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Teatro e la Tragedia greca, Appunti di Greco

Descrizione del teatro greco, attori, occasioni, struttura tragedia, il mito nella tragedia, l'assenza di Dioniso, il satiresco, la questione della tragedia, Eschilo, i Persiani, Eumenidi, Coefore, Agamennone.

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 05/02/2022

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IL TEATRO E LA TRAGEDIA
LA STRUTTURA ARCHITETTONICA:
Sedersi in prima fila era, come oggi, un privilegio. Al centro di un’area semicircolare, l’orchestra
(ορχηστρα) era destinata al coro e ospitava un altare dedicato al dio Dioniso. Presentava ai lati due
ingressi (παροδοι) percorsi all’inizio e alla fine dal coro. Vi era poi il palcoscenico (προσκηνιον) e
sullo sfondo la scena (σκηνη), costituita da un fondale architettonico in muratura. In origine era una
baracca di legno con tende utilizzata come camerino, solo con il tempo venne utilizzata come fondo
scenico.
Talvolta ci si serviva di macchine di scena: la μηχανη (deus ex machina) era una specie di gru
dotata di carrucole e gancio con cui si teneva sollevato un personaggio e lo si faceva volare in aria.
GLI ATTORI:
Gli attori (υποκριται) erano al massimo tre; interpretavano più ruoli usando
maschere diverse e cambiandosi costume. La maschera (προσωπον) era fat-
ta di stoffa gessata, serviva a caratterizzare il personaggio e aveva la capa-
cità di amplificare la voce in modo tale che potesse giungere anche al pub-
blico seduto più lontano.
Le donne non recitavano, quindi gli uomini interpretavano sia i ruoli ma
schili sia femminili. Poiché gli attori portavano la maschera, che dava fis-
sità espressiva al volto, dovevano muovere il resto del corpo con buona ca-
pacità mimica.
LE OCCASIONI: Durante le feste in onore del dio Dioniso gli autori di opere teatrali erano
tenuti a gareggiare nei cosiddetti “agoni drammatici”. Le più importanti di queste erano le Grandi
Dionisie, che duravano 7 giorni: durante i primi 3 si svolgevano riti sacri, mentre nei giorni seguenti
si rappresentavano tragedie e commedie. Questi spettacoli erano considerati così importanti per il
loro valore educativo che lo Stato pagava il biglietto a tutti coloro che non potevano permetterselo.
La forma classica del teatro greco risale al IV secolo a.C.,
quando si ebbe il massimo delle rappresentazioni di
tragedie e commedie. La caratteristica più importante è
l’aderenza alla natura: scavato nella collina, ne sfrutta il
pendio.
Il pubblico accedeva attraverso una gradinata a forma di
semicerchio, la cavea (το κοιλον) divisa in più settori da
corridoi (τα διαζωματα).
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IL TEATRO E LA TRAGEDIA

LA STRUTTURA ARCHITETTONICA:

Sedersi in prima fila era, come oggi, un privilegio. Al centro di un’area semicircolare, l’ orchestra (ορχηστρα) era destinata al coro e ospitava un altare dedicato al dio Dioniso. Presentava ai lati due ingressi (παροδοι) percorsi all’inizio e alla fine dal coro. Vi era poi il palcoscenico (προσκηνιον) e sullo sfondo la scena (σκηνη), costituita da un fondale architettonico in muratura. In origine era una baracca di legno con tende utilizzata come camerino, solo con il tempo venne utilizzata come fondo scenico. Talvolta ci si serviva di macchine di scena: la μηχανη ( deus ex machina ) era una specie di gru dotata di carrucole e gancio con cui si teneva sollevato un personaggio e lo si faceva volare in aria.

GLI ATTORI:

Gli attori (υποκριται) erano al massimo tre; interpretavano più ruoli usando maschere diverse e cambiandosi costume. La maschera (προσωπον) era fat- ta di stoffa gessata, serviva a caratterizzare il personaggio e aveva la capa- cità di amplificare la voce in modo tale che potesse giungere anche al pub- blico seduto più lontano. Le donne non recitavano, quindi gli uomini interpretavano sia i ruoli ma schili sia femminili. Poiché gli attori portavano la maschera, che dava fis- sità espressiva al volto, dovevano muovere il resto del corpo con buona ca- pacità mimica.

LE OCCASIONI: Durante le feste in onore del dio Dioniso gli autori di opere teatrali erano

tenuti a gareggiare nei cosiddetti “agoni drammatici”. Le più importanti di queste erano le Grandi Dionisie, che duravano 7 giorni: durante i primi 3 si svolgevano riti sacri, mentre nei giorni seguenti si rappresentavano tragedie e commedie. Questi spettacoli erano considerati così importanti per il loro valore educativo che lo Stato pagava il biglietto a tutti coloro che non potevano permetterselo. La forma classica del teatro greco risale al IV secolo a.C., quando si ebbe il massimo delle rappresentazioni di tragedie e commedie. La caratteristica più importante è l’aderenza alla natura: scavato nella collina, ne sfrutta il pendio. Il pubblico accedeva attraverso una gradinata a forma di semicerchio, la cavea (το κοιλον) divisa in più settori da corridoi (τα διαζωματα).

STRUTTURA DELLA TRAGEDIA:

La tragedia è uno spettacolo destinato a una festa pubblica che segue precise regole compositive con parti recitate e cantate (V secolo a.C.). PARTI: 1. Prologo : parte introduttiva. Può essere suddiviso in minimo 3 e massimo 5 scene. Non tutte le tragedie hanno il prologo (es. Persiani di Eschilo).

  1. Parodo : canto di ingresso del coro, che entra in scena dai corridoi laterali e si sistema nell’orchestra.
  2. Episodi : parti recitate, collocate tra un canto e l’altro. Variano da un minimo di 3 a un massimo di 5. Gli attori possono recitare monologhi (ρησεις), discorsi informativi o dialoghi (tra attori stessi o con il capocoro).
  3. Stasimi : canti del coro accompagnati da danza.
  4. Esodo : sezione conclusiva del dramma.

L’EDUCAZIONE DELLE PASSIONI:

La novità consiste nel fatto che non c’è più l’intermediazione della voce narrante (aedo o rapsodo), ma sono i personaggi stessi che rappresentano le loro vicende (dramma, non racconto!). Aristotele definisce la tragedia “μίμησις”, ovvero realtà illusoria. Inoltre, precisa che la tragedia produce la purificazione (κάθαρσις), poiché la partecipazione ad una rappresentazione teatrale permette la serenità psichica attraverso la liberazione da un eccesso di emotività (soprattutto paura per ciò che accade al protagonista e che potrebbe accadere anche a noi).

MITO E TRAGEDIA:

Le tragedie si basano sul mito  per cui Platone definisce Omero “iniziatore della tragedia” e “primo dei poeti tragici”, distinguendo così tra racconto , poesia epica e poesia drammatica in base alla presenza di sola narrazione (racconto), alla mescolanza di narrazione e dialogo (epica) e alla prevalenza dei dialoghi (tragedia e commedia). La NOVITÀ è che gli eroi del mito sono proiettati nel mondo della contemporaneità, ma anziché rappresentare modelli immutabili sono un oggetto di dibattito per sé e per gli altri, poiché lo scopo è quello di formazione del pubblico^1. I drammaturghi, rappresentando vicende lontane nel tempo, vogliono far sì che gli spettatori siano coinvolti da esse, ma non tanto da esserne travolti, così da poter elaborare i contenuti loro proposti attraverso la rassicurante distanza temporale e spaziale. FUNZIONI : 1. Nella tragedia il mito perde ogni rapporto con situazioni concrete (a differenza della lirica, non è più reale nel contesto quotidiano ma a livello universale).

  1. Tragedia sottrae mito al passato: non c’è prospettiva lineare tipica del tempo storico perché si conosce già la fine della tragedia mitica (no passato/presente/futuro).
  2. Passato mitico è legato al presente scenico perché mito è modello per vita di oggi^1.

QUADRO DELLE TRAGEDIE SUPERSTITI (31 su 32 mettono in scena

mito):

ESCHILO

Nella stessa occasione mette in scena I Persiani e la tetralogia del Prometeo incatenato (paternità?). Tra 467 e 458 ottiene 3 vittorie agli agoni tragici con la “tetralogia tebana” (di cui si è conservata solo I sette contro Tebe ), con quella “egiziana” (di cui fanno parte le Supplici ) e con l’ Orestea (di cui è pervenuta l’intera trilogia - Agamennone , Coefore , Eumenidi ). Secondo la tradizione fu processato con l’accusa di empietà per oltraggio ai misteri eleusini (riti che si ispiravano al culto di Demetra cui potevano accedere solo gli iniziati), ma per il valore dimostrato a Maratona viene assolto; ciononostante viene costretto a trasferirsi in Sicilia dove muore nel 455 a.C. in circostanze singolari: sarebbe stato colpito da una tartaruga che un’aquila in volo avrebbe lasciato cadere per romperne il guscio.

