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Un'analisi della decima lezione del corso di 'savettieri' del 28 marzo 2023, incentrata sul romanzo 'il piacere' di gabriele d'annunzio. Viene approfondito il tema del desiderio represso di emilio attraverso la teatralizzazione delle sue allucinazioni e la deformazione del corpo di amalia.
Tipologia: Slide
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LO SPETTACOLO DI AMALIA CAP. XII
LO SPETTACOLO DI AMALIA CAP. XII
LO SPETTACOLO DI AMALIA CAP. XII — Stefano — chiamò l'ammalata a bassa voce. Emilio trasalì e guardò il Balli che si trovava nella parte della stanza ancora scarsamente illuminata dalla luce della finestra. Stefano non doveva aver udito perché non s'era mosso. — Se tu lo vuoi, voglio anch'io — disse Amalia. Rinascevano con le identiche parole gli antichi sogni, che il brusco abbandono del Balli aveva soffocati. L'ammalata aveva ora aperti gli occhi e guardava la parete di faccia: — Io sono d'accordo — disse — fa tu, ma presto. — Un colpo di tosse le fece contrarre la faccia dal dolore, ma subito dopo disse: — Oh, la bella giornata! Tanto attesa! — Richiuse gli occhi. Emilio pensò che avrebbe dovuto allontanare il Balli da quella stanza, ma non ebbe il coraggio. Aveva fatto già tanto male una volta in cui s'era interposto fra il Balli e Amalia.
LO SPETTACOLO DI AMALIA Quando ella si adagiava sul guanciale e guardava dinanzi a sé o chiudeva gli occhi, si rivolgeva con assoluta familiarità all’oggetto dei suoi sogni; quando li riapriva, non s’avvedeva che quell’oggetto si trovava in carne e ossa accanto al suo letto. L'unico che potesse comprendere il sogno era Emilio, che conosceva tutti i fatti reali e tutti i sogni precedenti a questo delirio. Si sentí piú che mai inutile a quel letto. Amalia non gli apparteneva nel delirio; era ancora meno sua che quando si trovava nel possesso dei suoi sensi. L’affanno di Amalia parve aumentato; di nuovo gli occhi le si empirono di lagrime. – È buio – disse – assai buio –. Era infatti buio, ma quando la signora Elena s’affretto ad accendere una candela, l’ammalata non se ne avvide neppure e continuò a lagnarsi dell’oscurità.
IL TEATRO DI EMILIO CAP. XII
IL TEATRO DI EMILIO CAP. XII Sul proprio contegno durante la breve parte di quella giornata in cui egli aveva immaginato si potesse ancora intraprendere qualche cosa per Amalia, egli non ebbe mai rimorsi. In quelle ore egli non pensò che alla sorella, e se si fosse imbattuto in Angiolina, avrebbe trasalito dolorosamente, solo perché quella vista gli avrebbe ricordata la propria colpa.
IL TEATRO DI EMILIO CAP. XII Ricordò, che una sera, ad onta del freddo, s'era alzato in camicia dal letto per usare una gentilezza alla povera sorella, che egli aveva sentito soffrire accanto a lui: le aveva offerto di accompagnarla la sera appresso a teatro. Aveva sentita una grande consolazione percependo della riconoscenza nella voce di Amalia. Poi aveva dimenticato quell'istante, e non aveva piú cercato di ripeterlo. Oh, se egli avesse saputo che nella sua vita c'era una missione tanto grave come quella di tutelare una vita affidata unicamente a lui, egli non avrebbe piú sentito il bisogno di avvicinarsi ad Angiolina. Ora, troppo tardi forse, era guarito di quell'amore. Pianse in silenzio, nell'ombra, amaramente.
IL TEATRO DI EMILIO CAP. XII dimenticando da un momento all'altro quello che, fin dalla mattina, aveva deciso, disse: — Io adesso andrò all'ultimo appuntamento con Angiolina. — Infatti, perché no? Viva o morta, Amalia lo avrebbe diviso per sempre dall'amante, ma perché non sarebbe andato a dire ad Angiolina che voleva rompere definitivamente ogni relazione con lei? Gli si aperse il cuore alla gioia di quell'ultimo abboccamento. La sua presenza in quella stanza non giovava a nessuno, mentre andando da Angiolina egli portava subito un olocausto ad Amalia. Al Balli che, meravigliato di quelle parole, cercava di distoglierlo dal suo proposito, egli disse che andava all'appuntamento perché voleva approfittare di quel suo stato d'animo per liberarsi per sempre da Angiolina. Stefano non gli credette; gli pareva di sentir parlare il solito debole Emilio e gli parve di renderlo piú forte raccontandogli che quel giorno stesso egli era stato obbligato di scacciare Angiolina dallo studio. Lo disse con parole che non potevano lasciare dubbio sul motivo. Emilio impallidì. Oh, la sua avventura non era ancora morta. Rinasceva proprio là, al letto della sorella. Angiolina lo tradiva un'altra volta in modo inaudito. Gli parve di essere preso dallo stesso affanno di cui soffriva Amalia; proprio nell'istante in
IL TEATRO DI EMILIO CAP. XIII Guardò a lungo Amalia sperando di poter nuovamente piangere. L’analizzò, la scrutò, per sentire tutto il suo male e soffrire con lei. Poi guardò altrove vergognandosi; s’era accorto che nella ricerca di commozione era andato alla ricerca di immagini e di traslati.
IL TEATRO DI EMILIO CAP. XIII
IL TEATRO DI EMILIO CAP. XIV Quando la sua commozione s'affievolì, gli sembrò di perdere l'equilibrio. Corse al cimitero. La strada polverosa lo fece soffrire, e indicibilmente, il caldo. Sulla tomba prese la posa del contemplatore, ma non seppe contemplare. La sua sensazione piú forte era il bruciore della cute irritata dal sole, dalla polvere e dal sudore. A casa si lavò e, rinfrescata la faccia, perdette ogni ricordo di quella gita. Si sentí solo, solo. Uscì col vago proposito d'attaccarsi a qualcuno, ma sul pianerottolo dove un giorno aveva trovato il soccorso invocato, ricordò che poco distante poteva trovare una persona che gli avrebbe insegnato a ricordare, la signora Elena. Egli — se lo disse salendo le scale — egli non aveva dimenticata Amalia, la ricordava anche troppo, ma aveva dimenticata la commozione della sua morte. Invece che vederla rantolare nell'ultima lotta, la ricordava quando triste, spossata, con gli occhi grigi lo rimproverava del suo abbandono, oppure quando, sconfortata, riponeva la tazza preparata per il Balli o, infine, ricordava il suo gesto, la sua parola, il suo pianto d'ira e di disperazione. Erano tutti ricordi della propria colpa. Bisognava coprire il tutto con la morte d'Amalia; la signora Elena gliel'avrebbe rievocata.
L A FINE DI EMILIO CAP. XIV Anni dopo s’incantò ad ammirare quel periodo della sua vita, il più importante, il più luminoso. Ne visse come un vecchio del ricordo della gioventù. Nella sua mente di letterato ozioso, Angiolina subì una metamorfosi strana. Conservò inalterata la sua bellezza, ma acquistò anche tutte le qualità d’Amalia che morì in lei una seconda volta. Divenne triste, sconsolatamente inerte, ed ebbe l’occhio limpido ed intellettuale. Egli la vide dinanzi a sé come su un altare, la personificazione del pensiero e del dolore e l’amò sempre, se amore è ammirazione e desiderio. Ella rappresentava tutto quello di nobile ch’egli in quel periodo avesse pensato od osservato.