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SENECA E ORAZIO APPUNTI, Appunti di Latino

Appunti su seneca e orazio: vita, opere, temi, lingua e stile

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 26/05/2021

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SENECA
VITA:Lucio Anneo Seneca (ca 4 a.C. – 65 d.C.), figlio del retore Seneca il Vecchio, nasce in Spagna da una
ricca famiglia italica dell’ordine equestre.Studia a Roma Inviso e perseguitato dagli
imperatori Caligola e Claudio, è costretto all’esilio in Corsica e vi rimane per otto anni.Nel 49 d.C. Agrippina,
la madre di Nerone, lo richiama perché faccia da precettore al figlio; a svolgere una funzione di guida è pure
il prefetto del pretorio Afranio Burro.Nel 54 d.C, alla morte di Claudio, Seneca si trova di fatto a reggere le
sorti dell’Impero con Agrippina, nelle vesti di consigliere del nuovo imperatore Nerone, non ancora
diciottenne. Quinqunnium neronisDopo alcuni anni di buon governo, la situazione a corte si fa insostenibile.
Con il passare degli anni, infatti, Nerone comincia a essere insofferente di ogni tutela, manifestando in modi
sempre più chiari una personalità violenta e una crudeltà senza limiti.Numerosi sono i segni della fine di un
periodo: l’uccisione della madre,la morte di Afranio Burro avvenuta nel 62; il ruolo sempre più importante
svolto da Poppea (sposata da Nerone in quello stesso anno dopo l’uccisione di Ottavia) e da Tigellino, il
nuovo prefetto del pretorio.Seneca, accortosi di non poter più giocare alcun ruolo nella vita politica, si ritira
dall’attività pubblica per dedicarsi agli affetti famigliari e agli studi.Nell’aprile del 65 d.C. è accusato di aver
partecipato alla congiura dei Pisoni e gli è imposto di uccidersi.
TEMI: si dichiara stoicista, ma unico. si ispira alla scuola cinica, neopitagorica ed epicurea. Riflessione sul
problema dei rapporti tra filosofia e potere ovvero tra tempo dedicato all’otium e al negotium. Scopo della
filosofia secondo Seneca è ottenere la sapienza tramite un percorso graduale. Riflette sulla morte e
sull’immortalità. Se la morte è certa, la vita dopo di essa no. Bisogna prepararsi ogni giorno alla morte per
non averne paura.il suicidio è una liberazioni dalle catene e dalle sofferenze della vita terrena. Riflette
anche sul tempo: crede che esista solo il presente e che il passato appartenga alla morte. Critica e analizza
le passioni: ira, avidità, brama e gelosia sono solo alcune analizzate. Secono lui queste rappresentano una
malattia dell’anima e l’unica soluzione è la cura di se stessi. Il dominio su se stessi è la base per il dominio
sugli altri.
LO STILE:l’autore parla sempre in prima persona e si riferisce sempre ad un interlocutore.
Inoltre la differenza tra Cicerone e Seneca riguardante sempre lo stile è che Seneca utilizza lo stile della
sententia, la frase ad effetto e Vi è la prevalenza della paratassi e l’assenza dei nessi congiunzionali che
Cicerone invece predilige. Seneca predilige invece l’uso frequente delle figure della ripetizione
TRATTATI: 1) De Clementia: L’opera, scritta tra il 55 e il 56, è in tre libri. Di essi ci è pervenuto il primo e
parte del secondo. Fu composto per Nerone appena divenuto imperatore. Seneca gli indicava la strada
della clemenza e dell’autocontrollo, contro quella della crudeltà, gettando le basi per un governo
illuminato. Per Seneca la clemenza contraddistingue il re giusto e buono rispetto al tiranno e procura a chi
governa amore e riconoscenza garantendo la stabilità dell’impero. Inoltre Seneca presenta Nerone come un
uomo saggio e l’opera si conclude con un elogio a Nerone.
2)De beneficiis: Terminata nel 64, è divisa in sette libri. Tratta dei vari aspetti collegati ai benefici: lo spirito
con cui bisogna farli e riceverli; il dovere di essere riconoscenti verso chi ci ha fatto del bene; l’ingratitudine
e le sue varie cause; l’obbligo morale di fare il bene senza tornaconto e secondi fini.
Sono inoltre prese in esame numerose questioni. Per esempio se gli schiavi possano rendere benefici ai loro
padroni; se è giusto fare del bene agli ingrati; sentire riconoscenza per quelli che hanno reso benefici ai
nostri cari; se dobbiamo essere grati per benefici resi involontariamente.
3) Naturales quaestiones: trattato di scienza naturale in 7 libri dedicato a Lucilio. L’opera tratta di
argomenti metereologici. Seneca anche in quest’opera si pone uno scopo ossia liberare gli uomini dai timori
che nascono dall’ignoranza e a insegnare loro l uso dei beni messi a disposizione dalla natura. Questi intenti
sono dichiarati esplicitamente nelle prefazioni e negli epiloghi dei singoli libri e si rivelano anche in
digressioni di carattere moralistico. Seneca dichiara più volte che la maggioranza degli uomini trascura lo
studio della natura per darsi a occupazioni moralmente inutili o nocive. Nella conclusione dell’opera
vediamo che Seneca si augura che gli uomini s’impegnino maggiormente nello studio dei fenomeni naturali.
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SENECA

