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STORIA DELLA SCUOLA, Santamaita, Sintesi del corso di Scienze dell'educazione

Sintesi per l'esame basato sul libro richiesto per l'esame c/o facoltà scienze della formazione unifi. ordinato e impaginato in maniera funzionale ad una rapida memorizzazione

Tipologia: Sintesi del corso

2016/2017
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simonadangelo
simonadangelo 🇮🇹

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STORIA!DELLA!SCUOLA!
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Indice!
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I. Alle!origini!della!scuola!italiana!(1815!–!1859)!
a. Il!quadro!storico!e!sociale!
b. Scuola!e!società!nel!Regno!di!Sardegna!
c. La!Legge!Casati!
d. La!scuola!della!Legge!Casati!
e. L’università!
f. L’istruzione!secondaria!classica!
g. L’istruzione!tecnica!
h. L’istruzione!normale!
i. L’istruzione!elementare!
j. L’infanzia!e!la!scuola!che!non!c’è!
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II. La!scuola!italiana!tra!XIX!e!XX!secolo!(1861!–!1911)!
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a. Diciassette!milioni!di!analfabeti!
b. La!scuola!della!Destra!storica!
c. La!scuola!della!Sinistra!
d. Pedagogia!e!pedagogie!
e. Cambiamenti!e!problemi!tra!XIX!e!XX!secolo!
f. Maestri!e!professori!
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III. La!riforma!Gentile!e!gli!anni!della!dittatura!(1923!–!1945)!
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a. Il!quadro!storico!e!sociale!
b. Prima!della!riforma!Gentile!
c. La!riforma!Gentile!
d. Commenti!e!sviluppi!
e. Dai!“ritocchi”!alla!Carta!della!scuola!!
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STORIA DELLA SCUOLA

dalla scuola al sistema formativo Saverio Santamaita Indice I. Alle origini della scuola italiana (1815 – 1859) a. Il quadro storico e sociale b. Scuola e società nel Regno di Sardegna c. La Legge Casati d. La scuola della Legge Casati e. L’università f. L’istruzione secondaria classica g. L’istruzione tecnica h. L’istruzione normale i. L’istruzione elementare j. L’infanzia e la scuola che non c’è II. La scuola italiana tra XIX e XX secolo (1861 – 1911) a. Diciassette milioni di analfabeti b. La scuola della Destra storica c. La scuola della Sinistra d. Pedagogia e pedagogie e. Cambiamenti e problemi tra XIX e XX secolo f. Maestri e professori III. La riforma Gentile e gli anni della dittatura (1923 – 1945) a. Il quadro storico e sociale b. Prima della riforma Gentile c. La riforma Gentile d. Commenti e sviluppi e. Dai “ritocchi” alla Carta della scuola

IV. Dalla Costituente agli anni sessanta (1946 – 1968) a. Il quadro storico e sociale b. La scuola della Costituente c. Gli anni cinquanta d. Tornano gli insegnanti e. Scuola e politica negli anni cinquanta f. La grande trasformazione g. La scuola media unica h. La scuola materna i. Scuola e società negli anni sessanta V. Verso la scuola di massa (1970 – 1990) a. Premessa b. Ecco s’avanza uno strano studente c. La questione degli insegnanti d. Ingessata, eterodiretta, separata e. Gli anni settanta f. Nasce il sistema scolastico g. Gli anni ottanta VI. L’autonomia e le sue riforme (1990 – 2007) a. Gli anni novanta b. L’Italia, l’Europa, il mondo c. Il sistema scolastico d. La questione degli insegnanti e. Il sistema universitario VII. Lavori in corso (2008 - 2010) a. La scuola che cambia b. L’università che cambia c. La ricreazione è finita

1. ALLE ORIGINI DELLA SCUOLA ITALIANA (1815 - 1859)

1.a Il quadro storico e sociale


Situazione dell’istruzione negli stati preunitari: Lombardo Veneto Realtà più avanzata. Provvedimenti dal 1786 avevano dato vita ad una buona rete di scuole elementari, professionali e normali (formazione insegnanti). Censimento 1861 Regione Lombardia più alfabetizzata del nuovo Stato Italiano. Granducato di Toscana Diffusa attenzione nei confronti dell’istruzione, sia elementare che professionale. Stato Pontificio + Regno Borbonico La scuola fu lasciata languire Regno di Sardegna Situazione tra le più avanzate In sintesi: corrispondenza tra borghesia, economia e istruzione

