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RIASSUNTO E DESCRIZIONE DELLE NOVELLE DELLA SETTIMA GIORNATA DEL DECAMERON DI BOCCACCIO
Tipologia: Sintesi del corso
Caricato il 28/03/2019
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"Si ragione delle beffe, le quali per amore o per salvamento di loro le donne hanno già fatte a' suoi mariti"
La beffa è finalizzata a esiti pratici e vantaggiosi; artefici dell'inganno sono in prevalenza malmaritate,cioè giovani donne insoddisfatte del loro matrimonio: si crea una classica situazione di triangolo amoroso che si conclude, solitamente, non solo con l'appagamento erotico della donna, ma anche, paradossalmente, con il rafforzamento dell'immagine pubblica di femmina onesta, proprio nel momento in cui viene attuato l'adulterio.
Il narratore esterno non manca di accennare ai preparativi per attrezzare adeguatamente la Valle delle Donne in vista del piacevole intrattenimento pomeridiano, ribadendo la bellezza del posto. In particolare è sottolineato il canto degli uccelli, col quale gli stessi giovani si mettono in competizione dopo aver fatto colazione.
Il tema più compromettete, l'argomento che rischia di risultare più imbarazzante e maggiormente in contrasto con le regole del decorum viene infatti affrontato nello spazio in cui è invece più marcato il contrassegno della formalità cortese.
Nella conclusione è nuovamente sottolineata la dolcezza del canto degli uccelli, è osservata la presenza di un dolce vento ristoratore, con una notazione che sembra realista ma che ha funzione opposta di connotare l'ambiente in senso del tutto ideale, è segnalata l'assenza di mosche noiose.
L'equilibrio tra ritualità cortese e tematica compromettente si ritrova nella conclusione.
Filomena canta inoltre una ballata inneggiante in maniera esplicita al desiderio erotico.
Lauretta invita i compagni a dedicare il giorno successivo alla preghiera per la Passione di Cristo.
E' possibile portare a compimento una beffa solo se si realizza un intreccio, un plot, una trama narrativa. Inoltre, la beffa consiste nel far credere quello che non è o, al contrario, nel rendere incredibile quel che è: la beffa lavora infatti sui meccanismi logici della verosomiglianza.
La giornata assume dunque un rilievo importante all'intero dell'opera, perchè presenta dei racconti in cui il protagonista deve a sua volta inscenare un racconto che risulti credibile ai suoi destinatari.
Uno dei principali rapporti intertestuali tra le novelle di beffa è infatti la presenza di una formula apotropaica o il riferimento a un incantesimo.
Il tema della beffa si conferma dunque come incentrato sulla questione dello statuto del reale e sulla potenza creatrice dell'arte del discorso. In questa sezione le storie sono asservite all'esposizione di una tesi generale. Esse si differenziano soltanto per la costruzione dell'intreccio, cioè per i diversi modi trovati dall'ingegno femminile per sottrarsi al controllo maschile.
Dal punto di vista diegetico ne risulta valorizzata la disposizione degli ambienti interni della case, oppure l'opposizione tra interno ed esterno o tra alto e basso.
La giornata esalta nel complesso l'ingegnosità e la sagacia.
Le donne si affermano qui come motori dell'azione, a volte in contrapposizione esplicita ai mariti, che intendono punire e umiliare per la loro gelosia, a volte invece attratte da una giovane amante o persuase da un aspirante a sua volta ardito e intelligente.
PRIMA NOVELLA
Re: Dioneo
Narratore: Emilia
Giorno: Giovedì
Protagonisti: Gianni Lotteringhi, monna Tessa sua moglie; Federigo di Neri Pegolotti; una vicina di Emilia; Gianni Nello.
Dove : Firenze
TRAMA
A Firenze vi era un cardatore della lana di nome Gianni Lotteringhi, il quale era molto religioso e recitava tutti giorni delle lodi alla Madonna e spesso era molto preso dal lavoro che trascurava un poco la moglie, Monna Tessa. Quest’ultima era innamorata di un certo Federigo e dal momento che lei viveva in una villa un po’ fuori città e il marito soltanto qualche volta se ne veniva a casa a cenare e a dormire, molto spesso si incontravano di nascosto e lei gli diceva che quando voleva venire doveva fare attenzione perché nella vigna c’era un teschio d’asino su un palo e quando il muso era rivolto verso Firenze voleva dire che il marito non era in villa, altrimenti significava che c’era. Si incontrarono molte altre volte e una volta capitò che un contadino che passava per caso spostò il muso e non sapendo Federigo che Monna Tessa era a letto con il marito bussò tre volte come al solito e destatosi subito il marito, Monna Tessa gli disse che erano i fantasmi e che conosceva una lode per scacciarli e nel frattempo fece cenno a Federigo di andarsene, così il marito credulone prestò fede alle parole della donna e credette di aver scacciato i fantasmi.
