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La rappresentazione del desiderio represso in 'Il piacere' di D'Annunzio - Prof. Savettier, Slide di Letteratura Contemporanea

Un'analisi della decima lezione del corso di 'savettieri' del 28 marzo 2023, incentrata sul romanzo 'il piacere' di gabriele d'annunzio. Viene approfondito il tema del desiderio represso di emilio attraverso la teatralizzazione delle sue allucinazioni e la deformazione del corpo di amalia.

Tipologia: Slide

2021/2022

Caricato il 31/01/2024

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LETTERATURA ITALIANA
CONTEMPORANEA (303LL)
Prof. C. Savettieri
lezione 10
28 marzo 2023
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LETTERATURA ITALIANA

CONTEMPORANEA (303LL)

Prof. C. Savettieri

lezione 10

28 marzo 2023

D E S I D E R I O D I

D E G RA DA Z I O N E

C A P. X

Convinto oramai di non poterla elevare

in alcun modo, sentiva talvolta,

violentissimo, il bisogno di scendere a

lei, al di sotto di lei. Una sera ella lo

respingeva. S'era confessata e per quel

giorno non voleva peccare. Egli ebbe

meno vivo il desiderio di possederla che

di essere, almeno una volta, piú rozzo

di lei. La costrinse violentemente,

lottando fino all'ultimo. Quando, senza

fiato, cominciava a pentirsi di tanta

brutalità, ebbe il conforto di un'occhiata

d'ammirazione d'Angiolina. Per tutta

quella sera ella fu ben sua, la femmina

conquistata che ama il padrone. Egli si

propose di procurarsi, nel modo stesso,

delle altre serate simili, ma non seppe

farlo. Era difficile trovare una seconda

volta l'occasione d'apparire brutale e

violento ad Angiolina.

LO SPETTACOLO DI AMALIA CAP. XII

Le vesti di Amalia giacevano sparse al suolo

ed una gonna aveva impedito alla porta

d’aprirsi tutta; alcuni panni giacevano sotto il

letto, la camicetta era chiusa fra le due

vetriate della finestra e i due stivali, con

evidente accuratezza, erano posti proprio al

centro del tavolo.

Amalia seduta sulla sponda del letto, coperta

della sola corta camicia, non s’era avvista

della venuta del fratello e continuava a

fregare con le mani le gambe sottili come

fuscelli. Dinanzi a quella nudità Emilio ebbe la

sorpresa ed il fastidio di trovarla somigliante

a quella di un ragazzo malnutrito.

LO SPETTACOLO DI AMALIA CAP. XII

Nell’occhio ravvivato dalla febbre null’altro

che lo sforzo di vedere, le guancie

infiammate, le labbra violacee, asciutte,

informi come una ferita vecchia che non sa

più rimarginare. Poi l’occhio corse alla

finestra inondata di sole e subito, forse

ferito da tanta luce, ritornò alle gambe

nude ove si fermò con viva curiosità. […]

Stropicciò con ambe le mani le gambe; con

un brusco movimento si chinò come se

avesse voluto sorprendere un animale

pronto a fuggire. Si ritrovò nella destra un

dito del proprio piede; lo coperse con la

mano che poi sollevò chiusa come se

avesse afferrato qualcosa. […]

Si puntellò con un braccio sul letto quasi

non volesse adagiarvisi tutta. Ben presto

non poté resistere in quella posizione e

s’abbandonò sul guanciale emettendo per

la prima volta un suono intelligente di

dolore: - Oh! Dio mio! Dio mio!

LO SPETTACOLO DI AMALIA CAP. XII — Stefano — chiamò l'ammalata a bassa voce. Emilio trasalì e guardò il Balli che si trovava nella parte della stanza ancora scarsamente illuminata dalla luce della finestra. Stefano non doveva aver udito perché non s'era mosso. — Se tu lo vuoi, voglio anch'io — disse Amalia. Rinascevano con le identiche parole gli antichi sogni, che il brusco abbandono del Balli aveva soffocati. L'ammalata aveva ora aperti gli occhi e guardava la parete di faccia: — Io sono d'accordo — disse — fa tu, ma presto. — Un colpo di tosse le fece contrarre la faccia dal dolore, ma subito dopo disse: — Oh, la bella giornata! Tanto attesa! — Richiuse gli occhi. Emilio pensò che avrebbe dovuto allontanare il Balli da quella stanza, ma non ebbe il coraggio. Aveva fatto già tanto male una volta in cui s'era interposto fra il Balli e Amalia.

