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Teoria calcolo risposta libera, Appunti di Automatica

Teoria calcolo risposta libera fondamenti di automatica

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 10/11/2019

kingroma
kingroma 🇮🇹

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bg1
Appunti sul calcolo della risposta libera 𝒙(𝒕)=𝒆𝑨𝒕𝒙(𝟎)
Sia dato il sistema dinamico lineare , tempo invariante Σ={𝑥󰇗(𝑡)=𝐴𝑥(𝑡)+𝐵𝑢(𝑡)
𝑦(𝑡)=𝐶𝑥(𝑡)
A matrice reale nxn
Un vettore 0
ui Cn tale che Aui = ui
i per qualche
i C è detto autovettore destro di A associato
all’autovalore
i.
Gli autovalori di A sono tutte e sole le soluzioni
1, …,
n C dell’equazione
det(
I A) = P(
)=
n + a1
n-1 + …. + an (
0) = 0 (1)
Il polinomio P(
) prende il nome di polinomio caratteristico della matrice A e dunque gli autovalori sono le
radici di P(
).
CASO 1 - Autovalori distinti
Supponiamo che A abbia n autovalori distinti (cioè che l’equazione (1) abbia n soluzioni di molteplicità 1 in C)
1, …,
n C.
Gli autovettori associati u1, …, un Cn sono linearmente indipendenti (formano una base di Cn).
Possiamo scrivere 𝐴[𝑢1 𝑢𝑛]=𝐴𝑈=𝑈[𝜆10 0
0 0 𝜆𝑛]=𝑈Λ (1)
e di conseguenza vale anche la relazione
𝑈−1𝐴=[𝑣1𝑇
𝑣𝑛𝑇]𝐴=[𝜆10 0
0 0 𝜆𝑛]𝑈−1=Λ𝑈−1
Poiché 𝑣𝑖𝑇𝐴 = 𝜆𝑖𝑣𝑖𝑇, i vettori vi vengono detti autovettori sinistri di A.
Osserviamo che, poiché P(
) è un polinomio a coefficienti reali, se
i = ai + jbi è un autovalore complesso (parte
immaginaria bi
0) di A, anche il complesso coniugato
i* = ai - jbi è un autovalore di A. Se ui è autovettore
destro associato a
i, avremo ui = uai + jubi e l’autovettore ui* = uai - jubi è associato a
i*.
Dalla relazione (1) si ha 𝐴=𝑈[𝜆10 0
0 0 𝜆𝑛]𝑈−1=𝑈Λ𝑈−1 e di conseguenza
𝑒𝐴𝑡=𝑒𝑈Λ𝑈−1𝑡=1
𝑘!(𝑈Λ𝑈−1)𝑘𝑡𝑘
+∞
𝑘=0 =
=𝐼+(𝑈Λ𝑈−1)𝑡+1
2!(𝑈Λ𝑈−1)(𝑈Λ𝑈−1)𝑡2+1
3!(𝑈Λ𝑈−1)(𝑈Λ𝑈−1)(𝑈Λ𝑈−1)𝑡3 +=
=𝐼+(𝑈Λ𝑈−1)𝑡+1
2!(𝑈Λ2𝑈−1)𝑡2+1
3!(𝑈Λ3𝑈−1)𝑡3+=
=𝑈(∑1
𝑘!Λ𝑘𝑡𝑘
+∞
𝑘=0 )𝑉𝑈−1=𝑈
[
1
𝑛!𝜆1
𝑘𝑡𝑘
+∞
𝑘=0 0 0
0 0 1
𝑘!𝜆1
𝑘𝑡𝑘
+∞
𝑘=0
]
𝑈−1=𝑈[𝑒𝜆1𝑡0 0
0 0 𝑒𝜆𝑛𝑡]𝑈−1
Tornando al calcolo della risposta si ha dunque
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pf4

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Appunti sul calcolo della risposta libera 𝒙(𝒕) = 𝒆𝑨𝒕𝒙(𝟎)

Sia dato il sistema dinamico lineare , tempo invariante Σ = {𝑥̇(𝑡) = 𝐴𝑥(𝑡) + 𝐵𝑢(𝑡)𝑦(𝑡) = 𝐶𝑥(𝑡)

A matrice reale nxn

Un vettore 0  ui  Cn^ tale che Aui = ui  i per qualche  i  C è detto autovettore destro di A associato

all’ autovalore  i.

