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Sintesi per l'esame basato sul libro richiesto per l'esame c/o facoltà scienze della formazione unifi. ordinato e impaginato in maniera funzionale ad una rapida memorizzazione
Tipologia: Sintesi del corso
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dalla scuola al sistema formativo Saverio Santamaita Indice I. Alle origini della scuola italiana (1815 – 1859) a. Il quadro storico e sociale b. Scuola e società nel Regno di Sardegna c. La Legge Casati d. La scuola della Legge Casati e. L’università f. L’istruzione secondaria classica g. L’istruzione tecnica h. L’istruzione normale i. L’istruzione elementare j. L’infanzia e la scuola che non c’è II. La scuola italiana tra XIX e XX secolo (1861 – 1911) a. Diciassette milioni di analfabeti b. La scuola della Destra storica c. La scuola della Sinistra d. Pedagogia e pedagogie e. Cambiamenti e problemi tra XIX e XX secolo f. Maestri e professori III. La riforma Gentile e gli anni della dittatura (1923 – 1945) a. Il quadro storico e sociale b. Prima della riforma Gentile c. La riforma Gentile d. Commenti e sviluppi e. Dai “ritocchi” alla Carta della scuola
IV. Dalla Costituente agli anni sessanta (1946 – 1968) a. Il quadro storico e sociale b. La scuola della Costituente c. Gli anni cinquanta d. Tornano gli insegnanti e. Scuola e politica negli anni cinquanta f. La grande trasformazione g. La scuola media unica h. La scuola materna i. Scuola e società negli anni sessanta V. Verso la scuola di massa (1970 – 1990) a. Premessa b. Ecco s’avanza uno strano studente c. La questione degli insegnanti d. Ingessata, eterodiretta, separata e. Gli anni settanta f. Nasce il sistema scolastico g. Gli anni ottanta VI. L’autonomia e le sue riforme (1990 – 2007) a. Gli anni novanta b. L’Italia, l’Europa, il mondo c. Il sistema scolastico d. La questione degli insegnanti e. Il sistema universitario VII. Lavori in corso (2008 - 2010) a. La scuola che cambia b. L’università che cambia c. La ricreazione è finita
1.a Il quadro storico e sociale
Situazione dell’istruzione negli stati preunitari: Lombardo Veneto Realtà più avanzata. Provvedimenti dal 1786 avevano dato vita ad una buona rete di scuole elementari, professionali e normali (formazione insegnanti). Censimento 1861 Regione Lombardia più alfabetizzata del nuovo Stato Italiano. Granducato di Toscana Diffusa attenzione nei confronti dell’istruzione, sia elementare che professionale. Stato Pontificio + Regno Borbonico La scuola fu lasciata languire Regno di Sardegna Situazione tra le più avanzate In sintesi: corrispondenza tra borghesia, economia e istruzione
Istruzione Elementare ® dopo il 1848, relativamente più sviluppate del resto d’Italia Istruzione Tecnica ® dopo il 1848, relativamente più sviluppate del resto d’Italia Istruzione Classica ® allargamento base sociale alla borghesia benestante e liberale Scuola a forte connotazione statale, con ridimensionamento del ruolo della Chiesa. Dopo la Restaurazione del 1815 verranno presi vari provvedimenti.
Tre ambiti di intervento per un totale di 380 articoli : **1. ISTRUZIONE SUPERIORE, 141 art.
L’analfabetismo.
Nei decenni successivi l’Unità d’Italia, l’analfabetismo costituiva uno dei problemi più gravi del nostro paese. Secondo il censimento del 1861 si contava un tasso di quasi il 75% di analfabeti per scendere sotto il 50% solo dopo il 1901. La situazione del meridione era più drammatica, ma nel complesso il regno d’Italia vantava l’ultima posizione in Europa in quanto alla scolarizzazione e capacità di leggere e scrivere della propria popolazione. In generale era evidente come l’ analfabetismo fosse più accentuato nei paesi di matrice cattolica. Vi era un approccio totalmente differente tra la Chiesa Cattolica e quelle riformate in merito dell’istruzione: Santa Romana Chiesa non voleva allargare il diritto all’istruzione a chi non avrebbe usufruito di tale privilegio lavorando nei settori della pubblica amministrazione, ambiti clericali o in generali a qualsiasi professione liberale. La Riforma, invece, bramava per mettere i fedeli in contatto diretto con la Bibbia. La volontà di favorire la lettura della Bibbia ha contribuito allo sviluppo della scolarizzazione, con importanti effetti diffusivi in campi anche molto lontani da quelli religiosi. La scuola della Destra storica (1861-1976).