  • Borghesia ad orientamento liberale e moderato
  • Processi di modernizzazione
    • Affermazione più lenta della borghesia
    • Ristagno dell’economia Attenzione nei confronti della diffusione dell’istruzione Ritardi nello sviluppo dell’istruzione 1.b Scuola e società nel Regno di Sardegna

Istruzione Elementare ® dopo il 1848, relativamente più sviluppate del resto d’Italia Istruzione Tecnica ® dopo il 1848, relativamente più sviluppate del resto d’Italia Istruzione Classica ® allargamento base sociale alla borghesia benestante e liberale Scuola a forte connotazione statale, con ridimensionamento del ruolo della Chiesa. Dopo la Restaurazione del 1815 verranno presi vari provvedimenti.

  • La Regia Lettera del 30 Novembre 1847: Carlo Alberto istituiva il Ministero della Pubblica Istruzione. Il Regno si allineava alle tendenza in atto in altri paesi europei che intendevano ricondurre l’istruzione alla responsabilità dello Stato ® conflitti aspri con la Chiesa
  • La legge Boncompagni del 4 Novembre 1848: assunta in regime di pieni poteri da Carlo Alberto.
  • 3 livelli di istruzione pubblica e privata sotto il controllo statale: elementare ( bienni); secondario (separazione di indirizzi); universitario
  • limitazione dell’istruzione religiosa: le istituzioni ecclesiastiche dovevano dotarsi di una abilitazione all’insegnamento.
  • Amministrazione scolastica a forma piramidale: Ministro, Consiglio Superiore della pubblica istruzione, e molti tecnici scendendo verso la base.
  • Massima attenzione all’Università e all’istruzione classica per la formazione delle future classi dirigenti.
  • La legge Lanza del 22 Giugno 1857: accrebbe l’accentramento dell’amministrazione scolastica 1.c La Legge Casati (Regio Decreto n. 3725 del 13 Novembre 1859)

  • Emanata da Vittorio Emanuele in virtù dei pieni poteri
  • provvedimento per consolidare le istituzioni scolastiche sabaude e della Lombardia, che in quei mesi veniva annessa al Regno di Sardegna
  • Magna Charta della scuola italiana, estesa alle altre regioni dopo il 1861. I suoi effetti dureranno fino al 1923 (Riforma Gentile)
  • Limitava la presenza della Chiesa in campo educativo. Carattere statalista e accentratore della legge.
  • Ispirazione prussiana (Germania) per qualche analogia al ducato di Savoia 1.d La scuola della Legge Casati

Tre ambiti di intervento per un totale di 380 articoli : **1. ISTRUZIONE SUPERIORE, 141 art.

