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spiegazione seconda parte programma
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Quando l’Italia partecipa al ‘tavolo della pace’, pur avendo raggiunto con la vittoria in guerra quelli che erano gli obbiettivi risorgimentali, cioè Trento e Trieste, ed essere entrata in quanto potenza vincitrice nel cosiddetto “club delle nazioni” la sua posizione è di minorità rispetto alle potenze europee come Francia e Gran Bretagna. PERCHÉ? Perché a Parigi i rappresentanti italiani non riescono a cogliere l’occasione di affermare la posizione italiana sullo scacchiere internazionale; perché i rappresentanti italiani svolgono un’azione che è troppo legata alle proprie rivendicazioni nazionali e questo fa si che non riescono ad ottenere una posizione di rilievo. Anche perché hanno sottovalutato la posizione del presidente degli Stati Uniti Wilson. COSA VIENE STABILITO PER L’ITALIA? o Ottiene le terre Trento e Trieste. o Non ottiene quei territori che le consentono un’espansione verso i Balcani e verso il levante. o Non riesce ad ottenere la città non prevista dal Patto di Londra, cioè Fiume. L’attribuzione di Fiume all’Italia viene ostacolata dalla Francia , che sostiene la nascita del regno dei Serbi, Croati e Sloveni (stati successori del regno asburgico) perché vuole espandere la sua influenza nei Balcani e negli Stati Uniti, poichè Fiume abitata dagli italiani, ma le nuove frontiere segnate per l’Italia non sono disegnate rispettando i 14 punti di Wilson: in molte aree del nord la lingua parlata è quella tedesca o quella slovena. L’Italia è insoddisfatta sul come si stanno svolgendo le trattative al tavolo della pace, anche perché vorrebbe non solo Fiume ma anche tutta la Dalmazia. Con questo scontento si apre la cosiddetta “ questione adriatica ” che spinge il presidente del consiglio Orlando che è presente a Parigi insieme il ministro degli esteri Sonnino, a lasciare il tavolo e tornare a Roma. Tornando a Roma i rappresentanti italiani vengono accolti festosamente da tutta una serie di manifestazioni patriottiche, perché nell’opinione pubblica nazionale sono diffusi sentimenti improntanti ad un nazionalismo che sta crescendo sempre di più e sono appoggiate da tutta una serie di discorsi infiammati che lancia un personaggio molto noto, D’Annunzio. Dopo aver lasciato il tavolo della pace Orlando e Sonnino tornano a Parigi, perché si rendono conto che l’Italia non può rimanere fuori dalle trattative della pace ma nel frattempo Francia e Gran Bretagna si sono spartite le colonie della Germania soddisfacendo le mire imperialistiche di queste due potenze europee. D’Annunzio dal maggio 1919 attraverso tutta una serie di discorsi ed articoli lancia il cosiddetto “ mito della vittoria mutilata ”, si fonda sull’idea che Fiume debba essere attribuita all’Italia, quindi oltre ad effettuare discorsi inizia a prendere contatti con tutta una serie di politici italiani ma anche della città di Fiume, tra cui il presidente del consiglio fiumano Antonio Grossich (medico). D’Annunzio prende contatti con politici italiani e fiumani e con l’aiuto di una serie di volontari i cosiddetti “legionari fiumani” e con legionari ribelli dell’esercito italiano che non sono stati smobilitati il quale marcia su Fiume entrandovi il 12 settembre del 1919 dando vita ad un’esperienza particolarissima. Qualche giorno più tardi della cosiddetta “ impresa fiumana ”, e precisamente il 16 settembre 1919 l’Italia firma con la Repubblica austriaca il trattato di Saint- Germain con il quale l’Italia ottiene il Trentino Alto Adige e
l’Ampezzano (zona di Cortina d’Ampezzo); trattato grazie al quale l’Italia fissa i confini lungo la displuviale alpina (sulla cresta delle alpi considerata come zona militarmente difendibile) il che significa che segna il confine italiano al Brennero che sarà “ conteso” perché proprio lungo questo confine si appunteranno le mire revansciste tedesche e nel 1938 la Germani arriverà al confine con l’Italia e nel 1934 c’è un tentativo di sconfinamento che verrà fermato da Mussolini attraverso l’invio di reparti militari al Brennero. Per quanto riguarda Fiume, l’impresa fiumana durerà sino al dicembre del 1920 caratterizzata dalla cosiddetta “ reggenza del carnaro ” che verrà proclamata da D’Annunzio nell’agosto del 1920 e sarà caratterizzata dalla proclamazione di una Costituzione detta “ carta del carnaro ” che per l’epoca era una Costituzione estremamente moderna così come era moderna la Costituzione di Weimar in Germania che prevedeva la parità tra uomo e donna. L’esperimento D’Annunziano terminerà nel dicembre 1920 quando Giolitti invierà truppe di terra e di mare contro Fiume e D’Annunzio sarà costretto a lasciare la città. Giolitti sblocca la situazione