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Storia della Scuola - Santamaita, Sintesi del corso di Scienze dell'educazione

Nel riassunto di questo libro troverete integrati gli appunti delle lezioni con la professoressa Flavia Bacchetti e il professore Stefano Oliviero. Il volume disegna organicamente lo sviluppo storico della scuola in Italia dalle prime normative relative all'insegnamento elementare fino ai nostri giorni, con forte attenzione ai collegamenti tra evoluzione dei modelli scolastici e caratteristiche del contesto sociale.

Tipologia: Sintesi del corso

2016/2017
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Storia della scuola – Santamaita
Cap. 1 Alle origini della scuola italiana (1815 – 1859)
Nell'Italia preunitaria possiamo notare un quadro molto dierenziato poiché vi erano
ovvie diversità tra uno Stato e l'altro. La situazione più avanzata era quella del
Lombardo Veneto, che presentava una buona rete di scuole elementari, professionali
e normali, per la formazione degli insegnanti. Anche il Granducato di Toscana si
caratterizzava per una diusa attenzione nei confronti dell'istruzione elementare e
professionale. Situazione completamente contraria presentavano lo Stato ponticio e il
regno borbonico. Il Regno di Sardegna invece presentava, nei primi decenni dell'800,
una situazione economica più avanzata rispetto agli altri stati preunitari grazie anche
a Camillo Benso di Cavour, al quale si deve la fondazione della Società Agraria e, vi era
una discreta attenzione nei confronti della scuola. Nel Regno di Sardegna l'istruzione
elementare e le scuole tecniche erano maggiormente sviluppate rispetto al resto
d'Italia e nell'istruzione classica vi era un allargamento della base sociale.
Visti i cambiamenti che erano in corso, era necessario un sistema scolastico svincolato
da ipoteche privatistiche e clericali. Dopo la Restaurazione (1815), vanno ricordati i
seguenti provvedimenti eettuati:
1. La regia lettera (1847) con la quale Carlo Alberto istituiva il Ministero della
pubblica istruzione, per la promozione e la salvaguardia dell’istruzione; ciò
scatenò conitti con la Chiesa poiché le sue competenze in materia venivano
notevolmente ridotte;
2. La legge Boncompagni ( 4 ottobre 1848), emanata da Carlo Alberto, poneva
sotto il controllo dello stato l'istruzione pubblica e privata che si articolava su tre
livelli:
Scuola elementare, costituita da un biennio inferiore e uno superiore;
Scuola secondario, caratterizzata dagli studi classici e da quelli tecnici,
privi di sbocchi universitari, con lo scopo di indirizzare il soggetto verso il
mondo del lavoro;
Università, viene riconosciuta una propria autonomia;
Si crea così un'amministrazione scolastica di forma piramidale al cui vertice vi
era il ministro e riservava la massima attenzione all'università e all'istruzione
classica, preposte alla formazione delle future classi dirigenti.
3. La legge Lanza (1857) accresce l'accentramento dell'istruzione scolastica.
La legge Casati (1859)
Fu emanata da Vittorio Emanuele II grazie ai pieni poteri che gli erano stati conferiti
dal Parlamento per l'imminente seconda guerra di indipendenza e si riferiva
principalmente al Regno di Sardegna anche se nel 1861, a seguito dell'Unità d'Italia, fu
estesa a tutte le altre regioni.
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Storia della scuola – Santamaita

Cap. 1 Alle origini della scuola italiana (1815 – 1859)

Nell'Italia preunitaria possiamo notare un quadro molto differenziato poiché vi erano ovvie diversità tra uno Stato e l'altro. La situazione più avanzata era quella del Lombardo Veneto, che presentava una buona rete di scuole elementari, professionali e normali, per la formazione degli insegnanti. Anche il Granducato di Toscana si caratterizzava per una diffusa attenzione nei confronti dell'istruzione elementare e professionale. Situazione completamente contraria presentavano lo Stato pontificio e il regno borbonico. Il Regno di Sardegna invece presentava, nei primi decenni dell'800, una situazione economica più avanzata rispetto agli altri stati preunitari grazie anche a Camillo Benso di Cavour, al quale si deve la fondazione della Società Agraria e, vi era una discreta attenzione nei confronti della scuola. Nel Regno di Sardegna l'istruzione elementare e le scuole tecniche erano maggiormente sviluppate rispetto al resto d'Italia e nell'istruzione classica vi era un allargamento della base sociale.

Visti i cambiamenti che erano in corso, era necessario un sistema scolastico svincolato da ipoteche privatistiche e clericali. Dopo la Restaurazione (1815), vanno ricordati i seguenti provvedimenti effettuati:

  1. La regia lettera (1847) con la quale Carlo Alberto istituiva il Ministero della pubblica istruzione, per la promozione e la salvaguardia dell’istruzione; ciò scatenò conflitti con la Chiesa poiché le sue competenze in materia venivano notevolmente ridotte;
  2. La legge Boncompagni ( 4 ottobre 1848), emanata da Carlo Alberto, poneva sotto il controllo dello stato l'istruzione pubblica e privata che si articolava su tre livelli:

Scuola elementare , costituita da un biennio inferiore e uno superiore;

Scuola secondario , caratterizzata dagli studi classici e da quelli tecnici, privi di sbocchi universitari, con lo scopo di indirizzare il soggetto verso il mondo del lavoro;

Università , viene riconosciuta una propria autonomia;

Si crea così un'amministrazione scolastica di forma piramidale al cui vertice vi era il ministro e riservava la massima attenzione all'università e all'istruzione classica, preposte alla formazione delle future classi dirigenti.

