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SPAZI EFFIMERI- Geografia e turismo tra moderno e postmoderno CLAUDIO MINCA, Appunti di Geografia Del Turismo

Geografia del Turismo

Tipologia: Appunti

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GEOGRAFIA DEL TURISMO E ORGANIZZAZIONE
DEL TERRITORIO
1.SPAZI EFFIMERI: Geograa e turismo tra
moderno e postmoderno
MODELLI SPAZIALI E TURISMO
La realtà geograca è molto complessa ed è quindi diicile da analizzare. Vi
sono diversi modi di rappresentarla, e diversi sono gli scopi per i quali tali
modalità di analisi vengono create. Ogni modello si soerma su una fetta di
realtà piuttosto di un'altra, perciò la loro analisi è pressochè semplicata
rispetta alla natura della realtà geograca.
I fenomeni geograci sono regolati da diverse leggi:
Distanza, determina l'ordinata distribuzione dell'attività umana in un
luogo
Criteri di scelta localizzativa, che si riferiscono alla distanza (e tutti i
contrasti che si creano per essa) e alla relativa vicinanza
Caratterizzazione gerarchica dei luoghi geograci, che è legata a sua
volta ai concetti di “accessibilità” e “agglomerazione”
Centralità, concentrazione di funzioni in determinati punti dotati di
potere di irradiazione rispetto al loro intorno (propagazione da un punto di
origine a zone più o meno lontane). Ciò dipende dalle relazioni gerarchiche e
dai principi selettivi che sono alla base della formazione di un luogo.
Il Turismo non riscontrò grande interesse da parte dei geogra no agli anni
'60. Forse questo ritardo è dovuto al fatto che tale disciplina non poteva
essere relazionata a questioni socio-economiche e territoriali.
Non vi erano specialisti del Turismo e nemmeno un assetto disciplinare ben
denito.
Prima degli anni Sessanta vi erano solo monograe, ricerche indirizzate ad un
particolare aspetto geograco, ma nessuna ricerca di carattere generale che
potesse spiegare la geograa in senso universale, con attenzione anche
all'aspetto socio-culturale e territoriale.
I primi modelli sul turismo:
Toschi (1948), distingue tre categorie di regioni: regioni di partenza
(attive), regioni di arrivo (passive) e di transito.
Christaller (1963), studia le dinamiche centro-periferia degli spazi
turistici
Dagli anni Settanta in poi alcuni modelli di matrice anglossassone vengono
utilizzati come riferimento teorico da molti autori:
Butler (1980), “life cycle model”
Plog (1974), modello psicograco
Miossec (1977) evoluzione di una regione turistica
anche se meno conosciuto, Lozato-Giotart (1988) classicazione delle
forme spaziali del turismo:
Regioni poco/fortemente polarizzate (poco/molto turistiche)
Località polivalenti/specializzate (se il turismo assume un ruolo
primario nel luogo o meno)
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GEOGRAFIA DEL TURISMO E ORGANIZZAZIONE

DEL TERRITORIO

1.SPAZI EFFIMERI: Geografia e turismo tra

moderno e postmoderno

MODELLI SPAZIALI E TURISMO

La realtà geografica è molto complessa ed è quindi difficile da analizzare. Vi sono diversi modi di rappresentarla, e diversi sono gli scopi per i quali tali modalità di analisi vengono create. Ogni modello si sofferma su una fetta di realtà piuttosto di un'altra, perciò la loro analisi è pressochè semplificata rispetta alla natura della realtà geografica. I fenomeni geografici sono regolati da diverse leggi:

  • Distanza, determina l'ordinata distribuzione dell'attività umana in un luogo
  • Criteri di scelta localizzativa, che si riferiscono alla distanza (e tutti i contrasti che si creano per essa) e alla relativa vicinanza
  • Caratterizzazione gerarchica dei luoghi geografici, che è legata a sua volta ai concetti di “accessibilità” e “agglomerazione”
  • Centralità, concentrazione di funzioni in determinati punti dotati di potere di irradiazione rispetto al loro intorno (propagazione da un punto di origine a zone più o meno lontane). Ciò dipende dalle relazioni gerarchiche e dai principi selettivi che sono alla base della formazione di un luogo.

Il Turismo non riscontrò grande interesse da parte dei geografi fino agli anni '60. Forse questo ritardo è dovuto al fatto che tale disciplina non poteva essere relazionata a questioni socio-economiche e territoriali. Non vi erano specialisti del Turismo e nemmeno un assetto disciplinare ben definito. Prima degli anni Sessanta vi erano solo monografie, ricerche indirizzate ad un particolare aspetto geografico, ma nessuna ricerca di carattere generale che potesse spiegare la geografia in senso universale, con attenzione anche all'aspetto socio-culturale e territoriale.

