











Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Tema ambiente di apprendimento TFA SOSTEGNO
Tipologia: Appunti
1 / 19
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!












Ambiente di apprendimento L’ apprendimento significativo è un sistema di attività in cui l’allievo prende coscienza di sistemi, se ne appropria, l’attribuisce alle esperienze. Esso deve essere metacognitivo, consapevole e attivo. Fattori importanti sono la costruzione della conoscenza, la significatività del contesto, la collaborazione tra discente- docente. Il docente deve essere un facilitatore, motivatore e guida per gli studenti. Questo coinvolge la creazione di ambienti di apprendimento stimolanti, la trasmissione di conoscenze in modo chiaro, la fornitura di feedback costruttivo. La capacità di adattarsi alle diverse esigenze e incoraggiare la loro autonomia sono aspetti essenziali del ruolo del docente. Secondo Doyle l’insegnante deve tener conto della multimedialità, della simultaneità, della immediatezza, dele imprevedibilità. Altro aspetto fondamentale nell’ apprendimento è il setting, è fondamentale gestire lo spazio per le attività. Per un apprendimento efficace bisogna usare lo stile cognitivo più congeniale, per quanto riguarda gli alunni con disabilità bisogna creare gruppi eterogenei, linguaggio con frasi affermative, linguaggi che valorizzano, atteggiamenti inclusivi, partecipazione dialogica, utilizzo di ausili/sussidi, attività cooperative, role playing, circle time e l’uso della metafora.
Per motivazione intrinseca s’intende un dinamismo interno all’individuo basato su determinati bisogni, che sollecita positivamente i comportamenti personali e sociali e fa vivere stati emotivi che rispondono a bisogni tipici dell’essere umano. Quella estrinseca, che non ha origine da un vero e interesse personale ma viene indotta dall’esterno, ha il suo valore e può essere usata in certe fasi dell’esperienza formativa uno degli obiettivi educativi più importanti però è quello di indurre la voglia di conoscere e di partecipare alla cultura e alla vita sociale. Secondo Bruner uno dei metodi più sicuri per indurre lo studente ad affrontare un argomento difficile è di fargli scoprire il piacere legato al pieno ed effettivo funzionamento dei poteri derivanti dalla motivazione. Secondo Robertson la prima condizione essenziale per l’apprendimento è la motivazione. Gardner definisce la motivazione intrinseca una condizione in cui l’individuo si sforza di apprendere perché gli riesce divertente ed appagante. In questo contesto essenziale è la relazione insegnante- allievo, instaurare un dialogo costruttivo, è necessario dare un feedback positivo ( effetto pigmalione). Keller introduce il modello A.R.C.S che è articolato in quattro dimensioni: attenzione, rilevanza, fiducia e soddisfazione. L’ attenzione è proporzionata alla curiosità e all’ interesse, la soddisfazione è legata alla efficacia pratico-operativa e la fiducia consiste nel rimandare messaggi di stima verso gli alunni.
La gestione di una classe inclusiva richiede un approccio attento e personalizzato per soddisfare le diverse esigenze degli studenti. È importante creare ambienti di lavoro significativi e produttivi, dove i docenti devono operare secondo unitarietà, cioè lavorare insieme e collaborando nel progettare lezioni, per l’utilizzo di metodi di lavoro e strategie. Fondamentale è favorire un clima positivo, un ambiente di apprendimento in cui l’allievo deve sentirsi ascoltato in modo che possa incrementare l’autostima. Un clima positivo, inoltre favorisce dialogo, interazione, comunicazione induce il senso di potercela fare e promuove autonomia. Per gestire la classe in modo efficace, bisogna incoraggiare una comunicazione aperta con gli studenti, i loro genitori e gli esperti per monitorare il progresso e apportare eventuali modifiche e basata sul rispetto reciproco, dove come afferma Glasser il docente deve assumere un ruolo di regista, di facilitatore e mediatore, anzicchè assumere un ruolo autoritario. Oltre a ciò, bisogna porre attenzione alla differenzazione delle attività didattiche. Lezioni e compiti vengono progettati in modo da venire incontro alle diverse abilità e interessi degli alunni, in modo che ognuno possa sentirsi coinvolto e impegnato, supportando gli alunni con bisogni educativi speciali. L’ insegnante deve organizzare le attività in modo chiaro e coerente, coinvolgendo e stimolando gli alunni, mediante l’utilizzo di strategie didattiche come problem solving, brainstorming, mappe e cooperative learning. Estremamente necessario è dare un costante feedback agli studenti, dove i rimproveri non devono superare gli elogi, bisogna incrementare i punti di forza. Significativo è l’effetto onda, cosidetto metamessaggio, consiste nel riprendere l’ alunno indisciplinato davanti a tutti in modo che
tutto il gruppo possa imparare dalla situazione. Aspetti fondamentali sono anche le scelte organizzative- didattiche, il setting e la motivazione.
