





Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Sofocle, nato a colono intorno al 496 a.c., è considerato il più tipico rappresentante della poesia del pieno classicismo. Conosciamo sette tragedie sue: 'aiace', 'antigone', 'trachinie', 'edipo re', 'elettra', 'filottete' e 'edipo a colono'. Sofocle è un protagonista dell'età di pericle, un'epoca di straordinario sviluppo intellettuale e umanistico. Nei suoi versi si avvertono gli echi del dibattito sui grandi temi della cultura cittadina: le leggi, la politica e i rapporti tra libertà individuale e autorità dello stato. Sofocle ha introdotto importanti innovazioni drammaturgiche, come l'introduzione della tecnica di dividere un verso tra due personaggi (αντιλαβή) e l'importante innovazione del terzo attore. La sua poesia è caratterizzata da un tono medio, un'armonia formale e una tensione sotterranea del pensiero.
Tipologia: Sbobinature
1 / 9
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!






La lunghissima vita di Sofocle si snoda per tutto il V secolo a.C. Nacque a Colono attorno al 496 a. C., da una famiglia assai agiata. Morì a novant'anni, nel 406 a. C., mentre la guerra contro Sparta stava volgendo alla fine e l'egemonia ateniese era ormai al tramonto: egli assistette quindi all'apogeo e al declino della civiltà dell'età di Pericle. Esordì giovane sulla scena teatrale, recitando in prima persona. Una leggenda dice che gli antichi vedevano la battaglia di Salamina come un giorno simbolico per la Grecia poiché Eschilo aveva combattuto nella battaglia, Sofocle aveva il compito di guidare il coro dei giovani che cantó il peana di ringraziamento per la vittoria nella battaglia di Salamina (480 a.C) e in quella giornata era nato Eschilo. Partecipò attivamente, alla vita politica: fu tra gli strateghi dell'esercito ateniese. Fa parte del suo impegno politico anche l'attività sacerdotale svolta nell'ambito della religione cittadina ateniese: fu lui a diffondere ad Atene il culto del dio guaritore Asclepio, il cui tempio sorgeva proprio vicino al teatro di Dioniso. LE OPERE Sofocle compose circa 130 opere tra tragedie e drammi satireschi. A noi restano 7 tragedie:” Aiace”, prima del 445 a.C., “Antigone” nel 442 a. C., “Trachinie” di datazione incerta; “Edipo re” circa nel 430 a.C., “Elettra” di datazione incerta, “Filottete” nel 409 a.C., “Edipo a Colono” nel 406 a. C, rappresentato postumo e un dramma satiresco, i “Segugi” di datazione incerta. IL POETA E IL SUO TEMPO Sofocle può essere considerato il più tipico rappresentante della poesia del pieno classicismo; insieme a Fidia, è stato identificato da sempre come l'emblema dell'Atene dell'età periclea. IL DESTINO UMANO Sofocle è fra i tre grandi tragici il più ambiguo poiché è molto difficile da capire. Egli segnala dove sta il bene e dove sta il male. Era un uomo molto religioso, eppure dalle sue tragedie non emerge mai una visione provvidenziale della realtà: se Eschilo aveva dipinto gli dei come garanti della giustizia e aveva sottolineato l'inevitabile punizione che segue alla dismisura e all'ατη, Sofocle lascia i suoi personaggi soli a soffrire e a morire sulla scena, spesso ingiustamente e senza una chiara ragione (come Edipo). Anche Sofocle, come Eschilo, pensa che il divino operi nel destino umano, ma in modo incomprensibile ai mortali. La volontà degli dei non si manifesta, gli oracoli ingannano, il progetto divino rimane segreto. SOFOCLE NEL V SECOLO Sofocle è un protagonista dell'età di Pericle, un'epoca di straordinario sviluppo intellettuale e umanistico. Nei suoi versi si avvertono gli echi del dibattito sui grandi temi della cultura cittadina: le leggi (Antigone), la politica e i rapporti tra libertà individuale e autorità dello Stato (Filottete, Antigone, Aiace). Anche la struttura