I primi modelli sul turismo:

  • Toschi (1948), distingue tre categorie di regioni: regioni di partenza (attive), regioni di arrivo (passive) e di transito.
  • Christaller (1963), studia le dinamiche centro-periferia degli spazi turistici Dagli anni Settanta in poi alcuni modelli di matrice anglossassone vengono utilizzati come riferimento teorico da molti autori:
  • Butler (1980), “life cycle model”
  • Plog (1974), modello psicografico
  • Miossec (1977) evoluzione di una regione turistica
  • anche se meno conosciuto, Lozato-Giotart (1988) classificazione delle forme spaziali del turismo:
  • Regioni poco/fortemente polarizzate (poco/molto turistiche)
  • Località polivalenti/specializzate (se il turismo assume un ruolo primario nel luogo o meno)
  • Località unipolari/multipolari/mononuclari/polinucleari (in base al numero dei poli di attrazione e agli spazi organizzati per l'ospitalità)
  • Formazioni geografiche turistiche aperte/chiuse/intercluse/ecc.
  • Importanza dell'ambiente naturale e del clima, come fattori determinanti per l'attrattività turistica di un luogo Questi modelli, però, sono limitati. Essi infatti analizzano il turismo come fenomeno in sé, senza metterlo in rapporto con il contesto territoriale e sociale di riferimento.

IL MODELLO DI BUTLER (1980) E IL CICLO DI VITA DI UNA DESTINAZIONE TURISTICA

Butler si ispirò al modello di Vernon (1966) sul ciclo di vita di un prodotto. (vedi figura pag. 12) Vi sono 6 fasi di sviluppo di una destinazione turistica, in ognuna di esse bisogna anche analizzare il rapporto domanda-offerta:

  1. ESPLORAZIONE: un numero limitato di turisti arriva e scopre la destinazione (“pionieri”). Non vi è ancora alcuna forma di organizzazione turistica, solo alcune iniziative individuali per fornire i servizi di base per il visitatore.
  2. COINVOLGIMENTO: nascono le prime forme di organizzazione turistica, poiché la popolazione locale capisce che si può trarre guadagno dall'attività turistica. Si crea una prima area di mercato, i turisti aumentano ma sono ancora solo esploratori.
  3. SVILUPPO: è una fase importante, in quanto determina il futuro della destinazione turistica. Subentrano le organizzazioni esterne al posto dell'iniziativa locale. Inizia l'attività promozionale, il miglioramento e l'espansione delle infrastrutture, e aumentano di conseguenza i turisti (che superano di numero i locali). L'impatto del turismo è rilevante sul territorio, poiché inizia un turismo di massa che è molto più attento al mantenimento dell'offerta che all'ambiente.
  4. CONSOLIDAMENTO: il numero degli arrivi aumenta sempre, ma di meno rispetto al passato. Il turismo è l'attività economica principale, in alcuni casi esclusiva. Sorgono le prime problematiche ambientali, dovute ad un eccessa pressione turistica. Nascono quindi le prime proteste nei confronti del turismo, che fanno diminuire la domanda. Nascono i primi distretti turistici.
  5. STAGNAZIONE: il numero di turisti diminuisce. Gli operatori turistici cercano di mantenere le quote di mercato già presenti. L'immagine della destinazione è fatta di attrattive artificiali, e si distacca sempre più dalle caratteristiche del luogo originario. Si supera la soglia del “carrying capacity”, ossia la capacità di carico di turisti di un luogo.
  6. DECLINO: i turisti diminuiscono notevolmente e la qualità dell'offerta si abbassa. Si riconvertono molte delle strutture turistiche in strutture adibite ad altre funzioni (ex. Zone residenziali). Questa fase può portare alla definitiva uscita dal mercato turistico o ad un “ringiovanimento” della destinazione turistica, attraverso un miglioramento dell'offerta e dell'immagine. Può anche accadere un recupero temporaneo o permanente attraverso attrazioni artificiali, come casinò, parchi acquatici, ecc. o con il miglioramento di risorse prima trascurate.

MA alcuni critici dicono che il modello non è del tutto chiaro, soprattutto dopo la fase dello sviluppo:

che accomuna gran parte dell'immaginario collettivo internazionale)

ex. Coney Island (New York)

L'IMPATTO DEL TURISMO SUL TERRITORIO: URRY E MIOSSEC

Questo tema è molto ricorrente nella letteratura turistica: l'eccessiva pressione turistica sull'ambiente, il turismo di massa e lo sfruttamento delle risorse locali, la perdità di identità culturale, la standardizzazione del paesaggio, ecc.

IL MODELLO DI URRY (1990)

Urry mostra una serie di variabili che determinano il diverso rapporto tra turisti e locali, come conseguenza della maggior o minor pressione del turismo sul territorio.

  1. Il numero di turisti rispetto alla popolazione locale
  2. Cosa il turismo ha modificato dal punto di vista delle attività economiche precedenti
  3. Se lo pazio turistico è organizzato o di natura spontanea
  4. Differenze economiche tra turisti e popolazione locale
  5. Atteggiamento delle autorità
  6. Quali servizi vengono richiesti e che tipo di organizzazione ne deriva
  7. Segmentazione qualitativa della domanda (quanto il turismo incide nella vita quotidiana e privata della popolazione locale)
  8. Tipi di organizzazione turistica
  9. Come la popolazione locale vede i turisti (se sono causa di effetti economici e sociali indesiderati, ex. Rifiuto della modernità)

L'EVOLUZIONE DI UNA DESTINAZIONE TURISTICA ATTRAVERSO IL TEMPO E LO SPAZIO, E IL SUO IMPATTO CON IL TERRITORIO SECONDO MIOSSEC (vedi pag. 25)

Il modello permette di vedere la visione e il comportamento dei turisti, delle autorità e della popolazione locale. Analizza inoltre le infrastrutture e l'offerta turistica della località.