Il setting nella gestione classe si riferisce all’ambiente e alle condizioni in cui avviene l’apprendimento. Ciò include l’organizzazione fisica della classe, disposizione spaziale dei banchi e degli arredi, colori delle pareti, illuminazione, la qualità dell’aria, il riscaldamento. Secondo Jones è fondamentale il ruolo del non verbale, strategie di conduzione della classe, uno dei sistemi incentivi, setting di aula banchi e cattedra disposti strategicamente in quanto la presenza fisica del docente è importante per la gestione classe. Un setting positivo può favorire un’esperienza di apprendimento più efficace e coinvolgente. La capacità didattica del docente, la capacità di comunicare, la prossemica, la vestemica, la mimica facciale e gestuale, la relazione promuove un atteggiamento positivo nei confronti della proposta educativo-didattica. Fondamentale per l’apprendimento è proporre attività accattivanti, motivanti, incoraggianti che sostengono impegno e partecipazione. È di estrema importanza anche l’atmosfera generale e la disposizione della classe. Nel contesto dell’apprendimento, il setting si riferisce all’ ambiente in cui si svolge l’istruzione. Ciò non comprende solo gli aspetti fisici, come la disposizione p.es dei banchi a ferro di cavallo e la presenza di risorse didattiche, ma anche gli elementi psicosociali, come la cultura di classe, le dinamiche relazionali tra gli studenti e l’insegnante, nonché l’atmosfera generale che può influenzare l’apprendimento.
Secondo Brophy affinchè un insegnante abbia successo dovrebbe gestire la classe creando un ambiente di apprendimento efficace e positivo non basandolo solo ed esclusivamente sulla disciplina, basato su un rapporto tra docente/discente basato sul rispetto reciproco, deve acquisire un atteggiamento informativo non di controllo e soprattutto non dimostrarsi autoritario. Fondamentale in questo modello l’utilizzo di strumenti facili da usare, favorire gli spostamenti nella classe e per quanto riguarda le attività didattiche è necessario l’utilizzo di espressioni chiare. La proposta di Simonsen si basa sul saper ottimizzare la struttura a livello di arredi strutturandoli in modo che incrementino l’attenzione e sull’utilizzo di rinforzi positivi in modo tale da aumentate l’impegno scolastico. Importante è il coinvolgimento degli studenti utilizzando strategie come il peer tutoring o mappe per le lezioni, l’elogio dei comportamenti positivi utilizzandoli come rinforzi e sminuire i rimproveri, l’autoregolazione, bisogna anticipare i comportamenti inadeguati rinforzandone l’ assenza. Nel modello di kounin troviamo di particolare interesse l’effetto onda, cioè il richiamare uno studente, ad alta voce, lanciando un messaggio al resto della classe, il cosiddetto metamessaggio. Leo canter basa il suo modello sul rispetto del diritto degli insegnanti i quali devono essere consapevoli che su questo si costruisce un rapporto educativo. Si tratta di un insegnamento assertivo dove importanti sono le competenze del docente, il quale deve formulare consegne in modo chiaro, promuovere comportamenti collaborativi e favorire un clima pacato. I diritti sono reciproci, infatti, lo studente deve trovare un docente disponibile che lo aiuta e lo dirige con rinforzi positivi. Secondo jones fondamentale è l’organizzazione dell’aula e della classe, il setting la disposizione strategica dei banchi. Tra i pilastri di questo modello vi è la postura del corpo, del volto, contatto oculare, il tono della voce e soprattutto suggerisce incentivi che si basano sull’autoderminazione, sminuendo note e voti. Glasser privilegia l’approfondimento e l’analisi, il docente assume ruolo di facilitatore e mediatore deve essere autorevole e non autoritari
Relazione d’aiuto La relazione d’aiuto assume un ruolo fondamentale nel contesto dell’educazione e della formazione. Gli insegnanti e gli educatori utilizzano le abilità della relazione d’aiuto per creare un ambiente accogliente e si supportino in cui gli studenti si sentono sicuri nell’esplorare nuove idee, affrontare difficoltà accademiche o personali, e sviluppare le proprie competenze e abilità. Questo tipo di relazione è caratterizzato da una comunicazione aperta, rispettosa e autentica, che favorisce la crescita e lo sviluppo dell’individuo nel contesto educativo. La pedagogia della relazione d’aiuto è un approccio educativo che mette al centro dell’azione formativa la costruzione di relazioni significative tra insegnanti, educatori e studenti. Questo approccio si basa sull’idea che una relazione empatica, autentica e rispettosa sia essenziale per favorire l’apprendimento e lo sviluppo dell’individuo. Gli insegnanti e gli educatori che adottano questa prospettiva sono attenti alle esigenze emotive, sociali e cognitive degli studenti, cercare di creare un ambiente inclusivo e stimolante in cui ogni individuo si senta valorizzato e supportato nel suo percorso di crescita personale e di apprendimento. La pedagogia della relazione d’aiuto promuove l’ascolto attivo, la comprensione empatica e la costruzione di una collaborazione reciproca tra insegnanti e studenti, mirando a favorire lo sviluppo di competenze sociali, emotive e cognitive essenziali per affrontare le sfide della vita e del mondo contemporaneo. La famiglia svolge un ruolo indiscusso in quanto dalle esperienze vissute in famiglia e dai modelli educativi ricevuti dipendono identità e socializzazione, modalità di interpretazione del mondo circostante. Tra famiglia e società un pilastro è la scuola, dove il docente è essenziale per creare un’alleanza educativa contrassegnata da serenità, successo per tutti gli alunni. Articolo relazione d’aiuto Nell’ambito scolastico si riscontrano differenti problematiche che richiedono un agire educativo più complesso e problematico che riguarda insegnanti, genitori e altre figure coinvolte nell’ambito