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Processi cognitivi e Trauma - Cestari, Sbobinature di Psicologia Cognitiva

Una lezione sulla storia della psicologia e sulle definizioni di stress e risposta allo stress. Vengono introdotti concetti come l'omeostasi, la risposta 'Fight or Flight' e la valutazione soggettiva dello stress. Viene inoltre discusso il concetto di eustress e le possibili conseguenze negative dello stress prolungato. Il documento può essere utile come appunti o sintesi del corso per studenti di psicologia o discipline affini.

Tipologia: Sbobinature

2021/2022

In vendita dal 16/01/2022

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Lezione 1 27/09/21
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La storia della psicologia è stata caratterizzata dal contributo di diverse discipline
scientifiche, anche oggi per esempio l'incontro tra le neuroscienze e la psicologia cognitiva
ha dato origine a un settori di studi, quello delle neuroscienze cognitive che ha
approfondito lo studio di diverse componenti del comportamento umano, della mente
umana con ottica arricchente per cui abbiamo oggi le idee molto più chiare su alcune
funzioni, su alcuni processi, grazie all’interazione di diverse discipline, in quanto si
occupano della stessa cosa guardandola da punti di vista diversi. Ad esempio rispetto alla
visione fisiologica dello stress è possibile ricordare il contributo di due fisiologi: Walter
Cannon e Hans Selye.
Definizioni di stress
Secondo Hans Selye lo stress è l’esito non specifico di una richiesta che ci viene fatta
all’organismo, sia l’effetto mentale o somatico: cioè sostiene ci sia una risposta non
specifica rispetto allo stress, quindi l'idea sostanzialmente che indipendentemente dallo
stress dalla natura e dello stressor il nostro organismo reagisce con un certo tipo di
risposta non specifica. Questa è una visione molto importante che ci dà parecchie
informazioni su quella che noi come conosciamo con una risposta allo stress che è una
risposta in origine adattativa, quindi noi abbiamo uno stressor che si produce nell'ambiente
e con cui ci dobbiamo confrontare cercando una forma di adattamento. Quindi anche noi
di fronte a uno stressor possiamo sviluppare una risposta adattativa ma in alcuni casi
questa risposta adattativa in qualche modo fallisce quando la natura dello stressor è
particolarmente rilevante o ha alcune caratteristiche o quando noi presentiamo una
risposta inadeguata per tantissime ragioni.
Tuttavia, non necessariamente lo stress deve avere un'accezione negativa. Infatti
l’eustress è un’esperienza stressante positiva, uno stato di benessere psicologico o fisico
associato con una maggiore motivazione e l’accettazione di una sfida. Quindi quando noi
ci troviamo di fronte a uno stimolo, questo produce in noi risposte, se siamo in grado di
confrontarci con questo stimolo possiamo prenderlo come uno stimolo positivo che ci porta
in avanti e viviamo quello stimolo stressante in modo positivo.
Ciò che è essenziale al benessere è il bilanciamento nel produrre un livello ottimale di
arousal (arousal: attivazione fisiologica che può produrre anche un certo tipo di benessere
o meno). Troppo poco stress può essere dannoso come troppo stress. Lo stress può
risultare dall’essere troppo o troppo poco stimolato.
Walter Cannon introduce il concetto di omeostasi: il tentativo del corpo di mantenere
stabile lo stato interno. Questo è un concetto che riprende idee passate rispetto alle quali
noi ci comportiamo in funzione della ricerca di un equilibrio, quindi che il nostro
comportamento sia in qualche modo determinato dalla ricerca di un equilibrio che
dobbiamo mantenere nel nostro organismo. Lo stress mette a dura prova l’omeostasi
dell’organismo.
Quindi i due concetti, quello della reazione allo stressor e la ricerca dell’omeostasi (che
implica sia l’aspetto fisiologico che psicologico) coincidono in Cannon e in Selye.
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La storia della psicologia è stata caratterizzata dal contributo di diverse discipline scientifiche, anche oggi per esempio l'incontro tra le neuroscienze e la psicologia cognitiva ha dato origine a un settori di studi, quello delle neuroscienze cognitive che ha approfondito lo studio di diverse componenti del comportamento umano, della mente umana con ottica arricchente per cui abbiamo oggi le idee molto più chiare su alcune funzioni, su alcuni processi, grazie all’interazione di diverse discipline, in quanto si occupano della stessa cosa guardandola da punti di vista diversi. Ad esempio rispetto alla visione fisiologica dello stress è possibile ricordare il contributo di due fisiologi: Walter Cannon e Hans Selye. Definizioni di stress Secondo Hans Selye lo stress è l’esito non specifico di una richiesta che ci viene fatta all’organismo, sia l’effetto mentale o somatico: cioè sostiene ci sia una risposta non specifica rispetto allo stress, quindi l'idea sostanzialmente che indipendentemente dallo stress dalla natura e dello stressor il nostro organismo reagisce con un certo tipo di risposta non specifica. Questa è una visione molto importante che ci dà parecchie informazioni su quella che noi come conosciamo con una risposta allo stress che è una risposta in origine adattativa, quindi noi abbiamo uno stressor che si produce nell'ambiente e con cui ci dobbiamo confrontare cercando una forma di adattamento. Quindi anche noi di fronte a uno stressor possiamo sviluppare una risposta adattativa ma in alcuni casi questa risposta adattativa in qualche modo fallisce quando la natura dello stressor è particolarmente rilevante o ha alcune caratteristiche o quando noi presentiamo una risposta inadeguata per tantissime ragioni. Tuttavia, non necessariamente lo stress deve avere un'accezione negativa. Infatti l’ eustress è un’esperienza stressante positiva, uno stato di benessere psicologico o fisico associato con una maggiore motivazione e l’accettazione di una sfida. Quindi quando noi ci troviamo di fronte a uno stimolo, questo produce in noi risposte, se siamo in grado di confrontarci con questo stimolo possiamo prenderlo come uno stimolo positivo che ci porta in avanti e viviamo quello stimolo stressante in modo positivo. Ciò che è essenziale al benessere è il bilanciamento nel produrre un livello ottimale di arousal (arousal: attivazione fisiologica che può produrre anche un certo tipo di benessere o meno). Troppo poco stress può essere dannoso come troppo stress. Lo stress può risultare dall’essere troppo o troppo poco stimolato. Walter Cannon introduce il concetto di omeostasi : il tentativo del corpo di mantenere stabile lo stato interno. Questo è un concetto che riprende idee passate rispetto alle quali noi ci comportiamo in funzione della ricerca di un equilibrio, quindi che il nostro comportamento sia in qualche modo determinato dalla ricerca di un equilibrio che dobbiamo mantenere nel nostro organismo. Lo stress mette a dura prova l’omeostasi dell’organismo. Quindi i due concetti, quello della reazione allo stressor e la ricerca dell’omeostasi (che implica sia l’aspetto fisiologico che psicologico) coincidono in Cannon e in Selye.

