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La Politica: Conflitto, Potere e Relazioni Sistematiche - Prof. Putini, Sintesi del corso di Sociologia Politica

La natura e le funzionalità fondamentali della politica, inclusi il conflitto, il potere e le relazioni sistematiche. Viene presentata varia definizioni di politica e i suoi obiettivi possibili, in particolare la gestione del conflitto. anche la filosofia politica e le interpretazioni radicali sulla centralità del conflitto in politica. Viene introdotto il concetto di potere legittimo e la separazione tra la sfera religiosa e politica.

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 21/04/2020

margheriitarossi3
margheriitarossi3 🇮🇹

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1. LO STUDIO DELLA POLITICA E I CONCETTI FONDAMENTALI
Che cos’è la politica
La politica deriva dalle poleis, che secondo la “Politica” di Aristotele, sono formate da una
comunità (koinonia) cittadini (politai) che partecipano della politeia (che significa regime politico,
corpo civico e diritto di cittadinanza). Il coinvolgimento in quest’ultima, regolata da criteri di
inclusione-esclusione, era riservata ai maschi adulti liberi, generalmente con diritto di proprietà. La
comunità puntava ad un ideale socio-economico che è quello dell’autosufficienza (autakreia) e
rimaneva unita grazie ad una religione civile fondata sul mito e i simboli del fondatore (oikistes).
Per Aristotele, quindi, ta politika (la politica) si riferisce alle cose che riguardano la città ed è
esercitata a chi è incluso nella politeia.
Col tempo, il termine politica è andato ad indicare una delle funzioni fondamentali della vita
associata, non esiste infatti società priva della dimensione politica.
Si possono individuare varie definizioni di politica:
In senso stretto: arte e pratica del governo. Qui la politica si caratterizza per gli elementi
strutturali che la distinguono, non per le sue finalità.
Definizione minima di Weber: attività direttiva autonoma.
Definizione di Weber storicizzata in riferimento all’epoca moderna: direzione di
un’associazione politica cioè, oggi, di uno Stato.
In senso lato (Gallino, 1978): modalità di qualificazione dello spazio sociale “sfera dei
rapporti sociali, delle azioni, delle associazioni e delle istituzioni che si strutturano e si
destrutturano incessantemente, a partire dallo Stato, sia per dinamica propria sia per
spinta di movimenti sociali e ideologie, avendo come riferimento ultimo l’acquisizione, il
controllo, e la distribuzione delle risorse considerate essenziali per l’esistenza umana e il
governo dell’ordine sociale.”
I fini della politica possono essere: il benessere del popolo, la giustizia, l’ordine sociale, la pace, la
libertà, l’uguaglianza, i diritti, la potenza dello Stato etc. Nella prima accezione, però, la politica
non si caratterizza per questi ultimi, ma per i suoi elementi strutturali. Sono tre gli elementi di
fondo che la connotano:
1. Il presupposto, ossia l’esistenza del conflitto. L’oggetto principale della politica è
quindi la gestione del conflitto stesso.
2. Lo strumento principale
3. Le relazioni sistemiche
Il conflitto
È il primo elemento strutturale della politica. La centralità del conflitto deriva da un lato dalla
diversità degli individui per posizione, forza, abilità, desideri, interessi (…) e dall’altro dalla
scarsezza delle risorse necessarie a soddisfare questi desideri. Da qui nasce una drammatizzazione
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1. LO STUDIO DELLA POLITICA E I CONCETTI FONDAMENTALI

