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STATISTICA MEDICA: Bias. Consiglio vivamente questi appunti.
Tipologia: Dispense
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Il Bias è definito come un effetto che, in qualsiasi momento dell’indagine, tende a produrre risultati che si discostano sistematicamente dai valori veri, e la distorsione è la differenza tra la stima ottenuta in un campione e la vera caratteristica nella popolazione. Negli studi epidemiologici esistono diversi tipi di Bias: Bias di identificazione dell’esposizione : come misurare il determinante di malattia? ( per esempio esposizione al fumo si, no, o in passato? Oppure numero di sigarette fumate in un giorno? ); Bias di identificazione dell’esito : per esempio numero di pazienti guariti o riduzione della letalità?; Bias di selezione: sono legati alla scelta del campione ( per esempio il campione è rilevato da una sottopopolazione della popolazione di interesse, o i soggetti studiati sono un campione conveniente piuttosto che rappresentativo della popolazione obiettivo, come ad esempio volontari, soggetti istituzionalizzati, elenchi incompleti, etc .); Bias di informazione : possono presentarsi in fase di raccolta dati, in fase di analisi dei dati o durante l’interpretazione dei dati. Essi sono riferiti alle informazioni raccolte, e sono dovuti all’errata misurazione dell’esposizione o dell’esito tramite: o strumenti di misura inadeguati ; o modalità e tempi di osservazione diversi nei gruppi confrontati ; o differente memoria dell’esposizione tra gli intervistati ( recall Bias ); o informazioni raccolte in modo differente dai diversi ricercatori ( informazioni non standardizzate ). Bias di non risposta : per evitarli occorre controllare il peso delle non risposte, e i valori mancanti devono essere esclusi dall’analisi, poiché potrebbero falsarne i risultati. La completezza dei dati raccolti è un requisito fondamentale perché lo studio sia valido, e proprio per questo è necessario indagare sempre sulle cause che hanno prodotto informazioni mancanti. In linea generale, le informazioni mancanti hanno sempre valori diversi da quelli del resto delle informazioni raccolte ( per questo devono essere mantenute al minimo ); Bias di pubblicazione : derivano dall’analisi, interpretazione e presentazione dei dati secondo gli interessi e l’esperienza del ricercatore, con una pubblicazione selettiva dei risultati.
Il concetto di validità risponde a due importanti domande: Le misurazioni effettuate sono corrette per i pazienti inclusi nel campione? Il campione rappresenta bene la popolazione da cui è stato estratto? La validità interna misura quanto i risultati di uno studio siano corretti per il campione di individui che sono stati studiati, ed essa viene detta “interna” perché è riferita al campione, e non necessariamente agli altri individui della popolazione. Negli studi clinici, la validità interna dipende dalla correttezza di impostazione dello studio stesso, dalla scelta di buone tecniche diagnostiche e da un loro corretto utilizzo , da una buona elaborazione dei dati , etc. Per esempio, nel caso dei dati ottenuti attraverso questionari, un fattore che contribuisce ad abbassare la validità interna è rappresentato dalla propensione degli intervistati a mentire su determinate domande. La validità esterna è il grado di “generalizzabilità” delle conclusioni tratte da uno studio. Ad esempio, nel caso di uno studio epidemiologico clinico, essa risponde alla domanda: “ Supponendo che i risultati dello studio siano veri, essi si applicano anche ai miei pazienti ?”. Essa dunque misura il grado di verità dell'assunto secondo cui i pazienti studiati sono "uguali" ad altri pazienti affetti dalla stessa condizione.