della formazione. Basti pensare alla poca importanza data allo studio, alla non e alla poca motivazione, alla violenza alle relazioni più competitive e meno cooperative. Tutto ciò richiede l’utilizzo di metodi e strategie nuove basate sulle relazioni insegnante/alunno che include le dimensioni cognitiva, emotive e dell’agire che caratterizzano i processi insegnamento/apprendimento. Affinchè l’insegnante sia pronto ad affrontare e saper agire a questi cambiamenti è necessario avere una buona formazione fondamentale è il saper interagire con gli allievi interpetrando i vari stimoli, per questo devono possedere delle competenze. Secondo alcuni studi importantissimi sono le emozioni degli insegnanti che vanno ad influenzare quelle degli alunni, molte volte si concentrano sulle attività minimizzando le emozioni. Nello stesso tempo emozioni troppo forti o troppo deboli influenzano la motivazione. Il docente deve essere in grado di stabilire la giusta relazione con gli studenti in modo da non confondere i ruoli, pertanto una buona istruzione si deve basare su attivazione cognitiva, clima supportivo e gestione classe. Per superare questo divario tra didattica ed emozioni vi è un ribaltamento effettivo che pone un collegamento tra emozioni e modi di impostare la didattica per questo è fondamentale formare il docente ponendo il lavoro sulle influenze, cioè fattori che determinano il modo in cui gli individui interpetrano le esperienze, le funzioni svolte dalle emozioni e il contesto dove vengono inquadrate, ciò permette di effettuare un processo in cui gli strumenti assumono un ruolo importante, la narrazione, il disegno ,la metafora. Bisogna saper intrecciare le emozioni con la dimensione cognitiva affinchè vi sia un clima emotivo efficace sia nella relazione tra pari sia sulla didattica.
l’ICF fornisce un modello per comprendere il funzionamento e la disabilità nelle persone e nella comunità, considerando non solo gli aspetti biologici ma anche ambientali e sociali. Si compone di due parti principali: funzionamento e disabilità, descrive il funzionamento della persona in termini di capacità e di performance. Queste categorie includono funzioni del corpo, attività e partecipazione sociale, fattori ambientali che descrivono il contesto in cui la persona vive e svolge le proprie attività, che possono essere sia facilitatori che ostacoli. ICF viene utilizzato per comprendere e valutare le esigenze e le capacità delle persone con disabilità, aiuta ad individuare le barriere che impediscono la piena partecipazione nella società e identificare le risorse necessarie per favorire l’inclusione. I facilitatori sono dei fattori che migliorano il funzionamento, possono essere aspetti come un ambiente fisico strutturato in modo accessibile, mezzi, tecnologie ed ausili ma anche una persona che aiuta e guida con atteggiamenti positivi. Le barriere sono degli impedimenti, possono essere aspetti fisici e sociali come i pregiudizi, ma anche architettoniche, strutture non accessibili, anche l’insegnante è classificato nell’ICF come un fattore ambientale, non necessariamente come facilitatore. Nella didattica l’utilizzo dell’ICF è visto come strumento preventivo, nel senso che suggerisce le modalità per conseguire un corretto funzionamento della persona. È stato sviluppata una versione denominata ICF-CY, tiene conto delle specifiche esigenze e caratteristiche dei bambini e dei giovani durante il loro processo di crescita e sviluppo. Si basa sul gioco che insieme al giocatore e ai giocattoli diventa elemento fondamentale per il corretto funzionamento e il benessere psico-fisico. Il gioco è considerato come atto di inclusione sociale, socializzazione, apprendimento che porta ad uno sviluppo della zona prossimale, soprattutto in allievi con disabilità sostenendo la cooperazione, aiuto reciproco e interazione. Nel 2017 nasce una versione unificata dell’ ICF che descrive il funzionamento di ogni categoria, dall’infanzia all’età adulta, ponendo come modello sempre il gioco visto come apprendere attraverso l’interazione simbolica con gli oggetti. AUTODETERMINAZIONE L’autodeterminazione può essere un obiettivo importante all’interno del PEI, incoraggiando gli studenti a partecipare attivamente al processo decisionale riguardo alla propria istruzione e al proprio futuro. Essa comprende: autonomia comportamentale, autoregolazione, empoverment psicologico e autorealizzazione. La prima indica il prendersi cura di sé, la capacità di agire facendo riferimento in base ai propri valori ed interessi in autonomia. L’autoregolazione che comprende l’autovalutazione, gli obiettivi da raggiungere, il risultato finale. L’empoverment psicologico, cioè la fiducia nelle proprie capacità e possibilità, la motivazione e l’ autoefficacia. Infine l’autorealizzazione, cioè l’ autoconsapevolezza di un individuo riconoscendo i punti di forza e di debolezza, è importante che la persona con disabilità acquisisca consapevolezza rispetto alla disabilità riconoscendo i propri bisogni. Questo concetto è stato introdotto da Deci e Ryan, con la formulazione di un teoria che si concentra sulle motivazioni intrinseche ed estrinseche che guidano il comportamento umano, dove l’autodeterminazione è fondamentale per il benessere psicologico e il soddisfacimento delle persone. Promuove autonomia, competenza e relazione sociale, insieme ad un insieme che supporta l’autonomia, può favorire la motivazione intrinseca e la realizzazione personale. Nell’ ambito della disabilità il concetto di autodeterminazione è stato sviluppato da Wehmeyer che prende in considerazione un modello che da un lato si basa sulla dimensione personale e dall’altra sul contesto sociale. Essa deve essere sviluppata fin dalla scuola dell’infanzia tenendo conto dei contesti e utilizzando azioni mirate per svilupparla, affinchè gli studenti possano prendere atto.
