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spiegazione terza parte programma, Schemi e mappe concettuali di Storia Contemporanea

spiegazione terza parte programma

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2021/2022

Caricato il 29/12/2022

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13^ Lezio ne: “LA GUERRA CIVILE SPAGNOLA
La guerra civile spagnola è un vento che rappresenta un immediato antecedente della Seconda Guerra
Mondiale. Scoppia quando a metà di luglio del 1936 un gruppo di militari spagnoli a Melilla,
possedimento nell’enclave spagnola del Marocco. La ribellione scoppia nella caserma di Melilla ed è
realizzata da militari guidati da Francisco Franco. Questa ribellione è diretta contro il governo
repubblicano che caratterizza la Spagna in questo momento. Con la ribellione scoppia una guerra che
durerà tre anni fino al marzo del 1939 e si concluderà con l’entrata a Madrid di Francisco Franco dopo
quasi due anni e mezzo di assedio della città.
COME SI GIUNGE ALLA GUERRA?
La Spagna si affaccia al 900 governata dalla monarchia guidata da Alfonso XIII. La Spagna all’inizio
del 900 si trova in una situazione di grande arretratezza economica rispetto agli altri paesi europei,
arretratezza che deriva dal fatto che la Spagna è un paese agricolo, dove non ci sono industrie, ma è
anche un paese dove c’è una grande corruzione. La Spagna rimane neutrale nel corso della Prima
Guerra ma indirettamente appoggia le potenze dell’Intesa fornendo materiali e risorse umane. Il fatto di
essere rimasta neutrale fa si che nel dopo guerra non conti tutte quelle distruzioni materiali e morali che
caratterizzano gli altri paesi europei. Tuttavia, il primo dopoguerra in Spagna è caratterizzato da una
serie di agitazioni sociali, questo periodo viene definito dagli storici “ il triennio bolscevico ” tempo
compreso tra il 1918 e il 1921. In Italia c’era il ‘biennio rosso’, in Spagna le agitazioni sono guidate dal
movimento operaio, che in Spagna è diviso in varie organizzazioni, indicono scioperi e occupazioni
delle fabbriche. Queste agitazioni sono accompagnate dalla creazione nel 1921 del Partito Comunista
di Spagna . Nel primo dopo guerra in Spagna non ci sono solo agitazioni sociali del movimento operaio,
ma anche una serie di spinte autonomistiche che provengono da regioni come la Catalogna e i Paesi
Baschi, che sono delle regioni caratterizzate da una tradizione autonomistica. Questa situazione in cui ci
sono agitazioni operaie nelle grandi città, spinte autonomistiche in Catalogna e nei Paesi Baschi è
caratterizzata anche da una serie di agitazioni contadine nelle campagne. Queste agitazioni nascono a
causa di quella che è la struttura della proprietà terriera presente in Spagna, detenuta nella grande
maggioranza dei casi dalla Chiesa acattolica e dai grandi latifondisti, non c’è in Spagna la piccola
proprietà. In questa situazione complessa che genera instabilità politica, alcuni settori della destra
tradizionale cominciano a concepire l’idea di una possibile versione spagnola del fascismo, che nel
frattempo si è già affermato in Italia.
Una versione del fascismo che rispecchi la destra autoritaria e che sconfigga la sinistra. Nasce un
progetto, che è stato definito di “rivoluzione dall’alto” e che si traduce nella dittatura di Miguel Primo
de Rivera, al quale Alfonso XIII nel 1923 affida l’incarico di formare un nuovo governo. Il governo di
Primo de Rivera appartiene a quella serie di governi che caratterizzano in senso anti liberale e
autoritario gli anni ’20. Un governo che è espressione della destra autoritaria e ha come obiettivo quello
di ridurre al silenzio le sinistre. Quando Primo de Rivera sale al governo Mussolini guarda alla Spagna
come a una sorta di ‘nazione sorella’, perché crede che con una alleanza con il generale de Rivera si
possa ripristinare il controllo latino sul Mediterraneo. Questa possibilità cresce quando il potere viene
assunto nel 1939 da Francisco Franco e i rapporti tra Spagna e Italia diventano molto stretti. Primo de
Rivera da via a tutta una serie di provvedimenti che sopprimono:
oLa libertà dei cittadini,
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13^ Lezione: “LA GUERRA CIVILE SPAGNOLA”

La guerra civile spagnola è un vento che rappresenta un immediato antecedente della Seconda Guerra Mondiale. Scoppia quando a metà di luglio del 1936 un gruppo di militari spagnoli a Melilla, possedimento nell’enclave spagnola del Marocco. La ribellione scoppia nella caserma di Melilla ed è realizzata da militari guidati da Francisco Franco. Questa ribellione è diretta contro il governo repubblicano che caratterizza la Spagna in questo momento. Con la ribellione scoppia una guerra che durerà tre anni fino al marzo del 1939 e si concluderà con l’entrata a Madrid di Francisco Franco dopo quasi due anni e mezzo di assedio della città. COME SI GIUNGE ALLA GUERRA? La Spagna si affaccia al 900 governata dalla monarchia guidata da Alfonso XIII. La Spagna all’inizio del 900 si trova in una situazione di grande arretratezza economica rispetto agli altri paesi europei, arretratezza che deriva dal fatto che la Spagna è un paese agricolo, dove non ci sono industrie, ma è anche un paese dove c’è una grande corruzione. La Spagna rimane neutrale nel corso della Prima Guerra ma indirettamente appoggia le potenze dell’Intesa fornendo materiali e risorse umane. Il fatto di essere rimasta neutrale fa si che nel dopo guerra non conti tutte quelle distruzioni materiali e morali che caratterizzano gli altri paesi europei. Tuttavia, il primo dopoguerra in Spagna è caratterizzato da una serie di agitazioni sociali, questo periodo viene definito dagli storici “ il triennio bolscevico ” tempo compreso tra il 1918 e il 1921. In Italia c’era il ‘biennio rosso’, in Spagna le agitazioni sono guidate dal movimento operaio, che in Spagna è diviso in varie organizzazioni, indicono scioperi e occupazioni delle fabbriche. Queste agitazioni sono accompagnate dalla creazione nel 1921 del Partito Comunista di Spagna. Nel primo dopo guerra in Spagna non ci sono solo agitazioni sociali del movimento operaio, ma anche una serie di spinte autonomistiche che provengono da regioni come la Catalogna e i Paesi Baschi, che sono delle regioni caratterizzate da una tradizione autonomistica. Questa situazione in cui ci sono agitazioni operaie nelle grandi città, spinte autonomistiche in Catalogna e nei Paesi Baschi è caratterizzata anche da una serie di agitazioni contadine nelle campagne. Queste agitazioni nascono a causa di quella che è la struttura della proprietà terriera presente in Spagna, detenuta nella grande maggioranza dei casi dalla Chiesa acattolica e dai grandi latifondisti, non c’è in Spagna la piccola proprietà. In questa situazione complessa che genera instabilità politica, alcuni settori della destra tradizionale cominciano a concepire l’idea di una possibile versione spagnola del fascismo, che nel frattempo si è già affermato in Italia. Una versione del fascismo che rispecchi la destra autoritaria e che sconfigga la sinistra. Nasce un progetto, che è stato definito di “ rivoluzione dall’alto ” e che si traduce nella dittatura di Miguel Primo de Rivera , al quale Alfonso XIII nel 1923 affida l’incarico di formare un nuovo governo. Il governo di Primo de Rivera appartiene a quella serie di governi che caratterizzano in senso anti liberale e autoritario gli anni ’20. Un governo che è espressione della destra autoritaria e ha come obiettivo quello di ridurre al silenzio le sinistre. Quando Primo de Rivera sale al governo Mussolini guarda alla Spagna come a una sorta di ‘nazione sorella’, perché crede che con una alleanza con il generale de Rivera si possa ripristinare il controllo latino sul Mediterraneo. Questa possibilità cresce quando il potere viene assunto nel 1939 da Francisco Franco e i rapporti tra Spagna e Italia diventano molto stretti. Primo de Rivera da via a tutta una serie di provvedimenti che sopprimono: o La libertà dei cittadini,

o La Costituzione, o Le libertà civili e politiche dei cittadini, o Introduce la pena di morte, o Abolisce i partiti e i sindacati. Malgrado ciò, per frenare le agitazioni sociali la Spagna subisce gli effetti della crisi economica del 1929 che conseguentemente radicalizza i conflitti sociali, togliendo forza al regime di Primo de Rivera, il quale non riesce a migliorare la situazione. La perdita dell’appoggio del sovrano di Primo de Rivera fa si che si trovi costretto a dimettersi. Si susseguono dei governi e nel 1931 ci sono delle elezioni politiche che vengono vinte dai partiti democratici e dal partito repubblicano. Di fronte alla vittoria delle forze democratiche il sovrano abbandona il paese senza però abdicare. A seguito delle elezioni del 1931 nasca la Seconda Repubblica spagnola , (la ‘seconda’ perché in Spagna c’era già stata una repubblica tra il 1873 e il 1874) promulga una Costituzione con carattere democratico, prevede: o Il suffragio universale maschile, o La separazione tra Stato e Chiesa, o Sancisca alla Catalogna una larga autonomia che sarà poi estesa ai Paesi Baschi. È qui che rintracciamo le basi legalizzate dell’autonomia di queste regioni. Questa Repubblica genera l’idea tra gli spagnoli che si possa realizzare un vasto rinnovamento sociale. Ciò spinge il governo a dare vita a una riforma agraria nel tentativo di sottrarre la terra alla grande proprietà ecclesiastica e ai grandi latifondisti per attribuirla ai contadini. Questo genera una instabilità di carattere sia politico che economico e porta le forze di destra a unirsi nella confederazione generale delle destre ( CEDA ) che viene appoggiata dalla Chiesa spagnola. Nel 1933 ci sono le elezioni , dove vincono le forze della destra ; questo imprime una svolta reazionaria nel governo repubblicano determinando sia agitazioni sociali che ribellioni anti separatiste e tutto viene represso dall’esercito repubblicano che si pone agli occhi dell’opinione pubblica come il salvatore dell’ordine sociale. L’azione repressiva del governo gli sottrae l’appoggio della popolazione. Così nel 1936 la vittoria è del fronte popolare, cioè delle forze della sinistra. Si forma un governo liberal democratico guidato da Manuel Azaña , questo governo prosegue nel tentativo di attuare le riforma messe in atto dal primo governo repubblicano ma di fronte alla condotta del governo scoppiano grandi disordini compiuti da masse contadine e operaie che colpiscono i beni della Chiesa, portano all’occupazione delle fabbriche e delle terre, a una serie di scioperi e anche all’uccisione del leader monarchico Carlo Sotero. Nel luglio 1936 scoppia la rivolta militare a Melilla. L’insurrezione militare si estende poi al territorio metropolitano e determina la divisione del territorio urbano in due: -una parte viene occupata dagli insorti , guidati da Franco (parte meridionale),

  • l’altra parte della Spagna è sotto il controllo del fronte popolare , costituita dalle regioni della Spagna centro settentrionale, dove più forte è la presenza delle forze di sinistra, la Catalogna, Paesi Baschi ecc. Vede contrapposte in due grandi fazioni i spagnoli:

novecento di fronte all’occupazione napoleonica del loro paese), tecniche che verranno poi utilizzati dai partigiani nel nostro paese e anche in diversi paesi europei dalle diverse resistenze. La guerra civile spagnola ha visto però il silenzio delle maggiori potenze europee, la Francia a parole condanna la guerra ma di fatto non vuole intervenire perché non vuole trascinare il paese ancora in una guerra contro la Germania, sarebbe la terza guerra che la Francia condurrebbe contro la Germania (la prima era stata quella franco-prussiana). La Gran Bretagna si trova in una situazione politica in cui il governo britannico ha deciso di attuare nei confronti di Hitler la cosiddetta politica di “pacificazione” politica che tende a accettare entro certi limiti l’espansionismo hitleriano, in più, la Gran Bretagna ha altre preoccupazioni, vuole proteggere il suo impero coloniale, anche perché, soprattutto in Asia esso è insidiato dall’espansionismo giapponese e dal nazionalismo indiano (movimento indiano a favore dell’indipendenza guidato da Gandhi). La guerra civile spagnola è quindi alla base dei processi che daranno vita alla Seconda Guerra Mondiale , perché proprio la neutralità della Francia e della Gran Bretagna spingono Hitler a ritenere di poter velocizzare i tempi per attuare il programma di distruzione di quello che era il sistema stabilito a Versailles e che ha colpito duramente la Germania, il progetto di Hitler era quello di riunificare tutti i tedeschi in una grande Germania. Questo avviene in primo luogo con l’annessione dell’Austria nel

