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La teoria dei segni attraverso la lente di De Saussure e Peirce. I segni sono considerati come entità che veicolano informazioni, e sono governati da una relazione inferenziale. La semiotica, la disciplina che studia i fenomeni di significazione, distingue tra segni naturali e intenzionali, e tra segni connessi al loro referente per analogia, similitudine o arbitrariamente. Il processo di significazione richiede un soggetto intenzionale che interpreta il segno.
Tipologia: Appunti
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ALCUNI ESEMPI “Fabrizio dice a Carla di prendere la tangenziale perché la città è impraticabile”. In questo caso il segno il segno è la parola “Un cercopiteco verde produce il segnale di allarme per la presenza di serpenti che è tipico della sua specie. E i suoi compagni di branco si mettono in allarme” La comunicazione non è riducibile allo stadio verbale e non avviene solo tra la specie umana. C’è un segno che viene preso come informazione che sussiste un certo caso di cose. In questo caso il segno è il verso. “Un batterio marino mediante i suoi magnetosomi riconosce l’orientamento del campo magnetico terrestre che lo informa su come evitare gli ambienti che contengono ossigeno”. I segni sono i magnetosomi che lo aiutano a capire dove c’è pericolo. Lo stato di cose sono gli ambienti con l’ossigeno. Cosa c’è di comune a questi tre esempi?
1. In ciascun caso, qualche organismo vivente adotta un certo comportamento come conseguenza dell’avere acquisito determinate informazioni sull’ambiente 2. In ciascun caso l’informazione rilevante è acquisita in un modo (più o meno) indiretto (ovvero meditato). Abbiamo tantissime conoscenze per testimonianza, che rende molto attuale il problema di trovare delle fonti attendibili da attuare (come quelle storiche) Iniziamo a chiarire questo secondo punto dicendo che le tre situazioni possono essere considerate come
relazione inferenziale (ci permette di capire e dedurre un certo stato di cose a partire da un segno) schematizzabile come: SE X ALLORA Y. Se si da x (il segno) allora si è autorizzati a credere che y (lo stato di cui x è segno). Questa particolare interpretazione della formula generale “se x allora y” viene definita RELAZIONE DI SIGNIFICAZIONE. CONSIDERIAMO IL PRIMO PUNTO In tutti e tre i casi certe informazioni sull’ambiente inducono certi comportamenti. Anche qui abbiamo una relazione della forma se x allora y. Es: se c’è traffico in centro allora evito di passarci e prendo la tangenziale. Se si dà x (una certa informazione sull’ambiente), allora su addotta un certo tipo di comportamento y (comportamento che si ritiene opportuno in base all’informazione ricevuta). Questa particolare interpretazione della formula generale “se x allora y” in questo caso esprime una REGOLA DI COMPORTAMENTO. I segni veicolano un’informazione che, se ritenuta affidabile, induce un certo comportamento in chi la riceve. Tutti e tre gli schemi sono pertanto formalizzabili attraverso uno schema complesso, formato dalla combinazione di due schemi inferenziali: se x allora y, se y allora z ; dove la prima è una relazione di significazione mentre la seconda è una regola di comportamento. X è il segno cioè l’oggetto percepibile, Y è l’effettivo stato delle cose cioè l’oggetto non percepibile, Z è il comportamento che ognuno di noi addotta.
I FENOMENI SEMIOTICI La disciplina che si occupa dei fenomeni di significazione è la semiotica che Eco (1975) definisce come la scienza che studia la vita dei segni nel quadro della vita sociale , perché il segno ha senso solo se c’è qualcuno che lo interpreta. Per significazione si intende ogni relazione che lega qualcosa di materialmente presente a qualcos’altro di assent e (la luce del semaforo rosso significa e sta per stop). Il processo di significazione, ovvero la capacità di produrre dei significati, fa riferimento: Da un lato, agli oggetti e agli eventi su cui comunicare (referente) Dall’altro, al codice (sistemi usati interlocutori per comunicare fra loro), se non c’è condivisione di codice, l’altro non capisce come e perché lo sto facendo IL DIAGRAMMA DELLA SIGNIFICAZIONE O TRIANGOLO SEMIOTICO Già Aristotele e Tommaso d’Aquino avevano interpretato la significazione come una relazione tra tre elementi fondamentali. Il rapporto tra simbolo e referente è mediata dalla referenza o significato = rappresentazione mentale che consiste in un’immagine mentale, schema o concetto. La significazione, quindi, implica 3 elementi costitutivi. Non bastano segno (qualcosa che rinvia a qualcos’altro) e referente (ciò a cui il segno rinvia). A partire dal triangolo semiotico, De Saussure e Peirce esprimono la loro idea di segno:
DE SAUSSURE Segno come equivalenza. De Saussure interpreta il segno come composto da due parti:
Il cerchio A rappresenta la totalità dei fenomeni (fisici, biologici, antropologici) che esemplificano lo schema inferenziale “se x allora y”. Il cerchio mediano, B, rappresenta il sottoinsieme di A dei fenomeni di significazione, in cui un soggetto interpreta lo stato di cose x come segno affidabile di un altro stato di cose y. Fa parte di B l’inferenza dalle nuvole alla pioggia che un soggetto effettua sulla base della correlazione oggettiva che si dà tra nuvole e pioggia Il cerchio C è il sottoinsieme di B dei fenomeni di comunicazione, nei quali il segno x (a partire dal quale il destinatario realizza l’inferenza) è prodotto intenzionalmente da un soggetto. GLI ELEMENTI DELLA COMUNICAZIONE
Il linguaggio è uno strumento per comunicare. Le lingue fanno parte del nostro sottoinsieme C ovvero i
particolarmente importante dell’insieme C dei segni intenzionali, e dovrebbero perciò essere rappresentati da un ulteriore cerchio D inscritto in C. I SEGNI VERBALI SONO UN SOTTOINSIEME DEI SEGNI INTENZIONALI È la relazione sociale che forma l’individuo. Il bambino si forma proiettando questi scambi sociali. noi interiorizziamo ciò che prima è esterno. I LIMITI DEL MODELLO DEL TRIANGOLO SEMIOTICO Mentre per Piaget il linguaggio è uno strumento per esprimere il pensiero. Per Vigoskji pensiero e linguaggio sono due cose che si sviluppano separatamente e lo distingue in due modi: Pensiero verbale è quello che nasce con la parola (concetti stratti). Ci consente di riorganizzare la nostra esperienza percettiva e di estenderla. Pensiero concettuale è prima del linguaggio, è qualcosa che rimanda alla capacità di rimandare alcune immagini che stanno per gli oggetti. Possono esistere più parole che si riferiscono allo stesso elemento (child: bambino/a in inglese), oppure la realtà percettiva potrebbe essere più articolata e non ci sarebbero abbastanza parole per descriverla. Non è possibile dare conto della comunicazione reciproca a partire dai propri privati pensieri Come può una persona comprendere quel che gli dice un altro se questo attribuisce ai segni che usa un significato del tutto privato?