  1. La legge Lanza (1857) accresce l'accentramento dell'istruzione scolastica.

La legge Casati (1859)

Fu emanata da Vittorio Emanuele II grazie ai pieni poteri che gli erano stati conferiti dal Parlamento per l'imminente seconda guerra di indipendenza e si riferiva principalmente al Regno di Sardegna anche se nel 1861, a seguito dell'Unità d'Italia, fu estesa a tutte le altre regioni.

La legge Casati affida al Ministro della pubblica istruzione la promozione dell'incremento dell'istruzione, la direzione dell'insegnamento pubblico e privato. La Pubblica Istruzione si divide in tre rami:

  1. Istruzione superiore (università): Il cuore della legge era rappresentato da questo tipo di istruzione, la quale doveva indirizzare la gioventù e preparare accurati studi speciali per mantenere ed accrescere la cultura scientifica e letteraria. Erano previste cinque facoltà (Tecnologia, Giurisprudenza, Medicina, Scienze Matematiche, fisiche, e naturali, Lettere e Filosofia). I professori godevano di una certa libertà ma era comunque una libertà vigilata.
  2. Istruzione secondaria classica: era articolata in due gradi, il ginnasio di cinque anni e il liceo di tre anni. Per accedere a ciascuno dei due gradi era necessario superare un esame di ammissione e alla fine di questo percorso formativo veniva rilasciato un esame di licenza.
  3. Istruzione tecnica: portava a sbocchi lavorativi, in quanto sia le finalità che le stesse materie di insegnamento avevano caratteristiche pratiche. L'istruzione tecnica prevedeva due livelli di durata triennale:

Scuole tecniche , per potervi accedere bastavano i prerequisiti di base acquisiti nella scuola elementare;

Istituti tecnici, l'accesso era subordinato alla frequentazione delle scuole tecniche. Gli istituti tecnici prevedevano inizialmente quattro sezioni (commerciale-industriale, agronomica, chimica e fisico matematica). Successivamente questi indirizzi furono modificati o addirittura soppressi a seconda dello sviluppo economico e sociale del paese.

La diffusione di queste istituzioni scolastiche era limitata ai soli comuni capoluoghi a differenza degli studi classici.

L'istruzione normale : dava la possibilità di conseguire una "patente" di idoneità per l'insegnamento; era quindi riservata a coloro che avrebbero voluto fare i maestri. Era una scuola dalla durata di tre anni, dove al termine dei primi due anni si riceveva una patente per insegnare nel primo biennio della scuola elementare, mentre dopo al termine dei tre anni si poteva insegnare, anche, al biennio successivo. La patente poteva, tuttavia, essere conseguita anche da chi, senza aver frequentato tali scuole, avesse superato l'esame finale. Le scuole normali sono considerate le antenate dell'istruzione magistrale voluta da Gentile nel 1923.

Le scuole normali si iniziarono a sviluppare in Europa a partire dal XIX secolo; in Italia il problema della formazione dei maestri si presentò come uno dei più urgenti, per la scuola elementare, da affrontare.

Con la legge Casati, l'istruzione normale assume l'aspetto di un terzo corso di studi; la legge istituiva nove scuole normali maschili e altrettante femminili di durata triennale. Il curriculum prevedeva diverse discipline alcune delle quali erano soggette a

presenza della Chiesa che considerava una disgrazia la diffusione della cultura tra il popolo. Poco più tardi a volontà di favorire la lettura della Bibbia ha contribuito allo sviluppo della scolarizzazione.

La scuola della Destra Storica

La Destra storica, classe dirigente che aveva realizzato l'Unità, guiderà le sorti del paese dal 1861 al 1876, ma la sua politica scolastica avrà un risultato piuttosto deludente.

Nel 1865 fu pubblicata la relazione (ricordata come "la grande inchiesta") del Consiglio superiore della pubblica istruzione che mostra come i risultati ottenuti dall'unificazione in poi fossero tutt'altro che brillanti e spesso molto gravi.

Il censimento del 1871 conferma l'allarmante numero degli analfabeti e la mancanza di un livello minimo di istruzione avrebbe avuto ripercussioni negative anche sullo sviluppo del piano economico.

Con la legge Casati era stato "imposto" l'obbligo scolastico senza però riuscire ad imporlo, cosicché nel 1872 il ministro Correnti aveva, invano, tentato di rendere tale obbligo effettivo, ma ciò suscitò proteste contro lo Stato di imporre l’istruzione. Durante questi anni si continuò , quindi, a privilegiare gli studi classici per le classi dirigenti.

La scuola della Sinistra Storica

Nel 1876 si ha l'avvento al potere della Sinistra, che guiderà il Paese fino al 1887; in questi anni furono presi importanti provvedimenti, quali: la resa dell'istruzione elementare obbligatoria nel 1877, l'abolizione della tassa sul macinato nel 1880, l'avvio di una nuova politica agraria e l'allargamento del diritto di voto.

Nel 1877 fu emanata la legge Coppino che mirava a rendere effettivo l'obbligo scolastico (dai sei anni) e veniva creata una sorta di anagrafe scolastica. Con la legge Coppino viene rilanciata anche la discussione sull'insegnamento della religione poiché, la Chiesa da secoli era coinvolta in tutte le vicende riguardanti la vita sociale; bisognerà aspettare il Concordato e i Patti Lateranensi del 1929 per regolare i rapporti tra Stato e Chiesa.