Descrive come un territorio viene progressivamente conquistato dal turismo, come viene riorganizzato e percepito diversamente. La percezione del territorio è molto importante, poiché ne determina l'immagine e l'organizzazione.

Le fasi 3-4 sono molto importanti, poiché presentano l'inizio del turismo, dovuto ad una iniziativa spontanea. Iniziano a diffondersi nuove organizzazioni, il turismo è ora un fatto geografico aggiuntivo ed inizia ad assumere grande importanza. Qui si notano i primi criteri di gerarchizzazione dei centri, di contiguità, di segregazione e specializzazione delle funzioni.

Ma la tendenza alla saturazione dell'ultima fase comporta il rifiuto da parte della comunità locale e di alcuni turisti, che migrano versi spazi più periferici. L'imagine e la percezione della località turistica risulta frammentaria e confusa, dato che vi è la completa umanizzazione dello spazio e un distacco con l'ambiente originario. Miossec afferma con questa sua analisi che la crescita spontanea del turismo porta inevitabilmente a problemi di gestione territoriale nel lungo periodo e al ridimensionamento/perdita del turismo.

Vi può essere un'eventuale quinta fase: prima di una possibile crisi, la località turistica potrebbe adottare una politica di tutela ambientale. Si potrebbero riconvertire le risorse tradizionali, quali il mare, la spiaggia, lo sport, recuperando i valori autentici del territorio. (→ “ringiovanimento” di Butler)

Questo modello possiede un carattere generale ed è quindi facilmente applicabile su vari casi (Pearce 1989).

MA

  • questo modello riguarda spazi desertici, poiché non considera la struttura territoriale pre-turistica (come anche tutti gli altri modelli). Il turismo viene infatti studiato come fenomeno a sé, senza relazione con il territorio. Il turismo esegue potenti processi di de-territorializzazione e ri- territorializzazione come viene descritto da Miossec, ma non in tutti i casi è così semplice e immediato: molto spesso trova resistenza e diversi ostacoli, che qui non vengono descritti. (ex. Tutela ambientale)

IL TURISMO E I SISTEMI TERRITORIALI

Turismo: è un processo di territorializzazione e di regionalizzazione dello spazio geografico.

Sistema territoriale: insieme di elementi interrelati tra loro che costituiscono un insieme organico più o meno strutturato (Racine, Reymond 1983). Il suo livello di organizzazione interno lo contraddistingue dall'esterno, perciò il sistema è un'entità a sé, distaccata dal resto.

  • “L'analisi sistemica”

In geografia bisogna pensare per sistemi, poiché attraverso di essi l'analisi risulta approfondita e complessa. Vi sono 3 livelli di analisi sistemica (Tinacci 1990):

  1. livello elementare: individuazione degli elementi che lo compongono
  2. livello relazionale: analisi dei movimenti al suo interno
  3. livello dinamico: analisi dei processi al suo interno

Il sistema è teritoriale e non spaziale (Turco 1984), perciò la sua delimitazione è legata all'organizzazione interna. Non è una divisione precisa della superficie terrestre, ma è piuttosto un insieme organizzato dotato di una certa autonomia. (Zanetto 1984)

turisti)

  • Sistema debole, vi è il pericolo di perdere la propria autonomia. Sono incapaci di assorbire l'impatto dell'innovazione turistica. Vi sono anche sistemi in cui non vi è nemmeno una regolazione dell'apertura, poiché la territorializzazione turistica viene imposta dall'esterno per la domanda internazionale. ex. villaggi turistici in luoghi esotici

LA REGIONE (EFFIMERA)

La regione è una formazione geografica specifica, essa è un sistema dotato di caratteristiche proprie, dipendenti dalla natura dei suoi costituenti (Turco 1984).

La sua formazione è in qualche modo dovuta allo sviluppo turistico, perciò si può parlare di “regione turistica”: porzione di territorio che presenta caratteristiche meritevoli di attenzione da parte del turista (definizione generale).

Ma l'utilizzo di questo termine non è ben definito, poiché convergono interessi politici, amministrativi, gestionali e scientifici. Definendo una parte di territorio “regione”, infatti, significa attribuirgli valore in base a delle particolari caratteristiche del territorio, piuttosto che ad altre (ex. In base ad una visione politica, amministrativa ecc.). Le categorie di riconoscimento della regione sono passate negli anni dall'analisi degli elementi fisici del territorio a quella delle funzioni e delle relazioni (vi è un'attenzione maggiore per le componenti immateriali rispetto a quelle materiali e visibili sul territorio). Le teorie che riguardano la divisione regionale sono così infinite, poiché ci si basa su criteri sempre più astratti, distaccandosi dal territorio vero e proprio.

Ad esempio vi possono essere le seguenti definizioni di regione:

  1. LA REGIONE FORMALE/NATURALE:“un tratto di territorio identificato mediante discriminanti geologiche e geomorfologiche, le quali, in virtù dell'omogeneità fisica che producono, rendono organico l'assetto del territorio”.
  2. )a “regione formale”,la regione si distingue dal suo ‘esterno’ in virtù di una certa omogeneità interna, dovuta alla predominanza di uno o più elementi. In altre parole, è l’aspetto, la ‘forma’ a caratterizzare questo tipo di regione, e per questa ragione i geografi l’hanno nel passato chiamata appunto “regione formale”.
  3. )b “regione naturale”, termine utilizzato per la prima volta dal geografo francese del '700 Buache (1752). Con questa egli si riferisce esplicitamente ai bacini fluviali con i quali divide il territorio del proprio Paese, vedendo nelle forme concrete del fiume e della sua valle la ‘sede naturale’ di determinate forme di insediamento, di agricoltura e di allevamento (Vallega 1995). Nel corso del secolo successivo, il concetto viene ulteriormente sviluppato attraverso la teorizzazione di una nuova e ‘più rigorosa’ divisione ‘scientifica’ della superficie terrestre nelle regioni naturali prodotta dalla configurazione

morfologica, essendo i monti i più ‘solidi’ e ‘permanenti’ tra tutti gli oggetti geografici (Hartshorne 1939: 250). L’idea di ‘regione’ intesa esclusivamente come regione naturale continua a incontrare grande favore nella seconda metà dell’Ottocento e nei primi decenni del Novecento, prestandosi perfettamente all’approccio determinista (in natura nulla avviene a caso, ma tutto accade secondo ragione e necessità) così in voga in quel periodo. In un discorso geografico nel quale la ‘Natura’ rimane protagonista e causa prima, e la presenza umana non è altro che ‘un prodotto della superficie terrestre’ (Semple 1911: 1), la regione viene presentata come l’‘unità naturale’ che plasma la vita umana.

  1. )c “regione umanizzata”, attraverso i primi decenni del Novecento inizia a venire posta maggiore enfasi sull’azione umana, anche in conseguenza del progressivo sviluppo tecnologico e, più in generale, della rivoluzione dei trasporti. La regionalizzazione ‘umanizzata’ concepita da Vidal de la Blache, geografo francese di fine '800, si fonda sul “genre de vie”, un concetto che riflette la specificità di ogni forma di organizzazione territoriale che sia propria di una comunità umana (caratterizzata, ad esempio, da specifiche attività quali caccia o agricoltura), un’organizzazione in grado di dare ordine e senso ad un determinato ambiente e di produrre un particolare tipo di paesaggio caratterizzato da un certo grado di uniformità. ex. la ‘regione mediterranea’ è un'unità fisica e climatica caratterizzata da pratiche condivise e come espressione di una ‘cultura mediterranea’ comune. La regione umanizzata di Vidal de la Blache si differenzia quindi dalla regione naturale dei suoi predecessori per l’enfasi posta sull’azione umana e la capacità delle ‘civilizzazioni più progredite’ (a capo delle quali, ovviamente, quella francese!) di modificare la natura e aumentare quindi le possibilità di differenziazione regionale. ---> Anche il paesaggio viene “umanizzato”: l'uniformità dei paesaggi è data dalla presenza di specifiche aree culturali, caratterizzate dalla presenza e dalla distribuzione regolare e relativamente continua di determinati elementi e ‘fatti’ territoriali di chiara matrice culturale – ad esempio, un certo tipo di abitazione tradizionale. Questi fatti territoriali rappresentano i segni visibili della presenza umana. Il compito del geografo è proprio quello di individuare, identificare, raggruppare questi ‘segni’ della cultura del territorio. Il paesaggio diviene dunque la ‘fisionomia’ di una regione. MA: E' difficile individuare dei territori ‘omogenei’. L’estensione del paesaggio (e quindi della regione) viene decisa dunque senza criteri definiti, portando alla creazione di termini come ‘subregione’, ‘microregione’, zona, comprensorio, e così via. Sono definizioni prive di fondamenta teoriche ben precise, ma vengono utilizzate ampiamente in varie discipline. La ‘regione naturale’ e la ‘regione umanizzata’ (entrambe – abbiamo visto – definibili attraverso una varietà di criteri del tutto soggettivi) rientrano in una visione idiografica dello spazio, basata cioè sull’omogeneità dei paesaggi e quindi su criteri visibili sul territorio. Esiste però anche un altro tipo di approccio alla regione formale: quello tassonomico, spesso associato a una visione quantitativa che offre una rosa pressoché infinita di possibili definizioni per una regione. In altre parole, il geografo, in questo caso, può scegliere di volta in volta uno o più elementi (in base alle sue necessità di ricerca) per individuare una regione.

garanti dell’efficienza economica. ... Non si riconosce, e neppure si suppone che la teoria sia falsa; si pensa semplicemente che la realtà non è quella che dovrebbe essere (Racine e Cunha 1984: 124). La regione funzionale non è più un contenitore territoriale materiale, ma piuttosto un astratto insieme di relazioni e processi. MA: Secondo Vallega il punto debole sta nel suo riduzionismo, nella sua incapacità di integrare diverse funzioni esistenti sul territorio. Da un lato, la teoria delle località centrali di Christaller (1933) è imperniata soltanto su attività terziarie, o addirittura loro sottoinsiemi (come i trasporti o la pubblica amministrazione). Dall’altro, la teoria sulla polarizzazione industriale si limita alle funzioni industriali e a quelle funzioni terziarie collegate alle industrie (Perroux 1993). Due visioni parziali, ricorda Vallega (1995), che rimangono disunite, producendo immagini distorte della regione, e sacrificando completamente le relazioni della comunità umana con l’ambiente fisico in favore di ‘localizzazione’, ‘diffusione’ e ‘crescita’.

Lozato-Giotart e le regioni polarizzate (1988)

Individua regioni turistiche poco o fortemente polarizzate, la cui identità dipende dal potere attrattivo di un “centro”. ex. Toscana, è una regione multipolare (molteplici centri turistici) ex. La Valle del Nilo, poco polarizzata (il turismo è diffuso nella regione ma non vi è un centro in particolare) ex. regione parigina, fortemente polarizzata (dominanza della capitale)

  1. LA REGIONE COME SISTEMA SPAZIALE APERTO (FINE ANNI '60): “un insieme di elementi, umani e fisici, interconnessi e mossi da uno stesso processo, il quale è aperto alle relazioni esterne e si oppone a comportamenti degradativi”. La presa di coscienza del distacco tra la ‘scienza regionale’ e la ‘realtà’, spinge un gruppo di geografi italiani nella prima metà degli anni Ottanta (si veda Turco 1984) a interrogarsi ancora una volta sul tema della regione, introducendo, nel tentativo di ‘abbozzare una teoria più soddisfacente di quelle messe a punto dalla geografia classica’ (Vallega 1984: 20), un nuovo approccio: quello sistemico. A differenza della regione funzionale, identificabile in una struttura, ossia in un insieme di elementi interagenti, il concetto di regione sistemica si basa, invece, su una struttura in movimento e orientata spontaneamente o volontariamente verso un traguardo. La regione sistemica non contempla solo le relazioni, ma anche e soprattutto i processi, ossia le relazioni nel loro divenire, introducendo così un elemento dinamico. Non solo: considerando la regione un sistema aperto, è altresì possibile studiarne il rapporto con l’esterno, ossia gli effetti che il ‘grado di apertura’ della regione sistemica produce. ex. il turismo o l’immigrazione,ecc che a lungo andare possono rafforzare la coerenza interna della regione sistemica, senza necessariamente intaccarne l’autonomia rispetto all’esterno, mentre in altri casi possono, invece,

indebolirne il grado di autonomia. E’ interessante, inoltre, sottolineare come questo tipo di approccio consenta di lavorare su un piano multiscalare: nel momento in cui prendiamo in considerazione un sistema territoriale – poniamo la regione Veneto – con confini ben definiti, non lo possiamo analizzare come fosse ‘isolato’ dalla realtà che lo circonda, bensì quale parte integrante di un sistema più grande (l’Italia, ad esempio) e in continua relazione con esso, in quanto aperto e sottoposto a processi promossi da ‘attori interni’ alla regione (in questo caso si parla di sistema territoriale autocentrato) o da ‘attori esterni’ (sistema eterocentrato) (Turco 1988). Il sistema territoriale ‘Italia’ è peraltro compreso in un altro sistema territoriale più grande (quello europeo, ad esempio), che a sua volta si trova all’interno di un altro sistema ancora (quello mondiale, ad esempio). Tutti questi sistemi territoriali, pur su scala differenziata e con modalità diverse, agiscono sul nostro sistema territoriale iniziale – la regione Veneto – incrementando o riducendo progressivamente la sua complessità.

“non si può considerare il territorio come una pura e semplice sommatoria delle strutture che vi trovano supporto” (Turco 1984)

=le strutture spaziali del turismo, infatti, si aggiungono al territorio che di conseguenza espande la sua massa territoriale. Esse si muovono quindi in un ambiente complesso, poiché sono legate tra loro da relazioni più meno forti, e si condizionano tra di loro attraverso complessi processi.

“le regioni sono i sistemi territoriali nei quali la produzione di senso è particolarmente elevata”(Turco 1984)

=sono formazioni geografiche in cui si è operata una forte riduzione della complessità, capaci di intrattenere un rapporto aleatorio con l'esterno per mantenersi autonome. Sono sistemi territoriali dotati di un'organizzazione e di un fine, e quindi di un “senso”. Il sistema territoriale è infatti identificabile rispetto all'esterno, poiché è meno complesso rispetto al caos esterno. E' dotato di una certa organizzazione interna.(p.41)

La regione ha bisogno di continui apporti di senso per rafforzare la sua identità, visto che la complessità del territorio è in continuo divenire. Bisogna mantenere una propria autonomia e un carattere autoreferenziale, sapendo però utilizzare in modo vantaggioso le informazioni provenienti dall'esterno.

N.B. Regione turistica: essa dipende da due aspetti, quali la territorializzazione turistica e l'identità regionale

LA REGIONE TURISTICA

Vallega suggerisce l'importanza dell'individualizzazione e della segregazione.

