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Riassunto di Falcetto. Analisi della produzione lettaearia neorealista, nelle aree vicine e in parte sovrapposte della narrativa documentaristica e d'invenzione, in particolare la dimensione delle tecniche narrative
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Introduzione: il nome e il problema
Carlo Bo si chiede cosa si intende precisamente per NEOREALISMO, si considera come una “fede d’occasione” che veniva ad accomunare “scrittori diversissimi per natura e per educazione”.
Perché non si è di fronte a scuole organizzate, nessuno dà regole, un codice dell’invenzione neorealistica.
Neorealistico era adatto per il cinematografo, in questo campo l’espressione ha un valore critico decisivo che definisce qualità e difetti, aspirazioni e atteggiamenti comuni a tutti i nostri registri.
L’etichetta del neorealismo servì a tutta prima a coprire oggetti tutt’altro che omogenei, anzi i più disparati. L’ambizione neorealistica nella letteratura del dopoguerra è stata soprattutto un’esigenza, l’espressione di una crisi sorta in un ambiente di forte tensione politica, per cui si acuiva nei letterati miniori la coscienza della disperata solitudine in cui si erano sviluppate le loro esperienze precedenti.
Individuati problemi sul valore del nome, l’arco temporale da prendere in considerazione e il criterio di periodizzazione.
La parola è un calco del tedesco Neue Sachlichkeit (nuova oggettività) e viene introdotto nel dibattito letterario italiano durante il periodo degli anni Trenta.
Il neorealismo è un termine che è stato impiegato per indicare fenomeni (ripresa della narrativa negli anni Trenta, il racconto partigiano e le memorie di prigionia).
Considerare il neorealismo come un concetto flessibile perché descrive una costellazione di fatti e personalità, distinti, ma uniti gli uni agli altri da una rete di influenze e interazioni reciproche.
Il neorealismo non è un movimento con una sua poetica organica e precisa, nemmeno una tendenza univoca.
In esso viene ad emergere una serie di questioni di fronte alla quale la società letteraria si trova per l’azine dei processi di trasformazione connessi all’ingresso dell’Italia nel contesto storico-economico del capitalismo avanzato. Da quei mutamenti l’intellettualità letteraria italiana è chiamata ad affrontare il fondamentale nodo problematico dell’elaborazione di strategie espressive e forme di organizzazione che consentano di affrontare in modo adeguato il passaggio a una cultura di massa.
Il vero e proprio tempo del neorealismo si apre quando si impone la convinzione che quella trasformazione democratica sia necessaria e non sia possibile affrontarla senza istituire uno stretto nesso tra il muta,etp delle scelte espressive e quello della vita culturale e sociale della nazione.
Il senso della discontinuità: la guerra e la Resistenza
La serie incalzante e traumatica di eventi che si susseguono tra il 25 luglio 1943 e il 25 aprile 1945 segna una netta frattura nel tessuto della vicenda storica del nostro paese. Esperienze che coinvolgono tutto il corpo sociale.
La guerra e la resistenza agiscono in profondità sulle idee e gli atteggiamenti degli uomini di cultura, costituendo l’occasione e la spinta per un bilancio e un esame di coscienza: una riflessione sul proprio lavoro, visto in relazione alla vita della collettività.
L’impressione di trovarsi sulla soglia di trasformazioni profonde, al limitare di un’età nuova dove né gli uomini, né la società potranno più essere quelli di prima.
La guerra ha distolto materialmente gli uomini dalle loro abitudini, li ha costretti a prendere atto con le mani e con gli occhi dei pericoli che minacciano i presupposti di ogni vita individuale virgola e li ha persuasi che non c'è possibilità di salvezza nella neutralità e nell'isolamento. Nei più deboli questa violenza ha agito come una rottura degli schemi esteriori in cui vivevano.
a un certo momento gli intellettuali devono essere capaci di trasferire la loro esperienza sul terreno dell'utilità comune, ciascuno deve sapere prendere il suo posto in un'organizzazione di combattimento.
della guerra viene messa in evidenza la duplice serie di effetti complementari: il momento distruttivo della liquidazione delle convenzioni e degli schemi della tradizione dell'abitudine e il momento produttivo dell'acquisizione di nuove conoscenze nuove esperienze. la mobilitazione ha un senso morale due punti l'impegno non è prodotto di un ragionamento politico, è la risposta ha un appello, che non può essere lasciato in evaso, al patrimonio etico dell'individuo.
la guerra è sentita come una interruzione forte, come momento di netto stacco rispetto a ciò che c'era prima.
Il "clima" neorealista: esperienze storiche, mentalità collettiva e scelte culturali. Il periodo di cui si sta parlando è il momento di una fioritura letteraria e culturale di intensità inconsueta.
e a questa produttività non è certo estraneo l'influsso della guerra.
non solo per il modo in cui agisce sugli intellettuali ma anche per l'impatto non minore sulla mentalità collettiva ben oltre confini dell’istituzione letteraria.
