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Storia del Pensiero Pedagogico: Dall'Antica Grecia al XX Secolo - Prof. Baldacci, Appunti di Storia Della Pedagogia

appunti delle lezione con il prof. Massimo Baldacci dell'anno accademico 2022/2023

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 19/10/2023

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STORIA DELLA PEDAGOGIA
Educazione è un fenomeno sociale cioè qualcosa che accade nella società e che accade
continuamente ogni giorno, quindi è uno dei processi fondamentali della società.
Per capire approssimativamente in che cosa consiste possiamo osservare questo in ogni generazione
adulta, si preoccupa di trasmettere i valori che ha elaborato
educazione = processo di trasmissione culturale
In questo modo l’educazione assicura la continuità della cultura all'interno della società ovvero garantisce
il progetto come effetto dente d'arresto la ruota della cultura gira sempre in avanti e non indietro, gira
in indietro si si perdesse la memoria delle conoscenze accumulate, si azzererebbe. Grazie all’educazione
non avviene.
L’educazione assicura la continuità e quindi anche la sopravvivenza dell’organismo e della comunità
sociale. questa trasmissione avviene ed è avvenuta in modi diversi: formale oinformale.
informale quella che viene compiuta nella vita quotidiana senza che se ne abbia una spiccata
consapevolezza.
formale sono legati a spazi e istituzioni educative nell’ambito delle quali la consapevolezza e quindi
l'intenzionalità educativa acquisto un grado maggiore (scuola)
La pedagogia è il momento in cui riflettiamo su questo momento sociale
La storia della pedagogia→ storia = ricostruire il passato ma anche di attribuire significati agli eventi del
passato cioè di comprendere il senso che hanno avuto e che continuano ad avere oggi per noi.
Quindi la storia della pedagogia è la ricostruzione storica da un lato delle pratiche educative del passato
per comprendere il significato, dall’altro è storia del pensiero del passato delle idee educative, per farci
capire qual era per loro il significato dell’educazione.
La storia della pedagogia ci permette di accedere ad una consapevolezza critica dell’educazione, ci
rende consapevoli che nel tempo l’educazione è stata organizzata attraverso una serie di sistemi
differenti.
Contesti sociali: civiltà, società e formazione sociali
Paradigmi storiografici la comprensione del significato degli eventi storici è il problema fondamentale
perché si può avere un modo diverso di intendere gli eventi a seconda del punto di vista che si adopera.
la storia della pedagogia non fa eccezione esistono storie diverse, nell’introduzione se ne ricordano
alcune significative, la ricerca del significato degli eventi consiste nel cercare nuove angolazione che ci
permettono di raffinare sempre di più le nostre conoscenze
La storiografia è la teoria della ricostruzione storica cioè come si fa e ricostruisce la storia. Ci sono
paradigmi differenti.
STORIA DEL PENSIERO PEDAGOGICO PERCHÉ? La pedagogia come disciplina ha una
costituzione piuttosto recente, ha lungo ha coinciso con un ambito della filosofia quando nasce una
riflessione formale dell'educazione nel 4 secolo a.c. Platone non parla di pedagogia, la sua è una
riflessione filosofica sul problema dell’educazione, collocato all’interno della riflessione sul problema
politico. Proprio qua prende forma la sua riflessione sull’educazione. Solo con il 18 secolo che si
differenzia come disciplina specifica, allora comincia ad essere affidato ai detentori anche il suo
insegnamento.
Uno dei massimi filosofi Kant che tiene due volte il corso di pedagogia, il secondo trascritto da teodor
pubblicato con il titolo di pedagogia 1801.
Pochi anni dopo Herbart pubblica un volume intitolato pedagogia generale, Kant aveva sostenuto che la
pedagogia deve essere autonoma come disciplina, Herbart cerca di compiere questa operazione.
In quell’epoca la scienza era un sapere sistematico impostato in termini concettuali.
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STORIA DELLA PEDAGOGIA

Educazione è un fenomeno sociale cioè qualcosa che accade nella società e che accade continuamente ogni giorno, quindi è uno dei processi fondamentali della società. Per capire approssimativamente in che cosa consiste possiamo osservare questo in ogni generazione adulta, si preoccupa di trasmettere i valori che ha elaborato educazione = processo di trasmissione culturale In questo modo l’educazione assicura la continuità della cultura all'interno della società ovvero garantisce il progetto come effetto dente d'arresto → la ruota della cultura gira sempre in avanti e non indietro, gira in indietro si si perdesse la memoria delle conoscenze accumulate, si azzererebbe. Grazie all’educazione non avviene. L’educazione assicura la continuità e quindi anche la sopravvivenza dell’organismo e della comunità sociale. questa trasmissione avviene ed è avvenuta in modi diversi: formale o informale. informale → quella che viene compiuta nella vita quotidiana senza che se ne abbia una spiccata consapevolezza. formale → sono legati a spazi e istituzioni educative nell’ambito delle quali la consapevolezza e quindi l'intenzionalità educativa acquisto un grado maggiore (scuola) La pedagogia è il momento in cui riflettiamo su questo momento sociale La storia della pedagogia→ storia = ricostruire il passato ma anche di attribuire significati agli eventi del passato cioè di comprendere il senso che hanno avuto e che continuano ad avere oggi per noi. Quindi la storia della pedagogia è la ricostruzione storica da un lato delle pratiche educative del passato per comprendere il significato, dall’altro è storia del pensiero del passato delle idee educative, per farci capire qual era per loro il significato dell’educazione. La storia della pedagogia ci permette di accedere ad una consapevolezza critica dell’educazione, ci rende consapevoli che nel tempo l’educazione è stata organizzata attraverso una serie di sistemi differenti. Contesti sociali: civiltà, società e formazione sociali Paradigmi storiografici → la comprensione del significato degli eventi storici è il problema fondamentale perché si può avere un modo diverso di intendere gli eventi a seconda del punto di vista che si adopera. la storia della pedagogia non fa eccezione esistono storie diverse, nell’introduzione se ne ricordano alcune significative, la ricerca del significato degli eventi consiste nel cercare nuove angolazione che ci permettono di raffinare sempre di più le nostre conoscenze La storiografia è la teoria della ricostruzione storica cioè come si fa e ricostruisce la storia. Ci sono paradigmi differenti. STORIA DEL PENSIERO PEDAGOGICO PERCHÉ? → La pedagogia come disciplina ha una costituzione piuttosto recente, ha lungo ha coinciso con un ambito della filosofia quando nasce una riflessione formale dell'educazione nel 4 secolo a.c. Platone non parla di pedagogia, la sua è una riflessione filosofica sul problema dell’educazione, collocato all’interno della riflessione sul problema politico. Proprio qua prende forma la sua riflessione sull’educazione. Solo con il 18 secolo che si differenzia come disciplina specifica, allora comincia ad essere affidato ai detentori anche il suo insegnamento. Uno dei massimi filosofi → Kant che tiene due volte il corso di pedagogia, il secondo trascritto da teodor pubblicato con il titolo di pedagogia 1801. Pochi anni dopo Herbart pubblica un volume intitolato pedagogia generale, Kant aveva sostenuto che la pedagogia deve essere autonoma come disciplina, Herbart cerca di compiere questa operazione. In quell’epoca la scienza era un sapere sistematico impostato in termini concettuali.