  • Individualizzazione: determinati elementi della regione crescono a tal punto da dominare l'intera organizzazione regionale.
  • Piano sociale, gruppi sociali diventano talmente importanti da

Tuttavia, spesso, si esalta una sua versione del regionalismo e si riduce il territorio ad una semplice immagine. Il turismo, nel momento in cui esalta la regione come attrattiva, innesca o favorisce la de-regionalizzazione e la conseguente discontinuità degli elementi presenti sul territorio. ex. isole dell'Egeo: presentano pub inglesi, musica di Bob Marley e lo stile notturno di Ibiza. Si trasformano così i tratti distintivi di una regione in uno spot promozionale.

Il rapporto tra rappresentazione e referente geografico rende l'immagine turistica come il solo e unico referente, senza relazionarla con il territorio cirsostante vero e proprio e l'originaria identità regionale. Nell'epoca moderna e nella geografia contemporanea si parla per questo di “crisi della rappresentazione”.

IMMAGINE TURISTICA E POSTMODERNO: crisi della

rappresentazione geografica

L'immagine incide in maniera assai rilevante sui destini della località turistica. Infatti, il turista prima di partire ha un'immagine con sé del luogo che andrà a visitare. Il suo pregiudizio influenzerà anche l'esito del suo viaggio.

Raffestin (1986) “l'esperienza turistica è relazionata non tanto alle caratteristiche oggettive del luogo visitato bensì ad un processo avviato ben al di fuori del luogo stesso, che consiste in elementi che si riferiscono ad un modello culturale.” =il turismo è una proiezione della società di partenza

Miossec (1977) l'immagine può essere:

  • globale, poiché è comune a tutti gli uomini, al di là della loro appartenenza regionale o nazionale. (=immaginario collettivo)
  • attuale, legata ai canoni moderni
  • tradizionale, che si è fissata nel corso dei secoli

Gli operatori turistici puntano proprio su questi desideri per creare l'immagine turistica di un luogo. In questo modo soddisfano le aspettative dei visitatori e allo stesso tempo stimolano la domanda, creando loro stessi i nuovi bisogni di massa attraverso strategie promozionali. L'esperienza turistica diventa così solo una corrispondenza tra l'immagine del luogo e l'esperienza che di questa si fa sul luogo stesso. Il luogo reale resta fuori.

Jameson (1989) chiama questa epoca il “tardo capitalismo”: fonda la sua produzione sulla pubblicità. Nel caso dell'immagine turistica si tratta di promuovere un luogo. Ecco che allora sono gli elementi rassicuranti, esotici, attrazioni, ecc che rendono una destinazione turistica competitiva. Il periodo postmoderno pone in contrasto tra loro il referente, il significato e il significante.= “collasso della catena del significante”, rottura tra l'oggetto e il testo che lo racconta.

L'eccesso di rappresentazioni nella nostra epoca tende a trasformare queste rappresentazioni in realtà perchè svaluta la realtà stessa, di cui spesso si perde la memoria. ex. la costruzione di autostrade che svalutano il territorio circostante. Uniscono il lontano e separano il vicino. Non si sa più cos'è periferia e centro, poiché si eliminano i vincoli spazio-temporali.

Harvey (1993) parla di “accumulazione flessibile” riferendosi all'epoca postmoderna: quando dopo il capitalismo avanzato si è passati ad una coincidenza perfetta tra la produzione materiale e quella culturale. Inizia l'estetica dell'effimero che coincide con i canoni del postmoderno. ex. “instant resort”, vengono inaugurate quando già ne esiste un'immagine di mercato

La nostra visione del mondo è sempre più condizionata da ciò che ci dicono i media, che trasmettono immagini di eventi che condizionano la nostra percezione di tutto ciò che ci cirocnda. La produzione di “senso” non ha più senso rispetto al contesto originario. La realtà e la rappresentazione della realtà diventano due cose separate. Tutto questo ci fa perdere il nostro rapporto con le cose geografiche, poiché tutto ciò che vediamo intorno a noi lo interpretiamo attraverso le immagini e le informazioni che riceviamo dai media. Ciò influenza anche la nostra capacità di agire.

Zanetto (1994): “l'eliminazione dei vincoli spazio-temporali vede in geografia il collasso delle attività rare di una città, poiché connesse in tempo reale a tutte le altre città come un un solo luogo funzionale. Vi è il conseguente appiattimento delle forme e omologazione dei linguaggi”

Braudrillard (1993): “la produzione, il mercato, l'ideologia, il profitto, l'utopia, tutto ciò era moderno. L'economia capitalistica concorrenziale era moderna. La nostra, irreale e speculativa, senza neppure la memoria di produzione, di profitto, di progresso non è più moderna ma postmoderna.” ex. sistema economico, che è ormai un sistema autoreferenziale

Quindi possiamo ancora rappresntare il territorio sulla base di modelli che pretendono di approssimare al meglio la realtà? La geografia che rappresenta per essere ma anche quella che rappresenta per fare, possono ancora raccontare un mondo regolato da fenomeni che non siamo capaci di descrivere con gli strumenti tradizionali? ---> L'immagine turistica, originariamente “rappresentazione per essere”, invade ora anche le “rappresentazioni per fare”, diventando un referente lei stessa, una sorta di realtà virtuale. =il territorio assomiglia sempre di più alle immagini che lo rappresentano

La geografia del turismo diventa ora “la geografia del segno turistico”, poiché deve analizzare il rapporto tra rappresentazione geografica e territorio.