che abbaia e agita la coda rispetto al «cane»), oppure essere diviso in significati diversi in un’altra (in Italia c’è solo il «maiale», in Inghilterra c’è il «pig», quand’è vivo, e il «pork» quando è una braciola). Viceversa, una lingua può formare : un « concetto verbale » a partire da più concetti non verbali (come nel caso del «colore» rispetto a blu verde e giallo, ad esempio), oppure ancora un «concetto verbale» può non corrispondere ad alcun concetto non verbale (nessuno ha mai visto la «libertà», nessuno cioè può avere un concetto non verbale di questa entità; non la vediamo, ma questo non ci impedisce di parlarne). Il significato è un’entità linguistica, non mentale (cioè non privata), perché ciò che è verbale è pubblico. Con Saussure la semantica (disciplina che studia i significati) si stacca dalla psicologia, ed il significato diventa un’entità esclusivamente linguistica. Possiamo distinguere un pensiero concettuale (prelinguistico) da un pensiero verbale. Il pensiero verbale è il pensiero specificatamente umano (caratteristica biologica distintiva della specie Homo sapiens) che si forma esclusivamente insieme ai segni linguistici. (Cimatti, p. 84 e segg.). QUANDO SAUSSURE AFFERMA CHE I SEGNI DELLE LINGUE VERBALI SONO ARBITRARI INTENDE CHE: La relazione tra significante e significato è arbitraria (ossia immotivata). Il significato è il modo (pubblico) in cui determiniamo il referente. Per Saussure (come per Wittgenstein), conoscere il significato di un segno linguistico non vuol dire avere accesso privato a un’immagine mentale, bensì saper fare qualcosa con quel segno secondo le sue pubbliche regole d’uso. Ne consegue che la relazione tra significante e referente è arbitraria: ad es. non c’è alcuna relazione motivata che lega la parola (insieme di lettere/segno grafico) «cane» al quadrupede che associamo a tale sostantivo. I SEGNI NON-ARBITRARI VS SEGNI ARBITRARI I segni non-arbitrari come i segni iconici (ad es. i disegni) pongono dei vincoli di interpretazione e quindi di utilizzo. Non ha senso dire che per rappresentare un cane un disegno vale l’altro: un disegno di una casa non è adatto a rappresentare un cane. La caratteristica dei segni iconici di essere simili a ciò cui si riferiscono impone un vincolo su ciò che può essere considerato segno di qualcosa. Solo quando la relazione di significazione è arbitraria è necessaria la coordinazione tra i diversi individui affinché tutti facciano le medesime scelte. L’arbitrarietà dei segni , dunque, rende necessaria una qualche forma di coordinazione sociale. Occorre quindi stabilire una CONVENZIONE Una convenzione è un complesso di abitudini individuali che però non sono lasciate al capriccio dell’individuo, bensì devono accordarsi con le abitudini degli altri membri della collettività.
convenzionale perché è risultato di un accordo, stabilito all’interno di un gruppo di persone, in base al quale a determinati significanti è stato attribuito il compito di esprimere determinati messaggi. Non vi è nessun collegamento necessario tra il significato di «albero» e la catena di suoni attraverso la quale quel significato viene espresso. Se a un certo punto tutta la comunità dei parlanti che usano la lingua italiana decidesse di adoperare un’altra catena di suoni per esprimere il concetto di albero, il sistema della comunicazione continuerebbe a funzionare perfettamente. Già il filosofo Aristotele nel De Interpretazione sostiene che le lingue umane esistono in virtù di un consenso sociale e NON per un semplice fatto di natura.
Linguaggi umani vs linguaggi animali Sono convenzionali :
convenzioni.
La nozione di segno che abbiamo adottato richiede che ci sia almeno un destinatario, ovvero un soggetto capace di interpretare qualcosa come un segno. Abbiamo distinto tra segni :