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Semantica linguistica, Sintesi del corso di Filosofia del Linguaggio

appunti di semantica (unicatt- Raynaud e Frigerio)

Tipologia: Sintesi del corso

2014/2015

Caricato il 17/11/2015

debomau
debomau 🇮🇹

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SEMANTICA LINGUISTICA
È l’ultima nata delle discipline linguistiche e si è sviluppata nell’Ottocento e la sua nascita è
attribuita a Bréal; molto importante è stato anche il losofo tedesco Humboldt che pose
l’accento soprattutto sulla funzione cognitiva del linguaggio e delle lingue.
HUMBOLDT
È dicile da inserire in una precisa corrente di pensiero:
Aarsle: H. appartiene al ‘700 e la sua opera si colloca nella scia della losoa
linguistica dell’Illuminismo.
Cassirer: il pensiero di H. va inserito nel dibattito post-kantiano sul ruolo “cognitivo” del
linguaggio centralità del linguaggio nella formazione e nel funzionamento dei
processi cognitivi.
Egli fu un linguista e un losofo del linguaggio: dallo studio del linguaggio come facoltà,
intendeva risalire ad una teoria più generale dei rapporti tra linguaggio e pensiero, e
dell’inusso del linguaggio sul progresso spirituale dell’uomo. La linguistica humboldtiana
mira a spiegare l’universalità del linguaggio. Lo studio della facoltà del linguaggio, nella
sua universalità, rappresenta per il losofo la chiave per penetrare nella natura dell’uomo:
l’uomo è uomo poiché dotato della facoltà del linguaggio ed è questa linguisticità originaria
che lo distingue dagli altri esseri viventi e che costituisce la caratteristica saliente. il
linguaggio come facoltà può essere studiato solo attraverso lo studio delle lingue in quanto
attuazioni sul piano storico della originaria linguisticità.
La tesi della naturalità del segno linguistico rappresenta uno dei punti più originali e attuali del
suo pensiero; aermare la naturalità del linguaggio signica riconoscere che il rapporto nome-
cosa è retto da una motivazione il linguaggio nasce da un bisogno interiore dell’uomo.
La parola non è arbitraria: essendo sintesi di suono e concetto, essa riette la mediazione che
il linguaggio opera tra senso e intelletto. L’attività dell’intelletto diviene, solo nel linguaggio,
percepibile ai sensi attraverso il supporto sensibile dell’uomo.
Il linguaggio è uno strumento di creazione simbolica che consente la trasposizione della
soggettività in oggettività senso: organo formativo del pensiero. Per Humboldt il concetto
nasce dalla rappresentazione soggettiva che l’uomo si forma dall’impatto delle impressioni
sensibili delle cose sul suo animo; ma essa non potrebbe divenire concetto senza la
mediazione del linguaggio, poiché non avrebbe modo di uscire dal soggetto. La prima fase
dell’oggettivazione consiste, quindi, nella trasposizione, attraverso il suono, della
rappresentazione al di fuori del soggetto che l’ha prodotta. La relazione tra individuo e mondo,
mediata dal linguaggio, si arricchisce di un terzo elemento, il rapporto soggetto-soggetto:
l’oggettivazione delle rappresentazioni soggettive è possibile solo CON e NEL linguaggio e solo
nell’incontro tra diverse soggettività. Propone un linguaggio dialogico nel quale, il linguaggio
rappresenta il fondamento della cognizione umana antropologia linguistica: parte dalla
riessione sui fenomeni linguistici per far luce sui movimenti dello spirito umano.
Un’idea centrale della sua linguistica è la concezione della lingua come sistema organico
metafora vitalistica in tre sensi diversi:
La lingua è organismo in quanto emanazione organica di un popolo; qui la metafora
serve a chiarire il legame naturale tra il popolo, la lingua e le altre istituzioni sociali.
La lingua è un organismo perché vi è interdipendenza tra le sue parti costituenti.
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SEMANTICA LINGUISTICA

È l’ultima nata delle discipline linguistiche e si è sviluppata nell’Ottocento e la sua nascita è attribuita a Bréal; molto importante è stato anche il filosofo tedesco Humboldt che pose l’accento soprattutto sulla funzione cognitiva del linguaggio e delle lingue.

HUMBOLDT

È difficile da inserire in una precisa corrente di pensiero:

• Aarsleff: H. appartiene al ‘700 e la sua opera si colloca nella scia della filosofia

linguistica dell’Illuminismo.

• Cassirer: il pensiero di H. va inserito nel dibattito post-kantiano sul ruolo “cognitivo” del

linguaggio centralità del linguaggio nella formazione e nel funzionamento dei processi cognitivi.

Egli fu un linguista e un filosofo del linguaggio: dallo studio del linguaggio come facoltà, intendeva risalire ad una teoria più generale dei rapporti tra linguaggio e pensiero, e dell’influsso del linguaggio sul progresso spirituale dell’uomo. La linguistica humboldtiana mira a spiegare l’universalità del linguaggio. Lo studio della facoltà del linguaggio, nella sua universalità, rappresenta per il filosofo la chiave per penetrare nella natura dell’uomo: l’uomo è uomo poiché dotato della facoltà del linguaggio ed è questa linguisticità originaria che lo distingue dagli altri esseri viventi e che costituisce la caratteristica saliente. il linguaggio come facoltà può essere studiato solo attraverso lo studio delle lingue in quanto attuazioni sul piano storico della originaria linguisticità.

