nei guai: non soltanto ha subito una lussazione alla spalla, ma è
anche ricercato per tradimento. Si rifugia per un po’ in casa di un amico, ma viene presto
trovato e arrestato. Al processo l’accusa è piuttosto grave: alto tradimento. Ma il processo è
anche un ottimo teatro per i comizi di Hitler, che parlerà personalmente in difesa di
stesso. Tutto ciò che dice viene stampato sui giornali, e la sua popolarità durante il processo
aumenta. Alla fine se la caverà con una pena relativamente leggera: cinque anni di prigione,
peraltro in una prigione relativamente comoda. Qui Adolf Hitler resterà in realtà per meno di
un anno, durante il quale potrà ricevere visitatori e rispondere alle lettere dei suoi
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Il nazismo è stato definito un sistema politico totalitario. Cosa significa? Che il partito nazista e il suo capo, Adolf Hitler, riuscirono a dominare in modo completo e totale la società tedesca, la sua politica, la sua cultura, l’economia, nonché la vita (e come vedremo anche la morte) dei tedeschi per un lungo periodo: parliamo infatti di un dominio assoluto che dal 1933 costituisce una delle più grandi sfide alla democrazia e al liberalismo. Ciò che il nazismo voleva era la morte di ogni teoria, di ogni pensiero libero. Il volere del proprio leader carismatico Adolf Hitler era l’unica ispirazione dei tedeschi nella Germania nazista. Il nazismo traeva ispirazione dal fascismo, riproponendo e rielaborando molti elementi del modello fascista, ma portandoli a conseguenze più estreme. In ultima analisi, ciò che Adolf Hitler (e quindi il nazismo) voleva più di ogni altra cosa era l’eliminazione di tutti i nemici del popolo ‘ariano’. Il suo primo contatto con il Partito dei Lavoratori Tedeschi, una formazione antisemita e nazionalista, è nel 1919: con loro Adolf Hitler inizia a sviluppare doti di grande oratore, denunciando l’ingiustizia del trattato di Versailles. Hitler stava diventando una vera e propria sensazione: pur di sentirlo parlare, un buon numero di tedeschi si iscriveva al suo partito. Un partito che si stava evolvendo in fretta: nel 1921 cambia nome, ed è ormai ufficialmente la NSDAP, Partito Nazional Socialista dei Lavoratori Tedeschi - in altre parole il partito nazista, che già allora riconosce Hitler come leader. In una Germania in condizioni economiche disastrose, nel 1923, il partito conta già 56.000 membri, e moltissimi sostenitori. Tra l’8 ed il 9 novembre del 1923 Adolf Hitler, che all’epoca ammirava molto Mussolini, tenta di coinvolgere il governo Bavarese in un’impresa ispirata alla Marcia su Roma: il putsch di Monaco. Il tentativo è anche ricordato come Putsch della birreria, essenzialmente perché partiva da un’enorme birreria situata al centro della città bavarese, dove si stava svolgendo un comizio di Gustav von Kahr, un vecchio politico reazionario. Il piano di Adolf Hitler era semplice: entrare nella birreria durante il comizio, aizzare la folla, occupare i palazzi del potere, e poi marciare verso Berlino con l’appoggio dell’esercito, dello stesso von Kahr e delle forze di polizia. Adolf Hitler era sicuro dell’appoggio di Ludendorff, un generale della Prima Guerra Mondiale piuttosto influente, ma non quello di von Kahr, né tantomeno poteva fidarsi in quel momento delle forze dell’ordine. Seguito da una ventina di seguaci, tenta comunque l’impresa, irrompendo nella birreria con una pistola, gridando e proclamando l’inizio di una ‘rivoluzione nazionale’. Tra i 2.000 ed i 3.000 nazisti il mattino dopo marciano verso il ministero della difesa bavarese, ma vengono fermati dai poliziotti in uno scontro a fuoco: c’è qualche morto, 4 poliziotti e 16 nazisti. Adolf Hitler è nei guai: non soltanto ha subito una lussazione alla spalla, ma è anche ricercato per tradimento. Si rifugia per un po’ in casa di un amico, ma viene presto trovato e arrestato. Al processo l’accusa è piuttosto grave: alto tradimento. Ma il processo è anche un ottimo teatro per i comizi di Hitler, che parlerà personalmente in difesa di sé stesso. Tutto ciò che dice viene stampato sui giornali, e la sua popolarità durante il processo aumenta. Alla fine se la caverà con una pena relativamente leggera: cinque anni di prigione, peraltro in una prigione relativamente comoda. Qui Adolf Hitler resterà in realtà per meno di un anno, durante il quale potrà ricevere visitatori e rispondere alle lettere dei suoi

ammiratori. In questo anno, Hitler avrà anche tutto il tempo per scrivere, con l’aiuto di Rudolf Hess, il Mein Kampf, “la mia battaglia”. Il titolo originale del Mein Kampf doveva essere molto più lungo: “Quattro anni e mezzo di lotta contro la menzogna, la stupidità e la codardia”. L’editore, un ex commilitone di Adolf Hitler, lo convincerà, per ragioni di ‘marketing’, ad adottare un titolo più sintetico e funzionale: “la mia battaglia”. Il libro riscuote un certo successo anche fuori dalla cerchia degli iscritti al partito nazista, rendendo Hitler ancora più famoso: in qualche modo, i contenuti riescono a fare presa sui tedeschi. Il Mein Kampf uscirà nel 1925 - otto anni prima che Adolf Hitler arriverà al potere. Nel frattempo, alla fine del 1924, il futuro dittatore era stato liberato in anticipo grazie ad un’amnistia. Il libro delineava