Dopo che la legge Boncompagni (religione a fondamento dell'educazione) e la legge Casati (obbligo dell'insegnamento della religione solo nella scuola elementare) avevano affrontato il tema della religione, la legge Coppino decise di tacere sull'argomento e introdusse l'insegnamento delle prime nozioni dei doveri dell'uomo e del cittadino al posto dell’insegnamento della religione.

Negli ultimi decenni del XIX secolo, la scuola italiana conobbe alcune novità poiché nasce la pedagogia ispirata al positivismo e si consolida la pedagogia cattolica. Con il positivismo pedagogico, si ha una nuova concezione della scienza, verso la quale si riscopre una rinnovata fiducia. In questo periodo nascono la sociologia, l'antropologia, la psicologia sperimentale. La pedagogia cattolica invece, portata avanti da don Giovanni Bosco, rappresenta il primo tentativo di coniugare l'intervento in favore dei poveri con un impegno verso la

formazione professionale poiché c'era la convinzione che solo l'istruzione e l'educazione avrebbero ridato dignità a vite destinate alla delinquenza e al degrado.

Cambiamenti e problemi tra XIX e XX secolo

Università: la distrubuzione sul territorio delle sedi accademiche era diseguale, sempre a danno del Mezzogiorno, dove vi era solo l'ateneo napoletano.

L'istruzione secondaria classica : aveva subito nel corso dei decenni alcuni provvedimenti normativi e regolamentari che non ne avevano però modificato la struttura di fondo. Costituita da 5 anni di Ginnasio e 3 di Liceo, basata principalmente sullo studio delle materie umanistiche.

L'istruzione tecnica: invece era un corso più trascurato, destinato ai giovani provenienti da gruppi sociali medio-bassi, ai quali veniva fornita una cultura generale e speciale, ovvero indirizzata verso i settori specifici della pubblica amministrazione. Nel corso degli anni, è stata ripetutamente affidata prima a un ministero poi all'altro e ciò ha fatto si che non riuscisse ad offrire le abilità richieste.

Le scuole professionali : si distinguevano da quelle tecniche poiché avevano l’ obiettivo di fornire conoscenze di carattere esclusivamente tecnico in base ad un determinato mestiere.

Le scuole normali: fu istituito nel 1880 dal ministro De Sanctis un corso preparatorio biennale per colmare il salto tra la scuola elementale e quella normale che poi nel 1889 venne trasformato in corso complementare triennale , portando a sei anni la durata di questa scuola. Successivamente assunse una piega diversa, in quanto, divenne un proseguimento di tre anni della scuola elementare.

L'istruzione elementare : subì una serie di modifiche grazie a Gabelli che nel 1888 decide di valorizzare il metodo rispetto ai contenuti di informazione; sottolineò quanto fosse importante che la lezione suscitasse la curiosità dell'alunno; avverte la necessità di collegare la scuola alla vita e il legame tra l'educazione intellettuale e quella morale e civica; promuoveva anche l'insegnamento della religione nei giusti limiti poiché poteva essere un potente mezzo di pace e prosperità sociale. I programmi di Gabelli tuttavia non furono facilmente applicabili.

A seguito della caduta della Sinistra Storica e l’avvento del governo di Giolitti viene emanata la legge Orlando del 1904 in cui furono presi dei provvedimenti quali: l'innalzamento dell'obbligo scolastico a 12 anni, la formazione di classi miste, l'avvio di corsi serali per gli adulti, l'abolizione della differenza retributiva tra maestri del corso inferiore e superiore e l'istituzione del corso popolare ovvero al termine della quarta classe elementare, gli alunni intenzionati a proseguire gli studi dovevano superare un esame di ammissione per l’istruzione secondaria, oppure potevano frequentare la quinta e la sesta classe, al termine delle quali veniva conseguita la licenza di scuola primaria. Questo corso popolare consisteva in tre ore di lezione al giorno ed era stato

In Italia si ebbero importanti cambiamento a partire dal 1917, quando gli austriaci ruppero il fronte della II armata italiana a Caporetto, e nel 1922, anno in cui il re diede incarica a Mussolini di formare il governo. La complessità di tale passaggio storico ha investito tutti gli aspetti della società italiana. Nel dopoguerra si assistette a svariati cambiamenti politici: il Partito fascista stava nascendo mentre quello socialista e popolare si stavano sempre di più espandendo. Il partito fascista in questa fase doveva presentarsi come elemento di stabilità e di ritrovata pace sociale, si doveva radicare nella società italiana e doveva conquistare il consenso soprattutto di intellettuali e insegnanti. Con Mussolini si ha la costituzione della MVSN (Milizia volontaria per la sicurezza nazionale), la riforma della scuola, la quale aveva l'obiettivo di acquisire il favore degli insegnanti, l'opera di avvicinamento dello Stato alla Chiesa.

Prima della riforma Gentile

Nei primi anni del '900 stava crescendo la domanda di istruzione, con il conseguente abbassamento della percentuale di analfabetismo e aumento degli alunni nelle scuole. L'Italia stava assumendo i connotati di una società di massa. Nel 1919 ci fu il primo sciopero degli insegnanti, poiché il governo aveva innalzato le retribuzioni del personale civile dello stato, ma non quelle degli insegnanti. Si svilupparono così tre associazioni: la vecchia Unione magistrale, la cattolica Tommaseo e il nuovo Sindacato magistrale.

