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Riassunto dettagliato del modulo C di sociolinguistica dell’italiano per esame orale (ovviamente sono le stesse cose del pdf della professoressa)
Tipologia: Dispense
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Cosa sta succedendo alle lingue in Europa? Immagina l'Europa come un grande campo da gioco dove si scontrano due tipi di lingue. Da un lato ci sono le lingue standard (come l'italiano perfetto, l'inglese o il francese che impari a scuola), dall'altro ci sono i dialetti locali (le lingue tradizionali parlate nelle varie città o paesini). Oggi, i linguisti hanno notato tre grandi movimenti (chiamate dinamiche in atto) in tutta Europa:
mostrare la propria identità locale. Per questo c'è un revival (una rinascita, una rivalutazione): il dialetto viene usato di nuovo ma in campi moderni, come la musica rap o rock, il teatro, i cartoni animati e soprattutto nella CMC (Comunicazione Mediata dal Computer), cioè nelle chat e sui social. E in... Italia (e in Sicilia) cosa succede? In Italia, l'incontro tra l'italiano e i dialetti ha creato un bellissimo "effetto frullatore", dando vita all'architettura del repertorio (il repertorio è l'insieme di tutte le lingue che una persona o una comunità sa usare). Da questo incontro sono nate due vie di mezzo:
Quando una persona conosce sia l'italiano che il dialetto, il suo cervello fa dei giochi pazzeschi mentre parla. Vediamo come si chiamano questi giochi:
diversi codici (italiano e dialetti) in base a precise funzioni comunicative e relazionali.
una parola che si dice quasi uguale sia in italiano che in dialetto ( parole omofone ). Questa parola fa da "ponte" o da "grilletto": confonde per un millisecondo il nostro cervello e fa scattare automaticamente il passaggio al dialetto senza che ce ne accorgiamo!
I ricercatori hanno voluto verificare se il dialetto in Sicilia rischia di scomparire: VI SONO: 1.300 giovani Provenienti da vari centri della Sicilia orientale e centrale Età compresa tra I 14 e i 25 anni Entrambi i sessi Diversa estrazione sociale Il questionario è diviso in due parti: PRIMA PARTE = Specificazione delle lingue che parla ogni ragazzo e quale usa di più in generale (come una carta d’identità linguistica); SECONDA PARTE = Informazioni personali come quanti anni ha, che lavoro fanno i genitori o dove abita. Il linguaggio giovanile comprende l’Italiano colloquiale con I dialetti locali, forestierismi e termini provenienti dalla pubblicità, mass media e social. Ha tre funzioni principali: FUNZIONE IDENTITARIA (sentirsi parte di un gruppo) FUNZIONE DI AUTOAFFERMAZIONE (Farsi notare per far vedere agli altri chi sono e distinguersi dagli adulti) FUNZIONE LUDICA (Usare le parole per scherzare e divertirsi) Per capire quanto dialetto usato I giovani e il perché, gli studiosi fanno due tipi di ricerche: Ricerca di MACRO-LIVELLO : Una ricerca grande con questionari scritti (fogli con domande aperte) da far compilare a tantissimi ragazzi per avere dati generali e statistici.
La lingua del pensiero : La maggior parte dei giovani dichiara che la propria lingua madre e la lingua in cui pensa è l'italiano. C'è però una differenza sociale: i ragazzi di ceto sociale alto pensano unicamente in italiano, mentre quelli di ceto sociale basso pensano in entrambi i codici. I rimproveri dei genitori : Moltissimi ragazzi hanno confessato di essere stati sgridati da piccoli se parlavano in dialetto. I genitori lo proibivano per tre motivi precisi: temevano che il siciliano danneggiasse l'apprendimento dell'italiano a scuola, consideravano il dialetto sgarbato o volgare, e lo percepivano come un idioma prettamente maschile, associato ad aggressività e virilità (quindi da vietare assolutamente alle ragazze). Le speranze per il futuro : Nonostante parlino meno in dialetto, la maggioranza dei giovani dichiara che vorrebbe che i propri figli in futuro conoscessero sia l'italiano che il dialetto, e si dice dispiaciuta per una possibile scomparsa del siciliano. Al contrario, molti ragazzi di ceto sociale basso si dicono del tutto indifferenti alla morte del dialetto. Questo conferma una tesi del linguista Gaetano Berruto: chi è sicuro del proprio italiano (i ceti alti) non ha pregiudizi verso il dialetto e lo apprezza, mentre chi ha un italiano più fragile rifiuta il dialetto per paura di essere giudicato ignorante. Questo spiega perché molti giovani oggi non imparano il dialetto da neonati nella culla, ma lo acquisiscono più grandi come una seconda lingua grazie al gruppo dei pari (gli amici a scuola o nella comitiva).