L'uomo iniziò a pensare anche sull’educazione. Tuttavia ci permette di scegliere un altro criterio ovvero quello di ricostruire un itinerario pedagogico inteso come pensiero dell’educazione STORIA DEL PENSIERO PEDAGOGICO → ricostruire in linea generale il pensiero Importante è stata la riflessione filosofica che possiamo dare a partire da Platone. La storia del pensiero pedagogico va seguita anche da forme diverse come quelle letterarie → i poemi omerici, teatro attico, opere che contengono pensieri sull’educazione Pensiero è una categoria complessa che si articola su più livelli: il pensiero di senso comune e il pensiero filosofico Il pensiero di senso comune è formato da credenze assorbite meccanicamente dal proprio pensiero sociale → meccanicamente significa inconsapevolmente, in modo dogmatico, è dogmatico quando abbiamo un atteggiamento fideistico ovvero valido, in modo scontato, non solleviamo ne ci passa per la testa di sollevare dubbi su di essa. Si struttura nei primi 10 anni di vita, dove il bambino assimila le informazioni degli adulti senza metterli in dubbio, chiedono il perchè per capire meglio ma non dubitano la validità. Questa assimilazione è per lo più inconsapevole. Maria Montessori ha sostenuto che la mente del bambino è assorbente, simile ad una spugna che si beve meccanicamente del proprio ambiente senza uno sforzo consapevole e volontario. Le credenze di senso comune regolano la Una caratteristica è la sua economia cognitiva grazie alla quale possiamo agire. All’opposto del sel senso comune sta la filosofia → una riflessione consapevole, critica basata su concetti, non è semi consapevole ne dogmatica, mette in discussione le certezze Altri livelli uno sotto il senso comune, la forma di pensiero definita folcloristico → consiste nei pregiudizi popolari che hanno la loro origine in superstizioni fataliche. Anni 60 il folclore era ancora ben vivo. In senso più ampio il folclore lo dobbiamo intendere come il senso comune irrigidito cioè quello in cui il dogmatismo tende non soltanto a non metterlo in discussione ma a ribellarsi nel tentativo di metterlo in discussione, a difenderlo. Al di sopra del senso comune troviamo il buon senso → un atteggiamento che fa da perno sul senso comune ma è di tipo più pacato e riflessivo. Gli educatori di buon senso ragionano su cosa è giusto e cos'è sbagliato. Abbiamo 4 livelli del pensiero: folclore, senso comune, buon senso, e infine il pensiero pedagogico formale —> filosofia Far storia del pensiero pedagogico significa non limitarsi a questi livelli ma cercare di allargare lo sguardo anche ad altri livelli importanti perché le pratiche educative sono guidate dal senso comune che dominava in quel periodo storico. A che cosa serve il pensiero pedagogico formale? Il ppf può influenzare i modi comuni di pensare l’educazione modificando il senso comune. Due forme di modificazione diverse di senso comune: modificazione NEL senso comune o cambiamenti DEL senso comune Modificazione nel senso comune → è un cambiamento graduale e tendenzialmente continuista: variano singole credenze o se ne aggiungono di nuove senza alterare in modo significativo l’insieme, il modo di pensare complessivo. I cambiamenti del senso comune → è legato a una discontinuità a una modificazione del significato dell’insieme, che produce un mutamento del modo di pensare, una variazione della mentalità collettiva Secondo Kuhn il primo si dai nei periodo “normali” → quando predomina una sintesi culturale; e il secondo si dà nei periodi “rivoluzionari” → la sintesi culturale entra in crisi e viene sostituita da un’altra. Antonio Banfi nel 1931 scrisse un sommario di pedagogia, voleva essere una reazione al libro di Giovanni Gentile. Es. Romani sull’educazione

Nobili e aristocratici successivamente i mercanti arricchiti con il commercio. La nobiltà è terriera a loro si aggiungerà una borghesia commerciale. I greci consideravano i barbari schiavi per natura, ma Aristotele dirà che ci sono schiavi per natura perché non si sanno governare e hanno bisogno di qualcuno che li diriga. Oggi vediamo tutti i limiti di questa ideologia e la schiavitù in forma diverse la troviamo nella storia e anche oggi. L’educazione era contrassegnata da differenze diastratiche (sociali) tra cittadini liberi e schiavi. Per gli schiavi l’educazione tendeva a ridursi a un apprendimento del lavoro manuale. Esistevano differenze anche tra i cittadini di strati sociali superiori che godevano di un’educazione volta alla preparazione alla vita politica, mentre gli strati sociali inferiori si limitavano ai primi rudimenti alfabetici e a un apprendistato del mestiere da esercitare. Il termine è paideia → viene da paidos, ragazzo. La paideia non ha di mira il ragazzo ma è il processo con cui si deve fare un uomo, un cittadino. Riguarda soltanto la minoranza dei nobili, dei ricchi. Ancora oggi si indica nella paideia greca un modello educativo che può ispirare anche l’educazione dei nostri giorni. Gli schiavi ne erano esclusi. le donne e piccoli contadini, ne rimaneva solo una minoranza di origine nobiliare benestante, non più del 5 %. Questa disuguaglianza educativa tende a permanere, mostrandosi come una caratteristica che attraversa l’intera storia dell’educazione. Entra in gioco l’egemonia → volto a mantenere la supremazia dei dominanti attraverso una combinazione di forza e di persuasione, di coercizione e di consenso. ANTICA GRECIA La grecia si affaccia sul bacino meridionale e nell’VIII secolo a.C. inizia la ripresa della civiltà greca dopo la caduta dell’Ellade (antica grecia) nel periodo che gli storici chiamano Medioevo greco. Anche Roma nasce nell’VIII secolo, per questo sono due civiltà cose, procedono di pari passo e si incontrano fino a quando roma non conquisterà la grecia. La storia della grecia antica viene suddivisa in tre periodi: Arcaico → 800-500 a.C. Classico → 500-330 a.C Ellenistico → dal 330 a.C. L’ età arcaica è caratterizzata da un processo di cristallizzazione delle polis e nasce un'attività di colonizzazione portando la nascita di città greche. Questo periodo è segnato da aspre tensioni sociali → lotta per il possesso della terra, ingiustizie contro i contadini, tensioni per l’indebitamento dei piccoli agricoltori, che porta spesso alla caduta in schiavitù per insolvenza e alla concentrazione dell proprietà terriera. Esiste una nobiltà terriera con a capo un monarca che non è un sovrano assoluto ma un interpares ovvero che si deve confrontare con i nobili. I piccoli contadini devono contrarre debiti per poter condurre la loro attività e spesso cadono in schiavitù. Verso la metà del VII secolo comincia a destabilizzarsi il regime aristocratico perché, con l’attività commerciale, si era formato un nuovo ceto di arricchiti e di possidenti terrieri che metteva in discussione la supremazia dell’antica nobiltà di sangue. La pressione di questi nuovi ceti provocò la crisi dell’egemonia aristocratica e ha come esito la nascita dei regimi tirannici. La tirannia → passaggio verso forme di governo maggiormente partecipate. I tiranni favoriscono misure politiche a vantaggio dei ceti popolari. Sparta non conobbe l’esperienza della tirannia e perciò ebbe uno sviluppo peculiare.

