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Giovanni Boniolo, Paolo Vidali
Strumenti per ragionare
1) Il ragionamento
L'esercizio della razionalità avviene attraverso la costruzione di ragionamenti. Un ragionamento è infatti un insieme organizzato di enunciati e gli enunciati sono composti da termini. Come si vede, ragionare equivale a utilizzare il linguaggio, ma non ogni uso del linguaggio è un ragionamento: la logica e la teoria dell'argomentazione sono le discipline che si occupano, appunto, del ragionamento, cioè del linguaggio organizzato per produrre ragionamenti corretti. Un ragionamento, o processo inferenziale, è una successione di enunciati. Propriamente si tratta di enunciati collegati fra loro da inferenze, cioè da nessi specifici. Gli enunciati, così collegati, si possono suddividere in tre tipi:
• Gli enunciati da cui prende le mosse il ragionamento, ossia le premesse del ragionamento (ipotesi,
assiomi, postulati, principi);
• L'enunciato con cui il ragionamento si conclude, ossia la conclusione del ragionamento;
• Enunciati intermedi che permettono di passare da quelle premesse a quella conclusione.
Abbiamo detto che il ragionamento consente di passare da alcune premesse a una conclusione tramite una successione d'inferenze; così facendo il ragionamento permette di giustificare razionalmente una tesi, espressa nella sua conclusione, a partire da alcune premesse, grazie a tale serie d'inferenze. Tuttavia non esiste solo un modo di svolgere le inferenze. Esistono almeno tre tipi di ragionamento:
• Ragionamento dimostrativo (o dimostrazione), in cui
▲ Le premesse sono assunte come vere, quindi non discutibili,
▲ Le inferenze sono deduttive e rigidamente codificate dalla logica: perciò la conclusione
dell'inferenza segue in modo necessario e non discutibile.
• Ragionamento argomentativo (o argomentazione), in cui le premesse sono opinabili e/o le inferenze
sono non sempre valide e per questo la conclusione può essere sempre discutibile.
• Ragionamento fallace (o fallacia), in cui una o più inferenze sono invalide: perciò va rigettato anche
se le premesse sono vere.
2) Il ragionamento dimostrativo
La dimostrazione è il ragionamento tipico delle scienze, specie delle scienze formali: la logica, la matematica e, in misura minore, le scienze naturali ne fanno largo uso. Ma, si noti, è un contesto di ragionamento in cui le premesse sono assunte senza ulteriore discussione critica. Le scienze usano la dimostrazione proprio perché non discutono, per lo più, le premesse assunte. Ovviamente ciò non accade sempre.
3) Il ragionamento argomentativo
Nel caso dell' argomentazione si dice che il ragionamento avviene in un "ambiente aperto". Le premesse non sono assunte come vere, né le regole inferenziali presentano carattere di necessità stringente: perciò il passaggio dalle premesse alla conclusione non è tale da comportare la necessità assoluta della conclusione, che allora si dice "giustificata argomentativamente" o "argomentata" (ma non dimostrata). Se la dimostrazione è il ragionamento tipico dell'ambito scientifico, l'argomentazione è il ragionamento tipico dell'ambito filosofico, ma anche di quello quotidiano. Il ricorso all'argomentazione è, infatti, enormemente più diffuso di quello della dimostrazione, perché per lo più ci troviamo in situazioni in cui la nostra razionalità si esercita su premesse discutibili, su passaggi controversi, su problemi complessi. Nella filosofia, nei tribunali e nella vita di tutti i giorni, ma anche nelle scienze (soprattutto nelle scienze sociali) si ricorre molto spesso a ragionamenti di tipo argomentativo. Vi sono ragionamenti dimostrativi che perdono la loro forza perché partono da premesse discutibili e che così facendo diventano argomenti, propriamente argomenti deduttivi. Essi si possono dividere in 5 gruppi: argomenti quasi-deduttivi argomenti a priori, argomenti a posteriori, argomenti strutturali e argomenti pragmatici.
La nostra analisi dell’argomentazione si articolerà in tre settori: lo studio delle premesse, in particolare dei luoghi comuni, lo studio delle inferenze argomentative e lo studio degli errori argomentativi, cioè delle fallacie.
I luoghi comuni sono idee generali, valori, giudizi condivisi dall’uditorio, anche se non sempre consapevole.
