Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Slides sull'Autismo, Appunti di Psicopedagogia

Power point sull'Autismo, dove viene descritto e spiegato

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 21/05/2019

francesca_giusti1196
francesca_giusti1196 🇮🇹

4.5

(4)

46 documenti

1 / 53

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Autismo:
aspetti psicopedagogici,
principali teorie
Tommaso Fratini
a.a. 2018/2019
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13
pf14
pf15
pf16
pf17
pf18
pf19
pf1a
pf1b
pf1c
pf1d
pf1e
pf1f
pf20
pf21
pf22
pf23
pf24
pf25
pf26
pf27
pf28
pf29
pf2a
pf2b
pf2c
pf2d
pf2e
pf2f
pf30
pf31
pf32
pf33
pf34
pf35

Anteprima parziale del testo

Scarica Slides sull'Autismo e più Appunti in PDF di Psicopedagogia solo su Docsity!

Autismo: aspetti psicopedagogici, principali teorie Tommaso Fratini a.a. 2018/

Leo Kanner e Hans Asperger,

rispettivamente negli Stati Uniti e

in Austria, propriamente nel 1943

e nel 1944, diagnosticarono per la

prima volta questa patologia, che

entrambi chiamarono autismo.

L’autismo di Kanner un tempo era detto anche “infantile”; termine scomparso dai più recenti quadri nosografici, in quanto l’autismo si manifesta sì a partire dai primi anni di vita, ma è una condizione poi, nella stragrande maggioranza dei casi, destinata a mantenersi per tutto l’arco della vita.

Kanner descrisse il caso di undici bambini, i quali, pur con debite differenze, mostravano tutti delle peculiari caratteristiche, che egli collegò in modo geniale a quelli che ancora oggi funzionano come criteri diagnostici fondamentali della sindrome.

Il secondo fattore tipico

dell’autismo di Kanner è il

deficit significativo nello

sviluppo del linguaggio.

Kanner notò in questi bambini

anche una terza costellazione di

sintomi precisa e anch’essa

assai singolare: la ripetitività , il

bisogno ossessivo come di

vivere in un mondo fatto di

cose prevedibili e stereotipate.

Significativo è anche il quadro clinico, oggi universalmente noto come sindrome di Asperger. Si tratta di una sindrome scoperta dal medico viennesse Asperger nel 1944, riscoperta dal lavoro di Lorna Wing nel 1981

Un elemento distingue la

sindrome di Asperger dall’autismo

cosiddetto di Kanner: è il buon

livello di sviluppo cognitivo, che si

attesta su valori nella media o

addirittura al di sopra della

media, sia pure caratterizzati da

profili disarmonici.

Grado variabile di impaccio motorio. I soggetti con sindrome di Asperger sono quasi sempre persone impacciate nella motricità, rispetto alla quale mostrano una tipica goffaggine. Per questo possono avere difficoltà negli sport, nell’esercizio del corpo, nell’attività grafopittorica e nella motricità fine.

Bettelheim, riportando alcune descrizioni di casi di suoi pazienti in trattamento, esponeva la concezione, oggi divenuta classica, della psicoanalisi sull’autismo, intesa come forma di ritiro e di reazione estrema a un ambiente familiare, caratterizzato da grande freddezza emotiva come forma di violenza, e in se stesso dunque responsabile dell’insorgenza dell’autismo, inteso appunto come forma precoce di psicosi infantile.

  • (^) Questa prima fase storica è contrassegnata storicamente:
  • (^) dall’egemonia del contributo della psicoanalisi nell’esplorazione dell’autismo, dalla sua concezione all’interno dei quadri clinici della schizofrenia e della psicosi nell’infanzia,
  • (^) dal ricorso al termine autismo infantile proprio ad indicare il fatto che l’autismo sarebbe non solo un disturbo a esordio precoce, nella prima o primissima infanzia, ma anche sostanzialmente la manifestazione infantile della psicosi.
  • (^) Tale prima fase delle ricerche sull’autismo è anche caratterizzata dal contributo di clinici molto famosi come Margaret Mahler e ancor più Bruno Bettelheim, che operarono entrambi negli Stati Uniti.

La seconda fase degli studi sull’autismo inizia invece dai primi anni Settanta, quando la ricerca sull’autismo comincia a caratterizzarsi per il massiccio incremento dei contributi in campo neuroscientifico e della psicologia clinica sperimentale, di estrazione non psicoanalitica.

Questa fase è proseguita poi a partire dagli anni Ottanta con l’emergere dei modelli attualmente più noti dell’autismo, sotto l’insegna della teoria della mente, del contributo della neuropsicologia cognitiva, e della Infant Research nel campo dell’osservazione controllata del bambino nei primi mesi e anni di vita

Tale momento più vicino si caratterizza per l’abbandono del concetto di schizofrenia infantile, per la definizione sempre più chiara dei criteri diagnostici dell’autismo, per l’esplorazione sempre più approfondita delle peculiarità di questa sindrome, e per la messa a punto di nuove forme di trattamento, caratterizzate dall’imporsi degli approcci cognitivo-comportamentali dell’autismo.