L’esperienza delle tirannie trova un limite e si consuma nel fatto che i tiranni successivi assumono atteggiamenti repressivi e quindi vengono rovesciati e si instaurano le prime forme di democrazia. A questa evoluzione fa eccezione Sparta che mantiene un carattere oligarchico. Queste diverse forme politiche condizionavano gli sviluppi culturali delle città, ed erano gravide di implicazioni per la formazione dei cittadini. Con il V secolo entriamo nel periodo classico. La colonizzazione era conclusa e Atene è la città più potente. la sua rivale era Sparta. L’esercito di Atene era formato dagli opliti → artigiani e contadini della classe media; mentre i piccoli contadini fornivano le forze alla flotta. Il governo spettava all’Assemblea cittadina. In ogni caso la potenza economica di Atene favorì la sua democrazia rendendo possibile l’esenzione dalle imposte dirette e il pagamento di indennità per le cariche pubbliche. Atene però sfida l’impero persiano che il suo dominio era lungo le coste del mediterraneo, le colonie greche e dell’Asia minore. Vi furono delle ribellioni contro l’impero persiano appoggiate senza successo da Atene. Il Gran re di Persia, Dario I,decise una ritorsione militare. Proprio nella battaglia di Salamina, la civiltà greca prende consapevolezza di essere una città unitaria, condividendo la propria lingua e la religione. Le guerre persiane vedono atene e sparta unite, così si aprì un periodo denominato Pentecontaetia. Per fronteggiare i persiani fu creata la lega attica → riuniva un ampio gruppo di città greche, capeggiata da Atene. Però la lega si trasformò in un impero marittimo, soggiogando le città alleate e obbligandole a pagare i tributi destinati al tesoro della Lega. Tale tesoro alimentò il periodo d’oro di Atene nell'età di Pericle → caratterizzata dalla costruzione di edifici monumentali come il Partenone, dall sculture, dalla filosofia e dalle tragedie di Sofocle. Atene diventa una città tirannica e Sparta coalizza le città nemiche dando inizio alla guerra del Peloponneso, che vede Atene sconfitta. L’egemonia di Sparta fu di breve durata. La Grecia divenne preda del potente regno di Macedonia, cadendo sotto il sovrano Filippo II che le sconfisse. C’è chi vede in lui una forza agente contro i persiani e chi lo considera un tiranno che cancellerà l’indipendenza della grecia. Dopo Filippo sale al trono Alessandro Magno che guiderà una spedizione contro la persia riuscendo a conquistare l’impero arrivando fino all’india. Muore a 32 e non vi è un successore. I generali lottarono per spartire il suo impero → 3 parti Dal 5 secolo nasce anche la scuola (non è importante per lo meno fino all'età ellenistica) →. uno spazio formativo separato dal resto della società e deputato alla trasmissione di conoscenze particolari. Inizialmente, si tratta delle tecniche legate alla scrittura e alla lettura, e destinate alla formazione degli scribi. Successivamente si diffondono a gruppi sociali più ampi. Nell’antica grecia l’educazione prende forma nelle polis Le grandi forze educative sono le pratiche religiose (i rituali), la vita artistica (poesias, teatro, poemi) e attività ginniche-sportive di notevole importanza. Per religione si intende un insieme di credenze in entità soprannaturali o divinità, accompagnate da pratiche rituali volte a creare un rapporto tra l’uomo e queste potenze superiori, talvolta unite a una forma di distinzione tra il sacro e il profano. La religiosa greca è di tipo politeista → esistenza di molte divinità espresse attraverso personaggi caratterizzati da poteri focali: Ares → dio della guerra Atena → dea della sapienza Zeus → re degli dei, dei cieli e del folgore …

L’educazione femminile → aveva uno svolgimento diverso, le bambine restavano in casa fino al termine dell’adolescenza. Lo stato spartano desiderava donne sane e forti, capaci di procreare figli robusti. Anche per le femmine erano previsti esercizi ginnici. A sparta le donne godono di maggiore libertà di spostamento fuori dalle mura domestiche, ma erano escluse dalla vita politica e dal governo della città, come ad Atene. Il loro compito era quello di diventare spose e di procreare futuri cittadini guerrieri. ATENE → L’educazione aveva come scopo quello di formare il cittadino , vi era meno l’attenzione alla formazione militare. Fu soprattutto l’evoluzione della polis ateniese a generare la priorità per la formazione del cittadino, capace di partecipare in modo attivo alla vita politica.

  • Fino ai 7 anni il bambino rimane in famiglia, ma trascorso questo periodo non veniva tolto dalla sua casa. A partire dal VI -V secolo, il bambino cominciava a frequentare la scuola, dove, sotto la guida del grammatista/maestro → svolgeva la loro attività a titolo privato, dietro la retribuzione da parte del padre dello scolaro. L’istruzione elementare era alla portata anche di dei ceti meno ricchi. Oltre al grammatista, una figura tipica era il pedagogo → uno schiavo che accompagnava a scuola il bambino di famiglia ricca e svolgeva un ruolo educativo più incisivo del maestro. La vita scolastica era caratterizzata da una severa disciplina che ricorreva a punizioni corporali. Il bambino frequentava anche la palestra sotto la guida del maestro di ginnastica/pedotriba , e le lezioni di musica tenute dal citarista.
  • A 14 anni terminava la scuola.
  • A 18 anni iniziava un biennio di servizio militare obbligatorio al cui termine sarà considerato adulto. Il periodo che va dai 14 ai 18 è dedicato alla libera frequenza del ginnasio che ospita giovani agiati e aristocratici. E’ un luogo dedicato alla cultura fisica → corsa, lotta, lancio del giavellotto… Il ginnasio ospitava la musica, il canto, la danza, le rappresentazioni teatrali, lezioni e conferenze filosofiche. Era perciò un luogo di educazione integrale, frequentata anche da uomini adulti che si ritrovavano a parlare di politica.
  • Raggiunta l’età adulta, la formazione dell’uomo proseguiva attraverso la partecipazione alla vita civica. Un istituto tipico di questa formazione era il simposio → un banchetto riservato agli esponenti di una certa cerchia aristocratica, durante il quale si discuteva di questioni politiche e filosofiche. Per i figli di cittadini liberi ma non facoltosi, al massimo era accessibile la scuola del grammatista. Poi iniziava l’apprendimento di un mestiere artigianale, attraverso l’apprendistato in una bottega. Funzionava secondo la trasmissione dei segreti dell’arte di padre in figlio. L’ educazione femminile si svolgeva entro le mura domestiche con le altre donne della casa. Per le bambine non esistevano le scuole e i luoghi pubblici. L’educazione domestica era finalizzata alla preparazione del matrimonio e al ruolo di moglie. Erano chiamate alle feste cittadine.
  • a 7 anni tessevano il peplo da offrire ad Atena in occasione della sua festa;
  • a 10 anni preparavano le focacce destinate alla dea;
  • a 12 anni facevano le orse in ritiro di espiazione che simboleggiava il superamento della selvatichezza attribuita alla natura femminile;
  • a 15 anni partecipavano alla processione per le feste Panatenee.
  • una volta sposate la loro formazione era terminata, e il loro ruolo era quello di mogli e di madri a cui era confente lo spazio domestico. Riforma nel 510 → Riforma di Clistene → serie di modifiche apportate da Clistene alle istituzioni della polis di Atene. Questa riforma contribuì a un avvicinamento della politica ateniese alla democrazia, avvicinamento che venne poi consolidato da Pericle.