Che cos’è la politica La politica deriva dalle poleis , che secondo la “Politica” di Aristotele, sono formate da una comunità ( koinonia ) cittadini ( politai ) che partecipano della politeia (che significa regime politico, corpo civico e diritto di cittadinanza). Il coinvolgimento in quest’ultima, regolata da criteri di inclusione-esclusione, era riservata ai maschi adulti liberi, generalmente con diritto di proprietà. La comunità puntava ad un ideale socio-economico che è quello dell’autosufficienza ( autakreia ) e rimaneva unita grazie ad una religione civile fondata sul mito e i simboli del fondatore ( oikistes ). Per Aristotele, quindi, ta politika (la politica) si riferisce alle cose che riguardano la città ed è esercitata a chi è incluso nella politeia. Col tempo, il termine politica è andato ad indicare una delle funzioni fondamentali della vita associata, non esiste infatti società priva della dimensione politica. Si possono individuare varie definizioni di politica:  In senso stretto : arte e pratica del governo. Qui la politica si caratterizza per gli elementi strutturali che la distinguono, non per le sue finalità.  Definizione minima di Weber: attività direttiva autonoma.  Definizione di Weber storicizzata in riferimento all’epoca moderna: direzione di un’associazione politica cioè, oggi, di uno Stato.In senso lato (Gallino, 1978): modalità di qualificazione dello spazio sociale “sfera dei rapporti sociali, delle azioni, delle associazioni e delle istituzioni che si strutturano e si destrutturano incessantemente, a partire dallo Stato, sia per dinamica propria sia per spinta di movimenti sociali e ideologie, avendo come riferimento ultimo l’acquisizione, il controllo, e la distribuzione delle risorse considerate essenziali per l’esistenza umana e il governo dell’ordine sociale.” I fini della politica possono essere: il benessere del popolo, la giustizia, l’ordine sociale, la pace, la libertà, l’uguaglianza, i diritti, la potenza dello Stato etc. Nella prima accezione, però, la politica non si caratterizza per questi ultimi, ma per i suoi elementi strutturali. Sono tre gli elementi di fondo che la connotano:

  1. Il presupposto , ossia l’esistenza del conflitto. L’oggetto principale della politica è quindi la gestione del conflitto stesso. **2. Lo strumento principale
  2. Le relazioni sistemiche**

Il conflitto È il primo elemento strutturale della politica. La centralità del conflitto deriva da un lato dalla diversità degli individui per posizione, forza, abilità, desideri, interessi (…) e dall’altro dalla scarsezza delle risorse necessarie a soddisfare questi desideri. Da qui nasce una drammatizzazione

dei rapporti sociali che trova nel conflitto la sua soluzione istintiva. Qui inizia quindi la funzione della politica, coniata dall’idioma la politica sta seduta sul conflitto.  Filosofia politica : la politica ha una funzione di contrasto rispetto alla guerra e al conflitto (Bobbio; Cotta) e una posizione centrale nel continuum pace – politica – guerra (Fisichella) Interpretazioni più radicali sulla centralità del conflitto in politica:  Il conflitto, anche mortale, è il fondamento identificativo e decisivo della sfera politica (Hobbes; Freud; Canetti; Schmitt; Girard; Freund).  Hobbes : Lo stato di natura corrisponde a guerra perenne, perché senza un potere che tenga in soggezione tutti gli uomini, essi si trovano nella condizione di guerra tutti contro tutti. Per uscire da tale stato è necessaria la ricerca della pace e quindi si arriva al contratto e alla costruzione del Grande Leviatano, ossia dello Stato come “mostro artificiale”.  Schmitt : la dimensione di conflitto è ineliminabile. La politica (da lui indicata come il politico ) si costruisce sulla contrapposizione amico/nemico e sta ad indicare l'impossibilità di darle enorme e di delimitarla come ambito chiaramente distinto da altri e al tempo stesso la dimensione di tragico destino della coesistenza umana che non può realizzarsi senza un nemico interno. Il potere È il secondo elemento strutturale della politica e uno dei principali fattori di determinazione dell’intero ordine sociale. Il potere si incrocia costitutivamente in due modi con la politica, prima di tutto si fonda sulle implicazioni della questione del conflitto. Se la politica è definita come la gestione di un conflitto, deve poter disporre di una capacità coercitiva in grado di garantire l’ordine sociale. Bisogna quindi definire come la politica possa perseguire le sue finalità e come possa stabilire con successo obblighi, vincoli e divieti collettivamente assunti nonché garantire i diritti. I due modi di relazione tra politica e potere:  Potere come Macht , ossia potenza: qualsiasi possibilità di far valere entro una relazione sociale, anche di fronte a un'opposizione, la propria volontà, quale che sia la base di questa possibilità (Weber). Le risorse della politica devono poter essere ricondotte alla coercizione e alla sicurezza, anche tramite la forza se necessario, inoltre il potere come potenza può essere attribuito sia ad un individuo, che ad un apparato burocratico che allo Stato. Nella storia del pensiero politico, questa accezione è richiamata spesso: potere = capacità di produrre risultati (Machiavelli). Gli struttural-funzionalisti come Parsons, invece, si interrogano più su un secondo interrogativo, ossia se sia conveniente o meno fare sfoggio della forza. Proprio Parsons ritiene necessario che in un sistema politico gli individui intravedano la presenza di un potere munito di forza, perché gli aspetti coercitivi e quelli consensuali si richiamano a vicenda. Luhmann lo critica, sostenendo che il ricorso alla coercizione diretta sia sintomo di debolezza e vulnerabilità del potere, nonché la sua sconfitta.  Concetto di autorità : l’autorità è un potere di rilevanza pubblica dotato di legittimazione. Stoppino fa con rispondere le autorità ad un potere stabilizzato in cui la disposizione obbedire in modo incondizionato e fondata sopra la credenza nella legittimità del potere stesso, è il tipico potere politico che può essere riconosciuto tanto ad un individuo quanto ad un'istituzione. In sociologia si deve a Max Weber la concettualizzazione di tre tipi ideali di