LO SPETTACOLO DI AMALIA Quando ella si adagiava sul guanciale e guardava dinanzi a sé o chiudeva gli occhi, si rivolgeva con assoluta familiarità all’oggetto dei suoi sogni; quando li riapriva, non s’avvedeva che quell’oggetto si trovava in carne e ossa accanto al suo letto. L'unico che potesse comprendere il sogno era Emilio, che conosceva tutti i fatti reali e tutti i sogni precedenti a questo delirio. Si sentí piú che mai inutile a quel letto. Amalia non gli apparteneva nel delirio; era ancora meno sua che quando si trovava nel possesso dei suoi sensi. L’affanno di Amalia parve aumentato; di nuovo gli occhi le si empirono di lagrime. – È buio – disse – assai buio –. Era infatti buio, ma quando la signora Elena s’affretto ad accendere una candela, l’ammalata non se ne avvide neppure e continuò a lagnarsi dell’oscurità.

IL TEATRO DI EMILIO CAP. XII

Sul pianerottolo si fermò esitante.

Sarebbe voluto ritornare ad Amalia per

vedere se ella non avesse approfittato

della sua assenza per commettere

qualche atto da delirante. Si poggiò col

petto sulla ringhiera per vedere se

qualcuno salisse. Si curvò per vedere

piú lontano e per un istante, un attimo,

il suo pensiero si pervertì; dimenticò la

sorella che, forse, agonizzava lí

accanto, e ricordò che, proprio in quella

posizione, egli usava aspettare

Angiolina. Questo pensiero in quel

breve istante fu tanto potente che egli,

sforzandosi di veder lontano, cercò di

vedere, anziché il soccorso invocato, la

figura colorita dell'amante. Si rizzò

nauseato.

IL TEATRO DI EMILIO CAP. XII Sul proprio contegno durante la breve parte di quella giornata in cui egli aveva immaginato si potesse ancora intraprendere qualche cosa per Amalia, egli non ebbe mai rimorsi. In quelle ore egli non pensò che alla sorella, e se si fosse imbattuto in Angiolina, avrebbe trasalito dolorosamente, solo perché quella vista gli avrebbe ricordata la propria colpa.

IL TEATRO DI EMILIO CAP. XII Ricordò, che una sera, ad onta del freddo, s'era alzato in camicia dal letto per usare una gentilezza alla povera sorella, che egli aveva sentito soffrire accanto a lui: le aveva offerto di accompagnarla la sera appresso a teatro. Aveva sentita una grande consolazione percependo della riconoscenza nella voce di Amalia. Poi aveva dimenticato quell'istante, e non aveva piú cercato di ripeterlo. Oh, se egli avesse saputo che nella sua vita c'era una missione tanto grave come quella di tutelare una vita affidata unicamente a lui, egli non avrebbe piú sentito il bisogno di avvicinarsi ad Angiolina. Ora, troppo tardi forse, era guarito di quell'amore. Pianse in silenzio, nell'ombra, amaramente.

IL TEATRO DI EMILIO CAP. XII dimenticando da un momento all'altro quello che, fin dalla mattina, aveva deciso, disse: — Io adesso andrò all'ultimo appuntamento con Angiolina. — Infatti, perché no? Viva o morta, Amalia lo avrebbe diviso per sempre dall'amante, ma perché non sarebbe andato a dire ad Angiolina che voleva rompere definitivamente ogni relazione con lei? Gli si aperse il cuore alla gioia di quell'ultimo abboccamento. La sua presenza in quella stanza non giovava a nessuno, mentre andando da Angiolina egli portava subito un olocausto ad Amalia. Al Balli che, meravigliato di quelle parole, cercava di distoglierlo dal suo proposito, egli disse che andava all'appuntamento perché voleva approfittare di quel suo stato d'animo per liberarsi per sempre da Angiolina. Stefano non gli credette; gli pareva di sentir parlare il solito debole Emilio e gli parve di renderlo piú forte raccontandogli che quel giorno stesso egli era stato obbligato di scacciare Angiolina dallo studio. Lo disse con parole che non potevano lasciare dubbio sul motivo. Emilio impallidì. Oh, la sua avventura non era ancora morta. Rinasceva proprio là, al letto della sorella. Angiolina lo tradiva un'altra volta in modo inaudito. Gli parve di essere preso dallo stesso affanno di cui soffriva Amalia; proprio nell'istante in