ATTIVITÀ POETICA: 7 tragedie ( Prometeo incatenato di dubbia attribuzione) costituite da 5

tetralogie differenti di cui l’ Orestea è l’unica trilogia pervenuta integralmente + numerosi frammenti in condizioni pessime.

L’EREDITARIETÀ DELLA COLPA:

Perché uomo compie male? Perché è sottoposto a una condizione di accecamento e annebbiamento mentale che gli dei gli instillano (ατε): in questa condizione, però, l’uomo non è ancora del tutto perduto e potrebbe ancora avere la capacità di non scegliere il male  INNOVAZIONE della concezione dell’uomo: non è più una marionetta in balia divinità, ma comincia a mostrare un abbozzo di volontà personale. Tuttavia, sceglie di non ritornare sulla via del bene perché gli si presenta la tentazione (ύβρις), cui seguono ulteriori conseguenze. PUÒ VERIFICARSI: 1) ατε (accecamento per opera divina)  ύβρις 525-455 a.C. Nasce nel 525 a.C. a Eleusi. Nel 499 prende parte al primo concorso tragico e nel 485 ottiene la prima delle 13 vittorie che conseguirà nel corso della vita. Fa parte delle schiere di opliti che nel 490 a.C. respingono i Persiani a Maratona e nel 480 combatte a Salamina. Secondo le fonti, avrebbe partecipato anche alla battaglia di Platea (479) che segna sconfitta definitiva dei Persiani. Nel 470, il tiranno siracusano Ierone lo invita in Sicilia e qui Eschilo compone le Etnee , dramma oggi perduto (differente perché composto di 5 sezioni ciascuna ambientata in un luogo diverso della città).

Tebe, protetta dalla Sfinge : Edipo supera l’indovinello della Sfinge liberando i Tebani e per ringraziarlo lo nominano re e gli danno in moglie la vedova Giocasta. Da lei Edipo ha 4 figli (Eteocle e Polinice, Antigone e Ismene). A Tebe però si abbatte una pestilenza e Edipo interroga l’Oracolo, che risponde che la causa sta nel fatto che l’assassino di Laio ancora contamina la città; indaga dunque per cercare il colpevole per poi scoprire di essere lui stesso: a questo punto si cava gli occhi e parte in esilio volontario a Colono mentre Giocasta si suicida. A Colono giungono Eteocle e Polinice per chiedere il suo appoggio per la successione, ma quando Edipo si rende conto che la visita dei figli è legata esclusivamente a motivi di potere li maledice preannunciando che i due figli moriranno per mano reciproca. Da qui ha inizio…

1. “I SETTE CONTRO TEBE” ANTEFATTO : Eteocle e Polinice pensano di contendersi il regno per un anno ciascuno, ma alla conclusione del suo anno di regno Eteocle si rifiuta di cedere il potere. Polinice allora chiama in soccorso 6 principi greci contro Tebe. TRAMA : un messaggero annuncia l’arrivo di Polinice con i sei principi e riporta l’esito del sorteggio con cui i sette hanno deciso gli assegnamenti di ciascuno alla porta della città contro cui guidare le truppe. Eteocle allora sceglie a sua volta sei guerrieri da contrapporre e a Polinice contrappone sé stesso, pur sapendo che morirà, ma solo così la maledizione sulla sua stirpe avrà fine. I due fratelli si danno reciprocamente la morte, mentre Eteocle sarà sepolto a Tebe, Polinice dovrà essere abbandonato. A questa decisione si oppone Antigone, sorella (insieme ad Ismene) che giura di seppellire personalmente il fratello nonostante sia ritenuto nemico della patria e dunque non degno di sepoltura. PROLOGO (^) 1-38: Eteocle si rivolge ai Tebani con parole ironiche [ IRONIA TRAGICA: spettatori sanno già che Eteocle morirà, nonostante questi esprima le speranze che vi sia un unico morto nel combattimento ]. 39-68: Il messaggero afferma di aver visto con i propri occhi i nemici che svolgevano sacrifici e assegnavano a sorte ciascuna porta della città ad un guerriero, descrivendo in maniera accurata per materializzare davanti agli occhi dello spettatore una scena che per convenzioni il teatro non può rappresentare in scena. 69-77: Non si rivolge solo a Zeus, ma anche a Maledizione [ IRONIA TRAGICA: invocando Maledizione ed Erinni richiama la maledizione scagliata da Edipo per cui i suoi due figli sarebbero morti per sete di potere. ] PARODO 77-110: Coro presenta prima l’esercito argivo che avanza richiamando le immagini precedenti e poi lo sgomento e il lamento del coro stesso. Qui vi sono le στροφή e αντιστροφή (coro si muoveva mentre recitava i canti da una direzione all’altra e a seconda della direzione recitava uno dei due). 111-180: Preghiere di Eteocle agli dei. PRIMO EPISODIO Eteocle insulta le donne perché alla vigilia di una battaglia non è possibile che si aggirino per la città destabilizzando i soldati con i loro pianti e le loro

(181-368) preoccupazioni. Emerge Eteocle sovrano: non può permettersi che il suo popolo si abbatta in tal modo e che l’esercito parta per una battaglia scoraggiato dal malumore. 203-244: κομμός , coro e personaggi dialogano. 245-286 : sticomitia [scambio rapido di battute brevi e secche]. 287-368 : primo stasimo , momento della tragedia in cui il coro resta collocato in un punto preciso dell’orchestra e da lì canta fornendo commenti su ciò che sta accadendo. SECONDO EPISODIO (369-719) Più importante e lungo: il messaggero riferisce che sette combattenti argivi sono stati collocati fuori dalle sette porte. Questo si divide in 7 sezioni formate da 3 parti: il messaggero annuncia l’assegnazione di un soldato ad una porta insieme con il suo σήμα sullo scudo; scelta di Eteocle del guerriero da contrapporre; commento al coro. Si tratta di una scena statica (tratto tipico di Eschilo che tuttavia risulta innovativo per due motivi:

  1. Normalmente il racconto del messaggero non è mai interrotto (qui volutamente interrotto da Eteocle).
  2. ρήσις del messaggero fa riferimento a fatti già accaduti, ma qui il combattimento non è ancora accaduto e il tutto è narrato in una dimensione presente-futuro ( dilatazione della narrazione che suscita suspense). [ IRONIA TRAGICA, perché man mano che vengono presentate le coppie non rimane che una scelta necessaria (ovvero quella del settimo guerriero, che deve necessariamente essere Eteocle contrapposto al fratello. Allo stesso tempo, Eteocle è sempre stato presentato come un buon sovrano che agisce per il bene della patria, ma non si accorge dell’adempimento della maledizione di Edipo ]. TERZO EPISODIO (720-) Più breve (solo 29 vv.) perché la fine era già nota.

EPISODIO (489-680) ma anche il dolore, le sorti di coloro che non hanno fatto ritorno. Definisce Agamennone fortunato (eudaimon), non curandosi, l’araldo, di quanto ammoniva il detto popolare: nessuno può ritenersi fortunato fino al momento della morte. Clitennestra mostra di partecipare alla gioia dell’araldo ma nello stesso tempo lo congeda, invitandolo a sollecitare l’arrivo del marito, che lei vuole accogliere di persona [ IPOCRISIA DI CLITENNESTRA: finge di voler preparare un’ottima accoglienza per il marito, quando in realtà premedita il suo omicidio. La sua ambiguità traspare dal suo monologo ai vv.605 ]. SECONDO STASIMO (681-782) Rimasto solo, di nuovo e con sempre maggiore insistenza, il Coro fa una riflessione su Elena paragonandola ad un leoncino allevato in casa che, una volta cresciuto, è causa di rovina per coloro che l’hanno ospitato. TERZO EPISODIO (783-974) Arrivano su un carro Agamennone e Cassandra, principessa troiana portata in Grecia come prigioniera. Il primo ringrazia gli dei per l’impresa riuscita ed il ritorno a casa. Clitennestra fa un discorso da sposa fedele, che ha duramente sofferto per l’assenza del marito, e convince Agamennone ad entrare in casa calpestando tappeti di porpora, sebbene lui non lo volesse perché adeguato ad un dio e non ad un uomo [ PRIMO SEGNO: i tappeti rossi stanno in realtà a significare il suo imminente omicidio: “appaia, presto, un passaggio dal fondo scarlatto: Giustizia, lo guidi verso una dimora inattesa”. Anticipa il IV episodio, in cui Cassandra annuncia la morte sua e di Agamennone prima che questa avvenga ]. TERZO STASIMO (975-1034) Il tema dello stasimo è la paura, che ha messo in fuga la speranza, e si esprime nel linguaggio di una profezia: nonostante il felice ritorno del suo re, il Coro è agitato sempre più da pensieri di imminente catastrofe. QUARTO EPISODIO (1035-1342) Clitennestra si rivolge con tono duro a Cassandra [κομμός], che si rifiuta di scendere dal carro e rimane in silenzio. Cassandra, una volta che Clitennestra è rientrata nel palazzo, scende dal carro e comincia a lanciare oscuri lamenti ad Apollo. 1177 – 1342: Rapita da un’estati profetica, rivede le disgrazie subite in passato dalla casa reale di Argo e prevede che tanto Agamennone quanto lei stessa saranno uccisi. Ripercorre le colpe della catena: Tieste che seduce la moglie di Atreo, il quale si vendica uccidendo i figli di Tieste (unico sopravvissuto è Egisto) e imbandendoglieli come carne in un banchetto; vendetta che Egisto e Clitennestra adoperano contro Agamennone, l’uno per la colpa verso il padre, l’altra per l’uccisione di Ifigenia e per il fatto che sia tornato da Troia con una nuova donna, Cassandra stessa; ritorno Oreste che vendicherà ciò che è accaduto. QUINTO EPISODIO (1343-1576) Il coro sente provenire da dentro la casa le grida di Agamennone colpito a morte e si interroga su cosa a fare. Arriva Clitennestra, mostrando i cadaveri del marito e di Cassandra, e dichiara trionfalmente di aver portato giustizia, vendicando la morte di Ifigenia e l’oltraggio che Agamennone aveva compiuto portando in casa Cassandra come amante. Coro maledice Elena e Clitennestra e si lamenta per la sorte toccata al re. ESODO (1577-1664) Egisto esulta per il piano perfettamente riuscito e per aver finalmente vendicato gli oltraggi subiti dal padre Tieste. [ Se Clitennestra ha una forza di carattere e di

propositi veramente “maschile” (sin dall’inizio della tragedia il suo è definito un cuore virile), Egisto è l’opposto, è colui che ha tramato nell’ombra la strage senza aver avuto il coraggio di portarla ad effetto ]. Proprio per questo motivo il Coro tenta di aggredirlo, ma interviene Clitennestra, esortandolo ad entrare nelle proprie case: da questo momento in poi – afferma – sarà lei a regnare su Argo insieme ad Egisto. Temendo che si stia per instaurare un regime tirannico, il coro si allontana invocando il ritorno di Oreste.

2. “COEFORE” PROLOGO (1-21) Oreste, tornato ad Argo, giunge presso la tomba di Agamennone e lì deposita in omaggio al padre una ciocca dei propri capelli. Vedendo arrivare Elettra e le donne del coro, però, si nasconde. PARODO (22-83) Entrano in scena Elettra e le coefore. Queste ultime, prigioniere troiane, cantano delle violenze che subiscono e dell'orrore che attanaglia Argo da quando Agamennone è stato ucciso. PRIMO EPISODIO (84-584) Il motivo dell'arrivo di Elettra con le coefore è che la madre ha ordinato di offrire libagioni al marito ucciso. Clitennestra è infatti rimasta sconvolta da un orribile incubo: partoriva un serpente e gli offriva il proprio seno, ma da esso il serpente succhiava latte e sangue. Ha paura che il sogno sia un presagio della collera degli dei nei suoi confronti e pensa che le libagioni potrebbero forse placarla. Elettra non se la sente di fare al padre offerte che provengono dalla sua assassina, ma le coefore la invitano a compiere il rito, pregando che venga un dio o un uomo capace di vendicare Agamennone. Elettra nota, davanti alla tomba, la ciocca di capelli che Oreste aveva lasciato pensando che nessuno a parte lei stessa o suo fratello avrebbe mai offerto questo dono ad Agamennone. A quel punto Oreste si palesa ed i due fratelli si riconoscono e la informa di essere tornato su ordine di Apollo, che gli ha raccomandato di vendicare il padre. Il coro allora racconta il sogno di Clitennestra, ed Oreste lo interpreta riconoscendo in sé stesso il serpente che morderà la madre. Per far ciò, l'uomo s'introdurrà sotto mentite spoglie nella reggia e compirà la vendetta. PRIMO STASIMO (585-651) L'omicidio di Agamennone, dice il coro, fu l'atto più audace che la passione abbia mai ispirato ad una donna, perché, sebbene collaborando con Egisto, fu Clitennestra la vera responsabile del delitto, ma sarà fatta giustizia. SECONDO EPISODIO (652-782) Oreste si presenta alla madre, che non lo riconosce, portando la notizia della propria morte. Clitennestra appare triste e manda l'anziana nutrice di Oreste a chiamare Egisto, raccomandando che egli venga scortato da gente armata. Però le ancelle della casa (ossia le coefore che accompagnavano Elettra) fermano la nutrice e la convincono a dire ad Egisto di venire solo e senz'armi. SECONDO STASIMO (783-873) Secondo il coro il momento della vendetta si avvicina ed è ora di pregare Zeus perché tutto vada nel modo sperato. Se così sarà, ne beneficeranno la città di Argo e i parenti di Oreste, i morti ed i vivi.