VITA: Lucio Anneo Seneca (ca 4 a.C. – 65 d.C.), figlio del retore Seneca il Vecchio, nasce in Spagna da una ricca famiglia italica dell’ordine equestre.Studia a Roma Inviso e perseguitato dagli imperatori Caligola e Claudio, è costretto all’esilio in Corsica e vi rimane per otto anni.Nel 49 d.C. Agrippina, la madre di Nerone, lo richiama perché faccia da precettore al figlio; a svolgere una funzione di guida è pure il prefetto del pretorio Afranio Burro.Nel 54 d.C, alla morte di Claudio, Seneca si trova di fatto a reggere le sorti dell’Impero con Agrippina, nelle vesti di consigliere del nuovo imperatore Nerone, non ancora diciottenne. Quinqunnium neronisDopo alcuni anni di buon governo, la situazione a corte si fa insostenibile. Con il passare degli anni, infatti, Nerone comincia a essere insofferente di ogni tutela, manifestando in modi sempre più chiari una personalità violenta e una crudeltà senza limiti.Numerosi sono i segni della fine di un periodo: l’uccisione della madre,la morte di Afranio Burro avvenuta nel 62; il ruolo sempre più importante svolto da Poppea (sposata da Nerone in quello stesso anno dopo l’uccisione di Ottavia) e da Tigellino, il nuovo prefetto del pretorio.Seneca, accortosi di non poter più giocare alcun ruolo nella vita politica, si ritira dall’attività pubblica per dedicarsi agli affetti famigliari e agli studi.Nell’aprile del 65 d.C. è accusato di aver partecipato alla congiura dei Pisoni e gli è imposto di uccidersi. TEMI: si dichiara stoicista, ma unico. si ispira alla scuola cinica, neopitagorica ed epicurea. Riflessione sul problema dei rapporti tra filosofia e potere ovvero tra tempo dedicato all’otium e al negotium. Scopo della filosofia secondo Seneca è ottenere la sapienza tramite un percorso graduale. Riflette sulla morte e sull’immortalità. Se la morte è certa, la vita dopo di essa no. Bisogna prepararsi ogni giorno alla morte per non averne paura.il suicidio è una liberazioni dalle catene e dalle sofferenze della vita terrena. Riflette anche sul tempo: crede che esista solo il presente e che il passato appartenga alla morte. Critica e analizza le passioni: ira, avidità, brama e gelosia sono solo alcune analizzate. Secono lui queste rappresentano una malattia dell’anima e l’unica soluzione è la cura di se stessi. Il dominio su se stessi è la base per il dominio sugli altri. LO STILE :l’autore parla sempre in prima persona e si riferisce sempre ad un interlocutore. Inoltre la differenza tra Cicerone e Seneca riguardante sempre lo stile è che Seneca utilizza lo stile della sententia, la frase ad effetto e Vi è la prevalenza della paratassi e l’assenza dei nessi congiunzionali che Cicerone invece predilige. Seneca predilige invece l’uso frequente delle figure della ripetizione TRATTATI: 1) De Clementia: L’opera, scritta tra il 55 e il 56, è in tre libri. Di essi ci è pervenuto il primo e parte del secondo. Fu composto per Nerone appena divenuto imperatore. Seneca gli indicava la strada della clemenza e dell’autocontrollo, contro quella della crudeltà, gettando le basi per un governo illuminato. Per Seneca la clemenza contraddistingue il re giusto e buono rispetto al tiranno e procura a chi governa amore e riconoscenza garantendo la stabilità dell’impero. Inoltre Seneca presenta Nerone come un uomo saggio e l’opera si conclude con un elogio a Nerone. 2)De beneficiis : Terminata nel 64, è divisa in sette libri. Tratta dei vari aspetti collegati ai benefici: lo spirito con cui bisogna farli e riceverli; il dovere di essere riconoscenti verso chi ci ha fatto del bene; l’ingratitudine e le sue varie cause; l’obbligo morale di fare il bene senza tornaconto e secondi fini. Sono inoltre prese in esame numerose questioni. Per esempio se gli schiavi possano rendere benefici ai loro padroni; se è giusto fare del bene agli ingrati; sentire riconoscenza per quelli che hanno reso benefici ai nostri cari; se dobbiamo essere grati per benefici resi involontariamente. 3) Naturales quaestiones: trattato di scienza naturale in 7 libri dedicato a Lucilio. L’opera tratta di argomenti metereologici. Seneca anche in quest’opera si pone uno scopo ossia liberare gli uomini dai timori che nascono dall’ignoranza e a insegnare loro l uso dei beni messi a disposizione dalla natura. Questi intenti sono dichiarati esplicitamente nelle prefazioni e negli epiloghi dei singoli libri e si rivelano anche in digressioni di carattere moralistico. Seneca dichiara più volte che la maggioranza degli uomini trascura lo studio della natura per darsi a occupazioni moralmente inutili o nocive. Nella conclusione dell’opera vediamo che Seneca si augura che gli uomini s’impegnino maggiormente nello studio dei fenomeni naturali.