Anche per quanto riguarda la scuola superiore la situazione era in movimento a causa della corrente idealista (Gentile, Radice), che stava per essere sopraffatta dalle correnti socialiste, democratiche e anticlericali. Secondo la corrente idealista, lo Stato non è solo l'aggregazione di tutti i cittadini bensì rappresenta la coscienza della nazione e si pone come valore universale al quale il soggetto deve tendere per superare i propri limiti. La realtà esiste poiché è prodotta dallo spirito umano, inteso come principio universale e non come espressione individuale. Lo Stato è dunque libertà e anche autorità e gerarchia. Secondo questa visione, la scuola non può che essere rigorosa sul piano degli orientamenti culturali e selettiva negli ordinamenti. Ognuno doveva seguire gli studi che più si addicevano alla propria condizione sociale e conformi al proprio destino lavorativo.

Gentile riteneva che fosse necessario ridurre il numero di scuole, ci dovevano essere “poche scuole, ma buone”; per ridurre il numero di scuole occorreva una più accurata formazione degli insegnanti, un'attenta selezione degli studenti e programmi di insegnamento più severi. Si arrivò così alla proposta dell'esame di Stato, sostenuto soprattutto da Radice, secondo il quale poteva rappresentare uno strumento per dare maggiore serietà agli studi e per controllare l'operato di studenti e insegnanti.

Si stava facendo avanti anche il movimento cattolico che, con la nascita del partito popolare, aveva ottenuto l'appoggio di un soggetto politico organizzato. Gli assi portanti della politica cattolica erano due: la libertà di insegnamento e l'esame di Stato (aveva l'obiettivo di far si che gli studenti fossero giudicati da commissioni presenti nelle scuole cattoliche e non da insegnanti statali); su quest'ultimo punto si trovavano d'accordo con gli idealisti.

L'esame di Stato fu approvato nel 1920 nel congresso del Partito popolare e successivamente da Benedetto Croce (ministro della pubblica istruzione) nel 1921 ma non ebbe successo dal punto di vista pratico. Visti i risultati deludenti, si stava facendo avanti Mussolini, sostenuto da liberali e popolari ai quali aveva promesso l'introduzione dell'esame di Stato.

La riforma Gentile

E' costituita da un insieme di decreti adottati nel corso del 1923 che hanno ridefinito la scuola secondo una visione classista, autoritaria e gerarchica. Furono smantellati tutti gli organismi che controllavano i vari gradi dell'ordinamento scolastico e furono aumentanti i poteri di presidi, capi d'istituto e direttori didattici ed inoltre ci furono varie revisioni delle scuole:

Scuola elementare : venne suddivisa in 3 gradi: preparatorio (3 anni, corrisponde alla scuola dell'infanzia), inferiore (dalla prima alla terza elementare) e superiore (quarta e quinta elementare). Vi era un esame al termine di ogni anno, svolto sotto la guida dell’insegnante ed un esaminatore. Fu, inoltre, introdotta l'istruzione religiosa come fondamento dell'istruzione elementare. Stabilì l’obbligo di frequenza dai 6 ai 14 anni di età.

Istruzione secondaria: venne suddivisa in due gradi e aumentano le scelte a disposizione, scelta che veniva però fatta in età precoce (10-12 anni).

I GRADO: formato da quattro istituti, scuola complementare, ginnasio e i corsi inferiori dell’istituto tecnico e quello magistrale;

II GRADO: formato dal liceo, dai corsi superiori dell’istituto tecnico e magistrale, dal liceo scientifico e dal liceo femminile.

Furono inseriti molti più esami e tasse al fine di rendere il sistema scolastico più selettivo.

Liceo classico : mantenne la sua suddivisione (come la legge Casati) in ginnasio di durata quinquennale e il liceo triennale con la possibilità di accedere a tutte le facoltà universitarie. Questa doveva rimanere una scuola molto selettiva, volta a formare la futura classe dirigente: una scuola di èlite. Inoltre Gentile, creò due scuole medie superiori senza grado inferiore che non ebbero successo, il Liceo Moderno e il Liceo Scientifico, dalla durata di quattro anni e vi si accedeva dopo i quattro anni svolti nella scuola media inferiore.

Scuole di scarico : finalizzate ad alleggerire le altre scuole. Scuole di scarico erano i licei femminili dalla durata di tre anni alla quale si accedeva dopo la scuola media inferiore, ma era priva di sbocchi. Lo scopo di questo istituto era quello di impartire una cultura generale. Inoltre c’era la scuola complementare, anch’essa durava tre anni e priva di sbocchi. Questo tipo di scuole non ebbero successo.

L'istituto tecnico: durava otto anni, era diviso in due gradi (inferiore e superiore) ed era indirizzato alla piccola e media borghesia.

nazionale insegnanti fascisti) che poi divenne AFS (Associazione fascista della scuola). Fu anche istituito che gli insegnanti potevano essere licenziati se avessero tenuto comportamenti contro il partito sia dentro che fuori dalla scuola tanto che nel 1933 l'iscrizione al partito fascista divenne fondamentale per partecipare ai concorsi pubblici.

Nel 1938 poi, con le leggi razziali, migliaia di studenti e di insegnanti furono espulsi dalle scuole; così molti insegnanti e scienziati furono costretti ad emigrare.