IL TEATRO DI EMILIO CAP. XIII Guardò a lungo Amalia sperando di poter nuovamente piangere. L’analizzò, la scrutò, per sentire tutto il suo male e soffrire con lei. Poi guardò altrove vergognandosi; s’era accorto che nella ricerca di commozione era andato alla ricerca di immagini e di traslati.

IL TEATRO DI EMILIO CAP. XIII

Anche durante quella notte il suo pensiero fu

attratto da Angiolina. Come nell'epoca che gli

pareva tanto lontana in cui Amalia sana non

era per lui altro che una persona inquietante,

di cui si doveva evitare la vicinanza egli fu

invaso da un desiderio cocente di correre da

Angiolina per rimproverarla di tanto

tradimento, il maggiore ch'ella avesse ordito.

[…] Anche quei rari tratti d'amore ch'ella

aveva saputo simulare si rivelavano con

limpida evidenza per quello che erano, delle

menzogne. Eppure anche quel nuovo

tradimento egli lo sentí ben presto quale un

nuovo legame. Amalia si moveva invano,

affannosamente, nel suo letto di dolore; per

lungo tempo egli non la vide. Quando

riconquistò un po' di calma, ebbe il dolore di

dover riconoscere che quando fosse

scomparsa la malattia di Amalia o Amalia

stessa, egli sarebbe corso di nuovo da

Angiolina. Lungamente, per esercitare su se

stesso una pressione, si irrigidì al suo posto e

giurò di non ricadere mai piú in quei lacci: —

Mai piú, mai piú.

IL TEATRO DI EMILIO CAP. XIV Quando la sua commozione s'affievolì, gli sembrò di perdere l'equilibrio. Corse al cimitero. La strada polverosa lo fece soffrire, e indicibilmente, il caldo. Sulla tomba prese la posa del contemplatore, ma non seppe contemplare. La sua sensazione piú forte era il bruciore della cute irritata dal sole, dalla polvere e dal sudore. A casa si lavò e, rinfrescata la faccia, perdette ogni ricordo di quella gita. Si sentí solo, solo. Uscì col vago proposito d'attaccarsi a qualcuno, ma sul pianerottolo dove un giorno aveva trovato il soccorso invocato, ricordò che poco distante poteva trovare una persona che gli avrebbe insegnato a ricordare, la signora Elena. Egli — se lo disse salendo le scale — egli non aveva dimenticata Amalia, la ricordava anche troppo, ma aveva dimenticata la commozione della sua morte. Invece che vederla rantolare nell'ultima lotta, la ricordava quando triste, spossata, con gli occhi grigi lo rimproverava del suo abbandono, oppure quando, sconfortata, riponeva la tazza preparata per il Balli o, infine, ricordava il suo gesto, la sua parola, il suo pianto d'ira e di disperazione. Erano tutti ricordi della propria colpa. Bisognava coprire il tutto con la morte d'Amalia; la signora Elena gliel'avrebbe rievocata.

L A FINE DI EMILIO CAP. XIV Anni dopo s’incantò ad ammirare quel periodo della sua vita, il più importante, il più luminoso. Ne visse come un vecchio del ricordo della gioventù. Nella sua mente di letterato ozioso, Angiolina subì una metamorfosi strana. Conservò inalterata la sua bellezza, ma acquistò anche tutte le qualità d’Amalia che morì in lei una seconda volta. Divenne triste, sconsolatamente inerte, ed ebbe l’occhio limpido ed intellettuale. Egli la vide dinanzi a sé come su un altare, la personificazione del pensiero e del dolore e l’amò sempre, se amore è ammirazione e desiderio. Ella rappresentava tutto quello di nobile ch’egli in quel periodo avesse pensato od osservato.