  1. ISTRUZIONE SECONDARIA CLASSICA, 84 art.
  2. ISTRUZIONE TECNICA (43 art.), PRIMARIA E NORMALE (66 art.)** Il numero di articoli dedicati ci mostra la priorità e l’importanza che il governo aveva di strutturare e regolamentare principalmente l’istruzione dedicata alle future classi dirigenziali. L’ UNIVERSITA’ rappresenta il cuore della legge:
  • Duplice finalità: a. studj speciali (l’attuale didattica universitaria); b. mantenere e accrescere la cultura scientifica e letteraria (attuale ricerca scientifica);
  • 5 Facoltà: teologia; giurisprudenza; medicina; scienze fisiche, matematiche e naturali; lettere e filosofia
  • 6 università che diverranno 17 (+4 libere) nel decennio 1890’s
  • grande ruolo dei professori universitario. L’ampio potere di controllo che la legge concedeva al Ministro fu utilizzato in occasioni rare.
  • serve esame di ammissione + attestato di moralità rilasciato dal comune e di sanità fisica
  • 9 scuole maschili e 9 femminili
  • varie materie più tirocinio
  • 1861 introdotte le materie di religione e di esercizi ginnici e militari
  • 1863 istituita la “scuola complementare” per colmare quel gap di anni vuoti tra termine delle elementari e scuola normale
  • Penuria di insegnanti: se non ci sono maestri con regolare patente, il Regio Ispettore provinciale può destinare altre persone ritenute sufficientemente abili a ‘tale uffizio’.
  • Carenza di insegnanti preparati sul piano didattico e pedagogico.
  • Antenate dell’istruzione magistrale voluta da Gentile nel 1923.
  • Alla scuola normale era attribuito il difficile compito di educare al sentimento nazionale ma nell’accettazione del proprio status sociale. L’ ISTRUZIONE ELEMENTARE:
  • 4 anni divisi in due bienni (inferiore e superiore)
  • gratuito dopo i 6 anni
  • scuole maschili e femminili con insegnanti dello stesso sesso
  • possibilità di ‘educazione paterna’ per il primo biennio sebbene la legge Casati indichi obbligo di frequenza. Per accedere al secondo biennio serviva sostenere un esame di ammissione.
  • I comuni hanno l’obbligo di assicurare almeno la scuola elementare di grado inferiore.
  • Il biennio superiore si attiva nei comuni con più di 4.000 abitanti (3.000 nel mezzogiorno).
  • Diffusione lenta della scolarizzazione nel meridione per difficoltà economiche e logistiche dei comuni, sui quali gravava il compito di occuparsi dell’istruzione elementare
  • Obbligo dell’istruzione non compreso dalle famiglie più povere, che vedevano perdere manodopera e braccia per il lavoro. LA SCUOLA DELL’INFANZIA (o materna):
  • Inesistente se non qualche confessione religiosa per i poveri
  • 1860 regolamento organico sulla scuola elementare: chi insegna gratuitamente ai fanciulli poveri o minori di sei anni è dispensato dal documentare di possedere i titoli per quelle forme di insegnamento.

2. LA SCUOLA ITALIANA TRA XIX E XX SECOLO (186 1 - 1911 )

L’analfabetismo.


Nei decenni successivi l’Unità d’Italia, l’analfabetismo costituiva uno dei problemi più gravi del nostro paese. Secondo il censimento del 1861 si contava un tasso di quasi il 75% di analfabeti per scendere sotto il 50% solo dopo il 1901. La situazione del meridione era più drammatica, ma nel complesso il regno d’Italia vantava l’ultima posizione in Europa in quanto alla scolarizzazione e capacità di leggere e scrivere della propria popolazione. In generale era evidente come l’ analfabetismo fosse più accentuato nei paesi di matrice cattolica. Vi era un approccio totalmente differente tra la Chiesa Cattolica e quelle riformate in merito dell’istruzione: Santa Romana Chiesa non voleva allargare il diritto all’istruzione a chi non avrebbe usufruito di tale privilegio lavorando nei settori della pubblica amministrazione, ambiti clericali o in generali a qualsiasi professione liberale. La Riforma, invece, bramava per mettere i fedeli in contatto diretto con la Bibbia. La volontà di favorire la lettura della Bibbia ha contribuito allo sviluppo della scolarizzazione, con importanti effetti diffusivi in campi anche molto lontani da quelli religiosi. La scuola della Destra storica (1861-1976).


La sua politica scolastica presenta un bilancio deludente ed un debole impegno contro l’analfabetismo. Nel 1865 fu pubblicata la “grande inchiesta”, relazione del Consiglio Superiore della pubblica istruzione, che mostrava come le condizioni della pubblica amministrazione fossero drammatiche. Queste condizioni erano anche la conseguenza di una precisa scelta politica. La carenza più grande si riscontrava nella scuola elementare, poiché l’affidamento ai comuni era precario e darà risultati troppo differenziati e carenti. La diffusione dell’industria, del commercio e della finanza richiedeva una manodopera più qualificata del semplice contadino analfabeta. Ma la questione sociale rendeva difficile pensare all’istruzione del popolo se prima non si fosse riusciti ad assicurargli un’esistenza dignitosa. Per questi motivi l’obbligo scolastico non era ancora applicabile : lo Stato non poteva sanzionare i genitori che non inviavano i figli a scuola per oggettive difficoltà economiche. Gli stanziamenti della destra storica in favore della scuola si limitavano alle scuole classiche e universitarie, quegli istituti cioè preposti ala formazione della nuova classe dirigente. La scuola della sinistra (1876-1887).


La Sinistra prese importanti provvedimenti tra cui l’obbligo della istruzione elementare (1877). Il programma della sinistra era animato dalla volontà di allargare la base democratica dello Stato, di assicurare alla classe dirigente una più amia rappresentatività e di accorciare le distanze che separavano il paese.

Cambiamenti e problemi tra XIX e XX secolo


L’UNIVERSITA’:

  • Italia: più alta percentuale di analfabeti e di studenti universitari
  • Falliti i tentativi di ridurre il numero degli spostati mediante la riduzione del numero delle università, si tentò di arrivare ad obiettivo aumentando le tasse di iscrizione (1891 licei e ginnasi, 1903 università) ISTRUZIONE SECONDARIA CLASSICA:
  • Continuo processo di aggiustamento dei programmi in funzione di una formazione pedagogicamente più avveduta.
  • Studio dei classici della letteratura italiana a favore di una unificazione linguistica nazionale. ISTRUZIONE TECNICA:
  • Giovani provenienti da gruppi sociali medio bassi
  • Stentava a dare compiutamente sia le abilità richieste dal mondo della produzione sia la cultura generale SCUOLE PROFESSIONALI:
  • Mancava un canale formativo che dispensasse una preparazione orientata al lavoro, ai mestieri
  • Diverse dalle scuole tecniche perché non si prefiggevano una formazione culturale, ma solo fornire le conoscenze, le tecniche, gli strumenti di un determinato mestiere. (1907-1913 prima strutturazione) ISTRUZIONE NORMALE:
  • Risolto il vuoto formativo tra la fine delle elementari e la scuola normale, che teneva in pausa per troppi anni gli studenti.
  • Nel 1880 De Sanctis istituisce il “corso preparatorio biennale”, modificato nel 1889 da Boselli in “corso complementare triennale”, portando così la scuola normale a 6 anni.
  • 1896 Ministro Gianturco : abolizione della patente inferiore; pagamento della tassa di iscrizione (come per gli altri istituti classici e tecnici); corso speciale per le maestre negli asili d’infanzia. ISTRUZIONE ELEMENTARE:
  • Nuovi programmi redatti da Aristide Gabelli nel 1888 per ‘formare lo strumento testa’:
  • Valorizzare il metodo di insegnamento
  • Contro il noziosismo fine a se stesso
  • L’insegnamento deve divenire un esercizio di osservazione, che eccita e sostiene la curiosità dell’alunno
  • Collegare la scuola alla vita
  • Educazione morale e civica
  • Legge Orlando 1904:
    • Innalzamento obbligo scolastico a 12 anni
    • Formazione di classi miste ove necessario
    • Corsi serali per adulti
    • Abolizione differenza retributiva tra maestri di primo e secondo biennio
    • Istituzione della “scuola popolare” ovvero due anni in più dopo le elementari (provvedimento deludente)
  • Prospettiva avocazionista e cioè richiamare la scuola elementare alla responsabilità finanziaria e amministrativa dello stato. La motivazione era anche quella di fare gli italiani. Contrario il mondo cattolico, nel timore che la scuola elementare divenisse laica e statale.
  • Nasce l’UMN (Unione Magistrale Nazionale) MAESTRI E PROFESSORI:
  • Spesso non all’altezza dei compiti richiesti
  • Stato giuridico e regime retributivo precari
  • Molti insegnanti della scuola secondaria erano privi del titolo di studio necessario
  • Insegnamento: lavoro più adatto alle donne che avevano meno pretese di carriera e di aumentare la propria retribuzione; non si intrometteva nelle questioni politiche. Dava più affidabilità e interpretava una morale più sana.
  • Grande differenza tra maestri e professori. Il professore, specialmente se di formazione classica, rappresentava i ceti sociali di riferimento, mentre il maestro e i suoi alunni provenivano da ceti popolari
  • Tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 i maestri si riuniscono in associazioni per rivendicare i loro diritti. Nasce l’ UMN con Credaro come presidente.
  • 1903 legge Nasi: definiva lo stato giuridico dei maestri
  • 1901 gli insegnanti della scuola secondaria fondano la FNISM (funzione di associazione professionale e di sindacato di categoria). In conclusione, tra la fine dell’ottocento e i primi del novecento, l’associazionismo degli insegnanti rappresentò una novità sia nel panorama scolastico che nella vita sociale del paese.