Nel 1939 Giovanni Bottai introdusse la “Carta della scuola”, una specie di riforma della riforma di Gentile, al quale manteneva la durata di cinque anni della scuola elementare, al termine della quale si prevedevano tre possibilità: scuola artigiana (triennale e priva di sbocchi); scuola professionale (triennale con accesso alla scuola tecnica biennale, ma senza sbocchi); scuola media (triennale, si studiava latino e si poteva accedere all’istruzione media di secondo grado). Questa legge rimase però senza seguito a causa dell'ingresso dell'Italia nella Seconda guerra mondiale.

Cap. 4 Dalla costituente agli anni sessanta (1946-1968)

Il quadro storico e sociale

In Italia, dopo la Seconda guerra mondiale, si affermano i partiti preesistenti ma il loro ruolo era cambiato e anche il quadro in cui operavano. Tutti hanno impegnato le energie per guidare il paese verso la pace, per il passaggio da monarchia a repubblica e per la formazione della Costituzione.

La scuola della Costituente

L'Assemblea Costituente rappresenta il primo terreno di incontro/scontro tra le forze politiche in merito ai problemi dell'istruzione e dell'educazione. Per il PCI (Partito Comunista Italiano), i rappresentanti erano Palmiro Togliatti e Concetto Marchesi, di cui il primo vedeva la scuola in prospettiva politica come terreno importante per il rapporto con i cattolici, mentre il secondo rappresentava la continuità delle tradizioni della sinistra laica e democratica. Per il PSIUP (Partito Socialista italiano di Unità Proletaria) doveva essere potenziata la scuola materna, doveva essere innalzato l'obbligo scolastico a 15 anni, doveva, vi era il rifiuto dell'educazione religiosa a fondamento dell'istruzione e l'obiettivo di creare una scuola media unica. Il PRI (Partito repubblicano italiano) e il Partito d'azione si battevano per la difesa del carattere laico e democratico della scuola.

Dal 1947 in poi, avvenimenti quali l'estromissione dal governo De Gasperi di socialisti e comunisti, l'attentato a Togliatti, determinarono l'aumento della tensione tra le forze politiche. Furono così approvati i Patti Lateranensi nel 1947 , con i quali la religione veniva posta a fondamento dell'istruzione.

Tra gli articoli approvati in materia scolastica, i più discussi erano quelli legati alla posizione giuridica della scuola privata e alla possibilità che questa fosse finanziata

dallo Stato. Con l'art. 33 e 34 della Costituzione vengono posti i principi di fondo che regolano l'attività scolastica; si affermano inoltre la libertà dell'arte e della scienza e del loro insegnamento e si afferma che tutte le concezioni religiose sono ugualmente libere di fronte alla legge. La scuola inoltre adesso diventa "per tutti". Gli articoli sono comunque stati oggetto di discussione a causa del carattere aperto che li contraddistingue poiché le affermazioni possono essere soggette a diverse letture.

Gli anni cinquanta

Guido Gonella fu ministro della pubblica istruzione dal 1946 al 1951; egli riteneva che il popolo italiano è un popolo cristiano e quindi non può volere uno Stato laico. Nel 1945 furono introdotti nuovi programmi che prevedevano fraternità tra gli uomini e educazione alla socialità. Andavano superati l'analfabetismo strumentale e quello civile. Gli esponenti del mondo cattolico non accolsero favorevolmente i programmi del 1945 e nel 1955 sostituendoli con programmi ispirati totalmente allo spiritualismo cattolico.

Nel 1947 Gonella istituì una Commissione d'inchiesta sull'istruzione pubblica e privata al fine di poter creare un nuovo programma per migliorare le condizioni scolastiche poiché vi era la necessità di un incisivo miglioramento del sistema di istruzione. Fu creato un nuovo programma, che però non ebbe successo; tra le iniziative più importanti di Gonella ricordiamo comunque: il finanziamento pubblico alla scuola privata, l'istituzione della scuola postelementare (3 classi in più dopo le elementari), i pochi provvedimenti per la scuola secondaria, l'istituzione dei centri didattici nazionali (soppressi poi nel 1974). L'analfabetismo rimaneva il problema del paese, infatti fu istituita la scuola popolare (utilizzata fino al 1977) dove erano presenti diversi tipi di corsi; questa ha rappresentato per molto tempo l'unica forma di istruzione e per molti maestri l'unica via di accesso all'insegnamento.

Tornano gli insegnanti

Negli anni successivi al dopoguerra tornano a farsi sentire gli insegnanti, per messo delle loro associazioni (AIMIC - Associazione nazionale italiana dei maestri cattolici e UCIIM - unione cattolica degli insegnanti medi). L'AIMIC proponeva la trasformazione dell'istituto magistrale in liceo magistrale, maggiore autonomia scolastica. L'UCIIM invece proponeva di coinvolgere gli insegnanti in un progetto di rinnovamento cristiano della scuola.

