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Libro "La narrativa Neorealista", Sintesi del corso di Letteratura Italiana

Riassunto del libro "La narrativa Neorealista" del prof. Gallo D.

Tipologia: Sintesi del corso

2017/2018

Caricato il 19/12/2018

giorgia_veronese
giorgia_veronese 🇮🇹

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La narrativa neorealista
Riflessioni introduttive
Non è semplice fornire una definizione univoca, evidenziare coerenze contenutistiche,
fissare limiti cronologici, isolare registri stilistici della corrente neorealista; così come non è
semplice indicarne gli scrittori che lo rappresentano.
E' complesso e per certi versi azzardato analizzare e approfondire il Neorealismo come un
movimento letterario organico e unitario.
Carlo Bo considerava il Neorealismo come una "fede d'occasione" perché "non siamo di
fronte a scuole organizzate, basate su una dottrina, come ai suoi tempi accadde per il
Naturalismo francese".
Neorealismo è un calco della parola tedesca "Neue Sachlichkeit" (nuova oggettività), che
viene introdotto negli anni '30/'40, data nella quale si può far risalire l'avvio di questa
corrente. Questo termine fu usato per la prima volta in Germania all'inizio del XX secolo per
definire una scuola che mirava a recuperare il valore dell'oggettività. Quest’oggettività non
riguardava solo l’ambito letterario, ma tutti gli ambiti culturali, soprattutto quello artistico.
Un esempio calzante è l'opera "Il venditore di fiammiferi" di Otto Dix, che dipinge un
uomo, un veterano di guerra che ha perso tutti gli arti e la vista. A terra, vende fiammiferi,
nell'indifferenza massima da parte dei passanti borghesi. Un bassotto urina su di lui.
In quegli anni si assiste a un nuovo interesse per il romanzo, e soprattutto per il racconto,
caratterizzato da una narrazione semplice e lineare, che si pone l'obiettivo di essere
compresa da tutti. Con l’avvento delle due guerre mondiali e i conseguenti dopoguerra,
l’uomo ha dovuto reinventare sé stesso, confrontandosi con i problemi legati al quotidiano e
alla sopravvivenza. Per questo motivo lo scrittore, per mezzo delle sue opere, vuole
rispondere alle domande di tutti gli uomini, permettendogli così di capire meglio la vita.
L'opera dell'artista, infatti, è capace, attraverso un messaggio nascosto, di raccontare il genere
umano nella sua complessità.
Il Neorealismo abbandona la raffigurazione oggettiva, al pari di una riproduzione fotografica,
della realtà del Naturalismo.
Il critico Bruno Falcetto individua tre momenti fondativi del Realismo degli anni Trenta:
Genius Loci: si può essere rappresentanti di una realtà solo se quella realtà la si è
vissuta. Infatti, gli autori neorealisti, sono figli del territorio che descrivono, vi è
massima identificazione tra autore e territorio, poiché avendo vissuto lì, lo si
rappresenta nel miglior modo possibile. Ogni autore è legato ad un luogo, per questo
esso è il centro della loro narrazione. Si tratta di spazi per lo più regionali o di
località: la Calabria di Alvaro, il Molise di Jovine, la Sicilia di Vittorini ...
Descrizione della realtà: spesso, il racconto è condotto in prima persona e la trama
narrativa evidenzia il punto di vista individuale, azzardando un approfondimento
dell'anima del protagonista o di altri pochi personaggi. L'autore, per rappresentare la
realtà, deve aggiungere la sua personale esperienza. La realtà che viene raccontata è
mediata dalle esperienze di chi la descrive. Il neorealismo non vuole né
rappresentare, né descrivere, ma costruire.
La memoria: la narrativa neorealista, all'interno di una profonda "etica del ricordo",
è caratterizzata dal ricorso frequente al motivo della memoria e della gioventù. Questo
movimento è caratterizzato da un’irrefrenabile esaltazione del ricordo, un vero e
proprio culto.
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La narrativa neorealista Riflessioni introduttive Non è semplice fornire una definizione univoca , evidenziare coerenze contenutistiche, fissare limiti cronologici, isolare registri stilistici della corrente neorealista; così come non è semplice indicarne gli scrittori che lo rappresentano. E' complesso e per certi versi azzardato analizzare e approfondire il Neorealismo come un movimento letterario organico e unitario. Carlo Bo considerava il Neorealismo come una " fede d'occasione " perché " non siamo di fronte a scuole organizzate , basate su una dottrina, come ai suoi tempi accadde per il Naturalismo francese ". Neorealismo è un calco della parola tedesca " Neue Sachlichkeit " (nuova oggettività), che viene introdotto negli anni '30/'40 , data nella quale si può far risalire l'avvio di questa corrente. Questo termine fu usato per la prima volta in Germania all'inizio del XX secolo per definire una scuola che mirava a recuperare il valore dell'oggettività. Quest’oggettività non riguardava solo l’ambito letterario, ma tutti gli ambiti culturali, soprattutto quello artistico. Un esempio calzante è l'opera " Il venditore di fiammiferi " di Otto Dix , che dipinge un uomo, un veterano di guerra che ha perso tutti gli arti e la vista. A terra, vende fiammiferi, nell'indifferenza massima da parte dei passanti borghesi. Un bassotto urina su di lui. In quegli anni si assiste a un nuovo interesse per il romanzo, e soprattutto per il racconto, caratterizzato da una narrazione semplice e lineare , che si pone l'obiettivo di essere compresa da tutti. Con l’avvento delle due guerre mondiali e i conseguenti dopoguerra, l’ uomo ha dovuto reinventare sé stesso, confrontandosi con i problemi legati al quotidiano e alla sopravvivenza. Per questo motivo lo scrittore, per mezzo delle sue opere, vuole rispondere alle domande di tutti gli uomini, permettendogli così di capire meglio la vita. L'opera dell'artista, infatti, è capace, attraverso un messaggio nascosto, di raccontare il genere umano nella sua complessità. Il Neorealismo abbandona la raffigurazione oggettiva, al pari di una riproduzione fotografica, della realtà del Naturalismo. Il critico Bruno Falcetto individua tre momenti fondativi del Realismo degli anni Trenta:

  • Genius Loci : si può essere rappresentanti di una realtà solo se quella realtà la si è vissuta. Infatti, gli autori neorealisti, sono figli del territorio che descrivono, vi è massima identificazione tra autore e territorio , poiché avendo vissuto lì, lo si rappresenta nel miglior modo possibile. Ogni autore è legato ad un luogo, per questo esso è il centro della loro narrazione. Si tratta di spazi per lo più regionali o di località: la Calabria di Alvaro, il Molise di Jovine, la Sicilia di Vittorini ...
  • Descrizione della realtà : spesso, il racconto è condotto in prima persona e la trama narrativa evidenzia il punto di vista individuale, azzardando un approfondimento dell'anima del protagonista o di altri pochi personaggi. L'autore, per rappresentare la realtà, deve aggiungere la sua personale esperienza. La realtà che viene raccontata è mediata dalle esperienze di chi la descrive. Il neorealismo non vuole né rappresentare, né descrivere, ma costruire.
  • La memoria : la narrativa neorealista, all'interno di una profonda " etica del ricordo ", è caratterizzata dal ricorso frequente al motivo della memoria e della gioventù. Questo movimento è caratterizzato da un’irrefrenabile esaltazione del ricordo, un vero e proprio culto.

