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Storia dell'Editoria: Dall'Invenzione di Gutenberg alla Rivoluzione Francese - Prof. Paolo, Appunti di Archivistica

Appuntu lezioni Poloni storia dell'editoria

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 04/03/2019

ChiaraG96xx
ChiaraG96xx 🇮🇹

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Storia dell’editoria
GUTEMBERG anno zero del concetto di libro: si avvicina l’età moderna.
Nel mondo della politica e della burocrazia si diffondono i fascicoli al posto dei documenti singoli,
dunque la forma-libro inizia ad essere un concetto standard. Inoltre il prezzo della stampa inizia ad
abbassarsi.
Lo sviluppo delle università richiede un incremento dei volumi a stampa. In ogni caso però il
mercato librario è indirizzato alle elites o al clero.
Il libro nasce prima dell’invenzione della stampa (ovviamente), tra il manoscritto e la stampa a
caratteri mobili arrivò la stampa silografica, che permetteva di creare pagine intere con un unico
stampo, motivo per il quale risultava troppo costoso. Inoltre questa tecnica permetteva di stampare
solo una facciata del foglio in quanto l’inchiostro tendeva ad attraversare la pagina.
Le origini della stampa a caratteri mobili sono poco chiare, in realmolte macchine del genere
furono inventate e testate in tutto il nord Europa, ma Gutemberg risulta il primo a cui questo
brevetto fu riconosciuto. Egli aveva un socio, che però si mise ben presto in proprio.
La stampa della Bibbia fu un processo abbastanza automatico, visto che quel testo veniva dato nella
dote delle spose, era quindi un testo immancabile per quasi tutti.
Ogni titolo veniva stampato massimo in cinquecento copie (Bibbia esclusa), intese come
cinquecento copie in assoluto in Europa, erano perlopiù testi sacri o classici latini.
L’editore doveva diffondere il libro, nascono dunque le fiere librarie (vedi Francoforte), luoghi in
cui vengono presentate le nuove edizioni dei libri.
Nei testi c’erano molti errori, alcuni erano addirittura volontari da parte degli stampatori, in modo
da riuscire a tenersi il primo esemplare senza cederlo all’editore.
Nella stampa c’erano molti caratteri speciali, oltre alle maiuscole. Ogni carattere aveva un posto
preciso nella cassettiera, dunque un errore nel rimetterli a posto poteva portare ad un successivo
errore di stampa visto che il lavoro degli stampatori era eseguito in maniera meccanica e senza
porre troppa attenzione nell’operazione.
Il diritto d’autore era detenuto dall’editore (dunque non d’autore), in sostanza l’autore non
guadagnava nulla dalle pubblicazioni e dalle vendite dell’opera (anche Manzoni e Salgari furono
coinvolti nell’Ottocento in questioni del genere).
Inizialmente gli umanisti si oppongono alla stampa, per loro la dignità del testo risiedeva solo nei
manoscritti. La chiesa invece era inizialmente più tollerante, almeno finché non si sentì minacciata
dalla diffusione di alcuni testi. Proprio per questo nasce la censura.
Nel mentre scompaiono le decorazioni e le immagini nei testi, sia per problemi tecnici sia per
eludere la censura.
Oltre ai libri venivano stampati calendari religiosi, calendari agricoli oppure bibliografie aventi la
funzione di catalogo dello stampatore.
La lettura intanto crea altro distacco tra le classi sociali. Non c’erano biblioteche pubbliche, i circoli
di lettura nascono più tardi (tardo Cinquecento), e all’interno di questi si leggevano perlopiù i
quotidiani. Il fenomeno della lettura individuale e dunque non performativa arriva nel ‘700, ma la
vera e propria rivoluzione del concetto di lettura arriva con la nascita della borghesia.
Tornando al periodo primordiale della stampa, i libri più stampati erano opere religiose, classici
latini, opere filosofiche, opere (pseudo)scientifiche e manuali di matematica per mercanti.
Per stampare un libro servivano tre persone:
Si applicava del torchio
Applicava le lettere
Procurarsi carta e inchiostro per la stampa
Fatta eccezione per dei testi di prova stampati da Gutenberg, la Bibbia fu il primo testo stampato.
I testi stampati erano gli stessi che venivano scritti a mano: testi sacri, opere classiche… perciò la
maggior parte di essi erano scritti in latino, cosa che ne frenava la diffusione. Ma alcuni umanisti
chiesero che venissero stampati in volgare, in modo tale che più persone avrebbero potuto
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Storia dell’editoria