La sua politica scolastica presenta un bilancio deludente ed un debole impegno contro l’analfabetismo. Nel 1865 fu pubblicata la “grande inchiesta”, relazione del Consiglio Superiore della pubblica istruzione, che mostrava come le condizioni della pubblica amministrazione fossero drammatiche. Queste condizioni erano anche la conseguenza di una precisa scelta politica. La carenza più grande si riscontrava nella scuola elementare, poiché l’affidamento ai comuni era precario e darà risultati troppo differenziati e carenti. La diffusione dell’industria, del commercio e della finanza richiedeva una manodopera più qualificata del semplice contadino analfabeta. Ma la questione sociale rendeva difficile pensare all’istruzione del popolo se prima non si fosse riusciti ad assicurargli un’esistenza dignitosa. Per questi motivi l’obbligo scolastico non era ancora applicabile : lo Stato non poteva sanzionare i genitori che non inviavano i figli a scuola per oggettive difficoltà economiche. Gli stanziamenti della destra storica in favore della scuola si limitavano alle scuole classiche e universitarie, quegli istituti cioè preposti ala formazione della nuova classe dirigente. La scuola della sinistra (1876-1887).
La Sinistra prese importanti provvedimenti tra cui l’obbligo della istruzione elementare (1877). Il programma della sinistra era animato dalla volontà di allargare la base democratica dello Stato, di assicurare alla classe dirigente una più amia rappresentatività e di accorciare le distanze che separavano il paese.
Cambiamenti e problemi tra XIX e XX secolo
L’UNIVERSITA’:
Il quadro storico e sociale
Nel dopoguerra, caratterizzato da un ampio scontro sociale fra il movimento operaio e contadino e le organizzazioni padronali, lo scenario politico conobbe una serie di cambiamenti sempre più veloci.
Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato. Art. 34 La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso. In primo luogo va sottolineato il fatto stesso che la scuola sia entrata nella Costituzione, poi che affermi la libertà dell’arte e della scienza e del loro insegnamento, sottratti a ogni suggestione totalitaria, poi che distrugga il vecchio dibattito su “istruzione per pochi-istruzione per tutti”. Gli anni Cinquanta
Guido Gonella , esponente di punta del mondo cattolico, fu ministro della pubblica istruzione dal 1946 al 1951 , il primo di una lunga serie di ministri espressi dal mondo cattolico che quasi per mezzo secolo ha retto le sorti della scuola. A lui è legata la ricostruzione della vita scolastica. I cattolici si trovarono nella posizione per loro del tutto inedita, di governare la scuola pubblica, dopo aver difeso per più di un secolo quella privata. Nel 1945 la scuola elementare veniva dotata di nuovi programmi che esibivano uno spirito democratico non eguagliati per molto tempo. Sul piano didattico si sottolineava l’importanza dell’esperienza personale del bambino in collegamento con il suo ambiente familiare e sociale, mentre all’insegnante si riconosceva un ruolo di primo piano: maestro di vita, esempio di corretto comportamento. Questi programmi vennero sostituiti nel 1955 con nuovi programmi ispirati allo spiritualismo cattolico. Nel 1947 Gonella insediò una Commissione nazionale d’inchiesta sull’istruzione pubblica e privata , per una riforma del sistema scolastico; il suo ordinamento restava fondamentalmente quello disegnato dalla Riforma Gentile e dalla successiva “politica dei ritocchi”. Nel 1951 ne scaturì il disegno di legge n.2100 “Norme generali sull’istruzione” che abbracciava tutto il sistema di istruzione e quindi aveva l’ambizione di porsi al livello della legge Casati e Gentile. La Riforma Gonella però non passò e vide fallire il tentativo di cambiamento. Merita ricordare questi punti della sua politica:
Tornano gli insegnanti
Nel dopo guerra rinascono o nascono nuove associazioni di categoria:
Si assume il 1958 come parametro di riferimento, poiché quell’anno segnala una serie di mutamenti nei campi della vita civile, politica ed economica:
Con l’emergere della scuola di massa si ha l’ingresso nella scuola di una popolazione sempre più eterogenea per estrazione sociale e culturale, si acutizza la questione degli insegnanti (problema della formazione, reclutamento, distribuzione e dello stato giuridico). L’istruzione cessava di essere privilegio per pochi: la popolazione studentesca si modificava sia sul piano della quantità che della qualità. Avanzava uno strano studente proveniente dai ceti più deboli, residente in zone svantaggiate, anche più vecchio a seguito delle molteplici bocciature. Da questo punto di vista una delle denunce più appassionate resta la nota Lettera a una professoressa di Don Milani. La lettera denunciava e documentava due fenomeni che erano in realtà sotto gli occhi di tutti: la scuola dell’obbligo operava una forte selezione fatta di bocciature; la selezione colpiva soprattutto lo strano studente. L’analisi di Don Milani andava oltre la “professoressa” a cui la lettera era indirizzata: in realtà un buon numero di insegnanti e di tutta l’amministrazione scolastica erano concordi nel difendere l’istruzione come privilegio per pochi. Don Milani proponeva di non bocciare, dare la scuola a tempo pieno a quelli più indietro, dare uno scopo agli svogliati. In questa situazione di crescente benessere, le famiglie vedevano nella scuola un canale di promozione sociale. La scuola non era più per pochi ma cominciava ad essere per molti e cambiava il suo assetto sia sul piano della quantità che su quello della qualità poiché le classi erano formate da persone provenienti da diversi ceti sociali. Ciò comportava che i processi di insegnamento fossero rivisitati per essere adattati a tutti. Gli insegnanti