Quindi, il Neorealismo non fu una vera e propria corrente letteraria con manifesti programmatici e maestri teorizzatori, ma rappresentò la convergenza verso aspirazioni e interessi comuni di intellettuali, anche molto diversi tra loro. La guerra, la lotta di liberazione contro il Fascismo, l'occupazione militare tedesca avevano messo a dura prova la resistenza degli italiani che, alla fine del conflitto, si trovarono a dover fronteggiare la povertà e le difficili condizioni di vita di quegli anni. Ci si rese conto all'improvviso che i protagonisti del nuovo tempo, i personaggi delle nuove storie non potevano che essere i ceti di bassa estrazione , gli uomini della strada, che nascondevano, nella semplicità degli eventi della loro vita, drammi di grande verità. Il neorealismo ha la missione di occuparsi della persona ultima, degli emarginati. Tempi e fasi del Neorealismo La critica letteraria non è concorde a fissarne i limiti temporali. Non è opportuno delineare distinzioni temporali troppo rigide, ma il Neorealismo si può suddividere in tre fasi: 1 La prima è definibile "Realismo degli anni Trenta" , con romanzi d'opposizione antifascista , dal 1929, anno in cui Moravia pubblica il romanzo "Gli indifferenti" (romanzo-denuncia sulla crisi della famiglia borghese e per certi aspetti inseribile in tale corrente), al 1943, inizio della Resistenza. Nel 1933 il periodico " L'universale " divulgò il Manifesto Realista , che sollecitava la cultura italiana a offrire il proprio contributo, anche su un piano critico, alla Rivoluzione Fascista, con voci di dissenso anti-borghese, anti-capitalistico e anti-idealistico 2 La seconda è quella della "Letteratura memorialista" , che va dal 1943 al 1948, lasso di tempo ritenuto il cuore della produzione neorealista per gli innumerevoli racconti prodotti. Questa fase si distingue per un marcato e concreto desiderio di testimoniare, di raccontare gli avvenimenti vissuti. La Resistenza (l'esperienza partigiana) è l'unica forma di lotta antifascista che abbia prodotto frutti letterari. Per gli scrittori neorealisti (memorialisti), fu una miniera di idee che partiva dalla consapevolezza della centralità dell'"uomo offeso" 3 La terza fase è compresa tra il 1948 e la fine degli anni Cinquanta, quando si vuole affermare una maggiore codificazione ideologica e una sottolineatura dei valori dell' eroe positivo e della cultura nazional-popolare. Dal 1948, il fronte delle sinistre (PS, PC) è sconfitto alle elezioni, ha inizio l'attenuazione di quella voglia di raccontare e testimoniare, sbiadita anche dalla fine della Resistenza. Il Neorealismo deve essere abbandonato, a favore del ritorno del romanzo realista di stampo classico ottocentesco. Opera simbolica "Metello" di Vasco Pratolini (racconto in terza persona, il narratore conosce i fatti, finale positivo) Il Neorealismo in Italia Il Neorealismo intendeva rappresentare la realtà contemporanea della guerra , della Resistenza e del dopoguerra, per dare testimonianza artistica di un'epoca che segnò tragicamente l'esistenza di tutto il popolo italiano. Per raccontare di storie di vita vissuta in prima persona, si privilegiò la prosa alla poesia. Il linguaggio era chiaro e comunicativo. Il centro del movimento era Roma: il Neorealismo tentò di imporre un nuovo mito nazionale che eliminasse l'immagine di Roma imperiale e la sostituisse con quella di una Roma umile , proletaria e progressista. In Italia, il termine Neorealismo è per la prima volta utilizzato dal regista Serandrei, dal quale poi si estese anche alla letteratura.

  • Ci si accorge poi che il mondo culturale e quello civile hanno lo stesso obiettivo, ossia il riscatto. Proprio a causa della guerra, della Resistenza e del dopoguerra, viene stimolata una reazione per credere in un futuro migliore e continuare a sperare La cinematografia Anche per quanto riguarda la cinematografia non si possiede proprio una data ben precisa. I primi a farne parte sono "La neve bianca" e "Ossessione", crudo drammatico ed estremamente reale. Si va circa dal 1945 al 1952 con l'esclusione di tutte le pellicole che non hanno a che fare con la Resistenza. Alcuni includono "La dolce vita" di Fellini fino ad arrivare ad autori come Paolini. I maggiori registi, impiegati a dar voce alla situazione politica e civile a loro contemporanea erano Rossellini, Vittorio de Sica, De Santis, Visconti. Anche la figura dello spettatore cambia, in quanto è attivo e presente e si riconosce in quello che vede. I precursori I precursori della letteratura neorealista sono 4 autori meridionali , che scrissero a favore della popolazione del Sud, accomunata dalla miseria e dalla corruzione presenti a quel tempo. Questi autori scrissero in modo nuovo, con parole nuove e comprensibili tutti , in modo tale da scardinare la vecchia letteratura per introdurne una nuova. Le loro opere hanno il compito di far risvegliare nelle popolazioni la consapevolezza che gli ultimi non sono destinati a rimanere ultimi, poiché facendogli capire che tutti hanno dei diritti , qualcosa può cambiare. Gli autori hanno, quindi, il compito di svegliare gli oppressi. Corrado Alvaro (Calabria, 1895) Fu un combattente nella Prima Guerra Mondiale, e poi un giornalista, attività che lo portò a frequenti e lunghi viaggi. L'autore dà l'avvio a far crescere la consapevolezza agli scrittori di utilizzare un linguaggio nuovo , più accessibile. Inoltre, era fondamentale interpretare un ruolo didattico nei confronti di una massa di cittadini La sua opera più significativa è " Gente in Aspromonte ". Il testo è costituito da una raccolta di 13 racconti. Il primo offre il nome all’opera. L'opera descrive il mondo contadino , quello più arretrato e arcaico, che va superato e migliorato, ma non dimenticato per ciò che ha rappresentato e rappresenta, per la sua capacità identificativa e per la sua simbolica naturalità. Questa storia tratta degli Argirò , umile famiglia di pastori che spera di poter migliorare la loro situazione grazie ai due figli: Antonello e Benedetto (seminarista), e di fronteggiare così l'arroganza e la prevaricazione dei loro padroni latifondisti, i fratelli Mezzatesta. Un giorno, la mandria, sotto la cura del capofamiglia Argirò, precipita in un burrone : iniziano e seguono poi continue traversie che culminano quando i figli di Mezzatesta bruciano la stalla degli Argirò e uccidono la loro mula, indispensabile per gli spostamenti. Antonello, esausto dal proprio lavoro, inizia a sviluppare in sé un forte desiderio di rivincita. Egli si rende conto di essere in mezzo a qualche cosa di ingiusto. Così, decide di appiccare il fuoco alla proprietà dei Mezzatesta e fa strage delle loro mandrie, a riscatto dei poveri che hanno sempre dovuto subire ingiustizie da parte dei latifondisti, regalando poi la carne degli animali deceduti durante l'incendio ai pastori residenti in Aspromonte. Non vedeva l'ora di essere trovato dai carabinieri in modo da poter parlare con le autorità, per far capir loro che non esiste giustizia. Le sue ultime parole furono:

" Finalmente potrò parlare con la Giustizia. Che ci è voluto per poterla incontrare e dirle il fatto mio! " Ignazio Silone (Abruzzo, 1900) Silone ha avuto il merito di testimoniare al mondo, durante il suo esilio, la reale condizione del popolo italiano durante il Fascismo. La sua opera più importante fu " Fontamara ", che fu tradotta in più di 27 lingue , anche se la critica italiana non è mai stata gratificante per l'autore, che è stato molto più apprezzato all'estero. L'aspetto centrale della narrazione è la lotta tra i "cafoni" (poveri, senza apparente possibilità di civilizzazione) e i borghesi, i quali continuano a voler sottomettere sempre di più le classi povere. I temi principali di questo testo sono:

  • L' impegno sociale e politico
  • Il desiderio di far crescere la consapevolezza popolare
  • La creazione di un eroe positivo L'eroe positivo della storia è Berardo Viola , spinto dalla voglia di uguaglianza, dalla speranza e dal desiderio di verità. In quest'opera, l'autore si pone il problema di essere il più chiaro possibile, così scrive in italiano e in dialetto , creando così una specie di compromesso tra le due. Attua un'operazione di pulizia linguistica, in modo da trovare un linguaggio più chiaro possibile alla gente. Lo scrittore afferma di avere " un bisogno assoluto " di esprimersi e di farsi capire da tutti. Francesco Jovine (Molise, 1902) Le tematiche da lui più amate sono: la situazione meridionale , il mondo contadino , le disuguaglianze sociali e i soprusi del potere. Nella sue opera " Le terre del Sacramento " tratta della realtà del Molise. Le terre sono così chiamate perché appartenevano alla Chiesa. Il personaggio principale, Luca Marano , figlio di braccianti, rappresenta l' eroe positivo. Egli viene sfruttato da Laura, colei che si occupa della divisione delle terre, per fare da intermediario tra latifondisti e contadini. Proprio quando si va affermando il Fascismo, i grandi proprietari terrieri, alleati con la nuova forza politica, tradiscono i patti e fanno cacciare i contadini a fucilate. Laura scappa, dimenticandosi delle sue promesse, mentre Luca viene ucciso. Luca, simbolo dell' intellettuale di umili origini, avverte che qualcosa sta cambiando e che la società è pronta a un rinnovamento: si pone dalla parte degli oppressi senza negare il dialogo e la fiducia agli oppressori ; ed è proprio per questo atto di fede che pagherà con la vita, ciò nonostante il lettore ha la sensazione che la storia vada avanti e che il riscatto degli ultimi sia vicino (negato da Verga). Il sacrificio di Luca è l'emblema della voglia di libertà e giustizia degli oppressi ed è proiettato verso un futuro migliore. " Per noi fame e dannazione, ma per i figli paradiso e pane. " Carlo Bernari (Napoli, 1909) Famiglia francese ma si italianizza.

Vi è una narrazione in prima persona , che non sempre coincide con quella dell’autore. In alcuni casi è l’immagine astratta dell’intellettuale che non riesce ad uscire dai problemi del presente. La via di fuga è rappresentata da un viaggio-ritorno del protagonista alla sua origine, dunque dal Nord al Sud. La scrittura è nuova, creativa e descrittiva. Il linguaggio è musicale, tipico del parlato popolare e ricco di ripetizioni. Vittorini ricerca di una letteratura che possa proteggere l'uomo e non solo consolarlo. Silvestro è un ragazzo Siciliano che emigra al Nord e trova lavoro come linotipista (compone testi per le riviste). Un giorno gli arriva una lettera di suo padre, che gli dice di andare a trovare la madre rimasta sola perché lui si era rifatto una vita con una ballerina. Silvestro andrà in Sicilia → viaggio : fisico, ma anche di ritorno alle origini, di ritorno dalla madre, viaggio durante il quale incontrerà delle persone che gli faranno capire che deve iniziare a vedere il mondo in modo diverso. Egli è in preda ad " astratti furori ", ovvero a un senso di inerzia e impotenza di fronte alle sofferenze del genere umano. Si rende conto dello sbando della società, sente la necessità di cambiamento, sente il nichilismo (negazione di tutto). Importante nel suo viaggio, fu l'incontro con il Gran Lombardo. Il Gran Lombardo non si sentiva in pace con gli uomini, stava male, avrebbe dato qualsiasi cosa pur di stare bene, pur di sentirsi come uno che non ha niente da rimproverarsi, voleva fare dell'altro, altri doveri, più alti, perché a compiere i soliti non c'era più soddisfazione. Per lui non era più sufficiente fare ciò che era giusto fare. Regala a Silvestro il primo messaggio: si deve cercare di provare più soddisfazione nel compiere doveri vecchi e insignificanti, che erano ormai diventati indifferenti. L'incontro con la madre : Silvestro accompagna la madre nelle case in cui fa l'infermiera ai malati. Ha luogo, così, un'esperienza rivelatrice, perché la vista della sofferenza di uomini e donne rassegnati e indifesi suscita una riflessione sull'intero genere umano. Queste persone rappresentano il " mondo offeso ", cioè la parte di umanità che viene quotidianamente oppressa e affronta con rassegnazione il proprio destino. Non ogni uomo è uomo : uno è malato e uno no, uno piange e uno ride, uno è perseguitato e uno perseguita. Il genere umano si definisce per quelli che soffrono, l' uomo che sta male è il vero uomo ; chi non può comunicare sta peggio degli altri, non ha la parola, non può relazionarsi (esempio del cinese). Incontro con l' uomo Ezechiele. Il messaggio: noi non soffriamo per noi stessi , la sofferenza condivisa fa cambiare il mondo , non quella personale. Ezechiele insiste sulla necessità di imparare a soffrire per il mondo offeso, invece che per i propri personali dolori: solo in questa solidarietà compassionevole l'uomo troverà la forza per ribellarsi all'oppressione. Cesare Pavese (Piemonte, 1908) Famiglia benestante anche se non ha un'infanzia molto felice: subisce una morte prematura del padre e di due sorelle. Si trasferisce poi a Torino dove perfeziona gli studi classici. È proprio qui che traduce grandi scrittori inglesi e americani. Collabora con la casa editrice Einaudi. Durante la guerra non prende parte ai movimenti partigiani poiché li guarda sempre con un certo distacco. Soffre di una forte depressione, accentuata dai suoi fallimenti amorosi e personali che lo portano a perdere fiducia in sé stesso