formale dei suoi drammi risente delle correnti di pensiero del tempo: l'influsso dei sofisti e della nascente retorica si avverte nella versificazione e anche in certi aspetti della struttura drammaturgica. I PERSONAGGI L'eroe di Sofocle è il primo personaggio moderno della storia del teatro. Sofocle isola il personaggio principale e lo ingigantisce, per fare ciò deve sminuire i personaggi secondari. Egli è isolato contro la sua volontà perché una forza esterna - il destino, una malattia- lo pone di fronte al suo dolore in modo così inesorabile da separarlo dalla collettività. L’autore ha cura di concentrare su di lui il fuoco dell'azione, ponendogli accanto interlocutori che non
possono stargli alla pari. In alcuni drammi dell'ultimo periodo questo isolamento è accentuato dalla scelta di portare sulla scena uomini vecchi e malati, dunque più isolati dalla società. Costruite tutta la tragedia attorno a un protagonista e al suo destino ha per conseguenza che il personaggio sofocleo assume uno spessore psicologico ignoto alla tragedia eschilea: è un personaggio che muta atteggiamento, esita, rimpiange il passato, ammette i propri errori. Un processo di interiorizzazione di questa portata produce figure psicologicamente complesse, capaci di evolversi e maturare, di riflettere su se stesse, ma anche, condizionate dalle loro energie psichiche. Qui vi è un grande spessore psicologico, in Eschilo non è il singolo personaggio che viene analizzato singolarmente ma viene visto in rapporto a tutti gli altri uomini. La tragedia sofoclea mostra come a poco a poco il protagonista acquisisce consapevolezza delle sue sofferenze e maturi dentro di sé una nuova, più profonda coscienza della propria natura. È tipica di Sofocle la “μεταβολή”, il mutamento profondo che investe il protagonista nell'istante in cui riconosce il proprio destino e realizza di non potersi opporre. Il dolore e la consapevolezza giungono improvvisi, in un solo giorno, a rovesciare l'esistenza di una persona e a mostrare quanto fragili siano le basi su cui essa si fonda. Il momento della consapevolezza è un istante che matura a poco a poco nel tessuto della trama, prodotto di un destino che si prepara da lontano. LE INNOVAZIONI DRAMMATURGICHE A Sofocle si devono l'introduzione della tecnica di dividere un verso tra due personaggi (αντιλαβή) e l'importante innovazione del terzo attore, elemento che aggiunge naturalezza ai dialoghi fra personaggi. Sofocle portò anche il numero dei coreuti da 12 a 15, migliorò le macchine e gli impianti scenici. Ma la principale innovazione rispetto alla tragedia di Eschilo fu l'abbandono della trilogia legata, infatti ogni dramma può assumere la sua autonomia come testo, e al suo centro Sofocle pone il personaggio nella sua originalità individuale e non più una saga mitica collettiva, addirittura possono essere presi da saghe diverse proprio perché l’eroe campeggia in una tragedia e poi cambia in un’altra. LO STILE Sofocle usa un tono medio, rinuncia alle forti metafore dello stile eschileo e adotta una scrittura equilibrata. Soltanto nei cori si ricorre all’uso di un linguaggio di altissimo livello. Sofocle evita parole del linguaggio quotidiano o strutture sintattiche comuni, è uno stile in apparenza facile e fluido ma anche denso, capace di esprimere senza sforzo tutte le sfumature della vicenda tragica: un tono fondato sull'equilibrio tra armonia formale e tensione sotterranea del pensiero. AIACE L'Aiace è costruito su una struttura “a dittico” cioè presenta una bipartizione: la prima sezione del dramma è dedicata al protagonista, che occupa la scena con le sue vicende e con il suo destino tragico; nella seconda sezione invece sono rappresentati gli esiti che la vicenda tragica dell'eroe proietta sulla comunità. TRAMA Aiace, bramoso di vendicarsi del torto ricevuto dai capi dell'esercito acheo, che hanno assegnato le armi di Achille a Odisseo invece che a lui, si precipita di notte fuori dalla sua tenda per sterminarli. Atena lo spinge a fare strage di buoi e poi racconta l'accaduto a Odisseo. Aiace viene mostrato come un fantoccio da Atena davanti agli occhi di Odisseo. Aiace comprende di essersi reso ridicolo. Il suo senso dell'onore gli impone il suicidio; Aiace abbraccia per l'ultima volta il figlio e si reca solo sulla riva del mare dove si uccide gettandosi
