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seconda rivoluzione industriale caratteri
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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L’inizio del Novecento Modulo 3 UDA 1 :Le origini della società di massa LA SECONDO RIVOLUZIONE INDUSTRIALE fine Ottocento e inizio Novecento 1- Europa e America: mondi in crescita All’inizio del Novecento il mondo che si dirigeva verso il nuovo secolo si concentrava intorno al dominio dell’Occidente: l’Europa era il continente più ricco e sviluppato, in cui era in atto un rilevante crescita demografica. Inoltre, si era diffusa l’urbanizzazione, ossia un processo di formazione e sviluppo dei centri urbani. La medesima situazione si stava verificando anche in America. 2- I caratteri della seconda rivoluzione industriale Tale crescita deriva principalmente dalla rivoluzione tecnologica, la quale registrò la nascita di molteplici invenzioni, quali ad esempio il telefono, la lampadina, l’automobile, la radio, il cinema, l’aereo; si parla di beni di consumo duraturi che si differenziano dai beni di consumo immediato (alimentari, vestiario) della prima rivoluzione industriale, un cambiamento radicale del modo di vivere e di pensare delle persone, legato alla tecnologia del vapore e del ferro, e del carbone il quale era considerato la principale fonte di energia di quei tempi. Si comprende l’innovativo carattere assunto dallo sviluppo industriale nella seconda rivoluzione industriale considerando la trasformazione delle fonti di energia impiegate: dalle macchine a vapore si passò al motore a scoppio che utilizzava la benzina come carburante, poi furono realizzate le prime automobili ed aerei che rivoluzionarono il sistema di trasporto. Raggiungessero notevoli progressi l’industria chimica e quella metallurgica che riguardava in particolare modo la produzione dell’acciaio. Sono le nuove fonti di energia, le nuove invenzioni e i nuovi settori produttivi gli elementi caratterizzanti della seconda rivoluzione. 2- I caratteri della seconda rivoluzione industriale Inoltre, ci fu la trasformazione della produzione di fabbrica: mutarono le dimensioni degli stabilimenti e le modalità di organizzazione del lavoro. Le vecchie macchina a vapore vennero sostituite progressivamente da macchinari più precisi e perfezionati, in grado di produrre autonomamente, senza l’intervento diretto degli operai. Tutto ciò prese il nome di taylorismo, un nuovo sistema di organizzazione del lavoro il cui creatore fu l’ingegnere Frederick Taylor. Secondo quest’ultimo, la lavorazione di un prodotto veniva suddivisa in più fasi, ognuna da svolgersi nel tempo prefissato, durante il quale ogni operaio eseguiva esclusivamente i compiti relativi a quel segmento di lavorazione. Il principio del taylorismo fu applicato nella catena di montaggio introdotta da Henry Ford per produrre e pubblicizzare automobili nelle proprie fabbriche. Si trattava di un sistema basato sulla produzione in serie, in cui veniva impiegato un nastro trasportatore, il quale riduceva i tempi e i costi della lavorazione, e di conseguenza di aumentare la produzione: più prodotti, prezzi di vendita più bassi e aumento del profitto. Inoltre, secondo Ford per poter produrre il più possibile, i lavoratori dovevano stare bene, quindi diminuisce l’orario di lavoro da 10 a 8 ore, aumenta il salario e consegna premi di produzione al termine dell’anno. Il risultato fu l’introduzione della produzione di massa, un nuovo modo di produrre, capace di fornire su vasta scala prodotti standardizzati, con caratteristiche identiche e facilmente riconoscibili. Si iniziò a parlare anche di società di massa, in cui la maggioranza degli abitanti non viveva più nelle campagne, ma era concentrata nelle città: grazie al lavoro essi entravano in
rapporto tra loro più facilmente, anche se quest’ultimi risultavano essere impersonali e anonimi. Parte della popolazione era entrata a far parte della società dei consumi di massa. 3- Il mutamento dei consumi Il mercato dei consumi si presentava più aperto e di maggiori dimensioni, non più limitato ai bisogni alimentari di sussistenza, ma i ceti più agiati potevano accedere al consumo di beni durevoli. Allo stesso tempo, si sono affermate catene commerciali e grandi magazzini. Inoltre, si è aperta anche la mentalità: si affermò il cosiddetto “mercato del tempo libero”, in cui le spese erano correlate a forme varie di divertimento. 