All’aumento del numero degli studenti, corrispondeva un aumento del numero degli insegnanti da reclutare. Si presentava però uno dei problemi presenti anche nel passato: mancava la giusta formazione , soprattutto per i docenti della scuola media. I maestri si sentivano inoltre mortificati poiché prima condividevano la stessa classe sociale dei loro allievi mentre adesso erano costretti ad insegnare a tutti e molti non accettavano ancora il fatto che la formazione non era più selezione bensì promozione educativa. Un altro problema era rappresentato dal fatto che il reclutamento degli insegnanti tutto considerava fuorché il merito dei docenti e inoltre essi non ricevevano ancora una formazione adeguata. Nel periodo in esame la scuola era un sistema del tutto privo di autonomia: il potere ordinamentale era nelle mani del Parlamento, che tuttavia non era in grado di prendere le decisioni nel momento in cui ce n’era bisogno, al vertice vi era il vero e proprio cervello pensante; un’amministrazione formata da presidi, dirigenti ministeriali, direttori didattici… i quali guidavano ogni aspetto della vita scolastica. Le famiglie avrebbero potuto svolgere un importante ruolo di partecipazione alla vita scolastica ma né loro né i docenti/dirigenti erano ancora pronti a instaurare un rapporto di collaborazione. La crescita della scolarizzazione comportava inoltre una forte domanda di edilizia scolastica alla quale i comuni fecero fronte come meglio potevano. Dalla realtà extrascolastica arrivavano segnali contraddittori: da un lato veniva chiesto alla scuola di farsi carico di problemi sociali diffusi nella società, dall’altro non gli venivano forniti i mezzi per farlo: nasce in questi anni infatti il movimento studentesco (1968) con il quale si contestavano l’autoritarismo delle strutture accademiche, la riduzione nozionistica della cultura, la
selezione di classe basata sull’estrazione sociale. In seguito a tale movimento fu concesso nel 1969 che chiunque avesse frequentato una scuola secondaria quinquennale, avesse la possibilità di iscriversi a qualsiasi università e potesse usufruire di un tenue esonero dalle tasse. “Facilitare” sembrava la parola d’ordine dei gruppi dirigenti che nel 1971 emanarono una legge che istituiva il tempo piene nelle scuole elementari , per lo svolgimento di attività integrative e di insegnamenti speciali. Gli anni Settanta
Mentre negli anni Sessanta era il momento della programmazione , poiché era necessario programmare una azione convergente di tutto per la ridistribuzione della ricchezza e per colmare gli squilibri territoriali e sociali, negli anni Settanta diventa fondamentale la partecipazione : bisognava coinvolgere tutti nel processo di sviluppo al fine anche di contrastare l’opposizione. La trasformazione della scuola però stava avvenendo senza che vi fosse né programmazione, né partecipazione. Tra il 1973 e il 1974 furono diversi i decreti varati che avrebbero dovuto smantellare il centralismo scolastico e articolare il sistema formativo su base territoriale ma si scoprì ben presto che ciò non accadde nella realtà. Importanti furono invece le novità relative allo stato giuridico degli insegnanti. La legge n. 477 del 1973 autorizzava il governo a emanare quelli che da allora sono noti come “decreti delegati” e che video la luce nel maggio del ’74: portavano il nome dell’attuale ministro Franco Maria Malfatti. Importanti sviluppi si ebbero con la legge n. 517 del 1977 : furono soppressi gli esami di riparazione nella scuola elementari e medie; abolite le classi differenziali e si stabilì che gli edifici scolastici potevano essere usati in orario extrascolastico per attività di promozione culturale, civile e sociale. Nel 1977 furono elaborati nuovi programmi per la scuola media. Le riforme avrebbero dovuto essere molte di più ma la maggior parte non andarono mai in porto. Nasce il sistema scolastico
La crescita della scolarizzazione assume ritmi elevati nei decenni successivi a causa dello sviluppo economico e dei mutamenti sul piano sociale. Inoltre è stata favorita anche dai principi sanciti nella Costituzione e dalla nascita della scuola media unica. Con l’utilizzo di “sistema scolastico” invece che “scuola” si sottolinea la diversa articolazione e finalizzazione dei processi di scolarizzazione, disposti ormai più nella prospettiva dell’espansione che del contenimento. Gli anni Ottanta
Sono caratterizzati dall’abbandono dei grandi progetti di riforma in favore di provvedimenti più mirati. Nel 1990 furono rinnovati gli “Orientamenti per la scuola dell’infanzia” nei quali