5 classi di premessa:
1. La cogenza. È l’ambito in cui vige l’effettiva o apparente necessità dell’inferenza. Basato
sull’impianto della logica, genericamente intesa. Sono basati su strutture logiche condivise, quali l’uguaglianza, la differenza, l’identità, il rapporto tra maggiore e minore. Es. “i beni in maggiore numero sono più desiderabili dei beni in numero minore.”
2. L’ideale. È la sfera in cui si sottolineano i valori, le essenze, gli ideali. Si basano sulla preminenza
del possibile sul reale, della causa sull’effetto, del prima sul dopo, dell’ideale sul reale. Es. “ciò che è più proprio è preferibile a ciò che è più comune.”
3. L’esistente. È il campo dell’esperienza, della realtà concreta, della pratica diffusa. Si basano sulla
preminenza del reale sul possibile, del dopo sul prima, della conseguenza sulla motivazione, dell’esistente sul possibile. Affermano il primato dell’esperienza. Es. “Ciò che tutti scelgono è migliore di quello che non tutti scelgono. E ciò che scelgono i più è migliore di ciò che scelgono i meno.”
4. L’ordine. È il dominio delle relazioni, dei rapporti, della simmetria, delle corrispondenze. Si basano
sul valore dell’ordine, della simmetria, della corrispondenza, dell’eleganza. Es. “la virtù trova e sceglie il mezzo.”
5. La persona. È la sfera dell’uomo e della sua azione. Si basano sul valore del merito, della dignità,
dell’umano, dell’individuo, e in generale sul valore del rapporto tra dire e fare. Es. “Soffrire l’ingiustizia è meglio che commetterla: questo infatti preferirebbe l’uomo più giusto.”
In ognuno di questi ambiti si raccolgono i principi di partenza del nostro ragionare argomentativo, il modo in cui esso si sviluppa (gli argomenti) e il modo in cui si perde (le fallacie).
3.1) Argomenti deduttivi È facile notare che tutti i ragionamenti dimostrativi possono diventare argomentazioni se le premesse non sono più vere. Se affermiamo “Tutti gli uomini sono buoni” e lo assumiamo come vero, da questo enunciato possiamo trarre conseguenze corrette, per esempio che non c'è uomo che non sia buono. Ma le conseguenze pur necessarie non saranno mai vere. Infatti la premessa non è vera: basta che un uomo non sia buono perché tale premessa si mostri falsa. Lo stesso vale per i sillogismi o per le dimostrazioni per assurdo o per ogni altra struttura inferenziale della logica formale. Per questo parliamo di argomenti deduttivi, in cui non si discute la correttezza delle inferenze, ma la verità delle premesse.
3.2) Argomenti pseudo-deduttivi Gli argomenti pseudo-deduttivi sono simili, nella struttura, a quelli deduttivi: infatti, fanno appello ai principi della logica (come il principio d'identità, di non contraddizione e del terzo escluso), e fanno uso di connettivi che sono pure assai simili a quelli logici ("e", "o", "se… allora…"), ma la loro utilizzazione non è rigorosa, né copre tutte le fasi dell'inferenza. Dunque, nonostante le apparenze, l'inferenza non è necessaria. Sono pseudo-deduttivi i seguenti argomenti:
- Pseudo-identità : introduce una definizione e sviluppa un'argomentazione volta a collegare come fossero identici ciò che dev'essere definito (definiendum) e definizione (definiens). L'identità fra definiendum e definiens in realtà non è del tutto indiscutibile, anzi dovrebbe essere giustificata: ecco il motivo del nome "pseudo-identità". Es. “Gli uomini sono animali razionali: dove c'è il segno della razionalità, lì e solo lì è possibile trovare l'impronta dell'umanità .”
- Incompatibilità : induce a credere che, poste due asserzioni, occorra sceglierne una o rinunciare a entrambe. In altre parole, un'alternativa includente (A vel non A) è presentata come se fosse escludente (A aut non A). In altre parole ancora, in quest'argomento s'introduce il connettivo escludente "o", dando per scontato che sia effettivamente pertinente, quindi si applica il principio del terzo escluso (A o non A: tertium non datur). Es. “Ti sei sempre dichiarato progressista, poi però fai resistenza a ogni nostra proposta di riforma.”
- Pseudo-contraddizione : quando si pretende che la tesi dell'avversario violi il principio di non contraddizione (cioè la tesi affermerebbe e negherebbe qualcosa dallo stesso punto di vista e nello stesso tempo), anche se la contraddizione è tutt'altro che certa. Es. “Lei sostiene di non conoscere quest'uomo, ma proprio nell'agenda di quest'uomo abbiamo trovato il suo numero di telefono.”