e nelle reazioni umane, le quali vengono da egli giudicate come false. Si suicida, e vede questo come l'unica possibilità di risposta alla contraddizione del genere umano. Come Vittorini, condivide l'amore per la letteratura anglosassone ; condivide quel desiderio di rinnovamento della letteratura e della cultura del tempo. Differenze con Vittorini: carattere estremamente introverso ; rassegnazione sempre più cupa nei confronti del presente; oscilla sempre tra il diventare partecipe e soccombere sotto il peso della vita; oscilla tra la voglia di partecipare al progetto umano e la seduzione della morte. La sua arte narrativa, molto condizionata dalla sua difficoltà di relazionarsi (nella sua ipercognizione, non sa come comunicare), diventa il suo rifugio. Cerca in essa un modo per esprimersi, quel qualcosa che gli manca nella vita. " Tutto il problema della vita è questo: come rompere la propria solitudine, come comunicare con gli altri. " In " Paesi tuoi " emerge la società e la mentalità contadina, la solitudine, la consapevolezza delle proprie radici, il sangue, l'amore, la gelosia, l'incesto, la voglia di cambiamento, la famiglia, la morte e soprattutto il rapporto tra città e campagna. Il tema centrale del romanzo, infatti, è quello della contrapposizione tra la città e la campagna, simboleggiata dalle due figure principali: il meccanico Berto e il contadino Talino. Berto e Talino, i due protagonisti, si conoscono in carcere, dove occupano la stessa cella: Berto si trova lì per aver investito un ciclista e Talino perché accusato d' incendio doloso ad una cascina nella campagna piemontese, dove vive. Trascorsa la reclusione e scontata la pena, Talino insiste affinché Berto lo segua a Monticello, suo paesino d'origine, per occuparsi della trebbiatrice e delle altre macchine della famiglia in vista dell'imminente mietitura , e guadagnarsi così il pane. Tuttavia, il vero intento di Talino è quello di avere qualcuno che lo possa difendere dalla probabile vendetta del compaesano a cui aveva incendiato la cascina per motivi di gelosia nei confronti della sorella Gisella. Berto, inizialmente molto scettico nei confronti del compagno di sventura e poco attirato dalla vita di campagna, rifiuta la proposta. In seguito però, cambia idea e decide di seguire Talino nelle Langhe. Berto fatica ad abituarsi al contesto e alla routine del luogo, e rimane basito davanti alla rudezza dei parenti di Talino, dal padre-padrone Vinverra, alla madre e alle sorelle rozze e sottomesse alla legge patriarcale dei campi. L'unica persona con cui Berto sente una certa sintonia e affinità è proprio Gisella , la sorella minore di Talino, una bella ragazza dalla sensualità prorompente. Il meccanico torinese comincia a corteggiare la ragazza, pur avvertendo continuamente una profonda distanza tra sé e il mondo rurale in cui si trova. In seguito si scopre che Gisella in passato è stata violentata dal fratello Talino, colpevole di una passione incestuosa nei confronti della sorella. Quando Gisella inizia a manifestare un certo interesse per Berto, la gelosia brutale di Talino ha il sopravvento: un giorno, mentre lui e Berto lavorano nei campi, davanti ad un gesto di gentilezza della sorella che offre da bere all’amico, Talino perde la testa e ferisce a morte la sorella con il suo tridente. Talino inizialmente fugge e si nasconde nel fienile, ma il giorno successivo fa ritorno a casa, dove Gisella è ormai agonizzante. Nonostante la drammaticità della situazione, Vinverra , il padre, obbliga la famiglia a tornare al lavoro, e la ragazza viene lasciata a morire. Talino viene arrestato dai carabinieri e Berto di lì a poco torna in città. Suscitò forti reazioni sia per la brutalità della passione, sia per argomento dell’ incesto , considerato un vero e proprio tabù a quei tempi, sia per aggressività del linguaggio.

Il protagonista di " Una questione privata " è il partigiano Milton. Egli, durante un'azione militare, rivede la villa in cui aveva abitato la sua amata Fulvia. Scopre però che lei era fidanzata con un suo amico e cerca disperatamente di raggiungerlo per sapere la verità. Milton vuole solo conoscere la verità con resilienza. Scopre che Giorgio è stato fatto prigioniero dai fascisti. Per Milton, preoccupato più di non riuscire a sapere la verità su Fulvia che della sorte dell'amico-rivale, l'unica speranza è di trovare un prigioniero fascista da scambiare con Giorgio, prima che questi venga fucilato. Quando una vecchia contadina gli segnala un sergente fascista che tutti i pomeriggi va a far visita a una ragazza Milton organizza l'agguato, disarma l'ufficiale e lo rassicura sulle proprie intenzioni. Questi però, spaventato, prova a scappare e Milton gli spara uccidendolo. Così tramonta l'ultima speranza di salvare Giorgio e scoprire la verità su Fulvia. I temi principali sono la fuga , la caccia all’uomo , l' amore-verità. La ricerca del protagonista è un cammino disperato per afferrare qualcosa che è già accaduto; una ricerca che però è destinata ad approdare al nulla. La letteratura memorialista La memoria , il ricordo e l' etica del ricordo sono momenti fondamentali della letteratura memorialista. Tutti consentono di ricordare, di vivere un tempo che scorre e che percorre la vita. Carlo Levi (Torino 1902) Nasce da una famiglia ebraica (il suo essere ebreo non gli costerà molto, non verrà deportato o arrestato), laureato in medicina, ma si dedica fin da giovane alla pittura: nelle sue opere elaborò un forte linguaggio espressionista. Accanto alla sua passione per la pittura si sviluppò anche un' opposizione politica per il fascismo , che gli costò l' esilio in Basilicata. Si trattò di un momento di riflessione e di presa d’atto di una certa realtà. Gli consentì, infatti, di innamorarsi del mondo contadino al punto di raccontarlo attraverso un libro fra i più importanti del '900: " Cristo si è fermato a Eboli ". Narra dell'esperienza dell'autore nel periodo che trascorse come confinato in Lucania. Il titolo si riferisce a un detto locale che significa che ogni sorta di civiltà e umanità si fermarono all'ingresso della regione di Eboli. Eboli è l'ultimo paese del Salento, poi comincia la Lucania, dove invece sembra non esserci più niente. L'arrivo dell'autore a Galliano (Aliano) rappresenta l'incontro tra il mondo contadino arretrato, legato ancora profondamente alle tradizioni popolari e succube della borghesia, poiché privo di ogni strumento di ribellione o riscatto, con un giovane intellettuale. Gli abitanti piano piano imparano a fidarsi di lui in quanto egli, essendo medico, inizia ad aiutare la popolazione, al contrario dei medici stregoni a cui prima si affidavano. Quello che fa l'autore all'interno del romanzo è descrivere le figure più emblematiche che incontra. Secondo l'autore, per i contadini lo Stato è ciò che di più lontano e maligno esista, in quanto non si schiera mai dalla parte degli ultim i e quasi si dimentica della loro esistenza. Tuttavia i contadini non vengono nemmeno capiti , poiché possiedono un linguaggio loro, e la loro unica difesa contro di esso è la rassegnazione ai fatti. Levi fa trasparire tutto il suo disgusto nei confronti della borghesia, poiché, per lui, è la prima causa di degrado del paese. E' un libro di denuncia a chi continuava a mantenere quel mondo a tale livello di povertà. Denuncia il mondo di Roma , un mondo borghese e di istituzioni , il quale abbandona tutti i mondi lontani. L'autore si affida quindi alla scrittura per fare giustizia.

