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Esame di SEMIOTICA E LINGUAGGI (Università Telematica Internazionale UniNettuno)
Tipologia: Sintesi del corso
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In modo meno formale un segno può essere definito come qualsiasi cosa susciti un'interpretazione ad una condizione: deve entrare in relazione con un oggetto grazie alla produzione, nella mente del soggetto, di una rappresentazione mentale; grazie a questa rappresentazione viene stabilita la relazione tra il segno e l'oggetto.
Lげ oggetto non è da intendersi come oggetto fisico, ma come contenuto del segno, ciò che si vuole trasmettere, il fine per il quale il segno viene prodotto; la rappresentazione mentale. lげidea che nasce nella mente del ricevente
viene definita da Peirce
Peirce suddivide i segni in tre tipologie: segni indice , segni icona e segni legisegno ; un segno può appartenere contemporaneamente a più di una tipologia.
I segni indice sono quelli in cui sussiste un rapporto di connessione naturale , di continuità fisica o di causalità con il proprio oggetto.
Esempio: le impronte sulla neve che indicano il passaggio di un essere vivente, le nuvole nere
I segni icona non richiedono contiguità con il proprio oggetto, bensì un rapporto di somiglianza ; non si tratta di riproduzioni meccaniche della realtà in quanto possono coglierne anche solamente alcuni aspetti.
I segni legisegno tipo convenzionale e può essere limitato nello spazio o nel tempo.
Esempio: la rappresentazione dei numeri arabi e romani, la loro pronuncia ed il loro significato: 5 e V rappresentano la stessa quantità con grafie diverse, ma sono pronunciati diversamente a seconda della lingua utilizzata. Una convenzione ne stabilisce il significato,
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Ogni manifestazione semiotica è composta da un fenomeno fisico, e da un contenuto, astratto che non è immediatamente presente, ma è legato al contesto.
Il suono della sveglia indica che è ora di alzarsi. Mentre è molto evidente che il fenomeno fisico è il suono della sveglia e che il contenuto astratto è il concetto è ora di svegliarsi , risulta molto meno evidente (ma di certo non meno importante) il fatto che se il nostro cervello provasse ad identificare direttamente il segnale concreto, la comunicazione risulterebbe incomprensibile a causa della natura stessa del segnale che è unico e irripetibile. Lげ immagine acustica , ovvero una classe astratta che racchiude innumerevoli segnali concreti con caratteristiche comuni che ci permettono di identificare proprio il contenuto è ora di svegliarsi ; in realtà la classe delle espressioni concrete non è legata ad un contenuto ma ad una ulteriore classe astratta: la classe di tutti i sensi che sono realizzati dal segno proprio per mezzodella classe delle espressioni.
quella dei sensi, le quali sono legate in modo imprescindibile tra loro e al segno come due facciate di uno stesso foglio; la prima è detta Significante, la seconda Significato.
rientra in un una classe astratta di tutti i suoni delle sveglie che realizzano lo stesso contenuto svegliarsi per un dato motivo ; allo stesso modo il contenuto rientra in una classe astratta di tutti i diversi sensi legati al suono di una sveglia : andare a lavoro, prendere un medicina, etc.
Come fa il nostro cervello ad identificare il significante ed il significato relativi ad un determinato atto comunicativo? dal ricevente per la sua comprensione; queste caratteristiche invarianti, definite tratti pertinenti , permettono ad esempio di associare il segnale fisico ad una serie di rappresentazioni mentali, ovvero di identificare una cosa
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Saussure descrive il cosiddetto Circuito della Parole.
(definito da Saussure come immagine acustica prima, e solo successivamente Significante) e la classe di tutti i sensi espressi dal segno. Il ricevente a questo punto risponde facendo compiere un analogo percorso alla comunicazione, dando vita la cosiddetto circuito della Parole.
Figura 3 - Circuito della Parole
Buhler identifica tre funzioni per il segno che costituiscono il cosiddetto modello strumentale del linguaggio ; si tratta delle funzioni di espressone, appello e rappresentazione.
