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Appunti di semiotica generale delle videolezioni con Tullio De Mauro (Università Uninettuno) Scienze della comunicazione 14 videolezioni : 1) il parlare come interazione simbolica 2) i segni e una loro prima classificazione 3) il segno e la lingua 5) verso una concezione integrata della comunicazione 6) i segni e i codici 7) famiglie di codici 8) i linguaggi della certezza 10) la sinonimia 11) calcolare e parlare 12) che cosa una lingua non è 13) che cosa è una lingua 14) discorsi e testi
Tipologia: Appunti
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SEMIOTICA: scienza che si occupa di tutte le forme possibili di comunicazione e interazione
INTERAZIONE: azione, influenza reciproca tra due o più fenomeni, elementi, forze
Terminologia specifica fisica: processo per cui due o più campi, corpi, sistemi agiscono l’uno
sull’altro modificando reciprocamente il proprio stato
T. s chimica: azione reciproca tra due molecole o due gruppi chimici che dà luogo a nuovi
legami
T. s genetisti: cooperazione di geni in grado di far comparire un determinato carattere
T. s elettronica: modificazione di una radioonda da parte di un’altra di frequenza molto diversa
Parlare = Interazione
Fisica: nell’universo, dal cosmo alle particelle atomiche, operano le INTERAZIONI
fondamentali, causali e deterministiche.
INTERAZIONI di tipo DETERMINISTICO: un corpo celeste non può esercitare la sua
forza di attrazione s un altro corpo
(esistono anche in campo biologico )
INTERAZIONI FINALISTICHE: intervengono nei processi causali volgendoli a un fine
(es. interazioni sociali)
INTERAZIONE SOCIALE: relazione tra due soggetti in cui ciascuno modifica i propri
comportamenti in rapporto a quelli dell’altro, anticipandoli o rispondendovi
(Parlare = interazione sociale)
l’uomo si distingue per l’infinità di significati simbolici che è in grado di apprendere.
= nell’ambito delle interazioni sociali ci sono delle forme particolari di interazione
che passano attraverso l’uso di simboli o segni
INTERAZIONE attraverso SEGNI (SEGNICA): attribuiamo un valore al segno per
cui abbiamo un effetto, non c’è una forza che causa su di noi l’effetto
Le interazioni sociali sono piene di interazioni simboliche/segniche, o di parole, su
cui noi regoliamo il nostro comportamento, poiché vi attribuiamo un valore di
significato
COMUNICAZIONE: qualcuno produce simboli che vengono compresi da qualcun altro.
Es. Lezione: generica forma di interazione tra sogg. Sociali che si regolano a vicenda il
comportamento tramite azioni-reazioni + interazione sociale che si avvale di simboli/segni
per realizzarsi e in questo caso non per ottenere una modifica di comportamento ma una
modifica di conoscenza.
SIMBOLO: deriva dal greco Simbolon ed erano dei cocci necessari per votare (Ostraca),
dunque qualcosa che si connette ad un’altra, connessione sfruttata nelle interazioni sociali e
comunicative, sono dunque parole che adoperiamo e che hanno un significato che gli
attribuiamo
Aristotele pone come sinonimo Semeion parola che i latini trasformeranno in Signum =
SEGNO: indicatore generale che segna un qualcosa (es. confine), ma viene anche usato per
indicare generalmente le PAROLE (segni/segnali)
SEMIOTICA: deriva da Semeion , i medici (Ippocrate) lo utilizzavano per indicare i sintomi
di una malattia (segni).