Età classica tra il V e i primi due terzi del IV secolo a.C. Un'altra istruzione formativa della polis di Atene è il teatro con la tragedia e la commedia. Il teatro ha una funzione di educazione politica della cittadinanza, consente una partecipazione di massa della cittadinanza. Può accogliere migliaia di spettatori e vi sono altri teatri minori nelle aree rurali. La tragedia celebra rappresentazioni di una storia di carattere doloroso e funesto attinta da un patrimonio mitologico. Tuttavia il tragediografo si avvale della storia per parlare dei problemi attuali della città di Atene. La rappresentazione delle tragedie è promossa e sovvenzionata dallo stato che in questo modo la pone sotto il proprio controllo. La tragedia infiamma gli animi, la rappresentazione è aperta a tutta la cittadinanza e si svolgono nelle feste religiose, sono gratuite. La tragedia viene codificata come la grande scuola morale etico politica. Uno dei principali tragediografi è Eschilo. 1^ forma di pedagogia del pensiero razionale sull’ educazione Il 462 a.C. è segnato da fenomeni generati dall’avvento della forma radicale della democrazia ateniese che consegue alla riforma di Efialte → toglie al consiglio di anziani aristocratici qualsiasi forma del governo di città. La vita politica è affidata dal binomio costituito dal Consiglio e dall'Assemblea cittadina. Questo cambiamento determina mutamenti per quanto riguarda i processi educativi. Ottenere il consenso divenne fondamentale per variare il governo. In altre parole se si tratta di una democrazia, tale democrazia è controllata dall'alto perché nell’assemblea riesce ad ottenere ciò che vuole solo chi è esperto nell’arte della parola, quindi, i ceti nobiliari e benestanti. Di fatto l’assemblea viene controllata da un ristretto numero di grandi famiglie benestanti. Tuttavia la capacità che diventa prioritaria non è quella militaresca ma quella retorica → capacità di saper costruire discorsi persuasivi. Diventa il nuovo scopo formativo. Tuttavia questa realtà politica della città di Atene richiama in lei alcuni filosofi particolari i sofisti → esperto. La filosofia è nata nel VI secolo nelle colonie greche, con la cosiddetta scuola di Mileto (città dell’Asia minore), prima culla del pensiero filosofico. Il capostipite è Talete→ figura di savio semi leggendaria. Talete indicava nell'acqua il principio stesso dell’universo. Ciò che conta è il salto culturale che veniva compiuto. I greci immaginavano fino a quel momento che erano aiutati dagli dei, mentre adesso Talete fa a meno dell’intervento di qualsiasi divinità indicando che il principio del mondo è un elemento fisico, naturale. Si passa dal mito al pensiero razionale. La mitologia non scompare, continua ad esercitare un ruolo fondamentale. Nasce il pensiero razionale → svolta importante perché costituisce l'anticamera per la nascita della pedagogia. Il pensiero filosofico si suddivide per il primo tratto in pensiero cosmologico che lascia il posto al pensiero antropologico. Il pensiero cosmologico è rappresentato dalla natura e inizia con i naturalisti della scuola di Mileto, mentre il pensiero antropologico vede l’uomo nella sua realtà terrena,per i greci è la realtà politica. L’uomo è un animale politico ovvero è l’essere che trova nella polis il suo ambiente naturale di vita, fatto per vivere con i propri simili. Il pensiero antropologico nasce verso la metà del V secolo con l’ingresso dei sofisti (sapienti) I sofisti non indagano i misteri della natura, ma sono pensatori che si occupano di retorica → arte del discorso, sono maestri di retorica che offrono dei corsi in cui si insegnerà l’arte del discorso persuasivo necessaria per primeggiare nell’ assemblea.

Nasce da lui la filosofia → essere amante della sapienza quindi il filosofo non è colui che possiede la verità e chi la cerca basandosi sul pensiero razionale. Pensiero razionale→ interiorizzazione del dialogo critico, è un processo di dialogo dell'individuo con se stesso. Questo processo è il risultato del dialogo che abbiamo fatto con altre persone significative che hanno messo in dubbio le nostre risposte. Le credenze che Socrate spinge a rimettere in discussione sono quelle della tradizione. Quindi il suo insegnamento porta a passare dall’autorità della tradizione alla libera ragione. Secondo Arendt quando l’essere umano spegne il dialogo con se stesso può diventare mostruoso perdendo le sue caratteristiche. Arendt intellettuale ebraica. Arendt afferma che il male nella sua banalità è mostruoso proprio nel fatto che eicma spegneva la voce nella propria coscienza, obbediva. Quindi Socrate fa una scoperta antropologica che fonda una nuova paideia → educazione = portare l’essere umano a … MI SONO PERSA Aristofane, il più grande commediografo greco, usò le sue opere teatrali per combattere battaglie politiche, culturali e pedagogiche. La commedia ha un carattere comico e satirico, parlava dell’attualità e metteva in scena direttamente i problemi presenti nella città. L’arma della commedia aristofanea consiste nel suscitare riso, mettendo in ridicolo certe idee o comportamenti (satira politica). Uno dei suoi principali bersagli fu Socrate, al quale dedicò una commedia, dove viene presentato come un sofista. Il Socrate aristofaneo vuole archiviare gli dei tradizionali per sostituirli con nuove divinità → le nuvole (simbolo dell’ambiguità) e insegna come far prevalere il discorso debole su quello forte. Con questa commedia Aristofane dà voce ai timori dei benpensanti per l’opera di educazione al pensiero critico svolta da Socrate. Da un lato lo accusa di empietà, di voler imporre nuove ambigue novità, dall’altro di corrompere la gioventù ateniese, facendole perdere il rispetto per l’autorità dei genitori. Questi argomenti diventarono oggetti di accusa nel processo della condanna a morte contro Socrate, ritenuto l’uomo più ingiusto di Atene. Il suo più importante discepolo è Platone , con lui nasce la pedagogia. In socrate c’è una prima nascita implicita, mentre con Platone nasce in piena trasparenza. E’ in Platone che viene formulato un'educazione diversa. Egli si pone il problema di come la filosofia possa fondare una città giusta. La città secondo Platone può essere governata solo chi ha la capacità → diventa intellettuale, solo chi è in grado di riconoscere il bene. Quindi gli ateniesi non sono stati in grado di discriminare il vero bene dal male della città e quindi occorre garantire che il governo della città vada in mano ad un élite illuminata capace di guidare la città verso il vero bene. Questo per Platone è realizzabile solo affidandolo ai filosofi, unici che possono guidare la città verso la realizzazione della giustizia. L’idea del bene è qualcosa di astratto, è qualcosa che si può vedere solo con l’occhio della mente, dell’intelletto. IDEA DEL TRIANGOLO → è un concetto che si deve comprendere con l’occhio della mente, qualcosa che trascende ciascuno di essere. Per concepire l’idea è necessario per Platone un lungo percorso formativo.