La funzione di espressione è orientata al parlante; grazie ad essa il parlante rivela se stesso. La funzione di appello è strettamente legata a quella espressiva ed è orientata al ricevente. Nel corso della comunicazione , con ogni segno, ’'ascoltatore è richiamato e coinvolto.
La funzione di rappresentazione è l a funzione che rimanda all’oggetto di cui si parla : con ogni segno il soggetto parlante rappresenta un contenuto, un soggetto
Le tre funzioni identificate da Morris sono le seguenti: semantica, pragmatica e sintattica.
La funzione semantica , analogamente a quella di rappresentazione indicata da Buhler, prevede che un segno indica sempre qualcosa ovvero ogni segno ha un suo contenuto significativo; è la funzione che lega il segno al referente.
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La dimensione espressiva riguarda la realizzazione dei segni di un codice; unisce i significanti e le loro realizzazioni concrete
Esempio: nel codice che regola la comunicazione del cruscotto di una automobile: con diverse forme per auto diverse, che con diversi colori o diversa luminosità nel casodi stesso modello di auto.
La dimensione pragmatica di un codice è l’insieme degli scopi a cui sono destinati i segni In una lingua storico naturale le destinazioni pragmatiche dei già numerosissimi segni sono innumerevoli;
La dimensione sintattica di un codice è l’insieme delle connessioni tra un segno e gli altri segni dello sesso codice, sia sul piano. È legata al tema del valore linguistico di Saussure, per il quale il valore di un segno dipende dalle relazioni di somiglianza o opposizione, con gli altri segni del sistema.
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Figura 5 - Dimensioni dei codici semiologici
Una buona classificazione dei codici semiologici dovrebbe essere esclusiva, completa ed economica.
È evidente che una classificazione basata su fattori esterni (dimensione pragmatica e dimensione espressiva) non è sufficiente, ma è necessario considerare gli aspetti interni del segno: come sono costruiti, quanti possono essere, quali rapporti hanno tra loro e con il codice, etc.
Sono quelle che tengono conto della materialità dei segnali con cui si realizzano i segni; è legata alla dimensione espressiva del codice.
Tengono conto della destinazione del segno; anche questo tipo di classificazione presenta dei limiti.
Esempio: la segnaletica stradale orizzontale e quella verticale benché siano codici diversi hanno lo stesso fine, regolare il traffico.
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Esiste una regola che stabilisce se 10 è la somma di 9 + 1 e questa regola non è legata al tempo, allo spazio, alla società, etc.
I codici possono essere classificati in relazione al primato genetico e al primato teorico.
Il primato genetico , rappresenta l'importanza che le dimensioni espressiva e pragmatica di un codice rivestono per l'apprendimento e la sopravvivenza di un essere vivente non adulto; effettivamente espressiva e pragmatica sono le due dimensioni che si manifestano quando si è nelle fasi iniziali del proprio processo evolutivo della comunicazione.
Il primato teorico , rappresenta la maggior potenza espressa dalla dimensione semantico−sintattica nello sviluppo di individuo adulto.
Risulta quindi chiaro che le dimensioni da considerare per una buona classificazione dei codici sono le dimensioni semantica e sintattica
Un messaggio è identificato in modo esclusivo, completo ed economico se i contenuti sono gli stessi ed è la medesima anche la sua sintassi (intesa come relazione con le altre frasi della lingua) indipendentemente dalla finalità e dall'espressione: posso scriverlo o gridarlo ma questo non lo rende univoco, né completo.
Basandosi sulla classificazione semantico−sintattica, è possibile suddividere i linguaggi secondo il seguente schema:
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Un segno è detto globale quando il suo significato è propagato globalmente; non è scomponibile in unità di ordine inferiore portatrici di una distinguibile parte del significato complessivo. Si contrappone ai segni articolati che possono essere scomposti in entità di grandezza inferiore mantenendo comunque un significato.
Generalmente i codici a segni globali (o inarticolati) presentano un unico tratto pertinente che con la propria presenza (o assenza) definisce le due uniche classi di sensi possibili; in questi casi il significante di uno dei due segni è realizzato dal mantenimento di uno stato di inerzia sul canale.