La data di rappresentazione dell'Antigone ci è suggerita dalla notizia in base alla quale, durante la guerra contro Samo, Sofocle sarebbe stato eletto stratega proprio grazie al successo in questa tragedia, quindi fra il 442 e il 441 a.C. TRAMA Eteocle e Polinice si sono uccisi reciprocamente. Il nuovo re Creonte, decreta che il corpo di Eteocle, morto per la patria, sia seppellito con tutti gli onori, mentre quello di Polinice venga abbandonato ai cani. Antigone è però decisa a seppellire Polinice e compie l'opera malgrado i consigli di prudenza che le rivolge la sorella Ismene. Creonte ordina che il corpo di Polinice sia dissepolto e si cerchi il responsabile; Antigone, scoperta mentre si accinge per la seconda volta a coprire di terra il cadavere, viene trascinata davanti al re. Antigone è condannata a morte e viene sepolta viva in una caverna sotterranea. Arriva l'indovino Tiresia che avverte Creonte della contaminazione presente nella città e dei terribili avvenimenti che si preparano per la famiglia. Creonte cambia idea e decide di liberare Antigone, ma è troppo tardi: la giovane si è impiccata e ai piedi di lei, si toglie la vita anche Emone. La moglie di Creonte, Euridice, informata della sciagura, rientra in casa e si uccide a sua volta. TEMATICHE -IL CONFLITTO TRA STATO E FAMIGLIA In Antigone la cultura romantica individuava il simbolo del conflitto tra le due forze più profonde operanti nella storia - la famiglia e lo Stato - entrambe legittimate a imporre le loro leggi. Creonte è un uomo che sacrifica le persone più care e condanna a morte la nipote, promessa sposa di suo figlio, per imporre la sua sovranità. L’azione di Antigone assume nel contempo un valore religioso e uno sociale: secondo le credenze tradizionali, infatti, gli αταφοι (insepolti) erano condannati a vagare inquieti come fantasmi, mentre il lutto aveva una valenza sociale proprio perché accoglieva pubblicamente il morto in seno alla famiglia da cui questi proveniva. -LA φιλια Il conflitto si sviluppa attorno al concetto di “φιλια”, che non corrisponde ad amore. Per Creonte, φιλια è il vincolo di lealtà che lega tra loro individui dello stesso gruppo, familiare o sociale; per Antigone, φιλια sta nella vicinanza tra coloro che hanno nelle vene il medesimo sangue. -LA RIBELLIONE La sfida di Antigone non è comunque semplicemente un conflitto con le leggi dello Stato, ma la sua ribellione si rivolge anche contro la famiglia, e contro l'autorità patriarcale a cui una donna è tenuta a sottostare. Tale conflitto è evidente fin dalla scena iniziale del dramma, in cui si pongono a confronto le due sorelle: Ismene, ligia all'autorità e Antigone, che decide di seppellire il fratello anche contro tutti. Antigone è una donna che esce dal suo stato di soggezione sociale per affrontare il potere cittadino e in quanto tale poteva apparire al pubblico colpevole di υβρις. TRACHINIE La data di rappresentazione delle Trachinie è incerta. L'opinione più diffusa è che l'opera appartenga alla fase centrale della produzione sofoclea e che sia quindi all'incirca contemporanea dell'Antigone. TRAMA Deianira attende il ritorno del marito Eracle. Viene portata una buona notizia: Eracle è vivo. Alla notizia del successo dell'eroe segue l'ingresso in scena di una schiera di prigioniere, catturate da Eracle. Deianira viene a sapere che è per amore di una di esse, la giovane Iole,
