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Semiotica de mauro tullio, Appunti di Semiotica

riassunti semiotica di Tullio de mauro

Tipologia: Appunti

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LA COMUNICAZIONE, una forma di INTERAZIONE
INTERAZIONE nella sua accezione generale è un’azione, un’influenza
reciproca tra due o più fenomeni, elementi o forze. È sempre
bidirezionale.
Nel mondo biologico, delle creature viventi, operano le INTERAZIONI
DETERMINISTICHE che hanno un rapporto di causalità , banalmente,
do una spinta a qualcuno e questo cade.
Operano anche le INTERAZIONI FINALISTICHE, che intervengono sui
processi causali volgendoli ad un fine, quindi le interazioni che hanno
causa-effetto, ovvero un evento genera una qualsiasi conseguenza.
Queste interazioni operano solo nel mondo biologico, ogni organismo
vivente può considerarsi come un sistema di sistemi le cui azioni
complessive sono finalizzate alla sopravvivenza individuale e della
specie.
LA COMUNICAZIONE è considerata un tipo di interazione finalistica, in
quanto c’è una relazione tra due soggetti, dove ognuno modifica i
propri comportamenti in relazione a quelli dell’altro, anticipandoli o
rispondendovi
PARLARE è UN’INTERAZIONE SOCIALE in quanto coinvolge soggetti
che agiscono intenzionalmente ed ogni azione di un soggetto viene
interpretata dagli altri secondo le probabili intenzioni o finalità.
Tra i molti usi della parola “interazione”, vi è un uso speciale :
INTERAZIONE SIMBOLICA (aspetto del comportamento umano
secondo cui l’uomo si distingue per l’infinità di significati simbolici che
è in grado di apprendere nell’ambito delle interazioni sociali).
LA COMUNICAZIONE ha luogo perché qualcuno produce simboli a cui
qualcun altro attribuisce un valore.
SIMBOLO o SEGNO è l’entità di cui ci serviamo nelle interazioni
simbolica, caratteristiche delle lingue STORICO-NATURALI.
NOZIONE DI SEGNO PER PEIRCE
Nella seconda metà dell’ottocento Peirce definisce SEGNO come
qualcosa che da un lato è determinato da un Oggetto de dall’altro
determina un’idea nella mente di una persona.
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LA COMUNICAZIONE, una forma di INTERAZIONE INTERAZIONE nella sua accezione generale è un’azione, un’influenza reciproca tra due o più fenomeni, elementi o forze. È sempre bidirezionale. Nel mondo biologico, delle creature viventi, operano le INTERAZIONI DETERMINISTICHE che hanno un rapporto di causalità , banalmente, do una spinta a qualcuno e questo cade. Operano anche le INTERAZIONI FINALISTICHE, che intervengono sui processi causali volgendoli ad un fine, quindi le interazioni che hanno causa-effetto, ovvero un evento genera una qualsiasi conseguenza. Queste interazioni operano solo nel mondo biologico, ogni organismo vivente può considerarsi come un sistema di sistemi le cui azioni complessive sono finalizzate alla sopravvivenza individuale e della specie. LA COMUNICAZIONE è considerata un tipo di interazione finalistica, in quanto c’è una relazione tra due soggetti, dove ognuno modifica i propri comportamenti in relazione a quelli dell’altro, anticipandoli o rispondendovi PARLARE è UN’INTERAZIONE SOCIALE in quanto coinvolge soggetti che agiscono intenzionalmente ed ogni azione di un soggetto viene interpretata dagli altri secondo le probabili intenzioni o finalità. Tra i molti usi della parola “interazione”, vi è un uso speciale : INTERAZIONE SIMBOLICA (aspetto del comportamento umano secondo cui l’uomo si distingue per l’infinità di significati simbolici che è in grado di apprendere nell’ambito delle interazioni sociali). LA COMUNICAZIONE ha luogo perché qualcuno produce simboli a cui qualcun altro attribuisce un valore. SIMBOLO o SEGNO è l’entità di cui ci serviamo nelle interazioni simbolica, caratteristiche delle lingue STORICO-NATURALI. NOZIONE DI SEGNO PER PEIRCE Nella seconda metà dell’ottocento Peirce definisce SEGNO come qualcosa che da un lato è determinato da un Oggetto de dall’altro determina un’idea nella mente di una persona.