La tesi della naturalità del segno linguistico rappresenta uno dei punti più originali e attuali del suo pensiero; affermare la naturalità del linguaggio significa riconoscere che il rapporto nome- cosa è retto da una motivazione il linguaggio nasce da un bisogno interiore dell’uomo.

La parola non è arbitraria: essendo sintesi di suono e concetto, essa riflette la mediazione che il linguaggio opera tra senso e intelletto. L’attività dell’intelletto diviene, solo nel linguaggio, percepibile ai sensi attraverso il supporto sensibile dell’uomo.

Il linguaggio è uno strumento di creazione simbolica che consente la trasposizione della soggettività in oggettività senso: organo formativo del pensiero. Per Humboldt il concetto nasce dalla rappresentazione soggettiva che l’uomo si forma dall’impatto delle impressioni sensibili delle cose sul suo animo; ma essa non potrebbe divenire concetto senza la mediazione del linguaggio, poiché non avrebbe modo di uscire dal soggetto. La prima fase dell’oggettivazione consiste, quindi, nella trasposizione, attraverso il suono, della rappresentazione al di fuori del soggetto che l’ha prodotta. La relazione tra individuo e mondo, mediata dal linguaggio, si arricchisce di un terzo elemento, il rapporto soggetto-soggetto: l’oggettivazione delle rappresentazioni soggettive è possibile solo CON e NEL linguaggio e solo nell’incontro tra diverse soggettività. Propone un linguaggio dialogico nel quale, il linguaggio rappresenta il fondamento della cognizione umana antropologia linguistica: parte dalla riflessione sui fenomeni linguistici per far luce sui movimenti dello spirito umano.

Un’idea centrale della sua linguistica è la concezione della lingua come sistema organico metafora vitalistica in tre sensi diversi:

• La lingua è organismo in quanto emanazione organica di un popolo; qui la metafora

serve a chiarire il legame naturale tra il popolo, la lingua e le altre istituzioni sociali.

• La lingua è un organismo perché vi è interdipendenza tra le sue parti costituenti.

• La nozione di organismo indica le fasi dello sviluppo di una lingua: è come un

organismo biologico che contiene in sé le leggi del proprio progresso così anche la lingua è un’entità vivente che attraversa le fasi della nascita, dello sviluppo e della morte.

La lingua si manifesta SOLO nella totalità del parlare. Sprachvermogen: capacità del parlante nativo di rendere il suono articolato idoneo all’espressione del pensiero, tale capacità è creativa e non solo riproduttiva.

La forma della lingua emerge dalla sintesi tra la forma fonica (significante) e il senso linguistico interno (significato); la forma fonica scaturisce dalla capacità dell’uomo di emettere suoni articolati, mentre il senso linguistico interno deriva dall’insieme delle facoltà umane rivolte all’uso e alla formazione del linguaggio. Opposta alla forma, vi è la materia, che è da una parte il suono in quanto tale, dall’altra i movimenti spontanei che precedono alla formazione del concetto con l’ausilio della lingua. L’idea è che l’essenza della lingua sia riassumibile nel concetto di articolazione della materia fonica sul piano del suono e della materia semantica sul piano del contenuto ciascuna lingua è forma poiché articola la materia fonica e la materia semantica. La forma è storica, sociale, dinamica e creativa e non ha dunque senso interrogarsi sull’origine del linguaggio poiché esso è in continua creazione.

Humboldt celebra la diversità delle lingue poiché comprendere il linguaggio, nella varietà delle lingue, significa comprendere l’uomo: dietro alla diversità si cela una radice comune procedimento universale.

La spiegazione della diversità delle lingue si racchiude nella definizione di carattere rimanda a qualcosa di più sottile e meno accessibile all’analisi. Se da un lato rende conto della diversità radicale delle lingue, dall’altro spiega il legame originario tra lingua e nazione, i quali sono strettamente collegati perché traggono la loro origine dalla forza spirituale dell’uomo la forma di ciascuna lingua riflette il carattere del popolo ma influisce anche su di esso= rapporto di reciprocità la lingua segue le alterne vicende del popolo e, al tempo stesso, costruisce il sentiero lungo il quale lo spirito del popolo avanza.

Ogni lingua è espressione di una peculiare visione del mondo; il linguaggio costituisce un mondo intermedio che dà forma all’esperienza.

La lingua, nella sua essenza reale, è transeunte; perfino la sua conservazione attraverso la scrittura è incompleta. La lingua è il lavoro dello spirito volto a rendere il suono articolato capace di esprimere il pensiero definizione dell’atto individuale del parlare. La lingua propriamente detta, risiede nell’atto del suo reale riprodursi; è solo al discorso che si deve pensare come al vero elemento in tutte le ricerche che intendono penetrare l’essenza della lingua.

Ci troviamo trasportati nel mezzo della storia e che né una nazione, né una lingua, può essere definita originaria poiché ogni lingua ha già ricevuto la propria materia da generazioni anteriori è un attività trasformatrice, e ciò che permane costante e uniforme costituisce la forma della lingua.

Il linguaggio è l’organo formativo del pensiero e l’attività dell’intelletto, che quasi svanisce senza lasciare traccia, si manifesta mediante il suono nel discorso e diviene percepibile ai sensi. L’alleanza che unisce il pensiero, gli organi vocali e l’udito al linguaggio, risiede nella costituzione originaria della natura umana.

semantici rivela la natura psichica dei significati, legati all’intelligenza, alla creatività e alle intenzioni del soggetto parlante.

