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slide libro petrucciani esonero, Slide di Scienza Politica

slide riassuntive petrucciani 2021

Tipologia: Slide

2020/2021

Caricato il 14/04/2023

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antonio-conti-nibali-1 🇮🇹

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S.PETRUCCIANI. POLITICA. UNA
INTRODUZIONE FILOSOFICA
UNA DOMANDA CHE BISOGNA PORSI ANZITUTTO PER APPROCCIARSI AL MONDO DELLA POLITICA È IL SIGNIFICATO STESSO DI
POLITICA.
Stefano Petrucciani con questo libro affronta la politica da un punto di vista filosofico concentrandosi sui fenomeni sociali odierni
che, sia in modo diretto che indiretto, la influenzano passando dal rapporto tra politica ed etica, dalla centralità, dalla lotta per il
potere, dal conflitto e dalla violenza in una prima parte e soffermandosi sulle teorie politiche, liberali, democratiche e socialiste
nella seconda analizzandone i loro punti comuni che hanno portato allo sviluppo di quei Stati che oggi conosciamo come Stati
Costituzionali. Ed è proprio sull’analisi della giustizia politica, del potere e del dominio che si soffermerà questo elaborato.
Infine la terza parte di questo volume si sofferma sullo studio dei fenomeni che oggi vengono intesi come questioni urgenti da
risolvere e che spesso pesano sulla politica contemporanea tra cui sicuramente bisogna menzionare: i diritti umani, i cambiamenti
climatici, politiche migratorie ecc.
Ed è come una sfida che vuole lanciare l’autore definendo ciò come delle «nuove frontiere con cui la filosofia politica si deve
misurare» al giorno d’oggi.
Corso di scienza della politica 2021/2022 Antonio Conti Nibali
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S.PETRUCCIANI. POLITICA. UNA

INTRODUZIONE FILOSOFICA

UNA DOMANDA CHE BISOGNA PORSI ANZITUTTO PER APPROCCIARSI AL MONDO DELLA POLITICA È IL SIGNIFICATO STESSO DI

POLITICA.

Stefano Petrucciani con questo libro affronta la politica da un punto di vista filosofico concentrandosi sui fenomeni sociali odierni

che, sia in modo diretto che indiretto, la influenzano passando dal rapporto tra politica ed etica, dalla centralità, dalla lotta per il

potere, dal conflitto e dalla violenza in una prima parte e soffermandosi sulle teorie politiche, liberali, democratiche e socialiste

nella seconda analizzandone i loro punti comuni che hanno portato allo sviluppo di quei Stati che oggi conosciamo come Stati

Costituzionali. Ed è proprio sull’analisi della giustizia politica, del potere e del dominio che si soffermerà questo elaborato.

Infine la terza parte di questo volume si sofferma sullo studio dei fenomeni che oggi vengono intesi come questioni urgenti da

risolvere e che spesso pesano sulla politica contemporanea tra cui sicuramente bisogna menzionare: i diritti umani, i cambiamenti

climatici, politiche migratorie ecc.

Ed è come una sfida che vuole lanciare l’autore definendo ciò come delle «nuove frontiere con cui la filosofia politica si deve

misurare» al giorno d’oggi.

CAPITOLO OTTAVO: GIUSTIZIA, POTERE E DOMINIO L a concezione di giustizia politica si potrebbe riassumere dicendo che un giusto ordinamento sarebbe quello capace di soddisfare nel modo migliore possibile le richieste avanzate, nel pensiero moderno, dalle visioni liberali, democratiche e socialiste. In altre parole dovrebbe promuovere e garantire il massimo dispiegamento degli spazi di individualizzazione dei diversi stili di vita e soprattutto delle libertà individuali senza dimenticare il contrasto e la rimozione delle ineguaglianze tra gli individui che sfociano in una mal distribuzione e diseguale di ciò che le persone desiderano per la realizzazione dei loro piani di vita tra cui il sapere, la possibilità di accedere alle classi sociali desiderate o più richieste e ovviamente il reddito. Da non dimenticare è pero anche la possibilità per ogni individuo di partecipare democraticamente alle scelte politiche della collettività. È sempre bene ricordare che questa concezione di giustizia politica non è una mera idea di qualche ignoto individuo ma la si può ricavare direttamente dalle Costituzioni statali come dimostra la Costituzione italiana all’articolo 3 «Principio di eguaglianza formale e sostanziale» dove lo Stato si impegna a rimuovere qualsiasi ostacolo che possa inficiare la libertà e l’eguaglianza dei consociati. La vera difficoltà sta nel capire come possano convivere tra loro i valori sociali, liberali e democratici senza contraddirsi. Partendo dai valori democratici, senza dubbio i meno contestati, possiamo affermare che le maggiori democrazie sono vincolate, a pena di contrastare la democrazia stessa, a rispettare i diritti fondamentali di ogni individuo ed ecco perché si può dire, anche grazie a Habermas, che diritti individuali, sovranità popolare e autonomia intesa sia come pubblica e sia come privata sono complementari tra loro. I diritti hanno certamente bisogno del legislatore democratico che ha innanzitutto il compito di interpretare e aggiornare questi diritti ma anche quello, più complicato, di fissare i limiti dei comportamenti leciti nei casi in cui non vi sia un accordo, sono tutti casi in cui i principi liberali dettano un orientamento ma che all’atto pratico deve essere regolato da un legislatore democratico. L’altro aspetto riguarda sicuramente le libertà economiche: certamente compete al legislatore fissare i principi dell’organizzazione economica come prevedere la tutela della proprietà privata dei beni personali, regolare i mercati e stabilire cosa si può commerciare e cosa no, dettare alcune imprese come monopolistiche dello Stato. In altre parole si potrebbe dire che il legislatore non può legittimamente sopprimere la libertà di mercato e di impresa ma può regolarle in maniera funzionale così come detta l’art. 41 C. Dal punto di vista sociale invece il legislatore democratico dovrebbe combattere le ineguaglianze non giustificate per far si che tutti possano avere accesso ai diritti prima citati alla pari. Un giusto ordine politico, dunque, è quello che riesce a saldare i diversi valori liberali, socialisti e democratici anche se può portare a conflitti.

