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Analisi Transazionale: Copioni, Messaggi Genitoriali e Comunicazione Assertiva, Appunti di Teorie e tecniche della comunicazione multimediale

Il concetto di analisi transazionale, focalizzandosi sui copioni personali, i messaggi genitoriali e la comunicazione assertiva. Viene presentato il modello di copione di eric berne, con esempi di copioni e le loro implicazioni. Inoltre, vengono approfonditi i messaggi genitoriali e le loro influenze sul comportamento individuale. Infine, il documento fornisce una guida pratica alla comunicazione assertiva, con esempi di tecniche per esprimere le proprie opinioni e gestire le critiche.

Tipologia: Appunti

2024/2025

Caricato il 14/04/2025

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francesca-lombardi-14 🇮🇹

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TECNICHE DI COMUNICAZIONE INTERPERSONALE
Analisi transazionale, Eric Berne (1950)
6 personaggi in cerca di autore!
Ciascuno di noi possiede un’identità che rappresenta la punta di un iceberg e che nasconde nelle
profondità marine la personalità privata e i bisogni intimi. L’identità ci consente di muoverci da
esperti nel mondo quotidiano, di sentirci sicura nella nostra zona di comfort, costruita sulle nostre
certezze e abitudini e esperienze. !
Ma quanti di noi sanno di avere all’interno di “sei personaggi in cerca d’autore”?, e quanti
considerano il fatto che questi sei personaggi si trovano anche dentro il capo, il collega, il cliente, il
marito/moglie o l’amico? Secondo l’AT (analisi transazionale) ciascun individuo possiede ben sei
personalità, ciascuna delle quali possiede modalità di comunicazione, punti di vista e atteggiamenti
dierenti. !
Il termine tecnico utilizzato per indicare le sei personalità, che ruotano e vanno in conflitto
continuamente al nostro interno, è Stati dell’Io”. In riferimento a quanto sostiene la psicologia
clinica, il termine “Io” sta ad indicare qualcosa che si trova a livello consapevole della nostra
personalità e che pertanto può essere modificato e reso funzionale al benessere personale. !
Lo stato dell’Io può essere definito come l’insieme di comportamenti ed emozioni che pongono
ciascun individuo in relazione con il mondo esterno (famiglia, azienda, gruppo, persona). In
particolare l’AT strutturale propone una prima divisione che vede 3 principali stati dell’Io:!
-Genitore (G);!
-Adulto (A);!
-Bambino (B).!
Ad un secondo livello lo stato G e lo stato B vengono ulteriormente suddivisi, a formare le suddette
sei personalità, ciascuna delle quali ha in sé modalità di comportamento positive e negative. !
Genitore
È distinto in Genitore Aettivo e Genitore Normativo. !
Il Genitore Aettivo può essere positivo o negativo:!
-GA+ : conforta, rassicura, incoraggia, si prende cura, risponde alle necessita, sostiene ed è
protettivo;!
-GA- : genitore troppo rassicurante che blocca il coraggio e la crescita del bambino. Chi viene
troppo in aiuto del figlio non gli fa sperimentare la soddisfazione di fare e anche la delusione per
avere fatto e sbagliato. Anche in questo caso il GA- esprime un suo bisogno di aermazione. !
Anche il Genitore Normativo ha un aspetto positivo e uno negativo:!
-GN+ : senza regole l’essere umano vive in uno stato di angoscia. Osservazioni sui bimbi a cui i
genitori non avevano dato regole mostrano che sono i bimbi stessi poi a darsele, ancora più dure
di quelle che avrebbero potuto ricevere. La regola ha funzione rassicurante e protettiva, la critica
serve a migliorare;!
-GN- : rappresenta e si manifesta attraverso l’espressione delle regole fini a se stesse, che non
hanno funzione per il bambino ma solo per l’adulto che si sente dotato di potere.!
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Scarica Analisi Transazionale: Copioni, Messaggi Genitoriali e Comunicazione Assertiva e più Appunti in PDF di Teorie e tecniche della comunicazione multimediale solo su Docsity!

TECNICHE DI COMUNICAZIONE INTERPERSONALE

Analisi transazionale, Eric Berne (1950)

6 personaggi in cerca di autore

Ciascuno di noi possiede un’identità che rappresenta la punta di un iceberg e che nasconde nelle

profondità marine la personalità privata e i bisogni intimi. L’ identità ci consente di muoverci da

esperti nel mondo quotidiano, di sentirci sicura nella nostra zona di comfort, costruita sulle nostre

certezze e abitudini e esperienze.

Ma quanti di noi sanno di avere all’interno di sé “sei personaggi in cerca d’autore”?, e quanti

considerano il fatto che questi sei personaggi si trovano anche dentro il capo, il collega, il cliente, il

marito/moglie o l’amico? Secondo l’ AT (analisi transazionale) ciascun individuo possiede ben sei

personalità, ciascuna delle quali possiede modalità di comunicazione, punti di vista e atteggiamenti

differenti.

Il termine tecnico utilizzato per indicare le sei personalità, che ruotano e vanno in conflitto

continuamente al nostro interno, è “ Stati dell’Io ”. In riferimento a quanto sostiene la psicologia

clinica, il termine “Io” sta ad indicare qualcosa che si trova a livello consapevole della nostra

personalità e che pertanto può essere modificato e reso funzionale al benessere personale.

Lo stato dell’Io può essere definito come l’insieme di comportamenti ed emozioni che pongono

ciascun individuo in relazione con il mondo esterno (famiglia, azienda, gruppo, persona). In

particolare l’AT strutturale propone una prima divisione che vede 3 principali stati dell’Io:

- Genitore (G);

- Adulto (A);

- Bambino (B).

Ad un secondo livello lo stato G e lo stato B vengono ulteriormente suddivisi, a formare le suddette

sei personalità, ciascuna delle quali ha in sé modalità di comportamento positive e negative.

Genitore

È distinto in Genitore Affettivo e Genitore Normativo.

Il Genitore Affettivo può essere positivo o negativo:

- GA+ : conforta, rassicura, incoraggia, si prende cura, risponde alle necessita, sostiene ed è

protettivo;

- GA- : genitore troppo rassicurante che blocca il coraggio e la crescita del bambino. Chi viene

troppo in aiuto del figlio non gli fa sperimentare la soddisfazione di fare e anche la delusione per

avere fatto e sbagliato. Anche in questo caso il GA- esprime un suo bisogno di affermazione.

Anche il Genitore Normativo ha un aspetto positivo e uno negativo:

- GN+ : senza regole l’essere umano vive in uno stato di angoscia. Osservazioni sui bimbi a cui i

genitori non avevano dato regole mostrano che sono i bimbi stessi poi a darsele, ancora più dure

di quelle che avrebbero potuto ricevere. La regola ha funzione rassicurante e protettiva, la critica

serve a migliorare;

- GN- : rappresenta e si manifesta attraverso l’espressione delle regole fini a se stesse, che non

hanno funzione per il bambino ma solo per l’adulto che si sente dotato di potere.

Bambino

Lo stato dell’Io Bambino è distinto in Adattato positivo o negativo e Libero:

- BA+ : si adegua all’ambiente e alle persone che lo circondano. Cerca di guadagnare

riconoscimenti attraverso la conformità, con inibizione, facendo piacere agli adulti. Capisce quali

sono le “regole sociali” e le mette in pratica per il suo buon vivere;

- BA- : impara ad addomesticare i suoi bisogni, a reprimere il suo bisogno di coccole o di piacere o

di dolore, a trattenersi emotivamente. Gradatamente perde la sua spontaneità (perde l’empatia)

compiacendo agli adulti che in fondo sono la sua fonte di sopravvivenza;

- Il Bambino Libero è quello che esprime gioia se sente gioia, rabbia se la sente. Sì tratta

dell’aspetto naturale, senza imposizioni e adattamenti ambientali e dell’aspetto spontaneo della

personalità. Non mantiene rancori, è aperto e curioso e vive la sua avventura nei confronti della

vita. Il Bambino Libero elabora sue strategie personali di risoluzione di situazioni che gli

succedono. La parte negativa del “Piccolo professore” è che può diventare manipolativo e

capriccioso.

N.B. : il troppo adattamento sfocia nella ribellione del cosiddetto “ Bambino Ribelle ”. Sì tratta dello

scatto emotivo che può avere un bambino adattato. Si esplicita con la negoziazione di una relazione,

a volte è anche autolesionista. Per esempio dicendo no a qualcosa che piace.

Adulto

L’adulto, in AT, rappresenta la parte della personalità che:

- È capace di analizzare l’ambiente, le situazioni;

- Prende le decisioni dopo aver valutato le alternative;

- Utilizza la logica e la fantasia;

- Scambia le informazioni;

- Sì basa sui fatti e non sulle opinioni;

- Effettua analisi e sintesi;

- Fornisce le motivazioni delle sue affermazioni;

- Pone molte domande (Per quale motivo? Quando? Dove?);

- Chiede chiarimenti (Spiegami meglio…; Aiutami a capire…; che cosa intendi con…);

- Trasforma le emozioni in linguaggio;

- Media fra gli altri stati dell’Io con consapevolezza.

Il legame tra l’analisi transazionale e la comunicazione dimostra che siamo in grado di riconoscere a

che livello, o stato dell’Io, stiamo comunicando e se la comunicazione è volta all’efficacia e quindi

alla reciproca comprensione oppure sottende altre dinamiche.

Il punto è che se vogliamo farci capire, dobbiamo entrare nell’ottica che la nostra comunicazione può

variare di continuo a seconda della circostanza e di chi abbiamo di fronte. Per questo l’analisi

transazionale suggerisce che il primo passo per la comprensione reciproca è capire la posizione

psicologica dell’interlocutore, ovvero dobbiamo domandarci:

- In quale stato dell’Io si trova il mio interlocutore?

- In quale stato dell’Io mi trovo io?

- A che livello psicologico stiamo interagendo?

Ci si chiede ciò in quanto lo stato dell’Io fra due persone può non coincidere: si tratta della

modificazione comportamentale.

Transazione

Per transazione si intende infatti uno scambio sociale fra due individui o più semplicemente uno

scambio tra due stati dell’Io. Perchè è così importante questa analisi? Perchè la nostra

comunicazione agisce sempre su due livelli:

- Sul contenuto

- Sulla relazione

Questo significa che se ci concentriamo a capire soltanto il contenuto del messaggio e non

“curiamo” la relazione con l’altro, anche se ci siamo capiti non vuol dire che abbiamo comunicato in

maniera efficace. Tenendo quindi presente entrambi i livelli, possiamo da questo punto di vista

definire la comunicazione come un insieme di transazioni.

Le carezze

Carezze = stimoli - strutturano il tempo

Carezze condizionate: rivolte al comportamento e al modo di agire, "ti voglio bene perché ti prendi

cura di me". C’è una condizione per cui ti stimo e ti apprezzo: se viene a meno quel “qualcosa”,

cambia la percezione che ho di te;

Carezze incondizionate: quelle rivolte al nostro essere (impatto emotivo molto più alto) "ti voglio bene

per come sei". Le condizioni di apprezzamento e stima vengono rivolte alla nostra persona, alla

globalità del nostro essere, ti voglio bene e basta;

Carezze esterne: convenevoli, preparare il piatto preferito al ns ospite, uno scambio nutriente dal

punto di vista psicologico, nutrimento affettivo, emotivo, uso culturale delle carezze esterne: regole di

cortesia specifiche di ciascuna cultura;

Carezze interne: ci si accede attraverso il contatto con la natura o attraverso il contatto con i nostri

ricordi gradevoli. Si tratta delle carezza che diamo a noi stessi, sono quindi importanti per il nostro

star bene (contatto con la natura, musica, arte, con ciò che mi piace). Sono carezze interiori che dò a

me stessa per nutrire i miei bisogni emotivi e affettivi.

Possono alleviare le nostre tensioni e dipendono dallo stato dell’Io che assumiamo.

La comunicazione non verbale

La comunicazione umana avviene attraverso l’uso simultaneo e “interdipendente” di diversi sistemi

comunicativi:

- Verbale

- Non verbale

Canali della comunicazione :

- Linguistico (parole, frasi, stilemi, gergo ecc);

- Vocale/intonazionale (timbro della voce, cadenza, prosodia, ritmo);

- Paralinguistico (colpi di tosse, hum, ecc);

- Cinesico/mimico-gestuale (espressioni facciali, gesti delle mani, movimenti del corpo)

- Prossemica (uso dello spazio interpersonale, bolla soggettiva);

- Contatto corporeo (es. nei rituali di saluto).

Gli aspetti non verbali integrano, ampliano e a volte sostituiscono il contenuto verbale di una

comunicazione. Trasmettono informazioni sulla qualità della relazione soprattutto sono un complesso

sistema di comunicazione sociale. Si tratta di un sistema di comunicazione sociale influenzato da

fattori culturali, con funzioni diverse, articolate a volte sovrapposte che utilizza canali autonomi e ben

definiti.

Tutto ciò che possiamo osservare nei meccanismi della CNV è frutto della storia evolutiva della

specie umana, dei meccanismi di adattamento alla propria nicchia ecologica che per gli esseri umani

è anche il gruppo sociale.

I segnali non verbali sono frequenti e connaturati nel comportamento comunicativo. Tuttavia non è

facile avere la consapevolezza della loro funzione.

Intenzionalità

I segnali non verbali possono essere:

- Involontari (sudorazione, rossore);

- Intenzionali: volontari e diretti a uno scopo (un dito davanti alla bocca per chiedere silenzio).

Il comportamento non verbale può essere :

• Informativo: gesti il cui significato è condiviso e interpretato in modo analogo da alcune classi di

osservatori;

• Comunicativo: gesti che vengono inviati consapevolmente e in modo chiaro per trasmettere un

messaggio;

• Interattivo: gesti che vengono usati durante un’interazione e che influenzano i partecipanti

all’interazione.

Codifica e decodifica

- Codificare un messaggio non verbale significa inviare informazioni in modo consapevole o

inconsapevole a un’altra persona attraverso i canali e i segnali che costituiscono la CNV;

- Decodificare questi messaggi significa percepirli e interpretarli

N.B. La decodifica può non essere adeguata. In quali situazioni?

- A e B attribuiscono a un segnale NV significato uguale;

- B interpreta male il segnale di A perchè A inefficace o B inefficace;

- A invia un messaggio ingannevole;

- A non intende comunicare ma B decodifica ugualmente i suoi segnali es. sbadiglio;

- A non intende comunicare e B interpreta in modo inadeguato.

Competenza comunicativa non verbale

Occorre avere delle competenze sociali adeguate per fare un uso corretto dei segnali NV e per

riconoscerne il significato e la finalità. Si tratta di un importante “abilità” sociale e determina la buona

qualità e varietà dei rapporti sociali.

Occorre inoltre saper scegliere nella gamma possibile il/i segnali pertinenti e consoni alla situazione e

alla qualità e tipologia di relazione tra i parlanti; saper regolare adeguatamente l’intensità dei segnali;

saper identificare adeguatamente norme sociali, regole culturali e caratteristiche di personalità

individuali e infine saper riconoscere e utilizzare i segnali di feedback.

Le funzioni nella comunicazione non verbale

• Esprimere emozioni;

• Comunicare gli atteggiamenti interpersonali;

• Presentare se stessi;

• Sostenere, modificare, completare, sostituire il discorso;

• Esprimere emozioni

- uomini e animali emettono spontaneamente in modo costante segnali non verbali che

manifestano con molta efficacia gli stati emotivi;

- i segnali non verbali possiedono rispetto al linguaggio maggiore efficacia comunicativa e

veridicità;

• Per la loro visibilità;

• Per il minor controllo che è possibile esercitare su di essi.

Lo stato emozionale viene rivelato in modo esplicito da alcuni canali:

• VOLTO (espressioni facciali e sguardo) comunica il maggior numero di informazioni; canale più

controllato. Indica per lo più il tipo di emozione provata;

• CORPO (postura, gesti, movimenti e il tono della voce; canali meno controllabili. Forniscono

informazioni sull’intensità delle emozioni.

- Teorie delle valutazioni cognitive ( appraisal ) e delle tendenze all’azione: gli elementi cognitivi

costituiscono i contenuti e le cause delle emozioni. Ogni emozione equivale a una precisa struttura

di significato o valutazione cognitiva della situazione e determinano il comportamento emotivo;

- Teoria della rappresentazione cognitiva ( categoriale e schematica ): le esperienze emotive

vengono concettualizzate nella mente degli individui in forma di prototipi e script. Si analizzano gli

aspetti relativi a che cosa e quanto delle esperienze emotive viene memorizzato da una persona e

le modalità di codifica e decodifica del significato di queste esperienze;

- Elementi universali innati: programma facciale delle emozioni ( facial affect program ). Ogni

emozione corrisponde all’attivazione di determinati muscoli facciali;

- Aspetti appresi: dipendono da elementi della cultura di appartenenza:

a) insieme delle circostanze o eventi che suscitano emozioni;

b) regole che ne controllano l’espressione;

c) tipo di reazioni (comportamenti) che le emozioni possono suscitare.

Teoria del senso comune su come sorgono le emozioni

Le emozioni accadono dopo lo stimolo e prima della risposta fisiologica.

Teoria di James-Lange su come sorgono le emozioni

Teoria dell’etichettamento su come sorgono le emozioni

Se cambio la mia etichetta cambio la mia esperienza emotiva (nervosismo vs eccitazione/

entusiasmo).

Teoria razionale emotiva A. Ellis, 1995

- I tuoi pensieri ( credenze ) sono la causa del tuo comportamento (o risposta a un determinato

evento). La modalità irrazionale di pensiero ci accompagna e mette in atto un tentativo di profezia

auto avverante. La potenza del pensiero sulla gestione delle emozioni è che se io continuo ad

alimentare pensieri catastrofici, disfunzionali, che minano la mia autostima, questi tipi di pensieri

hanno una grande influenza su quello che provo e faccio. Si possono decostruire con la

consapevolezza dei nostri processi interni.

ESEMPIO: la mia amica, sempre in orario, è in ritardo (evento attivante). Inizio quindi a formulare dei

pensieri su cosa possa essere successo, ciò innesca un dialogo interno che associa un possibile

evento ad una determinata emozione:

- Non pensa che il mio tempo sia importante (frustrazione);

- Incidente (preoccupazione);

- Impegno lavorativo (speranza);

- “Fa sempre così” (accettazione).

Se cambi pensiero cambi emozione

Pensare “razionale” aiuta a razionalizzare l’evento scatenante in modo tale da poter governare le tue

emozioni. La terapia razionale emotiva è stata sviluppata per i setting terapeutici (molto utile per un

cambiamento pro attivo). Secondo il terapeuta, per controllare le proprie emozioni (come fobie

sociali) bisogna accoglierle e potenziare la razionalizzazione degli eventi (assunto).

Il filmato mette in evidenza l’importanza delle reti sociali, l’importanza di comunicare le nostre

emozioni e di farlo nel giusto modo. Il primo modo in cui possiamo governare le nostre emozioni è

preparaci agli eventi che ci creano ansie, la preparazione implica preparare e imparare modi per

rilassarsi, modi per abbassare la arousal, determiniamo noi con i nostri pensieri e le nostre credenze

ciò che siamo (learn to relax, learn self-control), l’altro non ha mai il potere di agire e modificare lo

stato emotivo dell’altro, sono sempre personali e individuali le emozioni, abbiamo il potere di

comunicare adeguatamente quello che sentiamo ma non di modificare quello che l’altro sente.

Quello che possiamo fare per noi stessi è rallentare l’emissione del processo emotivo esplorando

quello che sentiamo nel corpo e tutto ciò che percepiamo in quel momento fisico e non verbale,

rallentare l’emissione di una risposta emotiva. Acquisire un più possibile ampio lessico delle

emozioni se vogliamo avere un governo efficiente delle emozioni che andiamo a provare, ciò mi aiuta

anche a distinguere l’intensità delle emozioni, processo di auto feedback. L’uso della scrittura e

pratiche autobiografiche nel processo di gestione del proprio mondo cognitivo ed emotivo, ci

aiutano a comprendere come ci strutturiamo nel quotidiano e ci aiutano a decostruire parti di noi che

ci causano sofferenza, pratiche di scrittura come pratiche di auto conoscenza e auto

consapevolezza, ci aiuta a riflettere le emozioni che proviamo, se le emozioni sono vere oppure miste

con altre. Quando spezziamo l’ inconsapevolezza con la quale noi esprimiamo le emozioni emotive e

diventiamo consapevoli, abbiamo il potere di decidere se manifestare l’emozione oppure no: si tratta

della nostra libertà, libero arbitrio, autodeterminazione, per avere ciò bisogna quindi rallentare,

diventare auto consapevoli e scegliere. Solo io sono responsabile delle mie emozioni, l’altro può

mettere in atto dei comportamenti, ma ciò che sento io è solo mio e posso governarne l’intensità e

scelgo se dare un feedback e dove, come e quando manifestare le mie emozioni emotive, siamo in

gestione di noi stessi, sappiamo autogestirci. Saper governare le proprie emozioni passa dalla

reattività alla attività, siamo in grado di scegliere (pro attività).

La ruota delle emozioni di Robert Plutchik

È noto soprattutto per la sua teoria, esposta in “ Emotion: a Psychoevolutionary Synthesis ” (1980),

secondo cui vi sono otto emozioni primarie, che possono in qualche modo essere riconosciute in

tutti gli animali. Si tratta della gioia, accettazione, paura, sorpresa, tristezza, disgusto, rabbia e

anticipazione. L’idea di P. È che le emozioni possono essere disposte in una disposizione circolare,

proprio come una ruota dei colori, e poi combinate in stati emotivi secondari.

L’amore per esempio è in questo schema come una combinazione di gioia e accettazione. La delizia

è una combinazione di sorpresa e gioia. La delizia è un’emozione che è stata di particolare interesse

per i professionisti del marketing che hanno utilizzato il lavoro di P. Per definire un modo grafico di

testare la risposta dei consumatori alla pubblicità. La delizia è un’emozione che molti marketer

sperano di suscitare in potenziali clienti.

Strategie per controllare le emozioni - dette regole di ostentazione ( display rules ) -

Ekman e Friesen (1969) ne definiscono 4:

- Nascondere l’emozione realmente provata simulandone un’altra (sorridere quando si è addolorati

o arrabbiati)

- Mostrare indifferenza

- Cercare di ridurre il livello di espressione di una certa emozione

- Aumentare, al contrario, l’espressività

I segnali NV possiede, rispetto al linguaggio, maggiore visibilità e minor controllo; tutti i segnali sono

coinvolti nell’espressione delle emozioni ma alcuni di più:

- Il volto: espressioni facciali, sguardo (evolutivamente più importante perchè sociale)

- Il corpo

- Il tono della voce

- Il volto trasmette informazioni sul tipo di emozione mentre la postura, i gesti e gli altri movimenti

danno informazioni sull’intensità delle emozioni

- Differenza di genere (donne migliori decodificatrici)

Lei: «si stava bene tutti e due ed ecco che lui mi molla e va a piazzarsi con il suo giornale come se ne avesse abbastanza di vedermi» - la moglie situa l'inizio della sequenza al momento in cui il marito ha preso il giornale. Disaccordo sulla punteggiatura; «tagliano» in modo differente la sequenza dei loro scambi.

  • (^) La punteggiatura organizza gli eventi comportamentali;
  • (^) La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti disaccordo sulla punteggiatura = conflitto di relazione) - Gli esseri umani comunicano sia con il modulo numerico sia con quello analogico
  • (^) Numerico: uso di parole / analogico: CNV;
  • (^) Il linguaggio numerico ha una sintassi logica complessa ed efficace ma manca di una semantica adeguata rispetto al livello della relazione, lavora sulla comunicazione di contenuti specifici;
  • (^) Il linguaggio analogico possiede detta semantica ma non ha sintassi adeguata per definire in modo non ambiguo la natura delle relazioni, lavora sul livello della relazione, metacomunica, dobbiamo interpretare quello che ci viene detto non verbalmente. La comunicazione non verbale è ambigua, non è definibile non è univoca, un segnale non verbale può definire più cose, poco utile nel determinare la qualità della precisione, è polisemantico. - Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari
  • (^) Simmetrici = basati sull’uguaglianza; il comportamento di a tende a rispecchiare il comportamento di b (escalation di simmetria), quello che fa uno rispecchia quello che fa l’altro e viceversa, stesso piano;
  • (^) Complementari = sulla differenza; il comportamento di a completa quello di b e costituisce un tipo diverso di gestalt comportamentale, si chiama complementari perchè si completano;
  • (^) Relazioni complementari: one-up (qualcosa che serve a me, ha qualcosa in più) e one-down (rigidità), si tratta di uno scambio in cui qualcuno possiede qualcosa. In entrambi i tipi di scambi comunicativi ci possono essere delle disfunzionabilità, nella simmetria succede quando si va verso il blocco di simmetria che avviene quando due persone comunicano nello stesso livello e cominciano ad alzare l’asticella della performance, iniziano quindi a competere a livello relazionale, molto visibile nelle dinamiche di coppia.

Una relazione è sana quando genera benessere, non lo è quando vi è un abuso di potere di chi sta in one-up

su chi è one-down. La chiave è quindi la flessibilità e la complementarietà, i problemi arrivano quando il meccanismo si blocca ed uno è sempre one-up e l’altro sempre one-down, quando non funziona la complementarietà ci si ammala (es. fragilità ossea, disturbi di tipo gastrico, malattie organiche legate all’intestino, comportamenti di evitamento sociale che portano a malattie di tipo depressive, può a sua volta portare all’uso di sostanze psicotiche). Che cos’è un copione di vita È la trama della nostra vita, il cui canovaccio iniziale è già imbastito nei primi tre anni di vita. Prevede la scelta delle persone con cui ci relazioneremo (non è un caso), la scelta delle persone che possono entrare nei nostri giochi, per portare avanti il nostro copione. La costruzione del nostro copione avviene all’interno della famiglia: le aspettative che i genitori hanno su di noi lo determinano. I bambini in difficoltà -esempio coloro che non hanno famiglia- trovano comunque delle figure di riferimento, le più varie e strane, a cui agganciarsi per sviluppare un copione di vita. Il copione è un programma che stabilisce la meta e il modo per raggiungerla. Le decisioni più importanti che determinano la struttura fondamentale del carattere vengono prese di solito tra i 2 e i 3 anni. Altre intorno ai 6 anni e durante l’adolescenza. Il copione è una questione strutturale e può essere rivisto. Troviamo due finestre elettive per quanto riguarda la revisione di copione:

  • (^) La prima fase avviene intorno ai 6 anni di età (passaggio dalla prima alla seconda infanzia, probabilmente non la ricordiamo più);
  • (^) la seconda fase (di cui conserviamo in memoria) la viviamo in adolescenza, diventiamo consapevoli di quelle che possono essere le aspettative genitoriali.

Esistono altre circostanze in vita adulta che ci portano ad una revisione di copione, per es. se vengo colpita da un lutto, malattia importante (questo ci porta a rivedere profondamente il copione della nostra vita in termini di obiettivi, profondità…). Oppure il trasferimento da una casa all’altra costituisce un cambiando scelta di vita ecc. N.B. quello che sono stata fino a quel momento non lo sarò più da quel momento in poi. Il copione personale ha alla base tre domande che comprendono l’identità e il destino della persona:

  • (^) “Chi sono io?”
  • (^) “Cosa sto facendo qui?”
  • (^) “Chi sono tutti gli altri?” Messaggi verbali di copione trasmessi dai genitori Contengono istruzioni che i bambini si sentono costretti a seguire:
  • (^) Un giorno sarai famoso
  • (^) Non riuscirai mai in niente
  • (^) Sei uno splendido bambino
  • (^) Sei proprio pazzo
  • (^) Sei più lento di una lumaca Se i genitori mi dicono qualcosa es. “sei bellissima” (comando di copione) io vivrò manifestando il mio essere splendida e non permettendomi di mostrare difetti. Ciò può portare alla dipendenza psicologica dal riconoscimento dagli altri. Un’altra ingiunzione pericolosa da fare con i bambini è dire “sei pazza”. Il bambino penserà che questa modalità di comportamento “pazzerella” sarà quella desiderabile dagli altri e continuerà a comportarsi in maniera sregolata, sul piano del comportamento auto emotivo, dei movimenti ecc. Messaggi verbali di professione trasmessi dai genitori
  • (^) Sei troppo pigro per lavorare
  • (^) Sei nato per la matematica
  • (^) Non riuscirai mai a mantenere un lavoro
  • (^) Sarai una brava impiegata amministrativa Messaggi verbali sul sesso trasmessi dai genitori
  • (^) Non essere troppo intelligente, bambina mia, gli uomini scappano;
  • (^) Perchè non sei nata maschio… sei un maschiaccio
  • (^) L’attrattiva (sex appeal) di un uomo dipende dalla sua ricchezza Una volta che il bambino hanno ricevuto questi messaggi assume posizioni psicologiche, sviluppa i ruoli necessari per portare a termine il copione, sceglie e manipola altre persone per formare il cast dei suoi personaggi. ESEMPIO: un individuo riceve “un giorno sarai famoso”. Per realizzare questo copione sceglierà determinati tipi di persone che potranno aiutarlo e dargli visibilità, creerà amicizie strumentali, si avvicinerà ad una rete sociale che gli servirà per portare avanti questo tipo di copione, sceglierà un partner che sia congruente con questo tipo di copione, che possa sostenerlo nella scalata verso la fama e successo (manipolazione). ESEMPIO: un uomo che desidera diventare un alto dirigente ha bisogno di sposare una donna che lo aiuti nella sua scalata. Troverà una donna ambiziosa con adeguata educazione e brillante padrona di casa. ESEMPIO: Una donna assume la posizione “gli uomini sono inutili” e trova una serie di uomini inutili. Sappiamo solo ad un livello inconsapevole qual è il nostro copione. Se riusciamo a portarlo a livello di consapevolezza possiamo cambiarlo, ad esempio facendo uno screening di quali erano i messaggi di mamma e papà. I copioni infatti sono sostenuti dalle Spinte (ingiunzioni di copione, genitori ci spingono in certe direzioni piuttosto che altre), messaggi genitoriali che abbiamo interiorizzato (negativi). Alcune domande per determinare il proprio copione
  • (^) Qual è il mio piano di vita?
  • (^) Cosa pensi di te se le cose continueranno ad andare come vanno?
  • (^) Cosa pensi che succederà se le cose andranno male?
  1. Copione del QUASI o PROVA E RIPROVA Il copione del QUASI o PROVA E RIPROVA fa riferimento al Mito di Sisifo - costretto a spingere un masso che all’ultimo, prima di raggiungere la sommità, cade giù -. Sono le persone che non riescono mai a raggiungere i propri obiettivi determinando, quando sono quasi alla meta, il proprio fallimento. Spinta: SII FORTE
  2. Copione del FINALE APERTO Il copione del FINALE APERTO fa riferimento al Mito di Filemone e Bauci - anziani trasformati in rami di alloro, vivevano attorcigliati senza una propria identità -. Copione indeterminato perchè non viene indicato. Che cosa fare, un’azione da compiere. “Una volta arrivato a un certo punto nel tempo non so cosa fare” (es. pensione). È il copione delle persone più legate a quello che avrebbero dovuto fare piuttosto che a quello da fare. Spinta: SII PERFETTO E CERCA DI PIACERE Inseriamo i copioni nelle macrocategorie di vincente, perdente e banale Copione 1, MAI : copione di tipo perdente , non riesce a raggiungere i propri obiettivi, non riesce ad arrivare ad una piena soddisfazione dei suoi bisogni; Copione 2, SEMPRE : copione per la maggior parte di tipo vincente , traggono una grande soddisfazione dalla loro attività compulsiva, traggono soddisfazione, ne ricavano la propria identità. È nel fare stesso che la persona trova il senso di sé e quello della vita, è nell’incessante attività che risiede il senso stesso del copione. Può diventare un copione perdente quando la persona perde la soddisfazione, il piacere del fare continuo = mi allontano dalla soddisfazione dei propri bisogni. Può diventare banale se la persona continua a fare una cosa di cui ha però perso il senso, non è più significativa in senso psicologico; Copione 3, FINO A : copione di tipo perdente , caratterizzato dalla perdita della serenità, dal non poter godere delle soddisfazioni meritate. Chi vive questo copione non si sofferma sul godimento di ciò che ha ottenuto perché guarda già alla prossima impresa. Sono gli ostacoli che costituiscono il senso della vita per questo copione, non il raggiungimento della meta, e quindi contiene qualcosa di disfunzionale, di perdente. Il modo in cui si vive questo copione non è quello dell’appagamento e della soddisfazione; Copione 4, DOPO : copione del tipo perdente , porta con sé una profonda tristezza, tutto quello di cui posso godere nella vita è soggetto ad una probabilità di perdita enorme. La persona vive nella paura della perdita repentina di tutto quello che ha. Nello stesso tempo è anche la persona che vive nell’abbondanza, quindi c’è anche l’altra faccia della medaglia. Queste persone hanno quindi una focalizzazione continua del doppio versante, può essere un copione banale se la persona tira a campare se si distacca da tutto ciò, può essere perdente se la persona si paralizza e non riesce più a vivere la sua vita godendosela; Copione 5, QUASI : copione del tipo perdente , paura del successo pieno, il successo pieno dei nostri obiettivi porta con sé delle responsabilità (perché inconsapevolmente io non mi sento pronto a prendermi tali responsabilità). È un copione destinato al fallimento;

Copione 6, FINALE APERTO : copione del tipo banale , è il copione di chi galleggia nella vita, di chi

sceglie di non scegliere e in questa non scelta c’è un atto di rinuncia alla manifestazione di sé, al

vivere le proprie capacità. Nel copione c’è quindi una rinuncia.

Analisi transazionale del copione Per Berne l'obiettivo delle persone deve essere capire la trama della loro vita, come si sono trovati in certe situazioni, come le possono cambiare, e questo grazie all'analisi del proprio copione. Psicoterapia: bisogna cercare le origini strutturali delle nostre disfunzionalità presenti, le origini che si sono costruite nel nostro corpo in determinato modo. Counseling: non va a scavare in profondità sulla struttura della persona, ma sta nella linea del presente; si cerca di costruire determinati esempi di una determinata emozione e situazione, opera sulle risorse del presente con il presente, rendendo consapevole la persona del proprio copione.

Caso di Fred : in counseling Fred riferì: «Non l'ho sentito dire una volta sola ma centinaia di volte: "Che cosa stupida Fred, non puoi fare niente di giusto?" Secondo i miei genitori non parlavo neanche abbastanza speditamente. E anche adesso qualche volta balbetto. Quando andai a scuola sembrava che non riuscissi a fare niente di giusto. Stavo sempre in fondo alla classe. Ricordo che l'insegnante diceva: "Fred, che domanda stupida". Era proprio come mia madre. Quando leggevano i voti ad alta voce il mio nome era sempre in fondo e i compagni ridevano di me. Poi andai al liceo e lo psicologo della scuola disse che avrei potuto fare meglio e che non ero stupido, ero solo pigro. Non riesco a capire». Nelle sedute successive Fred scopri che nei primi anni della sua infanzia aveva assunto la posizione: «Sono stupido. Non sono OK». Pensava di essere un fallimento e si adattava a questa parte. Sebbene il suo rendimento fosse scarso, Fred rimase a scuola, giocò il gioco di stupido, si attirò commenti negativi, voti bassi e rimproveri dagli insegnanti. Tutto questo rinforzò la sua posizione psicologica di base (il modo in cui una persona percepisce sé stessa in relazione alla realtà e agli altri). Nel suo stato dell'io Bambino si sentiva stupido e recitava la parte di "stupido" (parte Bambina adattata negativa). Scoprì che il suo stato dell'io Genitore concordava con questa sua posizione e quindi lo incoraggiava a fallire (Genitore normativo negativo). L'analisi dei propri stati dell'io fornì al suo stato dell'io Adulto dei dati obiettivi su ciò che egli era, su come lo era diventato, sul “dove stava andando con questa sua vita”. Ci volle del tempo perché Fred decidesse da quale stato dell'io doveva controllare la propria vita. Alla fine, vinse l'Adulto: Fred si iscrisse all'università con ottimo profitto: il percorso di counseling ha funzionato. La funzione dello stato dell'io Adulto è quello di mediare tra gli stati dell'io che si muovono dentro di noi al fine di trovare una soluzione armoniosa. Negli anni Fred aveva sviluppato la posizione esistenziale (il modo in cui una persona percepisce sé stessa in relazione alla realtà e agli altri) del "io non sono ok", attraverso l'analisi transazionale dei propri stati dell'io in counseling dava dei dati obbiettivi di ciò che era e di dove stava andando, ed è cosi che si fa l'analisi del copione per cambiario; alla fine vinse l'adulto, il potenziamento dello stato dell’io adulto: la funzione dell'io Adulto è quello di mediare tra gli stati dell'io che si muovono dentro di noi al fine di trovare una soluzione armoniosa. Erik Berne scrive: "Il fine ultimo dell'analisi transazionale è l'analisi dei copioni, poiché è il copione che determina il destino e l'identità di ogni individuo". Copioni con una maledizione Sebbene i messaggi genitoriali siano più o meno costruttivi, distruttivi o non produttivi, vi sono genitori che a motivo della loro patologia inviano ai figli ingiunzioni particolarmente distruttive. Più tardi, questi ordini distruttivi possono agire come un elettrodo nello stato dell'io Bambino il quale, se attivato, costringe la persona a obbedire all'ordine. I genitori che inviano messaggi cosi distruttivi ai figli non lo fanno tutti per un intento di nuocere, alcuni si rivelando la patologia disturbante profonda, ma quelli che non lo fanno intenzionalmente lo fanno per traumi, o a causa dei loro vissuti intraprendono strade di dipendenza, che hanno un'incidenza distruttiva che passano ai figli, non bisogna perciò entrare con una vena di giudizio. Il caso di Ronald A 25 anni Ronald si impiccò. Per tutta la vita si era dedicato alla sorella gemella ammalata e dopo la sua morte, all’età di 18 anni, era caduta in una depressione sempre più profonda sino a isolarsi completamente. Nasce in una famiglia dove c’è una disfunzionabilità da parte dei genitori, stato genitoriale di Ronald nei confronti della sorella. Dopo l amore della sorella si trova in una solitudine disperata, stato dell’io bambino disperato senza nessun appoggio dall’esterno, ciò lo porta all’isolamento sociale. Così i genitori parlarono del suicidio di Ronald: La madre: Non ne sono realmente sorpresa (non è usuale che una madre dica ciò, livella il disagio e disfunzionalità della madre). Era inevitabile. Nella nostra famiglia ci sono stati parecchi suicidi e mio fratello si è tagliato la gola (pone luca che all’interno della genealogia familiare questo copione di autodistruzione è ricorsivo generazione dopo generazione, copione con una maledizione che nessuno ha saputo spezzare). Avevo messo molte volte in guardia Ronnie della eventualità di suicidarsi (dicendogli ciò gli ha creato il dubbio di essere uguale ai parenti. NB: i messaggi genitoriali vengono recepiti come vere e proprie istruzioni, gli ha quindi dato un ingiunzione. Ha agito nella piena inconsapevolezza). Persino sua sorella non voleva prendere le medicine (il

di profezia auto avverandosi (?). La madre si pone come salvatrice e attiva lo stato dell’io genitoriale affettivo positivo (protezione, cura). Transazione complementare: stato dell’io a cui intenzionalmente si dirige il padre? Nel mentre ha anche una transazione con la madre di tipo incrociato perchè il padre in maniera non consapevole si dirige allo stato dell’io bambino della moglie Transazioni incrociate ulteriori: a parole dice delle cose a gesti dice altre cose In questo triangolo disfunzionale: qual è il tornaconto (vantaggio) e svantaggio di ognuno dei tre Vantaggio del bambino: la madre lo protegge, il suo vantaggio è avere protezione e la costruzione di un’alleanza con la madre, si sposta più verso la mamma perchè lo scusa e lo deresponsabilizza (perdere il senso della propria responsabilità personale) Svantaggio: perdere il senso della propria responsabilità personale, viene indebolito, perde la centratura interna che ogni persona deve avere in sé rispetto al proprio agire efficacemente con le proprie azioni e nel mondo, indebolimento notevole. Se lui si allea con la madre, perde l’alleanza con il padre, viene sbilanciato nelle dinamiche di relazioni con i genitori Vantaggio del padre: sancire la propria posizione one-up sul bambino e mantenere la prerogativa relazionale in quanto padre autoritario. Contemporaneamente il padre acquisisce un vantaggio nei confronti della madre: vantaggio di agire una posizione one-up, si arroga il diritto di stabilire autonomamente da lei cosa è giusto cosa è sbagliato, potere di relazione che agisce non solo nei confronti del bambino ma anche della sua compagna Svantaggio: perde la propria alleanza col figlio e con la madre se non che compagna, assumendo il ruolo del carnefice assume dei grossi rischi. Il controllo è una strategia per soddisfare un bisogno, non è un bisogno, quando vogliamo controllare qualcosa o qualcuno che bisogno c’è sotto? Perchè sento l’impulso a dover usare questa strategia? Lo faccio perché ho una paura, un timore che fa riferimento a un bisogno frustato che io ho, un bisogno di sicurezza, il padre non manifesta che quello che si agita dentro di lui è una forma di insicurezza profonda. Vantaggio della madre: alleanza con il figlio, non è una relazione alla pari, si colloca in una posizione one-up rispetto il figlio perchè fa da scudo con il padre rispetto le relazioni paterne. Ciò può rendere il figlio soggetto alla madre, la madre va oltre e lo prevarica definendo ciò che è bene per lui col fine di proteggerlo, fino a diventare soffocante, dirigente, imperiosa pensando di fare il bene per il figlio, risultato che il figlio può essere indebolito (iper protezione). Le dinamiche familiari presentano questo gioco di relazione, dalla scuola di Palo Alto in avanti è stato maturato un interesse analitico e terapeutico sulle dinamiche familiari, questo interesse viene definito sistemico- familiare che si è diffuso in tutto il mondo, questo approccio ritiene che non si possa capire bene il malessere di una persona se non si va ad analizzare in profondità la rete di relazione in cui la persona è immersa, si parla in particolare delle relazioni familiari. Visione sistemica che è andata storicamente verso l’ibridazione tra teorie sociologiche e psicologiche, si è evoluto un mondo analitico, speculativo su questo tipo di fenomeno. T.A. Harris (1976) Le posizioni esistenziali Riprende l’A.T. Di Berne e lo sviluppa: sottolinea l’importanza dei giudizi che le persone danno di se stesse e degli altri in rapporto alla specifica transazione in corso. Tali giudizi influenzano la modalità di relazione diacronica riguarda come ho riflettuto e pensato nel modo in cui sto con le persone da 0 anni ad oggi e sincronica nel senso che la prof parla con noi e sincronicamente può esprimere un giudizio nella mente su ciò che pensa di noi). Prima esperienze infantili; una volta decisa la posizione esistenziale influenzerà il modo di pensare, di agire e di rapportarsi agli altri nel corso della vita. Ciascuno di noi, oltre ad elaborare un copione, parte da punto preciso dentro di sé che è il modo in cui sia sente rispetto agli altri, viene definita posizione esistenziale. La prima di queste posizioni descritte da Herris è:

  • (^) IO SONO OK, TU SEI OK : posizione della persona integrata, persona che non ha subito traumi ed è riuscita ad integrare dentro una parte cognitiva e una parte emotiva di sé, persona che ha un discreto bilanciamento in termini dello stato dell’io (bambino e adulto). Si tratta di una persona che ha potuto sviluppare adeguatamente le proprie risorse interne (autodeterminazione, auto efficacia, auto controllo, fiducia negli

altri e in se stessi, empatia e auto empatia). Persona che ha apertura verso l’altro ma anche verso di sé, persona integrata rispetto a tutti questi tipi di risorse e caratteristiche. Ciò non significa che non sia mai triste, ma questa persona è in grado di sostenere i propri stati emotivi ed elaborarli. Questa considerazione equilibrata di sé è anche una persona che attribuisce agli altri questo tipo di caratteristiche ovvero pensa che anche gli altri possano essere così, io sono ok, tu sei ok. Persona che non ha subito eventi tragici, drammatici, distruttivi nella prima infanzia. Questa posizione la ritroveremo quando parleremo della sertività.

  • (^) IO SONO OK, TU NON SEI OK : è una difesa poiché la persona non ha fiducia negli altri o ha un atteggiamento accusatorio. Sono le persone aggressive, i persecutori, in cui prevale l’aspetto genitoriale. Hanno un atteggiamento di accondiscendenza o di persecuzione. Sono due facce della stessa medaglia, nascono entrambe da una posizione di superiorità. Posizione aggressiva maturata nella prima infanzia, ha subito eventi tragici e distruttivi. Se sono aggressivo probabilmente uno dei miei genitori o entrambi sono stati aggressivi, mi hanno trasmesso la sfiducia nel mondo, implicitamente o esplicitamente “non fidarti nessuno, gli altri non ti saranno di nessun aiuto, se potranno saranno per te un ostacolo”. Chi ha una posizione esistenziale di tipo aggressivo può averla esplicita o implicita, tacita, passiva, silente. Entrambe (esplicita o non) fanno riferimento a questo assetto, la persona si sente one-up e accusa l’altra persona di essere meno capace, di essere carente. Bilanciamento degli stati dell’io interno: stato dell’io ipertrofico negli aggressivi nel genitore normativo prevalentemente negativo. Il bambino adattato negativo.
  • (^) IO NON SONO OK, TU SEI OK : è la più frequente della nostra società. Quando i bisogni del bambino non vengono soddisfatti egli decide che è colpa sua, che è inferiore o inadeguato; senso di colpa, paura e sfiducia. Posizione di timidezza, remissività oppure ribellione. Questa persona si sente che gli manca qualcosa, deficit sul livello di autostima, sul livello della propria capacità fattiva sulla realtà e sulle proprie relazione. Non siamo abbastanza, qualcosa ci manca. Noi stiamo assistendo all’affiorare massivo di un’altra posizione esistenziale, ossia quella dell’aggressività (io sono ok, tu no).
  • (^) IO NON SONO OK, TU NON SEI OK : posizione di rinuncia, di disperazione o dell’inutilità. Queste persone hanno un immaginario idealizzato e sono molto disfattiste. Potrebbero arrivare al suicidio. “Guarda, il danno ormai è fatto, non c’è più nulla da fare”. Posizione drammatica, senza speranza (istituti psichiatrici). Non ho qualità interne, sono debole, fragile, vulnerabile. Persona si sente svuotata e senza la possibilità di trovare sostegno, appiglio negli altri, perchè anche gli altri sono vuoti, posizione estremamente dolosa, disperata. Perdita completa del proprio valore esistenziale, posizione di annientamento relazionale. Non trovano il senso di sé e nemmeno il senso degli altri. Perde interesse alla vita e alla relazione lasciandosi a idee suicidarie, posizione dove si fa finta di vivere. Relazioni interpersonali Stati dell’io - transazioni - copione - giochi di ruolo - posizione esistenziale Quando veniamo al mondo iniziamo a maturare gli stati dell’io, costruire tipi di transazione, maturiamo un copione che all’interno ha la nostra posizione esistenziale. Il cambiamento è possibile? Le posizione esistenziali, così come i giochi, possono essere spezzate. Attraverso la terapia - e non solo - possiamo modificare il nostro copione di vita, ovvero l’insieme di modi di pensare, relazioni con gli altri ed emozioni che definiamo nei nostri primi 3 anni di vita e andiamo poi arricchendo di personaggi, per arrivare ad un obiettivo finale. Il cambiamento è una profonda transazione, un lavoro di trasformazione di sé, lavoro di strutturazione psicologica, è consigliabile che questo processo venga sostenuto e aiutato da chi può darci strumenti di consapevolezza rispetto a quelli che già possediamo. Quando si parla di copioni, posizioni esistenziali… spesso le persone si sentono rinchiuse dentro una trama, una struttura comportamentale dalla quale si sentono soffocati e sperano di uscire. Il senso profondo è in realtà trasformativo, possiamo evolvere da ciò che non ci va bene. J. Redfield (1993;1995) Drammi del controllo Il modello di Redfield sviluppa un’altra dimensione dell’AT. I drammi del controllo si riferiscono alle modalità - costruttive o distruttive - attraverso le quali ciascuno compete con gli altri per accentrare su di sé il potere e l’attenzione.

L’inquisitore ha una memoria di ferro, registra tutto quello che l’altro fa, che dice, ne tiene traccia e al momento opportuno lo usa contro l’altra persona per metterlo in posizione one-down, agire un potere relazionale di schiacciamento. Lo strumento principale dell’inquisitore è la critica. La critica non è obbiettiva ma strumentale, vuole far sentire l’altro a disagio. Criticando l’altro, facendo sentire inferiore, riesce, anche se per poco, a superare il proprio senso di inadeguatezza e insicurezza e a sentirsi forte. Guadagnò immaginario che piano piano si sente lui più adeguato e più forte. Drammi di risposta: genitori inquisitori spesso hanno figli troppo riservati - il modo per sfuggire alle critiche continue; oppure inquisitori a loro volta (alternanza tra i due drammi). Troppo riservato (strategia passiva e difensiva - manipolatoria) Bisogno di considerazione e di amore. Si chiude in se stesso, sembra essere assente e ignorare quanto gli viene detto, quanto succede attorno a lui. Atteggiamento sfuggente che spinge l'interlocutore a ricercarne la presenza, a incalzarlo, a inseguirlo - a dargli continua attenzione. Sono convinti che, se appaiono misteriosi e distaccati, gli altri faranno il loro meglio per avvicinarli. Spesso soli. Tendono a fare le cose di nascosto (hanno avuto genitori con comportamento inquisitorio che hanno messo in discussione le loro scelte, ha imparato che se vuole fare quello che vuole lo deve fare di nascosto sennò arriverà l’inquisitore di turno che lo criticherà) - paura che gli altri si impongano o mettano in discussione le loro decisioni (comportamenti genitoriali inquisitori). Sono persone autarchiche, non sente il bisogno di aiuto. Pensano di dover fare tutto per forza autonomamente e raramente chiedono aiuto. Hanno bisogno di «molto spazio». Vive chiusa all’interno della propria bolla prossemica ben definita e non lascia entrare nessuno, confini ben definiti e ben stretti. Persone che stanno spesso da sole e amano la solitudine. Gli altri vengono percepiti come una minaccia. Persone che necessitano di troppo spazio, non rispondono al telefono in maniera diretta e spontanea, lo faranno quando sentiranno di avere lo spazio necessario per farlo. Hanno paura che qualcuno faccia pressing su di loro. Non accettano domande dalle altre persone. Evitano di lasciarsi legare da qualsiasi tipo di impegno. Nell’infanzia non potevano soddisfare il loro bisogno di indipendenza e la loro identità personale veniva poco o niente riconosciuta. Comportamenti elusivi (del contatto): essere spesso assenti, isolarsi nella lettura, nella visione della Tv ecc. Drammi di risposta: inquisitore (se fuggi ti inseguo, ti incalzo). Vittima (coppia: uno si sente trascurato dall’atteggiamento elusivo dell’altro). Vittima (strategia passiva e difensiva - manipolatoria) La persona che si lamenta sempre e cerca di ispirare compassione. Indebolisce l’interlocutore facendo sentire indirettamente responsabile per il proprio malessere. Oppure in colpa perchè l’interlocutore sta bene mentre la vittima sta male. Così riesce a stare al centro dell’attenzione e a ottenere considerazione e ciò di cui ha bisogno. La vittima non è affatto sfuggente e silenziosa (come il troppo riservato). Modalità:

  • (^) lamentarsi apertamente, anche piangendo, di malattie, sfortuna della vita, inferiorità personale…
  • (^) Messaggi NV velati: assumere espressioni preoccupate, tremare, fissare il vuoto…
  • (^) Attende che l’altro chieda “che cosa c’è che non va” per poi dire “no niente” e cominciare la lamentela. Situazione che si ritrova nelle relazioni di coppia. La vittima non vuole veramente essere aiutata perchè altrimenti non potrebbe più giocare alla vittima. La vittima non è realmente interessata ad accogliere consigli e offerte di aiuto. Non desidera essere aiutata a guarire, a risolvere i problemi, a crescere. Desidera essere compatita. Se migliorasse se stessa e la sua situazione non avrebbe più di che lamentarsi. Non potrebbe più ricevere attenzione e considerazione (i suoi bisogni). Riposta tipica della vittima: “si hai ragione ma…”. Atteggiamento eccessivamente accomodante e arrendevole. Drammi di risposta: la vittima attrae intimidatori e inquisitori (escalation di abusi e violenze (rapporti di coppia vittima-carnefice). Coppie Abbastanza frequente la coppia inquisitore/inquisitore perché appartengono alla polarità relazionale attiva e quindi possono mettere in atto la loro strategia adattiva (i.e., il loro dramma del controllo) sia con un altro attivo sia con un altro passivo.

Inesistenti le coppie vittima/vittima e troppo riservato/troppo riservato perché vittima e troppo riservato (polarità passiva di relazione) hanno bisogno di un interlocutore attivo (polarità attiva di relazione) per mettere in atto la loro strategia adattiva (i.e., il loro dramma del controllo). Come si struttura l’esperienza: il ciclo del contatto in Gestalt Comunicare significa:

  • (^) Entrare in contatto con se stessi (propria cognizione ed emozione, il proprio “mondo interno” o “ambiente”);
  • (^) Entrare in contatto con l’altro (cognizione ed emozione del “mondo interno” o “ambiente” dell’altro);
  • (^) Metafora dei costruttori di attrezzi; In che modo entriamo in contatto? Con una modalità che struttura tutta l’esperienza umana: il ciclo del contatto gestaltico. Le fasi del ciclo del contatto sano
  1. Contatto preliminare (pre-contatto) = l’organismo è mobilitato da uno stimolo interno o esterno;
  2. Contatto = decisione responsabile di azione verso l’ambiente, orientamento;
  3. Contatto pieno (finale) = fusione a confine aperto; aggressività costruttiva a modifica della realtà, cambiamento;
  4. Post-contatto = ritiro, assimilazione dell’esperienza che ho vissuto, precede l’integrazione dell’esperienza nella dimensione storica di crescita. Pre-contatto : Fase di sensazioni, prima indifferenziate poi sempre più chiare. Qui si percepiscono i bisogni e si cominciano ad articolare i desideri. Si attiva (attivazione subliminale) lo stile che la persona ha costruito per entrare in relazione con il mondo e, soprattutto, si evidenzia il modo in cui ha imparato a darsi sostegno. Confine debole e permeabile in quanto l'organismo sente una mancanza, un bisogno. Contatto : fase attiva e processuale, in cui il contatto non è ancora stabilito ma gli si va incontro, lo si prepara. Il soggetto comincia a muoversi verso l'ambiente (movimento del Sé verso i confini di contatto primo movimento) e a cercare in esso le opportunità per soddisfare i suoi bisogni/desideri. L'ambiente entra nell'orizzonte percettivo dell'organismo (secondo movimento). I due movimenti sono sincronici. Quando va a cercare c’è un movimento percettivo speculare opposto dell’ambiente verso di lui (secondo movimento). Se ho bisogno di bere e voglio procurarmi un bicchiere d’acqua, nell’ambiente circostante mi diventano percepibili degli elementi che fino a quel momento mi erano indifferenti come per esempio una fontanella. Contatto pieno (o contatto finale): è la fase in cui tutte le funzioni dell'lo intenzionale vengono meno. L'individuo si fonde in una "confluenza sana" con l'oggetto desiderato. Il confine è completamente permeabile. L'organismo e l'ambiente perdono i propri confini e vivono pienamente l'esperienza del "noi". Non c’è più un “io” o un “tu”, ma un “noi” che ci stiamo raccontando. Quando si sono compiute le reciproche intenzionalità e organismo e ambiente sono soddisfatti, l'energia si riduce e i due soggetti si staccano, si separano e si avviano a una dimensione di ritiro. Dopo aver parlato per tanto io e Maria siamo appagate e le nostre energie vanno a diminuire, ci avviamo verso una fase di ritiro. Post-contatto (o ritiro): qui i confini sono gia ristabiliti e può cominciare il "percepire dopo", il ripensare, il rivalutare: processo di assimilazione. Se l'esperienza è "digerita" completamente e in modo positivo, può avvenire crescita e sviluppo sano. Integrazione dell'esperienza nel pregresso bagaglio della persona, ritorno alla dimensione storicizzata del qui e ora di ognuno. La Gestalt consente di uscire dalla rigidità delle spiegazioni causali. LA METODOLOGIA: ‣ (^) è la consapevolezza della presenza tramite l’esperienza fenomenologica; ‣ (^) è la percezione della presenza come forma e come processo al confine; ‣ (^) è il contatto: percezione consapevole dell’esperienza nel presente e la connessione tra passato e futuro. I sensi e il corpo sono il luogo costante della consapevolezza attraverso cui la presenza si costituisce.