I Dialoghi 10 opere per un totale di 12 libri o di testi di argomento filosofico. Nei Dialoghi l’autore parla sempre in prima persona avendo come unico interlocutore il dedicatario dell’opera. Dialoghi di impianto consolatorio

  • Consolatio ad Marciam : Seneca si propone di consolare Marcia, donna dell’alta società romana, sofferente per la perdita del giovane figlio. Seneca si impegna nella dimostrazione che la morte non è un male svolgendo sia la tesi della morte come fine di tutto sia quella della morte come passaggio ad una vita migliore. Conclude con l’elogio del figlio e con la sua apoteosi, immaginando che il nonno lo accolga in cielo nella sede riservata agli uomini grandi. Le altre due consolationes risalgono al periodo dell’esilio in Corsica.
  • Consolatio ad Helviam matrem: ha come destinataria la madre dell’autore che soffre per la sua condanna e per la sua lontananza.
  • Consolatio ad Polybium : rivolta ad un potente liberto dell’imperatore Claudio in occasione della morte di un fratello (consolatio mortis). Si ripresentano i temi della prima consolatio dimostrando che la morte non è un male e che è insensato compiangere chi non è più in vita. Dialoghi-trattati
  • De ira : (anni 40 circa) è posteriore alla morte di Caligola e il filosofo si propone di combattere l’ira, la passione tra le più pericolose. Seneca riteneva che l’ira non fosse mai accettabile né utile in quanto prodotta da un istinto che offusca la ragione: infatti le sue manifestazioni sono molto simili a quelle della follia. Indica poi i rimedi ad essa, i mezzi per prevenirla e placarla. Tra i numerosi esempi spicca quello di Caligola. vengono portate numerose prove della sua ira furiosa e l'imperatore viene descritto come una belva assetata di sangue.
  • De brevitate vitae : (49-ritorno dall’esilio) dedicato all’amico Paolino. Il filosofo sostiene che gli uomini si lamentano senza ragione della brevità della vita. Infatti egli ritiene che la maggior parte degli uomini spreca il tempo, spreca il suo tempo chiunque si dedichi ad altro che non sia la ricerca della verità e della saggezza.
  • De vita beata : (periodo in cui il filosofo era al fianco di Nerone) opera divisa in 2 parti: nella prima Seneca espone la dottrina morale stoica che indica il sommo bene nella virtù e polemizza con gli epicurei che identificano il sommo bene con il piacere, la seconda parte ha anch’essa un carattere polemico Seneca infatti respinge le critiche di chi accusa i filosofi di incoerenza rinfacciando loro di non vivere secondo i precetti. - De tranquillitate animi : (con Nerone) è dedicato all’amico Anneo Sereno che Seneca introduce immaginando che chieda a lui consiglio ed aiuto trovandosi in una condizione di insicurezza e instabilità spirituali. Vi è la descrizione dei sintomi e delle manifestazioni di un animo inquieto e insoddisfatto e vi sono descritti poi alcuni rimedi pratici che aiutano a raggiungere la tranquillità d’animo
  • De otio : (62 circa) Seneca si rivolge ancora ad Anneo Sereno affrontando il problema della superiorità della vita attiva o di quella contemplativa. Il filosofo sostiene la validità della scelta dell’otium perché per Seneca è impossibile trovare uno stato in cui il filosofo possa agire coerentemente con i suoi principi.
  • De providentia: Seneca risponde all’amico Lucilio che gli ha chiesto perché i buoni sono colpiti dai mali se è vero che l’universo è retto dalla provvidenza divina come sostiene lo stoicismo. Il filosofo risponde che in realtà quelli non sono veri mali, ma si tratta di prove a cui gli dei sottopongono i buoni per aiutarli a perfezionarsi moralmente.
  • De constantia sapientis : dedicato ad Anneo Sereno, Seneca dimostra la tesi stoica secondo cui il saggio non può essere colpito da alcun oltraggio e da alcuna offesa, perché la sua forza e la superiorità morale lo rendono invulnerabile. Egli non può subire alcun danno perché l’unico bene consiste per lui nella virtù, che nessuno può togliergli. Satira della Zucca-Apokolokyntosis : È una satira violentissima. Seneca la scrive subito dopo la morte dell’imperatore Claudio , per vendicarsi degli otto anni trascorsi in Corsica. Questa la trama: Claudio, dopo la morte, si presenta sull’Olimpo e chiede di essere divinizzato. La sua proposta non è accolta, anzi egli viene mandato agli inferi. Ve lo accompagna Mercurio. Mercurio però, lo fa passare per la Via Sacra, dove si sta svolgendo il suo stesso funerale. Solo allora si accorge di essere morto davvero. Giunge agli inferi. Vi trova