Dunque la semiotica in medicina ancora oggi indica il settore he si occupa di sintomi per
elaborare diagnosi
SEMIOLOGIA (=semiotica): indica la scienza che si occupa in generale dei segni di ogni
tipo e delle forme di comunicazione
IL SEGNO SECONDO PEIRCE (Charles Peirce 1850 dc)
“Definisco un segno come qualcosa che da un lato è determinato da un oggetto e dall’altro
determina un’idea nella mente di una persona”
= qualcosa funziona come segno se indica un oggetto: contenuto del segno, il fine per il
quale il segno viene prodotto, dunque di cosa si vuole parlare, l’obiettivo per cui noi
produciamo un segno
sia a chi ascolta)
“quest’ultima determinazione che io chiamo l’interpretante del segno, è con ciò stesso
mediamente determinata da quell’oggetto”
INTERPRETANTE: è l’idea che il segno suscita nella mente ed è determinato dall’oggetto
Contenuto – segno – interpretante
Segni vivono in una molteplicità di legami con gli oggetti, con i contenuti che vogliono
trasmettere, con le persone e le idee suscitate
CLASSIFICAZIONE DEI SEGNI (secondo Peirce)
- INDICE: segno che si trova in un rapporto di connessione naturale, non
convenzionale e di contiguità fisica con il proprio oggetto
Es. orme sulla neve per noi le impronte sono segno del passaggio di una persona
= segni che hanno un rapporto stretto di continuità fisica con il significato che noi
attribuiamo al segno (es. semeia = sintomi medicina)
ha un rapporto di somiglianza con la realtà denotata
Somiglianza ciò che cogliamo come somigliante può variare molto da un’icona
all’altra (es. toro Picasso da realistico a stilizzato)
Saussure quando parliamo (ling. verbale) non ripetiamo mai esattamente la stessa parola
(varietà di pronuncia, intenzione, …), ma vengono comunque ricondotte all’immagine
acustica, uno schema astratto con significato astratto
es. gatto
Schema Saussure: dal concreto all’astratto
La materialità fisica e psicologica del parlare e dell’udire non contano da sole e di per sé ma
come realizzazioni di classi astratte depositate nel nostro cervello.
Teoria delle classi (B. Russell ‘800)
Classe: raggruppamento di entità con qualche caratteristica comune. Una classe esiste
perché ne esiste una complementare (es. classe capelli biondi perché esiste classe capelli
mori)
Nb. Sfuggiamo alla visione paradossale di Cratilo se ci rendiamo conto della presenza nella
nostra mente di schemi regolativi del comportamento e delle percezioni di natura astratta
che permettono di associare e identificare tra loro cose che nella loro materialità possono
essere anche molto diverse.
Saussure la lingua è l’insieme delle classi astratte che permettono di riconoscere e
produrre le parole che diciamo e capiamo esprimendoci.
Introduce i termini: significante, significato, segno.
Non parla più di concetto e immagine acustica poiché gli paiono troppo legate alla
materialità che ci circonda.
Segno: unione di un significato e di un significante (dunque l’unione di due classi astratte)
Significato: classe dei sensi che nell’esprimersi concreto sono espressi dalla realizzazione di
un segno (un segno di una classe astratta quando noi lo realizziamo e diamo un particolare
senso concreto al significato)
Significante: classe dei suoni o grafie che nell’esprimersi concreto realizzano un segno
I segni linguistici sono solo una categoria del più vasto mondo dei segni, sono
smaterializzati dal loro rapporto con voce e udito.
Il linguaggio è soltanto una delle forme possibili di comunicazione segnica
Dunque la “Linguistica” è, seppur il più importante, solo un capitolo della semiotica,
pubblicato nel 1916 dopo la morte di Saussure (1913); si pensava che egli volesse svalutare
la linguistica, in realtà per lui il linguaggio umano si capisce soltanto costruendo una teoria
semiotica generale, se avviene si può capire la specificità del linguaggio umano, del parlare,
e capiamo perché il linguaggio verbale è la forma più importante per noi.
Saussure fornisce 2 schemi della comunicazione linguistica:
La realizzazione di un segno linguistico nella parole, dunque nell’esprimersi concreto,
va dalla mente di A alla sua bocca, poi all’orecchio del destinatario e poi alla sua mente.