Un progetto di vita assume un significato importante perché si focalizza sulle necessità e sulle potenzialità degli individui con disabilità o con bisogni educativi speciali. Questi progetti mirano a garantire un percorso educativo personalizzato e inclusivo, che tenga conto delle specifiche esigenze dell’individuo in tutti gli ambiti di vita, compresi quelli sociale, emotivo, accademico, lavorativo e medico assistenziale. Quest’ ultimo incorpora lo stato di salute, quello psicologico, livello di autonomia, l’ambito psico-socio -pedagogico riguarda il benessere emozionale, relazioni interpersonali, benessere fisico e sociale, attitudini, inclinazioni, aspettative, facilitatori e barriere. Costruire il proprio progetto di vita per una persona con disabilità significa che l’insegnante debba lavorare sulle motivazioni e sui valori per trasformarli in competenze e in sentimenti costruttivi. Il ruolo di chi lavora con o per le persone con disabilità è quello di individuare percorsi ed obiettivi efficaci, non frammentare la presa in carico della persona, valutare la persona nelle sue abilità e competenze anche attraverso protocolli di osservazione e soprattutto mettere la loro vita al centro di tutto. In sintesi, possiamo dire che si tratta di un piano personalizzato e inclusivo che mira a garantire il benessere e lo sviluppo globale dell’individuo promuovendo l’autonomia, l’inclusione sociale e nel contesto lavorativo e comunitario. UDL L’UDL è un approccio che si concentra sulla progettazione di ambienti di apprendimento accessibili e inclusivi, in grado di soddisfare le esigenze di tutti gli studenti, compresi coloro con disabilità o bisogni educativi speciali. Mira a rendere gli ambienti di apprendimento accessibili a tutti, eliminando barriere di ogni tipo utilizzando vari supporti anche di tipo tecnologico, promuove la flessibilità nell’ insegnamento e nell’ apprendimento utilizzando modalità che si adattano a tutti, coinvolgimento attivo degli studenti e inoltre promuove la valutazione equa includendo l’uso di valutazioni differenziate per soddisfare le esigenze individuali, coinvolge le diverse capacità sensoriali, si consiglia di evitare di indurre in errore, rendere lo spazio idoneo. L’ UDL è incentrato sulle persone che presentano difficoltà ma è anche adeguato anche per chi non ha esigenze particolari, si tratta di una progettazione inclusiva, nell’ambito didattico questo nuovo approccio migliora l’apprendimento, è un elemento fondante del curricolo inclusivo, si tratta di una modalità di progettazione di materiali, metodi e strategie di insegnamento il cui obiettivo è quello di programmare un approccio flessibile, personalizzato e adatto a ciascun allievo. Un es è il cubo di Rubik che indica che ciò che è indispensabile per qualcuno è comunque utile per tutti.
Il ruolo del docente Secondo Bhophy affinchè un insegnante abbia successo dovrebbe gestire la classe creando un ambiente di apprendimento efficace e positivo non basandolo solo ed esclusivamente sulla disciplina, ma su un rapporto tra docente/discente basato sul rispetto reciproco, deve acquisire un atteggiamento informativo non di controllo e soprattutto non dimostrarsi autoritario. Il docente deve essere un facilitatore, motivatore e guida per gli studenti. Questo coinvolge la creazione di ambienti di apprendimento stimolanti, la trasmissione di conoscenze in modo chiaro, la fornitura di feedback costruttivo. La capacità di adattarsi alle diverse esigenze e incoraggiare la loro autonomia sono aspetti essenziali del ruolo del docente. Secondo Doyle l’insegnante deve tener conto della multimedialità, della simultaneità, delle immediatezza, delle imprevedibilità. È fondamentale è incoraggiare una comunicazione aperta con lo studente, come afferma Glasser il docente deve assumere un ruolo di regista, non dimostrarsi autoritario ma autorevole, l’insegnante deve organizzare le attività in modo chiaro e coerente coinvolgendo e stimolando gli alunni, progettando lezioni e compiti in modo da venire incontro agli studenti in difficoltà. Leo Canter basa il suo modello sul rispetto del diritto degli insegnanti i quali devono essere consapevoli che su questo si costruisce un rapporto educativo, si tratta di un insegnamento assertivo dove importanti sono le competenze del docente il quale deve promuovere comportamenti collaborativi e favorire un clima pacato.
