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argomenti trattati : seconda guerra mondiale in storia e Schopenhauer in filosofia
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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La Seconda Guerra Mondiale, durata dal 1939 al 1945, coinvolse ogni angolo del globo in maniera più o meno diretta. Il conflitto si può dividere in due grandi fasi: la prima, durata dal 1939 al 1942, nella quale l’avanzata dei Paesi dell’Asse (Germania, Giappone e Italia, alla fine sconfitti) sembrava inarrestabile; la seconda, fino al 1945, nella quale gli Alleati (Francia, Regno Unito, USA e URSS, insieme ad altri Paesi) contrattaccarono fino a ottenere la vittoria finale. Le origini del conflitto Le origini profonde della Seconda Guerra Mondiale vanno rintracciate nella conclusione della Prima. Nel 1919 i Paesi vincitori ridisegnarono la carta dell’Europa e imposero pesanti sanzioni agli Stati sconfitti. La crisi economica del 1929, inoltre, rese molto più difficili le condizioni socioeconomiche di alcuni Paesi tra i quali la Germania. Questi fattori spiegano, almeno in parte, perché il popolo tedesco affidò i suoi destini a un dittatore come Hitler e perché in molti Paesi si affermarono regimi autoritari, desiderosi di rivalsa. La causa più immediata e concreta della Seconda Guerra Mondiale, d'altra parte, fu l’espansionismo della Germania nazista che tra il 1938 e il 1939 occupò l’Austria, una vasta porzione della Cecoslovacchia e altri territori, divenendo un pericolo per la stabilità europea. Prima fase: Francia e Regno Unito contro Germania e Italia Il primo settembre 1939 la Germania attaccò la Polonia, rivendicando il corridoio di Danzica, una striscia che divideva il territorio tedesco in due parti. Francia e Regno Unito, principali potenze europee, si resero conto che l’unico modo per fermare il nazismo era l’uso della forza e il 3 settembre dichiararono guerra alla Germania, dando inizio alla Seconda Guerra Mondiale. Nei primi mesi i tedeschi sembravano imbattibili: oltre a buona parte della Polonia (che fu spartita con l'URSS), conquistarono la Danimarca, la Norvegia, l’Olanda, il Belgio e la stessa Francia. Dal mese di giugno 1940 il Regno Unito rimase da solo contro la macchina bellica nazista ma, anche grazie agli aiuti degli Stati Uniti, riuscì a resistere. Nell’estate del 1940 i tedeschi lanciarono una poderosa offensiva aerea contro la Gran Bretagna, ma non riuscirono a sopraffare l’aviazione britannica. Il 10 giugno 1940 l’Italia fascista entrò in guerra al fianco della Germania aprendo due nuovi fronti: uno in Nord Africa, con l’offensiva in Egitto contro gli inglesi; uno nei Balcani, con l’attacco alla Grecia dell’ottobre 1940. In entrambi i casi l’esercito italiano fu costretto a retrocedere, ma in seguito poté avanzare grazie all’intervento tedesco. Seconda fase: i russi, gli americani e la svolta Fino alla metà del 1941 la guerra si svolse quasi esclusivamente in Europa e nelle colonie africane dei Paesi europei (senza contare la guerra sottomarina nell'Atlantico). Nella seconda metà dell’anno, però, il conflitto assunse una dimensione mondiale. Il 22 giugno 1941 Hitler lanciò l’operazione Barbarossa, una vasta offensiva contro l’Unione Sovietica, effettuata nonostante dal 1939 fosse in
vigore un patto di non aggressione tra le due potenze. Il 7 dicembre, inoltre, il Giappone attaccò la base americana di Pearl Harbour, nelle Isole Hawaii. I giapponesi intendevano diventare la potenza egemone dell’Asia e del Pacifico e per farlo dovevano mettere fuori gioco gli americani, che avevano grandi interessi nell’area. Dopo Pearl Harbour, anche Italia e Germania dichiararono guerra agli Stati Uniti; inoltre fu coinvolta nel conflitto la Cina, che era in guerra contro i giapponesi dal 1937. Nei primi mesi il Giappone conquistò vari territori e si avvicinò pericolosamente all’India e all’Australia. La svolta a favore degli Alleati, però, si stava per verificare su tutti i fronti. Tre battaglie rappresentarono la svolta. Isole Midway: nel cuore del Pacifico la flotta degli Stati Uniti inflisse una pesante sconfitta ai giapponesi nel giugno 1942; El-Alamein: sulla costa mediterranea dell’Egitto, nel novembre 1942 l’esercito inglese fermò l’avanzata italo-tedesca e iniziò una controffensiva che l’avrebbe portato a conquistare, insieme agli americani, tutto il Nord Africa e poi a proseguire l’avanzata in Sicilia e in Italia; Stalingrado: (oggi Volgograd, nella Russia meridionale) nel febbraio 1943 l’Armata rossa sconfisse i tedeschi dopo un duro assedio, avviando il contrattacco che l’avrebbe condotta fino a Berlino. Dopo queste tre battaglie, l’esito della guerra era deciso, anche se all’epoca non era chiaro a tutti. Occupazione e resistenza I Paesi occupati dalla Germania e dal Giappone sperimentarono condizioni terribili. Tedeschi e giapponesi, convinti di appartenere a una razza superiore, compirono atrocità di tutti i tipi contro le popolazioni civili: massacri, deportazioni, distruzioni di infrastrutture, fino al crimine estremo dell’Olocausto. Pressoché in tutti i Paesi occupati si svilupparono movimenti di resistenza che diedero un importante contributo alla liberazione. Tedeschi e giapponesi, però, non furono gli unici a commettere crimini: lo fecero anche l’Unione sovietica e, in casi più rari, gli angloamericani e i francesi. Anche l’Italia si rese responsabile di atrocità, soprattutto nei territori jugoslavi occupati nel 1941. Tuttavia, il livello di ferocia di tedeschi e giapponesi non fu raggiunto da nessun altro esercito. Guerra totale La Seconda Guerra Mondiale fu una guerra totale, più di quanto lo fosse stata la Prima. Nel conflitto, infatti, non furono coinvolti solo gli eserciti, ma tutta la popolazione dei Paesi belligeranti. Fu una guerra di movimento, con rapide avanzate dei reparti motorizzati, e vastissimi territori subirono l’occupazione di eserciti stranieri. Inoltre, lo sviluppo dell’arma aerea consentì di effettuare bombardamenti devastanti in aree lontane dalle linee del fronte. Il conflitto fu anche una guerra ideologica nella quale si confrontarono tre sistemi politici, tutti convinti della propria superiorità: quello democratico-capitalista, rappresentato dagli angloamericani, quello socialista dell’Unione sovietica e il totalitarismo di destra, rappresentato da Italia e Germania (e in maniera un po’ diversa, anche dal Giappone). La vittoria degli Alleati