Risposta “ Fight o flight ”: complessa reazione del SNA in preparazione delle emergenze, quindi è una risposta non volontaria: ciascuno di noi quando percepisce un pericolo, si trova in una condizione nella quale l’attivazione della reazione SNA e tutto ciò che accade in seguito può determinare per esempio un’importante influenza sulla nostra capacità di ricordare l’evento. Quindi nel Fight or Flight response abbiamo una condizione che ci accomuna ad altre specie animali, quindi corrisponde a quell’attivazione che noi abbiamo in presenza di un pericolo, che è una situazione che ripetuta può rappresentare un evento stressante, che può determinare delle modificazione psicologiche e fisiologiche anche a lungo termine, che, se pensiamo a ciò che accade da un punto di vista fisiologico e psicologico in quel momento, può portare delle volte attraverso il richiamo di quell’evento e di quella condizione fisiologica e psicologica allo sviluppo di patologie. Ad esempio, nel PTSD c’è una condizione in cui la Fight or Flight response è stata attivata in modo massiccio e particolare e che a distanza di tempo produce delle conseguenze patologiche. Ma anche la falsata percezione del pericolo e quindi l’idea di trovarsi in pericolo quando in realtà non si è in pericolo è anche legata al concetto di patologia psichiatrica. Infatti, molte patologie psichiatriche si correlano positivamente con un’errata percezione dello stimolo. Secondo Lazarus e Folkman (1984 – periodo in cui si sviluppa anche la psicologia cognitivista, che influenza anche gli studi fisiologici) lo stress è una relazione tra una persona e l’ambiente che viene valutato dalla persona come tassare o eccedere le sue risorse e mettendo in pericolo il suo benessere; quindi, in altre parole, a partire dalla relazione tra individuo e ambiente i due autori sostengono ci sia una valutazione/risposta individuale in seguito alla valutazione dello stimolo. Rispetto a Selye non parliamo più di una risposta a-specifica a qualsiasi tipo di stimolo e indipendentemente dalla valutazione, Lazarus e Folkman parlano invece di una valutazione personale sulla base della quale noi rispondiamo a quello stimolo in modo differenziale. Questa definizione introduce la nozione importante di valutazione soggettiva ( subjective appraisal ). Aldwin (1994) parla di qualità dell’esperienza, prodotta attraverso una transazione persona-ambiente , che per mezzo di un arousal più o meno elevato (quindi sovra o sotto stimolazione), si traduce in angoscia psicologica o fisiologica → ossia può risultare come un distress (= stress negativo) che può essere psicologico o fisiologico. Secondo Rice gli stressors (fattori di stress) sono richieste esterne e ambientali che ci vengono poste e che ci fanno sentire stressati. Le risposte soggettive sono stati mentali interpretativi dell’individuo. Consentono di diminuire, aumentare o distorcere l’impatti di eventi esterni. La risposta fisica dell’organismo allo stress è una risposta fisiologica, che se prolungata, può risultare in uno stato negativo, o alternativamente, in una capacità migliorata di far fronte fisiologicamente. Stressors : una richiesta/sollecitazione ambientale esterna che ci viene posta e che causa in noi la percezione dello stress e il sentirsi stressati. Quindi è una richiesta esterna ma a volte può essere anche interna e che noi percepiamo come potenzialmente stressante.