Secondo Ianes l’insegnante che opera in modo metacognitivo interviene a 4 livelli diversi, che rappresentano dimensioni distinte della metacognizione ma che sono interconessi tra di loro: conoscenze sul funzionamento cognitivo; uso generalizzato di strategie di autoregolazione cognitiva; autoconsapevolezza del proprio funzionamento cognitivo; variabili psicologiche sottostanti. Determinati studi hanno rilevato che i bambini già in età prescolare sono in grado di operare semplici riflessioni per quanto riguarda il funzionamento della propria attività cognitiva e gli eventi mentali più generalizzati, pian piano poi maturano una vera teoria della mente, cioè la capacità del bambino di attribuire a se stesso e agli altri credenze e stati mentali. Il docente è chiamato a fornire i processi che regolano la memoria, la percezione, l’ attenzione, il ragionamento e le emozioni nell’ apprendimento. Per quanto riguarda il secondo punto, ossia l’ autoconsapevolezza, l’ allievo è chiamato a interrogarsi sul modo in cui apprende e sulle strategie che utilizza. Le strategie di autoregolazione permettono di mettere a fuoco l’obiettivo per il quale viene utilizzato un determinato processo e specificare sia i risultati che le modalità dello svolgimento delle attività, è fondamentale seguire delle istruzioni per effettuare le operazioni che portano al conseguimento dell’ obiettivo, osservare l’andamento del processo di apprendimento, il confronto dei risultati ottenuti con quelli attesi e valutare lo scarto tra i risultati ottenuti e quelli sperati. Le variabili psicologiche riguardano il locus of control, cioè il modo in cui il soggetto percepisce gli eventi, se riguardano fattori intrinseci (locus interno) oppure dipendenti da forze non controllabili ( locus esterno). Lo stile di attribuzione indica il grado di interesse e di significatività che lo studente da alle strategie che apprende e dal quale dipende l’impegno nei confronti di esse, altro punto riguarda l’ autoefficacia che come afferma Bandura, riguarda la convinzione che ogni allievo ha sulla propria capacità di raggiungere i livelli desiderati nell’ eseguire i compiti e infine la motivazione che è influenzata da diversi fattori. L’ autoistruzione è la capacità del soggetto di fornire a se stesso le istruzioni verbali necessarie all’esecuzione di un compito, questa procedura conduce l’allievo alla possibilità di autoregolare il proprio comportamento e infine l’ automonitoraggio prevede che l’ allievo controlla le propria performance annotando i riscontri delle prestazioni personali.
Nell’ insegnamento metacognitivo si enfatizza molto e continuamente lo sviluppo della flessibilità del proprio corso d’ azione e di pensiero, dell’ adattabilità, del sapersi autonomamente riorientare attraverso un continuo automonitoraggio e controllo dell’ esito delle proprie azioni rispetto agli obiettivi definiti, queste abilità sono utili soprattutto se rivolte alle persone con difficoltà di apprendimento. Una seconda caratteristica positiva è l’enfasi attribuita all’ obiettività dell’ analisi del problema che l’allievo deve affrontare e la razionalità legata alla realtà è un altro vantaggio. La didattica rivolta all’uso di meccanismi di autoregolazione stimola nell’ alunno uno stile di pensiero strategico, dove un ruolo importante è l’elaborazione di piani e mosse per raggiunge l ‘obiettivo prefissato. L’autoconsapevolezza è un altro punto importante in quanto la conoscenza sia teorica che pratica assume un ruolo fondamentale nel processo evolutivo della persona, è prezioso questo tipo di apprendimento perché si basa anche sull’introspezione e sull’ autoanalisi. Di fondamentale importanza è il ruolo che assume la persona destinataria dell’ insegnamento perché si basa su un ruolo attivo e di autodirezione, competente e autonomo; mira al senso di autoefficacia personale utilizzando strategie che lo portano ad escludere un ruolo passivo tutto ciò porta a motivare gli allievi soprattutto quelli con difficoltà. L’autoregolazione contribuisce in maniera positiva alla costruzione di un ruolo sociale del soggetto con grave deficit intellettivo. Inoltre, l’ approccio metacognitivo elogia il ruolo del linguaggio e del dialogo guidato per quanto riguarda la funzione dell’ insegante come mediatrice e nel coinvolgimento nei rapporti interpersonali, favorisce l’ apprendimento collaborativo e il tutoring, dove l’allievo insegna al suo compagno. Un ulteriore aspetto è il coinvolgimento dell’ intera classe sia su la programmazione di unità didattiche più specifiche che su contenuti più tradizionali come il calcolo, la lettura ecc. In conclusione la didattica metacognitiva è un approccio recente ma con solide basi psicologiche la cui efficacia è testata sperimentalmente.