Il passaggio è spiegata dalla Repubblica attraverso il mito della caverna → costituisce in una sorta di metafora della condizione umana e dell’educazione intellettuale. In tale caverna è come se gli uomini potessero guardare solo la parete in fondo alla cavità, mentre dietro alle loro spalle c’è un fuoco che quando passano oggetti proietta le loro ombre su tale fondo. Così, essi credono che le ombre che vedono siano la realtà delle cose. l’educazione consiste allora nello spezzare le catene che ti attengono avvinti e in un mutamento di di orientamento del corpo che simboleggia un cambiamento mentale → l’uomo liberato si volge verso l'uscita della caverna e fuori di essa può contemplare le idee nella loro vera luce. Solo chi ha compiuto questa conversione dell’anima è capace di governare con saggezza, perchè le sue decisioni sono illuminate dall’idea del bene della città. Platone così ha tracciato un percorso utopico per la formazione della classe dirigente illuminata, basata su un'aristocrazia naturale delle capacità intellettuali. Platone è consapevole che nei risultati che otterranno i giovani peserà non solo l'educazione ma anche il rapporto con i genitori, influenzando i giovani, e tenderanno ad aspirare al governo cittadino anche chi non ha un'anima d’oro ma dall’influenza del genitore. Platone così si ispirò al modello spartano portandoli via alla nascita e sopprimendo la loro influenza. Se i risultati dipendono dai due fattori, anima e influenze sociali, se eliminiamo il secondo fattore allora i risultati dipenderà dalla sua anima e si potrà vedere quali sono i giovani che meritano di diventare filosofi della città. Platone quindi per garantire che diventano filosofi solo i giovani dotati delle capacità e della volontà istituisce questa misura che si ispira alla città di Sparta → allevamento comunitario dei bambini da parte dello stato. Tuttavia il suo disegno è irrealizzabile, ma resta qualcosa a cui ispirarsi alla lontana. Quello di Platone resta il grande processo dell’educazione pedagogica. Un altro filosofo fu Aristotele. E’ stato il primo filosofo ad aver tracciato un intero sistema del sapere; la sua brama di ricerca abbracciava tutti i campi dell’esperienza e della cultura. Ha distinto le scienze in teoriche, pratiche e poietiche. Per Aristotele l’uomo è un animale politico → un essere che trova il proprio ambiente naturale nella polis. La politica è la scienza che ha per oggetto il bene della città e della famiglia. Per Aristotele il bene più concreto e immanente alla vita sociale è la felicità → è il bene supremo perché è ricercata per sé stessa. Quindi la politica deve realizzare le condizioni di una vita felice nella polis. Pertanto, la città felice è prima di tutto una città virtuosa, popolata da cittadini virtuosi. Il modo per assicurare la virtù dei cittadini è l’educazione. Per Aristotele lo scopo dell’educazione è a virtù; egli distingue due tipi di virtù:

1. Etiche → riguardano il carattere e la parte dell’anima che è capace di obbedire alla ragione. 2. Dianoetiche → sono relative alla ragione e consistono nella saggezza e nella sapienza. Per diventare virtuosi si può passare dall’abitudine alla ragione, e la piena virtù esige entrambi. Occorre allora stabilire da dove iniziare per rendere virtuoso l’uomo se dalla formazione di abiti o dalla coltivazione della ragione. Per Aristotele in una prima fase della vita sono educabili soltanto le abitudini, la ragione diviene educabile solo in un secondo tempo. Occorre cominciare con l’educazione ad abitudini virtuose per poi passare con successo all’educazione alla virtù tramite la ragione. Ellenistico

Cultura educazione e pedagogia

I fenomeni culturali che caratterizzavano la Roma arcaica sono meno declinati in senso artistico e sportivo. La loro vita culturale era indirizzata prevalentemente alle pratiche religiose e alla preparazione militare. Perciò conviene iniziare dall’esperienza religiosa e dal ruolo che esercitava la famiglia, in particolare il padre, nell’educazione dei giovani, ma anche dal senso civico, dalla totale identificazione del romano con la propria città per capire la mentalità dell’uomo romano. Le caratteristiche della polis romana sono differenti da quella greca. La religione assume un compito fondamentale, anche i romani sono pagani e politeisti, ma non hanno niente a che fare con la mitologia greca. Nell’antica roma il pantheon è costituito da 3 divinitàGiove , Marte (dio della guerra) e Quirino (dio del sostentamento). Evidenziano tre funzioni: quella della sovranità, quella bellica e quella fruttuosa., del benessere della collettività. Queste divinità non raggiungono una rappresentazione antropomorfica come in grecia, qui sono libere e allo stesso tempo la religiosità romana tende ad essere più profonda e ingenua. Il sentimento che la pervadeva era quello della pietas → un senso di devozione profondo non solo verso gli dei ma anche verso la patria, i padri, le tradizioni e i costumi. Un senso del dovere verso le sue istituzioni. E’ il sentimento tipico dei romani. La pietas costituiva la virtù fondamentale del romano, tanto che Cicerone disse che se Roma avesse primeggiato sul mondo non sarebbe stato dovuto dalle armi ma dal sentimento di essa che faceva sì che la devozione del romano alla sua città fosse assoluta. Era quindi un riferimento fondamentale per la formazione dell’uomo romano. La religiosità romana aveva una presenza nella sfera privata della famiglia. I Lari e i Penati erano le divinità tutelari della casa e della famiglia; ad essi si aggiungevano gli antenati. I riti erano officiati dal pater familias accompagnato dalla sua sposa. Il culto degli antenati svolgeva una funzione formativa rilevante nelle famiglie aristocratiche. Nel romano l’esperienza artistica non raggiungerà la stessa importanza di quella greca, ritenevano indegna di un vero romano questo genere di occupazione, erano molto simili agli spartani, popolo di contadini. L’antico romano ha questa forte incarnazione della patria ma la vive come guerriero della patria. Determina anche una diversa funzione dell’educazione fisica. A Roma le gare erano più cruente, era essenzialmente allenamento militare, preparazione all’esercizio delle armi. La fonte di ispirazione per le gesta eroiche erano rappresentate dagli avi che venivano cantati come stimolo ed esortazione, il coraggio. I romani ebbero un culto del diritto che non si riscontra nella Grecia, ma perché per il romano il diritto era il fondamento dello stato. Furono emanate le 12 tavole che rappresentano le leggi della città e Roma sarebbe stata la sede della scienza come diritto. CONTINUA DA QUI 2 cosa da prendere in considerazione Rivoluzione culturale romana, passaggio al modo di produzione schiavita e contemporaneamente della progressiva ellenizzazione della civiltà romana. I romani nel 2 secolo conquistarono la Grecia, ma con questa conquista se Roma impone il dominio militare, rimane soggiogata dalla cultura greca verificandosi una ellenizzazione della cultura romana. Questi sondi vanno di pari passo con una rivoluzione pedagogica → passaggio dal mos maiorum all’humanitas. Quando una cultura è compatta l’educazione viene guidata dalle credenze di senso comune diffuse nel corpo sociale e non viene una necessità di una educazione pedagogica esplicita, se viene a mancare compare una riflessione sull'educazione ovvero un pensiero pedagogico.