Le forme astratte della lingua regolano la produzione di un segnale e regolano la sua
ricezione e comprensione
1934 “Teoria Linguistica” Buhler si fa conoscere grazie alle riflessioni che fa su questo libro
Buhler è uno psicologo che è attratto dall’importanza del linguaggio, si rende conto della centralità
dell’apporto di Saussure alla teoria generale del linguaggio e della comunicazione, vuole indagare le
funzioni del linguaggio
Funzioni del Linguaggio:
ESPRESSIVA: con ogni segno il soggetto che parla rivela se stesso, si segnala. Il nostro
parlare rivela la nostra posizione e soggettività
Comunicare: atto di presenza che ci rivela
Dunque è il concentrarsi della forma astratta del segno
Si integra con:
DI APPELLO: con ogni segno il soggetto che parla ne interpella altri
800: filosofo tedesco insiste sulla natura dialogica del nostro parlare
DI RAPPRESENTAZIONE: con ogni segno il soggetto che parla rappresenta un contenuto,
una conoscenza, un’esperienza, un’idea
È la più antica delle funzioni e regge le altre Aristotele parla di semeion e coglie la
semantica come funzione di indicare un contenuto che viene trasmesso con il segno
USA, 1935 studiosi che cercano di creare una enciclopedia della scienza unificata, una sezione
viene affidata a Charles Morris (studioso di logica e semiotica, seguace di Peirce): LA TEORIA
Funzioni dei Segni:
SEMANTICA: un segno indica qualcosa (contenuto significativo)
= funzione di rappresentazione di Buhler
“Dal concreto all’astratto” Saussure spiega che la concretezza da sola non funziona
poiché affinché possa funzionare è necessario un passaggio astratto (“concetto – immagine
acustica” che poi diventa “significante – significato” secondo Shennon e Weaver)
Dunque il segnale non vive da solo ma vive poiché è alternativo ad altri segnali
SEGNALE: un segnale è tale se si riconduce a una classe di segnali di stesso significato
es. tanti modi di scrivere il numero 3 e anche di indicarlo (con le mani, 3 palline, …)
Perciò sia significante che significato hanno diverse realizzazioni
Dunque un segno coesiste con almeno un altro segno
(Classe complemento la classe che non contiene ciò che stiamo considerando)
CODICE: insieme di segni che regolano il funzionamento di segnali e sensi con cui
interagiamo e ci permettono di comunicare tra noi
I segni diversi, nel senso che possono apparire in alternativa , vengono chiamati nell’insieme
codice.
Le dimensioni del segno
Un segno si qualifica perché possiede caratteristiche collocabili su diverse dimensioni
SEGNO: classe generale astratta fatta da significante e significato, i quali possono
realizzarsi in modi diversi entro una comunità di utenti
Per descriverlo possiamo fare riferimento alle diverse dimensioni in cui si colloca:
REALIZZAZIONI: diverse pronunce di parola (es. gatto diletti), diversi tipi di
scritture (maiuscolo, corsivo, alfabeto gotico, ...)
Tutti questi modi, tutte queste realizzazioni si riconducono al significante della
parola astratta e dunque del segno
UTENTI: chi adopera la parola e con quale finalità, dunque si ha una dimensione che
lega i segni ai suoi utenti
Dalle dimensioni del segno alle dimensioni del codice
Le dimensioni del segno si connettono alle possibili dimensioni del codice:
Dimensione SEMANTICA: è il campo di ciò che i segni del codice significano
es. Semantica semaforo stradale = insieme di sensi che ci trasmette (i 3 colori con
significati)
Semantica: studio dell’insieme di sensi che i segni di un codice possono trasmettere
Sensi Altri segni
Segno
Utenti Realizzazioni
Dimensione ESPRESSIVA: è l’insieme delle realizzazioni e delle variazioni dei
segni di un codice
Dimensione PRAGMATICA: è l’insieme delle finalità interattive cui i segni di un
codice sono destinati
es. pragmatica semplice semaforo stradale: serve solo a una cosa, a limitare il
passaggio e farlo scorrere
es. pragmatica complessa (variabile) lingua
Dimensione SINTATTICA: la sintassi è l’insieme delle connessioni tra un segno e
gli altri dello stesso codice
es. codici con sintassi semplicissima spia auto che segna mancanza benzina e
segno complementare è la spia che non si accende
riflessioni:
Lingue storico-naturali: relazioni tra una lingua e il mondo sociale-culturale di chi lo adopera
Cosa significa che due codici sono simili (o no)?
in termini semiotici ed analitici numerazione romana e numerazione araba: hanno una
segnaletica simile (quantità numeriche) dunque sono codici simili e affini MA sul piano
dell’espressività risultano diverse, sintassi diversa strutturalmente
La tipologia dei codici: le classificazioni materiali
(in uso nello studio delle specie animali e nell’ingegneria e comunicazione)
Guardano alla materialità dei segnali con cui si realizzano i segni
uno stesso canale viaggiano segni di codici assai diversi
es. i messaggi della lingua dell’uomo viaggiano su canali diversi (di persona, online,
bisogna riconoscere ai diversi tipi di codice
(avviene anche nelle classificazioni pragmatiche destinazione)
Appartengono a tipi diversi di linguaggi, anche se la pragmatica è omogene (es.