- Ritorsione : quando proprio colui che reclama il rispetto di una regola si sottrae al dovere di applicarla, o l'applica a sproposito. Sottolineando l'incongruenza fra la regola e il comportamento di chi la propugna, s'intende indebolire la posizione dell'avversario, ritorcendo su di lui quanto egli stesso afferma. Es. “ In un teatro parigino, durante l'occupazione nazista, mentre il pubblico si
- Regola di giustizia : ci si appella a una regola considerata valida per tutti: in particolare, si sostiene che ciò che vale per un caso dev'essere applicato a tutti i casi simili. Esempio: Se per farle un favore tengo aperto lo sportello per lei oltre l'orario di servizio, poi sono costretto a farlo per tutti.
- A fortiori : Si ricorre frequentemente a quest'argomento per mostrare che alcuni casi particolari fanno parte di un insieme di elementi ordinati gerarchicamente (generalizzazione) e che a fortiori - cioè a maggior ragione - valgono per essi le medesime proprietà che caratterizzano l'insieme. Esempio: Se si prende cura di te un cugino lontano, a maggior ragione dovrebbe farlo tuo fratello.
- Complementarietà : Ogni volta che si fa un'affermazione, si può affiancarle una negazione che funge da nozione complementare. Ogni termine, infatti, richiede il suo opposto per essere determinato. Questo aspetto si traduce in un argomento di complementarità. Esempio: Ogni autentica fede nasce dal dubbio.
- Compensazione : si basa sul mantenimento di un equilibrio. Sommando uguali a uguali, si ottengono uguali: posta una uguaglianza, per mantenerla tale va aggiunta o tolta ad un fattore la stessa quantità aggiunta o tolta all'altro fattore. Esempio: Per Montesquieu il sistema parlamentare dev'essere bicamerale: l'istituzione di una Camera alta si giustifica con la necessità di compensare l'inferiorità numerica delle persone superiori per nascita, ricchezza e onori.
- Riduzione al superiore : Quando un sistema di qualunque tipo ( in questo caso di segni) è completamente riducibile ad un altro, se ciò avviene in modo non reciproco, ciò a cui si riduce è superiore a ciò che viene ridotto. Esempio: Il linguaggio naturale può esprimere i contenuti di qualunque linguaggio artificiale, mentre nessun linguaggio artificiale è così potente da svolgere tutte le funzioni del linguaggio naturale. Il linguaggio naturale è quindi il più importante sistema di segni a disposizione dell'uomo.
- Etimologia : è stato ampiamente utilizzato nella filosofia dei secoli scorsi, poi è stato trascurato, infine è tornato in auge recentemente, in rapporto alla ripresa degli studi sul linguaggio. Esso consiste nell'avvalorare una tesi traendo spunto dall'etimologia di un termine che caratterizza il significato del concetto espresso.
- Facile : si appoggia alla maggiore o uguale facilità del ragionamento che si vuole avvalorare rispetto a quello che si vuole criticare. La tesi che si vuole sostenere viene presentata come preferibile perché, nonostante tutto, è più facile - o non è più difficile- ammetterla che negarla. Ne è un esempio il modo con cui, nel De revolutionibus di Copernico, si sostiene la maggior semplicità del modello eliocentrico rispetto a quello tolemaico.
- Coerenza degli effetti : Con questo argomento si afferma che se la causa è unica, gli effetti che essa produce non possono trovarsi in contraddizione tra loro.
3.5) Argomenti a posteriori Negli argomenti a posteriori si ricorre a conoscenze acquisite attraverso l'esperienza (dati di fatto, regolarità empiriche, situazioni sperimentate…) per corroborare la tesi da giustificare (la conclusione dell'inferenza). Ovviamente, perché l'argomento abbia presa, l'interlocutore deve conoscere, condividere, o poter controllare le esperienze cui fanno riferimento le premesse del ragionamento. Sono argomenti a posteriori:
- Induzione : il ragionamento induttivo è tra i più utilizzati, nella vita comune, nel sapere ordinario e nella ricerca scientifica. Consente d'inferire le caratteristiche di casi non ancora osservati dall'analisi di un certo numero di casi conosciuti. Si caratterizza per tre aspetti:
▲ Le sue premesse rimandano a una conoscenza empirica o empiricamente controllabile;
▲ La sua conclusione è solo probabile;
▲ La sua conclusione, rispetto alla premesse, comporta un ampliamento della conoscenza.