Gli autovalori di A sono tutte e sole le soluzioni  1 , …,  n  C dell’equazione

det(  I – A) = P(  )=  n^ + a 1  n-^1 + …. + an ( ^0 ) = 0 (1)

Il polinomio P(  ) prende il nome di polinomio caratteristico della matrice A e dunque gli autovalori sono le

radici di P(  ).

CASO 1 - Autovalori distinti Supponiamo che A abbia n autovalori distinti (cioè che l’equazione (1) abbia n soluzioni di molteplicità 1 in C)

 1 , …,  n  C.

Gli autovettori associati u 1 , …, un  Cn^ sono linearmente indipendenti (formano una base di Cn). Possiamo scrivere

𝐴[𝑢 1 …^ 𝑢𝑛] = 𝐴𝑈 = 𝑈 [

] = 𝑈Λ (1)

e di conseguenza vale anche la relazione

𝑈−1𝐴 = [

] 𝐴 = [

] 𝑈−1^ = Λ𝑈−

Poiché 𝑣𝑖𝑇𝐴 = 𝜆𝑖𝑣𝑖𝑇, i vettori vi vengono detti autovettori sinistri di A.

Osserviamo che, poiché P(  ) è un polinomio a coefficienti reali, se  i = ai + jbi è un autovalore complesso (parte

immaginaria bi  0 ) di A, anche il complesso coniugato  i*^ = ai - jbi è un autovalore di A. Se ui è autovettore

destro associato a  i , avremo ui = uai + jubi e l’autovettore ui^ = uai - jubi è associato a  i.

Dalla relazione (1) si ha 𝐴 = 𝑈 [

] 𝑈−1^ = 𝑈Λ𝑈−1^ e di conseguenza

𝑒𝐴𝑡^ = 𝑒𝑈Λ𝑈−1𝑡^ = ∑ +∞𝑘=0 (^) 𝑘!^1 (𝑈Λ𝑈−1)𝑘𝑡𝑘=

= 𝐼 + (𝑈Λ𝑈−1)𝑡 +

−1)(𝑈Λ𝑈−1)𝑡 2 +^1

(𝑈Λ^2 𝑈−1)𝑡^2 +

(𝑈Λ^3 𝑈−1)𝑡^3 + ⋯ =

+∞

𝑘=

) 𝑉𝑈−1^ = 𝑈

[

𝑛! 𝜆^1

+∞

𝑘=

+∞

𝑘=0 ]

𝑈−1^ = 𝑈 [

𝑒𝜆^1 𝑡^0

] 𝑈−

Tornando al calcolo della risposta si ha dunque

𝑥(𝑡) = 𝑒𝐴𝑡^ 𝑥(0) = 𝑈 [

𝑒𝜆^1 𝑡^0

] 𝑈−1𝑥(0) = ∑ 𝑒𝜆𝑖𝑡𝑢𝑖𝑣𝑖𝑇

𝑛

𝑖=

𝑛

𝑖= dove si è posto 𝑐𝑖 = 𝑣𝑖𝑇𝑥(0) = 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑜𝑛𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑖 𝑥(0)𝑙𝑢𝑛𝑔𝑜 𝑙𝑎 𝑑𝑖𝑟𝑒𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙′𝑎𝑢𝑡𝑜𝑣𝑒𝑡𝑡𝑜𝑟𝑒 𝑢𝑖.

Se  i è reale, il termine 𝑐𝑖𝑒𝜆𝑖𝑡𝑢𝑖 è reale e può essere interpretato come un movimento nello spazio di stato Rn^ di

: il vettore 𝑢𝑖 esprime la direzione lungo la quale avviene il movimento; il termine 𝑒𝜆𝑖𝑡^ descrive la legge del moto; il vettore 𝑐𝑖𝑢𝑖 specifica il punto iniziale. Il termine 𝑒𝜆𝑖𝑡𝑢𝑖 prende il nome di modo naturale aperiodico del sistema .