  • Lo stadio della reazione di allarme → tutti quanti noi quando incontriamo uno stressors abbiamo una reazione di allarme, che è un’attivazione fisiologica che ci predispone a rispondere a quello stimolo in modo funzionale e adattativo;
  • Lo stadio della resistenza → ci confrontiamo con lo stressors e a quel punto possiamo adattarci a quello stressors a seconda delle caratteristiche dello stesso stressors e di noi stessi; tuttavia è possibile anche andare incontro alla terza fase:
  • Lo stadio dell’esaurimento → in cui il punto finale sono danni patologici, fisici a diversi organi del nostro corpo fino anche alla morte. I sintomi della reazione di allarme potrebbero essere atrofia del timo, l’iperplasia delle ghiandole surrenali e adrenali. Quindi lo stressors produce nel nostro organismo delle modificazioni importanti, che possono esitare verso una nostra maggiore resistenza verso quello stressors, ma possono esitare anche verso un maggiore danno biologico, che può essere anche permanente. Queste variazioni scompaiono durante lo stato dell’esistenza a dispetto del trattamento continuo con uno stimolo che può essere dannose: un farmaco, l’esposizione al freddo, un esercizio muscolare eccessivo. Ma questi stessi sintomi possono riapparire durante lo stato di esaurimento nel quale si può arrivare anche alla morte. Una reazione simile a tre stadi è stata recentemente osservata da Giragossintz e Sundstroem nei ratti tenuti sotto una bassa tensione di ossigeno. Nel ’50 Selye pubblica un altro articolo in cui tratta sempre lo stress e la sindrome generale dell’adattamento e definisce ancora la sua idea. In particolare, in questo articolo Selye cita Claude Bernard (‘800), uno dei primi studiosi che si occupò del mantenimento della costanza del nostro equilibrio interno; similmente al concetto di omeostasi di Cannon e fa riferimento anche ad Hartmann. Quindi, Selye in questo articolo mette l’accento su un aspetto fondamentale: noi tendiamo al mantenimento del nostro equilibrio interiore e quando un evento nell’ambiente ci mette alla prova, mette alla prova anche questo equilibrio interiore, che può essere appunto fisiologico o psicologico. Questa è un’immagine presa dall’articolo del
  1. In particolare parte dal concetto di stressors indefinito e delle reazioni che conseguono a questo stressors: con dei danni (damage) veri e propri ai vari tessuti, ma anche di reazioni mediate dall’asse ipotalamo-ipofisi- surrene. Quindi, Selye va a studiare il coinvolgimento di alcune componenti molecolari come l’ormone adreno-corticoide, ACTH, le ghiandole surrenali e quello che accade in conseguenza all’applicazione di uno stressors, che passa attraverso l’asse ipotalamo-ipofisi- surrene e che ha poi delle conseguenze a livello generale nel nostro organismo, coinvolgendo le proteine, gli steroidi, il cortisone, i livello di elettroliti, il sodio, etc. In ciascuno di noi, quindi, si

attiva l’asse quando veniamo a confrontarci con un determinato evento e determina tutta una serie di risposte fisiologiche. Tuttavia, nell’ottica cognitivista, questa reazione che noi mettiamo in atto può essere più o meno intensa a seconda della valutazione e dell’esperienza che noi facciamo/abbiamo di uno stimolo. Quello che manca a questo studio è la valutazione dell’effetto sul cervello: gli steroidi, il cortisolo, il cortisone e tutte quelle molecole che vengono rilasciate dalle ghiandole surrenali a seguito di una risposta ad uno stress, che oggi sappiamo, vanno ad interagire, grazie all’interazione con specifici recettori, con specifiche aree del cervello, modificando il comportamento attraverso due meccanismi:

  1. Immediato → reazione che si manifesta nel momento esatto in cui siamo esposti allo stressors;
  2. A lungo termine → determinando l’attivazione specifica di alcuni geni all’interno di specifiche aree cerebrali; geni che partecipano poi alla formazione delle memorie a lungo termine di quello specifico evento traumatico.

sopravvivenza. C’è una risposta di fight, quindi il doversi confrontare con quell’evento, quando quell’evento è ineludibile. o C’è un rilascio ematico di ormoni/neurotrasmettitori come cortisolo nella specie umana (cortisone nelle altre specie) e adrenalina. o A questo rilascio ematico consegue una mobilizzazione delle “risorse corporee”; o Comporta il catabolismo tissutale, il quale danneggia i muscoli (i tessuti muscolari cedono la loro struttura al torrente sanguigno per metterci in condizione di reagire agli stimoli minacciosi). *Anabolismo (costruzione); catabolismo (muscolo perde di spessore, dimensioni ed energia, deve essere ripristinato).