- Argomenti casuali : si fa uso frequente degli argomenti causali, ogni volta che si vuole inferire una causa da un effetto o viceversa. In particolare nella disputa scientifica, dove spesso si ricorre all'argomento della causa propriamente detto e a quello dell'effetto, si ha - spesso - un uso congiunto dell'argomento di causa e di quello d'induzione. Sono argomenti casuali:
▲ Argomento del post hoc : stabilisce un nesso causale tra due eventi successivi.
▲ Argomento della causa : cerca la causa di un evento dato.
▲ Argomento dell'effetto : ipotizza la verità di eventi come conseguenza di condizioni iniziali
date.
▲ Priorità della causa sull'effetto : la causa vale di più rispetto all'effetto.
▲ Causa prima : presuppone la possibilità di concatenare gerarchicamente le cause.
- A contrario : è utilizzato per indebolire la portata di una generalizzazione. Con esso si mostra che quel che prescrive la regola o l'universalizzazione proposta non viene rispettato, di fatto e nel concreto di un esempio. Esempio: Tutti gli uomini sono uguali di fronte alla legge: tuttavia il signor X è talmente influente da far modificare una legge a proprio favore. Non tutti gli uomini sono uguali di fronte alla legge: qualcuno è più uguale degli altri.
- Ad consequentiam : valuta una proprietà o un evento in relazione al vantaggio offerto dalle sue conseguenze. È simile all'argomento dell'effetto con la differenza che qui la conseguenza è valutata specificamente per il suo vantaggio.
- Spreco : valorizza un obiettivo per il cui il conseguimento si siano già impiegate notevoli risorse: abbandonare quell'obiettivo costituirebbe uno spreco. Viene utilizzato per sminuire l'importanza di obiettivi alternativi. Esempio: Hai studiato per quindici anni, sei a un passo dalla laurea e ora decidi di sposarti e cercare un lavoro qualsiasi: tutto quello che hai fatto finora non servirà a nulla!
- Consolidamento : è una sorta di propagazione invertita di segno: quest'argomento è utilizzato per contrastare l'affermarsi di un'opinione il cui credito aumenta via via che essa si propaga. Esempio: A forza d'insistere sul livello scadente della scuola italiana, si finisce per credere che ogni altro sistema scolastico sia migliore del nostro, proprio mentre all'estero, sempre più spesso, si cerca di imitare il nostro modello educativo.
3.6) Argomenti strutturali Gli argomenti strutturali si basano sulla similitudine fra strutture: ciò che viene affermato in un ambito si proietta in un altro ambito, nel quale appare manifesto un insieme di relazioni, esemplificazioni e gerarchie. Alla base di questi argomenti non vi è né la logica, né l'essenza, né l'esperienza ma una similitudine strutturale. Sono argomenti strutturali:
- Analogia. Una somiglianza di rapporti fra proprietà definite in ambiti diversi. È un “pensare per strutture”. La struttura dell’analogia è del tipo: A sta a B nell’ambito X, come C sta a D nell’ambito Y. Esempio:La giovinezza (A) sta alla vecchiaia (B), riferendoci alla vita (X), come la mattina (C) sta alla sera (D) riferendoci al corso del giorno (Y).
- Paragone. Articola in modo più dettagliato un’analogia. Mette a confronto due casi diversi appartenenti allo stesso ambito per esprimere un giudizio di valore. Esempio: Spendere il denaro dello Stato andando contro l’interesse pubblico è criminale quanto il rubarlo.
- Doppia gerarchia. Correlazione tra i termini di una gerarchia con i termini di un’altra gerarchia, a sua volta correlata gerarchicamente alla prima. Un’idea di proporzionalità tra ordini diversi. Esempio: Se l’uomo conta più di un animale, il peggiore degli uomini avrà un valore superiore a quello del più splendido fra gli animali.
3.7) Argomenti pragmatici La pragmatica è quella parte della linguistica che si occupa del rapporto tra discorso e azione. Gli argomenti pragmatici, quindi, sono ragionamenti in cui si porta l'attenzione sulla coerenza tra realtà di fatto ed espressioni linguistiche: l'interlocutore sostiene una tesi che, tuttavia, può essere messa a confronto - per lo più critico - con il suo comportamento o con quello di altri soggetti considerati portatori di valori positivi. Gli argomenti pragmatici hanno un ruolo importante nel quadro dell'organizzazione del nostro sapere. Infatti, poiché non siamo in grado di controllare e sperimentare tutto, ci piacerebbe talvolta poterci fidare della parola di una persona particolarmente autorevole. Ebbene, quello che tale persona è disposta a fare in rapporto a ciò che dice, o a dire in rapporto a ciò che fa, diventa il banco di prova della sua credibilità. La quale, a sua volta, ci fa assumere o rifiutare certe proposizioni di quella persona come premesse di un nostro ragionamento. Sono argomenti pragmatici:
- Ad hominem. Ogni oggetto di argomentazione è una credenza o una verità che “qualcuno ammette”. Esempio: è tuo dovere, come capo del governo, avere cura solo dell’interesse pubblico, al di sopra e anche contro i tuoi interessi privati.
