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sofisti filosofia protagora, Schemi e mappe concettuali di Filosofia

riassunto protagora sofista filosofia

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2024/2025

Caricato il 26/02/2026

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SOFISTI
il termine sofista (dal greco sophistés, sapiente) aveva un significato positivo ed era sinonimo di
saggio. Nel V secolo a.C. si chiamarono sofisti gli intellettuali che facevano professione di sapienza e
la insegnavano dietro compenso, ma ciò era “scandaloso” per la mentalità aristocratica, tanto che
Senofonte li giudicò come «prostituti della cultura». Ma furono soprattutto i due più importanti
filosofi dell’età classica, Platone prima e Aristotele poi, a giudicare molto negativamente i sofisti,
definendoli “falsi sapienti” e “cavillatori oziosi”, in quanto i loro ragionamenti difficili e sottili non
portavano alla scoperta della verità, ma solo all’autocompiacimento e al successo personale. Oggi, la
parola “sofistico” ha assunto il significato di “falso”, “artificioso”, “truccato”.
Questo spostamento dell’asse della filosofia si spiega per due motivi:
1. la sfiducia nella ricerca naturalistica: i sofisti non sono soddisfatti delle cosmologie dei filosofi
precedenti, poiché esse sono diverse, a volte contraddittorie, e non sono giunte ad un’organica visione
delle cose;
2. il mutamento del contesto storico-politico dell’Atene del V secolo: dopo la vittoria contro i persiani,
Atene diventa la potenza egemone in Grecia. Come conseguenza ad Atene ci sono cambiamenti socio-
politici: la borghesia, arricchitasi con i commerci marittimi, si scontra con l’aristocrazia per il governo
dello stato, portando così alla nascita della democrazia, una forma di governo che richiede la
partecipazione dei cittadini durante le assemblee. Questo nuovo contesto politico richiede
un’educazione nuova, che deve comprendere l’arte del saper parlare bene e del convincere. Sono
proprio i sofisti che, dietro compenso, insegnano l’arte dell’eloquenza, costituita dalla grammatica,
dal lessico, dalla sintassi, dalla retorica. Il presupposto del lavoro svolto dai sofisti è il possesso, da
parte di tutti gli uomini, della “virtù” politica.
CARATTERISTICHE CULTURALI DELLA SOFISTICA
Questo specifico retroterra storico-politico-culturale sta alla base di alcuni degli aspetti più importanti
e significativi della sofistica.
a. La sofistica è stata definita “Illuminismo greco”. L’Illuminismo è il movimento culturale che si è
sviluppato in Europa nel 1700 e che esalta il potere della ragione, usando quest’ultima in modo libero
e spregiudicato. Come l’Illuminismo europeo, anche la sofistica usa in modo spregiudicato la ragione,
sottoponendo ad una radicale critica i miti e le credenze del passato.
b. I sofisti elaborano il concetto di cultura (paidéia) intesa non come insieme di conoscenze specifiche,
ma come la formazione globale di un individuo nell’ambito di un popolo o di un contesto sociale. Il
sapere, quindi, non deve essere specialistico, ma globale, deve cioè abbracciare tutti i campi. Questo
tipo di sapere porta a sviluppare tutte le potenzialità dell’uomo.
c. I sofisti assumono una posizione culturale detta relativismo. Quest’ultimo si divide in relativismo
gnoseologico e relativismo morale. Il primo riguarda la conoscenza: il vero e il falso non sono assoluti
ma relativi al soggetto, al popolo, alla civiltà a cui si appartiene. Il secondo riguarda il
comportamento: bene e male sono relativi ai popoli e ai periodi storici.
I sofisti non costituiscono una scuola compatta di pensatori, poiché presentano dottrine differenti. Essi
si dividono fra il celebri maestri della “prima generazione” (Protagora, Gorgia, Prodico, Ippia,
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SOFISTI

il termine sofista (dal greco sophistés, sapiente) aveva un significato positivo ed era sinonimo di saggio. Nel V secolo a.C. si chiamarono sofisti gli intellettuali che facevano professione di sapienza e la insegnavano dietro compenso, ma ciò era “scandaloso” per la mentalità aristocratica, tanto che Senofonte li giudicò come «prostituti della cultura». Ma furono soprattutto i due più importanti filosofi dell’età classica, Platone prima e Aristotele poi, a giudicare molto negativamente i sofisti, definendoli “falsi sapienti” e “cavillatori oziosi”, in quanto i loro ragionamenti difficili e sottili non portavano alla scoperta della verità, ma solo all’autocompiacimento e al successo personale. Oggi, la parola “sofistico” ha assunto il significato di “falso”, “artificioso”, “truccato”. Questo spostamento dell’asse della filosofia si spiega per due motivi:

  1. la sfiducia nella ricerca naturalistica: i sofisti non sono soddisfatti delle cosmologie dei filosofi precedenti, poiché esse sono diverse, a volte contraddittorie, e non sono giunte ad un’organica visione delle cose;
  2. il mutamento del contesto storico-politico dell’Atene del V secolo: dopo la vittoria contro i persiani, Atene diventa la potenza egemone in Grecia. Come conseguenza ad Atene ci sono cambiamenti socio- politici: la borghesia, arricchitasi con i commerci marittimi, si scontra con l’aristocrazia per il governo dello stato, portando così alla nascita della democrazia, una forma di governo che richiede la partecipazione dei cittadini durante le assemblee. Questo nuovo contesto politico richiede un’educazione nuova, che deve comprendere l’arte del saper parlare bene e del convincere. Sono proprio i sofisti che, dietro compenso, insegnano l’arte dell’eloquenza, costituita dalla grammatica, dal lessico, dalla sintassi, dalla retorica. Il presupposto del lavoro svolto dai sofisti è il possesso, da parte di tutti gli uomini, della “virtù” politica. CARATTERISTICHE CULTURALI DELLA SOFISTICA Questo specifico retroterra storico-politico-culturale sta alla base di alcuni degli aspetti più importanti e significativi della sofistica. a. La sofistica è stata definita “Illuminismo greco”. L’Illuminismo è il movimento culturale che si è sviluppato in Europa nel 1700 e che esalta il potere della ragione, usando quest’ultima in modo libero e spregiudicato. Come l’Illuminismo europeo, anche la sofistica usa in modo spregiudicato la ragione, sottoponendo ad una radicale critica i miti e le credenze del passato. b. I sofisti elaborano il concetto di cultura (paidéia) intesa non come insieme di conoscenze specifiche, ma come la formazione globale di un individuo nell’ambito di un popolo o di un contesto sociale. Il sapere, quindi, non deve essere specialistico, ma globale, deve cioè abbracciare tutti i campi. Questo tipo di sapere porta a sviluppare tutte le potenzialità dell’uomo. c. I sofisti assumono una posizione culturale detta relativismo. Quest’ultimo si divide in relativismo gnoseologico e relativismo morale. Il primo riguarda la conoscenza: il vero e il falso non sono assoluti ma relativi al soggetto, al popolo, alla civiltà a cui si appartiene. Il secondo riguarda il comportamento: bene e male sono relativi ai popoli e ai periodi storici. I sofisti non costituiscono una scuola compatta di pensatori, poiché presentano dottrine differenti. Essi si dividono fra il celebri maestri della “prima generazione” (Protagora, Gorgia, Prodico, Ippia,

Antifonte ecc.) e i meno noti della “seconda generazione” (soprattutto i cosiddetti “eristi”, che segnano la fase di crisi e di dissoluzione della sofistica).

PROTAGORA

Protagora di Abdera è il primo e il più importante esponente della sofistica. Protagora nasce ad Abdera nel 490 a.C – anno della battaglia di Maratona. Nella sua formazione il pensiero di Eraclito è influente. Diffonde il suo pensiero in varie città greche tanto che la sua fama è tanta e numerose volte si trattiene ad Atene, dove gode dell’amicizia di Pericle, ma, in seguito all’accusa di empietà, Protagora sarà costretto ad allontanarsi dalla città. A Protagora vengono attribuiti Ragionamenti demolitori e le Antologie. Di altri scritti circa politica e religione rimangono pochi frammenti. La tesi fondamentale di Protagora che sintetizza tutta la sofistica è

« l’uomo misura di tutte le cose, di quelle cose che sono in quanto sono e

di quelle che non sono in quanto non sono».

Il che sta a significare che l’uomo è il metro, il soggetto di giudizio della realtà o dell’irrealtà delle cose, del loro modo di essere e del loro significato. L’uomo inteso come INDIVIDUO, COMUNITA’ E UMANITA’ è misura di tutte le cose intese come OGGETTI PERCEPITI, VALORI E REALTA’. Questa dottrina è una forma di UMANISMO, perché l’uomo è giudice; FENOMENISMO, in quanto la realtà è come appare; RELATIVISMO, in quanto tutto è relativo. Per Protagora ciò che esula dall’esperienza personale non può essere oggetto di conoscenza, ma non solo: l’uomo è misura di tutte le cose, l’esperienza personale è sempre vera; la verità è definita proprio dalla percezione e dall’opinione personale. E tuttavia, se anche tutte le opinioni sono vere, ci sono opinioni migliori di perchè orientano verso il bene, che è l’utile del singolo o della comunità. Per questo, il retore deve saper rendere forte l’argomento debole, deve saper trasformare i sentimenti di una persona o di una comunità. Protagora sostiene, per primo nella storia della filosofia, che non esiste una verità oggettiva e assoluta, bensì n’esistono tante e soggettive in quanto, come lui stesso afferma “l’uomo è misura di tutte le cose”. Ciò è tale poiché ogni cosa appare in modo diverso a seconda dell’individuo e nessuna di queste “apparenze” è errata poiché tutte sono vere per l’individuo che le vede tali. Ma allo stato pratico questa teoria presenta una difficoltà, anzi più di una poiché questo relativismo conoscitivo tenderebbe a giustificare ogni comportamento in quanto scaturito da una propria “verità” e a portare un atteggiamento anarchico e poco produttivo anzi del tutto sconveniente per la comunità. A questo proposito Protagora sostiene che in assenza delle cosiddette “verità forti” l’unico criterio che l’uomo può applicare per scegliere tra le diverse “verità” è quello “debole” dell’utile: utile inteso sia per l’individuo sia per la comunità.