Secondo le indicazioni nazionali per il curricolo la dimensione sociale dell’ apprendimento svolge un ruolo significativo, fondamentali sono l’ aiuto reciproco, l’apprendimento collaborativo e l’apprendimento tra pari. Già dai tempi di Quintiliano e inseguito Comenio e a seguire Lancaster e Bell si sono resi conto dell’importanza dell’ insegnamento reciproco e del beneficio nell’ apprendere gli uni dagli altri. Alla fine dell’800 venne data un’ enorme importanza all’ apprendimento cooperativo, nel pensiero di Dewey, dove l’ apprendimento coinvolge gli aspetti intellettuali, emotivi e sociali, esso attraverso piccoli gruppi divenne parte fondante del suo metodo di insegnamento. Intorno al 1930, la scuola iniziò ad essere orientata da una modalità basata sulla competizione interpersonale, inseguito, Kurt Lewis spiega le dinamiche di gruppo, il modo in cui è strutturato il contesto in cui agiamo influenza ciò che facciamo e come lo facciamo, Deutsch introduce la teoria dell’ interdipendenza, condussero in questo modo un ripensamento delle pratiche dell’insegnamento e a partire dagli anni ’80 l’ apprendimento cooperativo iniziò a diffondersi. In questo exursus storico fondamentali furono le varie teorie dell’ apprendimento, Piaget con la teoria del conflitto positivo, Vygotskij con la teoria dello sviluppo prossimale, Bruner con lo strutturalismo e Gardner con la teoria delle intelligenze multiple. Per concludere fondamentale è la definizione di apprendimento che Bruner da, esso è un processo interattivo in cui le persone imparano l’una dall’altra ed è il frutto di uno scambio reciproco. I GRUPPI Affinchè si abbia un gruppo di apprendimento cooperativo devono essere presenti alcune caratteristiche fondamentali, il gruppo deve aver chiaro il compito da svolgere e gli obiettivi, occorre definire i tempi di lavoro, le regole devono essere esplicitate e visibili, ogni opinione deve essere spiegata da un perché , è fondamentale che ci sia un portavoce del gruppo, i ruoli vanno assunti a rotazione; bisogna controllare i toni di voce, i rumore e i tempi ed i turni, ricerca a staffetta, fornire sostegno, chiedere motivazioni, dopo l’attività va aperta una discussione sugli elementi negativi e positivi. I gruppi devono essere eterogenei per quanto riguarda le abilità, il genere, la classe sociale e la differenza culturale, essa favorisce il raggiungimento di una zona di sviluppo prossimale. Altra caratteristica importante è l’autonomia, cioè lo studente impara da solo, il docente suggerisce e consiglia su richiesta del gruppo e in situazioni problematiche il docente di sostegno è importante per le abilità sociali e quello curricolare per le abilità cognitive. L’insegnante agevola l’apprendimento degli alunni, organizza e pianifica il lavoro, favorisce l’integrazione e l’incontro tra culture diverse essendo dei gruppi eterogenei e partecipa alla valutazione degli alunni. L’alunno è responsabile del proprio apprendimento, aiuta e riceve aiuto, partecipa attivamente alla conduzione del proprio apprendimento e di quello dei compagni, vive le diversità come ricchezza e non barriera, si autovaluta e valuta. Fondamentali sono la dimensione e la localizzazione, i gruppi devono essere formati da 3 o 4 elementi e dislocati in spazi separati; tutto ciò risulta vantaggioso per gli alunni con BES. Il fine dell’apprendimento cooperativo è che quando un membro raggiunge un obiettivo, tutti gli altri lo
raggiungono, vi è interdipendenza positiva, potere positivo e di rinforzo il successo di uno è quello di tutti. Un esempio di apprendimento cooperativo è il learning together, caratterizzato da interdipendenza positiva, i membri del gruppo lavorano su obiettivi tali per cui nessuno può arrivare individualmente al successo se non attraverso il successo dell’intero gruppo; tutti gli studenti in un gruppo devono rendere conto per la propria parte di lavoro, è necessario che lavorano in modo interattivo e facendo feedback reciproci. Nei vari gruppi i membri devono imparare sia le materie scolastiche sia le abilità interpersonali e fondamentale è il ruolo dei processi di autovalutazione. ABILITà SOCIALI NELL’APPRENDIMENTO E JINGSAW Le abilità sociali sono l’insieme di comportamenti motivati e controllati che permettono a una persona di iniziare, sviluppare, mantenere e affrontare in modo efficace una buona relazione con gli altri e un buon inserimento nell’ambiente che lo circonda, non sono innate, ma si apprendono con l’ esperienza. Devono essere insegnate come le materie scolastiche, è necessario motivare gli studenti, inizialmente lavoro a coppie su compiti semplici e di breve durata, successivamente di gruppo su compiti più complessi. Bisogna spiegare la loro definizione, far sperimentare esercizi di ruolo e simulazioni, rinforzare l’azione o il comportamento richiesto, utilizzare la riflessione metacognitiva. Esempi di abilità sociali sono le abilità prerequisite per la vita di classe come ascoltare, chiedere aiuto, ignorare le distrazioni e rivolgere domande. Abilità per fare o mantenere