Se  i non è reale, il corrispondente termine non può essere direttamente interpretato come un movimento nello

spazio di stato Rn^ di . Considerando insieme i due termini corrispondenti a  i = ai + jbi e a  i*^ = ai - jbi

possiamo scrivere

(𝑒𝜆𝑖𝑡𝑢𝑖𝑣𝑖𝑇^ + 𝑒𝜆𝑖∗𝑡𝑢𝑖∗𝑣𝑖∗𝑇)𝑥(0) = [𝑢𝑖 𝑢𝑖∗] [𝑒

] [ 𝑣𝑖

𝑇 𝑣𝑖∗𝑇

] 𝑥(0) =

= [𝑢𝑖 𝑢𝑖∗] [

] [

]

[𝑒

] [

] [

]

[

] 𝑥(0) =

= [𝑢𝑖 𝑢𝑖∗] [

] [^1 𝑗 −𝑗^1 ] [𝑒

] [

] [^1 𝑗 −𝑗^1 ] [ 𝑣𝑖

𝑇 𝑣𝑖∗𝑇

] 𝑥(0) =

= [𝑢𝑖 𝑢𝑖∗] [

] 𝑒𝑎𝑖𝑡^ [^1 𝑗 −𝑗^1 ] [cos 𝑏𝑖𝑡 + 𝑗 sen 𝑏 0 𝑖𝑡^ cos 𝑏^0 𝑖𝑡 − 𝑗 sen 𝑏𝑖𝑡

] [

] [^1 𝑗 −𝑗^1 ] [ 𝑣𝑖

𝑇 𝑣𝑖∗𝑇

] 𝑥(0) =

= [𝑢𝑖 𝑢𝑖∗] [

] 𝑒𝑎𝑖𝑡^ [

cos(𝑏𝑖𝑡) sen(𝑏𝑖𝑡) −sen(𝑏𝑖𝑡) cos(𝑏𝑖𝑡)] [

𝑗 −𝑗] [

] 𝑥(0) =

= [𝑢𝑎𝑖 + 𝑗𝑢𝑏𝑖 𝑢𝑎𝑖 − 𝑗𝑢𝑏𝑖] [

] 𝑒𝑎𝑖𝑡^ [ −sen(𝑏cos(𝑏𝑖𝑡)^ sen(𝑏𝑖𝑡) 𝑖𝑡)^ cos(𝑏𝑖𝑡)

] [^1 𝑗 −𝑗^1 ] [𝑣 𝑣𝑎𝑖^ + 𝑗𝑣𝑏𝑖

] 𝑥(0) =

= [𝑢𝑎𝑖 𝑢𝑏𝑖]𝑒𝑎𝑖𝑡^ [

cos(𝑏𝑖𝑡) sen(𝑏𝑖𝑡) −sen(𝑏𝑖𝑡) cos(𝑏𝑖𝑡)] [

−2𝑣𝑏𝑖^ ] 𝑥(0)

Osserviamo che

= [(𝛼𝑖 + 𝛼′𝑖) + 𝑗(𝛽𝑖 + 𝛽′𝑖)]𝑢𝑎𝑖 + [(𝛼𝑖 − 𝛼′𝑖) + 𝑗(𝛽𝑖 − 𝛽′𝑖)]𝑗𝑢𝑏𝑖 = 𝑐𝑎𝑖𝑢𝑎𝑖 + 𝑐𝑏𝑖𝑢𝑏𝑖

da cui si deduce 𝛽𝑖 = −𝛽′𝑖 e 𝛼𝑖 = 𝛼′𝑖 oltre a 2𝛼𝑖 = 𝑐𝑎𝑖 e −2𝛽𝑖 = 𝑐𝑏𝑖.

CASO 2 Autovalori non distinti Tratteremo il caso utilizzando la trasformata di Laplace, cioè calcolando 𝑥(𝑡) = 𝑒𝐴𝑡𝑥(0)^ come x(t) = 𝐿−1(𝐿(eAtx(0))).