

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Confronto tra Silvia e Circe, approfondito
Tipologia: Appunti
Caricato il 07/07/2025
1 / 2
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!


Reminiscenze virgiliane nell'idillio "A Silvia" di Giacomo Leopardi A Silvia, idillio appartenente ai Canti, nello specifico ai Grandi Idilli (5), è stato composto nel 1828 a Pisa. Il poeta rievoca la figura di Silvia, una giovane coetanea di Recanati: egli ripensa a quando lei lavorava al telaio e faceva risuonare del suo canto tutte le case intorno. Contemporaneamente egli studiava e faticava sui libri, ed entrambi erano accomunati dal sogno di un dolce avvenire, quando ancora, nella primavera della vita è possibile nutrire un'aspettativa di felicità. Il sopraggiungere del vero ha spento i comuni sogni della giovinezza: per la ragazza è giunta presto la morte, a troncare ogni illusione di felicità; al poeta la natura ha invece consentito di continuare a vivere, ma vedendo cadere a una a una le promesse da essa ricevute, senza conforto e senz'altra certezza che quella della fine incombente. Le sei strofe si focalizzano su particolari aspetti o motivi, essendo alternativamente dedicate ora a Silvia ora al poeta stesso, ma con sottili richiami dall'una all’altra, efficace sviluppo parallelo. La prima strofa è interamente occupata da un'apostrofe a Silvia, che il poeta invita a ricordare il tempo felice della giovinezza, Leopardi offre un ritratto psicologico concentrato di una fanciulla che si affaccia alla vita con gioia e insieme con trepidazione. La morte prematura di Silvia le conferisce anche un altro valore simbolico: la vicenda esemplare della ragazza emblematizza la separazione dell'uomo moderno dalla vita della natura, non più benigna ma matrigna, secondo la visione cosmica del pessimismo elaborata da Leopardi. Il destino del la giovane prematuramente scomparsa riassume quello di tutte le umane genti: Silvia come allegoria della morte stessa. Nella seconda e nella terza strofa il poeta rievoca il contesto quotidiano della vita di Silvia e della propria. Il filtro della memoria suggerisce la messa in pratica della poetica del vago e dell'indefinito, tramite cui viene espressa la piacevole sensazione di una realtà trasfigurata. Nella quarta strofa le speranze coltivate dai due ragazzi si capovolgono in una realtà di sventura: si manifesta così l'inganno perpetrato dalla natura, in cui il ritmo diventa più incalzante, quasi a rendere l'angoscia dell'autore. Il mutamento dei tempi verbali, che abbandonano l'imperfetto iniziale, suggella la verità del presente, spietatamente incaricato di rivelare le illusorie mistificazioni del passato. Le strofe finali istituiscono apertamente il parallelismo tra la vicenda di Silvia e quella dell'io lirico, già precipitata o destinata a precipitare verso la morte. La gelida presenza della tomba ignuda conferma in conclusione l'unico fine della vita, anzi di tutte le vite. Nonostante la costruzione poetica del canto sia condotta intorno alla figura femminile, invocata nell'incipit come se fosse presente, il suo ruolo acquista progressivamente un significato universale. Anche gli accenni alla realtà della vita vissuta presenti nelle prime strofe, che sembrano conferire al componimento l'atmosfera dell'idillio, trascendono in una dimensione allegorica. Non a caso le caratteristiche di Silvia, l’atto di tessere e di cantare , vengono riprese dal famoso passo virgiliano del canto di Circe al telaio: proprio come Circe, e anche come Persefone, la ragazza incarna la divinità che mette in contatto i vivi e i morti, rappresentando il ciclico ritorno della primavera e quindi, nel sistema filosofico del poeta, delle illusioni. Leopardi fu anche un profondo studioso e conoscitore della letteratura classica. Nessuna meraviglia, dunque, se per lui Virgilio era un contemporaneo, quasi un sodale (colui con