GUTEMBERG → anno zero del concetto di libro: si avvicina l’età moderna. Nel mondo della politica e della burocrazia si diffondono i fascicoli al posto dei documenti singoli, dunque la forma-libro inizia ad essere un concetto standard. Inoltre il prezzo della stampa inizia ad abbassarsi. Lo sviluppo delle università richiede un incremento dei volumi a stampa. In ogni caso però il mercato librario è indirizzato alle elites o al clero. Il libro nasce prima dell’invenzione della stampa (ovviamente), tra il manoscritto e la stampa a caratteri mobili arrivò la stampa silografica, che permetteva di creare pagine intere con un unico stampo, motivo per il quale risultava troppo costoso. Inoltre questa tecnica permetteva di stampare solo una facciata del foglio in quanto l’inchiostro tendeva ad attraversare la pagina. Le origini della stampa a caratteri mobili sono poco chiare, in realtà molte macchine del genere furono inventate e testate in tutto il nord Europa, ma Gutemberg risulta il primo a cui questo brevetto fu riconosciuto. Egli aveva un socio, che però si mise ben presto in proprio. La stampa della Bibbia fu un processo abbastanza automatico, visto che quel testo veniva dato nella dote delle spose, era quindi un testo immancabile per quasi tutti. Ogni titolo veniva stampato massimo in cinquecento copie (Bibbia esclusa), intese come cinquecento copie in assoluto in Europa, erano perlopiù testi sacri o classici latini. L’editore doveva diffondere il libro, nascono dunque le fiere librarie (vedi Francoforte), luoghi in cui vengono presentate le nuove edizioni dei libri. Nei testi c’erano molti errori, alcuni erano addirittura volontari da parte degli stampatori, in modo da riuscire a tenersi il primo esemplare senza cederlo all’editore. Nella stampa c’erano molti caratteri speciali, oltre alle maiuscole. Ogni carattere aveva un posto

preciso nella cassettiera, dunque un errore nel rimetterli a posto poteva portare ad un successivo errore di stampa visto che il lavoro degli stampatori era eseguito in maniera meccanica e senza porre troppa attenzione nell’operazione. Il diritto d’autore era detenuto dall’editore (dunque non d’autore), in sostanza l’autore non guadagnava nulla dalle pubblicazioni e dalle vendite dell’opera (anche Manzoni e Salgari furono coinvolti nell’Ottocento in questioni del genere). Inizialmente gli umanisti si oppongono alla stampa, per loro la dignità del testo risiedeva solo nei manoscritti. La chiesa invece era inizialmente più tollerante, almeno finché non si sentì minacciata dalla diffusione di alcuni testi. Proprio per questo nasce la censura. Nel mentre scompaiono le decorazioni e le immagini nei testi, sia per problemi tecnici sia per eludere la censura. Oltre ai libri venivano stampati calendari religiosi, calendari agricoli oppure bibliografie aventi la funzione di catalogo dello stampatore. La lettura intanto crea altro distacco tra le classi sociali. Non c’erano biblioteche pubbliche, i circoli di lettura nascono più tardi (tardo Cinquecento), e all’interno di questi si leggevano perlopiù i quotidiani. Il fenomeno della lettura individuale e dunque non performativa arriva nel ‘700, ma la vera e propria rivoluzione del concetto di lettura arriva con la nascita della borghesia. Tornando al periodo primordiale della stampa, i libri più stampati erano opere religiose, classici latini, opere filosofiche, opere (pseudo)scientifiche e manuali di matematica per mercanti.

Per stampare un libro servivano tre persone:

  • Si applicava del torchio
  • Applicava le lettere
  • (^) Procurarsi carta e inchiostro per la stampa Fatta eccezione per dei testi di prova stampati da Gutenberg, la Bibbia fu il primo testo stampato.