  • Stadio 2: RESISTENZA o SNP (Sistema Nervoso Parasimpatico) ha effetti opposti di attivazione del SNS: aumento frequenza cardiaca attraverso dei mediatori, riporta funzioni fisiologiche a livelli normali e l’organismo focalizza risorse nei confronti dello stressor. Da reazione di allarme generale si ha un riequilibrio delle funzioni biologiche alterate con una focalizzazione delle risorse nei confronti dello stressor con cui ci si deve confrontare. o Sebbene in allerta, apparenza normale dell’organismo ma livelli elevati di glucosio ematico; livelli elevati di cortisone e adrenalina in circolazione. Glucosio ematico ha una funzione sia a livello periferico ma anche a livello centrale.
  • Stadio 3: ESAURIMENTO o Se l’azione e la presenza dello stressor permangono oltre le capacità di reazione dell’organismo, esso esaurisce risorse e può andare incontro a malattia e morte. Es. Mobbing = alcune persone in alcune situazioni vengono messe in una condizione che conduce in loro la presenza di uno stressor che può permanere per lungo tempo. Il mobbing produce nell’organismo delle persone un effetto a lungo termine che può essere devastante. Successful Resistance non sempre accade. Ma può anche avvenire una condizione di esaurimento delle risorse di adattamento che possono portarci ad una deplezione di tante componenti: Stadio 1. Reazione di allarme:
    1. Ingrossamento della corteccia surrenale,
    2. Aumento del sistema linfatico,
    3. Aumento dei livelli ormonali,
    4. Risposta a specifici stressor,
    5. Rilascio di adrenalina associato ad alti livelli disattivazione fisiologica e umore negativo (anche conseguenza cognitiva),
    6. Aumento della suscettibilità con l’aumento dell’intensità dello stress,
    7. Aumento della suscettibilità alla patologia

Se protratta nel tempo le componenti lenti del GAS vengono messe in atto e inizia lo stadio 2. Stadio 2. Resistenza:

  1. Diminuzione della dimensione della corteccia surrenale,
  2. Ritorno dei nodi linfatici alle dimensioni normali,
  3. Livello sostenuto di presenza di ormoni,
  4. Livello elevato di arousal,
  5. Azione del SNP,
  6. Permanenza dello stress con una resistenza che produce effetti debilitanti interiori,
  7. Aumento della sensibilità allo stress. Se lo stress continua a livelli intensi le riserve ormonali vengono degradate (catabolismo), si entra nello stadio 3. Stadio 3. Esaurimento:
  8. Ingrossamento/disfunzione delle strutture linfatiche,
  9. Aumento dei livelli ormonali,
  10. Ridotta capacità di resistere a fattori di stress originali o estranei,
  11. Comparsa di depressione,
  12. Malattia,
  13. Morte. Come mostrato nella figura, la dilatazione delle pupille, l’aumento della frequenza cardiaca o della pressione sanguigna sono reazioni fisiologiche che accompagnano le nostre emozioni in determinate situazioni, come in situazioni stressanti. Queste variazioni vengono utilizzate in diversi lavori scientifici che si occupano di comprendere la reazione emotiva in presenza di determinati stimoli. Es. lavori classici di psicologia cognitiva. Nel contesto di uno studio sperimentale, oltre all’interpretazione soggettiva della piacevolezza di un’immagine che viene presentata si va a verificare se questa interpretazione è accompagnata da variazioni fisiologiche del nostro organismo. Tale meccanismo è alla base del funzionamento, per esempio, della macchina della verità che valuta se la risposta data al soggetto è accompagnata da specifiche reazioni fisiologiche. Risposta Simpatica allo stress Questo sistema promuove l’attivazione. L’ipotalamo incrementa l’attivazione nel sistema nervoso simpatico, con conseguenze fisiologiche:
  • Aumento del battito cardiaco e pressione sanguigna;
  • Costrizione dei vasi sanguigni periferici;
  • Tassi di respirazione aumentano;
  • Tubi bronchiali dilatati;
  • Dilatazione delle pupille;
  • Diminuzione dei processi digestivi. L’attivazione simpatica prepara il corpo per un’intensa attività motoria.

che a loro volta rilasciano altri ormoni. Quindi si passa dalle reazioni fisiologiche ad un meccanismo di ciò che viene rilasciano nel torrente sanguigno che ha un’azione a distanza attraverso l’ipofisi sulla ghiandola surrenale (corteccia e medulla), la quale rilascia a sua volta altre sostanze: gli ormoni glucocorticoidi, noradrenalina e adrenalina. L’ipofisi agisce sulla ghiandola surrenale attraverso l’ormone ACTH (Adrenocorticotropo) che ha come bersaglio dei recettori presenti sulla ghiandola surrenale. ACTH interagisce con tali recettori e così facendo attiva il funzionamento della ghiandola surrenale, la quale rilascia a sua volta ormoni e neurotrasmettitori. Questi hanno diverse azioni:

  • Glucocorticoidi e adrenalina vanno ad agire direttamente sul cervello e producono dei cambiamenti a breve e a lungo termine. A lungo termine sono mediati dalla attivazione dei geni presenti nei nostri neuroni e specifiche aree bersaglio del nostro cervello. Azione diretta che agisce direttamente sul SNC modificandone l’attività e struttura.
  • Azione indiretta = T cell, NK cell, B celle cellule del sistema immunitario (alcune producono anticorpi altre agiscono direttamente attaccando micro-organismi che ci possono invadere). Queste cellule producono citochine, interleuchina1 (IL-1) che a loro volta vanno ad agire sul cervello. Quindi diverse realtà molecolari prodotte dallo stressor poi hanno un’azione a feedback sul nostro cervello. Rapporto tra lo stressor e SNC e il nostro comportamento normale o patologico. Questo schema indica che l’attivazione dell’ipotamo produce il rilascio di sostanze che poi vanno ad agire direttamente o indirettamente sul nostro SNC modificandone la struttura (a livello macroscopico o genetico) e l’attività. Dietro alla depressione possono esserci alcuni di questi meccanismi che vengono rilasciati in seguito alla reazione ad uno stressor. Struttura del sistema endocrino Fa riferimento alle ghiandole dell’organismo. L’apparato ghiandolare può essere esocrino o endocrino.
  • Sistema ESOCRINO : è un sistema di ghiandole che rilasciano il loro prodotto all’esterno dell’organismo (sudore).
  • Sistema ENDOCRINO : la ghiandola endocrina rilascia il loro prodotto all’interno del torrente sanguigno che viene bersagliato su specifici organi, legandosi a specifici recettori che si trovano in quella zona. Il sistema endocrino è un sistema di comunicazione tra neuroni attraverso i neurotrasmettitori, in quanto questi consentono agli ormoni di mandare informazioni ai neuroni. Gli ormoni mandano delle informazioni ai neuroni. Es. Gigantismo Agromegaloide = dovuto a un tumore dell’ipofisi, che rilascia dei regolatori di altre ghiandole tra questi l’ormone della crescita, il quale in presenza del tumore aumenta di quantità e stimola le cartilagini di accrescimento fino a determinare una deformazione dell’organismo. Quindi gli ormoni regolano il funzionamento del nostro organismo. Infatti quando c’è un problema di tiroide ci sono anche delle alterazioni umorali e comportamentali. o Il sistema endocrino è costituito da ghiandole endocrine distribuite in tutto il corpo;

o Il sistema neuroendocrino è costituito da quelle ghiandole endocrine controllate dal sistema nervoso; o Ghiandole del sistema endocrino e neuroendocrino secernono sostanze chimiche chiamate ormoni ; o Gli ormoni entrano nel flusso sanguigno per essere portati in tutto il corpo; o Recettori specializzati su tessuti o organi bersaglio consentono agli ormoni di avere effetti specifici sebbene circolino in tutto il corpo. Quindi Il sistema nervoso informa il nostro organismo dello stressor anche attraverso le ghiandole endocrine. Risposta endocrina allo stress L’ipotalamo:

  • Spinge l’ipofisi a secernere l’ACTH che stimola la corteccia adrenergica
  • Stimola le fibre simpatiche ad attivare la corteccia surrenale;
  • Le ghiandole surrenali sono localizzate sopra ai reni;
  • Ogni ghiandola è composta da: o Una parte esterna: corteccia adrenergica; o Una parte interna: midollo surrenale.
  • Entrambe secernono ormoni che sono importanti nella risposta allo stress. Rapporto tra ipotalamo e ipofisi Rapporto anatomico tra ipotalamo e ipofisi che deriva da neuroni che dall’ipotalamo vanno a stimolare ipofisi posteriore o cellule neurosecretorie che producono dei fattori di rilascio che attraverso il torrente sanguigno stimolano l’ipofisi anteriore. Successivamente all’attivazione dell’ipotalamo l’ipofisi rilascia degli ormoni regolatori che vanno a stimolare l’attività della corteccia surrenale. La figura mostra la comunicazione tra il sistema nervoso e il sistema neuroendocrino alla risposta allo stress. Risposta Adrenomidollare - SAM Avviene attraverso l’attivazione del complesso della midollare del surrene simpatico (SAM):
  • La percezione dello stress causa nell’ipotalamo (tramite connessione nervosa) l’attivazione delle fibre simpatiche;
  • Le fibre simpatiche attivano la midollare del surrene;
  • Il midollo surrenale secerne le catecolamine (trasmettitori particolarmente importanti nella risposta fight or flight ): epinefrina (agisce più sugli organi bersaglio, a livello periferico) e norepinefrina (più sul SNC), entrambe con azione stimolante e