- Modello. Si propone un comportamento esemplare, intendendo così stabilire una regola valida per tutti. Esempio: Padre Kolbe ha sacrificato la sua vita per salvare quella di un padre di famiglia, condannato a morte in un campo di concentramento nazista. Il suo sacrificio ha mostrato che è possibile amare fino all’estremo anche uno sconosciuto.
- Esempio. Serve per generalizzare una regola desunta da un caso particolare o ricavata per similitudine da un ambito diverso.
- Autocontraddittorietà. Le premesse di un ragionamento non possono affermare e negare la stessa cosa. Esempio: l’uomo è un animale sociale, e poiché non ama socializzare con i suoi simili, tende a isolarsi e a combatterli.
- Autoconfutazione. La conclusione entra in contraddizione, apparente o implicita, con le premesse. Esempio: queste nuove forme di protesta sono tutte fasciste e reazionarie. Andrebbero curate con l’olio di ricino.
4.3) Fallacie sillogistiche Un sillogismo è fallace quando sia violata una qualsiasi delle otto regole che ne garantiscono la validità:
- Devono esserci solo tre termini (maggiore, minore, medio).
- Il termine minore e il termine maggiore devono essere distribuiti in modo uguale nelle premesse e nella conclusione.
- Il termine medio non deve mai essere presente nella conclusione.
- Il termine medio dev'essere distribuito in almeno una delle due premesse.
- Da due premesse negative non segue alcuna conclusione.
- Da due premesse affermative segue una conclusione affermativa.
- Da due premesse particolari non segue alcuna conclusione.
- La conclusione contiene sempre la parte peggiorativa delle premesse.
4.4) Fallacie pseudo-deduttive Sono fallacie pseudo-deduttive:
- Falsa disgiunzione : quando una delle premesse dell'argomento presenta un numero limitato di scelte (di solito due), mentre le alternative possibili sono di più. Esempio: O sei con me, o sei contro di me.
- Falso dilemma. Si costruisce un ragionamento in cui appare un dilemma che, in realtà, non si dà in questa forma. Esempio: Se Dio è onnipotente, può creare un masso così pesante da non poter essere spostato?
- Ad ignorantiam : suppongono che finché una cosa non è stata mostrata falsa (vera), è vera (falsa). Ma la mancanza di un argomento che confuti un enunciato A non ne dimostra la verità, come d'altra parte la mancanza di un argomento a riprova di A non ne dimostra la falsità. Esempio: Puoi provare che gli extraterresti non esistono? No? Allora esistono.
- Domanda composta : si pone una domanda che nasconde una seconda questione annidata nella prima, ma si pretende un'unica risposta. Esempio: Hai rinunciato alla tua cattiva condotta?
- Questione complessa : si utilizza quest'argomento fallace per persuadere l'uditorio ad accettare o rifiutare insieme due enunciati indebitamente congiunti, mentre può darsi il caso che uno sia accettabile e l'altro inaccettabile. Esempio: Sei favorevole alla libertà dei singoli e al diritto di girare armati?
- Conclusione irrilevante : si argomenta una conclusione diversa da quella che avrebbe dovuto essere raggiunta. Esempio: La pena di morte è inefficace nel ridurre i reati gravi, per cui è comminata. Nella nostra società la violenza cresce anziché diminuire. Ma proprio per questo non possiamo trascurare il legittimo bisogno di giustizia delle vittime di reati gravi. Quindi la pena di morte deve rimanere nel nostro ordinamento.
- Composizione 1 : si attribuiscono certe proprietà delle parti al tutto. Esempio: Oggi alcuni componenti delle automobili che vent'anni fa erano realizzati in metallo sono invece fabbricati in resina sintetica: perciò le automobili sono leggere.
