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La Teoria dei Segni: De Saussure e Peirce, Appunti di Didattica generale e speciale

La teoria dei segni attraverso la lente di De Saussure e Peirce. I segni sono considerati come entità che veicolano informazioni, e sono governati da una relazione inferenziale. La semiotica, la disciplina che studia i fenomeni di significazione, distingue tra segni naturali e intenzionali, e tra segni connessi al loro referente per analogia, similitudine o arbitrariamente. Il processo di significazione richiede un soggetto intenzionale che interpreta il segno.

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 31/05/2022

aletama05
aletama05 🇮🇹

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SE GNI E SIGN IF ICA ZI ONE (P RI MO CA PITOL O)
AL CUN I E SEM PI
“Fabrizio dice a Carla di prendere la tangenziale perché la città è impraticabile”. In questo caso il segno il
segno è la parola
“Un cercopiteco verde produce il segnale di allarme per la presenza di serpenti che è tipico della sua specie.
E i suoi compagni di branco si mettono in allarme” La comunicazione non è riducibile allo stadio verbale
e non avviene solo tra la specie umana. C’è un segno che viene preso come informazione che sussiste un
certo caso di cose. In questo caso il segno è il verso.
“Un batterio marino mediante i suoi magnetosomi riconosce l’orientamento del campo magnetico terrestre
che lo informa su come evitare gli ambienti che contengono ossigeno”. I segni sono i magnetosomi che lo
aiutano a capire dove c’è pericolo. Lo stato di cose sono gli ambienti con l’ossigeno.
Cosa c’è di comune a questi tre esempi?
1. In ciascun caso, qualche organismo vivente adotta un certo comportamento come conseguenza
dell’avere acquisito determinate informazioni sull’ambiente
2. In ciascun caso l’informazione rilevante è acquisita in un modo (più o meno) indiretto (ovvero
meditato). Abbiamo tantissime conoscenze per testimonianza, che rende molto attuale il problema
di trovare delle fonti attendibili da attuare (come quelle storiche)
Iniziamo a chiarire questo secondo punto dicendo che le tre situazioni possono essere considerate come
delle esemplificazioni della nozione tradizionale di segno “aliquid stat prò aliquo” qualcosa che sta
per qualcos’altro. Introduciamo sempre qualcuno che interpreta il segno. Il segno è governato da una
relazione inferenziale (ci permette di capire e dedurre un certo stato di cose a partire da un segno)
schematizzabile come: SE X ALLORA Y. Se si da x (il segno) allora si è autorizzati a credere che y (lo stato di
cui x è segno). Questa particolare interpretazione della formula generale “se x allora y” viene definita
RELAZIONE DI SIGNIFICAZIONE.
CO NSI DER IAM O I L P RIM O P UNT O
In tutti e tre i casi certe informazioni sull’ambiente inducono certi comportamenti. Anche qui abbiamo una
relazione della forma se x allora y. Es: se c’è traffico in centro allora evito di passarci e prendo la
tangenziale. Se si dà x (una certa informazione sull’ambiente), allora su addotta un certo tipo di
comportamento y (comportamento che si ritiene opportuno in base all’informazione ricevuta). Questa
particolare interpretazione della formula generale “se x allora y” in questo caso esprime una RE GOLA DI
COMPO RTAME NTO.
I segni veicolano un’informazione che, se ritenuta affidabile, induce un certo comportamento in chi la
riceve. Tutti e tre gli schemi sono pertanto formalizzabili attraverso uno schema complesso, formato dalla
combinazione di due schemi inferenziali: se x allora y, se y allora z; dove la prima è una relazione di
significazione mentre la seconda è una regola di comportamento. X è il segno cioè l’oggetto percepibile, Y è
l’effettivo stato delle cose cioè l’oggetto non percepibile, Z è il comportamento che ognuno di noi addotta.
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SEGNI E SIGNIFICAZIONE (PRIMO CAPITOLO)

ALCUNI ESEMPI “Fabrizio dice a Carla di prendere la tangenziale perché la città è impraticabile”. In questo caso il segno il segno è la parola “Un cercopiteco verde produce il segnale di allarme per la presenza di serpenti che è tipico della sua specie. E i suoi compagni di branco si mettono in allarme”  La comunicazione non è riducibile allo stadio verbale e non avviene solo tra la specie umana. C’è un segno che viene preso come informazione che sussiste un certo caso di cose. In questo caso il segno è il verso. “Un batterio marino mediante i suoi magnetosomi riconosce l’orientamento del campo magnetico terrestre che lo informa su come evitare gli ambienti che contengono ossigeno”. I segni sono i magnetosomi che lo aiutano a capire dove c’è pericolo. Lo stato di cose sono gli ambienti con l’ossigeno. Cosa c’è di comune a questi tre esempi?

