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Strategie di studio e apprendimento, Appunti di Psicologia Dello Sviluppo E Dell'educazione

Le strategie di studio e apprendimento, distinguendo tra attività piacevoli e difficili. Viene descritto il modello di studio di Winne, che include quattro fasi: definizione del compito, determinazione dell'obiettivo e pianificazione, messa in atto di strategie e adattamento metacognitivo. Inoltre, vengono esaminati i tempi di studio di materiale semplice e la distribuzione delle risorse cognitive, nonché il monitoraggio e la regolazione nello studio di materiale complesso.

Tipologia: Appunti

2020/2021

In vendita dal 03/09/2022

_educandoci_
_educandoci_ 🇮🇹

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CAPITOLO 7: APPRENDERE STRATEGIE E ABILITÀ:
METACOGNIZIONE, COMPRENSIONE E PRODUZIONE DEL TESTO
Studiare = apprendere intenzionalmente e autonomamente da test che vengono letti con attenzione per comprenderli
ricavando conoscenze.
Lo studio può divenire:
- Un’attività piacevole senza fatica, breve tempo, interesse per il materiale studiato, spinge alla ricerca di
informazioni
- Un’attività difficile molta fatica, moto tempo, noiosa, svogliatezza, disattenzione, senza trarre profitto
Occorre capire cosa significa studiare.
Lo studio si distingue dalle altre attività di apprendimento in quanto:
Non prevede interventi diretti da parte di un insegnante mentre è in atto
Spesso è un’attività solitaria
Ha origine da un obiettivo stabilito da un insegnante, che lo studente interpreta
Richiede ricerca e sintesi di informazioni da piu fonti
Si svolge in un setting che lo studente può organizzare secondo preferenze (ascoltare musica, avere cose da bere
o mangiare, tenere il tel vicino)
Spesso si prendono appunti, fanno schemi, mappe, riassunti, sottolineature
Winne modello di studio che include 4 fasi:
1. Definizione del compito deve rappresentarsi l’obiettivo dell’attività. L’obiettivo può corrispondere a quello
dell’insegnante, o del testo, o all’interpretazione personale
2. Determinazione dell’obiettivo e pianificazione lo studente riformula l’obiettivo individuato nella fase
precedente (es. se ha un orientamento motivazionale alla prestazione può percepire che l’obiettivo stabilito è
troppo elevato o richiede troppo impegno, quindi modifica gli standard in modo da farli corrispondere alle sue
finalità). Viene inoltre delineato un piano di azione.
3. Messa in atto di strategie lo studente applica strategie di studio (riassumere, sottolineare, prendere appunti
etc.).
4. Adattamento metacognitivo coordinazione di tutte le attività durante lo svolgimento del compito che può
portare a modificare la percezione dello scopo e del tipo di strategie richieste. È in questa fase che si può mutare
il proprio orientamento motivazionale passando da un obiettivo di prestazione a uno di padronanza, o abbassare
i propri standard personali di rendimento o aggiungere altri particolari alla conoscenza condizionale associata
all’uso di una determinata strategie per renderne l’applicazione sempre più efficace.
TEMPI DI STUDIO DI MATERIALE SEMPLICE E DISTRIBUZIONE DELLE RISORSE COGNITIVE:
Secondo il modello di Nelson e Narens la considerazione del tempo da dedicare allo studio è un aspetto del controllo
attivo e la sua distribuzione avviene sulla base dei giudizi di facilità del materiale di apprendimento (EOL, Ease of
Learning) = gradi di familiarità che si ha con esso. (maggiore è la difficoltà percepita di un contenuto, maggiore sarà
anche il tempo dedicato allo studio)
Altri studiosi (Mazzoni, Cornoldi e Marchitelli) hanno messo in discussione tale modello, prendendo in considerazione
sia la facilità percepita all’inizio dell’attività dello studio (EOL) sia quella oggettiva (JOL, Judgment of Learning)
espressa mentre si sta apprendendo il materiale vedi pag. 208 spiegazione piu approfondita.
È emerso inoltre, che il materiale studiato più a lungo veniva ricordato meno del materiale studiato per un tempo
inferiore perché si constatava l’utilità dello sforzo? Sono state ipotizzate tre ipotesi per spiegare questo risultato:
1. Se al materiale ritenuto più difficile da ricordato viene dato più tempo di studio, il livello di conoscenza da cui si
parte deve essere piuttosto basso, per cui anche la probabilità che lo stesso materiale sia ricordato è ugualmente
bassa. non si tratta quindi di una questione di tempo.
2. Scarsa accuratezza dei giudizi del proprio apprendimento (JOL) che pota a non distribuire bene il tempo di
studio;
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CAPITOLO 7: APPRENDERE STRATEGIE E ABILITÀ:

METACOGNIZIONE, COMPRENSIONE E PRODUZIONE DEL TESTO

Studiare = apprendere intenzionalmente e autonomamente da test che vengono letti con attenzione per comprenderli ricavando conoscenze. Lo studio può divenire:

  • Un’attività piacevole → senza fatica, breve tempo, interesse per il materiale studiato, spinge alla ricerca di informazioni
  • Un’attività difficile → molta fatica, moto tempo, noiosa, svogliatezza, disattenzione, senza trarre profitto Occorre capire cosa significa studiare. Lo studio si distingue dalle altre attività di apprendimento in quanto:
  • Non prevede interventi diretti da parte di un insegnante mentre è in atto
  • Spesso è un’attività solitaria
  • Ha origine da un obiettivo stabilito da un insegnante, che lo studente interpreta
  • Richiede ricerca e sintesi di informazioni da piu fonti
  • Si svolge in un setting che lo studente può organizzare secondo preferenze (ascoltare musica, avere cose da bere o mangiare, tenere il tel vicino)
  • Spesso si prendono appunti, fanno schemi, mappe, riassunti, sottolineature Winne → modello di studio che include 4 fasi:
  1. Definizione del compito → deve rappresentarsi l’obiettivo dell’attività. L’obiettivo può corrispondere a quello dell’insegnante, o del testo, o all’interpretazione personale
  2. Determinazione dell’obiettivo e pianificazione → lo studente riformula l’obiettivo individuato nella fase precedente (es. se ha un orientamento motivazionale alla prestazione può percepire che l’obiettivo stabilito è troppo elevato o richiede troppo impegno, quindi modifica gli standard in modo da farli corrispondere alle sue finalità). Viene inoltre delineato un piano di azione.
  3. Messa in atto di strategie → lo studente applica strategie di studio (riassumere, sottolineare, prendere appunti etc.).
  4. Adattamento metacognitivo → coordinazione di tutte le attività durante lo svolgimento del compito che può portare a modificare la percezione dello scopo e del tipo di strategie richieste. È in questa fase che si può mutare il proprio orientamento motivazionale passando da un obiettivo di prestazione a uno di padronanza, o abbassare i propri standard personali di rendimento o aggiungere altri particolari alla conoscenza condizionale associata all’uso di una determinata strategie per renderne l’applicazione sempre più efficace. TEMPI DI STUDIO DI MATERIALE SEMPLICE E DISTRIBUZIONE DELLE RISORSE COGNITIVE: Secondo il modello di Nelson e Narens → la considerazione del tempo da dedicare allo studio è un aspetto del controllo attivo e la sua distribuzione avviene sulla base dei giudizi di facilità del materiale di apprendimento ( EOL , Ease of Learning) = gradi di familiarità che si ha con esso. (maggiore è la difficoltà percepita di un contenuto, maggiore sarà anche il tempo dedicato allo studio) Altri studiosi (Mazzoni, Cornoldi e Marchitelli) hanno messo in discussione tale modello, prendendo in considerazione sia la facilità percepita all’inizio dell’attività dello studio (EOL) sia quella oggettiva ( JOL , Judgment of Learning ) espressa mentre si sta apprendendo il materiale → vedi pag. 208 spiegazione piu approfondita. È emerso inoltre, che il materiale studiato più a lungo veniva ricordato meno del materiale studiato per un tempo inferiore → perché si constatava l’utilità dello sforzo? Sono state ipotizzate tre ipotesi per spiegare questo risultato:
  5. Se al materiale ritenuto più difficile da ricordato viene dato più tempo di studio, il livello di conoscenza da cui si parte deve essere piuttosto basso, per cui anche la probabilità che lo stesso materiale sia ricordato è ugualmente bassa. → non si tratta quindi di una questione di tempo.
  6. Scarsa accuratezza dei giudizi del proprio apprendimento ( JOL) che pota a non distribuire bene il tempo di studio;
  1. Uno studente che non ha l’obiettivo di ricordare tutto il materiale allo stesso modo, volendo comunque giungere a un certo livello di conoscenza di tutto il materiale, sceglie di riservare del tempo agli item con JOL abbastanza alto e maggiore tempo a quelli ritenuti più difficili da ricordare → quando studia gli item più difficili, se si rende conto che non sta migliorando e che non se li ricorderà allora non proseguirà, poiché valuta che non è il caso di continuare a sprecare tempo, nonostante il livello raggiunto non sia buono. A seguito di altre ricerche è emerso che il tempo di studio non è determinato solo dallo stato di conoscenza acquisito durante l’apprendimento, ma anche dall’aspettarsi che un particolare test di memoria contribuisse a fissa il valore-soglia in base al quale ritenere di poter interrompere lo studio. ➔ Sentite sta parte fa veramente schifo se vi interessa approfondirla e studiarla bene si trova da pag. 207 a 210. Vi metto direttamente la conclusione: IN CONCLUSIONE: L’attività di controllo metacognitivo durante lo studio è legata a più fattori come:
  • Il livello di difficoltà degli item
  • Il tempo complessivo a disposizione
  • Il grado di interesse La ricerca di laboratorio sulla distribuzione del tempo di studio, esaminando i meccanismi implicati nella scelta e uso di una determinata strategie (es. quella di sospendere volontariamente lo studio di alcuni elementi) sottolinea quanto sia centrale l’ importanza attribuita dallo studente alle varie parti del materiale da apprendere, specialmente se decide in anticipo che non potrà sapere tutto nella stessa misura, per cui non è il caso di sprecare tempo su alcune. MONITORAGGIO E REGOLAZIONE NELLO STUDIO DI MATERIALE COMPLESSO: È emerso come un monitoraggio accurato della propria attività di studio sia un prerequisito per una regolazione appropriata dell’apprendimento → a tal proposito sono utili i dati provenienti da ricerche sullo studio di materiale complesso = testi espositivi d i una certa lunghezza che trasmettono contenuti disciplinari. In una ricerca (pag. 211) studenti universitari, suddivisi in tre gruppi, dovevano studiare dei testi e valutare la propria comprensione:
  • Al 1° gruppo era stato chiesto di generare parole chiave immediatamente dopo la lettura di ogni testo;
  • Al 2° gruppo era stato chiesto di scrivere le parole chiave al termine della lettura di tutti i testi
  • Al 3° gruppo (quello di controllo) tale richieste non erano state fatte. ➔ Sono stati gli studenti che avevano generato le parole chiave a dimostrare di essere maggiormente accurati nel MONITORAGGIO della propria comprensione, così come di essere più in grado di AUTOREGOLARSI nella scelta dei testi da ristudiare perché meno capiti, e di APPRENDERE di più dallo studio stesso → la relazione tra monitoraggio, autoregolazione e apprendimento avveniva quando le parole chiave erano generate non immediatamente dopo lo studio ma nel tempo differito : gli studenti che erano maggiormente in grado di monitorare accuratamente la propria comprensione e rendersi conto di aver bisogno di ulteriore studio, sapevano autoregolarsi di più e comprendere meglio il contenuto dei testi. → ciò è stato dimostrato anche con i bambini della scuola primaria e secondaria di primo grado (per approfondire vedi pag. 211-212). Secondo un’altra ricerca inoltre, è stato dimostrato che l’automonitoraggio influenza la prestazione → se gli studenti universitari davano giudizi della propria comprensione poco accurati in quanto troppo positivi, ossia si sovrastimavano, anche l’apprendimento del testo risultava meno buono. Uno studio ha coinvolto studenti universitari che dovevano imparare delle definizioni di alcuni termini valutando poi la correttezza di quelle che sapevano fornire: metà di loro poteva però confrontare, prima dell’autovalutazione, le proprie definizioni con uno standard → è emerso che le sopravalutazioni del proprio apprendimento erano presenti negli
  1. STRATEGIE DI ELABORAZIONE-ORGANIZZAZIONE : servono alla selezione di informazioni importanti e alla loro trasformazione e integrazione. Il livello di elaborazione a cui queste strategie portano può essere profondo. Esse sono: - Prendere appunti o note → se la strategia risulta positiva o meno dipende da: - la forma in cui essa è stata applicata = ovvero come è stata presa una nota - la qualità e il contenuto delle note = ovvero cosa è stato scritto - il tipo di prova che lo studente deve sostenere per dimostrare il suo apprendimento. La sua efficacia è spiegabile in riferimento alle funzioni di codifica e immagazzinamento: scrivendo, si registrano le idee più facilmente nella memoria (come la lettura o ripasso agevolano l’immagazzinamento del materiale). Per approfondire questa strategia vedi pag. 216- 217 - Porsi domande → sul materiale di apprendimento: - Prima di leggere porsi le domande serve a anticipare possibili contenuti preparandosi ad attivare schemi corrispondenti; - Durante la lettura, le domande possono favorire l’elaorazione delle info, aiutando a stabilire relazioni - Al termine della lettura possono servire al recupero delle info stesse dalla memoria e al loro consolidamento e al controllo dell’apprendimento, portando alla consapevolezza della necessità di rileggere il testo e cercare le info di cui si avverte il bisogno per saper rispondere alle domande. È utile rivolgere domande che stimolino e aiutino in tutte le direzioni → in quanto è importante imparare informazioni fattuali, imparare a collegare le info tra loro per ricavare ciò che non viene detto esplicitamente, imparare a applicare le conoscenze in un contesto nuovo. - Riassumere → si integrano processi di lettura e scrittura al fine di una trasformazione selettiva del contenuto di apprendimento: bisogna infatti valutarlo, decidere quali sono le parti più importanti e richiede quindi una certa profondità di elaborazione che dovrebbe garantire un buon livello di comprensione. - Sintesi di più testi → sintesi scritta di testi diversi su uno stesso argomento è un valido strumento di comprensione del materiale concettuale. - Scrivere testi → la produzione di un testo mentre si studia è un’attività che implica un uso esteso e analitico della scrittura per riformulare, chiarire, arricchire, modificare le proprie conoscenze riflettendo su di esse, tanto da costituire uno strumento utile all’apprendimento che promuove una comprensione frutto di costruzione ed elaborazione, anziché di riproduzione delle conoscenze. Al termine di una ricerca è stato concluso che: - Compiti di scrittura diversi promuovono diversi tipi di apprendimento - Le attività basate sulla scrittura conducono in generale a un migliore apprendimento rispetto a quelle che non la includono, poiché richiedono una maggiore elaborazione del materiale → più il contenuto è manipolato più è facile la comprensione - Gli effetti della scrittura sull’apprendimento appaiono specifici e non generici, ossia circoscritti al contesto - I vari compiti di scrittura si differenziano nell’ampiezza e nella profondità di elaborazione dell’informazione richiesta. Per approfondimento su questa strategia vedi pag. 220- 221 - Schematizzare → le info in un testo possono essere tradotte in rappresentazioni grafiche e schematiche che hanno il vantaggio di rendere più visibili delle relazioni non altrettanto evidenti nel testo lineare. Lavorare con le mappe concettuali aiuta a riconoscere i concetti più importanti e riferirli in modo sintetico, possono essere modificate, arricchite, ricostruite, si possono individuare relazioni trasversali → trasformare un testo lineare in una forma grafica bidimensionale richiede infatti sforzo cognitivo di selezione, organizzazione e integrazione delle idee principali in una rappresentazione globale e coerente. Una mappa concettuale può aiutare a riflettere sul fatto che le conoscenze su un argomento non so mai unità isolate, bensì in connessione tra loro, migliorandone l’apprendimento. È importante che lo studente conosca le varie strategie per poter scegliere quelle più adatte al materiale da apprendere, all’obiettivo, al tipo di verifica e alle caratteristiche individuali.