Primo Levi (Torino, 1919) Di famiglia ebrea, è laureato in chimica (è uno scienziato, i tedeschi avevano bisogno di scienziati). Giovinezza segnata dalla morte del padre e dall'avanzare del razzismo. Diventerà partigiano per poi essere arrestato e alla fine deportato prima in un campo vicino a Modena e poi in un campo satellite di Auschwitz. Fu tra i pochi sopravvissuti e il suo ritorno in patria fu molto lungo: questo suo viaggio di quasi 6 mesi in Europa fu necessario per riprendere familiarità con il genere umano. Il suo reinserimento nella vita civile fu molto problematico e sentì il bisogno di raccontare la sua tragica esperienza sotto forma scritta. Muore suicida, per due motivi: il periodo del negazionismo , in cui veniva messa in discussione l'esistenza della Shoah e il ricordo terribile dell'esperienza nei lager , in cui è sopravvissuto al posto di altri. Egli prova una sorta di senso di colpa. Con Primo Levi prende il via la letteratura memorialista , in quanto la storia degli uomini non dovrà dimenticare la degradazione della persona , che ha rappresentato la persecuzione dei nazisti sul popolo ebreo. All'autore non interessa l'espressione artistica, ma il suo obiettivo è quello di riacquistare fiducia negli uomini. Essendo scienziato, ha bisogno di credere nell'uomo e nella sua razionalità, e proprio per questo non riesce a spiegarsi gli avvenimenti della Shoah. L'unico obiettivo di Levi, infatti, è rispondere alla domanda " Come è stato possibile? " Primo Levi non offre solo una sua testimonianza , ma anche una profonda riflessione morale che fa emergere l'orrore e la pietà per la distruzione della personalità delle vittime. E' per questo motivo che la sua letteratura è definita anche letteratura di resistenza umana , non politica o ideologica. " Se questo è un uomo " è uno dei capolavori del '900, è l'opera sulla Shoah più tradotta. Le opere che narrano la Shoah si possono suddividere in 3 categorie: narrative , saggistiche e diaristiche. "Se questo è un uomo" le raccoglie tutte queste tre. Narra l'esperienza dell'autore durante la sua deportazione, prima della liberazione da parte dei sovietici. Il racconto si svolge come un diario in cui si alternano tempo presente , e il passato remoto , sempre alla ricerca di una possibile spiegazione a ciò che è successo. L'autore non si abbandona mai al rancore o all'emozione verso i suoi aguzzini: lascia che i fatti parlino da soli all'interno della sua testimonianza. L'unico momento in cui esprime il suo odio e la sua rabbia è nella poesia di apertura , nella quale Levi chiede imperativamente di non dimenticare. Nella poesia di apertura de " La tregua ", l'urlo imperativo dell'ufficiale nazista "Alzatevi!", diventa un simbolo di speranza " Alzatevi e svegliatevi! " " I sommersi e i salvati ", ultimo fondamentale libro di Levi, raccoglie 8 saggi. Nel terzo, "La vergogna" si capisce l'incapacità dell'autore di superare il fatto che possa essere stato salvato al posto di un altro. Non riesce a capacitarsi di essere sopravvissuto , l’idea di essere vivo al posto di un altro lo tormenterà, l’idea di una svista lo porterà al suicidio. Si vergogna di essere in vita, salvo. Arriva a considerarsi assassino. Giorgio Bassani (Bologna, 1916) Di famiglia benestante israelita, contrario al fascismo. Per questo partecipa alla Resistenza, sia a Bologna che a Roma, dove si trasferisce e si laurea in lettere.