La patriarcale è quella forma di dominazione del genere maschile su quello femminile e si esplica anch’essa in diverse dimensioni: il dominio diretto e immediato dell’uomo sulla donna del nucleo familiare, la svalorizzazione simbolica della donna nella scienza, religione ecc., la dominazione e lo sfruttamento sessuale ecc. si tratta di una dominazione in cui si saldano in modo molto forte l’esclusione e le forme di pregiudizio culturale e di costume. La politica? Anche se in ogni società serve potere politico non vuol dire che esso si debba trasformare in dominio. Infatti in questo caso si intende il potere che non si esercita con i modi legittimi in quanto non rispetta le libertà e i diritti ma attenta alla vita o alla sicurezza dei suoi sottoposti. Questo tipo di dominazione è di regola assente nelle moderne democrazie Costituzionali. Ma vi è dominazione politica anche in un senso più soft ad es. quella che si ha quando i detentori del legittimo potere politico tendono a svincolarlo dal suo ruolo funzionale per indirizzarlo verso qualcosa di privilegiato e illegittimo. La paternalistica è quella esercitata, con incidenza diversa in base alla cultura, soprattutto dai grandi poteri ideologici e quindi innanzitutto dalla chiesa. A differenza delle altre si legittima attraverso la pretesa di agire per il bene dei dominati come un padre che punisce il figlio per responsabilizzarlo. È la produzione di modelli comportamentali accettati in cui i diffusori sono le istituzioni educative, formative o disciplinanti(chiese, famiglie, esercito). Possiamo parlare di dominazione in quanto i poteri citati impongono limitazioni della sfera di libertà individuali, prescrivendo per es. come vivere la propria sessualità escludendo comportamenti per loro anormali. Sicuramente si intreccia con le altre dominazioni, detta modelli comportamentali che ad esse funzionali favorendo chi ne ha «le chiavi» cioè i detentori del potere ideologico come i medici o i religiosi. La sistemica è quella che si intreccia con il primato economico e militare dell’Occidente. Non vi è dubbio che il rapporto, fin dai tempi antichi, tra gli Stati è stato influenzato dalla dominazione delle aree centrali verso quelle periferiche. Tra i casi più eclatanti si può ricordare la prima schiavitù, la discriminazione dei neri in USA ma resta ancora oggi una dominazione importante in tutti i paesi in cui siano presenti flussi migratori. Quello che caratterizza in generale queste dominazione è il fatto che tendono ad essere percepite, dagli individui, come dati naturali e non come conseguenze di azioni umane e processi storici. La giustizia politica si attua e si dispiega individuando modelli normativi per le società. Al tempo stesso si sviluppa come la pratica conflittuale della negazione di quelle che di volta in volta appaiono come le più gravi negazione della giustizia stessa. Si può dire che la giustizia politica è un incessante lavoro di negazione della negazione.

In questo capitolo l’autore Stefano Petrucciani riporta dei concetti che stanno sicuramente alla base, sono le fondamenta di

una giustizia politica che, a parer mio, serva perché uno Stato democratico come il nostro possa definirsi «completo».

Sicuramente perché questo possa accadere non basta delineare i compiti del legislatore democratico se non si affiancano ad una giusta

collaborazione tra gli enti dello Stato che, come purtroppo nella realtà accade, non sempre sono in grado di garantire. Mi riferisco per

lo più ai sistemi di controllo dello Stato che, se posti nella giusta condizione d’azione, potrebbero attuare in modo quasi impeccabile

quelle idee, che anche l’autore nel capitolo richiama ad esempio un giusto reddito di cittadinanza per quelle persone che, per un

motivo o per un altro, non vogliano vendere la propria «forza-lavoro» facendo in modo che le stesse non siano obbligate.

Credo che il vero significato di una giustizia politica che, si adegua alla continua innovazione di un mondo non facile da rincorrere, sia

il contrasto continuo e sempre aggiornato delle ineguaglianze non giustificate con cui il legislatore ha a che fare e che la società,

soprattutto negli ultimi anni, pretende anche quando come, spesso accade, è la società stessa a usare il legislatore come capro

espiatorio per autogiustificare quei comportamenti che vanno nella direzione opposta al concetto di giustizia politica così come lo

spiega l’autore.

Credo invece che per attuare il concetto di giustizia politica debba essere la società attraverso la politica ad eliminare tutte le forme di

potere non legittimo che, come abbiamo visto, vanno sicuramente a contrasto con una giusta politica e lo si può fare con quella che

secondo me è l’arma più potente che sia mai esistita e cioè la cultura, lo studio, per fare in modo che le forme di dominazioni che

portano ad ineguaglianze non giustificate non vengano più percepite come fenomeni naturali ma come il risultato di azioni umane e di

conseguenza ostacoli.