Quell’ impatto si ripercuote sulla vita della letteratura contribuendo a orientare le scelte degli scrittori.
Calvino disse che l'esplosione letteraria di quegli anni in Italia fu, prima che fatto d'arte, un fatto fisiologico, esistenziale, collettivo.
L’esser usciti da un esperienza che non aveva risparmiato nessuno virgola stabiliva un’immediatezza di comunicazione tra lo scrittore e il suo pubblico. a modificare le forme di un rapporto tra chi scrive chi legge è un insieme di esperienze comuni.
la guerra e la guerra civile avevano alterato l' esistenza quotidiana di ognuno, erano state il tramite del irruzione dell'insolito e dell'assurdo nel consueto.
il modo di quelle esperienze viene a dare una diversa intensità alle esistenze individuali.
la guerra e la resistenza hanno funzionato sulla mentalità collettiva come un grande dispositivo di straniamento.
a risultare modificati sono stati alcuni suoi orientamenti e disposizioni generali.
Cultura che si faccia carico del problema della sofferenza umana e perciò deve contribuire a eliminare lo sfruttamento e la schiavitù, e a vincere il bisogno.
non si tratta soltanto di occuparsi dell'anima, ma anche del pane e del lavoro.
Il rapporto tra politica e cultura e la vicenda del politecnico. A completare il quadro della articolato contesto nel quale si sviluppa il neorealismo bisogna parlare del rapporto tra politica e cultura.
è evidente un processo di avvicinamento reciproco degli spazi della cultura e della vita storico sociale nel quale è implicita una chiara componente politica. la resistenza e il dopoguerra presentano una situazione di grande novità.
a far sì che sia proprio il Partito comunista italiano a rappresentare interlocutore privilegiato della cultura nella neorealista stanno alcuni fatti oggettivi. un'attenzione che a modo di manifestarsi anche nel corso degli anni 30 nell' interesse con cui aveva saputo guardare alle inquietudini che andavano sviluppandosi in una parte della gioventù intellettuale legata al fascismo.
il Partito comunista italiano è stato l'unico dimostrare negli anni della dittatura e ancora di più durante la lotta resistenziale, di possedere un’efficiente ampia struttura organizzativa è una concreta capacità d'intervento. il Politecnico rimane comunque un episodio significativo dell'aspirazione della stagione neorealista a fondare una nuova cultura punto è questo perché ne costituisce uno dei momenti di maggiore modernità e di più avvertita consapevolezza della complessità dell'obiettivo.
nonostante l'intensità delle esperienze, la piena stagione neorealista si rivela di breve durata.
alla sua dispersione crisi concorrono molte componenti: sia esterna alle vicende della cultura che interne ad essa. la cultura del neorealismo non pare in grado di superare una fase iniziale caratterizzata dalla volontà di intervento ed impegno ed all'individuazione di un insieme di questioni fondamentali per la costruzione di quel nuovo quadro culturale cui si aspira.
alla Cultura neorealista sembrano mancare adeguati strumenti concettuali che consentono di approfondire l'analisi delle grandi questioni sul tappeto.
si tratta di una cultura soprattutto letteraria e umanistica, che guarda il nuovo ma nel contempo è ancora legati per diversi aspetti al quadro culturale dell'età precedente.
la cultura del neorealismo stenta a costruire efficaci forme di organizzazione culturale: non le trova torno a punti di riferimento politici. ma nemmeno esprime una capacità di organizzazione autonoma.
1. Modi della narrazione e problemi rappresentativi
La narrativa neorealista d'invenzione dà l'impressione di una varietà dispersa di soluzioni strutturali e stilistiche punto l'io narrante rinvia alla fortuna contemporanea del documento e ad alcuni aspetti della narrativa lirico autobiografica degli anni 30,la narrazione nascosta di tipo popolare corale alle suggestioni della scrittura di Verga,e la narrazione palese in terza persona ai modi rielaborati di un realismo di tipo ottocentesco, manzoniano naturalistico.
l'impegno della scrittura del neorealismo si svolge innanzitutto torna due questioni:
1- la ricerca della maniera più efficace per portare sulla pagina del mondo popolare,la realtà degli strati sociali e subalterni
2- il tentativo di trovare il modo più opportuno per ritrarre desideri, perplessità e crisi dell'intellettuale.
esigenza di espressione di meditazione del proprio essere individuale e sociale e la spinta alla raffigurazione di ciò che dà se diverso, adesso altro punto elemento caratteristico è la dimensione collettiva.
è questo lo sfondo nel quale va collocata l'esigenza sentita da tanti scrittori di dare propri lavori un respiro corale.