  • La prima parte viene definita " gemito della parola ": si costruiscono i prodromi della guerra. Franco narra in prima persona.
  • Nella seconda parte la parola si ferma, " silenzio della parola "; Franco non parla più, i fatti vengono narrati in terza persona.
  • Nella terza parte , " svelamento della parola ", la parola torna ad essere svelata, perché l'uomo, finita la guerra , è disposto ad ascoltarla e torna la narrazione di Franco in prima persona. Il Neorealismo di impronta Toscana Vasco Pratolini (Firenze, 1913) Nasce in una modesta famiglia operaia. Costretto in gioventù a praticare i più umili e vari mestieri, alimentando allo stesso tempo la passione per la letteratura come autodidatta. Frequentò gli ambienti più progressisti della sua città. Vittorini lo introdusse nelle realtà antifasciste, favorendogli un avvicinamento alle posizioni comuniste. Strinse rapporti con gli Ermetici e partecipò alla lotta partigiana. Sempre impegnato nel ruolo di scrittore fedele alla sinistra, rimase comunque deluso dalla crisi mondiale e dal marxismo. Uno dei massimi rappresentanti del Neorealismo , in quanto in ogni sua opera esprime tutte le caratteristiche tipiche , come le sue radici popolari e il suo coinvolgimento con le lotte e le tradizioni del movimento operaio. " Cronaca familiare " non è un'opera di fantasia. E' un colloquio tra l'autore e il fratello morto. E' un'opera di grande intimità , sofferenza e dal drammatico finale, dedicata appunto al difficile rapporto con il fratello perduto , che vede appunto protagonista la sofferenza dell'autore nei confronti del fratello che aveva accusato di essere la causa della morte della madre. I due fratelli vengono così separati e mentre Vasco resta nella casa di famiglia , Dante viene adottato dal maggiordomo di un ricco barone inglese che era venuto a trascorrere la sua vecchiaia a Firenze. I due fratelli vivono così due esperienze agli antipodi. Quando il barone morirà, Dante verrà strappato alla realtà di agia a cui era stato abituato e questo farà si che i due fratelli si riavvicinino di nuovo. La malattia di Dante tuttavia non permetterà una vera e propria riunione dei due, lasciando in Vasco il dolore della perdita del fratello appena ritrovato e del senso di colpa per averlo sempre accusato della morte della madre. " Un giorno mi chiedesti la marmellata di arancio. Forse mai come in quelle ore odiai i tedeschi e sentii l'orrore della guerra " Questo racconto rappresenta un vero e proprio esame di coscienza dell'autore. Il suo realismo infatti, è il più puro, dettato dal suo desiderio di espiare le proprie colpe. Marco Tobino (Viareggio 1910) Famoso medico psichiatra presso l'ospedale di Lucca. Grande passione per la letteratura dal marcato tratto autobiografico. Uomo sempre al servizio degli altri, il quale ha avuto particolarmente a cuore i disagiati mentali. Sempre attento ai bisogni delle persone e comprensivo per il dolore altrui, ha spesso introdotto nelle sue opere letterarie le sue esperienze di psichiatria. Il periodo in cui scrive e lavora è quello più tumultuoso per quanto riguarda i manicomi, i quali, grazie alla legge Basaglia , verranno svuotati riconoscendo la malattia mentale come una patologia, che può essere curata. " Per le antiche scale " contiene una serie di racconti che hanno come filo conduttore la follia e il suo mistero. Nella schizofrenia , la forma più frequente di pazzia, l'essere umano si scinde in due, possiede due voci.

Il lavoro dello psichiatra manicomiale è volto a misurarsi con deliri e allucinazioni, urla e comportamenti violenti o irrazionali. Vi è però una novità, in quanto per la prima volta vi è la possibilità che i malati di mente possano essere compresi e forse anche guariti, ma in ogni caso aiutati. E' proprio per questo che si inizia a cercare una via di comunicazione coi malati. Ogni schizofrenico è un essere umano. Quasi tutti i racconti sono ambientati nell'epoca dei grandi rinnovamenti, della scoperta degli psicofarmaci e della liberazione dei malati. Il dottor Anselmo , alter ego di Tobino , è narratore e personaggio di tutti i racconti. Egli non sa se valutare positivamente o negativamente tutte queste novità. Ma di una cosa sola è certo: vuole aiutare queste persone a ritrovare la dignità perduta. Il dottor Anselmo apprende da un'infermiera che Lucia Pedretto , una paziente schizofrenica ricoverata da trent'anni nel manicomio, già professoressa di matematica, alla vista di un pianoforte si è messa alla tastiera suonando sorprendentemente bene. Anselmo chiede alla paziente di suonare nuovamente per lui, ma ne riceve un rifiuto espresso con parole prive di senso e con un particolare timbro della voce. E' proprio il timbro a far riflettere lo psichiatra: cos'è quella voce che mi sembra di udire, timbro segreto dentro le parole? Sono loro che non riescono ad esprimersi, o siamo noi che non sappiamo ascoltare? Lucia era malata da 26 anni. Era una giovane bella e intelligente, insegnante di matematica , una persona perfettamente inserita nella società. Eppure, scoppiò improvvisamente il corto circuito mentale ed impazzì. Lucia voleva suonare, non fare l'insegnante di matematica. " In certi momenti mi illudo di sfiorare la verità. Basterebbe ancora un poco. Poi di nuovo buio, e ancora buio. " Il testo vuole scardinare i pregiudizi. Carlo Cassola (Roma, 1917) Nasce a Roma, ma è considerato un autore della tradizione toscana per aver vissuto sul Volterrano , dove prende parte alla Resistenza. I 3 momenti nella sua vita:

- Momento elegiaco : momento della sua prematurità in cui racconta con il tratto del poeta più che del prosatore, i paesaggi toscani, i rapporti più semplici delle persone più semplici. Scrive con l' anima. - Momento sociale : fase in cui diventa un vero neorealista , racconta delle battaglie storiche e sociali. Modo di scrivere neorealista. - Momento intimista : recupero della scrittura come valorizzazione intima. Cassola è convinto che la narrazione, la scrittura, il racconto debba riguardare ogni singola esistenza , anche la più umile, perché ogni esistenza ha una sua dignità, una fierezza per essere raccontata. Lo scrittore ha quindi il compito di raccontare tutte le vite , ma deve avere l'attenzione di farlo provando a spogliarsi di ogni possibile contaminazione , neutra dal giudizio dello scrittore. " Il taglio del bosco " descrive la vita quotidiana, nella sua semplicità, la solitudine dell'individuo e la sofferenza del vivere, la solidarietà umana come unico conforto. Il protagonista Guglielmo è rimasto vedovo (componente autobiografica perché Cassola ha perso la moglie nel 1959). Guglielmo insieme a dei colleghi si compra un lotto di terra per tagliare gli alberi e farli diventare carbone per il riscaldamento. Guglielmo ha 2 figlie che lascia alla sorella, e con gli amici boscaioli partono per l'avventura che doveva durare alcuni mesi. Cerca di recuperare la vita attraverso un incontro con la natura.