Nel corso degli anni '50 quindi si sviluppa un rapporto di collaborazione tra l'AIMIC e il SINACEL (Sindacato nazionale della scuola elementare) e i ministri democristiani della pubblica istruzione. Dopo la caduta del fascismo risorsero la UMN come AMI (Associazione Magistrale Italiana) e la FNISM. Un ruolo importante fu svolto dalla ADSN (Associazione per la difesa della scuola nazionale) che si batteva per un insegnamento critico, laico e attento ai valori dell'uomo. Nasce poi l'MCE (Movimento di cooperazione educativa) e allo stesso tempo si diffonde l'importanza dello studio di John Dewey. Del pensiero di Dewey acquisiscono particolare importanza i temi del rapporto tra educazione e società, la centralità dell'educando nel processo formativo e la necessità di una adeguata valorizzazione del suo vissuto; nasce la scuola-città Pestalozzi come laboratorio per sperimentare quelle stesse idee.

liberamente il suo futuro; dall'altra parte vi erano coloro secondo i quali i gradi più alti dell'istruzione sarebbero dovuti rimanere riservati a coloro che appartenevano ad una classe sociale più elevata.

Dopo la nascita della scuola media unica, possiamo fare tre considerazioni:

  1. Ha rappresentato la prova generale di ciò che sarebbe accaduto negli anni successivi ogni volte che una riforma sarebbe arrivata al Parlamento;
  2. (^) Ha fatto emergere il problema della riforma della scuola secondaria;
  3. Si è avviato un processo di scolarizzazione di massa.

A quel tempo non furono fatte le dovute considerazioni sugli effetti che la riforma avrebbe comportato; molti degli insegnanti infatti vedevano nell'incremento eccessivo della scolarità un inevitabile abbassamento del livello di istruzione e ritenevano necessaria una selezione. Non era loro chiaro infatti che la scuola media avrebbe dovuto rappresentare una promozione e non una selezione.

La scuola materna

Si pone l'esigenza, nel corso degli anni '60, di una scuola materna che oltre a custodire i figli, fosse in grado di avviarli verso un primo processo di scolarizzazione. Furono i socialisti nel 1963 a proporre un progetto di legge della scuola materna, incrementato nel 1964 da quello dei comunisti. I cattolici non erano del tutto contrari, ma pretendevano una scuola materna che non fosse obbligatoria; lo scontro fu aspro. Nel marzo del 1969 fu emanata la legge n. 444 che stabiliva l'Ordinamento della scuola materna statale, seguita nel 1969 dal decreto sugli Orientamenti dell'attività educativa nelle scuole materne statali. I due testi erano una sorta di mediazione tra le idee dei socialisti e le pretese dei cattolici: la scuola materna era facoltativa, per non violare la libertà educativa della famiglia; il personale doveva essere femminile, quasi a ribadire il carattere “materno” dell’educazione impartita; l’istruzione materna statale non doveva ostacolare lo sviluppo della scuola materna privata.

Scuola e società negli anni Sessanta

Dal 1958 al 1963 in Italia si è verificato il cosiddetto "miracolo economico" o “boom”. In questo clima, il sistema formativo viene visto come una risorsa importante per lo sviluppo. Nei primi anni '60 la SVIMRZ, prestigiosa associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno, aveva svolto alcuni studi al fine di stimare il fabbisogno di manodopera qualificata per il sistema produttivo e si resero conto che il fabbisogno sarebbe stato superiore alla disponibilità effettiva di operai.

Cap. 5 Verso la scuola di massa (1970-1990)

Premessa

Con l'emergere della scuola di massa si ha l'ingresso nella scuola di una popolazione sempre più eterogenea per estrazione sociale e culturale, si acutizza la questione degli

insegnanti (problema della formazione, del reclutamento, della retribuzione e dello stato giuridico) e sorgono nuovi problemi (contenuti e finalità della professione, status sociale della categoria) e vi è sempre più iterazione tra scuola ed extrascuola.

In questa situazione di crescente benessere, le famiglie vedevano nella scuola un canale di promozione sociale. La scuola non era più per pochi, ma cominciava ad essere per molti e cambiava il suo assetto sia sul piano della quantità che su quello della qualità, in quanto le classi erano formate da persone provenienti da diversi ceti sociali; ciò comportava che i processi di insegnamento fossero rivisitati per essere adattati a tutti. I cambiamenti stentavano ad arrivare. Prendendo per esempio "Lettera a una professoressa" di Don Milani : il libro denuncia due fenomeni del tempo:

  1. (^) La scuola dell'obbligo operava una forte selezione tramite bocciature e abbandoni;
  2. La selezione aveva carattere sociale, geografico e anagrafico. Il problema vero e proprio era il fatto che era ancora diffusa l'idea di scuola elitaria.

La questione degli insegnanti

All'aumento del numero degli studenti, corrispondeva un aumento del numero degli insegnanti da reclutare. Si presentava però uno dei problemi presenti anche nel passato: spesso gli insegnanti erano privi di una formazione adeguata, specialmente quelli della scuola media. I maestri si sentivano inoltre mortificati poiché prima condividevano la stessa classe sociale dei loro allievi mentre adesso erano costretti ad insegnare a tutti e molti non accettavano ancora il fatto che la formazione non era più selezione bensì promozione educativa.

Un altro problema era rappresentato dal fatto che il reclutamento degli insegnanti veniva considerato al di fuori del merito dei docenti e inoltre essi non ricevevano ancora una formazione adeguata.

Nel periodo in esame quindi, la scuola era un sistema del tutto privo di autonomia: il potere ordinamentale era nelle mani del Parlamento, che tuttavia non era in grado di prendere le decisioni nel momento in cui ce n'era bisogno; al vertice, invece, vi era il vero e proprio cervello pensante: un'amministrazione formata da presidi, dirigenti ministeriali, direttori didattici ecc i quali guidavano ogni aspetto della vita scolastica.