LO STRESS E L’AVVENTO DEL COGNITIVISMO

Negli anni’50 e ’60 il comportamentismo (che ha fornito importanti conoscenze e un rigoroso metodo scientifico) viene progressivamente superato e scavalcato dalla visione cognitivista della psicologia. Il temine psicologia cognitiva o cognitive psychology viene introdotto da Neisser (importante studioso della memoria, in particolare autobiografica), autore del testo del ’68 che intitola propria cognitive psychology, summa delle conoscenze dell’epoca con una nuova visione rispetto al comportamentismo. Quindi avvento del cognitivismo significa superare la visione comportamentista e ritornare a prendere in esame da un punto di vista sperimentale i processi mentali, non al centro dell’attenzione negli studi dei comportamentisti, non perchè ne disconoscessero. l’esistenza bensì perchè per il loro approccio molto rigoroso dal punto di vista sperimentale con i mezzi che avevano all’epoca a disposizione ritenevano di non poterli studiare e si chiamarono comportamentismi perché si proposero di studiare i rapporti tra stimoli ambientali e comportamento, ovvero stimolo-risposta). Contributi di tantissimi autori come Chomsky per quanto riguarda la psicolinguistica, dagli studi condotti con il paziente HM per quanto riguarda la neuropsicologia, tutta una serie contributi che vengono da diversi approcci e che indicano la possibilità di poter studiare il rapporto tra processi mentali, strutture cerebrali e comportamento. Nell’ambito della memoria HM era un paziente già negli anni 50 che soffriva di epilessia in forma e grave e viene operato da un neurochirurgo, Scoville, che lavorava in equipe con una psicologa. Gli isolano una parte del cervello, il lobo temporale mediale (che include ippocampo, amigdala…) e Brenda Milner, psicologa, studia il paziente per prima dopo l’operazione e si accorge che ha recuperato i problemi determinati dalla crisi epilettica ma ha un deficit di amnesia anterograda (non è in grado di consolidare nuove informazioni) Questo determina una visione nuova, l’idea di poter mettere in rapporto i danni cerebrali di un paziente con la funzione cognitiva impegnata. L’avvento del cognitivismo e questa visione in cui vengono presi in considerazione nuovamente, anche da un punto di vista sperimentale, i processi mentali e quindi si passa dallo stimolo-risposta allo stimolo-organismo-risposta (S - O - R). Quindi si passa all’elaborazione dell’informazione, altro contributo del cognitivismo, parallelismo uomo- computer. L’avvento del cognitivismo non poteva non influenzare anche lo studio dello stress. Uno degli autori più importanti è Lazarus che dà una definizione dello stress. “Lo Stress si manifesta quando le persone percepiscono che non possono far fronte (to cope) alle richieste loro rivolte o alle minacce al loro benessere”. Quindi vediamo manifesto lo stress quando le persone percepiscono, quindi valutano, che non riescono a far fronte allo stressor, che può rappresentare una sfida alle proprie risorse ma anche una minaccia al benessere (visione in cui interviene quello che viene definito poi processo di appraisal). Il modello Cognitivo-Transazionale Lazarus e Folkaman (1984) propongono che l’interpretazione di eventi stressanti è più importante degli eventi stessi. In questa definizione c’è qualcosa di estremamente importante rispetto alla visione che abbiamo conosciuto di Selye. Comunque non sono modelli alternativi: sulle conoscenze

prodotte da Selye si innesta l’approccio cognitivo-transazionale in cui c’è un’interpretazione di eventi stressanti da parte del soggetto. Non è più la visione di Selye dove lo stress è una risposta aspecifica rispetto allo stimolo, (nei suoi modelli animali aveva visto che qualsiasi tipo di stimolo, che fosse uno shock elettrico, l’applicazione di un freddo estremo, etc, produceva una risposta, definita sindrome generale. d’adattamento, avente le stesse caratteristiche). Quindi tanti stressor, indipendentemente dalla loro natura producono la stessa risposta da parte del nostro organismo. Nella definizione di Lazarus e Folkman viene introdotto qualcosa che non disconosce affatto che noi abbiamo delle reazioni per esempio fisiologiche alla presenza di uno stimolo pericoloso, dice però che l’effetto di quello stimolo pericoloso, cioè una risposta da stress a quello stimolo, è in qualche modo l’intensità mediata da come noi interpretiamo lo stimolo, cioè l’evento stressante. Interpreto un evento come minaccioso quindi gli effetti di quell’evento saranno maggiori o minori a seconda della mia valutazione. La visione di novità importante introdotta dal cognitivismo è il processo di elaborazione dello stimolo che fa sì che per diversi tipi di eventi o per lo stesso in base alla valutazione che ciascuno di noi fa si possono avere delle risposte da stress diverse, anche a livello fisiologico, ovvero più o meno intense (es: chi è stato educato a volare o a fare cose che nella maggior parte delle persone determinano una risposta fisiologica, emozionale importante, in quelle condizioni di addestramento ed educazione diminuisce le risposte autonome, quindi ragionando nell’ottica di Selye c’è una modulazione degli effetti fisiologici dello stressor attraverso una valutazione cognitiva dello stress). Ciò che definisce lo stress non è né l’evento ambientale in sé, né la risposta della persona è la percezione individuale della situazione psicologica che definisce lo stress Ovvero io percepisco l’evento come più pericoloso, drammatico oppure liberatorio (che altri riterrebbero di sicurezza, come per l’uomo che si è buttato da 42 mila metri di altezza e ha riportato di aver avuto problemi nella salita perché soffre di claustrofobia e quindi non vedeva l’ora di buttarsi). Ha spostato l’accento sulla situazione psicologica, intendendo con questo la valutazione cognitiva dello stimolo, della pericolosità e delle possibilità che ciascuno di noi ha di confrontarsi con lo stimolo. Lo stress è una funzione della percezione della persona relativa alla minaccia, alla vulnerabilità, e all’abilità di confrontarsi, piuttosto che una funzione dello stressor In questo Selye e Lazarus e Folkman differiscono (non dall’aspetto fisiologico) cioè:

  • Tutti gli stressor sono uguali per produrre la stessa reazione (Selye)
  • È la valutazione dei diversi tipi di stressor, ma anche all’interno di uno stressor la valutazione individuale, che quindi crea delle differenze tra un individuo e l’altro, che determina lo stress. Quindi lo stress come una funzione soggettiva di ciò che valutiamo come una minaccia, di ciò per cui percepiamo di essere più vulnerabili, ma anche della percezione della capacità che abbiamo di confrontarci con quello stimolo, che determina, in presenza di un certo stressor, una reazione da stress più o meno importante, marcata, con caratteristiche fisiologiche più o meno intense (es: un vigile del fuoco che si trova all’interno di un incendio ed è addestrato per confrontarsi con questo incendio avrà una reazione fisiologia diversa, entro certi limiti, da chi si trova nell’incendio e si sente inerme rispetto a quell’evento).

In ingresso uno stimolo evento, più o meno traumatico, che subisce la percezione individuale dell’evento che passa attraverso una valutazione primaria, cioè il soggetto determina se quell’evento rappresenta una minaccia al proprio benessere, per esempio il soggetto può usare la negazione per ridurre la realtà dell’evento (es: alcuni negazionisti del covid utilizzano un meccanismo del genere, perché l’evento viene valutato, probabilmente poco consciamente, particolarmente stressante e limitante) perché a volte può essere molto più difficile confrontarsi con un evento, riconoscerne la pericolosità, la minaccia, e ricercare delle strategie di adattamento, rispetto a rifiutare l’esistenza dell’evento in sé. In seguito a questa valutazione primaria può accadere che la situazione sia percepita come una situazione che non genera pericoli e questo condurrà ad una condizione di assenza di stress, oppure come minacciosa e quindi porterà ad una seconda valutazione da parte del soggetto di cercare e individuare le risorse di coping che sono disponibili e la probabilità che possano essere utilizzate con successo, riducendo l’impatto dell’evento stressante. Quindi verranno messi in atto, da una parte, dei meccanismi di coping che sono ritenuti idonei e questo può condurre a una condizione di assenza di stress, cioè di un’evoluzione della risposta allo stress che poi possa esitare anche in un danno permanente, e dall’altra, può portarci a valutare i meccanismi di coping a disposizione come non adeguati e quindi portarci ad una condizione di stress cioè di percezione dell’evento come pericoloso, stressante, con cui abbiamo difficoltà a confrontarci. COPING Lazarus e Folkman definiscono il coping come sforzi cognitivi e comportamentali in costante cambiamento per padroneggiare delle richieste interne e/o esterne molto specifiche che sono valutate come taxing (ci mettono in discussione) o eccedenti le risorse della persona. Quindi sono tentativi comportamentali e cognitivi di padroneggiare delle situazioni che sono in qualche modo per noi sfidanti ( challenging ) che riteniamo in qualche modo in grado di sopraffarci e sono in continuo cambiamento proprio in relazione alla valutazione, al reappraisal , di quello che sta accadendo in conseguenza di queste strategie che mettiamo in atto. Elementi importanti della definizione:

  • Il coping è un processo di costante valutazione del successo delle strategie messe in atto (più o meno inconsapevolmente);
  • Il coping è appreso nel momento in cui uno incontra determinate situazioni (le strategie che mettiamo in atto, l’esperienza, successivamente potrà esser utilizzata in una situazione analoga che possiamo avere in futuro);
  • Il coping richiede sforzo per padroneggiare una specifica situazione. Il successo non è subordinato alla maestria, solo abbastanza buono (ovvero non c’è forse un

codice, essendo molto individuale, per gestire alcune situazioni, ma c’è qualcosa che noi mettiamo in atto in relazione alle nostre conoscenze, capacità ed esperienze, che ci può o meno condurre al successo nel padroneggiare una determinata situazione). Cosa aumenta le capacità di coping?