amicizie come presentarsi agli altri, avviare una conversazione, chiudere una conversazione, osservare le regole del gioco e accettare le conseguenze. Le abilità di gestione delle emozioni come conoscere le proprie emozioni, comunicare le proprie, cogliere le emozioni altrui e capire le emozioni altrui. Le abilità per controllare l’ aggressività , dar prova di autocontrollo, chiedere un’ autorizzazione e non lasciarsi coinvolger nei litigi. La didattica per l’insegnamento delle competenze sociali deve suscitare motivazione, descrivere i comportamenti che esprimono l’abilità e presentare un modello, offrire occasioni per esercitarsi, revisionare l’ acquisizione dell’ abilità rinforzando e modellando i comportamenti desiderati e generalizzare gli apprendimenti. Il Jingsaw consente la specializzazione del compito, sviluppo delle abilità, confronto tra pari e responsabilità distribuita; il risultato è incremento nell’ impegno e nei rapporti interpersonali. La classe viene divisa in gruppi di 5 allievi sono i gruppi base, ad ogni allievo base viene affidato una competenza specifica, per la quale diviene l’esperto del gruppo. Gli esperti del gruppo si incontrano per individuare procedure univoche questo gruppo è chiamato gruppo tecnico, ogni allievo diviene competente di quello specifico ambito e nella fase successiva dovrà relazionare al proprio gruppo originario. Si ottengono 5 gruppi di base e 5 tecnici, si ritrovano i gruppi base in cui ciascun allievo è esperto di una fase di lavoro e deve rendere partecipi i suoi compagni. KAGAN APPROCCIO STRUTTURALE Kagan afferma che la didattica tradizionale non consente la piena partecipazione di tutti gli studenti, è basata sulla successione di singole azioni, definite elementi. Egli introduce le strutture, che rappresentano delle modalità attraverso le quali organizzare l’interazione degli studenti in classe che non risultano legate specificamente ad alcun concetto disciplinare. Le caratteristiche dell’ approccio strutturale sono interazione simultanea, cioè la possibilità degli studenti di una classe di interagire nello stesso; equa partecipazione, assegnazione di turni e divisione del lavoro, interdipendenza positiva, cioè il profitto di ogni studente è correlato a quello degli altri e la responsabilità individuale che è responsabile del raggiungimento degli obiettivi del gruppo. Tra le strutture abbiamo PAIR CHECK, uno studente lavora su un compito dato mentre
La disabilità uditiva è una condizione in cui una persona ha difficoltà nell’udire o nell’interpetrare i suoni. Questo può variare da una perdita lieve a una perdita totale dell’udito. Le cause possono essere congenite, acquisite o legate all’età, e possono influenzare notevolmente la comunicazione e la qualità di un individuo. Possono essere classificate in base a diversi fattori, la gravità della perdita (lieve, moderata, grave, profonda) e la localizzazione dell’ostacolo (conduttivo, neurosensoriale o mista). Tra le cause congenite ci sono fattori genetici, infezioni durante la gravidanza, complicazioni alla nascita o fattori ambientali. Tra quelle acquisite ci sono lesioni all’orecchio, otiti, rumori intensi e invecchiamento. I trattamenti per la disabilità dipendono dalla causa e dalla gravità della perdita. Possiamo includere l’uso di protesi acustiche come gli apparecchi acustici, nel caso di ipoacusia, nel caso di sordità invece impianti cocleari. Per chi è affetto da perdita più grave, terapie del linguaggio per sviluppare le abilità di comunicazione e supporto psicologico. Fondamentale i sistemi di comunicazione alternativa aumentativa (AAC), insieme di metodi e strumenti utilizzati nelle persone che hanno difficoltà o impossibilità nel linguaggio parlato, questi sistemi possono includere l’uso di simboli, immagini, gesti e dispositivi per facilitare la comunicazione. L’insegnante deve conoscere il tipo e il grado di disabilità del discente, ci potremmo trovare davanti un sordo segnante, altri che non conoscono la lis e basano la comunicazione sulla lettura labiale, sordi bilingui che manipolano l’italiano verbale orale e la lingua segnata, o alunni con pluri-handicap per cui è necessario organizzare un ambiente favorevole all’ apprendimento. Tra le strategie per favorire la comunicazione ricordiamo la necessità di organizzare una classe ben illuminata con i banchi disposti a semicerchio, fornire al disabile uditivo sordo un posto adeguato, così che possa segnare le attività svolte, l’ insegnante dovrà curare di essere sempre visibile e di non svolgere mai le spalle alla classe, segnare sempre chi sta parlando per favorire il contatto visivo, se è necessario integrare le spiegazioni sfruttando la vista e il tatto ( oggetti reali, mappe, foto, immagini), adattare testi ed integrabili con le immagini, lavorare in gruppi, coinvolgere l’intera classe con progetti adeguati. Installazione di sistemi di amplificazioni, la fornitura di sottotitoli durante la presenza o l’ uso di dispositivi di segnalazione luminosi per avvisare che qualcuno sta chiamando.