cui condividere un’esperienza) nel sentire e nel comporre versi. Ed è proprio Virgilio a fornirgli lo spunto, ma anche i termini e i verbi con i quali Leopardi ci presenta Silvia, ancora viva. Siamo all'apertura del Libro VII dell' Eneide; con le sue navi Enea costeggia le terre laziali e quando da lontano avvista il paese in cui gli antichi collocavano la sede della maga Circe. Sono due i versi che ci colpiscono subito: adsiduo resonat cantu tectisque superbis e arguto tenuis percurrens pectine telas. Leopardi li riprende interamente, ma vi apporta alcune variazioni per riportare la vicenda dal tempo mitico al contesto storico-sociale del primo Ottocento: i tetti superbi di Circe diventano così le semplici stanze della casa in cui abitava Silvia e gli inaccessibili boschi si trasformano nelle più famigliari vie di Recanati. L'aggettivo “quiete” è del tutto leopardiano e sta, forse, ad indicare la quieta esistenza di Silvia che lavora e sogna un avvenire sereno e senza sconvolgimenti. L'aggettivo “adsiduus”, continuo, ininterrotto, viene tradotto dal poeta recanatese con “perpetuo”, che contiene il significato di “continuo” ma che trasferisce questa assiduità in un tempo indeterminato, eterno: forse per dire che nel ricordo del poeta Silvia continua ancora ad esistere e a cantare. Inoltre, il lavoro di Silvia non è più quello delle antiche eroine e delle regine omeriche (come Penelope), per le quali l'arte della tessitura era l'unica occupazione nobile, ma quello di una ragazza che prepara il corredo di nozze per sé e tesse stoffe varie per le esigenze della famiglia, come avveniva allora nelle case contadine e in quelle di paese ( all'opre femminili intenta ). Nel testo virgiliano Circe siede al telaio di notte, alla luce di una fiaccola odorosa: le sue mani agiscono velocemente sul rumoroso dispositivo, il pettine, che intreccia l'ordito con la trama; inoltre, la scena è descritta da un osservatore che si trova lontano, sia nello spazio, sia nel tempo: Virgilio riferisce un mito, tramandato attraverso opere letterarie, mentre Leopardi parla di una realtà vissuta in prima persona. Egli ha sentito (continua a sentire) la voce di Silvia, ha sentito (continua a sentire) il rumore del pettine che sbatte contro il telaio. Inoltre colloca la scena non nella notte, ma, come è giusto che sia per la giovinezza e il sentimento amoroso, nella piena primavera ( era il maggio odoroso ). Anche qui, altre varianti: la tela è tenuis, sottile, mentre per Silvia è faticosa , aggettivo che segna la differenza tra un lavoro da regine (che non ne avrebbero bisogno) e quello di una famiglia non agiata. Al pettine si sostituisce la mano, che veloce percorre il tessuto. Nel mondo letterario si ritiene che l'elemento principale di ogni espressione artistica sia l’originalità, ma spesso rimastichiamo la vita e le parole degli altri , faceva dire Pirandello ad uno dei Sei personaggi. Quello che cambia è la temperie storica e culturale, è la posizione che assume l'artista davanti alla vita e ai suoi tempi. Alla fine dell'Ottocento, la critica storica, soprattutto quella letteraria, andava alla ricerca delle fonti. La critica storica di fine Ottocento si sbagliava nel ritenere sufficiente rintracciare le fonti che sono servite ad altri poeti per creare nuove opere artistiche, perché nessun testo nasce per filiazione diretta e meccanica da un altro testo, c'è sempre di mezzo un contesto storico-sociale diverso da quello più antico, c'è il vissuto di ogni poeta o artista che colora in maniera personale anche quei temi e quelle figure che potrebbero sembrare trasferimenti di peso da un'opera all'altra; c'è infine una sensibilità generale dovuta al tempo e soprattutto, in questo caso, c'è quella immensa capacità di amare l'umanità che è propria di un poeta come il Leopardi.