(788-1045) (^) Atena tuttavia riesce a calmarle e, garantendo loro venerazione eterna, le convince a diventare Eumenidi, ovvero divinità della giustizia anziché della vendetta. Inizia così un canto di benedizione in cui le dee invocano ricchezza, fecondità e concordia per Atena, mentre Atena prefigura un lungo periodo di giustizia, che nella città sarà assicurata dal timore per le dee ora venerande. In un corteo di sacerdotesse guidato da Atena, le Eumenidi vengono infine accompagnate verso la loro nuova sede. => UNA TRAGEDIA A PARTE: “I PERSIANI” TRAMA : inizio con il coro dei consiglieri lasciati a Susa da Serse che esprime tutta la sua angoscia per l’esito della spedizione [ intervento immediato del coro è molto particolare perché la maggioranza delle tragedie pervenute si apre con il prologo (si ritrova solo in “I Persiani” e in “Supplici”) ]. Entra in scena Atossa (regina madre di Serse e moglie di Dario) che racconta al coro di aver fatto un sogno i cui presagi sembrano essere però funesti. [ Alle preoccupazioni espresse dal coro dunque si aggiunge il sogno funesto di Atossa ]. A questo racconto segue una scena in cui il messaggero in un lungo e dettagliato racconto informa dell’esito disastroso della spedizione: l’esercito persiano è stato sconfitto e Atossa si reca sulla tomba del marito Dario per fare una serie di offerte sacrificali per evocarlo. Dario le compare per mostrarle le cause della rovina dell’esercito persiano, attribuite alla 1) ύβρις di Serse, il quale ha voluto oltrepassare l’Ellesponto – che la natura invece aveva lì collocato perché l’Impero persiano e il Mondo Greco fossero separati; 2) soprattutto avevano devastato i templi degli dei sull’acropoli di Atene. Segue un ulteriore lamento di Atossa e del coro e la tragedia si conclude con l’arrivo di Serse, sconfitto. CARATTERI : azione ridotta al minimo (staticità del dramma!) + prevalenza di parti corali rispetto a quelle dialogate fanno sì che questa tragedia sia ritenuta ancora molto arcaica, sebbene l’aumento delle parti dialogate sia una delle innovazioni di Eschilo. In realtà però c’è una spiegazione per tali scelte: l’azione in sé (cioè la rovina dell’esercito persiano) non è mai rappresentata, perché:

  1. risponde alla convenzione per cui fatti di sangue non vengono mai messi in scena ma soltanto riferiti;
  2. la rovina è prima evocata dalla preoccupazione del canto del coro, poi presagita dal sogno di Atossa e poi raccontata dalle parole del messaggero in una climax ascendente. Questa struttura “arcaica” è in realtà funzionale ad affrontare una serie di concetti importanti nel dramma (soprattutto attraverso le parole di Dario). brani: 106 - 112 => UNA TRAGEDIA A PARTE: “LE SUPLLICI”

TRAMA: Figlie re d’Egitto Danao. Le sue 50 figlie sono giunte attraverso il mare guidate dal loro padre ad Argo e chiedono di essere accolte a Pelasgo, il sovrano, perché i loro cugini (figli del fratello di Danao, Egitto) le reclamano in matrimonio. Pelasgo non sa che fare: da una parte il dovere sacro dell’ospitalità lo spinge ad accogliere le supplici; dall’altra, accogliendole entrerebbe in guerra con Egitto. CARATTERI: Primo dramma in cui un personaggio tragico si trova di fronte alla scelta tra due destini, entrambi portatori di sciagura. [vv. 468: “ebbene, se non assolvo questo obbligo che voi reclamate, tu minacci ineludibile polluzione. Ma se all’inverso mi piazzo davanti alle mura e affronto il rischio dello scontro, ecco che il dispendio non può non farsi vano, insanguinando la piana argiva per causa di donne. Eppure, è grande la paura che Zeus incute.” => qualsiasi decisione prenda, avrà distruzione come conseguenza].