venutasi a creare a Fiume, perché nel novembre del 1920 ha firmato il trattato di Rapallo con il regno dei servi, croati e sloveni e attribuisce questo trattato all’Italia la cosiddetta “Venezia Giulia” che non è quella che conosciamo oggi ma molto più ampio costituita dalla provincia di Trieste, Gorizia, Istria e Dalmazia (cioè Zara e le isole di fronte ad essa). Il trattato di Rapallo oltre ad attribuire all’Italia la Venezia Giulia erige la città di Fiume in stato libero sotto protezione dell’Italia e lo collega da un punto di vista territoriale all’Italia tramite una striscia di territorio che rende Fiume contigua all’Istria. Questo fa sì che in questo modo si pongano le premesse perché nel 1924 possa essere annessa all’Italia con gli accordi di Roma che segnano un mutamento nei rapporti tra il regno di serbi, croati e sloveni che all’inizio era stato conflittuale perché tutti e due interessati ai medesimi territori. Anche Fiume, nella parte dell’Adriatico orientale, sarà perso alla fine del Secondo conflitto mondiale. Durante il centenario dell’impresa fiumana quindi nel 2019 è stato scritto che l’impresa fiumana è stata un’impresa nazionalista. Il trattato di Versailles vede una distinzione netta tra i paesi che nascono dal dissolvimento dei grandi imperi scomparsi e gli Stati Uniti, questo perché queste due diverse realtà: i paesi nati dai dissolti imperi e gli Stati Uniti hanno un peso specifico diverso al tavolo della pace sia da un punto di vista politico ma anche da un punto di vista economico anche se poi gli Stati Uniti scelgono l’isolamento continentale, si ritraggono dalle vicende europee e declinano le responsabilità di paese vincitore. La Germania alla fine della Prima guerra mondiale è il paese che più di tutti si trova in una situazione molto grave dal punto di vista politico, economico e sociale tanto che nella Germania post-bellica si diffonde il “ clima della pugnalata alle spalle ” è un mito che si fonda sull’idea che la Germania abbia perso la guerra non per motivi di carattere militare, ma perché contro la guerra si sono posti comunisti ed ebrei e la comunità ebraica tedesca era molto numerosa ed aveva partecipato al conflitto (numerosi ebrei decorati con croci di guerra anche in virtù della loro integrazioni). Le condizioni di pace mettono la Germania in una situazione che alimenta il revanscismo, perché la Germania doveva pagare ingenti risarcimenti di guerra che colpivano l’economia già provata dallo sforzo bellico. La richiesta di risarcimenti di guerra molto elevati può alimentare spiriti di rivincita tedeschi ; e questo lo riconosce un’economista americano, Ines , che scrive nel 1920 un’opera intitolata “ le conseguenze economiche della pace ” nella quale afferma che le richieste di risarcimento economico per la Germania sarebbero state insostenibili per questo paese e non avrebbero fatto altro che sviluppare il sentimento di rivincita. La situazione si inasprisce perché nel 1923 a fronte della difficoltà della Germania a restituire i debiti di guerra viene occupato il bacino della Rurh = bacino minerario, quindi luogo geografico di rilevanza economica. L’Europa post-bellica è caratterizzata dal tentativo di
annovera tra i suoi fondatori personaggi come Antonio Gramsci, Palmiro Togliatti. Se a Livorno nel 1921 nasce il partito comunista italiano, tuttavia, la maggioranza dei socialisti rimane fedele alla linea riformista di questo partito che fa capo a Filippo Turati. Intanto il diffondersi delle proteste operaie e l’avanzata anche in parlamento delle forze socialiste genera un senso di paura nel paese soprattutto nei ceti medi. Il biennio rosso non è presente solo in Italia ma lo si ritrova anche in altri paesi europei soprattutto in quei paesi che sono eredi degli imperi scomparsi come Germania, Austria e Ungheria dove forti sono le tensioni sociali e dove rilevante è il trauma della sconfitta dove si verificano cambi di regimi importanti e ci sono tutta una serie di tentativi rivoluzionari che in alcuni casi vanno in porto mentre in altri casi sono repressi. In Ungheria abbiamo la formazione di un governo comunista repubblicano guidato dall’ungherese Abela Kohn (bela koon), diversa è la situazione che si viene a creare in Germania che è diventata una repubblica (Repubblica di Weimar) guidata da un social-democratico dove si verifica la rivolta della lega di Spartaco contro le autorità governative che sarebbe stata alla base della formazione del partito comunista tedesco. Questa rivolta della lega di Spartaco viene guidata da due personaggi: Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht che vengono uccisi nel 1919 dai corpi franchi paramilitari assoldati dal governo socialdemocratico della repubblica di Weimar per normalizzare la situazione. L’ipotesi