- Composizione 2. In questo argomento fallace ciò che può esser predicato in senso distributivo (“Tutti gli uomini sono mortali” intendendo “Tutti i singoli uomini”) è predicato in senso collettivo (“Gli uomini sono numerosi” intendendo la somma degli uomini presenti sulla terra.) Esempio: le bombe atomiche provocarono maggior danni che le bombe normali.
- Distinzione : è speculare rispetto a quella di composizione 1: le proprietà del tutto sono attribuite alle singole parti. Esempio: Il Rotary è un club importante, quindi i suoi membri sono importanti.
- Distinzione 2. È speculare rispetto a quella di composizione 2. Si passa da ciò che può essere predicato collettivamente a ciò che non può essere predicato distributivamente. Esempio: gli indiani d’America stanno scomparendo, tu sei un indiano d’America, quindi stai scomparendo.
- Fallacia del giocatore. È commessa da chi pensa, come molti giocatori d’azzardo, che, in una sequenza di eventi casuali, a una serie di esiti sfavorevoli debba seguire un esito favorevole. Esempio: è uscito il nero alla roulette per 12 volte: alla prossima giocata uscirà il rosso. È meglio che punti tutto se voglio finalmente vincere.
4.5) Dell’ideale. Fallacie a priori Sono fallacie a priori:
- Petizione di principio. È semplicemente una riformulazione delle premesse, in forma leggermente differente. Esempio: Poiché non sto mentendo, sto dicendo la verità.
- Regresso all’infinito. La conclusione è una riformulazione della premessa a un livello superiore. Esempio: il principio di uniformità della natura vale perché le leggi di natura regolano da sempre e regoleranno per sempre in modo uniforme l’accadere dei fenomeni naturali.
- Transitus de genere ad genus : si attribuisce a un elemento, appartenente a una certa classe, una proprietà che non gli è propria. Esempio: Il razzismo ha valore universale, come sappiamo dallo studio del DNA.
- Fallacia d'accidente : una proprietà, che ha un campo di pertinenza determinato, è applicata a un caso particolare non pertinente. Esempio: La legge prescrive che in città non si possa superare la velocità di 50 km/h. Perciò se malauguratamente tuo padre avesse un infarto e tu dovessi usare la tua automobile per accompagnarlo d'urgenza all'ospedale, dovresti ricordarti comunque di non superare questa velocità.
- Falsa etimologia : per sostenere una tesi (eventualmente anche corretta) si ricorre a un'etimologia errata. Esempio: Eludere una domanda, come mostra la radice latina, significa "togliere di mezzo", "tagliar via la questione", e quindi mostrarne l'infondatezza.
- Argumentum ad novitatem. La fallacia viene commessa quando si assume che qualcosa sia migliore semplicemente perché nuova. Esempio: non fermarti al solito rasoio: finalmente è arrivato il quadri lama Rasor4, che mette il meglio della tecnologia al servizio della tua rasatura.
- Argumentum ad antiquitatem. Con questo ragionamento si insiste sul valore di ciò che viene prima, che è esistito, che fa parte della tradizione, che si conserva nel tempo, che ci è stato tramandato dai nostri avi, che appartiene al passato e per questo vale di più di quanto è nuovo o recente. Esempio: la scuola di oggi non è più quella di una volta, dove si studiava, si leggeva, si imparava davvero. Adesso si cerca solo di ottenere il massimo rendimento con il minimo sforzo.
4.6) Fallacie di interpretazione Sono fallacie derivanti da un pregiudizio.
- Anfibolia. Si manifesta quando la costruzione grammaticale di un enunciato consente due diverse interpretazioni. Quasi sempre nasce da trascuratezza dell’elocuzione, dalla fretta e, nel linguaggio burocratico e nei titoli dei giornali, dall’uso di formule stereotipate. Esempio: ieri mattina a Milano, lungo un viale del Parco Lambro, un pirata della strada ha travolto un extracomunitario alla guida di un furgone e si è dato alla fuga. immediatamente soccorso da una coppia di giovani, l’immigrato è stato trasportato in stato confusionale al pronto soccorso del vicino ospedale.
- Accento. Ponendo l’accento su un termine particolare di un enunciato, si suggerisce un’interpretazione dell’enunciato diversa da quella corretta. Esempio: il primo ufficiale, per vendicarsi del capitano, scrisse sul giornale di bordo:”il capitano oggi è stato sobrio”.
- Linguaggio pregiudizievole. Si ha quando alcuni termini di un enunciato sono connotati emotivamente per suggerire un giudizio di consenso o dissenso. Esempio: la proposta sarà facilmente osteggiata dai burocrati del ministero.