Il compito della scienza del linguaggio è di far luce sull’uso attuale!

Lo studio delle leggi intellettuali del linguaggio (=costanti cognitive) e la diversità delle lingue (=analisi dei mutamenti all’interno di una lingua) sono i due capisaldi della riflessione bréaliana.

Vi è però un’imprecisione nel linguaggio le forme foniche non rappresentano i significati in modo preciso, e all’incompletezza del linguaggio viene in ausilio l’intelligenza umana.

Le lingue sono fatte di segni arbitrari, e Bréal con segno indica solamente il versante fonologico dell’entità linguistica; è quindi assente un precisa definizione della nozione di significato.

Le lingue non servono solo a comunicare, ma principalmente a pensare. Le parole designano le idee grazie a un consenso tacito di cui non siamo consapevoli.

Tra le leggi intellettuali del linguaggio ha un ruolo preminente, la legge di suddivisione: disposizione intenzionale, in virtù della quale termini che dovrebbero essere sinonimi hanno acquistato senso diversoprincipi di economia cognitiva: il valore di segni originariamente sinonimi si differenzia poiché due sinonimi assoluti non avrebbero nessuna utilità funzionale per i parlanti. L’esigenza umana di semplificare il linguaggio rende questa legge naturale e necessaria.

Legge della specialità: un termine assume su di sé il valore che era distribuito tra termini diversi, venendo così a ricoprire il ruolo di “indice grammaticale”. la mente umana fa uso anche dell’analogia, secondo la quale una volta istituito un segno per esprimere un’idea, questo è utilizzato in altre circostanze simili.

Bréal critica inoltre il metodo della fonetica storica, che s’interessava dell’evoluzione della forma del singolo segno senza tener conto delle parentele e delle affinità tra le parole.

• Gruppi articolati: il senso delle parole dipende dalla loro posizione nella catena

sintagmatica.

• Fenomeno del contagio: consiste nel comunicare a una parola il senso che le proviene

dal contesto nel quale occorre con maggiore frequenza.

SAUSSURE

Per S. la lingua NON è un organismo vivente (Bréal/Humboldt) ma è un fatto storico e sociale che può essere indagato da molti punti di vista. L’oggetto della linguistica è la langue =prodotto sociale, insieme di convenzioni, che va distinta dalla facoltà di linguaggio= capacità dell’uomo di costruire una lingua, sistema di segni distinti corrispondenti ad idee distinte.

L’uso linguistico individuale (parole) è caratterizzato da un elevatissimo grado di soggettività e creatività i parlanti compiono atti di parole, perché “sanno” la langue.

Circuito della parole: quando usiamo la lingua per comunicare mettiamo in gioco tre elementi distinti:

• Parti fisiche (onde sonore)

• Parti fisiologiche (fonazione e audizione)

• Parti psichiche (immagini acustiche)

Immaginiamo due persone, A e B, che discorrono. Il punto di partenza del circuito sta nella mente di A che associa un concetto a un’immagine acustica. Questo fenomeno interamente psichico è seguito da un fenomeno fisiologico: il cervello di A trasmette agli organi di fonazione un impulso correlativo all’immagine acustica. Infine ha luogo un fenomeno fisico: le onde sonore si propagano dalla bocca di A per raggiungere l’orecchio di B. il circuito prosegue poi, in un ordine uguale ma inverso: dall’orecchio di B l’immagine acustica arriva al suo cervello, dov’è associata con il concetto corrispondente.

Semiologia: scienza che studia la vita dei segni nell’ambito della vita sociale.

L’uso individuale della lingua deve inserirsi nel quadro della norma socialmente condivisa; il segno deve valere come regola che disciplina l’uso di fonie e sensi possibili. Il segno linguistico è l’associazione arbitraria di un concetto con un’immagine acustica il segno ha natura bifacciale, non si può separare il pensiero dal suono.

I segni sono storicamente e socialmente fondati: l’arbitrarietà della langue consente la mutabilità del rapporto tra significato e significante, che può variare nello spazio e nel tempo l’arbitrarietà conferisce alle lingue la loro immutabilità, non possono variare per volontà del singolo parlante poiché la lingua è fatta per la collettività.

Arbitrarietà relativa: alcuni segni sono formati dalla combinazione di segni radicalmente arbitrari (i numeri da 0 a 10 sono radicalmente arbitrari nella maggior parte delle lingue, mentre quelli successivi sono composti sintetizzando a due a due i numeri già presenti nel sistema linguistico.

Il problema di S. è definire l’unità linguistica; solo concependo la lingua come un “sistema di valori puri” si riesce a risolvere questo problema. Il valore di un’unità linguistica coincide con il posto che essa occupa nel sistema della lingua il valore linguistico è relazionale, oppositivo e differenziale: dipende infatti interamente dal “concorso di ciò che esiste al di fuori” poiché, facendo parte di un sistema, la singola parola acquista, oltre che una significazione, anche un valore determinato dalla sua scambiabilità con le parole che vi si oppongono.

Sincronia: analisi dei sistemi (favorita da Saussure)

Diacronia: analisi dei singoli elementi.

Pancronia: ricerca degli aspetti costanti del linguaggio.