2. La tecnica dell'io narrante. La stilizzazione delle psicologie e voci popolari tra sforzo mimetico e ricerca di originalità espressiva. Tensioni tra pubblico e privato: il disagio dell'intellettuale.
La tecnica del io narrante mette in scena una voce individuale,ma in alcuni casi viene impiegata come strumento per l'analisi del interiorità di un protagonista i cui connotati sociologici e culturali ricordano da vicino quelli dell' autore reale, mentre in altri serve come mezzo per dar vita alla storia di un personaggio romanzesco che mostra invece caratteri sociali e mentali lontani da quello dello scrittore.
e se è comune la decisione di mettere in scena figure popolari differenti sono le motivazioni che la determinano non sempre riesce ad affermarsi la capacità di conferire una corposa vero somiglianza il personaggio, di oggettivarlo con pienezza. Raccontare consiste dunque nel descrivere gli avvenimenti e prendere atto delle reazioni che producono in chi vi è coinvolto. spesso con la narrazione in prima persona si trova un io autobiografico detratti famigliari alle prese con il pressante incontro con la realtà storica.
Attorno nei modi di quell'incontro ruota l'asse tematico di questi libri e prendono forma le loro principali scelte tecniche costruttive.
sono storie di sovente percorso da una profonda inquietudine, spia di un disagio privato ma anche della consapevolezza della crisi in cui versa il ruolo dell'intellettuale tradizionale,resa di evidenza ineludibile della nuova situazione storico culturale.
il disagio si esprime in una serie di contraddizioni opposizioni, contigue sovrapposte ma non identiche: quelle tra pubblico e privato tra partecipazione politiche distacco, tra mondo della letteratura e mondo sociale, tra pensiero e azione, tra parlare solo per sé e parlare nome degli altri. Pratolini è un narratore vicino affettivamente ai personaggi, legato a loro quasi da un senso di parentela, nel contempo però se ne allontana per la superiore chiarezza di idee e di giudizio.
è anche un narratore orientato con decisione al dialogo, al colloquio diretto con i lettori (intrapreso con il duplice scopo di avvicinare emotivamente alla vicenda chi legge, e insieme renderlo consapevole delle sue implicazioni).
diversamente vanno le cose nelle opere dove il protagonista è un uomo del Popolo.
lì invece la scelta della Tecnica dell' io narrante sembra essere funzionale in primo luogo a una rappresentazione più ravvicinata del personaggio umile.
il fatto che sia egli stesso a raccontare la propria storia autorizza a calarsi di più è la sua mentalità a operare una mimesi più spinta della sua lingua, nell'obiettivo di ottenere un effetto di vero somiglianza superiore o un impatto più forte immediato su chi legge.
3. La narrazione nascosta. La prospettiva della comunità popolare e quella dell'autore intellettuale.
la forma più limitata è la semplice messa a fuoco di determinati movimenti psicologici del personaggio: il narratore ne segue il punto di vista e gli dà espressione nei termini della propria voce, del proprio stile, riservandosi appena lo spazio di un rapido commento.
ma altrettanto frequenti sono momenti nei quali la parola del narratore inquadra gli atteggiamenti del personaggio interpretandoli con perentorietà.
chi racconta giudica esplicitamente il personaggio e contribuisce così a orientare in parte l'interpretazione che il lettore darà delle sue azioni.
ma il narratore non fa sentire la sua voce solo nell'analisi del l'interiorità.
il narratore è conoscitore approfondito dei luoghi di cui parla: la sua è una conoscenza che si estende alle abitudini collettive e agli orientamenti delle mentalità.
di tanto in tanto il suo punto d'osservazione s'innalza e la pagina si apre ad accogliere una vista panoramica delle vicende collettive, nella quale il giudizio filtra tra le maglie della descrizione. Un narratore così attento alla realtà sociale non può non interessarsi dei fatti politici.
il tema politico ha un ruolo centrale ed è trattato in prevalenza direttamente nelle azioni e riflessioni dei personaggi.
in Pratolini si incontra un'altra forma di commento: quella della riflessione morale di indole generale che più restituisce l’immagine di un narratore pienamente sicuro di sé e della propria conoscenza della vita.
Narratore- interprete, storico onnisciente, interessato a dar forma nel suo racconto ha uno spaccato sociale con tutte le sue determinazioni economiche, di costume e culturali.
nella narrazione palese neorealista si attua una persuasiva fusione dell'analisi individuale alla rappresentazione collettiva.
questi testi si impegnano in una raffigurazione di tipo corale, nella quale la realtà sociale può essere ritirata con corposità e vivacità maggiore o minore ma non è mai il semplice sfondo dell'azione dei protagonisti.
in questo quadro al lettore è richiesto un atteggiamento duplice: di adesione sentimentale alle vicende narrate e insieme di un distacco sufficiente a oggettivarle e collocarle nella giusta prospettiva, riuscendo a coglierne le implicazioni articolate. Gli viene insomma richiesto distacco e sensibilità di fronte alle storie che il narratore gli fa sfilare dinanzi agli occhi virgola ponendolo in una condizione simile a quella di uno spettatore partecipe. In cronache di poveri amanti l'atteggiamento del narratore è in primo luogo contrassegnato dalla decisa sicurezza di giudizio con cui vengono valutate le azioni dei personaggi.
a dare quella serenità è l'adesione a un solido sistema di valori che regge tutta la vita della comunità di via del Corno.