In Grecia si verifica nel V secolo. Questo processo a roma si inizia a compiere nel 2 secolo avanti cristo ma solo nel 1 secolo si arriva all’humanitas.

Esperienza educativa → il fulcro all’interno della polis caratterizzata da istituzioni religiose, polite è

rappresentata dal mos maiorum, il costume degli antenati, l’insieme di usanze e tradizioni tramandate di padre in figlio. È oggetto di pietas, di devozione, è un legame religioso. Ciò che ha valore è ciò che è antico, ciò che è stato tramandato. A Roma la vita è regolata da costumi che si tramandano all’interno del nucleo familiare. Non soltanto il pater famiglia ha un ruolo educativo ma anche la donna è sempre stata un oggetto di grande rispetto molto più che in Grecia e di autentica venerazione da parte dei figli. Per il figlio era sacra, viene tramandata la storia di coriolano. Rimane oggetto di venerazione anche quando il romano è adulto. Il mos maiorum è il riferimento fondamentale per l’educazione romana che consiste nel tramandare il costume degli antenati e questa trasmissione culturale avviene con la mediazione della famiglia. Sono i genitori che si occupano ai figli. Fino ai 7 anni è la madre che alleva e educa i figli, poi arriva il padre il quale ha il compito di trasmettere il mos; ha questo scopo il padre porta con sé il figlio fuori casa, lo conduce con sé durante la giornata e quindi assiste a come il padre regola tutte le sue questioni, i suoi affari pubblici, privati, politici. Questa forma di educazione per apprendistato è attraverso l’esempio del padre e l’identificazione del figlio al padre che assimila i valori del mos Maiorum, questi valori sono la serietà, la frugalità, il saper vivere con poco, la sobrietà, la semplicità, la lealtà, il senso dell’autorità e il comando, la dignità; insieme di abiti morali di cui il vero romano deve saper dare prova per mantenere la sua moralità e che quindi il figlio assimila. Nascerà anche la scuola che sarà simile a quella greca, il magister sarà un maestro a pagamento. La disciplina viene mantenuta con la frusta. La scuola ha una funzione contenuta, i romani sono scarsamente interessati, diversamente oltre al tirocinio nella vita civile si preoccupa di dare al figlio le arti e i mestieri e di insegnarli la gonomia → arte della gestione dei possedimenti agricoli. Quando vige una sintesi culturale condivisa l’educazione è regolata pacificamente sulla base della sintesi e non vi è un pensiero pedagogico esplicito. Nell’antica Roma non esiste un pensiero pedagogico, il romano sa che fare, lo apprende dal padre e a sua volta lo insegna a suo figlio. Il mos Maiorum secondo alcuni furono la più grande forza morale dei romani che forse fu importante come la capacità militare dei romani. La tempera militare è innervata dal sentimento della pietas, attaccamento verso la propria patria. Roma, le sue tradizioni entrano in crisi con l’estendersi dei possedimenti romani, viene a contatto con popolazioni diverse. I romani hanno avuto contatti con la grecia → magna Grecia. Tuttavia Roma quando si intromette nelle questioni della Grecia e opera interamente la conquista della Grecia viene a contatto con una civiltà più intelligente. Comincia un processo di contaminazione tra una cultura romana tradizionale e la cultura greca ellenistica. A roma l’afflusso di schiavi greci, sono molti istituti e spesso diventano i figli dei loro padroni e diventano liberti → è libero e segue il suo padrone. Quindi si ha una presenza di liberti o di individui di origine greca di buona cultura e che quindi per osmosi attira i romani verso questi diversi costumi culturali. Metà del secondo secolo l’antico mos maiorum si inclina e compaiono due movimenti di tradizione diversa:

  • tradizionalista → roma alle proprie tradizioni e all’educazione

Impero → accumulo di cariche. Il senato conservava un elevato prestigio, rappresentando la classe sociale più ricca e potente, e continuava a costruire la classe dirigente dell’impero. Questo provoca un cambiamento sensibile alla struttura politica. La guida di Augusto garantì un lungo periodo di pace. Augusto attua una politica che mira a rimediare ad alcune contraddizioni, distribuisce terre ai veterani, crea programmi per lavori pubblici e per l’integramento della plebe, intraprende una riforma culturale, però non risolve le contraddizioni. Rimangono le contraddizioni tra il potere dell’esercito e del senato e si crea una sorta di dicotomia, e la mancanza di soluzione giuridica di successione imperiale, per esempio commodo che succede al padre. Ciò divenne una fonte di instabilità sempre più marcata. Tuttavia i primi 2 secolo dell’impero romano sono una fase espansiva da un punto di vista economico e sociale, quindi queste contraddizioni vengono mantenute sopite. Tuttavia tra la fine del 1 e l’inizio del 2 secolo l’impero romano raggiunse la sua massima estensione. Questo è un riflessivo sull’approvvigionamento degli schiavi. Verso la fine del secondo secolo il prezzo degli schiavi è 10 volte tanto poiché vi era difficile trovarli e la coltivazione dei latifondi divenne un intervento oneroso, provocando problemi e determinando la fine del predominio di operazioni schiavistico e passano al colonato → il latifondista cede una parte di terreno ai suoi colleghi, contadini, che dovevano versare una parte del prodotto al proprietario, ma che si dovevano mantenere autonomamente. Non porta però un aumento della produttività. Il terzo secolo determina una grave crescita dei prezzi → circolo di inflazione molto grave. La società romana conosce un momento di crisi grave e il passaggio dal colonato non rimedia questa crisi. Alla fine del terzo secolo ci sarà una crisi grave e l’imperatore Diocleziano emanò un editto che proibisce ai contadini di lasciare le terre. Così iniziava il passaggio dal colonato alla servitù della gleba. I problemi economici causano anche un caos politico. La crisi si stabilizza e l’imperatore Diocleziano divide l’Impero tra occidente e oriente. Rafforzò l’esercitò, integrandolo con forze barbariche, incrementò la burocrazia imperiale necessaria per amministrare i territori. Costantino comprende che il paganesimo non è idoneo per la coesione ideologica dell’impero romano e avvia la cristianizzazione dello Stato concedendo la libertà di culto con l’editto del 313. Per assicurare che la religione non creasse divisioni, aveva presieduto il concilio di Nicea del 325 → i vescovi delinearono i dogmi dell’ortodossia contro le eresie che serpeggiavano. Questo processo fu terminato dall’imperatore Teodosio , col quale il cristianesimo divenne religione ufficiale dello stato. I problemi anche dopo la crisi non cessano, anzi questa legittimazione della chiesa cristiana crea un appesantimento economico perché il clero cristiano passa allo stato. Quindi Roma si trova con un esercito che pesa tantissimo, una classe senatoria che si sottrae agli obblighi fiscali e quindi l’organismo sociale è al collasso, non riuscendo più ad offrire un vero stato. Col V secolo la parte occidentale dell’impero venne portata al collasso, non riuscendo più a opporsi alle tribù barbariche che si erano già stabilite entro le zone del confine dell’impero. La pressione con altri popoli poi portò l’impero al crollo finale. Questo iniziò con il sacco di Roma da parte dei goti di Alarico nel 410, compiendosi nel mezzo secolo successivo. L'impero romano d’occidente finisce con la morte dell’ultimo re, Romolo Augustolo nel 476. Fenomeno importantemedioevo , nuova rivoluzione culturale umana che vede il dilagare della religione della cultura cristiana.

L’Impero Romano si cristianizza e al tempo stesso la cristianità elegge l’impero romano come la sede della propria professione di fede. Il vescovo dirà che l’Impero Romano è un segno della provvidenza divina. La religione cristiana divenne la religione dell’intero mondo. 2 SECOLI DELL’IMPERO → sono ancora di salute economica e culturale.

Dalla politica culturale di Augusto alla rivoluzione cristiana

Augusto, il primo imperatore romano, integra il proprio potere personale con una politica culturale , inaugurata dopo la sua elezione, volta all’egemonia sulle classi dirigenti. Capisce presto che il suo dominio politico per essere vera egemonia, per avere il consenso delle classi dirigenti romane, dei nobili e del senato, benché si formi sul potere dell’esercito ha bisogno di essere legittimato in modo più ampio e quindi concepisce anche una politica culturale che riguarda le lettere romane. Il Mecenate si preoccuperà di costituire un circolo culturale a cui chiama a partecipare alcuni dei letterari dell’epoca: Virgilio ed Orazio. Il Programma culturale di Augusto, al tempo stesso pedagogico era diretto alla restaurazione degli ideali morali arcaici del mos maiorum, che nella fase finale della repubblica, l’uomo romano non si riconosce più nel mos maiorum e nell’identificazione romana con il cittadino della propria patria. Si propone di riattivare gli ideali del mos maiorum a partire dalle antiche virtù contadine dell’umano. Il Mecenate ha il compito di promuovere la cultura che riattivi l’elemento del mos maiorum. L'ozium → visto come quell’ideale preferibile alla partecipazione politica. L’ozium per i romani non corrisponde al nostro dolce far niente, ma il tempo libero sottratto agli affari pubblici, dedicato alla cultura, all’arte,ma anche ai banchetti … Vi sono esperienze poetiche come quelle che Cicerone definisce poeti nuovi. Nuovo → connotazione dispregiativa. Si dedicano ai passatempi, al lusso e all’esperienza poetica come privilegiata, come un piacere, un raffinamento di se stesso. Catullo → poeta neoterico. A roma si diffondo anche le categorie ellenistiche come quello di Epicuro → predica la vita ritirata, il disimpegno degli affari pubblici. Ad Atene acquista un giardino dove vive con i suoi discepoli ritirato dalla città e celebrare la propria filosofia. La sua filosofia ha come principio fondamentale il piacere. Le grandi forze sono il dolore e il piacere. Il piacere è concepito come assenza di dolore, amatia, dolore non solo fisico ma anche spirituale, il turbamento. Poiché la vita sociale è fonte di turbamenti, di sofferenze il saggio vivrà ignorato e appartato ricercando l’assenza di dolore e di paure. Epicuro dirà che non si deve avere paura della morte e che una volta soppresse le altre forme del dolore il piacere consiste nell’amicizia e nel contemplare la natura, i segreti del cosmo. La dottrina epicurea penetre a roma in forma distorta nelle plebi romane come una sorte di piaceri nel Epicuro piacere → non soffrire la fame, il freddo, la sete chi ha questo può compire il piacere con giove. La forma poetica elevata scelta è un segno che i destinatari della sua opera sono i superiori romani. Non si tratta di una deviazione totale rispetto all’humanitas, la cultura continua ad essere vista come una grande forza formatrice, l’ideale non è più il cittadino, ma l’uomo in forma di essere umano. Poesia e cultura → mezzo per la propria vita spirituale. Programma di cicerone era un programma educativo volto a creare una nuova classe dirigente, un nuovo tipo di cittadino in cui civiltà e cultura diventavano il principio stesso del governo e dell’impero. Quindi il mos maiorum non viene più integrato, si dissolve. L’idea di una completa dedizione del cittadino romano tramonta e subentra una nuova dedizione a se stesso. Augusto vede in queste forze culturali e tendenze sociali un elemento di disgregazione quindi il suo programma è un programma di restaurazione del mos maiorum. Virgilio compone le Georgiche, un’opera importante.

2. scuola del grammaticus → veniva trattata la grammatica latina e greca, era suddivisa in methodica e in historica. Insieme a questo suggerisce una riforma dell’atteggiamento pedagogico del maestro. Fino ad allora nessuno ha avuto dubbi sui costumi educativi romani, il cui strumento essenziale è la frusta. Il maestro motiva i bambini a studiare se no la dose è la frusta. Quintiliano è il primo a criticare questo costume, le percosse si addicono agli schiavi e se si vuole formare un uomo libero non si crea con le percosse che evocano solo paura, ma si deve stimolare il loro spirito di emulazione. Il maestro si deve convertire alla filantropia che diviene anche il metodo stesso della formazione. Con Quintiliano la pedagogia diventa dell’humanitas e il disegno etico, culturale e pedagogico resterà un punto di riferimento anche per le epoche successive. Cicerone aveva fatto dell'umanità il contenuto della formazione mentre Quintiliano anche il merito. Rivoluzione culturale cristiana → Il cristianesimo nasce in Palestina , questa religione ha un libro sacro di riferimento: la Bibbia. Si tratta di una religione monoteista → riconosce un unico Dio. Il cristianesimo è presente fin dal 1 secolo quando Paolo scrive la epistola ai romani è già presente la comunità cristiana e si stima che paolo sia ferito da una persecuzione. Nel terzo secolo diventa una forza culturale religiosa. Roma è stata l’epoca della civiltà cristiana nel medioevo.