Le nozioni saussuriane di sistema e di valore rendono conto del fatto che, dal punto di vista sincronico, le stesse parole pronunciate due volte dalla stessa persona o da persone diverse sia riconosciuta come la stessa parola, mentre dal punto di vista diacronico, che il latino calidum sia comparabile all’italiano caldo e al francese chaud.

Metafora degli scacchi: ciascuna mossa di scacchi mette in movimento un solo pezzo, analogamente, nella lingua i cambiamenti riguardano gli elementi isolati, e malgrado questo, la mossa ha incidenza su tutto il sistema.

Saussure esamina inoltre i rapporti che le unità linguistiche intrattengono nel sistema:

• Rapporti sintagmatici: sono quelli che le unità linguistiche intrattengono nella

concatenazione del discorso.

• Rapporti associativi: sono meno osservabili poiché avvengono nella mente del

soggetto, sono create in conformità a un qualche elemento che accomuna le parole. la famiglia associativa si costruisce intorno a una parola che funge da centro.

Nell’ultima fase degli anni ’90 invece, si inaugura la fase critica che porta alla ridefinizione dei criteri di analisi.

Il paradigma dominante della filosofia del linguaggio è che un problema filosofico debba essere affrontato analizzando il linguaggio in cui è formulato da qui l’attenzione per la struttura del linguaggio. Marconi condensa questo paradigma in tre tesi:

• Il significato di un enunciato s’identifica con le sue condizioni di verità, cioè con la

specificazione delle condizioni in cui l’enunciato è vero. Si considera primario il contributo delle singole parole alle condizioni di verità.

• Il valore semantico di un enunciato dipende dai valori semantici delle sue componenti

principio di composizionalità.

• Le considerazioni di carattere psicologico non sono rilevanti per la semantica anti

psicologismo.

FREGE

Le riflessioni freghiane sul linguaggio sono legate alle sue concezioni logiche e al suo tentativo di riduzione della matematica alla logica. Gli enti matematici sono oggettivi (=non sono rappresentazioni soggettive) e al contempo astratti (non si riferiscono a cose del mondo esterno) F 0 E 0il teorema di Pitagora NON è un esperienza soggettiva e non è nemmeno un fatto osservabile.

Elabora dunque un linguaggio artificiale, nella convinzione di non poter impiegare le lingue naturali poiché imperfette e inutilizzabili come strumenti di pensiero F 0 E 0rapporto tra l’occhio e il microscopio: come l’occhio, per estensione della sua applicabilità, è superiore al microscopio, così il linguaggio naturale è più duttile di quello artificiale. Per Frege il compito della filosofia consiste nello “spezzare il dominio della parola sull’umano” poiché le lacune del pensiero dipendono dalla natura difettosa dei mezzi linguistici.

Egli propone una distinzione tra segno, senso e denotatum (l’oggetto che il segno designa); e la sua argomentazione si sviluppa intorno al principio d’identità : l’enunciato d’identità a=a è una verità analitica a priori, mentre a=b è un enunciato verificabile solo a posteriori. Infatti a=a esprime l’identità del soggetto con sé stesso e non è informativa, invece a=b se è vera, è altamente informativa poiché produce una nuova conoscenza la sua idea è che un nome/segno è collegato, oltre all’oggetto che designa, anche al senso (modo in cui l’oggetto viene dato).

In prima istanza, l’attenzione di Frege cade sui nomi propri, con i quali intende tanto i nomi propri (Matteo, Lisa) quanto quelle espressioni che si suole chiamare descrizioni definite, cioè sintagmi nominali preceduti dall’articolo determinativo (la capitale d’Italia)= TERMINE SINGOLARE.

La denotazione è l’oggetto di cui esso è nome, il senso (contenuto conoscitivo che gli enunciati esprimono) è invece il modo in cui il nome presenta quel particolare oggetto, o in altri termini, il criterio d’identificazione della denotazione che è associato al nome.

Stella del mattino= stella del mattino (TAUTOLOGIA)

Stella del mattino= stella della sera (VALORE CONOSCITIVO=ci informa di qualcosa che prima non sapevamo)

La distinzione tra senso e denotazione serve per giustificare la differenza tra proposizioni analitiche (dimostrate per via logica) e preposizioni sintetiche (dimostrabili per via empirica).

Nozione triadica di segno: il nome è associato a un senso che determina una denotazione la denotazione è l’oggetto indicato dal nome con la mediazione del senso (=valore conoscitivo pubblicamente associato al nome) quindi il rapporto tra linguaggio e mondo NON è diretto.

La rappresentazione è l’immagine che l’espressione linguistica evoca nella mente di un soggetto, rinvia all’esperienza soggettiva.

Affinchè la condivisibilità del linguaggio sia “cosa pubblica” la denotazione deve essere determinata dal senso: mentre persone diverse possono afferrare lo stesso senso, è impossibile che esse abbia la stessa rappresentazione in questa esigenza risiede l’anti psicologismo. Mentre a una denotazione possono corrispondere sensi diversi, a un senso non possono corrispondere più denotazioni.

Il senso dell’enunciato è il pensiero che esso esprime, mentre la sua denotazione è il suo valore di verità (=circostanza che esso sia vero o falso). Un enunciato non è vero o falso in sé, ma è vero se esprime un pensiero vero, falso se esprime un pensiero falso con la mediazione del pensiero, si possono attribuire verità e falsità agli enunciati. Il valore di verità deve essere un fatto stabile, che non varia da un soggetto o da un contesto all’altro.