POSTMODERNITA': epoca di crisi generale della rappresentazione geografica

E' un periodo strano, fatto di controversie, poiché è in contrapposizione al periodo precedente, quello moderno, ma allo stesso tempo ne è influenzato.

geografia delle reti”)

  • L'identità regionale tende a confondersi nell'era della comunicazione di massa. Essa sopravvive come un “souvenir”. Il codice autoreferenziale di una regione è difficile da mantenere se essa non riesce a definire un altro da sé, perciò risulta complicato anche produrre “senso”.(<--)
  • Frammentazione dello spazio e frammentazione della sue rappresentazioni.
  • Esaltazione della separatezza tra interno ed esterno, l'intorno, spesso segnata anche da barriere fisiche. ex. spazio turistico di Bali

Zanetto “progettare compiutamente un intervento territoriale, tutto prevedendo e compiendo, risulta sempre più un'impresa ingenua tale è la complessità delle interdipendenze ambientali...” =come possiamo progettare qualcosa per il territorio, se non siamo più in grado di pensare su di esso e rappresentarlo? Descrivere significherebbe utilizzare stereotipi: “Crisi della rappresentazione”

L'IMMAGINE TURISTICA

E' una rappresentazione più o meno complessa, capace di evocare attraverso una serie di suggestioni un luogo, un'esperienza di alterità, un altrove con il quale viene spesso confusa. = è una sorta di promessa al turista fatta di simboli che appartengono alla sua sfera culturale, che lo induce a partire.

---> CRISI DEL CONCETTO DI VIAGGIO:

  • Zanetto “il viaggiatore parte per tornare, e non torna indenne.” =il viaggio è un'esperienza che aiuta ad allargare la propria visione del mondo e arricchisce la nostra esperienza del lontano MA: “Il turismo diventa la negazione del viaggio, per mancanza dell'elemento fondante: l'esperienza dell'alterità” =lo spazio diventa effimero, l'altrove si lascia manipolizzare in frammenti di immagini e diventa qualcosa di ideale e non più reale = sono viaggi senza partenze, poiché si parte da casa e si ritorna senza in realtà staccarsene mai
  • Raffestin “l'unico aspetto reale consiste nello spostamento fisico da un luogo all'altro. Ridotto ad operazione di verifica della bontà dell'immagine, il viaggio perde così le sue valenzeautodefinitorie perchè finisce per svolgersi all'interno della sfera culturale del turista. Il già detto su un luogo, quel concentrato di conoscenze parziali di cui si compone la sua immagine, riflette la temperie culturale in cui si colloca l'individuo-turista alle prese con il tentativo di confrontarsi con l'altro da sé.” =il turista parte già con dei pregiudizi e il viaggio non diventa più una scoperta dell'Altro, bensì una conferma dei suoi pregiudizi e degli stereotipi del luogo.
  • Il turismo culturale mette a disagio l'uomo contemporaneo, che di fronte ad una scelta infinita di immagini non sa come collocarsi nel mondo, non sa più dove andare e cosa visitare. Il turista sceglie in base all'apparenza delle immagini e fa la scelta del luogo da visitare come se fosse proprio la destinazione voluta da sempre.

ex. voglia di vedere più città possibili in poco tempo, per avere delle “immagini” dell'altrove

ESEMPIO DI CRISI DI RAPPRESENTAZIONE GEOGRAFICA:

L'ISOLA DI BALI

Bali è un'isola dell'Indonesia. Fa parte dell'arcipelago delle Isole della Sonda minori ed è separata dall'isola di Giava dallo stretto di Bali. Amministrativamente è una provincia dell'Indonesia, con capoluogo Denpasar, ed è l'unica a maggioranza induista. Bali è la più importante meta turistica indonesiana. (Wikipedia)

Bali è un esempio di separazione tra spazio turistico postmoderno e territorio circostante.

L'AVVENTO DEL TURISMO E LA MODIFICA DEGLI SPAZI DI UN TERRITORIO

La competizione per lo spazio innesca un nuovo ordine nell'organizzazione di un territorio. Si valorizzano le risorse turistiche attraverso lo sviluppo dell'apparato ricettivo e lo spazio subisce una “gerarchizzazione” dei luoghi, dal polo principale d'attrazione ai luoghi circostanti dotati di una particolare funzione. Inizia così un rapporto centro-periferia. Spesso si instaura una segregazione spaziale, a volte con vere e proprie barriere fisiche, che esclude dai centri le funzioni meno redditizie. Si può riassumere così:

  • Conquista dello spazio territoriale
  • emarginazione dei settori meno redditizi
  • creazione di una gerarchia
  • assegnazione di funzioni ai centri vicini, che diventano centri satelliti specializzati

NEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO

In questi spazi il turismo tende ad assumere un comportamento aggressivo verso il territorio. =su uno stesso territorio si possono trovare organizzazioni sociali di tipo tradizionale e organizzazioni turistiche postmoderne. MA a differenza dei Paesi sviluppati, questi territori non hanno subito l'influsso della modernità e si trovano ora a far fronte ad organizzazioni postmoderne. Si tratta di un “salto” della spazialità moderna, ed esso provoca un enorme stravolgimento dell'assetto territoriale di un luogo.