I testi stampati erano gli stessi che venivano scritti a mano: testi sacri, opere classiche… perciò la maggior parte di essi erano scritti in latino, cosa che ne frenava la diffusione. Ma alcuni umanisti chiesero che venissero stampati in volgare, in modo tale che più persone avrebbero potuto

approcciarsi alla lettura (appartenenti al ceto mercantile, che aveva imparato a leggere per fini pratici e che quindi non sapeva il latino). Il numero di testi manoscritti è minore di quelli stampati, ma i due continuano a convivere. Pietro Bembo inventerà il libro da mano, ovvero una forma più pratica e leggera, in volgare. La chiesa di Roma, perciò, dopo un po’ diventerà l’unica a stampare volumi in latino. La diffusione del volgare incrementa quindi la diffusione dei libri, aiutando a raggiungere un pubblico maggiore. Un altro fattore che incrementa il mercato del libro è la nascita delle grandi biblioteche signorili, ovvero grandi collezioni di libri fatte dai potenti locali, non di pubblica lettura (una tra tutte quella Vaticana). Ma questo causa anche un altro fenomeno: l’abbellimento del libro stesso. Infatti i libri stampati erano abbastanza semplici e regolai, niente a che vedere con i manoscritti miniati. Si comincia allora a pensare a delle copertine importanti, in pelle incisa, decorate in oro… e all’interno del libro, grazie anche alla diffusione di una nuova tecnica (dalla silografia alla tecnica a caldo) vengono anche inserite le immagini, cosa che aumenta il piacere nello sfogliarlo. Vengono introdotti ora anche gli indici e le introduzioni e prefazioni, sul calco delle dediche medioevali. Muta anche il tipo di carattere usato: il passaggio al volgare favorisce anche ad una forma di alfabeto simile a quello che si usa comunemente. Non si cerca più una bella grafia e i tesi non vengono più scritti in una gotica pesante che aumenta la complessità della lettura, ma in una forma tonda ed ariosa. I libri dedicati al ceto mercantile, invece, venivano stampati con una scrittura mercantesca, ovvero di complicata lettura in modo tale da non essere accessibile a chi fuori dal ceto.

le biblioteche private avevano allora lo scopo di manifestare il potere della propria famiglia. L’alfabetizzazione, comunque, era molto scarsa, cosa che porta a delle crisi nel mercato. In più l’altro problema che si creerà con la riforma e la controriforma sarà la nascita dell’indice di libri proibiti, ovvero una forte censura su ciò che potrà essere pubblicato e cosa no. Gli stampatori dell’epoca si dovettero allora adeguare ai dettami della Chiesa di Roma. Ciò comporta che ricominciarono ad essere stampati i libri in latino. Se nel corso della riforma protestante venivano stampati anche i libri proibiti (librerie clandestine), nel periodo della controriforma nessuno stamperà più nulla per paura di cadere nelle ire della chiesa. Erasmo da Rotterdam: Ci sarà una ripresa della stampa dei libri in volgare con la Rinascita della scienza (botanica, anatomia, zoologia) che richiese la stampa di nuovi testi illustrati. La voglia di sapere porta all’incremento del mercato librario, perché questi libri incuriosivano. Si attirava un pubblico non necessariamente colto, ma abbastanza facoltoso da potersi permettere i libri. Cultura – scrittura – lettura erano tre elementi separati: non tutti quelli che sapevano leggere, sapevano anche scrivere o erano colti. La diffusione degli archivi porta una ricerca delle origini. Ci fu una grande apertura degli archivi in tempo comunale, in quanto vennero visti come un luogo pubblico, ma con la signoria vennero di nuovo chiusi. In quel tempo era vero il detto “è meglio avere un buon archivista che un buon tesoriere” in quanto non solo ritrovare i documenti permetteva di compiere rivendicazioni, ma essi erano le figure che conoscevano tutti i segreti di stato, perciò i signori dovevano trovare delle persone fidate che non li vendessero o svelassero. In questo periodo in Inghilterra si stampava lo 0,2% della produzione, mentre i paesi in cui il mercato si era avviato erano la Germania (50% del mercato europeo), Italia, Olanda, Francia, Inghilterra. Ci sono in Italia dei grandi stampatori, che producevano dei libri di lusso, che raggiungono quasi il livello dei testi miniati e che danno lustro alla Serenissima (Venezia).

Inizialmente non ci si rese conto del fatto che i libri potevano essere un grande mezzo di diffusione delle idee: questo si capì solamente con la rivoluzione francese. Il libro era visto fino a quel

2.a.si organizzavano i contenuti sulla base di un albero concettuale: questo sistema in realtà è ripreso dall’organizzazione delle biblioteche, create in modo che i libri fossero accessibili tramite una organizzazione precisa degli scaffali. Non esistevano i cataloghi: la ricerca in biblioteca era parte dell’apprendimento. Questa sistematica non funzionava per il pubblico: chi non la conosceva non riusciva ad orientarsi nei repertori; chi la conosceva non aveva bisogno dei repertori 2.b. si creavano dei cataloghi alfabetici di tutti i libri: a partire da questo modo di catalogare si pensò di organizzare i repertori in voci. Il sapere veniva così parcellizzato in lemmi autonomi, basati sull’ordine alfabetico. Questo tipo di organizzazione, ritenuta inizialmente meno colta, diventa prevalente perché è l’organizzazione dei dizionari linguistici e perché è più democratica, accessibile. L’enciclopedia utilizza questo metodo.

  1. L’organizzazione commerciale: una delle caratteristiche della produzione libraria è che richiede una grande immobilizzazione iniziale. Questo è uno dei motivi per cui i produttori di libri non si lanciavano in imprese ampie come quella dell’Editoria e specialmente che non avesse un ritorno garantito. Ma gli autori auto-organizzati dell’Enciclopedia utilizzarono un nuovo meccanismo, che già esisteva ma non era stata applicata all’editoria: quello delle SOTTOSCRIZIONI. I soldi in questo caso venivano anticipati dal sottoscrittore. Entra però in ballo un problema di credito commerciale: il pubblico colto è sì benestante, ma è anche cauto perché ovviamente non vuole perdere i soldi. I curatori dell’enciclopedia allora devono garantire al pubblico e devono garantirsi anche ai colleghi che scrivono i diversi lemmi: le voci devono essere prodotte in tempo per farlo arrivare puntuale ai sottoscrittori. L’enciclopedia era infatti quasi un’industria. Il risultato che si produce è dal punto di vista editoriale un successo straordinario. Il successo editoriale enorme è dimostrato dai numeri delle tirature (decine di migliaia di copie che per l’epoca è una cifra imponente) e dal fatto che continuerà ad avere delle riedizioni nei secoli a seguire, anche di formato più economico e più piccolo.
  2. È rivolta al pubblico francese e pertanto è stampato in questa lingua.

Questa epoca di produzione libraria coincide con un mutamento politico e sociale profondo che è la Rivoluzione Francese. Il 1700 è anche il secolo nel quale dalla produzione degli avvisi seicenteschi si passa alla produzione di periodici in senso proprio, di notizie e di contenuti intellettuali, non solo di cronaca. Si amplia inoltre anche la produzione del libro di intrattenimento. Se nel 1600 la produzione era circa di 1000 titoli, nel 1700 la produzione è di 3500 libri.

L’evoluzione della struttura giuridico amministrativa impatta l’organizzazione degli archivi , che diventano molto diversi da com’erano nel medioevo; infatti la burocrazia amministrativa inizia ad utilizzare gli archivi in modo differente. Lorenzo Muratori scrive di storia su una base documentaria: ha i documenti a disposizione poiché è l’archivista dei duchi di Modena. Favorisce un certo tipo di uso della documentazione e la governa per un uso culturale e per un uso amministrativo. Questa esemplificazione mostra come nel corso del 1700 si verifica il passaggio ad un nuovo uso degli archivi, non più solo giudiziario, ma anche critico. Si pongono le premesse per la scoperta ed affermazione dell’uso storiografico della documentazione d’archivio e quindi si creano le premesse per la grande innovazione dell’utilizzo degli archivi storici per ragioni di studio. Questa innovazione è totalmente a carico della Rivoluzione Francese, che aveva un rapporto complicato con gli archivi (inizialmente li distrugge), ma che supera tale difficoltà per rispondere a nuove esigenze. Il rapporto con i documenti non vengono più visti come strumenti dell’esercizio del potere, ma come uno strumento di cui possono disporre i cittadini, patrimonio culturale e di memoria. Nascono degli istituti di conservazione ed archivi storici finalizzati all’uso degli archivi da parte di studiosi.

Inizialmente questo compito è affidato alle biblioteche, ma poi si capisce che il materiale ha necessità diverse e che servono delle competenze diverse per trattarli. È la Francia rivoluzionaria ad inventare un’organizzazione archivistica finalizzata all’uso intellettuale.

Come cambiano nel 700 le abitudini riguardo la lettura? Secondo chi si occupa della storia della lettura il 18 secolo rappresenta una svolta rivoluzionaria relativa a cosa si legge e a come lo si legge. Fino al 700 la lettura prevalente è di tipo intensivo : si leggono alcuni titoli scelti in un panorama specifico e molto ristretto, in modo molto approfondito e reiterato, quasi come lo si volesse proprio studiare. Questo fenomeno riguarda in particolare i libri religiosi che costituiscono una parte importante del panorama librario; ma può riguardare anche i libri di carattere didattico. La letteratura di intrattenimento intanto conosce una fortuna sempre più vasta anche perché si trasforma il mondo dei lettori: vengono conquistate dalla lettura fasce di persone che in precedenza non erano state interessante, nello specifico chi apparteneva ad una estrazione sociale più bassa. Ma la vera differenziazione tra i lettori non è relativa alla classe sociale, quanto in base alla provenienza geografica:

  • Campagna: qui la lettura era qualcosa di elitario
  • Città: la lettura investe anche persone di estrazione culturale modesta; in particolare il personale delle case borghesi è spinto ad imitare chi legge In città il livello di alfabetizzazione è infatti più diffuso, ma non si può dire che sia omogeneo in tutte le città: è di certo più diffusa nei paesi protestanti e meno in quelli cattolici; unica eccezione la Francia. In Italia le regioni centro-meridionali erano più alfabetizzate; situazione che si protende fino al raggiungimento dell’unità e poi al decollo industriale: solo le politiche scolastiche riusciranno a sopperire alla scarsa alfabetizzazione del sud. Cambiano ora i canoni della lettura, diventando di tipo estensivo: i libri ora vengono letti una volta sola ed in numero maggiore. Non vi è più una scelta ristretta dei titoli. Il contenuto di questi libri può anche essere più semplice, accessibile ai più. Tanto che questo tipo di lettura investe molti strati sociali: tra le nuove fasce di lettori si trovano infatti operai, casalinghe, inservienti… Questo genera un enorme incremento di libri più leggeri, dedicati ad una lettura occasionale. Si parla di un fenomeno chiamato frenesia della lettura. Un altro aspetto focale è il modo in cui si legge: per noi oggi la lettura è un’attività che si svolge individualmente ed in silenzio, ma inizialmente non era così. La lettura era principalmente ad alta voce, cosa legata ad abitudini sociali più profonde: la lettura viene fatta in famiglia, da parte di qualcuno che ha una particolare autorità. La lettura in silenzio invece rimanda ora ad aspetti differenti, soprattutto per quanto riguarda quei romanzi che hanno un forte impatto emotivo in chi li legge o che riguardano elementi politici di “disturbo”, andando così a rispondere ad esigenze differenti. Il passaggio dalla lettura intensiva ad intensiva si associa quindi anche ad una lettura a bassa voce.

La carta è uno dei principali elementi di criticità per la lettura, dal momento che aveva dei costi elevati. Vi sono dei fattori che interagiscono: l’aumento della situazione economica generale, l’aumento della tiratura e un conseguente ammortizzamento dei costi di produzione. In questo periodo prendono piede due particolari fenomeni:

  • Biblioteche circolanti: un fenomeno di tipo associativo nel quale le persone che aderiscono si tassano con un abbonamento in cambio di ricevere libri in prestito. I soldi dati sono quelli che consentono di acquistare i libri. Dal punto di vista individuale c’è il beneficio di riuscire a leggere molti libri e con continuità pagando una cifra modesta. L’aggettivo circolante si riferisce proprio alla circolazione dei libri, ma esistono anche le biblioteche vaganti, ambulanti.

Un primo fattore cruciale di accelerazione è la possibilità di un ciclo di stampa continuo, che il torchio a mano non permetteva: questo meccanismo si chiama di bianca e volta. Un’altra criticità era rappresentata dalla composizione : con il torchio, una volta che tutti i singoli caratteri erano stati composti su una pagina, bisognava solo inchiostrare e si potevano stampare molte copie. Comporre il foglio, tuttavia, richiedeva molto tempo e richiedeva una cultura particolarmente raffinata, pertanto i compositori erano una categoria di artigiani colti e specializzati. Velocizzare ulteriormente la composizione avrebbe potuto abbattere i costi. Inoltre una volta stampata una edizione, ogni singola pagina veniva scomposta in modo tale da poter riutilizzare i caratteri mobili per stampare altri libri. L’invenzione di un sistema che permettesse di conservare le matrici di ogni volume, per eventualmente ristampare il volume, si rendeva necessaria. Anche la carta, inoltre rappresentava un fattore di aumento dei costi (20% del costo del libro).

Nel corso dell’800 cambiarono anche i modi di produzione della carta stessa. La carta era prodotta riducendo in poltiglia le fibre degli stracci che venivano riciclati. C’erano qui due problemi: la disponibilità della materia prima e la difficile velocizzazione del processo. Nel corso dell’800 cambiò il materiale con cui si poteva produrre la carta e si cominciò così a usare la pasta di legno ottenuta dagli scarti del legname. Inoltre questo nuovo tipo di carta permetteva di essere lavorata da macchinari che potevano rendere il procedimento più economico e veloce. Tuttavia anche questo nuovo tipo di carta ha un problema: è molto più fragile e molto più soggetta a deterioramento. In questa pasta infatti entra una sostanza chimica particolare, la lignina: questa è una specie di “enzima digestivo” che disgrega le molecole di cellulosa. Ovviamente questo è un problema a lungo termine, per questo la carta di legno era ottima per i lettori di tutti i giorni ma ha messo a dura prova chi si occupava di conservare i testi più illustri. Ai nostri giorni ci sono delle tecniche particolari, dei luoghi che hanno la giusta temperatura, dei modi di restauro… Comunque a partire dalla pasta di legno si possono produrre tipi di carta particolare, variando la grammatura o il colore. La carta non viene più prodotta con i setacci rettangolari, ma viene prodotta a forma di bobine a ciclo continuo cosa che permette di stampare più agevolmente con le rotative. Nei decenni che vanno dal 1770-1850 la tipografia viene investita quindi da una grande ondata innovatrice dal punto di vista tecnico:

  • Vengono inventate macchine che permettono di imprimere i fogli a partire da una tastiera
  • Diventa possibile conservare le matrici dei libri per poterne fare delle ristampe future Questa ondata ovviamente coinvolge sia la produzione di libri che di giornali. Il prodotto editoriale è ormai affermato come prodotto industriale.

I giornali sono importanti ed indicativi dal momento che nell’800 comincia a diventare un prodotto

di massa (a partire dal Regno Unito con il tuo Times: da 300 copie orarie, con l’introduzione delle macchine si arriva stampare a migliaia di copie orarie, un aumento che sarà esponenziale). Le abitudini di lettura si trasformano ed includono anche i giornali, che diventano sempre più accessibili a tutti grazie al modico prezzo della singola copia. Parliamo così di prodotto editoriale, non in modo specifico di libri o giornali, fortemente vincolato al supporto a cui è attaccato. È interessante pensare come ad oggi il contenuto si è distaccato dal supporto: il giornale non è più necessariamente carta stampata, anzi, quasi sempre è qualcosa di diverso dalla carta. Si sono diffusi i giornali online e gli E-book: questo non vuol dire che abbiamo assistito ad una smaterializzazione. Infatti nonostante i nuovi quotidiani non siano accessibili materialmente, se non tramite la mediazione di una macchina, le informazioni risiedono comunque in qualche cloud o comunque sotto forma di dati. È sempre più evidente che il prodotto editoriale in quanto contenuto è distaccato da quello che una volta era il supporto fisico obbligatorio, ovvero la carta. Il cambiamento che abbiamo osservato negli ultimi 25 anni non è inferiore al cambiamento industriale che si è verificato a cavallo del 700-800. The machine stops, Foster

Cinque secoli di stampa

Standardizzazione dell’uso dei caratteri: è una delle più grandi vittorie della produzione editoriale. Prima i caratteri di riferimento grafici erano differenti in base all’area geografica, fenomeno giustificato dal fatto che ogni lingua rispettava le proprie caratteristiche fonetiche. Nonostante ciò è stato adottato un carattere latino, che comunque richiede dei correttivi grafici, cosa che però è stata superata ad esempio tramite l’uso della dieresi. La conquista dell’uniformità avviene quando si assume il modello grafico della scrittura umanistica (utilizzata da Petrarca in poi), scrittura basata sulla presunzione erronea di riprodurre la scrittura degli antichi romani. La scrittura umanistica è quella che fa da modello alla scrittura di oggi. A partire da questa scrittura umanistica, Francesco Griffo inventò il carattere aldino, che inizialmente venne utilizzato solo dalla scrittura italiana, ma che piano piano prese piede… Ne vediamo due esempi:

  • Nell’area tedesca veniva utilizzato un carattere che noi chiamiamo sommariamente gotico, ma che tecnicamente si chiama fràktur. Questo carattere rimane in uso fino al 1930 all’interno della tipografia tedesca. Ci sono delle ragioni culturali, commerciali e anche di propaganda per l’abolizione di tale carattere: i nazisti si rendono immediatamente conto che l’uso della fraktur costituisce un limite, data la sua difficoltà di lettura, per la diffusione di testi di propaganda. Essa venne quindi abolita e anche loro adottarono i caratteri latini.
  • Un’altra acquisizione importante avviene all’inizio del 1900 in Turchia, dove avviene un’operazione di occidentalizzazione, avviata da Kemal: egli abolisce i caratteri arabi nella produzione letteraria. Promuovere la creazione di un’identità turca giustificava l’adozione del carattere latino e l’abbandono delle influenze arabe. Quando parliamo di industria editoriale in senso proprio intendiamo il meccanismo per cui un editore prende un contenuto autoriale e lo trasforma in un prodotto editoriale che viene stampato (sotto forma di giornale o di libro) e venduto. Nell’area italiana una stabilità di assetto societario di case editrici la conosciamo solo a partire dall’unità d’Italia; in altre aree europee (Inghilterra e Francia in particolare) questo tipo di stabilità esiste da prima. Il modello editoriale che conosciamo oggi nasce a partire dal modello inglese, che poi è stato copiato dal mercato americano. Parliamo dei primi marchi editoriali che nascono:
  • Cassel
  • McMillan: la sua storia è particolare, che viene spesso utilizzata come esempio del fatto che gli editori non sono solo degli industriali, ma sono persone che hanno dei programmi politico-culturali.

L’industria editoriale per svilupparsi ha due problemi:

  • Identificabilità dei suoi prodotti: Per quanto riguarda l’aspetto del marketing, sul frontespizio di ogni libro c’è sempre il marchio editoriale, il logo dell’editore. Questo logo serve ad identificare a prima vista ciò che è prodotto da un editore. Questo meccanismo non è del tutto nuovo: gli stampatori all’inizio dell’industria editoriale molto spesso ricorrevano all’uso di loghi. Ma quando gli editori ed i tipografi diventano due figure differenti, l’uso del marchio si perde perché l’editore diventa identificabile da chiunque sappia leggere perché mettono il loro nome sul frontespizio in basso al centro. Questi aspetti sono detti para-testuali e riguardano anche un giornale. All’interno del quotidiano la testata è l’elemento che più spesso rimane stabile in quanto il suo scopo è proprio identificare il periodico o quotidiano. Dopo un po’, però, i tipografi ed editori si arrabbiano e hanno la sensazione che l’abolizione del marchio vada a ledere il loro ruolo nella produzione del libro. Gli editori riscoprono l’immediata identificabilità del marchio: quando per un breve periodo, ed in casi ristretti, il marchio del tipografo e quello dell’editore sussistono andando a creare della confusione nel pubblico; gli editori scoprono il potere del marketing, andando a inserire i loro nomi nel marchio. Nel corso dell’800 tutte le case editrici di qualche rilevanza studiano il modo di

illustrata con disegni, incisori o fotografi e con articoli che andavano dalla politica al costume, attirava una grande porzione di pubblico.