3. LA RIFORMA GENTILE E GLI ANNI DELLA DITTAURA (1923-1945)

Il quadro storico e sociale


Nel dopoguerra, caratterizzato da un ampio scontro sociale fra il movimento operaio e contadino e le organizzazioni padronali, lo scenario politico conobbe una serie di cambiamenti sempre più veloci.

  • Smantellamento degli organismi di epoca Casati: soppressione del Consiglio superiore della pubblica istruzione, fino ai provveditorati ai consigli. Ci furono molti licenziamenti tra insegnanti e dirigenti, ma al tempo stesso aumentò gli stipendi di maestri e professori , misura inefficace sul piano della risoluzione dei problemi ma sicuramente forte per accrescere il consenso.
  • La riforma Gentile introdusse una fortissima selezione, sia per il numero di esami sia per la riduzione di certi tipi di scuole sul territorio, che rese difficile la frequenza.
  • Innalzò l’età scolastica obbligatoria a 14 anni
  • Il 1 Novembre 1928 il governo approvò il “Libro Unico” per l’insegnamento elementare. A partire dall’ a.s. 1930-1931, divenne obbligatorio anche nelle scuole private. Lo scopo del libro unico fu l’indottrinamento fin dalla più tenera età. La scuola era infatti competenza sia del Ministero dell’Educazione che dell’Opera nazionale balilla. L’ente preposto l’educazione fascista della gioventù. Il libro unico fu il primo passo della fascistizzazione degli italiani. LA SCUOLA ELEMENTARE Veniva divisa in tre gradi:
  • Preparatorio : durata triennale. Corrispondente alla nostra scuola dell’infanzia, non a carico dello Stato ma lasciata all’iniziativa dei privati e dei comuni
  • Inferiore : durata triennale. L’attuale I, II e III elementare
  • Superiore : durata biennale. L’attuale IV e V. Ciascun anno si concludeva con un esame. Il certificato di adempimento dell’obbligo scolastico e di speciale idoneità al lavoro veniva rilasciato dopo l’ultimo anno di frequenza prescritto. L’ISTRUZIONE SECONDARIA È forse il settore più profondamente modificato dalla Riforma. Gentile suddivide in due gradi ed aumenta le scelte per gli studenti e la precoce canalizzazione dei loro percorsi. Questi studi videro un copioso aumento delle tasse d’iscrizione:
  • Primo grado
  • Scuola complementare
  • Ginnasio
  • Corsi inferiori dell’istituto tecnico. Durata di 4 anni
  • Magistrale. 4 anni
  • Secondo grado
  • Liceo classico. Rimaneva analogo alla legge Casati: ginnasio di durata quinquennale, suddiviso in triennio e biennio e il liceo triennale con libero accesso a tutte le facoltà.
  • Corsi superiori dell’istituto tecnico. Durava altri 4 anni ed inseriva lo studio del latino.
  • Magistrale. 3 anni per un totale di 7, quindi con un solo anno in meno rispetto all’istruzione classica e a quella tecnica. Gentile soppresse i tirocini, convinto che bastasse ‘conoscere’ per sapere insegnare bene. Aveva sempre mostrato poca considerazione verso la pedagogia. L’istituto Magistrale dava accesso solo al Magistero, una scuola superiore triennale non ancora universitaria.
  • Liceo scientifico. Durava 4 anni al quale si accedeva dopo 4 anni di scuola inferiore e comunque dal quattordicesimo anno. Dà accesso alle facoltà di Scienze e di Medicina.
  • Liceo femminile. Durava 3 anni. Introdusse anche le scuole di scarico che rappresentavano dei veri vicoli ciechi come i licei femminili triennali poi soppressi e la scuola complementare triennale, che richiamava la casatiana scuola tecnica ma senza immettere agli istituti tecnici poiché senza sbocco. L’ISTRUZIONE PROFESSIONALE Questo istituto restò affidato al Ministero dell’Economia nazionale, nella convinzione che si trattasse di una formazione troppo pratica. L’UNIVERSITA’ Con questa riforma è direttamente il re a nominare le autorità accademiche, rendendo palese l’ingerenza statale. Inoltre si stabiliva che le lauree avessero esclusivamente valore di qualifiche accademiche e che l’abilitazione all’esercizio professionale si conseguisse a seguito di un Esame di Stato. L’accesso all’università riprendeva per molti aspetti la legge Casati. L’insieme della riforma privilegiava il liceo classico, considerato come “la scuola superiore principale”, nel quale era accentuata la preparazione storica e filosofica e svalutava gli indirizzi scientifici. Secondo Gentile, gli studi superiori dovevano essere aristocratici nel vero senso della parola: “studi di pochi, dei migliori”. Soltanto il liceo classico dava libero accesso a tutte le facoltà universitarie, mentre chi si diplomava allo scientifico poteva solo iscriversi a Scienze o Medicina. I “RITOCCHI” Si definiscono con questa espressione le modifiche che i successori di Gentile introdussero alla sua riforma e che finirono con snaturare il carattere di fondo.
  • Nel 1923 aggiunse un biennio integrativo alla scuola complementare consentendo l’accesso al liceo scientifico, ist. Tecnico, dopo le proteste delle famiglie e insegnanti.
  • Con il concordato tra Stato e Chiesa del 1929 , l’insegnamento della religione fu esteso a tutte le scuole medie di I e II grado con insegnanti e libri di testo scelti dall’autorità scolastica.
  • Le Leggi Razziali del 1938 presero avvio proprio dalla scuola: migliaia di studenti e insegnanti furono espulsi da tutte le scuole del regno.
  • Nel 1939 si ricorda l’iniziativa del Ministro Bottai una nuova riforma della scuola, mai applicata per l’entrata in guerra dell’Italia: “La carta della scuola”. La proposta

Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato. Art. 34 La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso. In primo luogo va sottolineato il fatto stesso che la scuola sia entrata nella Costituzione, poi che affermi la libertà dell’arte e della scienza e del loro insegnamento, sottratti a ogni suggestione totalitaria, poi che distrugga il vecchio dibattito su “istruzione per pochi-istruzione per tutti”. Gli anni Cinquanta


Guido Gonella , esponente di punta del mondo cattolico, fu ministro della pubblica istruzione dal 1946 al 1951 , il primo di una lunga serie di ministri espressi dal mondo cattolico che quasi per mezzo secolo ha retto le sorti della scuola. A lui è legata la ricostruzione della vita scolastica. I cattolici si trovarono nella posizione per loro del tutto inedita, di governare la scuola pubblica, dopo aver difeso per più di un secolo quella privata. Nel 1945 la scuola elementare veniva dotata di nuovi programmi che esibivano uno spirito democratico non eguagliati per molto tempo. Sul piano didattico si sottolineava l’importanza dell’esperienza personale del bambino in collegamento con il suo ambiente familiare e sociale, mentre all’insegnante si riconosceva un ruolo di primo piano: maestro di vita, esempio di corretto comportamento. Questi programmi vennero sostituiti nel 1955 con nuovi programmi ispirati allo spiritualismo cattolico. Nel 1947 Gonella insediò una Commissione nazionale d’inchiesta sull’istruzione pubblica e privata , per una riforma del sistema scolastico; il suo ordinamento restava fondamentalmente quello disegnato dalla Riforma Gentile e dalla successiva “politica dei ritocchi”. Nel 1951 ne scaturì il disegno di legge n.2100 “Norme generali sull’istruzione” che abbracciava tutto il sistema di istruzione e quindi aveva l’ambizione di porsi al livello della legge Casati e Gentile. La Riforma Gonella però non passò e vide fallire il tentativo di cambiamento. Merita ricordare questi punti della sua politica:

  • Il finanziamento pubblico alla scuola privata. Questo gli valse il titolo di “ministro della scuola privata”.
  • L’istituzione della scuola postelementare che avrebbe continuato la scuola elementare conservando la numerazione di VI, VII, VIII.
  • Pochi provvedimenti per la scuola secondaria: ripristinato il tirocinio magistrale dei futuri maestri e la modifica dell’istruzione professionale, ora in concorrenza con quella tecnica.
  • Nel 1950 Nascono i centri didattici nazionali, poi soppressi nel 1974 senza particolare rimpianto
  • L’analfabetismo restava un problema per il paese.