le variabili indipendenti del politologo e 2. le variabili indipendenti dell'uno si trasformano nelle variabili dipendenti dell’altro. Bendix e Lipset dicevano che la scienza politica parte dello Stato ed esamina come influenzi la società laddove la sociologia politica parte della società ed esamina come essa eserciti influenza sullo stato.Sostanziale : contributo effettivamente fornito. La sociologia è quindi costituita proprio dallo studio dei fenomeni che la compongono (elementi strutturali) e li va a studiare in profondità per poi metterli in connessione con le forme della politica. la sociologia politica è specializzata nell’affrontare le interdipendenze tra conflitti, poteri, relazioni sistemiche e forme politiche. La politica non può essere quindi ridotta ad una sola disciplina, ma richiede il contributo delle molteplici discipline sopracitate.

La questione del potere Il potere, in quanto fenomeno diffuso, non è riducibile aduna sola dimensione politica.  Rapporti intersoggettivi : capacità di far fare o impedire di fare qualcosa a qualcuno. Per Weber è la possibilità di trovare obbedienza presso certe persone a un comando che abbia un determinato contenuto e si distingue dalla potenza perché, a differenza del potere, essa prescinde dal fatto che ci sia consenso o meno.  Sfera sociale : Il potere può presentarsi come funzione oggettivata sia in riferimento a situazioni immediatamente percepibili (semaforo rosso: mi fermo) sia toccando dimensioni più profonde (cultura e linguaggio). Il potere è un fenomeno ineludibile , complesso e ambiguo. Può essere meglio spiegato attraverso le caratteristiche che lo rendono tale: Presupposto antropologico e filosofico: Il mondo umano, a differenza di quello animale, si connota per la rottura con la condizione di immediatezza istintuale, per lo stato conseguente di radicale carenza di particolari dotazioni fisiche ma anche per la contemporanea apertura della coscienza che diventa il vero strumento della specie. La coscienza corrisponde alla capacità riflessiva, ovvero alla coscienza di avere una coscienza. Grazie la coscienza, l'essere umano può colmare la sua condizione di mancanza e costruire con la cultura il senso dell'ordine del suo mondo, a sua volta la cultura è legata in maniera biunivoca al potere. Condizione esistenziale dell’uomo: L'essere posto fuori dall' ordine naturale dell'uomo Gli conferisce caratteristiche decisamente diverse da quelle della dominanza animale. Il potere umano e contemporaneamente necessario, ineludibile, artificiale, relazionale, pervasivo, non immediatamente visibile o riconoscibile: contro l’ineludibilità/necessità del potere è andato il pensiero anarchico con Godwin, Proudhon, Kropotkin e Bakunin, che però criticavano il potere in quanto statale. Il potere è artificiale , e neppure questa connotazione ha avuto il riconoscimento pacifico: per Aristotele la distribuzione del potere tra esseri umani dipende dalla natura e quindi da ciò viene la supremazia dei padroni sugli schiavi, degli uomini sulle donne, dei padri sui figli. Hobbes pratica la rottura: nel Leviatano rinnova la definizione di potere sovrano, scrivendo che la natura, l'arte con cui Dio ha fatto il mondo e lo governa, è imitata dall’arte dell’uomo, come in molte altre cose, anche in questo: che si può fare un animale artificiale ( ossia lo stato ).

Il potere si connota, inoltre, come relazionale inteso in senso stretto ossia che il potere è una forma di relazione tra due o più soggetti, in cui ogni soggetto può entrare o meno. Il potere, va specificato, non è solo una relazione ma è una relazione triadica , come osservano Lasswell e Kaplan: non basta specificare chi esercita potere e chi lo subisce, occorre aggiungere l'area di attività rispetto alla quale il potere è esercitato, ossia la sfera del potere. Ad un livello più profondo, il potere tende ad oggettivarsi a diventare pervasivo. Ci sono segni evidenti di potere negli oggetti, nelle forme urbane, nelle strutture linguistiche, nei corpi delle persone, nei costumi, nelle abitudini e nei modelli più o meno formalizzati di vita associata. I teorici della scuola di Francoforte e francesi Focault e Bourdieu (concetti di campo e habitus) hanno dato dimostrazione di tale assunto. Sono dunque molteplici i livelli di potere, da quelli che intercorrono tra un individuo e altre persone – immediatamente percepibili – a quelli profondi, incorporati nelle strutture e nei processi sociali, non sempre ugualmente visibili.

Si sono, di conseguenza, sviluppati metodi di ricerca sul potere sociale.  Il primo problema che ci si è posti è come individuare i soggetti detentori del potere di comunità: Hunter avvia l'uso del cosiddetto metodo posizionale che consiste nel censire le persone Che occupano le cariche più importanti nelle diverse sfere della vita associata.

 Il passaggio successivo è quello di ricorrere al metodo reputazionale. Qui il riconoscimento dei potenti non è solo dato dalla posizione occupata, ma anche dalla reputazione goduta presso i cittadini e, in particolare, presso alcuni testimoni o osservatori privilegiati chiamati a fornire indicazioni in maniera aperta.

 La terza fase è caratterizzata dall'adozione del metodo decisionale. Nel 1950 Laswell e Kaplan definiscono il potere come la partecipazione alla presa delle decisioni. L'autore più noto in questo metodo è Robert Dahl, che arrivò alla formulazione della teoria della poliarchia, ovvero del riconoscimento dell'esistenza di competizioni pluralistiche tra élites come variante democratica dell'elitismo.

 Lukes suggerisce di ricercare su livelli meno superficiali e più profondi le reali matrici del potere sociale. Egli fa come ponte tra la critica a Dahl e i contributi teorici di Focault e Bourdieu e pensa che il potere non sia bidimensionale ma tridimensionale: la terza dimensione del potere consiste nel controllo dei meccanismi che fanno desiderare agli altri ciò che il potere vuole. Allacciandosi al pensiero dei due strutturalisti, fa riferimento a quel processo che fa passare costumi, modelli, norme e costruzioni per fatti naturali e non più per ciò che realmente sono, ovvero forme di vita storicamente determinate.

Le articolazioni della politica: politics, polity e policy