3- L’evoluzione del capitalismo Le molteplici innovazioni portarono significativi cambiamenti nelle imprese capitalistiche fondate sull’impiego da parte dei proprietari di capitali per acquistare i mezzi di produzione necessari a realizzare un’attività economica da cui tranne profitto. Le fabbriche aumentarono le proprie dimensioni e le aziende più forti iniziarono ad assorbire quelle più deboli all’interno di concentrazioni industriali, i “trust”: accordi tra imprese che si associavano dandosi una direzione unitaria per abbattere i costi di produzione e sconfiggere la concorrenza. Quindi, un unico soggetto divenne proprietario di un vero e proprio impero industriale, con un grande potere economico e la conseguenza a ciò fu una limitata libertà d’impresa. L’ESPANSIONE IMPERIALISTA 1- La spartizione del mondo La seconda rivoluzione industriale comportò dei cambiamenti anche all’interno del sistema politico internazionale. Emersero, infatti, nuove potenze economiche come i paesi scandinavi, l’Italia, il Giappone, l’Olanda, la Russia e l’Ungheria. Quest’ultimi, tra il 1870 e il 1900, conquistarono numerosi territori in Asia, Africa e nell’America centrale, grazie ad una forte supremazia militare, garantita dalle nuove risorse scientifiche e tecnologiche, e spinti dalla ricerca di materie prime e nuovi mercati. Nel periodo compreso tra il 1873 e il 1896 ci fu una lunga depressione caratterizzata da una flessione dei prezzi e dei profitti, la quale ha aumentato la conseguente domanda di materia prime necessarie alla produzione; l’Europa non disponeva di materie sufficienti a soddisfarne la crescente domanda, per tale motivo ci si spinse verso l’apertura di nuovi mercati. 2- L’imperialismo: un nuovo colonialismo Ci fu un passaggio evidente dal colonialismo ad imperialismo, ossia l’espansione coloniale europea della fine dell’800 che portò alla creazione di un’unica economia globale. L’iniziativa fu portata avanti dagli Stati che sostituirono le precedenti compagnie di sfruttamento e i privati, determinando l’unione giuridica e amministrativa dei territori dominanti. Insieme ai burocrati e ai militari arrivarono anche numerosi coloni che si insediarono definitivamente presso i territori occupati: si parla di colonie di popolamento. Alla conquista e al dominio politico si aggiunge uno sfruttamento economico sistematico: un flusso di materie prime fu convogliato dalle miniere e dalle piantagioni dei paesi coloniali verso le fabbriche europee, alimentando così la produzione di massa. 3- Guerre asimmetriche e guerre simmetriche La maggior parte delle guerre combattute negli scenari coloniali si definiscono guerre “asimmetriche”, in quanto vi era una sproporzione tra gli schieramenti contrapposti, le
la partecipazione politica venne resa accessibile anche ai lavoratori. Gli operai acquisiscono maggiore consapevolezza e per questo esigono più diritti. 4- Partiti e partecipazione politica Negli ultimi decenni dell’800 vennero varate, nei principali paesi europei, nuove leggi elettorali per ampliare il diritto di voto. La moltiplicazione degli elettori rese necessaria la nascita di grandi movimenti e partiti politici di massa proposti da Marx: essi si estendevamo nell’intero territorio nazionale, con sezioni locali distribuite nelle diverse città; erano portatori di un’ideologia unica, di un progetto generale per la società, di un programma politico esplicito e, quindi, rappresentavano una vera novità. Furono protagoniste dell’allargamento del suffragio universale gli uomini, senza distinzioni di reddito o istruzione, ma anche le donne del movimento suffragista, attiviste impegnate nella lotta per la concessione del diritto di voto. DALLA NAZIONE AL NAZIONALISMO 1- La “costruzione” della nazione In seguito a tali progressi, i ceti sociali inferiori sperimentarono nuove forme di mobilitazione e di partecipazione politica che rendevano necessaria la creazione di nuovi strumenti di controllo e di integrazione, e di nuovi valori più efficaci. Si iniziò a parlare di “idea di nazione”, era fondamentale costruire la nazione per fare in modo che le masse si sentissero parte di una forma politica comune. 2- Il nazionalismo Il nazionalismo era un’ideologia aggressiva, nella quale l’amore per la propria patria era legato all’avversione per la patria degli altri. Esso si sviluppò grazie alla competizione imperialista; la lotta tra le nazioni e la guerra venivano considerate come strumenti di progresso, capaci di selezionare i popoli migliori. 