che Eracle ha espugnato Ecalia. Si tormenta per la gelosia e si ricorda allora di un filtro d'amore che il centauro Nesso le aveva donato in punto di morte, raccomandandole di usarlo il giorno in cui avesse avuto bisogno di riconquistare il marito. Dopo averne cosparsa una tunica, la invia in dono a Eracle il quale, dopo averla indossata, viene colto da atroci spasmi e in un momento di rabbia uccide l'araldo Lica. Deianira apprende ben presto l'effetto funesto del suo regalo e viene maledetta dal figlio per il suo gesto; rientra nella reggia dove si ucciderà. Eracle è desideroso di vendicarsi della moglie, ma dopo aver saputo del filtro di Nesso, comprende che per lui si è avverato un antico oracolo e che la fine è prossima: chiede perciò al figlio di condurlo su una pira e di prendere in sposa Iole. Da quella pira gli dei lo trasporteranno in cielo e gli doneranno l'immortalità. TEMATICHE -L'UOMO SELVAGGIO E LA DONNA INQUIETA Le Trachinie (ossia, le donne di Trachis in Tessaglia, dove è ambientata la vicenda) sono costruite anch'esse su uno schema a dittico; nei primi due terzi della tragedia l'attenzione si focalizza sulle ansie e la gelosia di Deianira; solo nella parte finale, compare sulla scena Eracle. Eracle è descritto con tratti arcaici; più complesso psicologicamente è il personaggio di Deianira: una donna inquieta, fragile, corrosa da una gelosia sotterranea che ha tormentato tutta la sua esistenza. I due personaggi non s'incontrano mai sulla scena; ed è significativo che in questa tragedia un solo attore recitasse in tempi diversi il ruolo di Deianira e quello del suo sposo: un'interpretazione che richiedeva grandi capacità espressive. -UNA VICENDA PRIVATA Questa tragedia ha un carattere privato rispetto ai drammi del primo periodo: al centro della scena sta la vicenda di una coppia, in particolare di una donna che finisce per distruggere se stessa e lo sposo che aveva tentato di riconquistare. Sofocle dà un taglio particolare a un racconto già ben noto nelle antiche saghe eroiche: il poema sulla Presa di Ecalia del poeta Creofilo di Samo (secolo VII a.C.) che raccontava la stessa vicenda, ed è lui probabilmente l'autore da cui Sofocle trasse ispirazione per la sua tragedia. -ISTINTI E ILLUSIONI Il dramma nasce da pulsioni che nessuno dei due protagonisti può dominare: l'istinto di possesso e la gelosia di Deianira; la feroce volontà di autoaffermazione di Eracle che abbatte tutti gli ostacoli, distruggendo città, predando donne e calpestando i sentimenti di chi gli sta accanto. Alla fine del dramma, Eracle imporrà al figlio di compiere azioni più grandi di lui: esigerà che accenda il suo rogo funebre e che sposi la sua amante Iole, ovvero esigerà che suo figlio infranga i due divieti fondamentali della civiltà, parricidio e incesto. Le Trachinie si presentano come una meditazione sui limiti delle prospettive umane: Deianira è ingannata, Eracle anche. Essi pensavano di dirigere le loro scelte, ma un male venuto da lontano, basta a sconvolgere la loro vita. Il dramma mostra esseri umani soli davanti al loro destino incomprensibile. EDIPO RE Nell’Edipo re, messo in scena probabilmente intorno al 430 a.C., è Tebe il teatro di una sciagura familiare, che vede protagonista la famiglia dei Labdacidi. TRAMA Su Tebe regna Edipo, che dopo avere risolto l'enigma della Sfinge ha avuto in premio il trono e la regina Giocasta in moglie, senza sapere che in realtà si tratta di sua madre. In città scoppia un'epidemia. Per porre fine alla pestilenza vengono mandati messaggeri a Delfi e l'oracolo di Apollo fa sapere che il male cesserà quando verrà trovato l'assassino di Laio.