DA RIVEDERE

ETA’ MEDIEVALE

È un periodo molto esteso circa mille anni. Per medioevo si intende il periodo che va dalla caduta dell’Impero Romano d’occidente alla caduta di Costantinopoli per mano dei turchi o per la scoperta dell’America nel 1492. A partire dal terzo secolo d.C. l’impero romano comincia a tornare in crisi, una crisi di destabilizzazione politica e sociale. Il terzo secolo è il periodo delle grandi persecuzioni cristiane. Nel quarto secolo il paganesimo non costituisce più …. La fusione tra il cristianesimo e l’impero romano è una delle matrici della nostra civiltà occidentale. Ha comportato anche l’assimilazione della cultura classica elaborata prima dai greci e poi dai romani. Questa assimilazione è stata fondamentale perché l 'unica istruzione che sopravvive alla transizione dall’impero romano e dai greci è la chiesa.

Cenno agli eventi di natura storico politica

Si suddivide il medioevo tra alto e basso medioevo L’Alto medioevo va dal sesto al decimo secolo d.C., fino all’anno 1000 Il basso medioevo va dall’undicesimo al quindicesimo, fino al 1400 Vi sono anche storici che denomino l’ultima fase del medioevo come autunno del medioevo, la fase in cui le caratteristiche socioeconomiche entrano in crisi, aprendo il transito all’età moderna. ALTO MEDIOEVO → Il successo delle invasioni germaniche si deve anche alle condizioni della società imperiale. Vi furono due ondate: la prima determinò la caduta, la seconda portò popolazioni numerose come Longobardi, Franchi, Angli e Sassoni. Tuttavia, il bacino occidentale subisce una frammentazione in diversi paesi, mentre l’impero romano d’oriente resta integro. Ad aumentare il frazionamento del bacino occidentale sopravviene anche l’espansione araba, espandendosi alle terre della Siria e a tutto il nord Africa fino ad arrivare alla Spagna. Questo fenomeno rompe non solo l’unità dell’Europa occidentale ma anche del mediterraneo, dove si affacciano anche i nuovi domini mussulmani. Quindi il commercio del mediterraneo subisce un

contraccolpo e tende a collassare, la navigazione è diventata piena di insidie e l’economia aveva assunto un carattere di sussistenza, ovvero io produco per consumare → ognuno produce per sé. Questo processo di frammentazione politica conosce una nuova rotta nel VIII secolo, con i Franchi,dove si ha una stabilizzazione della situazione geopolitica e un primo miglioramento delle tecniche agricole che permise una ripresa demografica. Il sovrano dei Franchi, Carlo realizzò una grande espansione dei propri domini e proseguì la politica di alleanza col pontefice e con la chiesa. Carlo Magno fu incoronato dal papa come imperatore del sacro romano impero. Promosse una ripresa culturale, finalizzata a garantire la formazione di un corpo di funzionari imperiali necessari al nuovo organismo. I popoli germanici si erano convertiti al cristianesimo, quindi benché fossero pagani, una volta a contatto con la cultura cristiana ne subiscono l’ascendente e si convertono uno dopo l’altro al cristianesimo. Il vescovo di Roma si affermerà nei secoli come il capo della cristianità. Questa cristianizzazione delle genti germaniche permette anche una loro acculturazione che ne sgrossa i costumi ancora rozzi, progressivamente la nobiltà germanica e romana tendono a fondersi e lo stesso elemento culturale. La conversione è importante perché permette al cristianesimo di sopravvivere e di salvare la cultura romana. Con il XX secolo, con la dinastia degli Ottoni, Ottone I di Sassonia dà di nuovo vita ad un sacro romano impero a cui viene aggiunta l’etichetta germanica che comprende la Germania e l’Italia. L’egemonia è una modalità di esercizio del potere basata sulla forza e il consenso. In genere questi due fattori cooperano nella legittimazione dell’esercizio del potere. Nel medioevo si realizza una divisione del lavoro rispetto a queste due funzioni egemoniche. L’Impero divenne titolare della sua forza. I popoli germanici che invadono l’impero romani sono popoli guerrieri, con nobiltà quotata nelle armi mentre l’elemento culturale non ha un analogo all’antica retorica, che sia in Grecia e sia Roma svolgeva una funzione di elemento chiave. Nella cultura germanica è la forza che implica il potere. Con il collasso dell’Impero Romano, collassa anche la scuola ed entra in crisi. All’inizio del VI secolo ormai non si hanno più tracce di un sistema scolastico pubblico. L’unico personale istruito è quello ecclesiastico, quindi la chiesa ha il monopolio della cultura che eserciterà per tutto l’alto medioevo e una parte del basso medioevo. Dunque, la cooperazione tra impero e chiesa fa parte dell’egemonia, quindi l’impero è la forza e la chiesa il consenso. È la chiesa che controlla l’educazione. Dal punto di vista sociale il medioevo è caratterizzato anche da un cambiamento del modo di produzione. Le società antiche erano caratterizzate da un modo di produzione schiavistico. L’agricoltura era gestita attraverso una manodopera schiavile. La schiavitù entrò in crisi alla fine del III secolo. Subentra la tendenza di allegare giuridicamente i contadini alla terra. Questo legame sarà formalizzato come la servitù della gleba che è alla base del modo di produzione feudale che è un incrocio tra una modalità economica e politica. Prese forma una nuova struttura politico-economica e un nuovo modo di produzione. Il modello curtense era il seguente → il proprietario di vasti apprezzamenti suddivideva la proprietà in due parti: una pars dominica , la parte del signore che coltivava personalmente o con schiavi o con contadini e una pars massaricia , una serie di poderi che venivano affidati a famiglie di contadini. Chi riceveva l’appezzamento doveva coltivarlo e versare al signore una parte del raccolto o in denaro. Un’economia curtense, pensata come un’economia di sussistenza si produceva per il fabbisogno, ogni curtis era autonoma. I contadini erano legati alla terra e a un vincolo di lealtà con il signore che aveva il compito di difenderli dai pericoli. I possedimenti del signore gli erano stati concessi in beneficio da un signore di grado più alto e questi a sua volta li aveva ricevuti o dall'imperatore o da un altro signore più alto. Per governarlo lo suddivide in feudi → possedimenti più circoscritti. Questa struttura gerarchica, che al monarca scendeva ai grandi vassalli e da questi ai vassalli di grado inferiore, era molto salda alla base. Invece, salendo verso i gradi più alti, il rapporto feudale diventava meno saldo. Il sovrano chiedeva ai suoi vassalli le forze per le continue guerre, che vedeva elevati costi delle armature e del mantenimento