Questa definizione potrebbe erroneamente indurre a penare alla presenza di un solo segno; effettivamente questo tipo di segni non è escluso che si verifichino errori di comunicazione. Per ovviare a tale errore, nei casi molto delicati si ricorre alla ridondanza : entrambi i significanti sono realizzati in positivo.
Esempio: codici ridondanti sono le luci di navigazione degli aeromobili o delle navi, che indicano il lato destro ed il lato sinistro con segnali luminosi (generalmente rispettivamente ver SW W rラ ゲゲ ラ ぶき ;ノデrキ IラSキIキ rキSラミS;ミ デキ ゲラミラ キ I;rデWノノキ ┌ラ マラ っSラミミ; ヮ ラ ゲデキ ;ノノげWミデr;デ; SWノノW toilette pubbliche.
Esistono codici inarticolati (o a segni globali) che contemplano anche più di 2 segni.
Esempio: i semafori contemplano generalmente 3 segni (luce verde, bianca e rossa) o in alcuni casi 4 (la freccia di svolta a destra); i 4 semi delle carte da gioco, la classe delle dieci cifre base
Vanno segnalati i codici seriali , le cui classi sono ordinate in successione ed i sensi di ciascuna classe
Esempio: Nei segni zodiacali un segno non indica esclusivamente il periodo di nascita o il segno zodiacale: il periodo di nascita è successivo a quello del segno precedente e precedente a quello del segno successivo.
I segni articolati sono scomponibili in unità di ordine inferiore dotate di un proprio significato.
Un segno articolato è scomponibile in parti, ciascuna delle quali è portatrice di una parte del significato complessivo. Nel caso dei linguaggi verbali le frasi sono articolate in parole; a loro volta le parole sono scomponibili in unità più piccole chiamate morfi o monemi; monema è entità di ordine inferiore e dotata di proprio significato e può essere grammaticale o lessicale ; i morfi lessicali sono quelli che portano il significato fondamentale, mentre quelli grammaticali portano il numero, il genere, etc.
Si tratta di segni articolati, che possiedono le seguenti tre caratteristiche: disposizione , ripetizione ed estendibilità.
Un classico esempio di codice a numero potenzialmente infinito di segni è il sistema di numerazione decimale.
Se le condizioni di Ripetizione ed Estendibilità sono entrambe rispettate, il numero dei raggruppamenti è potenzialmente infinito, in caso contrario un numero finito di entità può invece raggrupparsi in un numero sempre finito di raggruppamenti. La caratteristica di Disposizione rappresenta un fattore di economicità.
Disposizione. Il raggruppamento di segmenti o unità deve essere una disposizione ovvero modificando l’ordine che lo compongono, si ottiene un segno diverso.
Ripetizione. Deve essere sempre possibile la ripetizione (o iterazione) delle unità di base che compongono il segno e tale iterazione deve necessariamente dare luogo ad un segno diverso.
Estendibilità. Deve essere sempre possibile creare un raggruppamento composto da più unità, aggiungendo un segmento a destra o a sinistra.
I linguaggi della certezza hanno le seguenti caratteristiche: sono codici a segni globali, non seriali, numero finito di segni, non ammettono sinonimia.
Si parla di sinonimia nel caso di segni che abbiano in comune lo stesso; classe del significato e in effetti si parla di sovrapponibilità parziale dei sensi. Dal punto di vista semiotico la sinonimia delle lingue storico naturali non va considerata in senso stretto, come in un dizionario; due segni sinonimi sono ad esempio le frasi per me sei un libro aperto : i significati non si sovrappongono completamente, ma condividono sensi.
Le lingue storico−naturali sono codici creativi , ovvero ammettono la variabilità delle unità di base e dei loro rapporti con i significati. In particolare dispongono di creatività non regolare e di creatività di regole : la prima permette di portare a termine un atto comunicativo anche in presenza di segni che violano le regole, la seconda permette di riformare parti di codice modificando, eliminando o aggiungendo regole senza che il codice smetta di funzionare. La creatività delle lingue, in particolare la variabilità dei significati si riflette nella incalcolabilità delle sinonimie.