ANALISI
La narratrice sembra addirittura andare all'origine della forma "novella", proponendo in conclusione le varianti del racconto che ha appena offerto alla brigata. Il racconto di Emilia riguarda infatti un Gianni Lotteringhi, tradito dalla moglie, che si sceglie per amante Federigo, mentre nella versione alternativa il marito sarebbe Gianni di Nello. In entrambi i casi, i personaggi non sono identificabili, sebbene i cognomi che sono loro attribuiti corrispondano a quelli di famiglie importanti all'epoca di Boccaccio.
Vi è una contaminazione tra elemnti contestuali autentici e dettagli individualizzanti d'invenzione. Il triangolo erotico è conseguenza della stupidaggine e della religiosità superstiziosa del marito,cui si contrappone l'astuzia della moglie mentre l'amante resta attore un pò esterno, privo di un autentico ruolo narrativo.
Il tempo è quello del passato recente e l'ambientazione geografica è a Firenze tra il centro urbano e la campagna in direzione di Fiesole, dove gli sposi dimorano nella stagione estiva.
Ed è appunto all'ambientazione napoletana che il narratore affida un ruolo decisivo nella costruzione della novella: per la designazione puntuale di luoghi in cui si svolgono i fatti; per il culto di san Galeone; per la traccia linguistica dell'uso dei pronomi personali. L'antico racconto di Apuleio viene così ridotto alla contemporaneità attraverso un'accorta costruzione della verosimigliaanza narrativa.
TERZA NOVELLA
TRAMA
C’era a Siena un giovane bello e di nobile famiglia, il quale si innamorò di una sua vicina, moglie di un ricco uomo; con il tempo, essendo la donna incinta, la andava a visitare parecchie volte e divenne presto amico dei due coniugi, tanto che fu scelto da loro come futuro padrino del nascituro. Una volta nato, il giovane si fece frate ma non per questo perse il suo desiderio nei confronti della donna e così un giorno si incontrarono in camera di lei mentre il marito era assente e convinse la donna a soddisfare i propri piaceri, però all’improvviso tornò il marito e la donna, non perdendosi d’animo aprì e disse che dovevano ringraziare Dio che era venuto il loro amico frate perché il piccolo aveva dei vermicelli che in poco tempo sarebbero giunti al cuore, provocandone la morte però egli conosceva alcune orazioni per liberarlo e lo aveva prontamente guarito. In seguito il marito, molto felice di aver scelto il frate come padrino organizzò una festa in suo onore.
Ad Arezzo vi era un bel giovane di nome Tofano che era molto geloso della moglie la quale mal sopportava la sua gelosia e decise di andare con un altro uomo e tutte le sere, puntualmente lo faceva ubriacare e lo metteva a dormire così se la poteva intendere con il suo amante talvolta in casa sua, talvolta in casa di lei. Un giorno il marito, capendo qualcosa, finse di ubriacarsi e quando la donna andò a casa del suo amante, la chiuse fuori e al suo ritorno non la faceva entrare. Cosicché la donna minacciò di buttarsi dentro al pozzo così la gente avrebbe creduto che l’avesse buttata lui mentre era ubriaco e direttasi verso il pozzo buttò una grande pietra, provocando un tonfo enorme. Lui credendo che si fosse buttata, uscì di corsa per salvarla, però lei, che si era nascosta dietro la porta, entrò in casa e a sua volta lo chiuse fuori, giustificando la sua azione come una punizione per la sua gelosia, così si riconciliarono e lui le promise che non sarebbe più stato geloso.
informato dell’assenza del marito si presentò anche il cavaliere e lei fece nascondere il giovane sotto il letto. Dopo poco tempo sopraggiunse il marito e la donna disse al cavaliere di prendere un coltello e di urlare per le scale; così fece e il marito chiese spiegazioni alla donna, la quale ripose che mai aveva avuto una paura simile perché c’era questo cavaliere che inseguiva un giovane indifeso e lo minacciava con il coltello, perciò lei, impaurita lo nascose sotto al loro letto e, non trovandolo, se ne andò urlando. Allora uscì Leonetto e il marito, credendo al racconto della donna, la lodò molto per il suo coraggio, e in realtà solo la donna sapeva ciò che era realmente accaduto in quel castello.
Narratore: Pampinea
Protagonisti: Isabella; suo marito; Leonetto, primo amante; Lambertuccio, secondo amante
Amore rende stupidi. Viene ribadito come l’esperienza amorosa nobilita l’uomo e ne potenzia l’ingegno.
Ella inscena infatti subitamente una trama insolita( un sub plot) facendo credere al marito che Lambertuccio le sia entrato in casa per inseguire un altro uomo, che ella ha nascosto.
Isabella spiega ai suoi amanti come comportarsi per mantenere il segreto necessario per la conclusione felice della storia
SETTIMA NOVELLA
TRAMA
Il falcone era infatti insegna nobiliare per eccellenza, mentre la barba era emblema d'autorità.
Lidia e le sue compagne sono tutte in fondo come delle abili registe teatrali, capaci di sfruttare l'arte del discorso e la stessa disposizione dei luoghi e degli oggetti per creare un grande spettacolo, e, insomma, per far credere quello che non è.
DECIMA NOVELLA
TRAMA
Nella città di Siena c’erano due giovani che erano molto amici e si chiamavano Tingoccio e Meuccio. Poiché ogni volta che prendevano parte alla messa sentivano parlare della gloria e della miseria che spetta alle anime nell’altro mondo secondo i loro meriti, si erano molto incuriositi e si promisero che colui che sarebbe morto per primo sarebbe tornato in vita per raccontare all’altro come vengono di fatto giudicate le anime.Un giorno divennero padrini di battesimo del figlio di una giovane donna, il cui nome era monna Mita e se ne invaghirono entrambi però solo Tingoccio con i suoi corteggiamenti la conquistò e potè essere soddisfatto da lei. Meuccio se ne accorse ma non disse nulla e arrivò il giorno che Tingoccio morì; poco tempo dopo ritornò come promesso e Meuccio gli domandò se era stato dannato per avere avuto un rapporto con la sua comare di battesimo ed egli rispose negativamente dicendo che non conta il rapporto di parentela e detto questo Meuccio si rammaricò molto perché in vita sua si era sempre fatto di questi problemi prima di andare con una donna.
Narratore: Dioneo
Protagonisti: Tingoccio Mini; Meuccio di Tura; Ambruogio Anselmini; monna Mita, sua moglie.
Dove: Siena
L'inusuale lunghezza dell'introduzione di Dioneo è dovuta al fatto che egli deve giustificarsi di venir meno alla legge che egli stesso, come re, ha pure imposto alla brigata. Il giovane sostiene infatti che la novella che aveva in animo di raccontare è già stata presentata da qualcun altro e di contro spiega che il riferimento agli amori tra compari e alla stoltezza dei Senesi gli ha fatto tornare alla mente un altro episodio.
Egli fornisce anche un giudizio complessivo sull'andamento della Giornata, ribadendo l'opposizione fondamentale tra "sciocchi mariti" e savie mogli.
Come se Dioneo sostenesse che l'Aldilà è soltanto una storiella, un'invenzione dei preti.
Il rapporto con gli altri racconti della Giornata è rafforzato dalla ripresa di alcuni elementi diegetici: troviamo infatti pure qui un triangolo amoroso, solo che i tre vertici sono costituiti dai due amici Tingoccio e Meuccio e dalla comare del primo, amata da entrambi.La novella s'incentra sull'amicizia tra i due giovani e sul rispetto del patto sovrannaturale che essi stringono.
La loro estrazione popolare che permette a questi due amici di credere così tanto ai discorsi religiosi da impegnarsi a rispettare un impegno anche da morti. L'ambientazione senese contribuisce al trattamento paradossalmente realistico di un tema fantastico:nella novella vengono però fornite indicazioni precise sui luoghi in cui i personaggi agiscono, così da conferirle il carattere quasi di un pettegolezzo cittadino.
Dioneo racconta della morte di Tingoccio alludendo alla sua eccessiva devozione sessuale con una metafora agricola già presente altrove nel testo. Lo scivoloso argomento religioso della vita nell'Aldilà e della punizione dei peccatori viene ridotto a fatterello di giovani sciocchi e grossolani.