Oggi piove esprime un pensiero che non è né vero ne falso in assoluto; la sua verità o falsità dipende dal contesto di enunciazione. Per pensiero Frege intende il contenuto oggettivo del pensare che possa essere possesso da molti. I processi psicologici sono soggettivi e individuali, mentre la nozione di pensiero è un patrimonio comune dell’umanità ha sede in un terzo regno, distinto dal regno delle cose e da quello delle rappresentazioni.

L’analisi semantica degli enunciati si fonda sulla relazione enunciato-valore di verità:

• Siamo interessati alla denotazione dei nomi che compongono un enunciato solo quando

siamo interessati al valore di verità dell’enunciato (leggendo l’Odissea non sono interessato alla denotazione di Ulisse, se è esistito o meno, mentre deve interessarmi se voglio attuare una ricostruzione storica)

• Il valore di verità di un enunciato si può determinare solo identificando le denotazioni

dei nomi che lo compongono.

Principio di composizionalità: il valore semantico di un’espressione è funzione dei valori semantici.

Legge della sostituibilità: due forme sono identiche se sono sostituibili in tutti i contesti senza alterare il valore di verità dell’enunciato nel quale occorrono. Se sostituiamo a un’espressione un’altra con la stessa denotazione ma con un senso diverso, il valore di verità dell’enunciato rimane inalterato mentre cambia il pensiero espresso.

• Aristotele nacque a Stagira.

• Il maestro di Alessandro Magno nacque a Stagira.

Se in un enunciato compare una descrizione definita impropria, l’enunciato sarà privo di valore di verità.

• L’uomo che scoprì il telefono viveva negli USA.

Contiene una descrizione definita dotata di senso ma non di denotazione (la scoperta del telefono si attribuisce sia a Meucci sia a Bell). Questo enunciato non è né vero né falso.

significati, non si dovrebbero verificare dei casi strani nei quali si fa fatica a determinare il riferimento delle parole. Le espressioni linguistiche sono spesso ambigue poiché rinviano a più significati:

• Ambiguità lessicale “lo voglio corretto”: corretto ha almeno due sensi, corretto con

aggiunta di liquore e corretto senza errori.

• Ambiguità strutturale “Anna vide l’uomo nel parco con il cannocchiale”: Anna vide

l’uomo che aveva il cannocchiale o Anna vide l’uomo attraverso un cannocchiale?

Deittico: segno vuoto e non referenziale, il cui valore cambia secondo il contesto di enunciazione

Significato letterale: il significato delle parole nel dizionario.

Significato figurato: l’uso non convenzionale.

La competenza linguistica matura lentamente una concezione che si sposta dal “sapere” una lingua, al “saper come” usare una lingua.

AUSTIN

Teoria degli atti linguistici Con la nozione di atto linguistico è messo in rilievo la dimensione sociale del linguaggio; Austin rifiuta l’assunto che il significato dell’enunciato coincida con le sue condizioni di verità distinzione tra:

• Enunciati constativi: il cui scopo è descrivere stati del mondo (il gatto è sul tappeto)=

condizioni di verità.

• Enunciati performativi: attraverso i quali si compiono delle azioni (sposarsi, minacciare,

battezzare, promettere) se dico “ti prometto di venire” non asserisco la verità/falsità di uno stato di cose, ma compio un’azione= condizioni di felicità.

Tre diversi aspetti dell’atto linguistico:

• Atto locutorio: l’atto di dire qualcosa fonetico (emettere suoni), fatico (=pronunciare

frasi grammaticalmente ben formate), retico (=proferire enunciati che fanno riferimento a qualcosa e che predicano qualcosa di cui si fa riferimento).

• Atto illocutorio: ciò che si fa nel parlare affermare, giudicare, consigliare.

• Atto perlocutorio: gli effetti sull’interlocutore di ciò che il parlante ha detto convincere,

spaventare, persuadere.

L’atto illocutorio corrisponde agli aspetti convenzionali del linguaggio, e un’illocuzione è soddisfatta se si realizzano una serie di condizioni di felicità:

• Condizione essenziale: ci deve essere una procedura convenzionalmente accettata che

regola il proferimento degli enunciati. A

• Condizione preparatoria: le circostanze del riferimento devono essere appropriate (chi

invoca la convenzione deve avere titolo a farlo). A

• Condizioni linguistico-proposizionali: la procedura linguistica deve essere eseguita

correttamente e completamente. B

• Condizioni di sincerità: chi invoca la procedura deve essere sincero. C

Se l’atto non è conforme alle condizioni oggettive (a/b) è nullo; mentre la condizione c è soggettiva poiché dipende dalle intenzioni del parlante.

Classificazione degli atti illocutivi:

• Verdittivi: consistono nell’emissione di un giudizio o di una valutazione.

• Esercitivi: consistono nell’esercitare poteri, diritti o influenza.

• Commissivi: consistono nel promettere o assumere impegni.

• Comportativi: riguardano atteggiamenti o comportamenti.

• Espositivi: chiariscono ciò che si sta dicendo o che esprimono argomentazioni.

Searle adotta invece una classificazione alternativa, distinguendo gli atti linguistici in:

• Rappresentativi: esprimiamo il nostro punto di vista sul mondo, limitandoci a

salvaguardare la verità della proposizione.