La creatività dei codici va intesa come variabilità delle unità costitutive di base e dei loro rapporti con i significati; nelle lingue si manifesta pertanto con la variabilità del numero e dei significati delle parole nonché nella incalcolabilità delle sinonimie delle parole e delle frasi.
7.1.1 Tipi di creatività Le lingue storico−naturali non sono codici rigidi in quanto possiedono quelle che Tullio De Mauro chiama creatività non regolare e creatività di regole.
La creatività non regolare è la proprietà dei codici che accettano al proprio interno, senza smettere di funzionare, segni che violano le regole; nel linguaggio verbale la creatività non regolare generalmente non impedisce la comprensione: non blocca il codice ed è talvolta anche innovativa.
La creatività di regole è la possibilità di riformare interi pezzi del codice, aggiungendo o togliendo regole, senza che questo cessi di funzionare identifica la proprietà di regole dei codici.
Esiste poi la creatività regolare che è definita da Chomsky come la capacità di una lingua di produrre un numero infinito di frasi partendo da un numero finito di unità di base (monemi) e di regole sintattiche; è la capacità per cui un codice può arricchire in modo illimitato il suo inventario di segni applicando senza modificarle le regole di cui dispone.
7.1.2 Bilanciamenti La creatività linguistica permette di utilizzare le parole note annettendovi sensi che possono sfuggire ai destinatari o utilizzare parole completamente sconosciute; questo comporta il rischio di dissociazione della comunicazione con le lingue con la relativa messa in crisi di ogni garanzia di comunicabilità. Per limitare i rischi introdotti dalla creatività, le lingue offrono tre bilanciamenti alla propria creatività.
I bilanciamneti delle lingue non solo rappresentano una garanzia per il buon funzionamento della comunicazione, ma danno luogo alla possibilità di continua trasformazione di ciascun idioma dilatandone e diversificandone gli usi attraverso gli individui, i gruppi e strati sociali entro una stessa comunità e tra comunità diverse.
I fattori fondamentali concorrono nella variazione interna di una lingua sono: il tempo, lo spazio geografico, i gruppi sociali, le situazioni comunicative ed i mezzi utilizzati.
Il tempo dà luogo alla cosiddetta variazione diacronica ; le lingue nel corso del tempo si modificano e variano, consolidano.
La lingua, in base al luogo in cui è adottata o nel caso in cui una lingua venga impiantata in un luogo non adiacente quello originale; si tratta della cosiddetta dimensione diatopica , dipendete dallo spazio geografico.
I gruppi sociali. Diversi modi di parlare dei vari individui che ne fanno parte; tali differenze, relative alla variazione diastratica , sono legate in modo sistematico a : giovane/anziano, cittadino/paesano, istruito/non istruito, etc.
Esempio: i giovani sono un fattore di innovazione linguistica della comunità, mentre gli anziani, soprattutto se con basso livello di istruzione, rappresentano un elemento di conservazione delle forme linguistiche più arcaiche.
I differenti modi in cui vengono realizzati i messaggi linguistici, messi in relazione con i caratteri dello specifico contesto, la situazione comunicativa , danno origine alla variabilità diafasica della lingua. A sua volta la variabilità diafasica è regolata dai seguenti fattori: il campo, il tenore e il modo (anale fisico attraverso cui passa la comunicazione).
La capacità di una lingua di variare a seconda del mezzo o del canale adottato , sia esso scritto (grafico−visivo) o parlato (fonico−acustico) è detta variazione diamesica.
Esempio: la differenza delle lingua (italiana) adottata da un attore in un film e quella utilizzata nei sistemi di messaggistica istantanea.
Le diverse tipologie di variazione non vivono mai da sole: la variazione diamesica, ad esempio, interagisce spesso con le variazioni diafasica, diatopica e diastratica.
Figura 8 - Direttrici e modalità di mutazione