Oggetto inteso come contenuto del segno e il fine per il quale Oggetto viene prodotto. La nozione(idea) che il segno suscita nella mente di chi lo riceve è l’INTERPRETANTE ed è determinato attraverso la mediazione del segno. L’interpretante è l’idea che si genera nella mente di una persona nel momento in cui comprende il segno. Peirce dice che può essere interpretante del segno tutto ciò che ci permette di comprenderlo. Quindi vi è un concetto e un segno, questo segno evoca un’idea (l’interpretante) che è determinata dal contenuto che il segno trasmette. Peirce classifica i segni in è 3 categorie: -SEGNI INDICI: si trovano in un rapporto di connessione naturale non convenzionale e di contiguità fisica con il proprio Oggetto (PROFUMO DI CAFFE’=CAFFè APPENA FATTO è presente contiguità perché il processo della produzione del caffè genera il profumo, e di causalità fisica in quanto viene prodotto fisicamente l’aroma, semiosi naturale) Quindi sono SEGNI FORTEMENTE LEGATI A Ciò CHE INDICANO. -SEGNI ICONA: sono segni che, pur senza un rapporto naturale con il loro Oggetto, hanno un rapporto di somiglianza con la realtà denotata(fotografie, mappe, ritratti). -LEGISEGNO: Simbolo o LEGISEGNO, è un segno in cui forma e senso hanno un rapporto convenzionale “legale” col proprio Oggetto. Non hanno nessun rapporto naturale e visibile, ma arbitrario, mediato dalle leggi di un codice. IL SEGNO SECONDO SAUSSURE Ha elaborato i principi fondamentali dello strutturalismo. Le sue lezioni di linguistica sono state pubblicate postume nel Corso di linguistica generale. Nella sua opera viene presentato il CIRCUITO DELLA PAROLE (parole intesa come l’atto concreto dell’esprimersi e comunicare). Sottolinea il fatto che nel cervello c’è un concetto che genera l’atto di parole e, in corrispondenza di quel concetto c’è un’immagine acustica che da luogo all’atto concreto di esprimersi.

-FUNZIONE DI RAPPRESENTAZIONE: con ogni segno il soggetto che parla rappresenta un contenuto, un’esperienza, un’idea. SEGNO, SIGNIFICANTE e SIGNIFICATO secondo DE MAURO Secondo il semiologo Tullio de Mauro, il concetto di SEGNO riprende quello espresso da Saussure. Il segno è un’entità bifacciale astratta, unione di significante e significato. Il significante è la classe astratta dei fonemi e grafemi che nell’esprimersi concreto realizzano un segno. Il significato è la classe astratta dei sensi che sono dati dalla realizzazione del segno. Il senso è la realizzazione di un significato, ed è unico e irripetibile. CHARLES MORRIS E FUNZIONI DEL SEGNO Morris è un seguace di Peirce ma consapevole di ciò che Saussure e Buhler avevano realizzato nella semiotica euroea. Lui indaga le funzioni del segno: -FUNZIONE SEMANTICA: è tutto ciò che è relativo al segno e al suo significato, è il rapporto tra il significato del segno e tutti i sensi che questo può assumere. In qualche modo fa riferimento alla funzione rappresentativa di Buhler. -FUNZIONE PRAGMATICA: un segno serve ad un soggetto per agire, per l’interazione con gli altri. Nelle lingue, la pragmatica è estremamente variabile per via delle innumerevoli destinazioni di un segno. Fa riferimento alla funzione di appello. -FUNZIONE SINTATTICA: un segno si connette ad altri con cui coesiste. È un concetto saussuriano in quanto un segno linguistico non vive mai da solo ma necessariamente in rapporto con altri perché SEGNO LINGISTICO unisce due classi astratte significato e significante. Una classe astratta non esiste mai da sola ma con almeno la sua classe

complemento. Viene elaborata la nozione di SINTATTICO in contrapposizione con la nozione di SEMANTICO. SEMANTICO COLLEGA UN SIMBOLO AL SUO CONTENUTO; SINTATTICO RIGUARDA LA CONFORMAZIONE DI SEGNO IN RAPPORTO AD ALTRI SEGNI, INDIPENDENTEMENTE DAL LORO SIGNIFICATO. CLAUDE SHANNON E WARREN WEAVER, SCHEMA DELLA COMUNICAZIONE Sono due fisici, matematici ingegneri che durante il conflitto mondiale si erano impegnati a regolare al meglio i meccanismi di puntamento di armi da fuoco, quindi la comunicazione doveva essere più rapida possibile, quindi elaborano riflessioni su come far funzionare la comunicazione. Il messaggio viene codificato in modo da poter ottenere un segnale da inviare al ricevente attraverso un trasmettitore. Una volta ricevuto, il segnale verrà decodificato e riconvertito al messaggio originale. Tra il trasmettitore e il ricevitore c’è il canale , ovvero il mezzo attraverso il quale transita il segnale. L’elemento di ostacolo è il rumore, ovvero la presenza di disturbi lungo il canale che possono disturbare il segnale. MESSAGGIO: forma del segno SEGNALE: realizzazione concreta CANALE: mezzo materiale attraverso il quale transita la realizzazione di un segno RUMORE: qualsiasi cosa interferisca con l’appropriata trasmissione del segnale da un trasmettitore ad un ricevutore. Il segnale è la realizzazione fisica del messaggio, ne contiene la struttura limitandoci dal punto d vista dell’espressione, ma è un fenomeno momentaneo. Per la stessa ragione l’apparecchio ricevitore non coincide col destinatario e la sorgente non coincide col trasmettitore: Dalla sorgente viene elaborato un messaggio astratto che viene convertito in un segnale fisico dal trasmettitore, il segnale fisico viene trasmesso al ricevitore e viene rielaborato in un messaggio per il destinatario.

inscindibile di significato e significante, quando analizziamo i segni tra loro, li consideriamo sia sul piano dell’espressione che sul piano del contenuto.

  1. DIMENSIONE ESPRESSIVA è l’insieme della realizzazione dei segni di un codice.
  2. DIMENSIONE SEMANTICA è il campo di ciò che i segni di un codice significano
  3. DIMENSIONE PRAGMATICA è l’insieme delle finalità interattive cui i segni di un codice sono destinati. CLASSIFICAZIONE DEI CODICI PER DE MAURO Un codice è un insieme di segni coesistenti che relazionano l’insieme di segnali che ci permettono di comunicare. IL SEGNALE per De Mauro è ogni sorta di evento, stato fisico o entità, che viene usato dall’utente per collegarlo ad un altro in un rapporto di natura particolare. Una buona classificazione dei codici semiologici dovrebbe rispondere a due requisiti: . ESCLUSIVA ovvero un codice collocato in una famiglia non deve appartenere a nessun altra famiglia -COMPLETA ovvero i codici riconducibili ad un campo devono trovarvi una collocazione. Poiché un oggetto può fungere sia da segnale he da senso, interviene L’ARBITRARIETA’ SEMIOTICA MATERIALE, ovvero un’entità può assumere la funzione di segnale a seconda della scelta degli utenti interessati a stabilire un determinato rapporto semiotico ce tenga in considerazione condizioni di vario genere, ambientali, fisiche sociali e culturali. Esiste anche l’ARBITRARIETA’ FORMALE ovvero stabilire l’identità dell’entità coinvolta nel processo semiotico (comunicazione). Per poter fare questo, dobbiamo costruire dei concetti e delle classi per poter generalizzare sugli oggetti che hanno caratteristiche simili e proprietà in comune (TRATTI PERTINENTI). Il processo di costruzione delle classi riguarda sia il significato (classe di contenuti o sensi che può esprimere un senso) sia i significanti (espressioni fisiche che realizzano il sengo). Individuare i tratti pertinenti sul piano del contenuto e sul piano dell’espressione è l’atto che da identità ai segni e ci permette di riconoscerne le repliche. Vi sono 4 classificazioni di codici:

CLASSIFICAZIONE MATERIALE: guardano alla materialità del segnale in cui si realizza il segno, legata alla dimensione espressiva del codice e badando alle caratteristiche fisiche-meccaniche del segnale. Una classificazione di questo tipo fa venire meno il criterio di esclusività. CLASSIFICAZIONE PRAGMATICA, tiene conto dei diversi scopi di un codice e della destinazione del segno. CLASSIFICAZIONE SINTATTICA valuta le connessioni di un segno con gli altri dello stesso codice. CLASSIFICAZIONE SEMANTICA tiene conto dei diversi significati di un codice. CLASSIFICAZIONE SEMANTICA DEI CODICI SEMIOLOGICI – DE MAURO Il codice è un insieme di segni coesistenti che regolano il funzionamento dei segnali con cui noi interagiamo. CODICE SEMIOLOGICO è quello che mette in relazione il sistema delle classi dei significanti e quello dei significati. La classificazione tiene conto sia della semantica dei codici cioè dei significati che questi possono trasmettere, che della sintassi, cioè le regole di combinazione dei vari segni in relazione ad altri segni. È costruita sulla base di criteri semantici- formali:

  • GLOBALITA’ O NON ARTICOLATEZZA DEL SENSO: un segno è detto globale quando il suo significato e significante non sono scomponibili in unità inferiori. Hanno un numero limitato di segni, potenza semantica limitata, non conoscono sinonimia, rapporto globale tra significato e significante. (linguaggi della certezza)
  • SEGNI ARTICOLATI fanno parte dei linguaggi analitici, sono codici semiologici dotati di articolatezza ovvero una parte dei segni si può scomporre in parti più piccole (monemi) che portano un significato. La POTENZA SEMANTICA di un codice è data dal numero dei significati che esso permette di distinguere coi suoi segni, ciò che si può dire con un codice.

SINONIMIA E CALCOLABILITA’ DELLE SINONIMIE

Due segni dello stesso codice pur essendo costruiti in modo diverso veicolano lo stesso senso. Mentre i calcoli conoscono sinonimie, nelle lingue questo non è possibile in quanto il numero dei lessemi è indefinito, un numero aperto. Potremmo definirlo come un numero aperto e oscillante un quanto le parole che compongono una lingua variano nel tempo, alcune vengono dimenticate, altre si aggiungono. Possiamo introdurre su queste premesse la concezione di CREATIVITA’. CREATIVITA’ La creatività può essere intesa come variabilità delle unità di base e variabilità dei rapporti tra le unità di base e il suo significato. Un codice è creativo se ha la capacità di modificare le sue caratteristiche iniziali. Con un numero finito di elementi di base e di regole di combinazioni è possibile formare un numero POTENZIALMENTE INFINITO DI ESPRESSIONI PIU’ COMPLESSE (stringhe) DEL SISTEMA PRESO IN ESAME. Benedetto Croce descriveva l’atto comunicativo come unico e irripetibile, anche Saussure aveva definito come irripetibile( date le complessità degli atti comunicativi e le innumerevoli possibilità che abbiamo a disposizione e le conoscenze che sono dentro il sistema semantico globale, ogni atto ha condizioni di comprensibilità unica) l’atto di “parole” (atto concreto dell’esprimersi). Abbiamo 3 tipi di CREATIVITA’

