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Comunicazione Assertiva - sunto e idee principali
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Cause di immobilizzazione: Alla base dell’allettamento nel 55% dei casi circa c’è una malattia medica, nel 30% una patologia chirurgica e traumatica e nel rimanente 15% malattie neuropsichiatriche e fattori sociali. Importanti concause sono rappresentate dalla comorbilità (presenza di patologie croniche invalidanti), trattamenti farmacologici ed atteggiamenti socio-comportamentali. Il maggior rischio della sindrome d’allettamento per i Pazienti Anziani è prevalentemente riconducibile proprio al concetto di “ fragilità ” coinvolgenti svariati fattori tra cui il fisiologico decadimento delle prestazioni fisiche, la riduzione della capacità funzionale degli apparati, fattori economici, sociali, maggiore morbilità per patologie croniche e la debolezza psicologica. ricordiamo la depressione, il timore di cadute e la perdita dell'abitudine al movimento (ad es. per decondizionamento da riposo prolungato a letto dopo malattie acute), condizioni che inducono i pazienti a mettersi più spesso o a stazionare più a lungo tra poltrona e letto. Ad esempio a parità di condizioni psico-fisiche, l'assenza di un supporto sociale adeguato o la presenza di condizioni ambientali sfavorevoli può condizionare negativamente la performance motoria, ostacolando il recupero della mobilità ed influenzando pertanto il quadro della disabilità. Nelle persone di ogni età, ma soprattutto negli anziani, una lunga permanenza a letto può causare un decadimento fisico, cognitivo e psicologico. La sindrome da allettamento è infatti una progressiva perdita della mobilità , con un peggioramento delle condizioni di salute generali, ad esempio a carico della circolazione sanguigna, delle ossa, del tono muscolare, dell’umore e delle capacità cognitive. In un anziano allettato, inoltre, a conseguenze dell’allettamento come debolezza muscolare, depressione e disturbi circolatori, si può accompagnare anche una perdita di massa ossea , con maggiore rischio di cadute e fratture. Possono essere presenti anche altre condizioni, oltre a quelle fisiche dovute a malattie, che, se non vengono affrontate, possono
comportare una progressiva perdita di stimoli al movimento , causando un deterioramento psicofisico che, poco alla volta, finisce per far trascorrere più giornate a letto, o comunque aumentare l’immobilità della persona. Il risultato è una diminuzione progressiva della capacità di moto. la solitudine o la mancanza di supporto sociale possono causare un’assenza di stimoli a uscire e a condurre una vita attiva; anche la depressione può essere causa di una progressiva sindrome da immobilizzazione: una persona depressa, infatti, tende a sentirsi stanca, demotivata, spesso perfino “malata”, e questo la porta a restare a casa o a letto. Diventa utile una comunicazione assertiva che è una qualità del comportamento umano che permette di esprimere in modo esplicito ed efficace le proprie opinioni ed emozioni, nel pieno rispetto dell’interlocutore, al fine di raggiungere i propri obiettivi. La comunicazione assertiva viene vista sicuramente come una modalità di interazione che viene messa in atto attraverso un comportamento partecipe e non in contrapposizione con l’interlocutore; quindi, attraverso un comportamento di cooperazione e non di agonismo con l’altra persona con la quale si è in relazione. E’ un atteggiamento caratterizzato da alcuni aspetti tra cui una grandissima fiducia in se stessi e negli altri, un’assenza di critiche non costruttive e di pregiudizi e una capacità di comunicare e di esprimere in maniera chiara e onesta quelli che sono i propri sentimenti e i propri pensieri senza, però, andare a ferire l’altro. Ogni essere umano ha, infatti, il diritto di essere trattato con rispetto, gentilezza e dignità (primo diritto). Questi tre elementi sono considerati requisiti fondamentali ed essenziali di una società civile. Il secondo diritto fondamentale riguarda il poter esprimere con gentilezza i propri pensieri e sentimenti e il proprio punto di vista ed essere consapevoli che questo è valido tanto quanto quello degli altri. Questo significa che non esistono pensieri, opinioni e punti di vista giusti o sbagliati ma ognuno ha un proprio punto di vista e una propria opinione sulla realtà che è diversa da quella di un’altra persona ma non per questo alcune sono giuste e alcune sono sbagliate. ascoltare senza avere pregiudizi o preconcetti e con assenza di critiche non costruttive. Questo atteggiamento è l’unico che
fare in modo che la comunicazione sia di tipo assertivo, è utile dare, accanto al no, anche la motivazione del nostro rifiuto e, a volte, se lo so ritiene opportuno, provare a fare una proposta alternativa. In questo modo si avrà una comunicazione pienamente assertiva nonostante la risposta negativa! L’ultima regola afferma di fare molta attenzione al linguaggio e alla comunicazione non verbale. Infatti, l’assertività è mediata anche dal corpo oltre che dalle parole così come ogni tipo di comunicazione. Ci sono dei piccoli accorgimenti e delle piccole strategie non verbali che ci permettono di risultare più assertivi all’interno di una comunicazione. Tra questi troviamo il mantenimento del contatto visivo, l’espressione di un tono di voce fermo, l’espressione del volto vivace e una posizione del corpo che mostra apertura e non chiusura L’anziano, in ogni caso, va sempre coinvolto nelle decisioni da prendere perché è il protagonista attivo del suo percorso di recupero. Per evitare che un anziano sia tentato di restare troppo a lungo a letto è opportuno: incoraggiarlo a svolgere piccoli movimenti in autonomia come pettinarsi, nutrirsi da solo, se è in grado di farlo, camminare in casa: questi semplici gesti sono importanti per l’autostima e la percezione positiva di sé; stargli accanto il più possibile con presenza e affetto, assicurandogli compagnia per buona parte della giornata; offrire stimoli che possano sollecitarlo, per esempio la lettura di un libro o la visione di un film insieme in poltrona; coinvolgerlo in attività che stimolino la manualità.