rivoluzionaria in Germania con la morte di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht viene meno ma qui come in altri paesi si accentua la divisione tra gli schieramenti di sinistra tra riformisti e rivoluzionari tanto più che in Unione Sovietica è stato creato la terza internazionale (la seconda si era sciolta allo scoppio della Prima guerra mondiale) alla quale aderiscono i vari partiti comunisti che si sono formati nei diversi paesi europei, tra cui il partito comunista italiano. A fronte di questa situazione in Italia inizia a diffondersi il movimento fascista guidato da Benito Mussolini il quale crea a Milano nel 1919 i fasci di combattimento = organizzazione a carattere anticlericale, antiparlamentare e repubblicano incline alla violenza che ha in programma riforme radicali in campo economico, istituzionale e sociale e ha ancora un carattere rivoluzionario. I fasci di combattimento partecipano alle elezioni politiche del 1919 ma ottengono scarsi risultati. Nel 1920 i fasci di combattimenti modificano la linea politica e si pongono a difesa degli interessi della borghesia industriale e dei ceti medi che si sentono minacciati dall’avanzata delle forze socialiste e così il fascismo comincia ad ambire di rappresentare un nuovo modo di fare politica e i nuovi interessi che sono quelli della borghesia industriale del nord, borghesia terriera del sud e ceti medi. La base del movimento fascista ci sono:
Il movimento fascista tra il 1920 e il 1921 avvia una intensa campagna antisocialista soprattutto nelle zone della pianura padana, dove più forte è lo scontro tra le leghe contadine con le cooperative contadine, amministrazioni comunali socialiste e le squadre fasciste sono finanziate da medi e grandi proprietari terrieri tant’è che si parla di fascismo agrario in virtù di questo sostegno anche economico che viene offerto dai proprietari terrieri al movimento fascista. Il movimento fascista si diffonde in tutte le principali zone agrarie del paese nel corso del 1921. Il movimento fascista riesce a diffondersi per vari motivi: -Interessi della grande proprietà terriera, -C’è la connivenza dello stato liberale da parte delle forze di polizia, dall’esercito e dalla magistratura che considerano il movimento fascista come un appoggio per la lotta contro i sovversivi e a questa connivenza si affianca anche la connivenza della classe politica che considera il fascismo come uno strumento utile per combattere la minaccia sociale rappresentata dall’ascesa dei socialisti. In vista delle elezioni politiche del 1921 Giovanni Giolitti propone ai fascisti di entrare nelle liste del cosiddetto “ blocco nazionale” , proposta accolta dai fascisti che alle elezioni del maggio 1921 raggiungono dei risultati inaspettati (31 seggi) e tra coloro che vengono eletti c’è Mussolini. Il risultato di queste elezioni è dal punto di vista del movimento fascista è un risultato eccellente perché sono entrati in Parlamenti, ma questo fa sì che l’asse del Parlamento si sposti a destra. Il risultato di queste elezioni porta alla caduta del governo di Giolitti e all’assunzione alla presidenza del consiglio di Ivanoe Bonomi che è a capo di un governo social-riformista che non riesce però a governare l’Italia per mancanza di autorevolezza. A Bonomi succederà Luigi Facta che sarà l’ultimo governo espresso dal’Italia liberale mentre il paese vede la sinistra spaccarsi sempre di più tra riformisti e massimalisti e i liberali e questo favorisce l’affermazione del movimento fascista mentre i liberali (l’altra grande forza politica presente in Italia) ritengono di poter utilizzare il movimento fascista per mantenere la loro egemonia politica e non sarà così. Nel novembre del 1921 viene creato il partito nazionale fascista (PNF) che diventa un partito di massa guidato da una figura carismatica che è quella di Benito Mussolini. Tornando alla situazione internazionale: la fine della prima guerra mondiale vede la nascita di nuovi stati, e proclamazioni di indipendenza di altri, come l’Irlanda. Questa indipendenza vede lo scoppio di una guerra civile tra le formazioni che sostenevano il mantenimento dell’isola sotto il potere del Regno Unito e le forze nazionaliste irlandesi. Nel 1919 viene firmato un trattato che vede la nascita dell’Irlanda indipendente e la concessione della regione settentrionale al Regno Unito in forma di dominion. La guerra civile tuttavia si riaccende, che culmina nel 1922 e si conclude nello stesso anno con la sconfitta degli oltranzisti, grazie all’aiuto economico e finanziario ottenuto dalla Gran Bretagna. Le vicende dell’Irlanda, proprio per le modalità con cui si realizza l’indipendenza, richiamano proprio quella situazione di violenza permanente interbellica a cui abbiamo fatto prima riferimento.