  • Positive belief → La capacità di confrontarsi con determinate situazioni è aumentata quando le persone credono di poter raggiungere i propri obiettivi (pensano positivamente).
  • Problem-solving skill → Avere conoscenze specifiche o capacità collegate allo specifico problema fa sì che le capacità di coping siano percepite come valide, maggiormente in grado di gestire specifiche situazioni (es. il volo viene percepito da alcuni come stressante ed alcune compagnie aeree fornivano dei corsi oltre che al personale anche a clienti che avevano un rapporto difficile con il volo. Fornendogli conoscenze su come funzionava e veniva gestito l’aereo diminuiva l’impatto dell’evento stressante. Questo vale a maggior ragione per chi deve gestire in prima persona l’evento, come il pilota).
  • Social skill → La capacità di coinvolgere altre persone a cooperare in un problema che magari è personale o viceversa (cooperare con altri che hanno un problema).
  • Social support → Percepire di essere accettati, amati, apprezzati dagli altri aumenta le capacità di coping. Queste ultime due sono particolarmente importante per gli eventi traumatici, come i terremoti. Numerosi studi mostrano come l’impatto traumatico di un evento cataclismatico come terremoti, uragani, e altri, sia diminuito sul singolo in relazione alla sua capacità sociale e al contesto sociale in cui è immerso (cioè quanto o meno le persone che vivono queste esperienze insieme a lui cooperino per superare questo evento). Componenti del coping
    • Problem focussed coping o Consiste nel cercare di cambiare la situazione ridefinire il problema; o Guardare a soluzioni alternative; o Valutare le implicazioni delle alternative scegliere la migliore su cui agire.
    • Emotion-focussed coping o Consiste nel controllare e possibilmente modificare la risposta emozionale, quindi individuale, ad un evento; o Risposte cognitiva come l’evitamento o la minimizzazione; o L’obiettivo è diminuire il distress emozionale; o Spesso usata quando l’individuo sente che non si può far nulla riguardo la situazione. Abbiamo sostanzialmente due grandi strategie di coping: quelle focalizzate sul problema, con le quali si cerca di agire sul problema e quelle focalizzate sulle proprie emozioni, attraverso le quali cerchiamo di modulare la risposta emozionale rispetto a quello stimolo. Si parla di minimizzazione (simile alla negazione) ed evitamento (si cerca di non trovarsi in determinate situazioni che sappiamo di non saper gestire con facilità), tuttavia l’evitamento

Lazarus → lo stress si manifesta quando le persone percepiscono che non possono far fronte ( cope ) alle richieste loro rivolte o alle minacce al loro benessere. Coping focalizzato sul problema: o Cambiare la situazione; o Guardare soluzioni alternative; o Valutare le implicazioni delle alternative; o Scegliere la cosa migliore da fare. Coping focalizzato sulle emozioni: o Controllare e possibilmente cambiare la risposta emozionale rispetto ad un evento; o Risposte cognitive come evitamento o minimizzazione; o L’obiettivo è di diminuire il distress emozionale; o Viene utilizzato quando il soggetto percepisce che non può fare nulla rispetto alla situazione. Stress → risposta del corpo e del cervello ad ogni richiesta.

  • Lo stress intacca tutti
  • Non tutto lo stress è cattivo
  • Lo stress a lungo termine può fare male alla salute Evento traumatico → un’esperienza scioccante, che mette paura, o pericolosa che può toccare qualcuno sia emozionalmente che fisicamente.

Parla in modo sommario dell’articolo del 2017: “ The relevance of stress and trauma to forensic psychiatry ”, per cui si possono usare esperienze dissociative come giustificazione all’azione criminale, nel tentativo di ridurre la condanna. Articolo “ The Trier Social Stress Test: principles and practice” che va ad analizzare i fattori genetici e come questi possono influenzare la risposta allo stress. Un particolare genotipo, agendo sulla produzione di determinate proteine, e quindi sui meccanismi legati ai neurotrasmettitori, può alterare il fenotipo: ad esempio può esserci una maggiore produzione di cortisolo rispetto alla baseline, o una alterazione nella produzione dei neurotrasmettitori catecolaminergici (eccitatori). Gene MAOA (monoamina ossidasi A) → alterazione di questo gene porta ad una iperattività dell’amigdala davanti a stimoli facciali ad alta valenza emotiva, percepiti erroneamente come minacciosi, e quindi ad una eccessiva aggressività. È stato chiamato “il gene guerriero”, ed ha avuto una sua storia nei tribunali come gene dell’aggressività. Il MAOA agisce sul metabolismo delle monoamine (dopamina, noradrenalina, ecc), ed ha valenza eccitatoria. Parla brevemente di vari articoli di Folkman e Lazarus. Tra questi “ Dynamics of a stressful encounter: cognitive appraisal, coping, and encounter outcomes ”, in particolare le coping scales. Tra le varie modalità di coping alcune hanno anche un effetto patologico, tra questi il coping di “escape, avoidance”. “ Appraisal, coping, health status and psychological sympoms ”. Qui hanno esaminato la relazione tra caratteristiche di personalità, l’appraisal e varie tipologie di coping. “ Dynamics of a stressful encounter: cognitive appraisal, coping and encounter outcomes ”. Catena del processo di stress

  1. Situazione o evento stressante;
  2. Primary Appraisal → “What does this mean?” → classificazione dello stimolo come minaccia, sfida, perdita;
  3. Secondary appraisal → “What can I do?” → aspettativa di autoefficacia, come si può e si è in grado di reagire rispetto alla prima valutazione;
  4. Si può andare incontro a stress o al coping, a seconda della valutazione delle proprie capacità di reazione. Questa catena è dinamica e c’è un costante monitoraggio sulla propria influenza sullo stressor, che può cambiarne la valutazione e la modalità di reazione ad esso. Ad esempio, una persona che ha paura di prendere l’aereo può cambiarne la valutazione dopo molti viaggi, ma nel caso di un’emergenza la valutazione precedente di minaccia può riattivarsi. Nel lungo termine, se lo stressor permane e non si riesce a confrontarsi con esso, le condizioni fisiologiche di stress possono portare ad una condizione patologica.