• Direttivi: si induce qualcuno a fare qualcosa.

• Commissivi: il parlante s’impegna a osservare determinati comportamenti.

• Espressivi: il parlante esprime i suoi sentimenti.

• Dichiarativi: intervengono nella realizzazione di azioni istituzionali e socialmente

regolate (battezzare)

L’atto linguistico indiretto è un atto illocutorio eseguito indirettamente attraverso l’esecuzione di un altro: Mi passi il sale? È una richiesta.

Dire può essere fare? In moltissimi casi è possibile eseguire un atto esattamente NON emettendo delle parole in alcuni paesi posso contrarre matrimonio mediante la coabitazione. L’atto di enunciare parole è il fatto dominante nell’esecuzione del fatto ma NON è l’unica cosa necessaria affinché l’atto sia considerato eseguito. È sempre necessario che le circostanze in cui sono pronunciate le parole siano appropriate, ed è generalmente necessario che il parlante stesso, o altre persone, eseguano anche certe altre azioni (fisiche o mentali)

GRICE

La sua teoria semantica si distingue per la riduzione della nozione di significato a quella d’intenzione, e della riduzione della semantica alla psicologia un parlante compie un atto linguistico quando manifesta un’intenzione, e l’atto ha successo quando l’intenzione comunicativa del parlante è riconosciuta dall’ascoltatore.

Distingue:

• Significato naturale: il rapporto tra segno e oggetto è naturale e non arbitrario (Quelle

nuvole nere significano pioggia).

• Significato non naturale: il rapporto è arbitrario e convenzionale (Il suono della

campanella a scuola indica che la lezione è finita)

Significato del parlante ciò che il parlante vuole dire.

Significato dell’enunciato ciò che vogliono dire letteralmente le parole.

discussi è l’ipotesi della modularità della mente: questa sarebbe costituita da un certo numero di moduli, ciascuno specializzato per assolvere a determinate funzioni la facoltà del linguaggio, come modulo mentale autonomo, è indipendente rispetto alle altre facoltà mentali e può essere indagata senza esaminare il funzionamento della mente nel suo complesso (posso analizzare ciascun componente separatamente). Per Chomsky la competenza linguistica è inconscia e universale, essendo determinata da una facoltà innata geneticamente determinata. Argomento della povertà di stimolo l’ambiente esterno è troppo povero di stimoli per consentire al bambino di padroneggiare con disinvoltura un sistema complesso come la lingua: l’ambiente è rilevante solo in una fase iniziale. La competenza linguistica è un meccanismo generativo: i parlanti, dotati di memoria limitata, riescono a produrre e a comprendere un numero infinito di frasi accettabili nella loro lingua, applicando un numero finito di principi sintattici. Il ruolo della semantica rispetto alla sintassi è motivato anche da un altro principio teorico la lingua è una nomenclatura poiché le parole sono etichette per concetti innati che già stanno nella mente del bambino prima di qualsiasi altra esperienza.

Il linguaggio è il semplice mezzo di conversione dei pensieri in suoni.

Negli anni ’70 le ipotesi della modularità della mente sono messe in crisi da un gruppo di allievi di Chomsky.I teorici “eretici” della scienza cognitiva della mente incarnata, rifiutano l’ipotesi chomskiana del dualismo tra mente e corpo le elaborazioni mentali consistono nella manipolazione di simboli astratti e privi di significato, strutturati sulla base di regole logico- formali indipendenti dalla natura del supporto fisico.

Lakoff/Johnson propongono una terza via fondata sull’esperienza (realismo esperienziale), le elaborazioni mentali sono radicate in modelli cognitivi formati sulla base dell’esperienza anzitutto corporea del soggetto. Il linguaggio non costituisce un livello autonomo di rappresentazione e non è un meccanismo computazionale: le strutture linguistiche vanno analizzate in relazione ai significati che i parlanti intendono produrre in determinati contesti. L’immaginazione e l’esperienza hanno un ruolo fondamentale nella formazione del sistema concettuale: si afferma che non esiste la realtà oggettiva, ma la realtà come la conosciamo. La realtà è una costruzione della mente creata a partire da alcune strutture pre concettuali incarnate, radicate nelle nostre abilità, sulla base delle quali elaboriamo e organizziamo i dati provenienti dall’esperienza il sistema concettuale dipende sia dalla struttura del nostro corpo e del nostro cervello, sia dall’interazione con l’ambiente.

Tesi dell’embodiement si avvale delle ricerche sul funzionamento dei meccanismi neurali condotte nel campo delle neuroscienze. Per corpo non si deve intendere solo quello fenomenologico, ma anche quello neurale: l’esperienza corporea dipende dal funzionamento della cognizione a livello neurale. Neuroscienza cognitiva si propone di giustificare le ipotesi sul linguaggio avanzate nel corso della scienza cognitiva della mente incarnata, con le conoscenze provenienti dall’indagine sul funzionamento delle strutture celebrali.

Tre livelli pertinenti per l’analisi semantica:

• Livello (bio) cognitivo: lo strato universale relativo alle abilità generali della mente, dal

quale emergono le strutture preconcettuali.

• Livello concettuale: è il livello esperienziale, poiché le strutture preconcettuali,

sottoposte a elaborazioni immaginative, realizzano strutture concettuali determinate dall’ambiente, dall’esperienza e dalla cultura.

• Livello linguistico: si stabilisce l’associazione tra il concetto e la forma fonica.

Al linguaggio non viene riconosciuto un ruolo cognitivo; tuttavia l’indagine linguistica è considerata strumento indispensabile per accedere ai processi cognitivi più profondi.

Le teorie del linguaggio della prima metà del ‘900 sono accumunate dalla medesima tendenza anti psicologista, giustificata da una comune esigenza fondativa delle discipline che si occupano del linguaggio in generale. La filosofia del linguaggio si è interessata al rapporto tra linguaggio e mondo e quindi al problema del riferimento capacità delle espressioni linguistiche di riferirsi a oggetti o stati di cose della realtà extralinguistica.

La semantica diventa:

• Teoria concettuale che ha come compiti primari la formazione dei concetti.

• Teoria della comprensione mira a chiarire i processi messi in atto nella produzione/

comprensione dei testi.

Nell’orientamento cognitivo il significato è concepito in termini di strutture concettuali convenzionali: esso è una costruzione mentale, di conseguenza, la comunicazione e la comprensione sono possibili grazie alla somiglianza/convergenza delle costruzioni mentali rimanda a tutte le conoscenze, alle pratiche sociali e culturali che abbiamo appreso.

La capacità di categorizzazione consiste nel suddividere l’esperienza in unità discrete (classi/ categorie) individuando somiglianze e differenze tra le entità del mondo. Le classi sono definite isolando alcune caratteristiche, in modo che sia possibile distinguere un oggetto da un altro. La capacità di pertinentizzazione è un universale biocognitivo: tutti gli esseri viventi hanno bisogno di distinguere e di scegliere tra le risorse disponibili quelle più utili alla loro sopravvivenza. Ogni specie pertinentizza la realtà in modo diverso, secondo come “vede” il mondo. Attraverso i processi di categorizzazione costruiamo la nostra realtà il modello classico di categorizzazione si fonda sui principi dell’arbitrarietà e dell’oggettività: la costruzione di una categoria non dipende né dalla natura dell’essere umano né dal suo stare al mondo, ma è definita sulla base degli attributi degli oggetti. Un’entità deve presentare tutte le proprietà definitorie di una categoria, assunte come condizioni necessarie e sufficienti per potervi appartenere. Le categorie hanno confini netti; la non condivisione di un attributo esclude un membro dalle categorie (un cane a tre zampe, non presentando l’attributo di quadrupede, non è un cane!) e le proprietà definitorie hanno tutte lo stesso status (nessun attributo è più importante di un altro). L’appartenenza alla categoria si può giudicare con certezza (sì/no), senza ammettere casi dubbi o gradi di appartenenza.

Semantiche a tratti considerano i componenti semantici come condizioni sufficienti e necessarie per la definizione del significato e ipotizzano un inventario chiuso e limitato di primitivi semantici. Riconoscono ai componenti semantici di coincidere con i concetti universali i tratti umano, adulto, maschio sarebbero i primitivi costitutivi del concetto uomo. I primitivi semantici sono di due tipi:

• Per via ostensiva: che si apprendono attraverso l’esperienza.

• E quelli che rimandano a categorie più profonde, poiché servono a definire concetti più

complessi.

Miller/ Johnson-Laird: hanno tentato d’individuare i primitivi percettivi la loro ipotesi è che la maggior parte dei concetti è estratta dal modo di percepire la realtà e sono quindi, legati ai sensi. è però problematica quando si passa alla descrizione del significato di termini astratti.

Anna Wierzbicka: accanto ai concetti universali e innati esistono nelle lingue naturali concetti “unici” cioè culturalmente specifici. W. riconosce la specificità culturale di ciascuna lingua e la necessità di studiare la semantica senza assoggettarla alla sintassi; afferma inoltre una disposizione prelinguistica innata lo spazio semantico prelinguistico di un bambino non è tabula rasa ma ha già una sua struttura, data dai pochi concetti della grammatica di base, sulla quale

L’organizzazione orizzontale: alcuni oggetti sono riconosciuti più rapidamente e più facilmente come membri di una categoria rispetto ad altri, che pure vi appartengono. Per ciascuna categoria è possibile individuare dei membri che funzionano come “migliori esempi”= prototipi. la sedia della cucina è giudicata “più sedia”” della sedia del dentista. Il passero è giudicato “più uccello” del pinguino.

L’appartenenza alla categoria è un fenomeno graduale: non tutti i membri sono rappresentativi allo stesso modo e alcuni di essi rientrano nella categoria, anche se non condividono tutti gli attributi la gallina è un uccello pur non presentando l’attributo “capacità di volare”. È possibile riconoscere alcuni attributi che hanno un peso maggiore rispetto alla sua definizione: i prototipici sono alcuni membri rispetto alla categoria e alcuni tratti distintivi di ciascun membro il passero è un uccello più prototipico del pinguino e l’attributo “con becco” è un attributo centrale della categoria uccello, rispetto alla proprietà “capacità di volare”.

Le categorie prototipiche sono motivate, poiché costruite sulla base dei principi percettivi e cognitivi umani: si tratta di categorie esperienziali che traggono la loro origine dal nostro vivere e nel mondo e dai processi d’interazione con l’ambiente. La categoria prototipica consente d’inglobare nuove informazioni nel sistema concettuale senza ristrutturarlo drasticamente, ma procedendo ad aggiustamenti locali; consentono quindi di massimizzare la stabilità strutturale del sistema concettuale, conferendogli flessibilità necessaria ad accogliere nuove informazioni.