La data di nascita del mercato editoriale viene fatta coincidere da qualcuno con l’uscita di Pinocchio (1880). Ogni editore ha il suo piccolo mondo che difficilmente tiene conto dell’autore, l’anello debole della catena, tranne in casi particolari, come Manzoni o Collodi. È l’editore che decide cosa si deve scrivere e come, esempio classico di questo è il rapporto terribile che Salgari aveva con il suo editore: egli muore in povertà e non volendo più scrivere Sandokan. Inoltre non esisteva ancora il diritto d’autore, per cui la sua volontà era pari a zero. Eppure il mercato editoriale diventa sempre più fiorente: oltre alla letteratura, anche i settimanali e i quotidiani hanno un grande peso; vengono importati dalla Francia anche i romanzi a puntate. Si diffondono in questo periodo anche le prime pubblicità all’interno delle riviste, divisi per genere. I quotidiani maschili trattavano di politica, sport e la cronaca. Le riviste femminili invece tracciavano il quadro della perfetta casalinga, con i consigli del cuore, le ricette, la moda. Questi romanzi volevano contrastare i romanzi inglesi che si stavano diffondendo, che trattavano di passionali storie d’amore. Le scrittrici italiane che ebbero successo in quell’epoca erano quelle che restavano fedeli allo stereotipo di genere: la censura era molto forte. Vi era ancora l’Indice dei libri proibiti: la forma di condizionamento da parte del cattolicesimo era sicuramente importante, specialmente perché l’Italia è patria della Santa Sede. Ciò che diceva la Chiesa andava quindi molto ad influenzare i comportamenti e le idee: la Chiesa era in ogni paese, il

Re no. Il mercato editoriale deve, per forza di cose, adeguarsi a queste ideologie. Poco dopo verrà imposto anche l’obbligo scolastico per le scuole elementari, che si tradurrà in un aumento del pubblico. Gli unici manuali che si diffonderanno in Italia saranno quindi relativi alla scuola elementare: non verrà proposta una manualistica per gli operai, cosa che invece accadeva in Inghilterra. Lì infatti vi era una particolare attenzione dell’operaio, per cui veniva bilanciato il tempo di lavoro e tempo personale grazie all’introduzione delle biblioteche di fabbrica. Un elemento che si diffonde in questo periodo è il fantastico, come abbiamo visto ad esempio proprio in Sandokan. Un altro genere che si diffonde è quello dei fumetti, che arrivano dagli Stati Uniti.

Il fine didattico-didascalico dei media nel 900: All’inizio la radio, i film, i libri e la stampa vengono utilizzati dalle classi dirigenti come strumenti di educazione. Cuore, Pinocchio, I Promessi Sposi hanno un fine didattico-didascalico … in ognuno di questi libri abbiamo infatti un personaggio che insegna i valori: il Maestro, il Grillo Parlante I primi libri scritti da donne per le donne sono libri che insegnano come essere delle perfette donne secondo l’etica borghese del tempo. Anche i primi film avranno un taglio profondamente morale, insegnando che attraverso il tormento e le crisi trionfa ciò che è buono e giusto. Questo è vero anche per la radio, in cui lo speaker radiofonico ha il compito di indottrinare le masse verso la religione e verso la nazione, tanto che i regimi totalitari utilizzeranno moltissimo questo messo. Nel 1954, poi, anche la televisione si inserirà in questo filone, un esempio su tutti è “ Non è mai troppo tardi ” programma con il fine preciso di educare e diffondere la cultura (tanto che avremo a partire da questo punto l’unificazione linguistica dell’Italia).