poeta dovette sopportare dopo la sconfitta di Filippi; a questa condizione di vita si lega il linguaggio aspro ed i toni duri e polemici, tipici dell'opera. Orazio allude ad Archìloco e ad Ipponatte come ai propri modelli. Aspetto essenziale è il metro. Orazio fu il primo a Roma ad impiegare l'epodo, un sistema metrico in cui ad un primo verso più lungo se ne aggiunge uno più breve. I contenuti sono vari: si ha una poesia d'apertura in cui Orazio dichiara di voler sposare la causa augustea e di voler quindi seguire Ottaviano; poi si alternano poesie erotiche, politiche, "scherzi" autobiografici. Alla varietà dei temi corrisponde la varietà dei toni. Gli epòdi più antichi presentano una visione assai cupa di Roma dilaniata dalle guerre civili, mentre l'epòdo IX celebra la vittoria di Ottaviano come promessa di pace e di salvezza. Nella raccolta si possono distinguere alcuni filoni, come ad esempio: magia, poesia civile, invettiva, amore ed un elogio della campagna. Il filone dell'invettiva si esprime negli epodi 4,6 e 10. Soltanto il decimo é diretto contro una persona, Mevio, cui viene augurato di morire in un naufragio; in realtà, si pensa che Orazio, utilizzi l'identità di Mevio, in modo da attaccare diversi tipi umani (in questo caso i poeti di basso livello) e non persone ben precise. Ai modi dell'invettiva si possono ricondurre anche gli epodi 8 e 12, rivolti contro una vecchia, e sollecita da lui prestazioni sessuali. L'espressionismo è uno dei tanti aspetti più rivelanti degli epodi .Il filone della magia: è un atteggiamento affine il quale caratterizza i componimenti dedicati alla magia (epodi 5 e 17) il tema viene trattato con un accentuato realismo, orientato verso l'eccessivo, l'orrendo e il repellente.Il tema civile nel 7 e nel 16 in cui orazio esprime tutto il suo disaccordo riguardo le ultime uscite belliche. Filone erotico negli epodi 11,14,15 dove si trattano passione, infedetà e avidità della donna. ODE 1. questa è una delle odi più conosciute, in questa ode orazio ci invita a godere dell attimo fuggende del cosidetto Carpe Diem v. ODE 1, Le odi di orazio sono in totale 103 divise in quattro libri dove i primi 3 furono dedicati a Mecenate e la prima ode consiste in una difesa fatta allo stesso mecenate, nello scegliere di dedicare la propria vita alla poesia,infine orazio dichiara la propria vocazione poetica e la sua massima aspirazione di essere un giorno annoverato tra i massimi poeti lirici. ODE 1. Giunta a Roma la notizia della morte di Cleopatra (30 a.C), Orazio compose quest'ode per manifestare la propria esultanza e celebrare la definitiva vittoria. All'inizio il poeta incita alla gioia per la notizia Poi però tributa un omaggio pensoso alla regina vinta ma non doma: Cleopatra, infatti, preferisce darsi la morte di propria mano, piuttosto che cadere nelle mani del vincitore ODE 2, In questa poesia orazio si rivolge a Barine, la quale aveva pronunciato diversi giuramenti che al tempo erano considerati sacri. Infatti sugli spergiuri cadeva l ira degli dei. Ciò però non valeva per le promesse che si fanno gli innamorati. Nelle prime 2 strofe la donna ogni volta che dichiara il falso non viene punita anziu sembra essere sempre piu bella. Nella 3 e 4 strofa vediamo la fanciulla che giura il falso per fino sulle ceneri della madre. Infine nelle ultime 2 strofe si parla delle madri e delle fanciulle che appena sposate temono che il loro fascino possa far perdere la testa al marito e al figlio. ODE 3. l’ ode è un canto amebeo, tecnica gia vista in molte delle bucoliche di virgilio. Infatti la poesia riproduce il dialogo tra orazio e lidia che un tempo erano amanti che dopo molto tempo si ritrovano e si raccontano delle loro vite e dei nuovi amori. Vedremo che Tra loro si ricrea un rapporto, un amore puro ed è così che alla fine si promettono amore e fedeltà fino alla morte. ODE 3, quest ode chiude il 3 libro dei Carmina, pubblicato nel 23 a.C è una delle opere più celebri di tanto che

orazio si autocelebra. il tema centrale verte sulla capacità della poesia di dare immortalità, resistendo al trascorrere del tempo. Grazie alla sua opera infatti il poeta continuerà a vivere anche dopo la morte. La seconda parte sono presenti tratti autobiografici riguardante ad esempio le sue origini umili infatti lui non proveniva da una famiglia nobile infatti il padre è un liberto. Nella conclusione il poeta attribuisce alla musa melpomene il merito del suo primato poemico e viene incoronato con la corona d alloro dei poeti lirici di Delfi, che era sede del tempio al dio Apollo, protettore delle arti. ODE 4. Il primo carme del quarto libro delle Odi oraziane introduce fin dalla prima strofA e per la prima volta il nome di Cinara, la donna che simboleggia la giovinezza e l’amore cui Orazio ha ormai rinunciato per il sopraggiungere della vecchiaia; nelle ultime due strofe il motivo dell’amore è invece reintrodotto,attraverso il personaggio di Ligurino, il cui nome fa anch’esso in quest’ode la sua prima comparsa SATIRA i principi alla base delle satire sono:

  • metriotes ( senso della misura): dove la virtù consiste nel giusto mezzo, nell’equilibrio tra gli estremi opposti;
  • autarkeia (autosufficienza): ossia la limitazione dei desideri che impediscono di raggiungere la libertà interiore. Sceglie di usare un livello linguistico e stilistico non elevato. Usando anche espressioni colloquiali,creando così uno stile medio che si avvicina di più alla lingua parlata. Brevitas : mediante un severo autocontrollo della forma, tende ad eliminare ciò che è superfluo e ridondante. Callida iunctura: accorta e originale associazione di termini. CARMEN SAECULARE Il Carmen saeculare è un inno in diciannove strofi saffiche. Esso fu cantato il 3 giugno del 17 a.C. sul Palatino e sul Campidoglio da un coro di giovani fanciulle durante i Ludi saeculares, voluti dall'imperatore Augusto per celebrare la venuta dell'età dell'oro preannunciata dalla IV ecloga di Virgilio. Nel carme Orazio manifesta la sua partecipazione all'ideologia augustea e la sua fede nella grandezza di Roma. Il carme secolare è la celebrazione di Augusto e della potenza di Roma sul mondo. Esso esprime l'augurio che essa non possa mai morire ed un'invocazione agli dei di modo che diano lunga prosperità ai romani Lo stile del carme è elevato e solenne e possiede un carattere rituale e religioso. Infatti sono frequenti le invocazioni EPISTOLE 1. il tema principale è la condizione di disagio nella quale viveva gran parte dell aristocrazia romana. In questa epistole troviamo Bullazio un uomo che si è arricchito recentemente tornato da poco da un viaggio in Oriente. Come lui anche altri nobili appaiono al poeta come vittime di una terribile corsa ai piaceri della vita alla ricerca di un rimedio alla depressione. È dunque inutile sperare nel futuro, ma accettare il presente, godendone delle piccole gioie. Ars poetica (Epistula ad Pisones) E’ una sorta di trattato in versi. Rivolgendosi a Pisone e ai suoi figli, Orazio espone i precetti di poetica. Egli tratta prima della poesia poi del perfetto poeta. Le centralità della tragedia deriva dalla tradizione