Conseguenze del turismo in questi paesi:

  • estrema gerarchia e segregazione dello spazio. Il turismo si difende dall'ambiente degenerato circostante e si isola, sebbene tale degenerazione è stata proprio una sua conseguenza. Il turismo diventa prigioniero id sé stesso. ex. villaggi turistici in luoghi esotici, come dei microcosmi (“nonluoghi” vedi cap.6) nei quali gli ambienti turistici rimandano alla rappresentazione simbolica del luogo che fisicamente li ospita (ex tratti orientaleggianti): il riferimento al territorio che li circonda si fa pretestuoso, poiché è relazionato

L'avanzata dle turismo a Bali ha sconvolto l'organizzazione dello spazio territoriale (tipico di una località turistica nella sua fase matura, vedi Butler e Miossec). Si sta modificando, però, anche l'aspetto sociale: sta emergendo una nuova classe sociale, quella degli imprenditori e degli operatori turistici, dei commercianti, ecc. Il governo, consapevole di questo, sta cercando di favorire la classe emergente per l'economia, ma allo stesso tempo di non penalizzare eccessivamente la popolazione locale e il tradizionale controllo da parte dei sacerdoti del luogo. MA la segregazione spaziale è inevitabile, e aumenta il disagio dei balinesi!

  • Lo spazio turistico balneare di Bali:

KUTA SANUR NUSA DUA

È il villaggio-spiaggia. I losmen diventano alberghi e dopo gli hippy e i surfer, arrivano gli “swinging- single”, che si ubriacano e vivono di notte. Arrivano soprattutto dall'Australia anche i “package tourist”. Kuta è popolata da discoteche, agenzie di viaggi, bar, ecc. Offre vacanze modello- Ibiza, si alternano atmosfere tipicamente occidentali a richiami esotici.

E' piena di alberghi di lusso. Tuttavia, con la creazione di Nusa Dua, che ne ha ridotto il potere attrattivo, ora è diventata una sorta di località di mezzo. Oggi risente anche del degrado ambientale che la rende meno piacevole ed esotica di un tempo.

Rappresenta il turismo di lusso ed è stata creata per soddisfare il segmento alto del mercato internazionale. Si diffondono gli “instant resort” di lusso e la segregazione rispetto al territorio è qui molto accentuata.

  • Altre destinazioni influenzate dal turismo dei “world traveller”:

CANDI DASA BALINA BEACH LOVINA BEACH

E' sempre più simile a Kuta.

Dove si possono fare immersioni marine.

Simile a Kuta e Candi Dasa.

  • Località periferiche rispetto alle città turistiche fino ad ora elencate:

UBUD (e poi anche Batuan, Bona, Celuk,...)

TENGANEN

Specializzazione artigianale, importanza della tradizione e della cultura balinese. E' un susseguirsi di villaggi, ognuno

Tradizionale chiusura verso il mondo esterno, che la rende ancora più attrattiva per i turisti. Pur con reticenza, si commercializza

specializzato in una particolare tradizione artigianale. Ciò regala al turista la sensazione di essere immerso in un universo di cultura e arte.

ora anche Tenganen.

Questa suddivisione del territorio rispecchia il processo di colonizzazione turistica tipico dell'era postmoderna, ossia la costruzione di microcosmi turistici:

  • ricostruzione stilizzata di un luogo geografico in un microcosmo
  • microcosmi autonomi rispetto al proprio intorno
  • richiamo metaforico alla tradizione, talvolta anche inventata

Il turista da osservatore diventa l'”osservato”, poiché la popolazione locale inizia a farsi sempre più aggressiva verso questa nuova economia degenerante. Si sente così il bisogno di protezione dall'esterno e si apprezzano questi microcosmi turistici (“quarantena del turista”). ex. Nusa Dua, come un'isola nell'isola. Sembra di entrare in un'altra Bali, anzi di entrare in una città europea. Non serve più uscire per vedere Bali, poiché tutta la “balinesità” viene ora concentrata in questi resort turistici.

---> espandersi spazio turistico moderno e allo stesso tempo diffusione dello spazio postmoderno all'interno di questi microcosmi turistici. ex. presenza di artigiani e di cultura balinese all'interno dei villaggi turistici (luoghi-simbolo che sintetizzano l'identità balinese.

---> confusione nella rappresentazione geografica di Bali: Bali è Kuta, Ubud, Sanur... Compresenza di aspetti pre-moderni, moderni e postmoderni nell'arco di pochi chilometri quadrati.

NOSTALGIA DELL'AUTENTICO E DELL'ALTRO

  1. Quando lo spazio diventa effimero, si diffonde tra i turisti la ricerca dell'autenticità.

Jameson: “in luogo di modelli di profondità troviamo una concezione di pratiche, discorsi e giochi testuali: laprofondità è sostituita dalla superficie o da più superfici insieme.”

MacCannell: “staged authenticity”, l'ansia postmoderna per l'autentico è molto presente nell'esperienza turistica postmoderna. L'incertezza dell'uomo postmoderno può essere colmata da frammenti di natura originale, dall'esotismo, dall'autentico (incertezza data dalla vittoria dell'immagine e dalla scomparsa del referente che ha trasformato le categorie moderne in scatole senza contenuto).

  1. Vi è un'altra corrente turistica, la ricerca dell'altrove.