3- Destra, nazionalismo e antisemitismo Tra il 1880 e il 1914 il nazionalismo divenne un elemento fondamentale dell’ideologia delle destre, che utilizzavano determinati valori come armi contro i rivali politici o contro gli stranieri. L’obiettivo era conquistare lo straniero o eliminarlo dal proprio territorio e ciò era sostenuto fortemente dai “piccoli borghesi”: commercianti, artigiani autonomi, parte degli agricoltori, per i quali sentirsi autentici difensori della nazione era anche un modo per compensare la propria inferiorità sociale. Il ridimensionamento del prestigio sociali dei settori capitalistici, determinarono una frustrazione che considerava lo straniero una minaccia e ciò causò il diffondersi di una grave antisemitismo. IL SOCIALISMO 1- La condizione operaia Dagli anni 70 si consolidò il movimento operaio che assunse posizioni contrapposte al nazionalismo. In seguito alla lunga depressione del 1873, molti contadini e artigiani divennero operai, una vera e propria classe sociale separata e opposta al mondo borghese. Alla fine dell’800 due terzi della popolazione che lavorava nelle grandi città erano impiegati nelle industrie; l’essere proletari (avere come unica ricchezza la prole) divenne una condizione sociale comuni a milioni di uomini. Nella produzione “a catena”, le condizioni di lavoro erano le medesime per tutti: si lavorava 10-14 ore al giorno, si poteva riposare solamente la domenica e interi quartieri erano abitati solo da operai.
2- I sindacati La loro mobilitazione sfociò nella diffusione di sindacati, ossia organizzazioni sorte per tutelare i diritti e gli interessi dei lavoratori, un generale complesso organizzativo che fece del movimento operaio uno dei principali protagonisti della vita sociale, economica e politica. Il paese in cui si sviluppò maggiormente il sindacalismo fu l’Inghilterra. Nel decennio successivo gli scioperi divennero strumenti decisivi per la crescita dei sindacati. 4- Socialismo, marxismo e anarchismo I partiti operai si chiamarono “socialisti” o “socialdemocratici”, dato che il socialismo fu per la classe operaio un’ideologia in cui riconoscersi collettivamente in quanto portatrice di valori, identità, appartenenze comuni. Secondo Karl Marx, il capitalismo avrebbe prodotto le contraddizioni da cui sarebbe nata una nuova e più giusta società egualitaria, fondata sulla collettivizzazione della proprietà dei mezzi di produzione. Egli non era un pacifista, ma incitava ad una vera e propria rivoluzione: sosteneva che il sistema economico della borghesia (il capitalismo fondato sulla proprietà provata e sul profitto) portò oppressione, sfruttamento e miseria per le masse lavoratrici; per eliminarlo era necessario abolire la proprietà privata e instaurare il socialismo, grazie all’opera del proletariato e l’iniziativa polita dei partiti. Il marxismo si differenziava dall’anarchismo che aspirava ad una società egualitaria e all’abolizione dello Stato, ma rifiutava ogni forma di organizzazione. 4- Due idee diverse di socialismo Presero forma due idee politiche diverse tra loro, e tale divisione era legata all’alternativa tra riforme e rivoluzione. Da un lato vi erano i riformisti che sostenevano l’attuazione di piccole conquiste parziali volte alla difesa dei diritti e delle condizioni dei lavoratori all’interno delle strutture del capitalismo; dall’altro canto vi erano i rivoluzionari che puntavano solo ad ottenere le libertà costituzionali, e quindi l’uguaglianza di fronte alla legge e la fine dello sfruttamento: quindi, la rottura del capitalismo per favorire il socialismo. 5- La scienza e il positivismo Ad alimentare la fiducia nelle possibilità della scienza contribuirono i successi riportati nella lotta contro le malattie e nella ricerca degli strumenti per garanti agli uomini il controllo sulla natura. L’umanità sembrava contribuire alla diffusione di una fiducia assoluta nella scienza e nel progresso. Tale clima si definire “positivismo”, un movimento filosofico basato sulla concezione che la conoscenza scientifica, certa e verificabile, poteva essere applicata a tutte quelle discipline che si occupavano dello studio dell’uomo e della società. In generale, il positivismo generò una forma d’ideologia, l’ottimismo, che indirizzava l’uomo verso la modernità e il progresso. A rafforzare ulteriormente quest’ultimo, oltre alle scoperte scientifiche e agli sviluppi della seconda rivoluzione industriale, contribuì anche un lungo periodo di pace tra i paesi industrializzati fra il 1870 e il 1914: gli anni della “Belle epoche”.