- Espressione prevalente sul contenuto. L’argomento (o la persona che argomenta) viene presentato (presentata) in modo da orientare un giudizio o una decisione. Esempio: perché non ascolti il consiglio di questo signore così a modo?
4.7) Fallacie di spiegazione Si tratta di errori di ragionamento che nascono quando si cerca di fornire la spiegazione di un fenomeno, ma si sbaglia confondendo explanans (ciò grazie a cui si spiega) ed explanandum (ciò che deve essere spiegato) o applicando un sistema di premesse esplicative a un ambito adeguato, o illudendosi di aver individuato una spiegazione che, di fatto, non spiega nulla.
- Explanans ad hoc. L’explanans non indica nient’altro che il fenomeno stesso. Esempio: negli anni sessanta gli adulti nutrivano un sentimento di ostilità nei confronti degli hippy: la spiegazione va cercata nel risentimento dei genitori verso i figli.
- Explanandum minato. Si fa un uso scorretto di un explanandum formulato correttamente: per esempio estendendo indebitamente il suo campo di definizione. Esempio: secondo Tizio, la ragione per la quale la maggior parte degli scapoli sono timidi è che le loro madri li tiranneggiano.
4.9) Fallacie strutturali Le fallacie strutturali sono prodotte da una forzatura nel cercare corrispondenze di struttura tra ambiti, problemi, processi, fatti diversi.
- Falsa analogia. Applica il principio per cui se due cose sono simili per un aspetto, lo sono in tutto. Esempio: abbiamo preso lo stesso voto nel compito di italiano, quindi abbiamo scritto le stesse cose.
- Metà campo. È un errore commesso quando si assume che la posizione di mezzo tra due estremi deve valere solo perché è tale. Esempio: alcuni affermano che Dio è onnipotente, onnisciente e infinitamente buono. Altri affermano che Dio non esiste. La verità sta nel mezzo. Dio esiste ma non possiamo sapere nulla sulle sue caratteristiche.
4.10) Della persona. Fallacie pragmatiche Nascono per lo più dalla forzatura che si opera nel collegare l’argomento proposto con il soggetto che lo sostiene, o confuta. In altri termini si eccede nel collegare detto e atto.
- Argumentum ad baculum. L’argomento “del bastone” sposta sulla forza fisica, sociale, politica o economica ciò che dovrebbe giustificarsi in base alla ragione. Esempio: la teoria tolemaica è la migliore: ti conviene sostenerla, altrimenti corri il rischio di passare per eretico e di fare la fine di Galilei.
- Argumentum ad verecundiam. Fare ricorso a un parere autorevole a sostegno di una tesi senza che questa autorità venga riconosciuta da entrambe le parti. Esempio: è vero: questo, infatti, è quel che sostiene Aristotele in proposito.
- Argumentum ad misericordiam. La verità di un enunciato è accettata sull’onda di uno stato di partecipazione emotiva favorevole all’enunciato o a una sua parte. Esempio: spero che accetterai il nostro progetto: tanto più che sono tre mesi che vi lavoriamo come pazzi, pur di riuscire a presentarlo in tempo.
- Argumentum ad judicium. Si argomenta intorno alla verità o falsità di un enunciato facendo appello al fatto che esso è giudicato tale da un gruppo estremamente vasto di persone, o da settori particolarmente influenti della popolazione. Esempio: i sondaggi suggeriscono che il partito X vincerà le elezioni, quindi faresti meglio a votarlo.
- Argumentum ad populum. Si argomento intorno alla verità o falsità di un enunciato facendo appello al sentimento popolare. Esempio: siamo tutti italiani, quindi dobbiamo tifare per la nazionale.
- Argumentum ad personam. Invece di valutare l’argomento, si critica la persona che l’espone. Può avvenire in modi diversi:
▲ Ad personam 1. (abusivo) invece di ribattere un’asserzione, l’argomento attacca la persona
che l’ha formulata. Esempio: puoi anche giustificare razionalmente che Dio non esiste: ma io so bene che questo è semplicemente un tuo chiodo fisso.
▲ Ad personam 2. (circostanziale) Invece di attaccare un’affermazione, ci si sofferma sul
rapporto tra chi la enuncia e le circostanze in cui egli si trova. Esempio: gli argomenti del sig. Rossi non hanno valore, perché si basano su dati elaborati dalla sua stessa azienda.
▲ Ad personam 3. (Tu quoque) questa forma di attacco al proponente sottolinea come egli
stesso non metta in pratica ciò che sostiene. Esempio: così io non dovrei bere! E lo dici tu, che mai in vita tua sei stato sobrio più di un giorno.
- Avvelenamento del pozzo. È un ragionamento in cui si tenta di sminuire quello che una persona sta per dire, gettando discredito su di essa. Esempio: non starlo a sentire, è un poco di buono.
- Colpa per associazione. Commessa quando una persona rifiuta un’affermazione semplicemente perché accettata da persone giudicate negativamente. Anche in questo caso si afferma la falsità di una tesi sulla sola base delle caratteristiche (negative) di chi la sostiene. Esempio: critichi lo scarso contrasto dell’immigrazione clandestina, ma così facendo ti trovi a pensarla come i razzisti che vorrebbero sparare sui barconi in avvicinamento alle nostre coste.
- Ridicolo. È uno strumento persuasivo: mostra l’effetto comico che nasce, talvolta, dall’incoerenza tra detti e fatti. L’argomento del ridicolo ne indebolisce la tesi. Esempio: hai ragione. Nonostante tanti secoli di guerre, è sbagliato concludere che gli uomini siano aggressivi: basta che non abbiano un’arma per le mani.
- Uomo di paglia (falsa pista). Si attacca un soggetto diverso, o più debole, di quello che si dovrebbe attaccare, allo scopo di fuorviare l’attenzione dal problema originale. Esempio: dobbiamo ridurre il debito pubblico e quindi tagliare su alcuni servizi pubblici. Siamo infatti in un paese in cui l’evasione fiscale è una piaga che va curata con tutti i mezzi.
• Due torti fanno una ragione. L’errore sta nel fatto che qualcuno giustifica un’azione contro qualcun
altro sostenendo che questi farebbe la stessa cosa al proprio posto. Esempio: all’uscita dal negozio scopro che il commesso si è sbagliato dandomi 20 euro di resto anziché 10. Me li tengo, perché se lui si fosse accorto che avevo sbagliato io a dargli 10 euro in più, non me li avrebbe restituiti!
5) Come argomentare
Esistono regole per discutere bene? In modo netto e codificato no, tuttavia si possono indicare alcune condizioni, in assenza delle quali la discussione non può dirsi razionale. A tali condizioni bisognerebbe attenersi, ogni volta che si vuole argomentare una tesi in modo valido. Queste condizioni possono essere raggruppate in relazione alle due fasi del processo argomentativo:
• La presentazione dello status quaestionis , cioè di quanto va detto e conosciuto sulla tesi in
questione. Dovrebbe articolarsi così:
▲ Enunciazione concisa del problema da affrontare;
▲ Delucidazione del significato di alcuni termini, laddove vi sia ambiguità;
▲ Presentazione della rilevanza del problema e delle possibili conseguenze teorico-pratiche
della sua soluzione;
▲ Enunciazione delle soluzioni alternative e loro critica;
▲ Enunciazione della soluzione che s'intende sostenere.
• La giustificazione argomentativa vera e propria : va presentata attraverso un argomento o una
combinazione di argomenti: quindi, rispettivamente, con un ragionamento semplice o un ragionamento complesso. Si noti che la presentazione della propria soluzione è solo l'ultimo passo dello status quaestionis. Questo significa che prima di manifestare la propria opinione conviene riflettere intorno alla natura del problema e ai possibili equivoci derivanti da un uso improprio dei termini; inoltre, è doveroso un atteggiamento di disponibilità nei confronti delle ragioni degli altri. Solo a questo punto si portano gli argomenti a favore della propria tesi. La discussione è fatta di tesi argomentate e di critiche a tale tesi.
• La contro-argomentazione , che eventualmente può accompagnare e rinforzare l'argomentazione.
Richiede il rispetto di alcune regole. Essa dovrebbe essere preceduta da una riformulazione della tesi che s'intende avversare, in modo da mostrare che è stata ben compresa. Quindi si possono seguire due vie contro-argomentative:
• Si attacca lo status quaestionis avversario argomentando uno dei seguenti punti:
▲ Il problema è mal posto;
▲ I termini impiegati nell'argomentazione sono stati usati impropriamente o in modo ambiguo;
▲ Il problema o la tesi che ne denuncia la soluzione sono irrilevanti;
▲ Una delle tesi rivali è migliore;
▲ La tesi è mal posta.
• Si attacca la giustificazione argomentativa dell'avversario mostrando che nel processo argomentativo
è incorso in una o più fallacie, oppure che alcuni degli argomenti presentati sono irrilevanti.