RICORDA:

◼ Una buona riuscita nello studio richiede una pratica distribuita = distribuzione dello studio nel tempo in più giornate in base al materiale e alla data della prova. ◼ Rispondere alle domande di un test o strumento di verifica dopo aver letto un testo, rende il ricordo del materiale più duraturo rispetto a quando si legge e basta. IN CONCLUSIONE: L’attività di studio coinvolge anche conoscenze metacognitive, abilità di controllo esecutivo e di autoregolazione : sapere QUANDO, DOVE e COME ricordare è un problema di metacognizione → un alunno bravo a studiare, che ricorda e comprende senza difficoltà non solo ha un buon bagaglio di preconoscenze ma è in grado di: ◼ Domandarsi cosa gli richiede il compito ◼ Cosa ha bisogno di sapere per capire meglio ◼ Scegliere le strategie appropriata allo scopo ◼ Controllare attivamente l’applicazione ◼ Notare incongruenze ◼ Essere consapevole di non capire ciò che legge ◼ Chiedere aiuto quando necessario Si parla del BUON ELABORATORE DI INFORMAZIONI = ovvero un individuo che riesce a orchestrare aspetti cognitivi, metacognitivi e motivazionali in una sapiente quanto autonoma gestione e regolazione dei propri processi di apprendimento: