Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Teatro (lessico e civiltà), Appunti di Letteratura latina

Letteratura latina, il teatro: lessico e civiltà

Tipologia: Appunti

2023/2024

Caricato il 17/05/2024

bianca-cennamo
bianca-cennamo 🇮🇹

1 documento

1 / 3

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Lessico e civiltà
Origini del teatro latino
Cicerone, Brutus 18.72-73
atque hic Livius primus fabulam C. Claudio Caeci filio et M. Tuditano consulibus docuit anno ipso ante
quam natus est Ennius, post Romam conditam autem quarto decumo et quingentesimo, ut hic [Atticus] ait,
quem nos sequimur. Est enim inter scriptores de numero annorum controversia.
Cicerone nel Brutus opera retorica in cui lui fa la storia della letteratura latina. Fa un elenco di autori che
servono per diventare maestri di stile. Cicerone dice che Livio Andronico ha scritto e messo in scena una
fabula e da la data di questa produzione teatrale, “fabula” in latino significa produzione teatrale, vuol dire
anche la trama di un’opera. L’anno è dato dai consoli che vigevano in questi anni, l’anno è il 240 a.C. Livio
Andronico era stato prelevato dalla Grecia dopo le guerre contro Taranto, Taranto non viene saccheggiata
solo dai propri ben ma anche dai propri cittadini tra questi Andronico che come altri intellettuali faceva il
professore, viene notato dalle gentes romane e divine professore di famiglie in particolare quella Livia da cui
prendere il nome. Docuit în questo senso significa “allestire”, Livio Andronico non fu solo l’autore di questa
opera teatrale ma anche l’organizzatore, Livio venne messo a capo di una cooperazione di autori e venne
mantenuto nel collegio degli autori e degli scrittori che ha sede nell’Aventino. Questa fabula con molta
probabilità era una tragedia perché sappiamo che Andronico come gli altri autori di età arcaica fino alla fine
della Repubblica, per gli autori che hanno scritto la tragedia in età repubblicana è quasi tutto andato perduto.
Di Livio e degli altri autori abbiamo solo frammenti (citazioni di gruppi di versi di autori tragici che sono
finiti nelle opere di autori successive, in particolare Cicerone che fa molte citazioni dei frammenti di autori di
opere tragiche di età Repubblicana, questi vengono citati o per trattare parole antiche o appunto per la
saggezza di tali versi). Di Livio abbiamo 7 8 titoli di tragedie e poi frammenti. Livio Andronico si ispirava a
tragedie già esistenti, quindi a modelli che ci sono già, questi modelli appartengono alla tradizione greca.
Arrivato a Roma Andronico prende queste tragedie e le traduce in latino, trasportando il teatro greco in
lingua latina e adattandolo quanto possibile alla civiltà latina ma senza modificarne più di tanto l’impianto, i
Romani dal 240 a. C. Vanno a teatro e godo di un teatro greco in lingua latina. I Romani stessi avevano una
netta percezione di un prima e un dopo, un prima quando non c’era una letteratura teatrale e un dopo quando
un uomo greco arriva e traduce le tragedie greche. Da qui nasce nei Romani un senso di inferiorità per cui il
latino si descrive come un popolo selvaggio ingentilito dalla cultura greca. Da qui nasce però una voglia di
riscatto da parte dei latini di assorbire la cultura greca e di rimaneggiarla e rilanciarla come propria. É
corretto detto questo dal punto di vista storico avallare questa interpretazione, un prima niente e un dopo (dal
240 a.C.) con il teatro? No, perché affinché questa esplosione di teatro sia avvenuta in pochi decenni ci deve
essere stata a Roma un substrato, ci dovevano già essere maestranze capaci di metter su uno spettacolo, tutto
ciò richiede una humus ossia uno strato culturale che evidentemente già c’era e recepisce in maniera positiva
la novità greca e che è in grado di riprodurla. La società Romana era in grado di recepire una novità e
riprodurla. Un’esperienza teatrale di questo tipo necessita anche di un pubblico capace di recepirla e
apprezzarla, una parte di questi miti e storie e l’esperienza di andare a vedere qualcuno che recita doveva
essere già viva a Roma. Prima dell’introduzione di un teatro alla greca a Roma quindi prima del 240? Una
delle grandi questioni della letteratura latina, abbiamo testimonianze storiche che andremo a discutere, si
cerca negli ultimi decenni di ricorrere alle testimonianze archeologiche e iconografiche, le tracce che
abbiamo per afre un pò di luce sono Tito Livio, Cicerone, tracce di quelli che sono lessici (anche in lingua
greca) sull’uso delle maschere… quindi serie di testimonianze sia scritte che materiali. Livio Andronico,
Ennio autore di opera epica e anche di tragedie, Nevio che viene prima di Ennio, poi produzione comica di
Plauto, poi Terenzio, poi Cecilio e Stazio e alla fine del secondo secolo Pacuvio II sec a.C., Accio I sec a.C.
Questi sono gli autori principali. Abbiamo di tutta questa produzione tragica pochi frammenti e titoli che
ricorrono.
Tito Livio autore nato a Padova e poi opera a Roma, amico di Augusto, del circolo di mecenate, scrive
un’opera storica monumentale “Ab urbe condita” “Dalla fondazione di Roma” questa opera non ci è arrivata
tutta, per le parti che non ci sono pervenute abbiamo la fortuna di avere dei breviari che erano degli indici,
dei sommari.
In questi libri Livio parla delle origini di Roma
Libro 7 capitolo 2 paragrafi 3-7:
Livio da testimonianze del teatro latino
pf3

Anteprima parziale del testo

Scarica Teatro (lessico e civiltà) e più Appunti in PDF di Letteratura latina solo su Docsity!

Lessico e civiltà

Origini del teatro latino Cicerone, Brutus 18.72- atque hic Livius primus fabulam C. Claudio Caeci filio et M. Tuditano consulibus docuit anno ipso ante quam natus est Ennius, post Romam conditam autem quarto decumo et quingentesimo, ut hic [Atticus] ait, quem nos sequimur. Est enim inter scriptores de numero annorum controversia. Cicerone nel Brutus opera retorica in cui lui fa la storia della letteratura latina. Fa un elenco di autori che servono per diventare maestri di stile. Cicerone dice che Livio Andronico ha scritto e messo in scena una fabula e da la data di questa produzione teatrale, “fabula” in latino significa produzione teatrale, vuol dire anche la trama di un’opera. L’anno è dato dai consoli che vigevano in questi anni, l’anno è il 240 a.C. Livio Andronico era stato prelevato dalla Grecia dopo le guerre contro Taranto, Taranto non viene saccheggiata solo dai propri ben ma anche dai propri cittadini tra questi Andronico che come altri intellettuali faceva il professore, viene notato dalle gentes romane e divine professore di famiglie in particolare quella Livia da cui prendere il nome. Docuit în questo senso significa “allestire”, Livio Andronico non fu solo l’autore di questa opera teatrale ma anche l’organizzatore, Livio venne messo a capo di una cooperazione di autori e venne mantenuto nel collegio degli autori e degli scrittori che ha sede nell’Aventino. Questa fabula con molta probabilità era una tragedia perché sappiamo che Andronico come gli altri autori di età arcaica fino alla fine della Repubblica, per gli autori che hanno scritto la tragedia in età repubblicana è quasi tutto andato perduto. Di Livio e degli altri autori abbiamo solo frammenti (citazioni di gruppi di versi di autori tragici che sono finiti nelle opere di autori successive, in particolare Cicerone che fa molte citazioni dei frammenti di autori di opere tragiche di età Repubblicana, questi vengono citati o per trattare parole antiche o appunto per la saggezza di tali versi). Di Livio abbiamo 7 8 titoli di tragedie e poi frammenti. Livio Andronico si ispirava a tragedie già esistenti, quindi a modelli che ci sono già, questi modelli appartengono alla tradizione greca. Arrivato a Roma Andronico prende queste tragedie e le traduce in latino, trasportando il teatro greco in lingua latina e adattandolo quanto possibile alla civiltà latina ma senza modificarne più di tanto l’impianto, i Romani dal 240 a. C. Vanno a teatro e godo di un teatro greco in lingua latina. I Romani stessi avevano una netta percezione di un prima e un dopo, un prima quando non c’era una letteratura teatrale e un dopo quando un uomo greco arriva e traduce le tragedie greche. Da qui nasce nei Romani un senso di inferiorità per cui il latino si descrive come un popolo selvaggio ingentilito dalla cultura greca. Da qui nasce però una voglia di riscatto da parte dei latini di assorbire la cultura greca e di rimaneggiarla e rilanciarla come propria. É corretto detto questo dal punto di vista storico avallare questa interpretazione, un prima niente e un dopo (dal 240 a.C.) con il teatro? No, perché affinché questa esplosione di teatro sia avvenuta in pochi decenni ci deve essere stata a Roma un substrato, ci dovevano già essere maestranze capaci di metter su uno spettacolo, tutto ciò richiede una humus ossia uno strato culturale che evidentemente già c’era e recepisce in maniera positiva la novità greca e che è in grado di riprodurla. La società Romana era in grado di recepire una novità e riprodurla. Un’esperienza teatrale di questo tipo necessita anche di un pubblico capace di recepirla e apprezzarla, una parte di questi miti e storie e l’esperienza di andare a vedere qualcuno che recita doveva essere già viva a Roma. Prima dell’introduzione di un teatro alla greca a Roma quindi prima del 240? Una delle grandi questioni della letteratura latina, abbiamo testimonianze storiche che andremo a discutere, si cerca negli ultimi decenni di ricorrere alle testimonianze archeologiche e iconografiche, le tracce che abbiamo per afre un pò di luce sono Tito Livio, Cicerone, tracce di quelli che sono lessici (anche in lingua greca) sull’uso delle maschere… quindi serie di testimonianze sia scritte che materiali. Livio Andronico, Ennio autore di opera epica e anche di tragedie, Nevio che viene prima di Ennio, poi produzione comica di Plauto, poi Terenzio, poi Cecilio e Stazio e alla fine del secondo secolo Pacuvio II sec a.C., Accio I sec a.C. Questi sono gli autori principali. Abbiamo di tutta questa produzione tragica pochi frammenti e titoli che ricorrono. Tito Livio autore nato a Padova e poi opera a Roma, amico di Augusto, del circolo di mecenate, scrive un’opera storica monumentale “Ab urbe condita” “Dalla fondazione di Roma” questa opera non ci è arrivata tutta, per le parti che non ci sono pervenute abbiamo la fortuna di avere dei breviari che erano degli indici, dei sommari. In questi libri Livio parla delle origini di Roma Libro 7 capitolo 2 paragrafi 3-7: Livio da testimonianze del teatro latino

Dal momento che la forza dell’epidemia non si era attenuata né per i rimedi umani né per l’intervento divino, vinti gli animi dalla superstizione, si dice che tra gli altri mezzi per placare l’ira degli dei fossero istituiti anche gli spettacoli teatrali (una novità per quel popolo guerriero, che fino ad allora aveva conosciuto soltanto i giochi del circo). Ma questi erano piuttosto modesti, come tutti gli inizi, e inoltre, importati dall’estero. Senza alcun canto e senza gesti che imitassero il canto, alcuni attori fatti venire dall’Etruria, danzando al suono del flauto, offrivano movenze non sgraziate, secondo l’uso etrusco [sine carmine ullo, sine imitandorum carminum actu ludiones ex etruria acciti, ad tibicinis modos saltantes, haud indecoros motus more Tusco dabant]. Prese quindi ad imitarli la gioventù, con l’aggiunta di reciproci frizzi in rozzi versi: e le loro movenze si accordavano con le parole. La cosa quindi entrò nell’uso e migliorò grazie alla pratica. Agli artefici indigeni, per il fatto che con parola etrusca l’attore era detto ister, venne dato il nome di istrioni. Questi non si scambiavano, come prima, versi alterni simili ai Fescennini, improvvisati e senza cura formale, ma delle satire ricche di vari metri, con un canto scritto in precedenza e in accordo al suono del flauto e con movenze appropriate [sed impletas modis saturas descripto iam ad tibicinem cantu motuque congruenti peragebant]. (trad. A. Cucchiarelli) Scoppia un’epidemia, “ludi” è una parola che copre tutti gli spettacoli pubblici. Il teatro nasce in un contesto molto religioso e superstizioso, la matrice religiosa dell’origine del teatro, si parla di un momento di crisi sociale e purificazione collettiva verso gli dei che porta ad una forte matrice religiosa legata all’origine del teatro. La tesi della matrice religiosa del teatro viene spesso trascurata, ma viene confermato che gli spettacoli teatrali sono spesso in corrispondenza di occasioni civili e religiose. Questi spettacoli teatrali a cui si ricorre erano piuttosto modesti e importati dall’estero quindi c’è un prima rispetto al 240 ma questo prima è qualcosa di molto embrionale e non autoctono, dall’Etruria vengono fatti venire alcuni autori senza alcun canto “carmine” senza alcun “atto” gesto dalla radice del verbo “ago, agis, egi, actum, agere” da ci in italiano deriva “agire” “agenda” , “agere” diventa il verbo specializzato ad indicare l’azione comica, questi autori dunque saltavano “Salio”, salis salii, saltum e salire, erano delle danze che non avevano una parte recitata o cantata, ma erano danzatori che ballavano a suono di flauto, i cui gesti non imitavano (no sfondo mimetico), questa è la prima forma di teatro. Livio specifica che c’è una parte progressista della società ossia i giovani (la società romana è soprattutto in questi primi secoli della repubblica alla tradizione, quindi tutte le novità vengono viste con sospetto: l’aggettivo “novus” ha sempre conservato un significato negativo, il latino associava a novus qualcosa di spaventoso e incontrollabile “res novae” indicano l’anarchia, i colpi di stato, “homo novus” alcuni politici e letterati sono genti che non hanno antenati che sono già stati in politica ma si sono fatti da se che ad un certo momento iniziano a farsi avanti, il primo homo novus è il generale Mario, un altro importante è Cicerone. Il poeta novus è Catullo.) I giovani romani riperdono questa danza etrusca e ne aggiungono la parola e il principio di imitazione ed è da lì che nasce il vero teatro. Dal 364 in poi questa novità è entrata nell’uso come qualcosa di romano. Histrio, histrionis nome della terza che significa attori ed è la prima parola nella lingua latina a significare ciò. Istrionico è rimasto in italiano e significa qualcuno che fa un pò di scena e ha una valenza negativa. Dai giovani romani questa usanza inizia ad essere messa in scena da indigeni, sature ricche di metri e sono come un canto già composto in precedenza in accordo con il suono di flauto e movenze appropriate. Ci sono state quindi prima del 240 degli spettacoli che si sono evoluti da queste danze etrusche evolvendo delle vere e proprie “Sature” all’inizio del III secolo iniziano ad essere scritte queste Sature (qualcosa di etrusco che ha preso consistenza mimetica a Roma grazie a maestranze probabilmente straniere che abitavano a Roma, perché i cittadini romani non potevi fare l’attore. Il primo teatro stabile a Roma è quello di Pompei nel 55 a.C.) Livio, Ab urbe condita 7.2.8-12 passim Alquanti anni dopo, Livio [Andronico] per primo osò, prendendo le mosse dalle saturae, elaborare un dramma a soggetto [argumento fabulam serere = ‘intrecciare il dramma a una trama/con un soggetto’] [...] Poiché però con questo sistema di rappresentazione ci si allontanava dal riso e dal libero motteggio, e il divertimento s’era a poco a poco trasformato in arte, la gioventù romana, lasciata agli istrioni di professione la recitazione dei componimenti drammatici [= i drammi regolari “alla greca”], riprese secondo l’uso antico [more antiquo] a scambiarsi buffonate espresse in versi: di qui nacquero quelli che in seguito furono chiamati exodia [= ‘spettacoli di chiusura’, le comiche finali] e che vennero strutturati soprattutto sul modello delle farse Atellane, un genere di spettacolo appreso dagli Osci, che la gioventù romana custodì gelosamente, senza permettere che fosse profanato dagli istrioni. Qui Livio dice che Livio Andronico ha preso le mosse dalle Sature, intrecciare il dramma con un argumentum ossia il mito e la trama (il teatro alla greca presuppone che ci sia un argumentum). Questa seconda fase di sviluppo prevede l’invenzione del teatro alla greca da parte di Livio Andronico che introduce