  1. Il progetto della revisione del trattato di Versailles prevede anche l’espansione verso est a danno dell’URSS. Per raggiungere questi obiettivi Hitler nella seconda metà degli anni ’30 sfrutta gli spazi che gli vengono offerti dalla paura del comunismo, che è diffusa non solo in Europa, ma anche in USA. Solo in Gran Bretagna abbiamo una certa resistenza a Hitler, e questo contrasto è manifestato solo da Churchill. L’evento che consentirà alla Germania di rompere l’isolamento in cui è stata messa è la guerra di Etiopia del 1925, la quale vede la Germania rimanere neutrale, ed è proprio questa guerra che spinge ad n avvicinamento tra Hitler e Mussolini, avvicinamento rafforzato dallo scoppio della guerra civile spagnola, a cui offrono aiuto. Così, alla fine del 1936 nasce il cosiddetto Asse Roma Berlino , parallelo a un altro accordo diplomatico che la Germania firma, il ’ Patto anti-comintern’ rivolto contro l’URSS, che all’inizio è siglato tra Germania e Giappone, e si aggiungerà l’Italia nel 1937. Nel 1939 Italia e Germania firmano il ‘ Patto d’acciaio’ , che legherà tragicamente le sorti dell’Italia a quelle della Germania. Il patto d’acciaio è un patto che attribuisce all’Italia il ruolo di inferiorità rispetto alla Germania, perché tra i tedeschi l’alleato italiano è considerato inaffidabile, oltre che militarmente debole. L’infedeltà dell’Italia sarà nuovamente ribadita nel corso della seconda guerra perché nel 1943 l’Italia firma l’armistizio con gli anglo americani che porterà al rovesciamento delle alleanze, l’Italia diventa nemica della Germania e i tedeschi occupano la penisola. L’armistizio dell’8 settembre renderà l’Italia non alleata della Triplice alleanza, ma solo cobelligerante, proprio perché aveva combattuto accanto alla Germania. Infatti, si siederà al tavolo di pace come paese sconfitto. La messa in atto del progetto di Hitler di rivedere quanto stabilito a Versailles inizia con l’uscita dalla Società delle Nazioni nel 1933. Nel 1934 viene firmato un atto di non aggressione con la Polonia e nel 1935 viene firmato un accordo navale con la Gran Bretagna, siamo in una fase in cui Hitler si pone come il garante della pace europea. Molti gli credono, però non sarà così. Appena qualche mese più tardi la sigla di questo accordo, Hitler occupa la Renania, regione tedesca che però ai sensi del trattato di Versailles era stata smilitarizzata. Gli altri step di Hitler riguardano l’annessione dell’Austria a cui segue l’invasione dei Sudeti, una regione della Ceco Slovacchia, dove ci sono circa 3 milioni di tedeschi.

Hitler riesce a mobilitare i nazisti della Ceco Slovacchia e li spinge a chiedere una autonomia sempre più ampia di questa regione al governo Cieco Slovacco che è legato a una serie di trattati con Francia e Russia. Il contrasto viene risolto da un’idea di Mussolini, forte anche dell’atteggiamento di conciliazione che ha la politica britannica nei confronti dell’espansionismo mussoliniano e hitleriano. Mussolini propone un accordo, sostenuto dalla Gran Bretagna, un accordo che si realizza a Monaco alla fine di settembre del 1938 con il cosiddetto “ Accordo di Monaco ”. L’accordo viene accettato da Francia e Gran Bretagna, a questo accordo non è chiamata l’URSS. Prevede l’accettazione totale di tutte le richieste tedesche compresa l’annessione della regione dei Sudeti al terzo Reich. A questo accordo non è neanche ammesso il governo Cieco Slovacco. L’accordo di Monaco determina la dissoluzione della Ceco Slovacchia, occupata dai tedeschi e porta anche all’allontanamento dalla politica di alleanza messa in atto dall’URSS, che si tira fuori da ogni accoro sancito con le potenze occidentali. Il 1 settembre 1939 le truppe naziste occupano il corridoio di Danzica, in Polonia, che sarà un evento che scatenerà la Seconda Guerra Mondiale.