DISABILITà VISIVA La disabilità visiva si riferisce a condizioni che compromettono la vista di una persona. Queste possono variare da una riduzione parziale della visione detta ipovisione ad una condizione di totale perdita della vista, cecità totale, che può essere congenita o acquisita a causa di malattie, trauma o altre cause. La gestione di questa disabilità implica adottare strategie didattiche, inclusive, fornire materiali educativi accessibili e sostenere lo sviluppo delle competenze specifiche necessarie agli studenti con disabilità visiva. Per tale motivo l’insegnante deve riconoscere il tipo e il grado di disabilità ai fini di attuare una programmazione adeguata e individualizzata accompagnata da un clima sereno. Bisogna includere l’uso di risorse come libri di braille, software di lettura schermo e metodologie didattiche che favoriscono l’apprendimento attraverso gli altri sensi. Per raggiungere tale obiettivo, il computer, con tutti i suoi ausili dedicati, rappresenta uno strumento inclusivo nel percorso di autonomia es lettore di schermo che ha il compito di comunicare alla persona non vedente avvalendosi della sintesi vocale, cosa appare sul pc. Altro dispositivo è il display o barra braille che trasferisce in braille i dati ricevuti dallo screen reader e consente di leggere riga per riga il contenuto presente sullo schermo del pc. Lo scanner con programma OCR di riconoscimento ottico dei caratteri che consente di acquisire l’immagine di pagine di testi stampati trasformandoli in documenti digitali multimodali, la stampante braille che consente di stampare su carta un documento in braille a rilievo. Per gli alunni affetti da ipovisione necessario è l’utilizzo di un mouse con rotellina per lo scorrimento che consente di calibrare l’ingrandimento sulla base di reali bisogni dell’alunno. Importanti sono anche i cd libri parlanti e audiolibri. È fondamentale l’utilizzo di schede dove tocca l’oggetto nelle varie dimensioni. Per capire se lo ha interiorizzato si passa dalla realtà al singolo, per lo sviluppo delle competenze topologiche vi è il casellario in romagnoli. Libro per attività manuali per favorire autonomia e motricità, utilizzo del piano in velcro come piano di lavoro per il riconoscimento delle figure geometriche con disegni in rilievo, i libri tattili con materiali diversificati che riesce a toccare realmente, dattilo braille metodo di scrittura mediante tasti. Altro strumento è il cubaritmo, che rappresenta i numeri, strumenti compensativi come il pallone sonoro, calcolatrice parlante, tactipad strumenti per il disegno, per squadrare il foglio, compasso. Per l’ipovisione possono essere utilizzati i libri in braille personalizzandoli ingrandendo e cambiando il colore e il carattere, lampada da tavolo e lavagna luminosa, libri digitali video ingranditore con tastiera con caratteri ingranditi, leggio o banco declinabile in quanto è importante la postura.
DISABILITà UDITIVA E VISIVA La disabilità uditiva è una condizione in cui una persona ha difficoltà nell’udire o nell’ interpetrare suoni. Può variare da una perdita lieve ad una totale, le cause possono essere congenite o acquisite, la gravità può essere lieve, moderata, grave o profonda e la localizzazione dell’ostacolo ( conduttivo, neurosensoriale o mista). Per quanto riguarda le strategie possiamo includere l’uso di protesi acustiche come apparecchi per l’ipoacusia nel caso di sordità impianti cocleari. Importanti sono i sistemi di comunicazione alternativa aumentativa, insieme di metodi e strumenti utlizzati nelle persone con difficoltà di linguaggio, includono simboli, immagini, gesti. In base se è sordo segnante, altri che non conoscono la lis basano la comunicazione sulle lettura labiale, importante è l’organizzazione della classe ben illuminata con banchi disposti a semicerchio. L’insegnante deve essere visibile, integrando le spiegazioni sfruttando la vista e il tatto, adattando testi con immagini, lavorare in gruppo. La disabilità visiva si riferisce a condizioni che compromettono la vista di una persona. Queste possono variare da una riduzione parziale della visione detta ipovisione ad una condizione di totale perdita della vista, cecità totale, che può essere congenita o acquisita a causa di malattie, trauma o altre cause. Tra le strategie bisogna includere l’uso di risorse come libri di braille, software di lettura schermo e metodologie didattiche che favoriscono l’apprendimento attraverso gli altri sensi. Per raggiungere tale obiettivo, il computer, con tutti i suoi ausili dedicati, rappresenta uno strumento inclusivo nel percorso di autonomia es lettore di schermo che ha il compito di comunicare alla persona non vedente avvalendosi della sintesi vocale, cosa appare sul pc. Altro dispositivo è il display o barra braille che trasferisce in braille i dati ricevuti dallo screen reader e consente di leggere riga per riga il contenuto presente sullo schermo del pc. Lo scanner con programma OCR di riconoscimento ottico dei caratteri che consente di acquisire l’immagine di pagine di testi stampati trasformandoli in documenti digitali multimodali, la stampante braille che consente di stampare su carta un documento in braille a rilievo. Per gli alunni affetti da ipovisione necessario è l’utilizzo di un mouse con rotellina per lo scorrimento che consente di calibrare l’ingrandimento sulla base di reali bisogni dell’alunno, lampada da tavolo, lavagna luminosa, libri digitali video ingranditore con tastiera con caratteri ingranditi. Altro strumento è il cubaritmo, cubo che rappresenta i numeri, strumenti compensativi come il pallone sonoro, calcolatrice parlante, tactipad strumenti per disegno per squadrare il foglio.