Mettendo insieme tutti i dati qualitativi e quantitativi, gli studiosi hanno capito che i giovani siciliani non parlano tutti allo stesso modo, ma si dividono in due stili ben distinti in base a dove vivono e alla scolarizzazione dei genitori:
Questo stile è tipico dei ragazzi che vivono nelle grandi città (come Palermo o Catania) e che hanno genitori con un livello di istruzione alto. La loro lingua quotidiana è l'italiano perfetto. La loro competenza del dialetto è minima e spesso solo passiva (lo capiscono ma non sanno parlarlo). Quando usano il dialetto, fanno solo delle brevi inserzioni lessicali o commutazioni extra-frasali, cioè buttano una singola parola o una battuta fulminea dentro una struttura che resta totalmente italiana.
parodie o per fare i fighi con gli amici. I linguisti notano che questo fenomeno è identico a quello che succede con il gallese nel sud-est della Gran Bretagna o in Alsazia: quando una lingua sta per scomparire negli usi quotidiani, i giovani la rivitalizzano trasformandola in un gioco o in un codice umoristico. Un esempio reale di questo stile è stato registrato a Catania durante una festa di compleanno. Un gruppo di studenti universitari parla in italiano perfetto di esami e inclinazioni personali. A un certo punto, per prendere in giro un'amica che vuole trasferirsi in un'isola tropicale, un ragazzo lancia una battuta secca in dialetto per far ridere la comitiva: E ssiti sempri ccà! Poco dopo, un'altra ragazza rincara la dose ridendo: Stasira coppa! Cci avi u taccu novu, ah! Spogliarello a Las Vegas... n coppu siccu ccà!
no? E ccasca supr’i mo iammi. "Oh F.!" E ccuminciài a mmìscari tumpuluni. E lui sotto il banco "G., o cucinu, non ci a fazzu cchiù!". Infine, chiude il racconto tornando all'italiano: F. era svenuto! La professoressa chiamò l'ambulanza. Ci sono questi due tipi di giovani in base a 2 fattori:
I giovani del primo tipo conoscono poco il dialetto, mentre quelli sel secondo tipo hanno una conoscenza “bilanciata” e lo sanno parlare bene quanto l’italiano.
dialetto. I ragazzi che conoscono poco il dialetto lo usano solo in casi speciali. Questo viene chiamato RESTRIZIONE E SPECIALIZZAZIONE FUNZIONALE. Lo usano soprattutto per: A. Funzione ludica (per scherzare e far ridere).
digiunato nel deserto e un bambino risponde in dialetto “Picchì non c’avera fami!”
dice ridendo “ ma cchi cci ai u vulcano nto nasu?”
Lingue obsolescenti : Lingue che si perdono perché non vengono utilizzate dai giovani per parlare sul serio ma come “lingua segreta” pe non farsi capire dai genitori.
ES. Il gallese in Gran Bretagna Lingue morte : Lingue che non vengono più parlate da nessuno.
negativo, si registrano insulti o minacce tra ragazzi in classe (Tutti pari mi pariti Frankstein! / E ttu mi pari na scimmia! / V, ora ti rugnu na iancata ntâ facci). In senso positivo, si registra l'uso del dialetto per esprimere affetto e ammirazione tra amiche al bar che guardano dei vestiti o dei bambini: Ma u sai cchi ssu bi∂∂itti? N'amuri!. Il dialetto è ritenuto inadatto alla comunicazione con I bambini (dato emerso dall’osservazione). Flagging (Slide 23 e 24) Il flagging, che significa segnalazione o marcatura, avviene quando un parlante inserisce un elemento in dialetto all'interno di una matrice linguistica in italiano standard, introducendo contemporaneamente dei segnali per mostrare a chi ascolta la propria consapevolezza di aver cambiato codice. Il flagging può essere di due tipi:
locali, legata anche alle teorizzazioni di Ammon (2012). Questa rivalutazione non risponde a necessità comunicative primarie, ma è guidata da precise motivazioni culturali e sociali:
Il concetto di Polylanguaging (o Polylingual Languaging) è stato introdotto dallo studioso Jørgensen nel 2008 per superare la concezione tradizionale delle lingue intese come scatole chiuse, separate e governate da sistemi grammaticali rigidi. Secondo questa prospettiva, i parlanti contemporanei, e in particolar modo le nuove generazioni, utilizzano nel proprio
parlato quotidiano una pluralità di tratti linguistici differenti estratti da codici diversi (italiano colloquiale, espressioni dialettali, forestierismi, termini dei mass media o della pubblicità), combinandoli liberamente tra loro per raggiungere i propri scopi comunicativi ed espressivi. La caratteristica fondamentale del polylanguaging risiede nel fatto che i parlanti impiegano questi frammenti linguistici anche se non possiedono una conoscenza profonda, nativa o grammaticalmente completa di tutte le lingue da cui attingono.