Prima versione il prototipo è un oggetto concreto che diversi soggetti riconoscono come istanza centrale della categoria. (prototipo-oggetto)

Seconda versione il prototipo sembra coincidere con un nucleo di attributi tipici. Il prototipo diviene una costruzione mentale, un’entità astratta e concreta che non coincide ma “attiva” il prototipo. (prototipo-concetto).

Il passaggio avviene poiché il significato non può coincidere con il prototipo-oggetto sarebbe come assumere che il significato di “uccello” è “passero”.

Le ricerche conducono gradualmente all’evaporazione del concetto di prototipo, a favore della nozione di effetto prototipico: già Rosch affermava la necessità di separare la rappresentatività dall’appartenenza che i parlanti percepiscano degli oggetti come “migliori esempi” di una categoria, non dice nulla sulle modalità che regolano i giudizi di appartenenza.

Le strutture preconcettuali

• Categorie concettuali di base: derivano dalle leggi di percezione e dalla capacità di

formare delle immagini mentali.

• Image-schermata: costituiscono la struttura vuota nella quale prendono forma le

strutture concettuali contenitore, del percorso, delle forze, quelli usati per concettualizzare le relazioni e l’orientamento nello spazio

Sono elaborati attraverso una serie di processi cognitivi immaginativi, come la metafora, la metonimia e la costruzione di immagini mentali la metafora e la metonimia hanno un ruolo centrale nei processi di estensione del senso, che permettono di sviluppo del sistema lessicale. I concetti non sono né innati né arbitrari, ma sono il prodotto dell’attività cognitiva umana e la loro struttura è vincolata dalla biologia e dalla psicologia umana.

Causazione percettiva: le strutture concettuali dipendono dalle strutture percettive di cui siamo dotati come specie.

Le conoscenze preconcettuali possono dar vita a strutture concettuali diverse poiché gli esiti dei processi immaginativi non possono essere prevedibili a priori.

I modelli cognitivi idealizzati (ICM)

Secondo Lakoff ciascuna categoria è strutturata sulla base di modelli cognitivi idealizzati; è un modello cognitivo utilizzato per comprendere e creare delle teorie sul mondo; si tratta perciò di una struttura astratta, idealizzata, che coglie degli aspetti esperienziali della psicologia umana e che, non deve necessariamente trovare corrispondenza nella realtà. Gli ICM sono convenzionali poiché condivisi all’interno della medesima cultura. Per esempio, riguardo alla categoria “scapolo”, essa non è definita solo sulla base dei tratti UMANO, MASCHIO, ADULTO, NON SPOSATO, ma anche riguardo alle conoscenze riguardanti l’istituzione del matrimonio in una data cultura. L’idea è che definiamo i concetti rispetto a pacchetti di conoscenze frames.

Per Lakoff inoltre le categorie non sono graduali come sostenuto da Rosch ma radiali: sono costruite intorno ad un membro centrale dal quale, avvengono le estensioni della categoria. Tali estensioni non sono però prevedibili a priori.

I modelli cognitivi inoltre possono essere interconnessi tra loro: la categoria “madre” presenta una sottocategoria centrale (mamma=colei che partorisce) e diverse estensioni periferiche collegate sulla base di un ICM (matrigna, madre adottiva, madre biologica, madre surrogata).

Frame Semantics

Un frame è un sistema di concetti collegati tra loro; un insieme coerente, globale e sistemico di conoscenze di varia natura che trovano fondamento nella struttura corporea e in tutte le conoscenze (linguistiche ed extra) che rivestono un ruolo centrale in una varietà di processi cognitivi (percezioni, memoria, comprensione). Nella teoria di Fillmore, il significato di un termine è inteso come uno schema sintetico (frame) dello schema complesso dei contenuti sottostanti (scene) il frame è uno strumento di rappresentazione che consente di collegare la conoscenza linguistica con le conoscenze del mondo. Il frame rimanda alle conoscenze linguistiche, mentre la scene rinvia alle conoscenze stereotipate di una data comunità linguistica; si tratta quindi di saperi culturalmente determinati ma anche di conoscenze naturali, legate alla corporeità, all’esperienza percettiva e alle abilità cognitive specifiche della nostra specie.

In seguito però, la nozione di scene si dissolve a favore di una concezione più ampia di frame, che diventa uno strumento di strutturazione sia linguistica sia concettuale.

Frames, prototipi e stereotipi hanno in comune una “regolarità del contesto” ogni termine rimanda a un contesto di riferimento.

Spazi mentali e integrazione concettuale

Secondo Fauconnier quando agiamo, pensiamo o parliamo, costruiamo degli spazi mentali piccoli pacchetti concettuali attivati per scopi di comprensione locale; ogni stato di cose che concettualizziamo può essere rappresentato in questo modo. È un modello mentale del discorso che riflette una struttura cognitiva che contiene una rappresentazione parziale di alcune entità e delle loro relazioni in un dato scenario così come percepito. Hanno delle proprietà di base:

• Possono contenere entità mentali.

• Possono essere strutturati da modelli cognitivi.

• Possono essere legati ad altri spazi attraverso i connettori.

L’espansione di uno spazio mentale è un fenomeno che accade continuamente mentre pensiamo, agiamo o parliamo la nostra mente produce continuamente spazi mentali e