1. In ciascun caso, qualche organismo vivente adotta un certo comportamento come conseguenza dell’avere acquisito determinate informazioni sull’ambiente 2. In ciascun caso l’informazione rilevante è acquisita in un modo (più o meno) indiretto (ovvero meditato). Abbiamo tantissime conoscenze per testimonianza, che rende molto attuale il problema di trovare delle fonti attendibili da attuare (come quelle storiche) Iniziamo a chiarire questo secondo punto dicendo che le tre situazioni possono essere considerate come

delle esemplificazioni della nozione tradizionale di segno “aliquid stat prò aliquo” qualcosa che sta

per qualcos’altro. Introduciamo sempre qualcuno che interpreta il segno. Il segno è governato da una

relazione inferenziale (ci permette di capire e dedurre un certo stato di cose a partire da un segno) schematizzabile come: SE X ALLORA Y. Se si da x (il segno) allora si è autorizzati a credere che y (lo stato di cui x è segno). Questa particolare interpretazione della formula generale “se x allora y” viene definita RELAZIONE DI SIGNIFICAZIONE. CONSIDERIAMO IL PRIMO PUNTO In tutti e tre i casi certe informazioni sull’ambiente inducono certi comportamenti. Anche qui abbiamo una relazione della forma se x allora y. Es: se c’è traffico in centro allora evito di passarci e prendo la tangenziale. Se si dà x (una certa informazione sull’ambiente), allora su addotta un certo tipo di comportamento y (comportamento che si ritiene opportuno in base all’informazione ricevuta). Questa particolare interpretazione della formula generale “se x allora y” in questo caso esprime una REGOLA DI COMPORTAMENTO. I segni veicolano un’informazione che, se ritenuta affidabile, induce un certo comportamento in chi la riceve. Tutti e tre gli schemi sono pertanto formalizzabili attraverso uno schema complesso, formato dalla combinazione di due schemi inferenziali: se x allora y, se y allora z ; dove la prima è una relazione di significazione mentre la seconda è una regola di comportamento. X è il segno cioè l’oggetto percepibile, Y è l’effettivo stato delle cose cioè l’oggetto non percepibile, Z è il comportamento che ognuno di noi addotta.

I FENOMENI SEMIOTICI La disciplina che si occupa dei fenomeni di significazione è la semiotica che Eco (1975) definisce come la scienza che studia la vita dei segni nel quadro della vita sociale , perché il segno ha senso solo se c’è qualcuno che lo interpreta. Per significazione si intende ogni relazione che lega qualcosa di materialmente presente a qualcos’altro di assent e (la luce del semaforo rosso significa e sta per stop). Il processo di significazione, ovvero la capacità di produrre dei significati, fa riferimento:  Da un lato, agli oggetti e agli eventi su cui comunicare (referente)  Dall’altro, al codice (sistemi usati interlocutori per comunicare fra loro), se non c’è condivisione di codice, l’altro non capisce come e perché lo sto facendo IL DIAGRAMMA DELLA SIGNIFICAZIONE O TRIANGOLO SEMIOTICO Già Aristotele e Tommaso d’Aquino avevano interpretato la significazione come una relazione tra tre elementi fondamentali. Il rapporto tra simbolo e referente è mediata dalla referenza o significato = rappresentazione mentale che consiste in un’immagine mentale, schema o concetto. La significazione, quindi, implica 3 elementi costitutivi. Non bastano segno (qualcosa che rinvia a qualcos’altro) e referente (ciò a cui il segno rinvia). A partire dal triangolo semiotico, De Saussure e Peirce esprimono la loro idea di segno:

 De Saussure → segno come equivalenza

 Peirce → segno come inferenza

DE SAUSSURE Segno come equivalenza. De Saussure interpreta il segno come composto da due parti:

  1. SIGNIFICANTE = una componente materiale, che rinvia al significato
  2. SIGNIFICATO = componente immateriale, a cui il significante rinvia il segno, per De Saussure, è SEMPRE associato ad un significato. Il segno è definito come equivalenza perché le sue due componenti non possono sussistere l’uno senza l’altro. Nella sua prima elaborazione, De Saussure fa coincidere il segno con il suo concetto.

 Destinatario = soggetto che riceve un segno

Il cerchio A rappresenta la totalità dei fenomeni (fisici, biologici, antropologici) che esemplificano lo schema inferenziale “se x allora y”. Il cerchio mediano, B, rappresenta il sottoinsieme di A dei fenomeni di significazione, in cui un soggetto interpreta lo stato di cose x come segno affidabile di un altro stato di cose y. Fa parte di B l’inferenza dalle nuvole alla pioggia che un soggetto effettua sulla base della correlazione oggettiva che si dà tra nuvole e pioggia Il cerchio C è il sottoinsieme di B dei fenomeni di comunicazione, nei quali il segno x (a partire dal quale il destinatario realizza l’inferenza) è prodotto intenzionalmente da un soggetto. GLI ELEMENTI DELLA COMUNICAZIONE

LE LINGUE UMANE COME PECULIARE SOTTOINSIEME DEI FENOMENI COMUNICATIVI INTENZIONALI

Il linguaggio è uno strumento per comunicare. Le lingue fanno parte del nostro sottoinsieme C ovvero i

fenomeni comunicativi, ma non lo esauriscono. Le lingue umane (segni verbali) sono un sottoinsieme

particolarmente importante dell’insieme C dei segni intenzionali, e dovrebbero perciò essere rappresentati da un ulteriore cerchio D inscritto in C. I SEGNI VERBALI SONO UN SOTTOINSIEME DEI SEGNI INTENZIONALI È la relazione sociale che forma l’individuo. Il bambino si forma proiettando questi scambi sociali. noi interiorizziamo ciò che prima è esterno. I LIMITI DEL MODELLO DEL TRIANGOLO SEMIOTICO Mentre per Piaget il linguaggio è uno strumento per esprimere il pensiero. Per Vigoskji pensiero e linguaggio sono due cose che si sviluppano separatamente e lo distingue in due modi:  Pensiero verbale è quello che nasce con la parola (concetti stratti). Ci consente di riorganizzare la nostra esperienza percettiva e di estenderla.  Pensiero concettuale è prima del linguaggio, è qualcosa che rimanda alla capacità di rimandare alcune immagini che stanno per gli oggetti. Possono esistere più parole che si riferiscono allo stesso elemento (child: bambino/a in inglese), oppure la realtà percettiva potrebbe essere più articolata e non ci sarebbero abbastanza parole per descriverla.  Non è possibile dare conto della comunicazione reciproca a partire dai propri privati pensieri  Come può una persona comprendere quel che gli dice un altro se questo attribuisce ai segni che usa un significato del tutto privato?

Ad esempio, ad un concetto non linguistico : può corrispondere un solo significato in una lingua (il cane

che abbaia e agita la coda rispetto al «cane»), oppure essere diviso in significati diversi in un’altra (in Italia c’è solo il «maiale», in Inghilterra c’è il «pig», quand’è vivo, e il «pork» quando è una braciola). Viceversa, una lingua può formare : un « concetto verbale » a partire da più concetti non verbali (come nel caso del «colore» rispetto a blu verde e giallo, ad esempio), oppure ancora un «concetto verbale» può non corrispondere ad alcun concetto non verbale (nessuno ha mai visto la «libertà», nessuno cioè può avere un concetto non verbale di questa entità; non la vediamo, ma questo non ci impedisce di parlarne). Il significato è un’entità linguistica, non mentale (cioè non privata), perché ciò che è verbale è pubblico. Con Saussure la semantica (disciplina che studia i significati) si stacca dalla psicologia, ed il significato diventa un’entità esclusivamente linguistica. Possiamo distinguere un pensiero concettuale (prelinguistico) da un pensiero verbale. Il pensiero verbale è il pensiero specificatamente umano (caratteristica biologica distintiva della specie Homo sapiens) che si forma esclusivamente insieme ai segni linguistici. (Cimatti, p. 84 e segg.). QUANDO SAUSSURE AFFERMA CHE I SEGNI DELLE LINGUE VERBALI SONO ARBITRARI INTENDE CHE: La relazione tra significante e significato è arbitraria (ossia immotivata). Il significato è il modo (pubblico) in cui determiniamo il referente. Per Saussure (come per Wittgenstein), conoscere il significato di un segno linguistico non vuol dire avere accesso privato a un’immagine mentale, bensì saper fare qualcosa con quel segno secondo le sue pubbliche regole d’uso. Ne consegue che la relazione tra significante e referente è arbitraria: ad es. non c’è alcuna relazione motivata che lega la parola (insieme di lettere/segno grafico) «cane» al quadrupede che associamo a tale sostantivo. I SEGNI NON-ARBITRARI VS SEGNI ARBITRARI I segni non-arbitrari come i segni iconici (ad es. i disegni) pongono dei vincoli di interpretazione e quindi di utilizzo. Non ha senso dire che per rappresentare un cane un disegno vale l’altro: un disegno di una casa non è adatto a rappresentare un cane. La caratteristica dei segni iconici di essere simili a ciò cui si riferiscono impone un vincolo su ciò che può essere considerato segno di qualcosa. Solo quando la relazione di significazione è arbitraria è necessaria la coordinazione tra i diversi individui affinché tutti facciano le medesime scelte. L’arbitrarietà dei segni , dunque, rende necessaria una qualche forma di coordinazione sociale. Occorre quindi stabilire una CONVENZIONE  Una convenzione è un complesso di abitudini individuali che però non sono lasciate al capriccio dell’individuo, bensì devono accordarsi con le abitudini degli altri membri della collettività.

I segni verbali sono arbitrari e convenzionali  Un segno verbale, oltre ad essere arbitrario, è anche

convenzionale perché è risultato di un accordo, stabilito all’interno di un gruppo di persone, in base al quale a determinati significanti è stato attribuito il compito di esprimere determinati messaggi. Non vi è nessun collegamento necessario tra il significato di «albero» e la catena di suoni attraverso la quale quel significato viene espresso. Se a un certo punto tutta la comunità dei parlanti che usano la lingua italiana decidesse di adoperare un’altra catena di suoni per esprimere il concetto di albero, il sistema della comunicazione continuerebbe a funzionare perfettamente. Già il filosofo Aristotele nel De Interpretazione sostiene che le lingue umane esistono in virtù di un consenso sociale e NON per un semplice fatto di natura.

Linguaggi umani vs linguaggi animali Sono convenzionali :

  • La loro esistenza poggia su una forma di consenso sociale.
  • I sistemi di segni convenzionali esigono un apprendimento: sono, in tal senso, culturali, ovvero trasmessi per tradizione.
  • Ciascun individuo deve apprendere la lingua della comunità a cui appartiene Non sono convenzionali :

- Sono il prodotto di istinti e quindi non cambiano da una comunità all’altra della medesima specie.

- Sono largamente (spesso interamente) fissati in modo innato: non hanno il carattere di

convenzioni.

- Non hanno bisogno di essere tramandati culturalmente, e appresi dalle nuove generazioni.

IN SISTESI

La nozione di segno che abbiamo adottato richiede che ci sia almeno un destinatario, ovvero un soggetto capace di interpretare qualcosa come un segno. Abbiamo distinto tra segni :

  • Naturali: non sono prodotti da un soggetto intenzionale
  • Intenzionali: ovvero prodotti da un soggetto intenzionale Tra i segni intenzionali vi sono:
  • I segni arbitrari, privi cioè di qualsiasi relazione di motivazione (i simboli di Peirce)
  • I segni motivati da somiglianza (icone) In qualche caso possono essere usati intenzionalmente anche i segni motivati da leggi di natura (indici). A loro volta tra i segni arbitrari troviamo: le lingue verbali che sono costituite da segni intenzionali, arbitrari e convenzionali. Altro punto fondamentale è la relazione di significazione , ossia il rapporto tra segno e suo referente (ma anche tra significante e significato, nel senso di Saussure): Tale relazione è espressa tramite lo schema inferenziale: “se x allora y”. Questo schema è importante perché mette in luce la medesima logica che «accomuna» il funzionamento delle lingue verbali e alcuni altri fenomeni apparentemente disparati.