Il Tag Switching (o commutazione di extra-testo) consiste nell'inserire una singola parola o una breve frase isolata in una lingua diversa (come il dialetto) all'interno di un discorso formulato interamente in un'altra lingua (in questo caso, l'italiano). Questo elemento inserito viene definito extra-frasale perché si colloca alla periferia della frase, ossia all'inizio o alla fine, e può essere costituito da un'esclamazione, un'interiezione, un avverbio o un modo di dire. La sua caratteristica principale è che non altera né viola le regole sintattiche della lingua principale, che rimane strutturalmente corretta. Le slide propongono come esempio la conversazione tra amiche al bar, in cui una ragazza (Af), parlando dei gadget di Titti trovati in regalo, dice in italiano: “Ora non so se erano collanine oppure questi qua per i cellulari o calamite per il frigo oppure da mettere in qualche posto oppure oggetti da collezione e a me sono usciti, me ne sono presa due, la vecchietta, la padrona di Titti e Titti”. Subito dopo chiude la sequenza inserendo un tag esclamativo
menz’all’abbiri. Non appena la maestra domanda Come?, lo studente opera una traduzione immediata passando all'italiano: Ci siamo persi tra gli alberi. Il dialetto funge quindi da codice della vicinanza per l'espressione dei propri pensieri spontanei, ma viene prontamente sostituito dall'italiano non appena si attiva l'interazione formale con l'autorità.
In contrapposizione al primo stile dei parlanti urbani ed evanescenti (i quali usano il dialetto solo per brevi inserzioni), il secondo stile è tipico dei giovani di provincia o di città con retroterra socioculturale basso. Questi parlanti possiedono una competenza bilingue solida e bilanciata, e mostrano una specializzazione funzionale del dialetto molto meno rigida. Il loro parlato è caratterizzato da commutazioni di tipo interfrasale lunghe e complesse, con un'alternanza fluida di interi blocchi di frasi in italiano e interi blocchi in dialetto. Viene riportato il lungo esempio di un gruppo di amici in macchina a Fiumefreddo. Il giovane Gm (23 anni) racconta ai passeggeri Lf e Nm un aneddoto scolastico del passato riguardante lo svenimento simulato del cugino F. per evitare un'interrogazione di matematica. Nel corso della narrazione, il ragazzo passa continuamente e fluidamente dall'italiano (per impostare la cornice del racconto) al dialetto stretto per riportare i dialoghi recitati e le battute del cugino (come l'espressione Non sàcciu nenti, le istruzioni del piano Tu uora abbucchi ntâ llatu e ppoi ppû restu ci penzu iù, o le esclamazioni sotto il banco G., o cucinu, non ci a fazzu cchiù!). Questo dimostra una perfetta
e fluente padronanza di entrambi i codici nel medesimo evento comunicativo.
Le slide propongono un parallelo sociolinguistico con alcune ricerche condotte sui giovani nel Sud-est della Gran Bretagna. In Galles, i ragazzi utilizzano la lingua locale gallese con finalità umoristiche ma anche come una vera e propria lingua segreta, sfruttandone l'incomprensibilità da parte dei loro stessi genitori per escluderli dalla comunicazione. In Sicilia si riscontra una dinamica diametralmente opposta: i giovani usano sì il dialetto per scopi ludici e interni al gruppo dei pari, ma sono del tutto consapevoli che gli adulti e i genitori possiedono una competenza totale di quel codice. Di conseguenza, nel contesto siciliano il dialetto perde la funzione di codice segreto generazionale.
Quando un dialetto sembra tornare di moda tra i giovani, nei giochi o su internet, non significa che sia tornato in salute. Al contrario, gli studiosi Auer e Bister-Broosen spiegano che questo fenomeno avviene proprio quando il dialetto sta per scomparire del tutto. Questa scomparsa si chiama Dialect loss (perdita del dialetto) e succede per quattro motivi precisi: I genitori non lo insegnano più ai figli: All'interno delle famiglie si smette di parlare in dialetto, quindi le nuove generazioni non lo imparano da piccole. Le persone evitano di usarlo per non sembrare poco istruite: La classe media e soprattutto le donne tendono a non usarlo perché il dialetto viene spesso