Tornano gli insegnanti


Nel dopo guerra rinascono o nascono nuove associazioni di categoria:

  • AIMIC: Associazione nazionale italiana maestri cattolici
  • UCIIM: unione cattolica degli insegnanti medi)
  • SINASCEL: sindacato nazionale della scuola elementare
  • AMI: ass. magistrale italiana (vecchia associazione laica dei maestri UMN)
  • FNISM: fondata nel 1901 da Salvemini, rinasce dopo la soppressione fascista.
  • MCE: Movimento di cooperazione educativa, per chi voleva una scuola non confessionale. La grande trasformazione

Si assume il 1958 come parametro di riferimento, poiché quell’anno segnala una serie di mutamenti nei campi della vita civile, politica ed economica:

  • Il numero degli occupati dell’industria supera quello degli addetti agricoli
  • Grande migrazione interna
  • Diffusione di tv e automobile che cambieranno profondamente il paese, sia sul piano economico che dei comportamenti di senso comune
  • Nel 1958 Giovanni XXIII diviene Papa. Si avvia verso il tramonto tutta una concezione della Chiesa e della stessa figura del Papa.
  • Sul piano internazionale c’è la guerra fredda.
  • Nasce la CEE, comunità economica europea, per poi vedere nascere l’UE
  • Le associazioni professionali degli insegnanti sperimentavano e diffondevano nuove teorie pedagogiche e pratiche didattiche
  • Viene presentato in Parlamento il Piano di Sviluppo della scuola italiana , noto come “Piano decennale” , fortemente voluto, ma si arenò alla Camera nel 1962. Con il motto “guerra dei trent’anni” ci si riferisce al tempo intercorso tra il 1947 e il 1977 , quando due leggi portavano a compimento il processo di riforma della scuola media e davano attuazione piena al dettato costituzionale. LA SCUOLA MEDIA UNICA Nel 1962 nasce la scuola media unica. L’idea di una scuola media unica investiva le finalità stesse dell’intero sistema scolastico e il suo ruolo sociale. L’art. 34 della Costituzione aveva dato un’indicazione chiara: l’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. Nella battaglia per la scuola media unica, va sottolineata l’importanza storica della sua istituzione poiché con la sua nascita si è avviato un processo di scolarizzazione di massa che rappresenta l’effetto, ma in buona parte anche la causa, di un più profondo cambiamento della società italiana. Gli anni successivi al 1962 mostrarono che la nuova scuola media:

5. VERSO LA SCUOLA DI MASSA (1970-1990)

Con l’emergere della scuola di massa si ha l’ingresso nella scuola di una popolazione sempre più eterogenea per estrazione sociale e culturale, si acutizza la questione degli insegnanti (problema della formazione, reclutamento, distribuzione e dello stato giuridico). L’istruzione cessava di essere privilegio per pochi: la popolazione studentesca si modificava sia sul piano della quantità che della qualità. Avanzava uno strano studente proveniente dai ceti più deboli, residente in zone svantaggiate, anche più vecchio a seguito delle molteplici bocciature. Da questo punto di vista una delle denunce più appassionate resta la nota Lettera a una professoressa di Don Milani. La lettera denunciava e documentava due fenomeni che erano in realtà sotto gli occhi di tutti: la scuola dell’obbligo operava una forte selezione fatta di bocciature; la selezione colpiva soprattutto lo strano studente. L’analisi di Don Milani andava oltre la “professoressa” a cui la lettera era indirizzata: in realtà un buon numero di insegnanti e di tutta l’amministrazione scolastica erano concordi nel difendere l’istruzione come privilegio per pochi. Don Milani proponeva di non bocciare, dare la scuola a tempo pieno a quelli più indietro, dare uno scopo agli svogliati. In questa situazione di crescente benessere, le famiglie vedevano nella scuola un canale di promozione sociale. La scuola non era più per pochi ma cominciava ad essere per molti e cambiava il suo assetto sia sul piano della quantità che su quello della qualità poiché le classi erano formate da persone provenienti da diversi ceti sociali. Ciò comportava che i processi di insegnamento fossero rivisitati per essere adattati a tutti. Gli insegnanti