Le famiglie avrebbero potuto svolgere un importante ruolo di partecipazione alla vita scolastica ma né loro né tantomeno i docenti/dirigenti erano ancora pronti a instaurare un rapporto di collaborazione. La crescita della scolarizzazione comportava inoltre una forte domanda di edilizia scolastica alla quale i comuni fecero fronte come meglio potevano. Dalla realtà extrascolastica inoltre arrivavano segnali contraddittori: da un lato veniva chiesto alla scuola di farsi carico di problemi "sociali" diffusi nella società, dall'altro non gli venivano forniti i mezzi per farlo: nasce in questi anni infatti il movimento di contestazione della scuola (1968) con il quale si contestavano l'autoritarismo delle strutture accademiche, la riduzione nozionistica della cultura, la selezione di classe basata sull'estrazione sociale. In seguito a tale movimento fu

ministro Falcucci. Il nuovo programma prevedeva l'introduzione di nuove materie, allargava lo spazio dedicato all'educazioni (motoria, all’immagine, alla musica), potenziava il ruolo della programmazione didattica ed educativa nella costruzione del curricolo, insisteva sulla continuità della scuola dell’infanzia, elementare e media. Cinque anni più tardi si assiste alla scomparsa della “maestra unica”, sostituita da una pluralità di insegnanti, ognuno dei quali specializzato in proprie materie.

Per la s cuola secondaria invece si apre la stagione delle "sperimentazioni". Ogni istituto ha dato il via a proprie iniziative e ha modificato autonomamente il proprio assetto. Solo agli inizi degli anni novanta la commissione Brocca ha elaborato nuovi piani di studio e indirizzi per l'istruzione secondaria.

Per l'università invece, si apriva il difficile cammino di queste verso finalità professionalizzanti. Nel 1989 inoltre nasce il Ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica (MURST), la cui volontà era quella di potenziare l'istruzione superiore e garantire autonomia (tanto che non si potevano applicare disposizioni emanate con circolari).

Per quanto riguarda l'insegnamento della religione cattolica invece, nel 1985 viene formulato un nuovo testo secondo il quale la religione non è più fondamento dello stato ma continua ad essere insegnata nelle scuola e lo studente ha la facoltà di "avvalersi-non avvalersi"; coloro che non si avvalevano seguivano un altro corso.

Fattore importante e non trascurabile è il fatto che in questi anni si stanno moltiplicando i soggetti della formazione extrascolastica e nascono protagonisti, luoghi e modi nuovi che ridisegnano se non l’intero sistema, almeno il suo contesto. La conoscenza e la formazione fanno il loro ingresso sul mercato e si sviluppano così gli istituti privati, rivolti a persone di ogni età. Tale mercato prospera sui fallimenti del sistema scolastico, ovvero su studenti pluribocciati, o semplicemente svogliati, le cui famiglie sono disposte a pagare grosse cifre in cambio di un titolo, e sulla disattenzione di chi dovrebbe vigilare.

Allo stesso tempo il sistema della comunicazione di massa si propone come il protagonista di una educazione diffusa (Apocalittici vs Integrati).

In questi anni si ha anche il declino della funzione educativa della famiglia, la quale è sottoposta a molte più pressioni rispetto al passato.

Si diffonde inoltre l'idea che l'ascesa sociale abbia poco a che vedere con la scolarizzazione.

Cap. 6 L’autonomia e le sue riforme (1990-2007)

Gli anni Novanta

In questi anni si assiste a grandi cambiamenti: crollo del muro di Berlino, scompaiono l'Unione Sovietica e gli stati-satellite dell'Europa centro-orientale, Est e Ovest passano dalla guerra fredda alla coesistenza pacifica e gli Stati Uniti rimangono l'unica vera superpotenza. In Italia si assiste al passaggio dalla prima alla seconda repubblica

(1992-1994): la classe dirigente che aveva guidato il paese per cinquant'anni viene travolta da inchieste penali e molti partiti scompaiono e ne nascono di nuovi.

L’Italia, l’Europa e il mondo

Negli ultimi decenni l'UE spinge gli stati membri a un forte rilancio delle politiche di istruzione e formazione, l'OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) effettua valutazioni comparative dei sistemi scolastici di diversi paesi e l'emigrazione porta nel paese una grande quantità di stranieri.

Tra i provvedimenti più importanti dell'UE ricordiamo:

Il trattato di Maastricht (1993) che definisce gli obiettivi in tema di istruzione e qualità ma sempre nel rispetto della responsabilità degli stati membri;

Il "Libro bianco" di Jacques Delors (1993) secondo il quale l'obiettivo della formazione è quello di imparare ad imparare per tutto il corso della vita;

La Dichiarazione di Bologna (1999), sottoscritta da 29 ministri dell'educazione (fa riferimento al sistema universitario), che prevede un sistema di titoli accademici facilmente comparabili, sistema fondato due cicli (biennale e triennale), etc;

Consiglio di Lisbona (2000) si propone di ridurre il numero dei giovani che lasciano la scuola, di aumentare il tasso di istruzione secondaria e di aumentare i laureati in determinati settori;

Programma pluriennale eLearning (2004-2006 e anni successivi) invita a sviluppare e integrare le tecnologie dell’informazione e della comunicazione nei sistemi di istruzione e formazione.