è un sistema semplice,fondato su pochi fattori.
innanzitutto la centralità della dimensione degli affetti: è qui che si misura l'autenticità umana del singolo, come qui la matrice originaria della moralità individuale.
allora il metro primo con il quale misurare i comportamenti sarà quello dell' onestà verso se stessi, della capacità di manifestare apertamente il proprio io.
chi anestetizza le proprie inquietudini e copre le proprie contraddizioni col velo del conformismo non ha diritto nemmeno alla spina che si guadagna chi invece ha il coraggio di ciò che fa virgola anche se agisce negativamente.
quel che non viene tollerato è dunque l'ambiguità morale.
la semplicità di questo codice di valori, strutturato su posizioni nette, e poi ribadita anche dalla tendenza a personalizzare il discorso politico,a giudicare le idee non per i loro contenuti ma per la persona che se ne fa portatrice.
alla sicurezza di giudizio il narratore associa poi l'ampia e sincera disponibilità umana che lo porta seguire con la medesima attenzione i casi di una molteplicità di personaggi diversi.
Un’attenzione nella quale si fondono la volontà di ragionare sui movimenti delle psicologie e delle coscienze e la curiosità per la varietà delle vicende di ognuno.
viene così in luce la dignità di un esperienza di vita quotidiana e la sua ricchezza.
prendere corpo in tal modo una rappresentazione collettiva di notevole efficacia perché non si limita a mettere in scena delle figure ferme, ma riesce a presentare il divenire dei diversi destini individuali, a dare l'impressione di una coralità dinamica.
uno dei segni più evidenti della sicurezza del narratore è il suo carattere estroverso e affabile che volentieri lo porta intraprendere un dialogo diretto con i lettori e anche con i personaggi, con i quali avvia spesso una sorta di dialogo onnisciente. la sua strategia è in effetti improntata a un doppio movimento d'approssimazione a personaggi e lettori.
il commento assiduo rivolto ai destinatari infatti reinterpreta per loro le vicende narrate, ma lo fa impiegando valori e categorie famigliari ai personaggi stessi, caratteristici del loro mondo.
il noi col quale si esprime a volte il narratore finisce quindi per comprendere oltre alla sua persona anche la collettività raccontata e lo stesso pubblico.
gran parte della forza delle cronache virgola del loro equilibrio letterario e della felicità comunicativa sta nella compattezza del progetto, nell’omogeneità reciproca di narratore, personaggi e pubblico ideale, che consente di tenere saldamente assieme una materia tanto articolata.
in un eroe del nostro tempo Pratolini rinuncia la coralità e dà vita a un quadro di dimensioni contenute.
la disposizione analitica del narratore, concentrata su pochi personaggi, appare così più intensa, maggiormente propensa a scandagliare in profondità le psicologie descritte.
del resto, non a caso, al centro dell'opera vengono posti i personaggi negativi, due figure (Sandrino e la vedova Virginia) da l'interiorità ambigua e intricata.
Rispetto a cronache di poveri amanti, il giudizio di chi racconta non è meno netto, ma è assai più implicito. Il narratore stavolta non è estroverso lo manifesta con interventi moderati e soprattutto lo suggerisce nelle storie parallele e rovesciate delle due coppie Virginia -Sandrino e bianca- Faliero.
il sistema di valori che guida il giudizio del narratore non è esibito in primo piano, l'attenzione è indirizzata principalmente sull'oggetto dell'osservazione, sul personaggio.
e dunque la condanna c’e, ma altrettanto c'è una costante volontà di capire, di darsi ragione dei meccanismi che generano quei comportamenti.
Sandrino non è solo un caso, è un problema. Pratolini focalizza la sua attenzione sulla complessa dinamica di quei movimenti interiori che si collocano al confine tra istinti e coscienza e la sua azione mira portare alla luce un tipo umano che nella sua passività e nel suo egoismo, nella sua normalità e ambiguità, riflette un certo diffuso spirito dell'epoca, si rivela un eroe del nostro tempo.
Nel romanzo Pratolini traccia il profilo di un narratore che si fa insieme analista della mentalità di una piccola borghesia mediocre e ascoltatore di anime, sforzandosi di riconnettere l'indagine psicologica individuale allo studio di un contesto sociale collettivo.