Incerta è la data di rappresentazione di questa tragedia. TRAMA Oreste, accompagnato dall'amico Pilade torna a Micene per vendicare l'uccisione del padre Agamennone. Molti anni prima era stato salvato dalla sorella Elettra. Ora Elettra vive nella speranza del suo ritorno, accanto a lei vive la sorella Crisotemi. Oreste organizza l'intrigo che lo condurrà alla vendetta: con lo stratagemma della falsa notizia della propria morte può constatare la gioia della madre e ha conferma dell'immutato affetto di Elettra. Dopo averle rivelato la propria identità, Oreste organizza assieme a lei il piano. Uccide la madre, che invano invoca pietà. Atteso quindi il ritorno di Egisto, lo costringe a entrare in casa e a recarsi nel medesimo luogo in cui cadde il padre Agamennone, dove gli dà la morte. TEMATICHE -TRAGEDIA AL FEMMINILE La struttura drammatica si avvale di un'indagine psicologica sofisticata. Il dramma di Sofocle è una tragedia al femminile. La vicenda si snoda tutta attorno al personaggio di Elettra, il vero fulcro drammatico. L’opera si apre su Oreste, tornato a Micene insieme a Pilade per attuare il piano di vendetta contro la madre, l'azione si sposta ben presto su Elettra, ignara del fratello e costretta a trascinare la propria vita senza gioia e senza affetti. Il trauma che Elettra aveva subito tanti anni prima, quando aveva assistito all'assassinio del padre, si rinnova ogni giorno, quando vede i due omicidi uscire insieme dalla stanza che era stata del padre e sedersi sul trono appartenuto ad Agamennone. Il tempo di Elettra è sospeso tra il rancore e l'attesa di una vendetta che non arriva mai: è un tempo fermo, bloccato. -L’ODIO DI ELETTRA Il successivo riconoscimento tra Oreste ed Elettra dà una svolta alla tragedia. Elettra, nel suo radicalismo, nella sua durezza, nella volontà di non cedere davanti a nulla e nessuno è un personaggio che a suo modo richiama il carattere inflessibile di un'altra eroina sofoclea, Antigone. FILOTTETE Il Filottete fu rappresentato nel 409 a.C. e ottenne la vittoria nei concorsi tragici. Il Filottete è un dramma cupo, ambiguo. La storia di Filottete era narrata nei poemi del ciclo epico: là egli era l'uomo del destino, l'eroe sofferente, ma appunto per questo prescelto dal fato a provocare la caduta di Troia grazie al suo arco magico. Molto diversa è la trattazione di Sofocle: qui egli appare come un vecchio inasprito dalla solitudine e dal dolore, che ha perso ogni fiducia negli uomini ed è annientato non solo dalla sofferenza fisica, ma anche da quella di essere un individuo senza più un'identità, costretto a regredire a uno stadio selvaggio di esistenza, in una condizione che gli ha tolto ogni dignità. TRAMA Filottete vive sull'isola deserta di Lemno, dove i compagni achei lo hanno abbandonato per non contaminarsi con la ferita infetta provocatagli da una vipera. Troia non è ancora stata espugnata e una profezia ha rivelato che ciò sarà possibile soltanto con l'arco di Filottete; perciò Odisseo e Neottolemo si recano a Lemno, allo scopo di impadronirsi dell'arma. Odisseo ha un piano: Neottolemo fingerà di aver abbandonato la spedizione greca e in questo modo cercherà di ottenere la fiducia di Filottete e farsi consegnare l'arco. Tra Neottolemo e Filottete si stabilisce una corrente di simpatia, che sembra favorire il piano di Odisseo. Un marinaio greco, fingendosi un mercante, preannuncia l'arrivo di Odisseo sull'isola allo scopo di condurre via Filottete con la forza. Così Filottete prega Neottolemo di
