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appunti sulle subordinate infinitive latine
Tipologia: Dispense
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L’infinito
L’infinito latino è un nome verbale considerato di genere neutro (cf. Errare human um est , «Sbagliare è umano»). Esprime il puro processo al di fuori della persona e del numero. In latino esiste l’infinito presente, perfetto e futuro:
PRESENTE laudare , lodare monēre legĕre audire capĕre esse
laudari , essere lodato monēri legi audiri capi
PERFETTO laudav isse , avere lodato^1 monu isse leg isse audiv isse cep isse fuisse
laudat um, am, um esse , essere stato lodato monitum, am, um esse lectum, am, um esse auditum, am, um esse captum, am, um esse
FUTURO (forma assente in italiano)
laudat urum, am, um esse^2 moniturum, am, um esse lecturum, am, um esse auditurum, am, um esse capturum, am, um esse futurum, am, um esse / fore
laudat um iri^3 monitum iri lectum iri auditum iri captum iri
La proposizione infinitiva o “accusativo con l’infinito”
L’infinito in latino ha la possibilità di formare un costrutto detto “accusativo con l’infinito” o “proposizione infinitiva”, in cui il soggetto (e tutti i termini a esso riferiti) dell’infinito è al caso accusativo ed è sempre espresso. Essa è una subordinata completiva che può essere: soggettiva Te hoc libenter facere bonum est , «È bene che tu faccia questo volentieri». oggettiva Valde probo te hoc libenter facere , «Apprezzo moltissimo che tu faccia questo volentieri». epesegetica Illud me movet, abesse tres legiones , «Questo mi preoccupa, che mancano tre legioni».
(^1) Gli infiniti dei perfetti logici odisse , novisse, meminisse vanno tradotti con valore presente. (^2) I verbi privi di supino e di participio futuro (come volo, nolo, malo ) non hanno questa forma verbale. (^3) È formato dal supino in – um + l’infinito passivo di eo. Il verbo eo è intransitivo e quindi non ha la coniugazione passiva; possiede però alcune forme impersonali passive: iri , che serve per formare l’infinito futuro passivo dei verbi transitivi, itur («si va»), itum est («si andò»), ibatur («si andava»).
In italiano, come vedi, si rende con che + indicativo / congiuntivo^4 oppure nella forma implicita con (di +) infinito. Quest’ultima forma si può usare in italiano solo quando in latino c’è lo stesso soggetto nella reggente e nell’infinitiva: Es. Scio me errare , «So di sbagliare (so che io sbaglio)».
Consecutio temporum I tempi dell’infinito hanno valore relativo, ovvero esprimono un rapporto di contemporaneità, anteriorità o posteriorità rispetto al verbo della reggente:
Nuntio
contemporaneità auxilia venire Annuncio che le truppe ausiliarie arrivano. anteriorità auxilia venisse Annuncio che le truppe ausiliarie sono arrivate / arrivarono. posteriorità auxilia ventura esse Annuncio che le truppe ausiliarie arriveranno.
Nuntiavi
contemporaneità auxilia venire Annunciai che le truppe ausiliarie arrivavano. anteriorità auxilia venisse Annunciai che le truppe ausiliarie erano arrivate. posteriorità auxilia ventura esse Annunciai che le truppe ausiliarie sarebbero arrivate.
Nuntiabo
contemporaneità auxilia venire Annuncerò che le truppe ausiliarie arriveranno. anteriorità auxilia venisse Annuncerò che le truppe ausiliarie saranno arrivate. posteriorità auxilia ventura esse Annuncerò che le truppe ausiliarie staranno per arrivare.
La forma implicita si può usare per il rapporto di contemporaneità (inf. pres.) e di anteriorità (inf. pass.), ma non per quello di posteriorità.
Verbi che introducono una infinitiva La subordinata infinitiva si può trovare in dipendenza dalle seguenti categorie di verbi nella reggente: la soggettiva in dipendenza da verbi impersonali, da verbi usati impersonalmente, da perifrasi impersonali (agg. / sost. + est ): es. oportet , licet , decet , nuntiatum est, traditum est, utile est, necesse est, mos est,… l’ oggettiva in dipendenza da verba dicendi e declarandi , “di dire e dichiarare” (es. dico, adfirmo, narro, respondeo, scribo, promitto,… ); da verba sentiendi , “di sentire” (es.: sentio, intellego, puto, credo, iudico, scio, audio, video,… ); da verba affectuum , “indicanti affetti” (es.: gaudeo, doleo,… ) e verba voluntatis , “di volontà” (es.: volo, cupio, spero, iubeo, veto ,…)
Soggetto costituito dal pronome personale di terza persona Se il soggetto dell’infinitiva è un pronome personale di terza persona sing. o plur. si usa il riflessivo se (sia per il sing. sia per il plur.), se il soggetto dell’infinitiva è lo stesso della reggente; es. Belgae iuraverant se contra Romanos numquam coniuravisse , (^4) Si usa il congiuntivo quando il verbo della reggente esprime un’opinione e non una certezza.