All’aumento del numero degli studenti, corrispondeva un aumento del numero degli insegnanti da reclutare. Si presentava però uno dei problemi presenti anche nel passato: mancava la giusta formazione , soprattutto per i docenti della scuola media. I maestri si sentivano inoltre mortificati poiché prima condividevano la stessa classe sociale dei loro allievi mentre adesso erano costretti ad insegnare a tutti e molti non accettavano ancora il fatto che la formazione non era più selezione bensì promozione educativa. Un altro problema era rappresentato dal fatto che il reclutamento degli insegnanti tutto considerava fuorché il merito dei docenti e inoltre essi non ricevevano ancora una formazione adeguata. Nel periodo in esame la scuola era un sistema del tutto privo di autonomia: il potere ordinamentale era nelle mani del Parlamento, che tuttavia non era in grado di prendere le decisioni nel momento in cui ce n’era bisogno, al vertice vi era il vero e proprio cervello pensante; un’amministrazione formata da presidi, dirigenti ministeriali, direttori didattici… i quali guidavano ogni aspetto della vita scolastica. Le famiglie avrebbero potuto svolgere un importante ruolo di partecipazione alla vita scolastica ma né loro né i docenti/dirigenti erano ancora pronti a instaurare un rapporto di collaborazione. La crescita della scolarizzazione comportava inoltre una forte domanda di edilizia scolastica alla quale i comuni fecero fronte come meglio potevano. Dalla realtà extrascolastica arrivavano segnali contraddittori: da un lato veniva chiesto alla scuola di farsi carico di problemi sociali diffusi nella società, dall’altro non gli venivano forniti i mezzi per farlo: nasce in questi anni infatti il movimento studentesco (1968) con il quale si contestavano l’autoritarismo delle strutture accademiche, la riduzione nozionistica della cultura, la

selezione di classe basata sull’estrazione sociale. In seguito a tale movimento fu concesso nel 1969 che chiunque avesse frequentato una scuola secondaria quinquennale, avesse la possibilità di iscriversi a qualsiasi università e potesse usufruire di un tenue esonero dalle tasse. “Facilitare” sembrava la parola d’ordine dei gruppi dirigenti che nel 1971 emanarono una legge che istituiva il tempo piene nelle scuole elementari , per lo svolgimento di attività integrative e di insegnamenti speciali. Gli anni Settanta


Mentre negli anni Sessanta era il momento della programmazione , poiché era necessario programmare una azione convergente di tutto per la ridistribuzione della ricchezza e per colmare gli squilibri territoriali e sociali, negli anni Settanta diventa fondamentale la partecipazione : bisognava coinvolgere tutti nel processo di sviluppo al fine anche di contrastare l’opposizione. La trasformazione della scuola però stava avvenendo senza che vi fosse né programmazione, né partecipazione. Tra il 1973 e il 1974 furono diversi i decreti varati che avrebbero dovuto smantellare il centralismo scolastico e articolare il sistema formativo su base territoriale ma si scoprì ben presto che ciò non accadde nella realtà. Importanti furono invece le novità relative allo stato giuridico degli insegnanti. La legge n. 477 del 1973 autorizzava il governo a emanare quelli che da allora sono noti come “decreti delegati” e che video la luce nel maggio del ’74: portavano il nome dell’attuale ministro Franco Maria Malfatti. Importanti sviluppi si ebbero con la legge n. 517 del 1977 : furono soppressi gli esami di riparazione nella scuola elementari e medie; abolite le classi differenziali e si stabilì che gli edifici scolastici potevano essere usati in orario extrascolastico per attività di promozione culturale, civile e sociale. Nel 1977 furono elaborati nuovi programmi per la scuola media. Le riforme avrebbero dovuto essere molte di più ma la maggior parte non andarono mai in porto. Nasce il sistema scolastico


La crescita della scolarizzazione assume ritmi elevati nei decenni successivi a causa dello sviluppo economico e dei mutamenti sul piano sociale. Inoltre è stata favorita anche dai principi sanciti nella Costituzione e dalla nascita della scuola media unica. Con l’utilizzo di “sistema scolastico” invece che “scuola” si sottolinea la diversa articolazione e finalizzazione dei processi di scolarizzazione, disposti ormai più nella prospettiva dell’espansione che del contenimento. Gli anni Ottanta


Sono caratterizzati dall’abbandono dei grandi progetti di riforma in favore di provvedimenti più mirati. Nel 1990 furono rinnovati gli “Orientamenti per la scuola dell’infanzia” nei quali