portarlo con sé prima che arrivi Odisseo e la sua fiducia si spinge al punto di affidargli l'arco. Neottolemo ha in mano l'arco e potrebbe tornarsene a Troia, ma la vergogna di aver ingannato un uomo malato e infelice lo fa esitare. Arriva Odisseo, deciso a portar via l'arco e ad abbandonare Filottete al proprio destino che si accorge di essere caduto in un tranello. Odisseo si impadronisce dell'arco e si avvia verso la nave, ma Neottolemo lo rincorre, gli strappa l'arma e la restituisce a Filottete. Neottolemo e Filottete si avviano insieme verso la nave. L'intervento di Eracle ex machina, che promette a Filottete che a Troia la sua ferita sarà miracolosamente curata, contribuisce ad appianare la situazione e Filottete accetta di imbarcarsi. TEMATICHE -LA DISCUSSIONE SOFISTICA SULLA NATURA È possibile intravedere in questo personaggio una traduzione in termini teatrali del conflitto antropologico delineato dai sofisti, per i quali la natura appare non come un felice stato primitivo, ma come un duro nemico da cui l'umanità si è affrancata con fatica. Filottete vive senza speranze. Il paesaggio assume in questo dramma uno spazio ampio, rispetto alla funzione marginale che lo scenario occupa nel dramma attico, dove il fuoco dell'attenzione è concentrato sui personaggi, non sui luoghi dell'azione. Filottete appartiene alla categoria di quei tipici eroi sofoclei soli davanti al loro destino, sui quali si abbatte una sorte incomprensibile e immeritata che in un attimo sconvolge la loro vita. Tipicamente sofocleo è anche il tema del tempo: quello di Filottete è un tempo vuoto, su un'isola dove per dieci anni nulla è successo e un giorno è perfettamente uguale all'altro. Lui è diventato vecchio consumandosi in una vana attesa di un futuro eroico che non si realizza mai. -LA SCELTA DI NEOTTOLEMO Accanto a questo personaggio, Sofocle ne introduce altri due: Odisseo e Neottolemo. La dialettica tra questi tre, l'intreccio e l'inganno con cui si tenta di ingannare Filottete costituiscono l'azione del dramma. Neottolemo in un solo giorno dovrà decidere se preferire la giustizia verso gli uomini oppure la fedeltà verso i compagni, che lo hanno incaricato di una missione decisiva. Anche qui, come nell'Antigone, una persona deve scegliere se far prevalere le leggi della comunità oppure quelle che emergono da una sua personale valutazione: se Neottolemo inganna Filottete, diventerà un discepolo di Odisseo, ma se sceglie di soccorrere il vecchio tradirà i suoi compagni. Neottolemo decide infine di non tradire se stesso, di non venire meno alla sua natura. -LA RIFLESSIONE SUL POTERE E LA POLITICA La metamorfosi di Filottete che ritorna alla vita umana e parallelamente quella di Neottolemo, che in un giorno diviene capace di decidere in autonomia che cosa è il bene e che cosa è il male. Implica anche una riflessione sul potere e sulla politica. Odisseo, non è semplicemente un ingannatore, ma un esponente della ragione di Stato: egli inganna, ma per il bene comune. EDIPO A COLONO L'Edipo a Colono fu rappresentato nel 401 a.C. L'Edipo re lascia il protagonista nel momento della sua massima disgregazione, cieco e maledetto, ripudiato dalla sua città. Quando inizia la tragedia, molti anni sono passati dalle vicende narrate nell'Edipo re: l'ex sovrano è ora un mendicante, aborrito da tutti, accompagnato solo dalla figlia Antigone che lo segue devota nel suo esilio. TRAMA Edipo insieme alla figlia Antigone, arriva a Colono, in obbedienza ad un'antica profezia che diceva che lì sarebbero terminati i suoi giorni. Gli abitanti del luogo, conosciuta la sua