Negli ultimi decenni sono state effettuate delle comparazioni tra i vari sistemi scolastici ed è emerso che: la scuola dell'infanzia risulta ottima, quella elementare buona mentre sono in pessime condizioni la media e quella secondaria.

Il sistema scolastico

Nel novecento è il governo che pone una inedita attenzione sul sistema scolastico e sull'università mentre di affievolisce quella dei partiti: ciò è dovuto alla difficoltà da parte delle forze politiche di interpretare le esigenze del tessuto sociale.

Dal rinnovato interesse per i problemi del sistema scolastico, nascevano delle analisi critiche su tale sistema; le critiche più ricorrenti erano:

♦ (^) Risorse dedicate all'istruzione troppo esigue;

♦ Vi era una preoccupante evasione dall'obbligo scolastico, specie nel Mezzogiorno;

♦ La qualità dell'istruzione era scadente, come emergeva anche dalle comparazioni internazionali;

una scuola di specializzazione per insegnanti secondari SSIS). Nel 2008 il ministro Gelmini ha abolito le SSIS, mantenendo però il corso di laurea in Scienze della formazione primaria. Per quanto riguarda il reclutamento degli insegnanti , questo si è sempre svolto in occasioni prive di trasparenza, la maggior parte delle volte senza ricorrere a concorsi e, nelle occasioni in cui si sono svolti, erano comunque falsati. Sarebbe necessario mettere in sequenza la formazione e il reclutamento per non contribuire alla crescita del precariato. Il precariato è man mano aumentato nel corso degli anni per vari motivi come l'abitudine dell'amministrazione scolastica di affidare i posti vacanti a supplenti, la totale assenza di gestione del personale docente e non. Altro problema del sistema scolastico è il numero dei docenti che, secondo alcune statistiche, sarebbero molti di più rispetto a quelli presenti negli altri paesi, soprattutto nella scuola dell'infanzia. Le retribuzioni inoltre sono ben al di sotto della media europea, come è allo stesso tempo è bassa la considerazione degli insegnanti ai quali vengono reclamate ferie troppo lunghe e orari di lavoro troppo brevi. Secondo le valutazioni nazionali e internazionali infine, risulta che la qualità del nostro sistema scolastico è bassa, in particolare per quanto riguarda la scuola media, quella secondaria, quella professionale e il Mezzogiorno. Il ministro Berlinguer nel 1999 aveva provato ad introdurre una sorta di concorso di valutazione dei docenti.

Il sistema universitario

Ricordiamo il Regolamento recante norme concernenti l'autonomia didattica degli atenei (1999) con il quale nasce il cosiddetto percorso "3+2" ovvero la laurea triennale seguita da quella specialistica e vengono istituiti i CFU. Questo fu pensato a causa dell'eccessivo numero dei fuoricorso e per la scarsa attenzione al mondo produttivo. Risulta infine che il mondo universitario ha fatto un uso sconsiderato dell'autonomia che gli era stata conferita infatti: la gestione dei concorsi affidata alle singole sedi ha favorivo la corruzione; i corsi di studio sono cresciuti del 38%; il numero degli insegnanti è aumentato in modo spropositato; è diminuito il numero degli iscritti all'università.

Arriva così la terza riforma nel 2004 con la quale si stabilisce che la laurea specialistica diventa magistrale e non può avere più di 12 esame, che diventano 20 per i corsi triennali.

Cap. 7 Lavori in corso (2008-2010)

La scuola che cambia

Negli ultimi mesi del 2008 il ministro dell'economia e delle finanzia dispone ulteriori tagli per le spese della pubblica istruzione. Si ha poi un altro decreto-legge secondo il quale il nostro sistema è afflitto da una eccessiva spesa per alunno, un diffuso disinteresse degli alunni verso la scuola, demotivazione e stanchezza del personale docente, è privo di incentivi e riconoscimenti di merito. Si avverte le necessità di migliorare la qualità dei docenti per migliorare la qualità dell'istruzione, ma allo stesso tempo si effettuano tagli all'istruzione e vengono ridotti gli orari di insegnamento.

Vengono poi assunte misure per contenere il costo dei libri, viene introdotto l'insegnamento di "Cittadinanza e Costituzione" nel primo e nel secondo ciclo di istruzione, si torna al voto in decimi alle elementari e alle medie e viene introdotta la sospensione del giudizio per coloro che non hanno conseguito la sufficienza in tutte le materie. Per motivi di finanza pubblica, si torna al maestro unico alle elementari. Secondo il nuovo piano introdotto il modello del maestro unico avrebbe dovuto rafforzare il rapporto tra docente e alunno e semplificare la relazione tra scuola e famiglia. Vengono poi riorganizzati i licei, che diventano 8 e sono suddivisi in biennio e triennio mentre la formazione universitaria degli insegnanti avrà due percorsi distinti: laurea quadriennale e tirocinio per gli insegnanti della scuola dell'infanzia e della primaria, mentre per quelli della secondaria vi saranno la laurea biennale più triennale e un tirocinio. I prospetti futuri vedono comunque ulteriori ridimensionamenti del personale.

L’università che cambia

Sarebbe necessario incoraggiare una cultura e una pratica della valutazione, da effettuare in modo costante. Con la nuova riforma inoltre si limita il numero delle facoltà a 12 per ateneo e si tengono d'occhio i corsi con pochi studenti. Negli anni successivi vengono poi introdotte ulteriori novità, ma l'esito di queste e di tutti i tagli effettuati potranno essere valutati soltanto in futuro.