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Tipologia: Sintesi del corso
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Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore (L. 22.04.1941/n. 633).
Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore (L. 22.04.1941/n. 633).
I complementi sono «nomi o pronomi, da soli o preceduti da preposizioni, o anche avverbi, che si aggiungono al soggetto, al predicato o a qualsiasi altro elemento della frase, per completarne il significato»^1. I complementi possono ampliare o completare il significato di: un NOME : Stiamo navigando il mare della Sicilia; un VERBO : Lo studente ha chiuso il libro al primo capitolo ; una FRASE intera: L'Università ha organizzato un corso di aggiornamento, a Roma. I complementi possono essere formati da NOMI o da qualsiasi altra parte del discorso, purché SOSTANTIVATA: AVVERBIO: Cantò melodiosamente senza fermarsi mai ; NOME: Far rispettare il silenzio è un dovere dei bibliotecari ; VERBO: Carla ama danzare ; AGGETTIVO: Ammiro molto i caparbi. I complementi possono essere arricchiti a loro volta da: ATTRIBUTI, APPOSIZIONI, ALTRI COMPLEMENTI: I Romani estero i loro territori ( complemento oggetto + attributo ) sulle colonie greche in Italia ( complemento che specifica un altro complemento).
Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore (L. 22.04.1941/n. 633). La FUNZIONE dei complementi è determinata dal loro SIGNIFICATO (modo, luogo, azione, origine ecc) CLASSIFICAZIONE DEI COMPLEMENTI I complementi possono essere composti da:
Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore (L. 22.04.1941/n. 633).
Il COMPLEMENTO OGGETTO «indica la persona, l'animale o la cosa su cui cade direttamente l'azione compiuta dal soggetto ed espressa da un verbo transitivo attivo»^3. Il complemento oggetto è definito DIRETTO perché si lega al verbo senza essere preceduto da preposizione. Risponde alla domanda " Chi?,Che cosa ?". Alessandro Manzoni ha scritto (che cosa?) I promessi sposi ; Domani porterò a lavare (Chi?) il cane // (che cosa?) la macchina, ecc. Il complemento oggetto può essere preceduto da: Un articolo determinativo: Ho lavato LA macchina Un articolo indeterminativo: Ha vinto UNA scommessa Un partitivo (in questo caso si chiama complemento oggetto partitivo ): Ho visto DEI bambini giocare al parco. Generalmente il complemento oggetto si trova DOPO IL PREDICATO: mangio una mela ; ma con i PRONOMI ATONI (mi, ti, ci, vi, si) o con gli aggettivi e pronomi interrogativi (che, quale, chi, quanto...) può trovarsi anche PRIMA del verbo: Chi ha accusato? Quale opera hai letto? Maria ti ha chiamato , ecc... I pronomi atoni vanno DOPO il verbo con le voci all'imperativo, gerundio, participio passato e infinto: Leva ti di mezzo! Ascoltato lo , capì tutto ; ... I pronomi tonici (= accentati) si usano invece per mettere in risalto l'oggetto: Ha visto te ieri; Sicuramente sceglierà me. (^3) Ivi, p. 323.
Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore (L. 22.04.1941/n. 633). Il complemento oggetto può trovarsi anche prima del verbo: La pizza , la offre Mario. In questi casi l'oggetto, posto prima e separato da una virgola viene messo in evidenza nella frase. IL COMPLEMENTO OGGETTO: Può essere costituito da qualsiasi parola (sostantivata), pronomi o anche frasi intere: Vedo che siete tristi. (subordinata oggettiva) = Vedo (che cosa?) la vostra tristezza. Nei verbi riflessivi propri è espresso dalla particella pronominale: io mi lavo (= io lavo (chi?) me stesso. Può essere retto da verbi intransitivi (si chiama COMPLEMENTO OGGETTO INTERNO) in due casi: o se rientra nella stessa area semantica del verbo: Dorme sonni agitati; o Se ha la stessa radice del verbo: piove una pioggia acida. Per riconoscere il complemento oggetto si ricordi che il complemento oggetto di un verbo transitivo può sempre essere trasformato nel soggetto dello stesso verbo al passivo, cioè: COMPLEMENTO OGGETTO SI : Il contadino ha arato tutto il campo = tutto il campo è stato arato da contadino COMPLEMENTO OGGETTO NO : Il contadino ha arato tutto il giorno /// *tutto il giorno è stato arato dal contadino. NB: il pronome relativo CHE in analisi logica può assolvere solo a due funzioni: SOGGETTO : Mi piace l'abito che indossi (che = l'abito = soggetto). COMPLEMENTO OGGETTO : L'abito che hai visto, lo ho preso da Zara = che = l'abito = complemento oggetto (il soggetto è sottinteso, TU).
Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è severamente vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto d’autore (L. 22.04.1941/n. 633).