" Il mondo è una prigione " è il suo libro più significativo, tradotto in tutto il mondo: fu un grande successo editoriale. E' un libro molto intimo , personale. Esprime la voglia dell'autore di raccontarsi, durante un momento molto significativo della sua esistenza. Petroni viene arrestato perché accusato di attività anti-regime e il periodo di prigionia dura 33 giorni, in piena guerra, 1944. Petroni descrive la sua prigionia , ma soprattutto i propri sentimenti nel momento in cui viene liberato dagli Alleati. Non si sente bene psicologicamente. " Sono uscito da una prigione, per entrare in un'altra prigione; mi rendo conto che al mondo manca l'amore, le relazioni tra le persone sono finite. " Anche la realtà può diventare una prigione, se la mancanza di empatia verso gli altri e l' indifferenza ci costringono a chiuderci in una solitudine esistenziale. Viene raccontata la storia della sua anima ferita , in cerca di comprensione. Egli vuole far conoscere alle future generazioni il dolore patito in seguito alla violazione dei principi umani e negazione di umanità e giustizia. Il mondo sarà meno prigione se l'uomo riuscirà a percorrere la strada verso la fratellanza e la giustizia, frantumate dall'esperienza bellica. " Ora sono nuovamente tra gli uomini. Quest'ultimo pensiero mi riempiva d'angoscia, come se far nuovamente parte della vita libera fosse un peso maggiore che esserne tagliato fuori inesorabilmente ." A differenza di Primo Levi, che non riuscirà più a riprendersi, Petroni trova un senso alla vita, attraverso una soluzione morale (Gran Lombardo), attraverso verità universali che ricercò dentro il suo cuore. Eduardo de Filippo (Napoli, 1900 - Roma 1984) Figlio d'arte, debutta fin da piccolo in alcune sceneggiature del padre. Viene mandato in collegio, ma dopo due anni interrompe gli studi per continuare la sua istruzione sotto la guida del padre, che lo introduce nella cultura teatrale. Poco dopo fonda insieme ai fratelli una compagnia di teatro chiamata "Teatro umoristico i De Filippo", che successivamente scioglie, fondando la "Compagnia di Eduardo", con la quale mise in scena dei capolavori che divennero anche pellicole cinematografiche, tradotte e recitate ovunque. Sfiorò il Nobel negli anni '60. Vita privata fu segnata da molti lutti (morte della filia, della moglie, l’addio alle scene e morte della sorella). Fu un autore, un attore teatrale e un regista teatrale. Ha diviso le sua produzione teatrale in due parti :

  • La cantata dei giorni pari : dal 1920 al 1942, con commedie dei giorni felici
  • La cantata dei giorni dispari : dal 1945 al 1973, con commedie dei giorni più tristi (periodo della guerra e del dopoguerra) Tutte le sue opere possono essere divise in tre grandi aree tematiche :
  • L' approccio sociologico : relazioni, rapporti interpersonali tra amici e famigliari (d'ispirazione più Neorealista)
  • La curiosità per il trascendente : la superstizione, l'irrazionale
  • La ricerca della giustizia terrena : soffre dell'ingiustizia di essere nato illegittimo (il padre non l'ha riconosciuto) La personalità dell'autore è cresciuta insieme alla sue opere, passando da un modello iniziale strettamente patriarcale ad uno più equilibrato, dove la figura femminile è riuscita a conquistare sempre maggiore importanza. E' un autore attento alle relazioni.

I suoi copioni infatti analizzano sempre i rapporti tra le persone in generale, ma anche quelli familiari. Il centro delle opere dell'autore sono appunti i rapporti tra coniugi , dove vengono evidenziati sentimenti di insoddisfazione e malcontento, di egoismo, tradimento e di mancanza di rispetto, i quali porteranno in primis alla disfatta della coppia e poi al divorzio. Un'attenzione particolare viene anche rivolta alla relazione che intercorre fra genitori e figli e tra fratelli e parenti in generale. " Natale in casa Cupiello " era originariamente una commedia ad atto unico, ma è stata successivamente ampliata in due distinte fasi. A casa Cupiello siamo nel pieno dei preparativi per il Natale. Luca, il padre di famiglia, è alle prese con la costruzione del suo presepio (=archetipo della vecchia famiglia ). Irrompe a casa la figlia primogenita Ninuccia , decisissima, essendosi innamorata di un altro uomo, a lasciare il marito Nicolino , sposato in un matrimonio d'interesse. La famiglia Cupiello è povera, e per un futuro più roseo convincono Ninuccia a sposarsi con quest'uomo d'affari molto ricco. Ninuccia racconta tutto alla madre. Dopo aver ascoltato la figlia, Concetta sviene. Fortunatamente si riprende, ma perde nel trambusto la lettera scritta dalla figlia al marito, nella quale la ragazza confessava il suo tradimento e l'intenzione di fuggire con l'amante. La lettera viene raccolta da Luca che, non immaginando per nulla il contenuto della missiva, la consegna proprio a Nicolino. Nel secondo atto: Concetta è riuscita a far riappacificare di nuovo la figlia con il marito dopo che questi ha letto la lettera della moglie: tutto sembra andare per il meglio. Mentre Concetta prepara la cena della vigilia di Natale, Tommasino torna a casa accompagnato da un amico, Vittorio : l' amante di Ninuccia e la situazione si complica quando, a causa dell'insistenza dell'inconsapevole Luca, Vittorio viene convinto a rimanere a cena. Ninuccia e Nicolino arrivano a casa Cupiello e Vittorio approfitta di un momento di apparente privacy per stringere tra le braccia l'amante. La scena non sfugge a Nicolino che invita l'amante della moglie a uscire subito per regolare la questione. Sono passati tre giorni da quella tragica Vigilia di Natale e il terzo atto inizia con il protagonista a letto a causa di un tremendo ictus prodotto dalle emozioni e dal dolore per la tragedia che si è consumata e di cui è venuto all'improvviso a conoscenza. Il medico fa chiaramente capire che si tratta di un caso disperato; Luca riesce solo a manifestare il desiderio di far riappacificare la figlia con il genero. Ma anche questa sua ultima iniziativa naufraga in un'amara ironia perché, non essendo in grado di riconoscere le persone, fa riabbracciare la figlia con l'amante giusto nel momento in cui arriva a casa il genero. La commedia termina con Luca che chiede al figlio, per l'ennesima volta, se gli piace il presepe. Questa volta Tommasino non risponde di no. Luca, il pater familias, è una figura molto contraddittoria , è un padre rassegnato , che si rende conto dello sfilacciamento della sua famiglia, del malcontento della moglie, della disperazione della figlia. Il padre non partecipa alla conflittualità, vuole stare separato dalla famiglia e si isola in un suo mondo, che è il presepio, dove trova un rifugio alla realtà quotidiana. Rappresenta l'archetipo della vecchia famiglia, quella patriarcale. L' opera è ambientata interamente in casa , come a voler sottolineare che l'ambiente chiuso domestico può rivelarsi tutt'altro che protettivo , e infatti ospiterà la forza distruttrice degli eventi che seguiranno. Le difficoltà relazionali tra i componenti sono introdotte dal difficile rapporto tra Luca e la moglie, che lo deride e compatisce. Il Natale , in casa Cupiello, non è visto come una festa che unisce la famiglia, ma al contrario,