segnaletica stradale)
Uniscono la dimensione semantica e quelle sintattica di un codice
es. sistemi di cifrazione numerica
Similarità semantica una qualsiasi cifra romana equivale ad una qualsiasi cifra araba
Segni e codici meno economici: la ridondanza
I codici con segno zero sono altamente economici (si investe meno energia poiché serve a
produrre solo un segno dato che l’altro non viene prodotto)
diverso
I codici meno economici caratterizzati dalla ridondanza dal punto di vista di chi riceve
può essere utile affidare anche l’altro segno del codice a un’espressione materialmente
percepibile che vìola lo stato di inerzia del codice
es. luci di posizione (aerei) dx. luce verde sx. luce rossa
RIDONDANZA SEMIOTICA: è la sovrabbondanza dei significanti rispetto alle necessità
minime di distinzione dei significati previsti, è funzionale alla ricezione e comprensione dei
destinatari dei segni
assume forme diverse a seconda dei codici
Una forma elementare è una ridondanza materiale alzare la voce per farmi capire meglio
(ma inutilmente)
Ridondanza formale investe non la realizzazione del codice ma la sua struttura (sintattica,
semantica) es. gli antichi romani erano bellicosi (si rimarca la pluralità ad ogni parola)
La potenza semantica di un codice
è data dal numero di significanti che esso permette di distinguere con i suoi segni
Importante la struttura sintattica e composizionale dai segni del codice
Un modo per accrescere la potenza semantica di un codice è mettere in serie un certo
numero di segni: CODICI SERIALI (es. segni zodiacali)
Caratteristiche linguaggi della certezza:
SIGNIFICATO: entità più astratta di un codice (valore generale)
SENSO: realizzazione concreta del significato (valore nel particolare)
Segni con significati in rapporto di esclusione o di comunanza
es. 10 cifre ognuna ha un valore differente
es. segni zodiacali ciascun segno indica un solo specifico periodo dell’anno
es. ideogramma cinese ogni simbolo si riferisce a una parola
Codici i cui segni hanno significati diversi senza sovrapposizioni di significato e ogni
significato ha tanti sensi diversi che appartengono solo a quel significato
= segni con significati in rapporto di esclusione nessun senso incluso nel significato di un
segno può essere incluso nel significato di un altro segno
Segni con significati in rapporto di comunanza: sovrapposizione di sensi
es. linguaggio gestuale segni sinonimi (es. “ok” o pollice in su)
Due segni possono essere sinonimi se possono avere qualche senso in comune (in base al
contesto)
Esempi sinonimia segnaletica stradale: segni con valori completamente diversi ma con un
senso in comune
Codici con sinonimia: quelli cui i segni, tutti o in parte, possono essere tra loro sinonimi
Sinonimia: comunanza di sensi di segni diversi
Segni sinonimi: segno con sensi in comune
Segni: eguale, diverso, approssimativamente eguale (modo di rendere esplicite le
sinonimie)
Codici con sinonimia
Implicita segnaletiche
Esplicita aritmetica e lingue (simboli nello stesso codice con segni diversi ma sinonimi),
codici che dispongono di unità che indicano la presenza o assenza di sinonimia
La riformulabilità dei segni
Riformulabilità dei segni entro lo stesso codice
3x8=3x2alla3=24=23+1 possiamo tramite l’eguale (=) formulare la presenza di uno
stesso senso
Dunque possiamo riformulare un senso con altri segni
Calcoli e lingue codici a segni articolati, con strutture profonde, segni sinonimici, con
sinonimia esplicitamente affermabile o negabile
Logoso sia parola che calcoli (es. conto = raccontare / contare)
Il contenuto del calcolo: operazioni su quantità
Il contenuto del calcolo (ciò che significa) è dato da operazioni su quantità e per
rappresentarle deve rispondere a dei requisiti (7):
Chiusura delle unità di base significative di quantità (o vocabolo lessicale): il calcolo
(es. aritmetico) può avere numeri, segni, ma solo le unità su cui si basa (perciò se
trovi una stella il calcolo si blocca perché non è un’unità riconosciuta che costituisce
le stringhe del calcolo unità a numero finito)
Nb. Infinità dei numeri e la loro riduzione alle unità di base (cioè se i numeri sono
infiniti ma si formano sempre con i numeri decimali di base sono a numero finito)
Chiusura delle unità di base significative di operazioni sulle quantità o operatori (o
vocabolario sintattico): i segni dell’aritmetica elementare sono + - x : = ecc e sono
gli operatori (indicatori delle operazioni che il calcolo ci richiede)
Simboli chiusi simili alle parole (numeri)
Serie chiusa di simboli operatori (segni)
Questa doppia chiusura porta al requisito n.