l’ideologia di Adolf Hitler ed i suoi piani futuri per la Germania. L’elemento più importante era la necessità di colonizzare altri paesi, poiché il popolo germanico (volk) aveva bisogno di spazio vitale (lebensraum) dove poter prosperare senza essere contaminato da altre razze. Il popolo ebraico, al contrario, era per Hitler un popolo di parassiti, che infestavano quegli spazi che spettavano di diritto agli altri popoli: per avvalorare queste tesi, Hitler non si fa problemi ad utilizzare materiale falso e complottista, come i Protocolli dei Savi di Sion. Un altro nemico da combattere, poi, erano i socialisti ed i comunisti, perché le loro idee negavano concetti come la classe e la nazione, due elementi fondanti del nazionalsocialismo. L’espansione tedesca profilata da Adolf Hitler avrebbe dovuto essere diretta verso est, perché ad est c’era il nemico, comunista ed asiatico. Soltanto così si sarebbe realizzato un ‘nuovo ordine Europeo’, naturalmente contrassegnato da una supremazia tedesca. La crisi del 1929 aveva dimezzato la produzione industriale tedesca, creato 6 milioni di disoccupati, e preoccupato i risparmiatori: diviso sulla strada da seguire per migliorare la situazione, il governo socialdemocratico si dimette nel 1930. Il nuovo governo del centrista Heinrich Brüning, privo di una maggioranza, punta al contenimento del debito pubblico, senza però risolvere i problemi dei ceti più poveri. Brüning considera i nazisti degli alleati di cui servirsi all’occorrenza. Quanto alle sinistre, i socialdemocratici (votati dagli operai organizzati) e i comunisti (votati dai disoccupati) erano più divisi che mai. Gli uni puntavano a salvaguardare la democrazia, gli altri puntavano invece direttamente alla rivoluzione. Il partito nazista non era l’unica formazione di destra che stava rapidamente guadagnando consensi nella Germania della Repubblica di Weimar. Il Partito nazionalpopolare tedesco (DNVP) costituiva la principale alternativa ad Adolf Hitler: era una formazione ostile alla costituzione di Weimar, al movimento operaio e alla democrazia, ma priva degli elementi di novità che rendevano il nazismo unico. Insieme ad importanti personalità dell’esercito, il Partito popolare si illudeva di poter sfruttare Hitler, sottovalutandone l’unicità e le capacità. Ma cos’è che rendeva il partito nazista così efficace e così particolare? I loro punti di forza erano essenzialmente quattro: Agire secondo le leggi Dall’esperienza fallita del Putsch, Hitler aveva imparato alcune cose: in una società di massa, il potere non si conquistava con la forza, ma con il consenso delle masse, e per di più, per garantirsi l’appoggio dei poteri già consolidati, bisognava agire, almeno in apparenza, secondo le regole. Per questo motivo, nel 1928 e nel 1930 il partito nazista si candida regolarmente alle elezioni, ottenendo prima il 2%, e poi il 24,5%.Un’Organizzazione paramilitare e violenta

Obiettivo del regime era la totale autosufficienza (autarchia), che portava i tedeschi a dover sostituire beni per loro di primo consumo (ad esempio il burro) con succedanei più economici (come la margarina). Alla fine del 1938 l’economia tedesca era in deficit, e l’unica alternativa al prendere accordi con gli altri paesi era la guerra. Nel 1938, in compenso, la disoccupazione era pressoché sparita. Le organizzazioni sindacali erano state sostituite dal Fronte tedesco del lavoro, che non negoziava condizioni vantaggiose per i lavoratori, ma li inquadrava piuttosto in una struttura paramilitare: in questo modo, ad esempio, la giornata lavorativa si allungava. Ciò non impediva agli industriali e allo stato di mantenere i prezzi bassi per i generi di consumo, riportando il potere d’acquisto dei tedeschi a livelli accettabili. Alla base del programma nazista, così come alla base del consenso dei tedeschi, c’era anche una politica estera fondata su un imperialismo aggressivo, che andava a soddisfare quel bisogno di rivalsa che risaliva alla fine della Prima Guerra Mondiale. Nell’ottobre del 1933 la Germania esce dalla Società delle Nazioni: era evidente che il regime puntava sulla forza, piuttosto che sulla diplomazia, per mettere in discussione la Pace di Versailles. Nonostante questo, vengono stipulati accordi bilaterali con l’Unione Sovietica e con la Polonia. Un altro obiettivo di Adolf Hitler era quello di includere nella Germania nazista tutti i tedeschi d’Europa: un primo tentativo di annettere l’Austria fallisce nel 1934, mentre nel 1935 viene annessa la Saar, regione occidentale ricca di carbone occupata da Britannici e Francesi, attraverso un plebiscito. Anche l’energica politica nazista di riarmo violava apertamente il trattato di Versailles: durante una riunione del 1937 Adolf Hitler esponeva ai ministri il proprio progetto di scatenare una guerra l’anno successivo allo scopo di annettere Austria e Cecoslovacchia alla Germania. Gli oppositori a questa politica, membri del vecchio establishment conservatore, vengono allontanati. Il paese si era ormai trasformato in un’efficace ‘macchina da guerra’: nel 1938 vengono annesse l’Austria ed i Sudeti, nel 1939 la Boemia e la Moravia, territori cecoslovacchi. Il 1 settembre dello stesso anno, la Germania nazista invade la Polonia e scatena la Seconda Guerra Mondiale.