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riassunto protagora sofista filosofia
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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il termine sofista (dal greco sophistés, sapiente) aveva un significato positivo ed era sinonimo di saggio. Nel V secolo a.C. si chiamarono sofisti gli intellettuali che facevano professione di sapienza e la insegnavano dietro compenso, ma ciò era “scandaloso” per la mentalità aristocratica, tanto che Senofonte li giudicò come «prostituti della cultura». Ma furono soprattutto i due più importanti filosofi dell’età classica, Platone prima e Aristotele poi, a giudicare molto negativamente i sofisti, definendoli “falsi sapienti” e “cavillatori oziosi”, in quanto i loro ragionamenti difficili e sottili non portavano alla scoperta della verità, ma solo all’autocompiacimento e al successo personale. Oggi, la parola “sofistico” ha assunto il significato di “falso”, “artificioso”, “truccato”. Questo spostamento dell’asse della filosofia si spiega per due motivi:
Antifonte ecc.) e i meno noti della “seconda generazione” (soprattutto i cosiddetti “eristi”, che segnano la fase di crisi e di dissoluzione della sofistica).
Protagora di Abdera è il primo e il più importante esponente della sofistica. Protagora nasce ad Abdera nel 490 a.C – anno della battaglia di Maratona. Nella sua formazione il pensiero di Eraclito è influente. Diffonde il suo pensiero in varie città greche tanto che la sua fama è tanta e numerose volte si trattiene ad Atene, dove gode dell’amicizia di Pericle, ma, in seguito all’accusa di empietà, Protagora sarà costretto ad allontanarsi dalla città. A Protagora vengono attribuiti Ragionamenti demolitori e le Antologie. Di altri scritti circa politica e religione rimangono pochi frammenti. La tesi fondamentale di Protagora che sintetizza tutta la sofistica è
Il che sta a significare che l’uomo è il metro, il soggetto di giudizio della realtà o dell’irrealtà delle cose, del loro modo di essere e del loro significato. L’uomo inteso come INDIVIDUO, COMUNITA’ E UMANITA’ è misura di tutte le cose intese come OGGETTI PERCEPITI, VALORI E REALTA’. Questa dottrina è una forma di UMANISMO, perché l’uomo è giudice; FENOMENISMO, in quanto la realtà è come appare; RELATIVISMO, in quanto tutto è relativo. Per Protagora ciò che esula dall’esperienza personale non può essere oggetto di conoscenza, ma non solo: l’uomo è misura di tutte le cose, l’esperienza personale è sempre vera; la verità è definita proprio dalla percezione e dall’opinione personale. E tuttavia, se anche tutte le opinioni sono vere, ci sono opinioni migliori di perchè orientano verso il bene, che è l’utile del singolo o della comunità. Per questo, il retore deve saper rendere forte l’argomento debole, deve saper trasformare i sentimenti di una persona o di una comunità. Protagora sostiene, per primo nella storia della filosofia, che non esiste una verità oggettiva e assoluta, bensì n’esistono tante e soggettive in quanto, come lui stesso afferma “l’uomo è misura di tutte le cose”. Ciò è tale poiché ogni cosa appare in modo diverso a seconda dell’individuo e nessuna di queste “apparenze” è errata poiché tutte sono vere per l’individuo che le vede tali. Ma allo stato pratico questa teoria presenta una difficoltà, anzi più di una poiché questo relativismo conoscitivo tenderebbe a giustificare ogni comportamento in quanto scaturito da una propria “verità” e a portare un atteggiamento anarchico e poco produttivo anzi del tutto sconveniente per la comunità. A questo proposito Protagora sostiene che in assenza delle cosiddette “verità forti” l’unico criterio che l’uomo può applicare per scegliere tra le diverse “verità” è quello “debole” dell’utile: utile inteso sia per l’individuo sia per la comunità.