  • CREATIVITA’ REGOLARE: è la possibilità di costruire un numero potenzialmente infinito di segni a partire da un numero finito di regole e unità di base. I CODICI CREATIVI SONO CARATTERIZZATI DA UN NUMERO DA APERTURA, OSCILLAZIONE DEL NUMERO DI REGOLE E MONEMI. Per quanto riguarda i calcoli, hanno il potere di creare un numero infinito di stringhe, partendo da un numero finito di unità di base e di regole di combinazione, differiscono dalle lingue in quanto una volta creato il sistema di calcolo, le regole che lo compongono non possono essere violate né tanto meno mutare le unità di base, non sono ammesse stringhe malformate.
  • CREATIVITA’ NON REGOLARE: i codici non creativi sono quelli con un numero finito di monemi e regole.

Ammette stringhe incomplete, quindi il sistema funziona anche se vengono violate le regole. HUMBOLDT introduce la creatività di language, ovvero la capacità di dominare una pluralità di lingue. Per gli psicopedagogisti, la creatività è intesa come capacità di divergenza (risolvere un problema modificando le regole abituali). ASSIOMA DI NON CREATIVITA’ è LA CONDIZIONE PER ESSERE UN CALCOLO: un sistema non contraddittorio che permette di calcolare le sinonimie. Le lingue possono mutare le regole e unità di base.

  • CREATIVITA’ DI REGOLE è la capacità di riformare interi pezzi di codice, aggiungendo o eliminando interi pezzi di regole, senza che questo smetta di funzionare. Viene applicata generalmente alle lingue verbali dove la mutabilità è il carattere che le distingue.

Le lingue storico naturali non sono codici rigidi in quanto possiedono quello che DE MAURO chiama creativita’ non regolare, ovvero la capacità di modificare le regole senza perdere il significato. La creatività delle lingue dipende dalla flessibilità e dall’adattabilità della specie e dei cervelli umani, si adattano alla mutevolezza del’uomo. Le lingue contengono il SEME DELLA DIFFERENZA, e deve aderire al bisogno del singolo e della comunità. Una lingua ci serve ad esprimere tanti concetti diversi in contesti diversi quindi deve adattarsi al nostro modo di usarla. Quindi e lingue cambiano continuamente grazie all’uso, e ciò può essere esprimibile in diverse variazioni:

. VARIAZIONE DIACRONICA ovvero attraverso il tempo, le lingue subiscono gli eventi storico naturali . VARIAZIONE DIATOPICA ovvero attraverso lo spazio (dialetti) .VARUAZIONE DIAMESICA ovvero attraverso il mezzo, quindi varia in base al mezzo che usiamo per comunicare (parlare, scrivere, radio, linguaggio del corpo), basata sui mezzi fisici che permettono la comunicazione . VARIAZIONE DIAFASICA ovvero evidenti in un paragone tra uso orale e scritto e quindi formale e informale, si adatta alle diverse esigenze comunicative per la situazione in oggetto VARIAZIONI DIASTRICHE ovvero basate sulla diversità dei vari strati sociali e del livello di istruzione. Le lingue possono anche autodescriversi , e lo fanno per spiegare i significati delle parole (manuali informativi, libri scolastici). RELAZIONE TRA SIGNIFICATO E SENSO Nel parlare comune significato e senso vengono usati indifferentemente, ma in ambito tecnico possiamo distinguerli in maniera netta. SIGNIFICATO per l’entità più astratta del codice, per i segni e le frasi nella loro potenzialità SENSO è a realizzazione concreta di un significato. Per esempio, prendendo il numero 10 IL SUO SIGNIFICATO è “un numero

qualunque” mentre il suo SENSO potrebbe essere 10 gatti, uno specifico insieme. Nessun senso incluso nel significato di un segno può essere incluso nel significato di un altro segno. Abbiamo SEGNI SINONIMI se hanno sensi in comune.