Rapporto biunivoco tra significanti e significati delle unità: cioè una quantità
numerica può essere indicata da una sola cifra es. tre elementi: 3 , somma: +
Dunque la chiusura crea le condizioni affinché ci sia un rapporto 1 a 1 reciproco tra
la serie di significati possibili e la serie di significanti
Indifferenza dei significati di unità e stringhe rispetto ai loro possibili sensi: es. 12
dodici entità ma i sensi possono essere diversi (mele, cappelli, pianeti, …)
Calcolabile e non calcolabile nelle lingue
Aristotele coglie questo aspetto e spiega che “non bisogna crede che nelle lingue ci
siano solo elementi apodittici (dichiarativi) MA ci sono anche frasi che non
dichiarano o descrivono qualcosa ma esprimono un sentimento
Dunque ci possono essere in una lingua frasi più calcolabili ed espressioni piene di
significato non riducibili alla razionalità del calcolo
Similarità tra lingue e altri linguaggi
Tra i diversi tipi di interazione sociale parlare è una forma di INTERAZIONE
SIMBOLICA (o SEGNICA): si adoperano diversi tipi di segni
delle parole, dunque quando parliamo lasciamo una traccia indiziaria dell’animo con
cui parliamo
ci sono anche segni con un’iconicità, hanno un rapporto tra la forma della parola e il
senso (evocano ciò a cui si riferiscono)
determinata società: le parole sono fondamentalmente legisegni, cioè segni in cui
forma e senso hanno un rapporto convenzionale, “legale”, con il loro contenuto (no
necessità fisica che il “cane” si chiami cane/dog/… ) il significante è indipendente
dal senso
Fondamentalmente le parole sono SEGNI (= unione di significato e significante no
realtà concrete ma realtà astratte)
SIGNIFICATO: classe dei sensi che nell’esprimersi concreto sono espressi dalla
realizzazione di un segno. È il generale che si concretizza nel particolare es. gatto
“guarda questo gatto” = il senso generale ne acquista uno specifico concreto
SIGNIFICANTE: classe dei suoni o grafie che nell’esprimersi concreto realizzano un
segno
Dunque la materialità fisica e fisiologica del parlare e dell’udire non contano da sole e di
per sé ma come realizzazioni di classi astratte depositate nel nostro cervello, cioè il
nostro cervello comanda la produzione di particolari suoni e in base a classe astratte
generali del suono concreto ci regoliamo
Analogie di funzioni tra frasi e altri segni
I segni hanno diverse funzioni:
ESPRESSIVA: (segnali di territorio) con ogni segno il soggetto che parla rivela
se stesso, si segnala, rivela la sua condizione, il suo io. Qualsiasi nostro
enunciato è portatore del nostro modo di esprimerci. (“dimmi come parli e ti dirò
chi sei”)
APPELLO o PRAGMATICA: con ogni segno il soggetto che parla interpella
altri. (Interazione individuata da Buhler) la realizzazione di un segno è un
modo strumentale di agire tra le persone di una comunità operando un certo
codice
RAPPRESENTAZIONE SEMANTICA: con ogni segno il soggetto che
parla(trasmette) rappresenta un contenuto, una conoscenza, un’esperienza,
un’idea
SINTATTICA: necessario rapporto che un segno ha con altri segni del codice
(almeno uno)
Linguaggio: famiglia di codici omogenei dal punto di vista semantico – sintattico
il linguaggio per eccellenza è il linguaggio verbale: linguaggio che adopera le parole
(verba) delle lingue storico – naturali
Parlare uno dei tanti modi di comunicare, interazione simbolica nel quadro vasto
delle interazioni sociali
Differenze salienti tra lingue e altri codici
Linguaggi della certezza linguaggi relativamente semplici con un numero finito di
segni (es. minicodice 10 cifre numeri).