Ennio Flaiano (Pescara 1910 - 1970) E' stato sceneggiatore, ma come scrittore ha scritto poco, una sola opera. Vita contaminata dall'esperienza militare nel corno d'Africa. Il fatto narrato ne " Il tempo di uccidere " vuole allontanarsi dal segmento memorialista, è privatissimo e ha a che fare con la coscienza personale. In Eritrea un sott'ufficiale deve andare a farsi curare un dente, durante il viaggio incontra una ragazza indigena , i due si innamorano e trascorrono una notte d'amore. Il giorno dopo, il sott'ufficiale, vede un'ombra nel bosco, e spara. Il proiettile rimbalza su un sasso e colpisce la ragazza. Inizia la sua battaglia. Egli ha tre possibilità: portare la ragazza all' ospedale più vicino e curarla, lasciarla lì, o ucciderla. La prima opzione è quella più giusta , ma il protagonista non vuole aver problemi: non avrebbe dovuto passare del tempo con lei (= il nemico). La seconda ipotesi è una scorciatoia , mentre la terza è la versione di comodo , anche se non etica e umana. Sceglie l'ipotesi peggiore, la più inadeguata al quadro negativo in cui si trova il protagonista. I temi principali sono:

  • Ineluttabilità del destino : destino che si fa autore-attore della vita umana. Più che dalla vita, il protagonista è agito da uno sconosciuto sé stesso. L'uomo tende al male fino ad arrivare a non riconoscersi più e a perdere la propria identità. L'uomo è dunque vittima di sé stesso.
  • Preterintenzionalità delle azioni umane : i nostri atti possono andare oltre l'intenzione (lui non voleva ucciderla)
  • Dimensione psicanalitica : siamo autori di atti e fatti guidati in parte dall'inconscio Il protagonista cercherà di uscirne attraverso dei ricordi falsi , non è contento di quello che ha fatto, anche se sente di essere stato costretto, cercherà di recuperare il senso della propria esistenza. Nessuno saprà quello che è successo, tornerà in Italia, finita la guerra, ma pagherà un dazio con la sua coscienza. Si tratta di un testo che pur essendo ispirato all'esperienza dell'autore nella guerra d'Etiopia, prende le distanze dalla letteratura neorealista e dalla conseguente caratteristica memorialistica. Infatti, il fatto narrato è privato ed ha a che fare con la coscienza personale. Le vicende inoltre sono narrate in prima persona. Leonardo Sciascia (Agrigento 1921 - Palermo 1989) Fu un insegnante, un politico (sindaco di Pa), e un letterato. Il suo obiettivo era recupero della giustizia , il senso della dignità umana calpestata in Sicilia a causa della mafia. Ci possono essere tre chiavi di lettura/ momenti di ispirazione per analizzare Sciascia:
  • Verve della narrazione ( approfondimento sociale ): capacità di narrare le cose, grande creatività
  • Saggista : era un uomo molto ascoltato per il suo pensiero. Il suo scopo era inseguire la democrazia, la giustizia e sradicare la mafia
  • Verve di denuncia : smascherare e denunciare la mafia, nella collisione con il potere politico. Denuncia i momenti in cui il potere politico incontra la mafia. Utilizza la tecnica del giallo poliziesco per essere più convincente. " Una storia semplice " non è una storia semplice, è una storia di complicazioni. In un paese immaginario della Sicilia, un vecchio diplomatico , Roccella, torna a casa, dopo tanti anni di assenza, e la trova un po' cambiata. Telefona al commissariato per avere spiegazioni dei cambiamenti. Il commissario va a casa di questo signore e lo trova morto.

Apparentemente sembra che l'anziano signore si sia suicidato. Il poliziotto incaricato dell'indagine pensa che in realtà si tratti di un omicidio, in quanto vicino al cadavere viene ritrovato un biglietto con scritto "Ho trovato...". Aiutato dal professor Franzò, amico della vittima, si scopre che nella casa è presente un quadro sparito ancora molti anni prima. Parallelamente, l'attenzione si sposta in una stazione ferroviaria vengono scoperti tre cadaveri, che sembrano ricollegarsi con la morte del diplomatico. L’ assassino viene poi scoperto a causa di un suo involontario errore. E' importante come in quest'opera non venga mai pronunciata la parola mafia , ma il lettore non ha dubbi nell'avvertirne la presenza. La vicenda si sviluppa in poche pagine con un ritmo narrativo che cresce e non da respiro. La conclusione è sorprendente ma tutto sommato anche prevedibile , perché fotografa esattamente la realtà che Sciascia vuole denunciare. La letteratura femminile Nella seconda metà del '900 , la società italiana subisce profondi cambiamenti: ci fu un grande sviluppo dei paesi occidentali nel dopoguerra, legato alla produzione di beni e servizi destinati a settori sempre più vasti. Vengono prodotti oggetti a basso costo dalle industrie, acquistabili anche dalle famiglie operaie. Vi è una scolarizzazione di massa. Nasce la televisione , e i nuovi mezzi di comunicazione migliorano lo stile di vita. Vi è anche un grande cambiamento all'interno della famiglia : si passa dal precedente modello patriarcale, maschilista e allargato a quello più ristretto ed equilibrato, il quale ha gradualmente originato il processo di emancipazione delle donne. Inoltre due fatti legislativi hanno concorso nell'affermazione della donna:

  • Il rinnovamento del diritto di famiglia
  • Parità della retribuzione del lavoro La letteratura femminile ricalca gli schemi del Neorealismo maschile: anche le donne sono legate alla memoria , critiche , ma aggiungono alle loro opere temi legati al mondo femminile. Renata Viganò (Bologna 1900 - 1976) Fu una scrittrice partigiana. Rinunciò agli studi di medicina per motivi economici, ma diventò infermiera. Soccorse i compagni partigiani. " L'Agnese va a morire " racconta la scelta di Agnese di diventare partigiana. Il marito viene arrestato e ucciso e lei ne prende il posto, sentendosi in dovere di continuare il suo lavoro (ruolo utile per la trasmissione dei dati, e dei documenti) a favore dei compagni partigiani. Con lei viveva un gattino , tutto ciò che le restava del marito. Un giorno due soldati tedeschi ubriachi entrano in casa e lo uccidono. Con questo episodio Agnese sviluppa ancora di più la voglia di ribellarsi e vendica il gatto , uccidendo uno dei due tedeschi. Descrive il proprio mondo, che è più povero: i ricchi guadagnano nella guerra, i poveri ci lasciano la pelle. E non ci si azzarda a dir niente per paura di sbagliare, per paura di morire. Valeva la pena farsi ammazzare perché i valori della guerra venissero sostituiti da valori nuovi e migliori. Agnese fu una partigiana modello. A fine guerra si imbatté in una truppa di nazisti, dove incontrò l' altro ufficiale tedesco che la riconobbe e la uccise. Natalia Ginzburg (Palermo 1916 - Roma 1991) Nasce da una famiglia ebrea (di cognome Levi ).