Caratteristiche: semplicità, automaticità
nb. Una lingua NON è un linguaggio della certezza a numero finito di segni a causa
del numero oscillante di vocaboli e della potenziale infinità delle frasi (dunque è
aperto poiché ha un numero illimitato di parole)
prevedono stringhe di numero potenzialmente infinito
lettura di significanti che in superficie sono gli stessi differisce a seconda delle
strutture profonde (sogg., complemento oggetto … numeratore, denominatore …)
ristretto di simboli
parla solo di atomi e molecole) diverso dalla Lingua non unicità del piano di
contenuto
Lingua uso di frasi non ben formate
Lingua usi epilinguistici e metalinguistici riflessivi (commenti, spiegazioni che
riprendono ciò che diciamo) diverso dal Calcolo dal 900 è esclusa ogni forma di
metalinguismo riflessivo poiché insensato
La lingua: codice semiotico con segni articolati potenzialmente infiniti
Regola il valore di segni con cui realizziamo le interazioni
Presenza dell’EPILINGUISTICITÁ (= metalinguisticità riflessiva): può assumere le sue
stesse parole come oggetto di riflessione, dunque commentare e spiegare determinate parole
Collegamento che la realizzazione di ogni frase ha con il CONTESTO in cui viene
realizzata: aiuta a comprenderne il determinato valore, tramite es. pronomi dimostrativi
: apparato complesso di strumenti concesso dalle lingue che
facilitano l’ancoraggio di una frase al suo contenuto. es. ogni cane abbaia “ogni” ci fa
capire che ci riferiamo generalmente alla classe dei cani, dunque ne determina la circostanza
Il parlato corrente e la scrittura ordinaria
Nell’uso parlato corrente dominano le esigenze dell’immediata interazione comunicativa
si usano le risorse per arrivare al concetto della questione.
Nella scrittura anche corrente affiorano esigenze di distacco dell’immediatezza
comunicativa per assicurarci che avvenga la comprensione
Discorsi formali e testi scritti formali
Obbligo di staccarsi dall’immediatezza della comunicazione e procedere sulla via di una
maggiore cura formale in funzione di esigenze di comprensione e apprezzamento del
contenuto che trasmettiamo
Discorsi e testi formali sono quelli che si distaccano dall’immediatezza e massimizzano
le risorse sintattiche
Prevale la funzione SINTATTICA un enunciato è connesso necessariamente al
patrimonio di regole sintattiche e forme grammaticali proprie di una lingua
(nb. Funzione pragmatica o di appello: rapporto tra chi produce l’enunciato e
l’interlocutore.
Funzione di rappresentazione: qualunque enunciato trasmette un contenuto
Funzione espressiva: qualunque cosa diciamo ci esponiamo)
Nei testi formali si accentua l’importanza del modo cui ricorriamo al patrimonio linguistico, dunque
massimizziamo le risorse sintattiche del sistema linguistico
Si delineano diversi tipi di discorsi formali e testi formali:
TESTI INFORMATIVI E ARGOMENTATIVI: volti a dare informazioni e
argomentare (connettere l’informazione ad altri argomenti). Sono testi formali in cui
dominano le funzioni sintattica e semantica. (= cosa vogliamo dire e come farci
comprendere, anche a distanza di tempo/classe sociale, …)
TESTI D’ISTRUZIONE E NORMATIVI: es. avvisi. Sono testi formali che ci danno
info (quindi con la loro semantica e sintassi) ma intendono orientare il nostro
comportamento, domina la funzione pragmatica
(testi legislativi non vogliono solo descrivere una situazione o argomentare ma
vogliono orientare i nostri comportamenti e la produzione di altro es. costituzione)
TESTI LETTERARI: (testo per tutti destinato a durare nel tempo es. manoscritto
nella bottiglia) sono testi formali in cui domina la funzione espressiva, si sta attenti
sia alla semantica che alla sintassi ma soprattutto alla modalità espressiva (ritmo,
suono parole, potere associazioni evocative), no pragmatica. Non conta solo
l’intreccio e il contenuto di una storia ma conta anche il modo in cui viene
raccontata, trovare un modo appropriato e diverso sta nell’arte e nell’espressione
poetica (anche in prosa)